Tutto su Vita da autore
Leggendo il post di Livia, mi son venute in mente tutta una serie di riflessioni sul perché secondo me la letteratura sperimentale sia necessaria. Solo che dopo le ho appallottolate e “buttate” per davvero ma nel cestino più a tiro, perché?
La verità è che ho preso una cattiva abitudine. Quando varco l'ingresso d'una libreria è come se andassi alla prima di uno spettacolo meraviglioso ma con la sensazione che la commedia sia già finita e da troppo tempo.
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E cospargiamoci il capo di cenere ma col sottofondo di un disco di Hiromi Uehara.
Perché gli scrittori si prendono troppo sul serio?
Certo, non dovrebbero mica arrabbiarsi più di tanto, mani e piedi, colle dovute proporzioni, sono imparentati, può capitare di confondersi. Così se uno scrittore scrive coll’arto sbagliato non c’è da essere permalosi, basta fare mente locale e togliere quel piede dalla tastiera, questione di abitudine.
Scrivere e pedalare forse sono la stessa cosa, c’è la stessa fretta quella di tagliare il traguardo delle vendite col romanzo giusto, azzeccando anche la festività più propizia. Pedalare, pedalare è tutto un affannarsi, anche coi piedi no? Superare un’altra curva e coordinare i riflessi del corpo per dare la spinta con meno soddisfazione al ...
A me le librerie fanno un effetto bizzarro. È un po’ di giorni che vi entro, mi innamoro ed adotto un libro che non conoscevo e, prima di ributtarmi nella routine, perdo del tempo nel settore “proibito” agli adulti. Resto incuriosito dalle ultime fiabe peluche o libri musicali, poi esco col peso della cultura nel solito sacchetto “brandizzato” e, nel tragitto di ritorno a casa, mi capita di farmi grasse domande sui massimi sistemi e sul tempo delle memorie.
Una di quelle, che condivido ora con voi, riguarda la forma. Perché è importante la forma in un libro? Me lo sono chiesto e, nel cercare di trovare una risposta o almeno un appiglio, sono inciampato in quella che considero una banale ...
Eccolo lì, proprio davanti ai nostri occhi, il momento atteso è giunto. Abbiamo messo la parola fine al nostro libro e le ultime righe ci osservano dallo schermo coll’espressione dell’ "ora che si fa?”. E già, bisogna inviarlo per una valutazione e magari chissà che non venga “adottato”. Alcuni Editori accettano i file *.pdf via mail, altri non si dispiacciono di averci la scrivania invasa dal cartaceo (forse per accendere la stufetta d’inverno?).
Ma sorge un altro dubbio, oh cavalo lo mandiamo così con il font di default con cui lo abbiamo scritto oppure cambiamo? Che font sarà indicato per finalizzarlo? Inizia la fase del terrore psicologico e noi, nostri consiglieri di fiducia, cominciamo già a spararle sempre più grosse: vedi ...