Tutti gli articoli di maxvicius

Ventisette anni portati male. Editor, editore, rockstar (fallita), sceneggiatore di fumetti, professore d'Italiano e autore di racconti, ecco alcune delle mie tante vite. Attualmente suono con i Gammazita e dedico gran parte del tempo che ho a disposizione alle mie passioni: i libri, le chitarre e la mia ragazza (rigorosamente in quest’ordine). Gattofilo impenitente, sono fermamente convinto che all’estinzione del genere umano i felini domineranno la Terra..

Casino totale, Izzo

Scritto da: il 06.05.09 — Comments OffAbbonati (RSS)
Casino Totale (Total Kheops) è il primo romanzo della trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo che comprende anche Chourmo. Il cuore di Marsiglia (Chourmo) e Solea (Soléa). Protagonista e voce narrante di tutte e tre le opere è l’italo-francese Fabio Montale. Montale è un ispettore di polizia sui generis, «più educatore di strada nei quartieri che sbirro», cresciuto nei vicoli poveri di Marsiglia insieme a Ugo e Manu. Dopo una gioventù scapestrata fatta di furtarelli, rapine, ma anche sogni, libri, dischi e ubriacature, i tre amici, che amano la stessa donna, Lole, prendono strade diverse: Manu si perde in giri criminali troppo grandi e ci rimette le penne, Ugo prende la via del mare per realizzare i suoi sogni e Fabio entra in polizia. A dare il la all’azione è il ritorno a Marsiglia di Ugo, deciso a vendicare la morte dell’amico. Anche lui però resta ucciso, e toccherà a Fabio fare luce sui due omicidi. All’indagine principale si intreccia quella per lo stupro e l’assassinio di Leila e le tensioni razziali e sociali dei quartieri poveri, senza tener conto della difficoltà nel destreggiarsi tra gli interessi della malavita e i colleghi sui quali Montale sa di non poter fare affidamento. Scenario dell’intera vicenda è Marsiglia, violenta e bellissima, divisa tra «l’azzurro del cielo e del mare e il nero della morte e dell’odio». Dal porto a Notre Dame de la Garde, passando per la Canebière e l’Estaque, la città si rivela in tutto il suo splendore, con la ricchezza di contraddizioni che l’ha sempre caratterizzata. Edito da e/o nella collana Noir mediterraneo, Casino totale è un romanzo di genere che trascende il genere, dove a farla da padrone non sono tanto i delitti, le indagine o l’atmosfera, quanto la città, splendida e terribile, e la tridimensionalità con cui Izzo riesce a restituircela in ...

Tredici idee per ragionare di economia, Campiglio

Scritto da: il 06.03.09 — 1 CommentoAbbonati (RSS)
Capire cosa sia l’economia, comprenderne i meccanismi, imparare a districarsi tra prassi e teoria, è, al giorno d’oggi, essenziale. Un notevole aiuto in questo campo così ostico può venire dal libro di Luigi Campiglio: Tredici idee per ragionare di economia. Come recita la quarta di copertina: «mercati, prezzi, moneta, inflazione, produttività e globalizzazione» sono termini e concetti che non possiamo permetterci di ignorare; e questo agile volumetto è, senz’ombra di dubbio, un vero toccasana per chi, come me, è quasi digiuno dell’argomento ed intende operare un primo approccio serio a una materia così complessa e articolata. Suddiviso in tredici capitoli ognuno dei quali costruito su di una idea centrale, il libro, pubblicato dalla Società editrice il Mulino ed inserito nella collana “Universale Paperbacks”, è dotato di una buona scorrevolezza, almeno per quanto concerne gli argomenti dei primi capitoli, che forniscono gli strumenti necessari alla comprensione dei concetti più impegnativi, relegati alla parte finale del volume. Luigi Campiglio, docente di Politica economica nell’Università del Sacro Cuore di Milano, ha il dono della semplicità e il grande merito di aver progettato il testo con una serie di rimandi interni che rendono facile l’individuazione dei temi salienti o il ritorno ad altri già affrontati nei capitoli precedenti. Non sarebbe un errore, a mio dire, affermare che l’opera è costruita a strati, strati che via via che la lettura procede, si sedimentano fino ad ottenere il risultato sperato, ossia la comprensione dell’argomento trattato. Tra i capitoli più interessanti vi sono senza dubbio l’ottavo, dedicato alla globalizzazione, e quelli in cui si descrivono ed analizzano i comportamenti individuali e collettivi. Altri, ad esempio il decimo e l’undicesimo, che si occupano di inflazione e tasso di interesse, possono apparire un po’ ostici, ma il già citato sistema di rimandi interni viene qua in nostro soccorso. Utile ...

