Tutti gli articoli di Axel Raven

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Imzadi, David

Scritto da: il 31.03.11 — 1 CommentoAbbonati (RSS)
Alle volte ci imbatte in libri che incrociano generi che sembrano poco conciliabili. Quello di cui vi parlo oggi non solo mette insieme fantascienza e romanzi rosa, ma li avvolge nella sfavillante confezione di uno dei serial più famosi di tutti i tempi! Se avete guardato il titolo e siete, come me, appassionati di Star Trek avrete probabilmente capito, gli altri sappiano che Imzadi è il termine betazoide per indicare il primo amore. Ovvio (per gli appassionati) che i protagonisti dell’opera sono il comandante William Riker e il consigliere Deanna Troi dell’astronave Enterprise. Nella prima parte del romanzo un vecchio e stanco ammiraglio Riker ripercorre la sua tumultuosa love-story con la formosa betazoide, dal loro primo (imbarazzante) incontro, passando per la prima avventura, fino alla misteriosa morte Deanna, avvenuta pochi anni dopo sull’Enterprise. Vi sembra che ci sia qualcosa di strano? Magari, nella seconda parte, il guardiano del tempo avrà da ridire… Se il nome Peter David non vi dice nulla sappiate che, oltre che di romanzi di Star Trek, è un famoso autore di fumetti come Hulk e Spiderman. La mescolanza di generi è il suo forte come dimostra ampiamente nell’opera che ho per le mani. Il libro è ben scritto e gli ingredienti principali fantascienza, romanticismo e Star Trek sono ben miscelati. Vi parrà strano ma la storia d’amore tra un comandante d’astronave e una psicologa empatica è credibile e ricalca problemi di coppia di molti: ho trovato divertenti i tentativi di Deanna di portare la sua relazione col suo testosteronico innamorato su un piano più alto dell’istinto, anche se al posto di Riker avrei faserato quell’insopportabile sotuttoio almeno una mezza dozzina di volte (sarà per questo che sono solo?). Altro tema centrale del romanzo è quello classico dei viaggi nel tempo e degli interrogativi morali a esso collegati, ma qui c’è ...

La principessa indesiderata, de Camp

Scritto da: il 12.11.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Tra gli autori del fantasy classico più famosi un posto particolare spetta a L. Sprague de Camp. In primo luogo per la sua fantasia nel creare universi tanto fantasiosi da sfiorare l’assurdo, in secondo per la sua acuta vena ironica e umoristica. Un buon esempio della sua produzione è il libro di cui vi parlo oggi: La principessa indesiderata. Il protagonista del romanzo Rolling Hobart, ingegnere di una società americana, è trascinato nel mondo dove “tutte le cose sono o non sono qualcosa” per salvare la bellissima principessa. Riesce nell’impresa ma, contravvenendo alla tradizione favolistica, si rifiuta di sposarla! Cominciano allora i suoi esilaranti tentativi per fuggire che, manco a dirlo, peggiorano soltanto la situazione invischiandolo sempre più in intrighi e guerre, regolate da leggi addir poco bizzarre. Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo dominato dalla pura logica Aristotelica? De Camp l’ha fatto e il risultato è spassoso: le montagne sarebbero perfettamente coniche, esisterebbero solo i colori primi, niente crepuscolo (perché o è giorno o è notte), le persone avrebbero personalità assolute… insomma niente sfumature. Da questo spunto arguto ed originale l’autore trae dialoghi a limite dell’assurdo e situazioni surreali, fino a portare alle estreme conseguenze la logica Aristotelica nel sorprendente finale. Il tutto raccontato con stile gradevole, essenziale e pieno di sottile umorismo. Nel complesso questa piccola perla del fantastico è una lettura adatta a tutte le età. Si presta a essere letta tutta d’un fiato in due o tre giornate piovose. Buona lettura.

