Tutti gli articoli di L'Ospite Inatteso

L'ospite inatteso è il nick che gli amici di passaggio prendono quando vogliono scrivere qualcosa su Liblog; uno, nessuno, centomila, insomma..

È tutto qui, Scandolin

Scritto da: il 06.09.10 — 7 CommentiAbbonati (RSS)
Se è vero che noi siamo ciò che pensiamo, la nostra storia altro non deve essere che storia di pensieri mentre facciamo altro, mentre fuori piove, mentre viaggiamo in treno o camminiamo per le calli di Venezia facendoci largo fra i turisti, mentre studiamo senza troppa convinzione un dramma di Shakespeare o aspettiamo il sonno di fianco al nostro compagno. È tutto qui di Matteo Scandolin, edito da intermezzi, è una preziosa raccolta di brevi racconti di poche pagine ognuno. Sono piccole storie essenziali, storie di rapporti tra persone qualunque, narrate in prima persona, semplici senza essere mai banali. Sono storie di persone e ambienti, persone e città, persone e lavoro, persone e persone. Storie di oggi che non potrebbero che essere di oggi, tanto sono impastate della vita dei quasi trentenni di questo squarcio di secolo che con loro è ingeneroso. Sono racconti sul filo della linea d'ombra, che a volte i protagonisti oltrepassano in maniera dolorosa. Piccole tragedie, un tradimento reale o immaginato, un pugno, un amore non detto, banali nella loro normalità ma dirompenti per la vita di chi le subisce. Piccole tragedie sciocche e distruttive, che i protagonisti affrontano in grande solitudine: come ben si conviene agli eroi tragici, a quell'eroe tragico che ciascuno di noi a volte è. Protagonisti secondari senza essere di sfondo sono gli spazi. Luoghi e non luoghi al contempo, le città del nord in cui tutti i racconti si svolgono sono città quotidiane, stanziali e non città di festa, di breve passaggio, di viaggio. Fra tutte, Venezia, città dell'autore. La Venezia descritta da Scandolin è la Venezia dei veneziani, la Venezia dell'acqua alta e delle torme dei turisti. La Venezia di oggi, in cui calli e campi non sono calcati da zoccoli di broccato con il tacco troppo alto, ma da anfibi, scarpe da ...

I migliori libri di poker

Scritto da: il 28.08.10 — 3 CommentiAbbonati (RSS)
Oggi ospitiamo la nostra collega blogdoka Luciana, di AllTheWord, che ci parla di manuali per giocatori di poker: Di libri sul poker ce ne sono davvero pochi; alcuni sono però importanti da leggere e vanno presi come una vera e propria guida. Questo perché gli autori sono dei veri giocatori che oltre a teorie, statistiche e consigli hanno alle spalle tanta pratica, ed è per questo motivo che da loro si può solo imparare. Oggi il Poker è diventato uno sport e molti sono gli appassionati che giocano su poker room online, come Europa Casino e altre. Per diventare bravi e avere qualche soddisfazione bisogna trovare il mix giusto tra allenarsi e soprattutto leggere, informarsi e guardare le mosse dei giocatori professionisti. I testi fondamentali per un futuro giocatore di poker sono: Harrington in Hold 'Em volume 1-3 di Dan Harrington e Bill Robertie, che contengono un bell'approfondimento su tecniche e strategie; Super System di Doyle Brunson volume 1 e 2, in cui vengono evidenziati i massimi sistemi e probabilità del poker; Online Ace di Scott Fishman, che riporta i pensieri di un giocatore che gioca bene sia online che live; Killer Poker Online di John Vorhaus, in cui l'autore riflette sulla dominazione del gioco; Il libro delle confessioni di Caro, il linguaggio del corpo e la psicologia del poker di Mike Caro, un guru che mostra i vari scenari del poker. Ogni libro sopra citato è scritto da ambiti giocatori di poker professionisti, gli stessi personaggi che si vedono ai Casinò di Las Vegas ogni sera. Alcuni di loro hanno vinto vari braccialetti Wsop e hanno fatto del poker il loro lavoro e la loro fortuna. In questi libri troverete approfondimenti utili che vi aiuteranno a iniziare il vostro percorso di gioco, ma anche molte informazioni utili se avete già iniziato a ...

