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	<title>Liblog &#187; Saggi e manuali</title>
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	<description>Libri grandi e piccoli letti da chi li ama</description>
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		<title>Adesso basta, Perotti</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 08:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente bilanci, riflessioni, desiderio di cambiamento. Talvolta pensiamo di mollare tutto per una attraente spiaggia brasiliana, o per un&#8217;isola tropicale sperduta in cui vivere il nostro paradiso personale. Insoddisfazione personale, sociale e lavorativa condiscono le giornate di tante, troppe persone. E a loro si rivolge Simone Perotti col suo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/adesso-basta.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/adesso-basta.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>L&#8217;inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente bilanci, riflessioni, desiderio di cambiamento. Talvolta pensiamo di mollare tutto per una attraente spiaggia brasiliana, o per un&#8217;isola tropicale sperduta in cui vivere il nostro paradiso personale. Insoddisfazione personale, sociale e lavorativa condiscono le giornate di tante, troppe persone. E a loro si rivolge Simone Perotti col suo <strong>Adesso basta</strong>, a metà tra un saggio e un racconto personale sul <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Downshifting" target="_blank">downshifting</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.ibs.it/code/9788861900851/perotti-simone/adesso-basta-lasciare.html?shop=4558" target="_blank">Edito da Chiarelettere</a>, il libro si basa sull&#8217;esperienza personale dell&#8217;autore e sulla decisione ragionata di cambiare vita e sottrarsi alle pressioni obbligatorie della nostra esistenza, quelle che ci spingono a studiare, laurearci, lavorare spesso ben oltre ogni orario per poter &#8220;avere quello che vogliamo&#8221;, o sovente &#8220;quello che si è deciso che dobbiamo volere&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12390"></span>Un meccanismo semplice ma difficile da individuare, quello che ci costringe a lavorare di più per comprare una macchina più potente magari per fare la sola strada che ci porta in ufficio, e per arrivare distrutti al fine settimana, con il solo desiderio di dormire e nulla più. O ancora per comprare oggetti che ci regalino l&#8217;illusione di una felicità transitoria, che ci spinge a volere sempre la cosa più nuova, appena uscita, che gli altri non hanno.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autore ci racconta di tutto questo, ma anche della ridefinizione dei propri obiettivi e della capacità di ritrovare l&#8217;ozio come creatività e non come indolenza, come momento personale e riflessivo, come serenità. Perché &#8220;il lavoro nobilita l&#8217;uomo&#8221; non è del tutto vero quando torni a casa tanto spossato da abbrutirti davanti alla tv. Solo che il cambiamento desiderato non va solo voluto: va programmato e organizzato, per non trovarsi poi depressi e avviliti.</p>
<p style="text-align: justify">La scelta deve essere consapevole, una decisione ragionata che dipende non dalla frustrazione del nostro quotidiano ma dalla comprensione del fatto che stiamo vivendo una vita che non ci piace, sotto dettami non scelti da noi, e che abbiamo altri obiettivi, altri sogni, altre idee. Solo a quel punto possiamo essere pronti a una semplificazione della nostra esistenza coerente e duratura.</p>
<p style="text-align: justify">Il volume è interessante e leggibile, anche se in molti punti è piuttosto prolisso, rimandando di continuo per un tot di capitoli a quello che &#8220;si dirà&#8221; nel libro senza entrare nel vivo degli argomenti. Le  idee esposte sono comunque validissime, e andrebbero diffuse: essere sicuri di quel che si vuole, porsi obiettivi realizzabili e fare ciò che serve per raggiungerli, eliminando il superfluo. Sembra semplice, ma vi accorgerete che non è esattamente così.</p>
<p style="text-align: justify">Una lettura che vorrei facessero tutti i &#8220;carrieristi&#8221;, e che ho già passato a mio marito&#8230;</p>
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		<title>Sulla scena del mistero, Bagnasco, Ferrero e Mautino</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 06:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[***Disclaimer: nonostante riguardi un saggio questa recensione oscillerà tra il serio e il faceto, nello spirito degli indagatori di mysteri*** Se &#8220;antiche civiltà scomparse&#8221; e &#8220;misteri&#8221; nella stessa frase vi fanno pensare a Vulvia, la pregevole parodia di Guzzanti, più che ai vari Giacobbo e Ruggeri, forse di questo libro non avete bisogno (anche se [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: center"><strong>***Disclaimer: nonostante riguardi un saggio questa recensione oscillerà tra il serio e il faceto, nello spirito degli indagatori di mysteri***</strong></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sulla-scena-del-mistero.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sulla-scena-del-mistero.jpg" alt="sulla scena del mistero" width="200" height="280" /></a>Se &#8220;antiche civiltà scomparse&#8221; e &#8220;misteri&#8221; nella stessa frase vi fanno pensare <a href="http://www.youtube.com/watch?v=TaXaHy_cm08" target="_blank">a Vulvia</a>, la pregevole parodia di Guzzanti, più che ai vari Giacobbo e Ruggeri, forse di questo libro non avete <em>bisogno </em>(anche se probabilmente avrete <em>voglia</em> di leggerlo). <strong>Sulla scena del mistero</strong> infatti non è certo una puntata di Voyager, ma <a href="http://www.ibs.it/code/9788851801342/bagnasco-stefano-ferrero-andrea/sulla-scena-del-mistero.html?shop=4558" target="_blank">un saggio sul metodo scientifico</a>, come illustra benissimo il sottotitolo &#8220;Guida scientifica all&#8217;indagine dei fenomeni inspiegabili&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Scritto da tre membri del <a href="http://www.cicap.org/new/index.php" target="_blank">CICAP</a>, il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, il saggio prende spunto dai <em>mysteri </em>(ovvero i fenomeni inspiegabili di natura non scientifica) che ormai più o meno tutte le trasmissioni propalano insieme a teorie tanto strampalate quanto per noi potrebbe essere la spiegazione del fulmine data da un antico greco.</p>