Il lavoro editoriale, Moretti

Scritto da: il 23.02.09 — Comments OffAbbonati (RSS)
Su Liblog l’editoria è un tema caldo, ed oggi torniamo a trattarlo occupandoci di Il lavoro editoriale (edito dalla Laterza), un interessante libro di Dario Moretti, ex redattore del “Giornale della Libreria”, organo ufficiale dell’Associazione italiana editori. Il volume è diviso in tre capitoli: il primo, dedicato a una delle eterne diatribe legate al mondo editoriale, è intitolato Creazione o prodotto? E in effetti cosa sono i libri? Sono l’opera struggente di formidabili geni od oggetti da vendere «come se fossero saponette»? Beh per ora vi anticipo soltanto che la Rizzoli nei primi anni Novanta distribuì confezioni di tortellini come gadget per l’acquisto di alcuni titoli. Il secondo capitolo, Ruoli e generi dell’editoria libraria, ci presenta il lavoro della case editrici, con tutti gli annessi e connessi, come un filtro tra l’autore e il pubblico; ma va ben oltre analizzando le figure professionali che ruotano attorno al mondo del libro e non solo, dato che anche i lettori sono oggetto delle attenzioni di Moretti. Chiude il libro una interessante e ragionata Bibliografia che, alla bibliografia propriamente detta, aggiunge un percorso critico e degli approfondimenti. Tra i tanti testi dedicati al mondo del libro che ho letto nel corso di questi ultimi anni, Il lavoro editoriale è certamente il più piacevole. Diretto, pieno di aneddoti e curiosità, a tratti addirittura divertente, sempre chiaro e informato, il volume di Moretti è l’ideale per chi aspira a lavorare in una casa editrice (anche se oggi, spiega bene l’autore, si lavora “per” una casa editrice), ma anche gli scrittori in erba potranno trarre giovamento dalla sua lettura, comprendendo che per fare un libro non basta scriverlo. A proposito di autori, molto interessante è per loro il paragrafo dedicato alla figura dell’agente letterario, a metà strada tra il piazzista e il creativo, questo almeno per il ...

Storia dell’editoria italiana, Cadioli e Vigini

Scritto da: il 19.02.09 — 4 CommentiAbbonati (RSS)
Questa settimana torno ad occuparmi di editoria, ma lo faccio da una prospettiva leggermente differente da quelle utilizzate sinora, poiché Storia dell’editoria italiana ripercorre, dagli albori ai giorni nostri, un’avventura culturale, economica e sociale fondamentale nel contesto della storia del nostro paese, così come in quella di ogni stato civilizzato. Scritto da Alberto Cadioli e Giuliano Vigini, professore di Letteratura italiana contemporanea all’Università degli Studi di Milano il primo, editore, saggista e tra i massimi esperti di editoria il secondo, Storia dell’editoria italiana, ha il merito di ripercorre brevemente, ma con intelligenza e precisione, gli eventi che hanno caratterizzato le alterne fortune degli editori italiani. Il libro è suddiviso in tre sezioni principali che permettono un’agevole consultazione. La prima si occupa dell’Ottocento e dei due sistemi editoriali presenti all’epoca: il modello milanese e quello fiorentino. La seconda parte della prima sezione è invece incentrata sulla nascita dell’editoria nazionale, dall’Unità a fine secolo. Assistiamo allo svilupparsi di un mercato del libro «popolare», alle difficoltà nel gettare le basi per un mercato nazionale unitario, in quanto l’Italia era ancora costituita da mercati locali e caratterizzata da arretratezza industriale e basso tasso di alfabetizzazione. La seconda sezione ha per oggetto la prima metà del Novecento, periodo in cui il sistema editoriale formatosi nel secolo precedente si consolida. Nei primi vent’anni del Novecento persiste la divisione tra editoria di narrativa, di consumo, facente capo a Milano, ed editoria di cultura, storicamente legata a Firenze. Seguono poi gli anni Venti, caratterizzati dall’inizio dell’«era fascista», dallo sviluppo di nuovi sistemi editoriali e dal modello Mondadori, ossia manifesto interesse per una produzione attenta alle letture di un pubblico di massa, ma senza trascurare titoli di qualità, purché non eccessivamente sperimentali e con un mercato sicuro. Altri temi trattati in questa seconda parte del libro sono la nascita degli «editori ...