La tomba di ghiaccio, Berry – The Lo Re Report

Scritto da: il 19.04.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Col permesso dell'autore riporto dal blog The Lo Re Report delle considerazioni sui romanzi venuti dal freddo, scritte da Carlo Lo Re: Ghiaccio sulle dita, ghiaccio nella mente, ghiaccio nel suo sguardo assente (Robert Service, La ballata del blasfemo Bill) Non è un capolavoro La tomba di ghiaccio dell’americano Steve Berry, ma ha dei punti di forza. L’ambientazione (parzialmente) antartica, molti colpi di scena, una scrittura non piatta. La trama è semplice: nei primi anni ‘70 un sottomarino statunitense in avaria non viene soccorso e l’equipaggio viene lasciato morire. Decenni dopo il figlio del comandante, un ex agente dei servizi americani ormai congedatosi, decide di indagare i perché di tale cinica scelta da parte della US Navy e si ritrova in un vortice di intrighi ad altissimo livello. Sullo sfondo, la ricerca di una civiltà ancestrale sconosciuta. Berry non è nel gotha degli scrittori di action thriller e spy story. Non è Dan Brown, non è Ken Follett, non è Stephen King. Ma ha un suo zoccolo duro di lettori che apprezzeranno anche in questa prova la sua capacità di aprire finestre continue e tenere in piedi fino alla fine 3-4 sottoinsiemi narrativi tutti di un certo interesse. A tratti risulta un libro un po’ noioso e da metà in poi si inizia a sospettare che 550 pagine siano troppe (anche se ormai sembra quasi una misura standard per questo genere di romanzo), ma in conclusione tutti i fili si ricongiungono e non ci si pente di averlo iniziato. Steve Berry, La tomba di ghiaccio (The Charlemagne Pursuit, Random House, New York, 2008), Editrice Nord, Milano, 2009, pp. 551, euro 19.60.

Uno Sherlock Holmes blasfemo, ma bellissimo – The Lo Re Report

Scritto da: il 09.02.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Riporto col permesso dell'autore dal blog The Lo Re Report considerazioni sulla trasposizione cinematografica di Sherlock Holmes Guy Ritchie è uno dei registi più innovativi del cinema mondiale. Due dei suoi film – Lock & Stock. Pazzi scatenati (Lock, Stock and Two Smoking Barrels, 1998) e Snatch. Lo strappo (Snatch, 2000) – nonostante siano passati una dozzina d’anni dal loro arrivo nelle sale, rispetto a quanto mediamente prodotto dai cineasti di Hollywood sono ancora lustri avanti sotto molti punti di vista, in primis ritmo e stile di regia. Certo, questo Sherlock Holmes non è veloce come i due capolavori di Ritchie, anzi in alcune fasi, da metà in poi, diviene quasi un po’ lento, ma è comunque un film godibile ed intelligente, rivoluzionario per quanto riguarda la figura del detective inglese. Dico subito che Holmes dalla riscrittura di Ritchie esce malconcio oltremisura, irriconoscibile rispetto ai romanzi o alle tante riduzioni televisive e cinematografiche. Un alcolista sporco e maleodorante – meravigliosamente reso da Robert Downey jr, che si conferma essere uno degli attori migliori del panorama internazionale, se non il migliore in assoluto – davvero lontano anni luce dal compassato indagatore londinese cui siamo abituati, che però già Arthur Conan Doyle tratteggia con il vizio della cocaina. Insomma, uno Sherlock Holmes di certo blasfemo agli occhi dei puristi, ma bellissimo quello di Guy Ritchie. Quanto alla trama, questa è stata ideata ex novo per il film, visto che nei romanzi o nei racconti di Conan Doyle non vi è traccia di Lord Blackwood (magistralmente interpretato da Mark Strong). Esoterismo, soprannaturale, azione e teoria del compotto occulto spadroneggiano per oltre due ore, fino ad un esito scontato che prepara lo spettatore al sequel, che certamente vedrà protagonista il grande nemico di Holmes, il professor Moriarty. Ritchie per ora lo ha lasciato sullo sfondo, ma comunque malignamente presente. ...

Giornalismo a Fumetti – Il Giornalaio

Scritto da: il 08.02.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Col permesso dell'autore riportiamo qui una recensione tratta dal blog Il Giornalaio: I fumetti, come ho avuto modo di evidenziare a più riprese, nel nostro paese non hanno mai avuto uno status che andasse al di là dell’intrattenimento. Il fumetto di attualità nel nostro paese, ad esclusione di rarissime pubblicazioni distribuite in circuiti “non ufficiali”, non esiste. Il fumetto giornalistico sembra assumere sempre più il un ruolo di strumento di denuncia che testimonia come i fumetti abbiano una forza che forse non  possiede nessuna altra forma di giornalismo per capacità di narrazione e coinvolgimento. Guanda Graphic, casa editrice specializzata in graphic novels, pubblica questa settimana Una notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova reportage giornalistico a strisce realizzato da Cristian Mirra che quella esperienza l’ha vissuta in prima persona. Il libro a fumetti è suddiviso in tre parti, la prima, “Verso Genova”, che racconta la manifestazione e il clima di tensione di quei giorni; la seconda, “Notte cilena”, narra l’assalto della polizia, il tentativo di fuga, il pestaggio subito da Mirra ed il trasporto in ospedale; la terza e ultima parte infine, “L’ospedale”, racconta il ricovero al Villa Scassi di Genova, i tormenti fisici e psicologici, gli abusi di alcuni poliziotti e la solidarietà di altri, fino all’ordine di scarcerazione. La narrazione di Mirra non è la prima ricostruzione a fumetti che riguarda quelle giornate dell’estate 2001, ma gradevolezza del tratto e la partecipazione agli eventi da parte dell’autore contribuiscono a dare al volume in uscita spessore degno d’interesse. Se voleste sfuggire all’attuale assetto editoriale costituito prevalentemente da signorini infeltriti, narratori autorizzati di una realtà omologata, acquistatelo.