<p style="text-align: justify">Chi di voi, cambiando canale – spero –, non è mai incappato in un teschio di cristallo, o in un geroglifico raffigurante un alieno? Prima o poi tutti abbiamo visto qualche spezzone di queste trasmissioni, alcuni di noi armati di sano scetticismo o anche ironia, altri invece accettando acriticamente le varie ipotesi. Questo manuale fornisce gli strumenti per indagare questo tipo di mysteri, per fornire una spiegazione logica e razionale, alla quale in gran parte saremmo anche potuti arrivare da soli.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12328"></span>È questo infatti il succo della demistificazione, verificare le varie ipotesi e formularne di nuove, scientifiche, a partire da strumenti logici semplici e con tecniche replicabili: oltre al famosissimo <em>rasoio di Ockham</em> occorre ricordare anche il meno conosciuto <em>Imperativo Categorico di Hyman</em>. In alcuni casi si tratta anche di tentare di replicare il fenomeno a partire da componenti semplici, come per il sangue duplicato di San Gennaro o per i cerchi nel grano, e suppongo che questa sia la parte più divertente in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify">Sia chiaro, il saggio non pretende di affermare che non esistano extraterrestri, che non sia possibile la presenza di fenomeni attualmente inspiegabili o inspiegati e così via, cosa che sarebbe peraltro poco scientifica: per essere un bravo uomo di scienza bisogna mantenere una apertura relativa alle novità. Semplicemente cerca di far comprendere il semplice criterio che, prima di gridare &#8220;al mistero!&#8221;, bisogna verificare le alternative razionali. Per citarne uno che mi ha colpito: il <em>Meccanismo di Anticitera</em>, che per un lungo periodo fu un mystero, indagato con tecniche via via più moderne e specialistiche ha condotto a un progresso nella nostra conoscenza della tecnologia antica.</p>
<p style="text-align: justify">Gli scienziati veri, insomma, amano i mysteri: è attraverso le domande improbabili e la sfida di dar loro una risposta che si progredisce nel percorso della conoscenza. Se volete iniziare anche voi a indagare i fenomeni inspiegabili sulla vostra strada non avete che da leggere questo libro, che tra l&#8217;altro è una lettura piacevole e scorrevole, senza la pedanteria e la pesantezza di taluni trattati, ma anzi con una forma di arguzia e talvolta sottile ironia – e autoironia – che lo rendono ancora più accattivante.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, probabilmente questo libro, il Cicap e io stessa siamo parte di un complotto di alieni infiltrati in civiltà precolombiane per confondervi le idee e governare il mondo. Ah, un ultimo consiglio: se vi interessano i mysteri dovreste seguire quest&#8217;altro complottista qui, <a href="http://attivissimo.blogspot.com/" target="_blank">Paolo Attivissimo</a>.</p>
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		<title>Lungo viaggio di un&#8217;idea, I mestieri del libro, Ponte di Pino</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 06:50:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A.S. : dei Mestieri del libro, se ricordo bene, ne ha già parlato Livia tempo fa, e lo ha fatto, sempre se ricordo bene, da persona del &#8220;mestiere&#8221;, ossia da Editore; io ne parlo dal punto di vista del semplice lettore, ignaro ma curioso di ciò che avviene nelle segrete stanze di una Casa Editrice. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/mestieri-del-libro.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/mestieri-del-libro.jpg" alt="" width="200" height="321" /></a>A.S. : dei <strong>Mestieri del libro</strong>, se ricordo bene, ne ha già<a href="http://liblog.blogdo.net/saggi-e-manuali/monumento-alleditor-ignoto-i-mestieri-del-libro-ponte-di-pino-2/" target="_blank"> parlato Livia tempo fa</a>, e lo ha fatto, sempre se ricordo bene, da persona del &#8220;mestiere&#8221;, ossia da Editore; io ne parlo dal punto di vista del semplice lettore, ignaro ma curioso di ciò che avviene nelle segrete stanze di una Casa Editrice.</p>
<p style="text-align: justify">È raro che il lettore si domandi quali e quanti passaggi siano stati necessari e quante persone (a quale titolo e con quale specifica competenza e professionalità) siano state coinvolte per arrivare al risultato che ha tra  tra le mani: il libro appena acquistato.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12217"></span>È per questo lungo viaggio – dal testo dell&#8217;autore al lettore  – che ci accompagna passo passo Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti, facendoci virtualmente entrare e spiegandocene la funzione in quegli uffici di una Casa Editrice che, c&#8217;è da scommetterci, nemmeno lo scrittore, specie se esordiente, sa esistano: redazione, ufficio tecnico,, ufficio grafico, ufficio stampa, uffici commerciali: tutto e tutti contribuiscono alla confezione del “prodotto” libro.</p>
<p style="text-align: justify">E non è finita qui: si è solo a circa metà del viaggio. Una volta che il libro è fisicamente pronto, “fatto”, bisogna lanciarlo sul mercato, farlo conoscere ai librai e al pubblico, distribuirlo, reclamizzarlo e non è affatto una cosa semplice!</p>