Il guerriero misterioso, Hickman e Hickman

Scritto da: il 01.10.10 — 2 CommentiAbbonati (RSS)
Il romanzo fantasy di cui vi parlo oggi è stato scritto da uno dei miei autori preferiti e dalla gentile consorte: Tracy e Laura Hickman, famosi per i romanzi legati al mondo di DragonLance. Tuttavia per il primo capitolo della trilogia I Cantici del Bronzo, hanno creato una nuova ambientazione… o meglio, tre! La trama si dipana, infatti, su tre mondi, separati ma interagenti tramite una sorta di dimensione onirica. Nel primo un fabbro di nome Galen è imprigionato a causa della sua presunta pazzia: parla con gli oggetti e questi gli rispondono! Nel mondo delle fate la simpatica Dwyndwyn, è alla ricerca di una nuova verità che possa salvare la sua patria. Infine il Goblin Mimic trova un orologio nel naso di un titano che gli cambierà la vita. Le loro vicende sconvolgeranno l’ordine costituito. Come forse avrete intuito, né Il guerriero misterioso (il titolo originale, però, è Mystic Warrior) il maggiore sforzo è stato speso nella creazione di tre ambientazioni, ognuna con la sua storia, le sue tradizioni e tutti i particolari che tanto piacciono a noi appassionati. I due autori hanno rielaborato i tradizionali elementi fantasy alla luce d’idee originali, tra queste ho particolarmente apprezzato la religione del Pir, che vede i draghi come dei, o l’idea che le fate siano altezzose e sprezzanti verso le altre specie. Buona l’attenzione posta nell’approfondimento psicologico dei personaggi che sono diversi e tutti ben caratterizzati. A dire il vero tendono a essere un po’ piagnoni ma verso la fine dell’opera si abbozza una certa evoluzione di cui si vedranno le conseguenze nel secondo libro. La trama è ben fatta e la lettura scorrevole (ho letto il libro a tempo di record). Anche se non mancano dosi di umorismo, mistero e avventura, il cuore della narrazione è nel mondo dei sogni, dove la narrazione diviene ...

Il tesoro della miniera, L’Amour

Scritto da: il 24.09.10 — 1 CommentoAbbonati (RSS)
Ho letto da qualche parte (ma non ricordo dove) che un libro nasce da una domanda che l’autore pone a se stesso... personalmente trovo più ovvio che leggere un libro serva a dare risposta a una domanda. Per il romanzo di cui vi parlo oggi la domanda, era pressappoco: «Com’è scritto un romanzo western?». Sarà che i western sono troppo abituato a vederli al cinema (o su qualche fumetto), ma proprio non riuscivo a immaginarmi la versione letteraria di una delle pellicole di Ford. Per fortuna l’opera era su un carretto tarmato… La trama del Tesoro della miniera è piena di sangue, sudore e polvere da sparo! In pieno territorio apache un uomo ha trovato l’oro. Estrarlo è pericoloso a causa degli indiani e dei banditi quindi, lui sua moglie e sua sorella vivono ogni giorno con il terrore di essere scoperti. Nel frattempo due uomini attraversano il deserto: un ricercato e un cacciatore di taglie. Quando le loro strade s’incontreranno ci sarà da sparare, per la vita, l’amore e tanto oro! Sul frontespizio del libro l’autore, Louis L’Amour, è presentato come "Lo scrittore del west più letto al mondo". Non so se ciò sia vero, ma, di sicuro, ha saputo mettere in un romanzo di poco più di cento pagine tutti gli ingredienti di un western: uomini che sono uomini, donne dal sangue caliente, indiani cattivi e canyon arroventati dal sole. In più lo scrittore aggiunge una buona conoscenza del territorio americano, della vita di frontiera nonché di flora e fauna. Il libro, in generale, è scritto bene e sembra davvero di leggere un film! La narrazione è scorrevole e un paio di scene si distinguono per pathos e romanticismo. La trama è un po’ scontata e l’approfondimento psicologico, anche se presente, lascia dei personaggi tanto stereotipati che dopo un po’ non ...