Uno di noi – Casa, dolce casa, Fante

Scritto da: il 13.02.09 — 1 CommentoAbbonati (RSS)
Qualche mese fa dedicai un post a John Fante, probabilmente uno dei maggiori autori italo-americani. In quell’occasione presi spunto da alcuni video presenti su youtube, tratti da una puntata di un vecchio programma televisivo; se in quel frangente la figura e l’arte di Fante ci venivano raccontati da Capossela e Veronesi, in pellegrinaggio a Torricella Peligna, paese d’origine dello scrittore, ecco che oggi parlerò di due suoi racconti: Uno di noi (One of Us) e Casa, dolce casa (Home, Sweet Home). Le due brevi novelle sono raccolte in un libricino allegato a L’Espresso della scorsa estate, ed hanno l’indubbio pregio di dare un saggio delle caratteristiche della scrittura di Fante, soprattutto perché presentano, a fronte della traduzione in italiano, il testo originale in lingua madre. Uno di noi è un racconto fortemente autobiografico, che rievoca la morte di un cuginetto dello scrittore, investito da un camion mentre andava in giro in bicicletta. In Casa, dolce casa Jimmy, uno scrittore italo-americano in cerca di fortuna, sta per tornare a rivedere la sua famiglia, dalla quale si è emancipato per poter seguire le sue ambizioni letterarie. Anche in questo secondo racconto è palese la componente autobiografica e ancor maggior è l’identificazione di Fante con la figura del protagonista-narratore, che prefigura la nascita di Arturo Bandini, l’alter ego per eccellenza del nostro scrittore, protagonista dei suoi romanzi di maggior successo come, ad esempio, il celebre Chiedi alla Polvere. Dai due racconti sopracitati, scritti, rispettivamente, nel 1934 e nel 1932, traspare il talento di Fante per la descrizione degli ambienti, e una capacità non comune di ricreare atmosfere, sensazioni e passioni. Il mondo dello scrittore è quello degli immigrati di prima generazione, figli di uomini e donne che avevano vissuto il trauma del distacco dalla terra di appartenenza ed erano giunti negli Stati Uniti in condizioni di estrema povertà ...

L’ultima battaglia, Faraci-Brereton

Scritto da: il 05.02.09 — 2 CommentiAbbonati (RSS)
Protagonista del mio post settimanale è un bella graphic novel a sfondo storico, L’ultima battaglia, frutto della collaborazione tra lo sceneggiatore italiano Tito Faraci e il disegnatore americano Dan Brereton. È il 52 a.C. e ci troviamo nella Gallia transalpina. L’esercito romano, guidato da Caio Giulio Cesare, sta assediando la città di Alesia, all’interno della quale Vercingetorige, a capo delle tribù galliche, si è rifugiato. Caio Rodio, un tempo generale romano e mentore di Cesare, viene convocato da quest’ultimo per compiere un’importante missione che lo costringerà a confrontarsi con il suo passato. Nello stesso tempo, non molto distante da Alesia, i Galli si stanno coalizzando per attaccare l’accampamento romano e portare aiuto al loro comandante; a guidare questo nuovo esercito sarà Cammio, un gallo allevato come un figlio dal generale Rodio. Al dramma personale del vecchio Rodio, inviato ad uccidere il suo amato allievo, fa da sfondo l’ambizione di Cesare, che già progetta di porre fine alla Repubblica romana e vede nell’anziano generale, fedele ai vecchi valori e amatissimo dalla truppe, un pericolo ancora maggiore di quello rappresentato da Cammio. Graficamente spettacolare (non per niente Brereton ha messo le sue matite al servizio di personaggi del calibro di Batman, Superman, Lanterna Verde, Spider-man, Vampirella e addirittura i Simpson), L’ultima battaglia è un fumetto che si legge tutto d’un fiato; le pagine scorrono via rapidamente (forse anche troppo) e lo stile pittorico dei disegni sostiene bene la narrazione, invogliando gli amanti delle tavole dipinte, e il sottoscritto è uno di questi, a tornare a sfogliarle più volte anche dopo aver concluso la lettura della storia. Come già anticipato ad inizio post, L’ultima battaglia è una graphic novel italo-americana, e se di Brereton abbiamo già parlato, è doveroso ricordare il notevole curriculum di Tito Faraci, che dal 1995 ad oggi ha firmato sceneggiature per ...