<p style="text-align: justify">Grazie <a href="http://www.ibs.it/code/9788850215898/ponte-di-pino-oliviero/mestieri-del-libro-dall-autore.html?shop=4558" target="_blank">a questo saggio</a> ci si rende anche conto del modo assai differente in cui il libro può essere ed è visto. Per noi lettori è qualcosa che ci interessa più che altro per il contenuto, per ciò che l&#8217;autore vuole dirci; tutto il resto (colori, copertina, risvolti ecc.) ha per noi un&#8217;importanza relativa o, comunque secondaria. Per l&#8217;editore, per chi “fabbrica” il libro invece no: tutto deve tendere alla comunicazione, alla vendibilità dell&#8217;oggetto: va da sé che il contenuto dello stesso assuma un&#8217;importanza non relativa ma considerata da un punto di vista differente  &#8211; e può suonare un paradosso &#8211;  da quello del destinatario ultimo del prodotto. Di qui le soventi e ben note incomprensioni tra Autori e Editori ma, anche, a ben guardare, il difficile equilibrio tra testi validi e, appunto, mercato che gli editori devono  costantemente cercare e obbligatoriamente trovare. Per l&#8217;Autore il proprio scritto può essere un&#8217;espressione più o meno artistica, per l&#8217;Editore può eventualmente diventare un progetto, in ogni caso un investimento.</p>
<p style="text-align: justify">A meno che non sia collettiva, la scrittura è sempre un&#8217;attività solitaria, molto solitaria (scrittori  come Hemingway e filosofi come il rumeno Emil Cioran l&#8217;han testimoniato). Ma dal momento che il solitario frutto di quella scrittura è destinato alla pubblicazione, attorno a esso si affolla un&#8217;incredibile moltitudine di persone. E verrà pure il giorno in cui anche lo scrittore dovrà uscire dalla sua stanza silenziosa e venir a parlare del proprio libro a un potenziale pubblico di acquirenti.</p>
<p style="text-align: justify">A parte la pubblicazione, Oliviero Ponte di Pino, parla anche di altre vie che un libro può prendere: i diritti di traduzione, i premi letterari, i diritti per una trasposizione cinematografica. Se si è arrivati a questo punto, quel fascio di fogli o quel file di testo da cui tutto era nato molto tempo prima, di strada ne ha fatta davvero tanta.</p>
<p style="text-align: justify">E i <em>best seller</em> si possono costruire, prevedere? Fino ad un certo punto: certi libri sono poi, come i terremoti: il loro grande e inaspettato successo è imprevedibile: il caso ci mette sempre lo zampino. Quel che è e rimarrà sempre certo è che: «quando in biblioteca o in libreria prendiamo un libro a caso, lo apriamo e iniziamo a leggere, cominciando a intessere un dialogo muto con l&#8217;autore, viviamo un momento di straordinaria libertà». E si sa quale incommensurabile bene la libertà sia.</p>
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		<title>Il mito dell&#8217;alchimia e l&#8217;alchimia asiatica, Eliade</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 06:58:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questo libro di poco più di un centinaio di pagine, Il mito dell&#8217;alchimia e l&#8217;alchimia asiatica, si possono trovare due bei saggi del grande studioso rumeno Mircea Eliade (1907-1986). Due bei saggi sull&#8217;alchimia vista nella prospettiva della Storia delle religioni. E con essi, Eliade conferisce all&#8217;argomento serietà e dignità accademiche e non solo. Dir ciò, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/mito-alchimia.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/mito-alchimia.jpg" alt="" width="200" height="317" /></a>In <a href="http://www.ibs.it/code/9788833913094/eliade-mircea/mito-dell-alchimia-seguito-da.html" target="_blank">questo libro</a> di poco più di un centinaio di pagine, <strong>Il mito dell&#8217;alchimia e l&#8217;alchimia asiatica</strong>, si possono trovare due bei saggi del grande studioso rumeno Mircea Eliade (1907-1986). Due bei saggi sull&#8217;alchimia vista nella prospettiva della Storia delle religioni. E con essi, Eliade conferisce all&#8217;argomento serietà e dignità accademiche e non solo. Dir ciò, inoltre, non significa affatto che il suo stile sia quanto mai pedante, pesante e noioso: certo, ci son molte note a piè di pagina ma questo va a intralciare ben poco una prosa elegante, essenziale e chiara.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autore, nel primo dei due saggi spiega come sia nato e come si sia caratterizzato il fenomeno della pratica dell&#8217;Alchimia., corpo di antiche conoscenze e pratiche che viene scoperto in un dato periodo che poi va in &#8220;letargo&#8221; e che, successivamente, nei secoli viene riscoperto e si conforma in qualche modo anche allo spirito dei tempi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12212"></span>Eliade sottolinea più volte un aspetto dell&#8217;Alchimia: quello spirituale. Infatti, benché eminentemente pratica, quel progetto e quel fine di voler trasmutare in oro il vile metallo non aveva né ha mai ebbe un significato del tutto letterale. Il processo era sempre quello di un ritorno alle incorrotte origini, una continua purificazione attraverso vari stadi e stati materiali fino a quelle per poter poi assumere uno splendore incontaminato e reale e ormai non più influenzabile e, quindi, immortale. Tutto ciò è una metafora spirituale che rasenta se non proprio si giustappone al misticismo. È ben l&#8217;autore lo fa notare quando, illustrando l&#8217;alchimia cinese scrive:</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;alchimia è stata, e resta, una tecnica spirituale attraverso cui l&#8217;uomo può assimilare le virtù che reggono l&#8217;esistenza e perseguire l&#8217;immortalità. L&#8217;Elixir di lunga vita non è altro che l&#8217;immortalità, fine di tutte le tecniche mistiche di ogni epoca e luogo. L&#8217;alchimista alla ricerca dell&#8217;Elixir è più simile al mistico che cerca la propria via all&#8217;immortalità che non all&#8217;uomo di scienza.</p>
<p style="text-align: justify">E considerazione analoga va fatta anche per intendere l&#8217;«oro alchemico», specialmente in Cina: non solo qualcosa di concreto ma, altresì, esperienza mistica, assumendolo (a quanto si comprende, mangiandolo proprio) conferisce l&#8217;immortalita per rigenerazione.</p>