Polar Thriller – The Lo Re Report

Scritto da: il 26.01.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Col permesso dell'autore riporto dal blog The Lo Re Report delle considerazioni sui romanzi venuti dal freddo, scritte da Carlo Lo Re: Nella mia passione sconfinata per il profondo Nord dell’Europa ho recentemente scoperto un filone di action thriller che mi sta appassionando moltissimo. Sono i gialli o romanzi di spionaggio ambientati nelle regioni polari. Non è un genere alto, per carità, lo capisco bene, ma a me piace e rilassa, quindi lo consiglio a tutti. Del resto, io credo che in letteratura sia sì fondamentale lo stile (l’autore deve innanzitutto saper scrivere, è chiaro), ma anche l’ambientazione spazio-temporale, che dà emozioni non da poco al lettore. Insomma, un libro ottimamente scritto ambientanto nel 2005 a Capacabana, Catania o Malindi proprio non mi stuzzica la fantasia. Un pessimo giallo ambientato nella Londra vittoriana, a Edimburgo o nella Stoccolma di ieri/oggi/domani semplicemente mi esalta. A scanso di equivoci, puntualizzo subito che le prove d’autore degli ultimi anni ambientate a Stoccolma sono in genere dei capolavori, come il caso Stieg Larsson (di)mostra ampiamente… E così, ecco che il comodino si è in breve riempito di quelli che la mia nota coazione all’anglo-sintesi mi ha suggerito di chiamare polar thriller… Il primo che ho letto, tutto d’un fiato, è stato La verità del ghiaccio [il cui titolo originale, Deception Point (Simon & Schuster, New York, 2001), ossia "punto d'inganno", mi sembra più azzeccato della traduzione italiana]. Scritto da Dan Brown come terzo romanzo (appena prima de Il codice da Vinci, che è del 2003), in Italia è stato pubbicato da Mondadori a fine 2005. Ora si attende il film, che dovrebbe arrivare a breve nelle sale mondiali e la cui sceneggiatura è stata scritta dallo stesso Dan Brown. La verità del ghiaccio ha tutto per appassionare i patiti dell’action thriller e/o della fantascienza. Ambientazione artica, la Nasa ...

Zia Mame, Dennis

Scritto da: il 11.01.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Quest'oggi il nostro ospite inatteso è Fabiola, che condivide una sua lettura (di cui avevamo già parlato): Ho riso per 354 pagine leggendo Zia Mame, il romanzo di Dennis Patrick che narra le vicende di un ragazzino che alla morte di un padre avido di affetti viene affidato alle cure della zia. Il personaggio, completamente agli antipodi rispetto alla figura del padre, è una donna stravagante che ho sognato di impersonare durante questa mia lettura. E quando ho finito il libro ero triste, ho rimpianto i tuffi nell'America degli anni '20 e degli anni '30 tenuta per mano da zia Mame, una donna prima ricca e poi povera e poi dinuovo ricchissima. Zia Mame è dentro e nello stesso tempo fuori dai suoi tempi, perchè se da una parte lei è l'immagine modaiola di ogni tempo e luogo protagonisti  del romanzo con i vestiti a tema e le ambientazioni a tono con contorno di amici stravaganti e pieni di cultura, dall'altra è il concetto supremo dell'outsider, pura anche nelle monellerie. Il piccolo undicenne comincia la sua avventura in una scuola all'avanguardia di nudisti per finire in collegio ed assistere volente o nolente, con occhio razionale, agli alti e bassi della zia, prima giapponese, poi cavallerizza, ed ancora crocerossina, artista, commerciante, zitella, scrittrice, sposa del sud, vedova nera e vedova bianca, fino a divenire mami Mame ed infine indiana Mame. Un'altalena di emozioni e storie espresse con una scrittura semplice e mai pretenziosa eppure ricco di citazioni colte. E bravo Dennis Patrick che ha partorito zia Mame nel 1955, dopo anni di lavoro e dopo essere stato rifiutato da 19 editori, contraddetti da 2 milioni di copie vendute alla sua prima uscita. E come è giusto nel 1958 venne prodotto anche il film: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=-VwVcf2FH9g[/youtube]