Capitan Rogers nel 25° secolo, Steele

Scritto da: il 27.08.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Il sole oggi è rovente. Giornata perfetta per andare al mare e, magari, per una bella lettura sotto l’ombrellone. Per il mare non posso fare nulla ma la lettura la posso suggerire io: come ormai ben sapete, quando il sole picchia niente è più fresco per me di un po’ di fantascienza! In effetti, tanto fresco questo libricino non è, trattandosi di un classico del genere. Tanto classico che ne hanno tratto una serie di telefilm che anche all’epoca (parlo degli anni ’80, quando ero piccolo), trovavo un poco noioso. «Ma il libro com’è?». Pensai quando l’occhio mi cadde sulla copertina del romanzo sperso sul vecchio carretto tarmato. Come avrete capito (d'altronde qua sopra c’è tanto di titolo!) il romanzo in questione è il celeberrimo (?) Capitan Rogers nel 25° secolo di Addison E. Steele. Per quelli che non frequentano il genere fantascientifico o che odiano le serie tv degli anni ’80 vi dirò che il romanzo ha come protagonista il capitano e astronauta Buck Rogers. Durante una delle prime missioni spaziali (parliamo del 1987) Buck, rimane ibernato nel suo veicolo alla deriva. Si risveglia nel 25° secolo, ad accoglierlo un mondo cambiato dalle guerre e dalla tecnologia dove il simpatico capitano è coinvolto in un intrigo interplanetario tra computer senzienti (e saccenti), astronavi da guerra, robot ed una principessa tanto bella quanto pericolosa… Sono sempre un po’ in imbarazzo a commentare un classico di questa levatura. Che dire in più dei critici che negli anni ne hanno intessute le lodi o l’hanno denigrato? Comincerò con quello che è quasi una regola: il libro è migliore del telefilm. Scritto in modo semplice ma elegante, scorre veloce tra le mani senza mai annoiare, forse non appassionante, come altre opere, ma gradevole e rilassante. Nonostante sia un libro di fantascienza classica, vi si possono notare temi ...

La lama nera, De Judicibus

Scritto da: il 20.08.10 — 1 CommentoAbbonati (RSS)
Fa caldo (che incipit originale!), quando fa caldo si ha voglia di stare fermi e per stare fermi che c’è di meglio di una bella lettura? Il romanzo che vi propongo oggi coniuga le strutture tipiche del fantasy classico con gusti più moderni. Perfetto per stare fermi. La lama nera è il primo di una trilogia (e non poteva essere altrimenti) scritta da Dario De Judicibus, autore di libri e articoli di vario genere, compresi pedagogia e informatica. Il romanzo racconta la vita e le avventure del giovane Aggart, partendo dalla distruzione del suo villaggio e della sua famiglia. Nel giro di pochi anni lo si vede perseguire un’impossibile vendetta, trovare la sua strada nella più oscura delle gilde ed essere coinvolto nella lotta contro un oscuro signore dei demoni. Perché lui è destinato a essere Lama Nera, l’ultima speranza per un intero mondo. La cosa che più stupisce dell’opera è la cura maniacale dell’ambientazione. Nulla è lasciato al caso: una bella mappa, una cosmologia dettagliata, storia, politica e tutte quelle informazioni che tanto piacciono a noi maniaci del fantasy vecchio tipo e che rendono realistico un mondo. Particolarmente ben sviluppata, anche se fa molto videogioco, l’idea delle gilde, tra le quali spiccano la Mano: chi avrebbe mai detto che gli assassini potessero essere… socialmente utili? Buono l’approfondimento psicologico del personaggio principale anche grazie ad alcuni interludi in cui la narrazione passa in prima persona. Più pennellato quello dei personaggi di contorno su cui spiccano un giovane mago con un gran senso del dovere e un’amazzone sboccata ma simpatica. La trama è piuttosto lineare ma non priva di sorprese e,soprattutto, di bei dialoghi. Ricorda un’avventura di un gioco di ruolo e non lo dico come un difetto, anzi! Il libro, nel suo complesso, è scritto abbastanza bene, manca di un po’ di patos ed eleganza ...