<p style="text-align: justify">Certo, da questo punto di vista l&#8217;alchimia intesa come pura pre-chimica è una visione della disciplina quanto meno riduttiva. Se, invece la si considera nel suo intento e fine più ampio e spirituale, la ritroviamo in vari ambiti. Mircea Eliade mori nell&#8217;86 ma se fosse vissuto in epoca più vicina alla nostra, chissà, avrebbe trovato un&#8217;analogia con gli obbiettivi e i processi posti in essere dall&#8217;alchimista con gli studi di Biologia sulle cellule staminali indifferenziate: anche di queste si studiano le dinamiche col fine di un ritorno all&#8217;origine e di una rigenerazione.</p>
<p style="text-align: justify">È ovvio che un biologo che fa questi studi non è un alchimista ma è altrettanto innegabile che, in linea di massima, pur nella loro diversità, i loro desideri, fini e modi d&#8217;agire, si assomiglino e non poco.</p>
<p>Chi vivrà vedrà.</p>
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		<title>I migliori libri di poker</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 05:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L&#39;Ospite Inatteso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi ospitiamo la nostra collega blogdoka Luciana, di AllTheWord, che ci parla di manuali per giocatori di poker: Di libri sul poker ce ne sono davvero pochi; alcuni sono però importanti da leggere e vanno presi come una vera e propria guida. Questo perché gli autori sono dei veri giocatori che oltre a teorie, statistiche [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>Oggi ospitiamo la nostra collega blogdoka Luciana, di <a href="http://alltheword.blogdo.net/" target="_blank">AllTheWord</a>, che ci parla di manuali per giocatori di poker:</p>
<p style="text-align: justify">Di libri sul poker ce ne sono davvero pochi; alcuni sono però importanti da leggere e vanno presi come una vera e propria guida. Questo perché gli autori sono dei veri giocatori che oltre a teorie, statistiche e consigli hanno alle spalle tanta pratica, ed è per questo motivo che da loro si può solo imparare. Oggi il Poker è diventato uno sport e molti sono gli appassionati che giocano su poker room online, come <a href="http://www.gamblingplanet.org/it/casino-reviews/Europa-Casino" target="_blank">Europa Casino</a> e altre. Per diventare bravi e avere qualche soddisfazione bisogna trovare il mix giusto tra allenarsi e soprattutto leggere, informarsi e guardare le mosse dei giocatori professionisti.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12082"></span>I testi fondamentali per un futuro giocatore di poker sono: <strong>Harrington in Hold &#8216;Em</strong> volume 1-3 di Dan Harrington e Bill Robertie, che contengono un bell&#8217;approfondimento su tecniche e strategie; <strong>Super System</strong> di Doyle Brunson volume 1 e 2, in cui vengono evidenziati i massimi sistemi e probabilità del poker; <strong>Online Ace</strong> di Scott Fishman, che riporta i pensieri di un giocatore che gioca bene sia online che live; <strong>Killer Poker Online</strong> di John Vorhaus, in cui l&#8217;autore riflette sulla dominazione del gioco; <strong>Il libro delle confessioni di Caro, il linguaggio del corpo e la psicologia del poker</strong> di Mike Caro, un guru che mostra i vari scenari del poker.</p>
<p style="text-align: justify">Ogni libro sopra citato è scritto da ambiti giocatori di poker professionisti, gli stessi personaggi che si vedono ai Casinò di Las Vegas ogni sera. Alcuni di loro hanno vinto vari braccialetti Wsop e hanno fatto del poker il loro lavoro e la loro fortuna. In questi libri troverete approfondimenti utili che vi aiuteranno a iniziare il vostro percorso di gioco, ma anche molte informazioni utili se avete già iniziato a giocare e volete diventare veri campioni. Se vi piacciono anche altri giochi come <a href="http://www.gamblingplanet.org/it/blackjack.php" target="_blank">blackjack online</a>, roulette, keno, video poker, slot machines e altri, iniziare con il poker può essere la giusta via.</p>
<p style="text-align: justify">Allenarsi però non basta: bisogna documentarsi per migliorare le proprie prestazioni!</p>
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		<title>Gli angeli danzano, gli angeli muoiono, Butler</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 05:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come forse qualcuno avrà intuito, sono una fan di Jim Morrison. La sua vita, il suo essere ben oltre la realtà del suo tempo, ma anche la sua poetica mai abbastanza riconosciuta, hanno esercitato un fascino insondabile su diverse generazioni, tra cui la mia. Un fascino tale che i fiumi di inchiostro spesi per indagarne [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/05/angeli-danzano.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="angeli danzano" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/05/angeli-danzano.jpg" alt="" width="100" height="160" /></a>Come forse qualcuno avrà intuito, sono una fan di Jim Morrison. La sua vita, il suo essere ben oltre la realtà del suo tempo, ma anche la sua poetica mai abbastanza riconosciuta, hanno esercitato un fascino insondabile su diverse generazioni, tra cui la mia. Un fascino tale che i fiumi di inchiostro spesi per indagarne ogni minimo aspetto non sembrano mai essere sufficienti.</p>
<p style="text-align: justify">Per quel che mi riguarda, credo di aver letto quattro o cinque biografie su Jim e i Doors e pensavo di averne abbastanza. Poi, su uno scaffale dimenticato, ho <a href="http://www.ibs.it/code/9788838481659/butler-patricia/angeli-danzano-gli-angeli.html?shop=4558">notato questa</a>: una bella edizione della Piemme di <strong>Gli angeli danzano, gli angeli muoiono</strong>, il romanzo di Patricia Butler sulla storia d’amore di Jim Morrison e Pamela Courson, la sua compagnia ufficiale.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11771"></span>Se devo dire la verità, il punto debole è la coerenza del testo: il libro si basa per lo più sui racconti fatti alla scrittrice da parte dei personaggi dell’entourage dei Doors, diretti testimoni della vita a due di Jim e Pam. Il risultato non è né romanzo, né raccolta di interviste, ma un ibrido poco organico. A parte ciò però emergono con dovizia di particolari le figure di Jim e Pam nei loro ruoli di “seducenti sbandati” che tanto fanno presa sul pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">Ciò che mi ha colpita di più è senza dubbio il tentativo di “difendere” Pam Courson dalle accuse che nel corso del tempo le sono state mosse: quelle cioè di aver causato – direttamente o indirettamente – la morte del rocker. Secondo questo libro, dopo una vita senza alcuna regola, Jim sarebbe deceduto per un banale attacco d’asma. Altre biografie ritengono che la crisi sia pervenuta in seguito ad un’overdose di eroina.</p>