Consigli natalizi speciali

Scritto da: il 18.12.09 — 5 CommentiAbbonati (RSS)
Io vi ho dato diversi suggerimenti, e anche gli altri di Liblog, ma stavolta lascio la parola agli amici editori, che vi daranno i loro suggerimenti di lettura in queste vacanze natalizie. Angelo Biasella, direttore editoriale della Neo edizioni consiglia Airbag di Gianni Solla, edito da Ad est dell'equatore, a chi ama la vita ma non s'illude e a Chiara Valentina Speziale. Marcello di Lavieri edizioni consiglia Alex Wheatle Tranquillo, fratello! della Spartaco edizioni. Per chi chi cerca cose crude e senza retorica. Chiara Fattori, direttrice editoriale di Intermezzi, consiglia Un'altra estate di Beppe Marchetti, edito da Las Vegas, a chi ama le storie d'amore divertenti e non banali e a chi vorrebbe che l'estate non finisse mai. Io, Carlotta Borasio, membro dello staff della Las Vegas edizioni, consiglio Monkey Business, Viaggio verso Occidente Vol.1, di Gianluca Maconi , edito da Lavieri, a chi ama i viaggi, i bei disegni, l'umorismo e il Giappone. Andrea Malabaila, direttore della Las Vegas edizioni, consiglia Il mostro della piscina di Marco Candida, Intermezzi, a chi ama i fumetti e i B-movie. Catriona Potts consiglia Alice Guy. Memorie di una pioniera del cinema a cura di Monica Dall'Asta, Cineteca di Bologna, perché è una donna importante che nessuno conosce, con una vita straordinaria (da pioniera, appunto) e con una sensibilità artistica modernissima. Daniele Bonfanti, editor-in-chief di Edizioni XII, consiglia L'estate di Montebuio di Danilo Arona, edito da Gargoyle Books, a chi cerca di teorizzare il Male. Francesca Casula, editor di Aìsara, consiglia Lo spettacolo delle ombre, di Annamaria Pulina, ed. Angelica, a tutte le donne che credono di non meritare più di quel che hanno.

Videorecensione di Accabadora, Murgia

Scritto da: il 11.06.09 — 6 CommentiAbbonati (RSS)
Alessandro Giammei raddoppia e ci regala anche una videorecensione di Accabadora: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=k25SI7olpoI[/youtube]

Accabadora, Murgia

Scritto da: il 11.06.09 — 5 CommentiAbbonati (RSS)
Il nostro primo Ospite Inatteso è Alessandro Giammei, che ci regala la sua recensione di Accabadora: Mi permetto di scrivere questa cosa in risposta ad un’esigenza personale, e lo faccio a proposito di un libro che esce per terzo da chi l’ha partorito, ma che intendo trattare deliberatamente come fosse un esordio. Un esordio che però – anticipo immediatamente la mia conclusione – è incredibilmente risolutivo, pur non chiudendo affatto e anzi aprendo una stagione letteraria: quella in cui Michela Murgia, più che addentrarsi, atterra. Si chiama Accabadora. Il libro è, parlando alla Calvino, leggero, una vita intera in centosessanta pagine di ininterrotta azione narrativa (non una pausa, nessuna lateralizzazione descrittiva, pare un’esponenziale che attraversi l’infinito cartesiano con lo scatto atletico di chi non ha fretta: è un gesto esperto, preciso, professionale, da sarto, da sicario) ma ha una levità ingombrante, è improbabile che dove si posa non lasci traccia. D’altronde possiede un’ineleganza espressiva incredibilmente fine, mutuata forse dalla filtrazione migliorativa di certe pagine della Deledda nelle generazioni successive (dimenticate Niffoi e pensate a Fois, per intenderci), che è stata scambiata per lingua poetica ma che mi sembra invece potentemente letteraria, romanzesca, libresca – nel senso che questo libro non sembra nient’altro, né un film, né una serie di immagini, niente che non sia un romanzo vero. Il realismo magico costruito intorno alla vicenda di Maria, frutto di troppo del ventre di una madre poi raccolto da quello rasciutto di un’umanissima creatura mitologica, è inquietantemente intenzionale, orchestrato con perfidia. Basti pensare che nei capitoli della fuga a Torino le luci si accendono di colpo sulla pagina, sciogliendo i giochi d’ombra in uno schiocco e rivelando la varietà di registri – già chiara ma di colpo sorprendente – in mano a chi dirige l’azione. I luoghi cambiano senza essere descritti, e così ancora di più ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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