Il Professionista compie 15 anni

Scritto da: il 15.07.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Roma, Settembre del 1995. Una piccola ma fornita, edicola di periferia. Un giovane militare annoiato decide di leggere, per la prima volta, un romanzo di spionaggio. Nessun blog che suggerisce letture: scelta dalla copertina. Una giapponese ricciuta vestita solo con una cartucciera vince la sfida. Il militare non lo sa ma quello è il primo di una serie di Spy - story che lo accompagnerà per quindici anni. Fino ad ora… Quel giovane ero io e il romanzo apparteneva alla serie Il Professionista di Stephen Gunn. Dato che, questi giorni, è uscito Guerre Segrete che segna il quindicesimo anno produzione ininterrotta, come fedele lettore non potevo non spenderci qualche parola. Stephen Gunn è lo pseudonimo dello scrittore italiano Stefano Di Marino noto, oltre che per la sua produzione spionistica anche per libri dedicati alle arti marziali. Il suo personaggio più famoso è Chance Renard, agente Freelance noto col soprannome di professionista. Un duro al soldo di servizi segreti, squadre antiterrorismo e altri. Ciò che più colpisce delle avventure del Professionista non sono solo le sparatorie, gli intrighi, e le belle donne. Tra le pagine di Gunn trovano posto paesaggi esotici e culture diverse descritte da chi li ha visti. Ogni avventura prende spunto dagli avvenimenti mondiali, visti in maniera acuta e disincantata. I personaggi secondari hanno una loro dignità con background “credibile” e approfondimento psicologico. Il protagonista ha una personalità a tutto tondo e spesso indugia in amare riflessioni sulla vita e sul mondo. In questi anni i suoi lettori l’hanno visto diventare sempre più disilluso, cinico e spietato ma sempre attaccato ad un difficile senso dell’onore e umanità. Quasi a porre l’accento su questo cambiamento anche lo stile dell’autore è mutato, divenendo più secco e incisivo. A dire il vero sento un po’ la nostalgia per le prime storie, con uno Chance più ...

La canzone di Shannara, Brooks

Scritto da: il 01.07.10 — 1 CommentoAbbonati (RSS)
Sarete d’accordo con me che non c’è niente di meglio di un buon libro per allietare un lungo viaggio, soprattutto se il mezzo di trasporto è un vecchio treno. La lettura che mi ha accompagnato tra sferragliamenti, sedili scomodi e scossoni è un vecchio best seller del fantasy: La canzone magica di Shannara di Terry Brooks. L’ultimo capitolo della prima trilogia di Brooks (potete leggere le mie recensioni dei primi due qui attorno) inizia con il druido Allanon che, per la terza volta, chiede l’aiuto ai membri della famiglia Ohmsford: il pericolo proviene da un potente libro di magia nera in possesso delle sinistre Mortombre e l’unica che può distruggerlo è la giovane Brin Ohmsford, detentrice della potente canzone magica. Quello che non sa è che anche Jair, il fratello minore della ragazza, dovrà intraprendere un viaggio disperato per salvare le Quattro Terre. L’impresa richiederà un prezzo altissimo… Due sono i binari paralleli su cui si dipana la trama e ognuno dei due è caratterizzato da elementi fantasy diversi. Il viaggio di Jair è avventuroso ed esaltante, ricorda da vicino l’Heroic fantasy: un gruppo di guerrieri valorosi che affrontano grandi eserciti, mostri terrificanti e insidiosi trabocchetti con la spada, la magia e il coraggio. Certamente la mia parte preferita. La storia di Brin ha un taglio più drammatico e una maggiore attenzione sull’approfondimento psicologico. I personaggi mostrano la loro complessa personalità al lettore con naturalezza e senza artifici. Ognuno ha una paura nascosta e molto umana: non essere all’altezza, la corruzione del potere, la solitudine etc. Dei personaggi di contorno meritano una menzione Slanter, un burbero (ma simpatico) battitore gnomo incerto tra la fedeltà al suo popolo e ai suoi amici, e Garet Jax, l’invincibile maestro di spada alla ricerca di un avversario degno della sua bravura, un personaggio quasi epico. Che dire infine? Nella Canzone magica ...