<p style="text-align: justify">Se fosse vera la prima ipotesi Pam risulterebbe innocente, nel secondo caso – data la sua morte per overdose tre anni più tardi – potremmo avere qualche dubbio.</p>
<p style="text-align: justify">Secondo me, la morte del leader dei Doors è un mistero che resterà tale ed è preferibile ricordarne le opere, piuttosto che la condotta sregolata. Quel che è certo è che, nonostante i reciproci tradimenti, le sfuriate e le riconciliazioni, il matrimonio mancato, l’assenza di figli, le separazioni, i tentativi di mettere la testa a posto, l’alcool e la fama che potevano essere d’ostacolo, questi due si amarono moltissimo.</p>
<p style="text-align: justify">Per contrasto, la Butler fa giocare ai componenti dei Doors un ruolo quasi da antagonisti: Pam detestava il legame tra Jim e gli altri del gruppo, perché essi rappresentavano degli ostacoli alla realizzazione di ciò che lei credeva essere il bene per il proprio uomo, tanto è vero che il loro periodo più sereno sembra essere stato quello trascorso a Parigi lontano da tutto e da tutti.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante il libro si presenti come resoconto di una storia d’amore è inevitabile che l’attenzione del lettore si sposti più su Jim, nonostante i tentativi dell’autrice di elevare Pam sullo stesso altare. In questo forse il progetto non è riuscito a pieno, ma si trattava di una missione davvero difficile considerando di stare trattando la vita di un personaggio ormai entrato nella leggenda della musica contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify">Il che, per Jim Morrison, è un limite: più che mai si fa caso alla sua aura da rocker maledetto invece di prestare ascolto alla sua voce di poeta sensibile e fragile, osservatore di un’epoca di profondi mutamenti e suo testimone autorevole.</p>
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		<title>Dov&#8217;è la Letteratura? Scritture a perdere, Ferroni</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 05:50:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che sberle, ragazzi! Degne dei migliori Bud Spencer &#38; Terence Hill. E non sono finte. In questo suo Scritture a perdere Ferroni mette a nudo senza delicatezze e pudori alcuni aspetti della macchina letteraria, sottolineando il connubio in essa insito tra marketing, mass-media e tutto quanto possa servire (e asservire) il consumismo editoriale (e non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/06/Scritture-a-perdere.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="Scritture a perdere" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/06/Scritture-a-perdere.jpg" alt="Scritture a perdere" width="100" height="175" /></a>Che sberle, ragazzi! Degne dei migliori Bud Spencer &amp; Terence Hill. E non sono finte. In questo suo <strong>Scritture a perdere</strong> Ferroni mette a nudo senza delicatezze e pudori alcuni aspetti della macchina letteraria, sottolineando il connubio in essa insito tra marketing, mass-media e tutto quanto possa servire (e asservire) il consumismo editoriale (e non solo), lasciando in questo modo alla Letteratura (con la L maiuscola), e chi la produce il tempo che trovano o un lento immiserirsi fin quasi a sparire. Ad essere “postuma”, come dice l&#8217;autore.</p>
<p style="text-align: justify">Non che la produzione letteraria odierna e recente sia tutta da buttare ma è piuttosto dettata dalle leggi dell&#8217;apparire, piuttosto che da quelle dell&#8217;essere. È chi riesce in qualche modo a “far notizia”, audience, ad apparire, appunto, in TV, nei talk show, nei dibattiti l&#8217;Autore che viene pubblicato e ha successo e – ancora apparentemente – qualcosa da dire al mondo. Se lo scrittore è in balìa di questi meccanismi produttivo-mediatici, anche la sua funzione pedagogica nei confronti del pubblico e, quindi, della società, viene meno.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11808"></span>A sostegno di questa sua tesi, Ferroni menziona e parla di alcuni autori che negli anni recenti han molto fatto parlare di sé. In questo contesto, anche la funzione della Critica è smorzata e, lungi dall&#8217;esser “militante”, non si perita neanche di offrire una guida, un confronto. Tutto questo toglie spazio ad altri scrittori che, pur non essendo forse tanto noti, avendo certamente meno visibilità, offrono prodotti di maggior sensibilità, spessore e profondità.</p>
<p style="text-align: justify">La produzione letteraria, soprattutto di romanzi, è inflazionata ed eccessiva al punto da rendere pressoché impossibile distinguere ciò che è valido da ciò che non lo è. È non solo “tanta” ma, in più, è appiattita sull&#8217;estetica imposta dai mass-media che “plasmano” il mondo e, con esso, il gusto del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify">C&#8217;è qualche possibilità di uscita? Dopo l&#8217;analisi e la critica, Ferroni sì, di strade praticabili, ne indica e, dal punto di vista più prettamente letterario, son quelle del racconto (a suo dire più appropriato ed efficace, come forma di scrittura breve, del romanzo per circoscrivere e focalizzare le tematiche e gli argomenti; del saggio, della cosiddetta autofiction che, a quanto è possibile capire, è un parlare di sé, delle proprie esperienze, ma soltanto come spunto, per poi generalizzare in significati più ampi. Cita e illustra anche opere e autori – alcuni non molto conosciuti ed editi da altrettanto poco conosciute Case Editrici – nei quali è possibile rintracciare qualcosa di più vicino alla Literacy (come dicono gli Inglesi), qualcosa di meno effimero, passeggero, superficiale.</p>