Tirature ’08, a cura di Spinazzola

Scritto da: il 28.01.09 — 4 CommentiAbbonati (RSS)
Tirature (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori/ il Saggiatore) è un volume a cadenza annuale a cura di Vittorio Spinazzola. Pubblicato a partire dal 1991, Tirature ogni anno si occupa di un diverso genere letterario (nel 2006 Il romanzo d’amore, il giallo nel 2007), ma comprende anche sezioni con articoli che spaziano dall’analisi del mercato editoriale italiano dell’anno appena trascorso, a riflessioni che hanno per oggetto i dati sulla lettura nazionali ed esteri, oltre a riflessioni su specifici argomenti di natura non strettamente professionale, fungendo da osservatorio privilegiato sui “casi” letterari e offrendone una lettura attenta e mai banale. L’edizione del 2008, dedicata al mondo dei comics, è sottotitolata L’immaginario a fumetti, ed è l’occasione per fare il punto sullo stato del fumetto in Italia, che, da qualche anno a questa parte, ha raggiunto, agli occhi della cultura ufficiale, un livello di considerazione impensabile fino a poco tempo fa. I brevi saggi de L’immaginario a fumetti hanno per oggetto, tra gli altri, alcuni degli eroi più noti del panorama italiano come: Corto Maltese, Tex Willer, Dylan Dog, Diabolik e Valentina. Spicca la presenza di Altan, creatore di due personaggi amatissimi come la simpatica e tenera cagnolina Pimpa e il caustico ed occhialuto Cipputi. Dispiace non vedere citati autori del calibro di Igort, Toffolo e Gipi, quest’ultimo in verità chiamato in causa, ma non nella sezione dedicata esplicitamente al fumetto, ed è l’ormai beatificato Pazienza a tenere alta la bandiera di un fumetto d’autore, ma ancora lontano dal pubblico di massa. La scelta di attenersi a un canone unanimemente accettato è probabilmente dettata dalla volontà di dare un taglio di carattere storico agli scritti, che ripercorrono le vicende (editoriali e non) di personaggi centrali nelle alterne vicende del fumetto italiano. Cambiando argomento, molto interessanti sono alcuni articoli dedicati alla narrativa ...

Il gioco delle nuvole, Sonno

Scritto da: il 20.01.09 — 1 CommentoAbbonati (RSS)
Il romanzo di cui ci occupiamo questa settimana è Il gioco delle nuvole di Silvana Sonno, scrittrice che vive e lavora a Perugia; e proprio a Perugia sono ambientate gran parte delle vicende del libro, che si dipanano tra la città umbra, Torino e Frascati, in un continuo gioco di rimandi e intrecci di storie. L’intero libro è intessuto di rimandi e il titolo stesso fa riferimento alla passione della protagonista M. per il cielo, che ama osservare per trovare analogie tra la forma delle nuvole e quelle delle creature terrene come in un continuo gioco di specchi. Al centro del romanzo c’è, almeno apparentemente, la storia d’amore tra M. e Z., due personaggi dal vissuto complesso e per molti versi simile. Entrambi sono in lotta con i fantasmi del loro passato, un passato ingombrante, pieno di punti oscuri e che irrompe prepotentemente nel loro idillio. Come già accennato sopra, la relazione tra i due giovani non è effettivamente il motivo portante del libro, quanto un espediente che permette a Silvana Sonno di indagare in un microcosmo familiare letto al femminile, nel quale si muovono M. e sua madre (impegnata in una relazione con un’altra donna), la zia Carolina (sposata con Giuseppe, poco più di una simpatica macchietta) e Guido, il padre di M., che non interagisce mai direttamente con la protagonista, ma viene solo evocato e raccontato per fare luce sulla biografia della moglie e della figlia. Un altro modo per descrivere Il gioco delle nuvole è quello di definirlo un romanzo sull’assenza, assenza dei padri innanzitutto e degli uomini più in generale. Ciò vale per Guido, ma anche, e soprattutto, per il padre di Z. In effetti l’universo maschile non esce molto bene dalle pagine di questo libro: idealisti incapaci di fare i conti con le proprie ...

