Tutti gli articoli di hermansji.:.

Leggo troppo, scrivo poco e mi rimproverano di scrivere tanto. Adoro i libri ingialliti dal tempo, dimenticati ma con dentro la passione per tenerti sveglio nel cuore della notte. Sto dalla parte delle ferite di carta perché un libro vissuto è quello letto, magari in un momento difficile della vita, tanto da portarne i segni come fosse amore. Adoro anche la musica perché a volte annulla la relatività d’ogni pensiero imprigionato nella vita. Come Avvocato trovo la soluzione al problema degli altri e come Conciliatore facilito le parti in conflitto a trovare l’intesa. Ho almeno un centinaio di difetti, qualcuno sostiene che sono molto meno, così provate voi a buttare l’occhio dentro ai miei pensieri.:..

Sufism and Jihad in Modern Senegal – The Murid Order, Glover

sufism  Sufism and Jihad in Modern Senegal   The Murid Order, GloverNel volume Sufism and Jihad in Modern Senegal (ISBN: 9781580462686), il Professor Glover offre un interessante spaccato della storia del Senegal dal periodo pre-coloniale, all’amministrazione francese fino al raggiungimento di una maturità nazionale.

L’attenzione dello studioso è, principalmente, focalizzata ad individuare i modi in cui si siano sedimentate tra loro le influenze date dall’islam, dalle dottrine del sufismo, dai moti di jihad armata in rivolta contro lo strapotere delle autorità coloniali e contro quella visione distruttiva della conquista propria dell’Europa.

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Scritto da: hermansji il 25 Gennaio 2010
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Della letteratura sperimentale e della fine

Leggendo il post di Livia, mi son venute in mente tutta una serie di riflessioni sul perché secondo me la letteratura sperimentale sia necessaria. Solo che dopo le ho appallottolate e “buttate” per davvero ma nel cestino più a tiro, perché?

La verità è che ho preso una cattiva abitudine. Quando varco l’ingresso d’una libreria è come se andassi alla prima di uno spettacolo meraviglioso ma con la sensazione che la commedia sia già finita e da troppo tempo.

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Scritto da: hermansji il 4 Gennaio 2010
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I 100 cani e i 100 gatti che hanno cambiato la storia

Messe ocus Pangur Bán,
cechtar nathar fria saindan:
bíth a menmasam fri seilgg,
mu memna céin im saincheirdd.

(Monaco benedettino anonimo,
gaelico, 9° o 8° secolo
)

I 100 caniEccolo, è giunto a bussare lo spirito del Natale. Forse con meno umorismo nelle tasche rispetto agli anni passati, sarà per quella barba incolta, per il rosso sbiadito o per le renne più silenziose del solito, ma tra i suoi doni ha portato della nostalgia.

Così, mentre cercavo una lettura da consigliarvi, perso tra i dorsi sonnecchianti nella libreria e con le dita infreddolite alla ricerca del calore che sanno trasmetterti i libri amati, ho cominciato a sentire dei piccoli rumori. Eh? Sembrava come se tante zampette si muovessero all’unisono, per scalpitare o artigliare tutte quelle parole di carta.

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Scritto da: hermansji il 24 Dicembre 2009
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Sclero d’autore

Immagine anteprima YouTube

E cospargiamoci il capo di cenere ma col sottofondo di un disco di Hiromi Uehara.

Perché gli scrittori si prendono troppo sul serio?

Certo, non dovrebbero mica arrabbiarsi più di tanto, mani e piedi, colle dovute proporzioni, sono imparentati, può capitare di confondersi. Così se uno scrittore scrive coll’arto sbagliato non c’è da essere permalosi, basta fare mente locale e togliere quel piede dalla tastiera, questione di abitudine.

Scrivere e pedalare forse sono la stessa cosa, c’è la stessa fretta quella di tagliare il traguardo delle vendite col romanzo giusto, azzeccando anche la festività più propizia. Pedalare, pedalare è tutto un affannarsi, anche coi piedi no? Superare un’altra curva e coordinare i riflessi del corpo per dare la spinta con meno soddisfazione al vento di critiche che li frena.

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Scritto da: hermansji il 27 Novembre 2009
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Impaginazione: riflessioni sulla forma di un libro

A me le librerie fanno un effetto bizzarro. È un po’ di giorni che vi entro, mi innamoro ed adotto un libro che non conoscevo e, prima di ributtarmi nella routine,  perdo del tempo nel settore “proibito” agli adulti. Resto incuriosito dalle ultime fiabe peluche o libri musicali, poi esco col peso della cultura nel solito sacchetto “brandizzato” e, nel tragitto di ritorno a casa, mi capita di farmi grasse domande sui massimi sistemi e sul tempo delle memorie.

Una di quelle, che condivido ora con voi, riguarda la forma. Perché è importante la forma in un libro? Me lo sono chiesto e, nel cercare di trovare una risposta o almeno un appiglio, sono inciampato in quella che considero una banale ovvietà. Mi riferisco al concetto di utilità, perché l’esigenza del libro, secondo me, nasce prima di tutto nel trovare la risposta ad un altro bisogno quello di conoscere, di apprendere in modo pratico ma anche di ricevere stimoli alle nostre riflessioni attraverso una discreta “compagnia” di viaggio.

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Scritto da: hermansji il 23 Ottobre 2009
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Il Font: quale usare per inviare a un editore?

Immagine di Jim Hood (CC- by-sa)Eccolo lì, proprio davanti ai nostri occhi, il momento atteso è giunto. Abbiamo messo la parola fine al nostro libro e le ultime righe ci osservano dallo schermo coll’espressione dell’ “ora che si fa?”. E già, bisogna inviarlo per una valutazione e magari chissà che non venga “adottato”. Alcuni Editori accettano i file *.pdf via mail, altri non si dispiacciono di averci la scrivania invasa dal cartaceo (forse per accendere la stufetta d’inverno?).

Ma sorge un altro dubbio, oh cavalo lo mandiamo così con il font di default con cui lo abbiamo scritto oppure cambiamo? Che font sarà indicato per finalizzarlo? Inizia la fase del terrore psicologico e noi, nostri consiglieri di fiducia, cominciamo già a spararle sempre più grosse: vedi mai che per qualche strana legge scientifica se è vero che la scrittura e la personalità sono legate, allora forse il font ha le sue colpe? Forse, per le stesse regole, è possibile che nel carattere tipografico si manifesti la nostra creatività?

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Scritto da: hermansji il 18 Settembre 2009
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