<p style="text-align: justify">La conclusione – che è al contempo un appello – consiste nell&#8217;auspicare, nel raccomandare una produzione letteraria meno inflazionata, più essenziale e propositiva, responsabile, che torni ad essere spunto di riflessione e guida e non faccia parte di quel (purtroppo) folto gruppo che sono le “scritture a perdere”. Se nel &#8217;48 Jean-Paul Sartre si domandava <em>Che cos&#8217;è la letteratura?</em>, dopo aver letto <a href="http://www.ibs.it/code/9788842092650/ferroni-giulio/scritture-a-perdere-la.html?shop=4558" target="_blank">questo saggio</a> di Giulio Ferroni vien da chiedersi, contemplando le proposte editoriali degli ultimi anni, “dov&#8217;è la Letteratura?”</p>
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		<title>Vegetariani&#8230; e allora?, Ribezzo e Crema</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 05:03:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono decisioni che si pigliano con fare immediato, talvolta sospinti da un&#8217;emozione momentanea, e scelte che vengono meditate a lungo, magari con l&#8217;aiuto di esperti e leggendo saggi in materia, documentandosi il più possibile. È quello che ho deciso di fare io in merito alla mia alimentazione; iniziando da Toxic e Buono da mangiare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/05/Vegetariani.jpg"><img class="alignleft" style="float: left;border: 1px solid black" title="Vegetariani" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/05/Vegetariani.jpg" alt="Vegetariani" width="100" height="140" /></a>Ci sono decisioni che si pigliano con fare immediato, talvolta sospinti da un&#8217;emozione momentanea, e scelte che vengono meditate a lungo, magari con l&#8217;aiuto di esperti e leggendo saggi in materia, documentandosi il più possibile. È quello che ho deciso di fare io in merito alla mia alimentazione; iniziando da <em>Toxic </em>e <em>Buono da mangiare </em>(di cui parlerò più avanti) e proseguendo con<strong> Vegetariani&#8230; e allora?, un manuale semi-serio di sopravvivenza per neovegetariani</strong>, di Edizioni Cosmopolis.</p>
<p style="text-align: justify">È un percorso sicuramente non facile quello che si trova davanti chi sta valutando se eliminare dalla propria dieta il consumo di animali, scontrandosi con mille persone che dicono &#8220;ma perché?&#8221;, &#8220;ma starai male&#8221;, &#8220;ma che stupidaggine&#8221;. Questo libro può essere un valido aiuto nel trovare le risposte giuste da dare a chi si sente in diritto di giudicare una scelta personale e ragionata.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11654"></span>Il manuale compie un&#8217;analisi dettagliata delle varie opzioni possibili, dai falsi vegetariani ai vegan, degli alimenti sostitutivi e delle ignoranze più diffuse. Interessante poi la carrellata di personaggi storici famosi che non solo erano vegetariani, ma anche animalisti convinti – ché le due cose coincidono quasi sempre: Leonardo da Vinci, Plutarco, Kafka, Einstein, Smith, Coetzee, Sting.</p>
<p style="text-align: justify">Stupisce soprattutto la presenza di molti atleti famosi a livello mondiale, segno che non si diventa poi così deboli con una dieta senza carne; due su tutti Boris Becker e Carl Lewis; e un&#8217;infinità di personaggi di fantasia che popolano le nostre letture o visioni, da Lisa Simpson a Dylan Dog.</p>
<p style="text-align: justify">Per i vegetariani viaggiatori c&#8217;è anche un piccolo vocabolario per riuscire a ordinare dei piatti compatibili con la propria scelta. Ma la parte davvero imperdibile è quella delle FAQ, in cui troverete le risposte migliori e più ironiche a chi vi farà le domande classiche: &#8220;ma le verdure non soffrono?&#8221;, &#8220;ma l&#8217;uomo è carnivoro&#8221;, ma, ma, ma&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Unico difetto secondo me è l&#8217;attenzione un po&#8217; troppo spiccata per la dieta Vegan, proposta più volte come eticamente migliore: si rischia di disincentivare chi è diventato da poco vegetariano e si sente in quel momento appagato per aver fatto una scelta morale importante e per essere riuscito a portarla avanti serenamente.</p>
<p style="text-align: justify">Un libro da leggere per decidere cosa mangiare senza essere vittime acritiche di costumi acquisiti dal proprio ambiente o famiglia: si può essere carnivori, vegetariani o vegan, l&#8217;importante è che comunque sia una scelta ragionata e consapevole.</p>
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		<title>La libridine &#8211; I fantasmi delle biblioteche, Bonnet</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 04:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/fantasmi-delle-biblioteche.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="fantasmi delle biblioteche" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/fantasmi-delle-biblioteche.jpg" alt="fantasmi delle biblioteche" width="100" height="140" /></a>Di certo ci dev&#8217;essere qualche cosa di libidinoso se un appassionato lettore si compra e legge un bel libretto di un editore-scrittore nonché traduttore come Jacques Bonnet che tratta dei problemi di chi legge sul serio e ha a che fare con biblioteche da 20.000 (diconsi ventimila) volumi in su; in questo caso, allora, ci dev&#8217;essere qualcosa di più che libidinoso, qualcosa di patologicamente libidinoso. Facendo la somma, tra libri e libidine, vien fuori il neologismo <em>libridine</em>.</p>
<p style="text-align: justify">In <strong>Fantasmi delle biblioteche</strong> Bonnet non si definisce un bibliofilo né un collezionista, piuttosto un bibliomane (ce ne sono vari tipi), che nella propria libreria vuole avere un po&#8217; se non quasi tutto; e questo include anche libri d&#8217;arte, fotografici e altro materiale multimediale.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11492"></span>Per chi ha una biblioteca casalinga (anche ben fornita) i problemi che incontra per gestirla, benché in misura ovviamente minore, son gli stessi: dove mettere i libri che possono avere formati e misure diversi: si capirà che dai 20.000 in su non basta aggiungere qualche scaffale ove possibile, bisogna pensare a stanze intere se non a locali esterni alla propria abitazione; che categorizzazione seguire per dare a quei libri una collocazione tale da poterli ritrovare con facilità e rapidità.</p>