Il gioco degli immortali, Mongai

Scritto da: il 04.06.10 — Comments OffAbbonati (RSS)
Mi è tornata voglia di fantascienza (causa sole che picchia), non importa se non è fresca di stampa basta che sappia trasportare in mondi lontani e far vivere avventure senza fine. Naturalmente “senza fine” è un modo di dire! Il protagonista del romanzo di Massimo Mongai, che ho tirato giù da uno scaffale (tarmato ovviamente) sa a cosa mi riferisco … L’io narrante de Il gioco degli immortali muore (e non è un eufemismo) in un incidente stradale a Roma, ciononostante si ritrova in una camera vuota, dove ciò che chiede appare dal nulla: cibo, armi, attrezzature, carri armati tedeschi … Da lì è teletrasportato su un pianeta sconosciuto, dove quelli come lui sono perseguitati e uccisi, per poi ricominciare ancora ed ancora. Come uscire da questo gioco perverso? E chi sono i veri giocatori? Nella trama che ho schematizzato, si possono intravvedere alcuni dei temi classici della letteratura fantascientifica: tecnologie che sconfinano nel divino, pianeti abitati da creature incredibili, bizzarre società umane e non, insondabili volontà aliene e, dulcis in fundo, l’immortalità. Da questi argomenti l’autore ha saputo trarre spunti originali. Ad esempio l’immortalità ha spesso ispirato per via delle sue conseguenze: la noia, la solitudine, l’alienazione; a queste Mongai aggiunge la paranoia di chi è già morto una volta, la megalomania derivante dall’avere tutto il tempo e, infine, la pazzia. Oltre ciò il romanzo vanta un’ambientazione molto variegata, un buon approfondimento psicologico del protagonista, una trama ben fatta (un po’ assurda, secondo me, ma trattandosi di fantascienza…) e un finale a sorpresa di grande impatto. Il tutto condito dalle riflessioni, caustiche ma sempre acute, del protagonista. Avrete capito che questo libro mi è molto piaciuto, per la fantasia con cui rielabora temi già trattati e la descrizione di mondi alternativi, oltre che per una buona trama ed un bel finale. Consigliato a tutti ...

Intrecci, Bossotto

Scritto da: il 20.05.10 — 2 CommentiAbbonati (RSS)
Anch’io che non sono certo uno scrittore e neppure un lettore accanito, capisco che è difficile scrivere qualcosa di veramente originale. Un autore che riesce a sperimentare qualcosa di nuovo va, come minimo, segnalato all’attenzione del pubblico. Perciò faccio con piacere il mio dovere segnalandovi Intrecci di Stefano Bossotto. In una città qualunque, in un giorno qualunque, le vite di persone qualunque: le storie personali di un Consulente, una Biologa, un Ragazzino ed altre s’intrecciano guidate dal caso. Le esistenze di questi personaggi sono mostrate dall’interno dove, senza maschere, appaiono, sogni, dolori e, soprattutto, speranze. A volte per cambiare ed essere felici basta poco… Come dicevo, il libro di cui vi parlo oggi ha una struttura originale: la storia è narrata dai protagonisti come se potessimo leggerne i pensieri, in questo modo veniamo a conoscenza dei desideri e delle riflessioni che ognuno di noi fa quotidianamente (o quasi). Tra un pensiero e l’altro, l’autore fa il punto della situazione, commenta, ci guida in un viaggio nell’animo umano. Il tema di questo viaggio sono i cambiamenti che avvengono quando le esistenze s’incrociano, la meta è il coraggio di cambiare e seguire i propri sogni. Ora che ho fatto il mio dovere posso aggiungere che il libro in sé è scritto abbastanza bene, anche se tende a essere un po’ ridondante. Se questo fosse un romanzo, avrei da ridire su una trama troppo semplicistica e su personaggi, tanto propensi alla riflessione da essere improbabili (o forse sono io che ho la sensibilità di un bradipo). Ma l’opera di Bossotto è essenzialmente intimista e vuole lanciare un messaggio molto ottimista sulla possibilità di migliorare le proprie esistenze grazie ad un migliore rapporto con gli altri e se stessi. Insomma, Intrecci è un’opera originale sulle (e dentro) le persone, pur non essendo un capolavoro, propone personaggi in cui ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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