Il diavolo in corpo, Radiguet

Scritto da: il 15.01.09 — Comments OffAbbonati (RSS)
Il diavolo in corpo (Le diable au corps), dato alle stampe nel 1923, è l’opera di un genio precoce, Raymond Radiguet. In Francia la pubblicazione del romanzo suscitò notevole scandalo, sia per il battage pubblicitario, all’americana, con tanto di uso del cinematografo, che, e soprattutto per, il suo contenuto: la relazione tra un adolescente di quindici anni e una giovane donna, fidanzata prima e sposata poi, con un uomo impegnato sul fronte di combattimento durante la Grande Guerra. A dare scandalo non fu solo la trama in sé, quanto il modo in cui Radiguet narra, per bocca dell’anonimo protagonista, le vicende amorose di quest’ultimo con Marthe. In maniera lucida e a tratti distaccata, quasi a voler radiografare il sentimento in tutte le sue sfumature, assistiamo alla nascita dell’amore, al suo svilupparsi e alla contemporanea crescita intellettuale del narratore, fino al tragico epilogo degli eventi. Mai come per questo romanzo il titolo può essere d’aiuto per fornire una interessante chiave di lettura dell’opera, anche se è interessante notare che inizialmente il libro apparve col titolo, altrettanto significativo, di Cuore acerbo (Coeur vert). Acerbo è il cuore dei protagonisti, sia per un aspetto squisitamente anagrafico che per l’inesperienza sentimentale che riguarda non solo il narratore-protagonista, ma anche la più adulta Marthe. Ma il diavolo a cui fa riferimento il titolo chi o cosa è? È la passione che trascina i due amanti in un turbine di menzogne, piaceri e avventure, è il momento storico («È forse colpa mia se ho compiuto dodici anni pochi mesi prima della dichiarazione di guerra?») che permette ai ragazzi di vivere in una condizione sospesa nel tempo e che se da un lato fa maturare l’adolescente in cinismo e acutezza (riferendosi alla guerra afferma infatti: «Quel che terrorizzava l’Europa era diventata la loro unica speranza»), dall’altro lascia comunque la triste consapevolezza di ...

Ritorno a casa – La tregua, Levi

Scritto da: il 09.01.09 — Comments OffAbbonati (RSS)
Non molto tempo fa mi sono occupato di Se questo è un uomo, la più nota tra le opere di Primo Levi; oggetto del mio post settimanale sarà invece un altro testo dello scrittore piemontese, La tregua. Mentre ho sempre considerato Se questo è un uomo alla stregua di un documento, di una lucida testimonianza, La tregua può essere inserito, a tutti gli effetti, nel filone dei romanzi di viaggio, anzi personalmente lo ritengo un grande romanzo di viaggio. Pubblicata nel 1963, l’opera vince la prima edizione del premio Campiello e narra del viaggio di ritorno dai campi di concentramento che Levi e gli altri deportati dovettero affrontare una volta liberati; una piccola odissea che li portò ad attraversare Polonia, URSS, Romania, Ungheria e Austria (almeno per quanto concerne gli italiani). Scritto quattordici anni dopo Se questo è un uomo, La tregua descrive con un linguaggio fresco, a tratti anche divertente, ma sempre preciso, fatti grandi e piccoli della quotidiana lotta per la sopravvivenza. Malnutriti, malati, non tutti i sopravvissuti riuscirono a passare indenni i mesi che trascorsero dalla liberazione al ritorno a casa, ma nonostante ciò il romanzo trabocca di vita e di una fantastica e variopinta schiera di personaggi come Cesare, il signor Unverdorben, o il greco, che restano scolpiti nella memoria di chi legge, così come la disorganizzata umanità delle truppe russe e le esilaranti, ed estenuanti, trattative nei vari mercati neri che sorgevano in ogni città o paese sede di un ricovero. Le parole che scorrono sotto i nostri occhi ci parlano di un ritorno alla condizione di uomo, di individualità per usare le parole di una mia cara amica, condizione negata ai protagonisti del primo lavoro di Levi. La fame, le sofferenze, fisiche e psicologiche, sono ancora presenti, ma in modo ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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