<p style="text-align: justify">Son gli stessi problemi in cui ci si imbatte quando si decide che struttura dare ad un database: finché si presume gli elementi siano pochi, la cosa è abbastanza semplice, ma le cose si complicano quando si sa già in partenza che la massa di dati da organizzare è di per sé notevole  e lo sarà sempre di più col passare del tempo. Purtroppo, per i libri nessun criterio sembra del tutto soddisfacente: bisogna porre in essere saggi compromessi che fan convivere criteri differenti di catalogazione/collocazione.</p>
<p style="text-align: justify">Ma Bonnet non si limita ad affrontare questioni molto pratiche: egli tratta tutti i possibili argomenti inerenti a quello principale: la biblioteca (i modi di leggere, come “arrivano” i libri in una biblioteca, le particolari difficoltà di gestione delle pubblicazioni d&#8217;Arte ecc.) e, facendolo, riporta curiosità, abitudini, manie e aneddoti di e su scrittori noti e meno noti davvero piacevoli e, spesso, non molto conosciuti anche da lettori “forti” di vaste ed eclettiche letture.</p>
<p style="text-align: justify">Davvero interessante è il capitolo dedicato ai personaggi letterari e agli autori. Con argomentazioni convincenti e con acume, Bonnet, sostiene che, i personaggi letterari son quelli veramente “reali”, mentre i loro “autori sono solo personaggi fittizi; di loro si conoscono certi dati biografici, che non bastano mai a farne degli esseri veramente reali. Invece la biografia di un personaggio letterario, anche se incompleta – e si dichiara tale – è perfettamente plausibile, così come il suo creatore l&#8217;ha voluta.”</p>
<p style="text-align: justify">Di fatto, di certi autori dell&#8217;antichità e vissuti in secoli più vicini al nostro, ben poco sappiamo: Omero, Virgilio, Cervantes, Shakespeare, chi furono realmente costoro? E, in più, a sostegno di questa tesi, c&#8217;è anche il vezzo di alcuni autori di presentarsi ed essere conosciuti con uno pseudonimo se non proprio nascondersi nell&#8217;anonimato. A questo proposito, Bonnet menziona un libro – <em>Madame Solario</em> – uscito nel 1956, sull&#8217;autore del quale si fecero innumerevoli ipotesi, “la più celebre afferma&#8230;sia addirittura Winston Churchill” che, ricordiamo, vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.ibs.it/code/9788838924385/bonnet-jacques/fantasmi-delle-biblioteche.html?shop=4558" target="_blank">A inizio libro</a> c&#8217;è una citazione di Charles Nodier (1780-1844) secondo cui “Dopo il piacere di possedere i libri, nessun altro eguaglia quello di parlarne”. Vero, verissimo, in questa sede di questo piacere ne godiamo sempre.</p>
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		<title>Twilight. Manuale di seduzione, Morandi</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Apr 2010 05:11:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se tra le affezionate lettrici di Liblog c&#8217;è qualcuna che non sa che farsene dell&#8217;amore di un uomo del nostro mondo perché il suo più grande sogno (neanche tanto inconfessato) è quello di pescare nell&#8217;altro, troverà molto interessante questo libro. Non sto parlando di necrofilia, per quanto sui gusti non si discuta, quanto piuttosto di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/manuale-di-seduzione-twilight.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="manuale di seduzione twilight" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/manuale-di-seduzione-twilight.jpg" alt="manuale di seduzione twilight" width="100" height="142" /></a>Se tra le affezionate lettrici di Liblog c&#8217;è qualcuna che non sa che farsene dell&#8217;amore di un uomo del nostro mondo perché il suo più grande sogno (neanche tanto inconfessato) è quello di pescare nell&#8217;altro, troverà molto interessante questo libro. Non sto parlando di necrofilia, per quanto sui gusti non si discuta, quanto piuttosto di vampirismo, inteso non come desiderio di diventare un non-morto con i canini quanto piuttosto..di impalmarne uno!</p>
<p style="text-align: justify">Confessate, leggendo queste parole il pensiero di buona parte di voi è andato subito verso il vampiro più “in” del momento, l&#8217;unico che possa vantare degli splendidi occhi dorati da agnellino più che da predatore notturno. Ebbene, se il vostro sogno è proprio di conquistare il signor Edward Cullen allora non potete farvi mancare questo <strong>Twilight- manuale di seduzione</strong> di Sabina Morandi, vero e proprio <a href="http://www.ibs.it/code/9788862370172/morandi-sabrina/twilight-manuale-di-seduzione.html?shop=4558" target="_blank">compendio di istruzioni per l&#8217;uso</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11505"></span>È doveroso però che faccia una precisazione, se a qualche fan della Anne Rice o di Buffy si sono illuminati gli occhi leggendo queste righe: probabilmente, seguendo passo passo le istruzioni dell&#8217;autrice nessun Lestat o Angel o tantomeno Spike cadrà ai vostri piedi. Lo devo dire, con vero rammarico personale, perché tutto il manuale è rivolto a uso (sperando chiaramente in un consumo futuro) del vampiro della Meyer.</p>
<p style="text-align: justify">Altra precisazione: se tra di voi c&#8217;è qualcuno che ancora si chiede che cosa diavolo il vampiro più cool del ventunesimo secolo ci trovi nella goffa e sgraziata Bella, non compri il libro sperando di trovarvi dentro una spiegazione. La Morandi prende l&#8217;amore tra il bel vampiro e l&#8217;umana come dato di fatto e ne trae delle intelligenti conclusioni: è inutile porsi sterili domande sul perché ciò avvenga, è evidente che l&#8217;unico modo per conquistare anche noi un bel vampiro dagli occhi dorati è comportarsi esattamente come fa l&#8217;eroina del libro!</p>
<p style="text-align: justify">La Morandi lo dice a chiare lettere, senza girarci intorno: per quanto illogico e sconclusionato, persino patetico possa sembrare a volte il comportamento di Bella a noi ragazze moderne forti e indipendenti, evidentemente funziona. Ci sono ben quattro libri a testimoniarlo! Quindi bando alle ciance e sotto con gli svenimenti, le cadute improvvise, le occhiate da cerbiatta indifesa: se faremo esattamente come l&#8217;autrice ci suggerirà, non potremo mancare di colpire al cuore (termine forse inappropriato parlando di un morto) il nostro bersaglio. L&#8217;unica perplessità della nostra autrice, peraltro condivisibile, non è sul risultato, scontato, ma sulla premessa: perché tante giovani sembrano avere come unico desiderio “di cercarsi uno con i canini – e presumibilmente anche l&#8217;alito – del proprio gatto”?</p>
<p style="text-align: justify">Cavalcando l&#8217;onda del successo commerciale e di pubblico di Twilight, ma in generale di tutto il genere vampiresco, la giornalista italiana decide di farne dell&#8217;ironia a modo suo e devo dire, con classe. Il libriccino regala molti più sorrisi che grasse risate, lo confesso, ma il tutto avviene senza mai scadere nell&#8217;insulto gratuito, perché la Morandi sta alla larga da qualsiasi bassa insinuazione nei confronti delle capacità narrative dell&#8217;autrice americana tanto che non è facile capire, alla fine, se a lei i libri sono piaciuti oppure no.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere per rilassarsi un paio d&#8217;ore, aspettando di vedere quale moda sostituirà quella dei vampiri.</p>
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		<title>Refusi, Cassini</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 05:50:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Probabilmente non tutti sanno chi è Marco Cassini. Alcuni, che conosco personalmente, lo considerano il loro mito, con la sua storia di editoria coraggiosa, magari un po&#8217; incosciente all&#8217;inizio, ma vincente. Perché Refusi, il suo Diario di un editore inCorreggibile, racconta proprio la nascita e le storie quotidiane della casa editrice da lui fondata con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/Refusi.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="Refusi" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/Refusi.jpg" alt="" width="100" height="149" /></a>Probabilmente non tutti sanno chi è Marco Cassini. Alcuni, che conosco personalmente, lo considerano il loro mito, con la sua storia di editoria coraggiosa, magari un po&#8217; incosciente all&#8217;inizio, ma vincente. Perché <strong>Refusi</strong>, il suo <em>Diario di un editore inCorreggibile</em>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788842087809/cassini-marco/refusi-diario-di-un.html?shop=4558" target="_blank">racconta proprio la nascita</a> e le storie quotidiane della casa editrice da lui fondata con Daniele Di Gennaro, la <a href="http://www.minimumfax.com/" target="_blank">Minimum fax</a>.</p>
<p style="text-align: justify">A partire dal pretesto della sua diagnosi di stress, che però non mi sembra troppo difficile accettare come realtà e non come finzione letteraria, l&#8217;autore scrive della sua avventura e di come ha cambiato realmente la sua vita, ma anche di come sia distante dall&#8217;immaginario che ne aveva.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11386"></span>La vita di un editore, infatti, non è fatta di incontri in fumosi bar parigini con autori da nobel a discutere dei massimi sistemi letterari, ma di pragmatiche riunioni in cui discutere di rendiconti, distribuzione, editing, progetti editoriali e una discreta quantità di altri impegni &#8220;tecnici&#8221;, che poco attengono all&#8217;idealizzazione diffusa della figura di editore come grande mecenate ma hanno più a che fare con la figura dell&#8217;imprenditore.</p>
<p style="text-align: justify">Sono episodi che fanno riflettere su come l&#8217;editoria viene vista dall&#8217;esterno, dal famoso &#8220;panettiere&#8221; che ti chiede solo un&#8217;opinione, come se tu del pane gli chiedessi un campione valutativo gratuito, e come venga vissuta da chi ci lavora con passione, dedizione e orgoglio, spesso arrabbiandosi nella lettura di libri pieni di errori, refusi, cattive traduzioni. Perché una cosa è sicura: l&#8217;editore serio non tiene solo al proprio libro, ma ama il libro in generale, apprezzando quelli di buona fattura e infastidendosi per quelli scadenti.</p>
<p style="text-align: justify">Racconta anche di questioni che fanno parte, in piccolissimo, anche della mia esistenza: la &#8220;deformazione professionale&#8221; durante la lettura, l&#8217;assalto del vicino dell&#8217;amico del parente, il calcolo del famoso e funesto break even point (il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Punto_di_pareggio" target="_blank">punto di pareggio</a>: quanti libri devo vendere per rientrare delle sole spese?) e la scelta se farne un cardine o scommettere su prodotti culturali dalla difficile vendibilità. E alla fine, comunque, c&#8217;è ampio spazio per rincuorarsi e per ricominciare a sognare almeno un po&#8217;, con l&#8217;aneddoto su Carver – di cui null&#8217;altro vi dirò – che trovate in fondo al libro.</p>
<p style="text-align: justify">Se avete mai accarezzato l&#8217;idea di diventare editori, ispirati magari proprio dalla storia di Minimum fax, e state considerando l&#8217;eventualità e i passi da fare, una lettura a questo diario-saggio è d&#8217;obbligo: vi toglierà la parte velleitaria del desiderio per darvi un&#8217;idea reale di come sia la vita di chi fa questo lavoro con serietà e passione.</p>
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		<title>Noi e loro, Di Girolamo</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 06:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quando collaboro con questo blog, mi sono capitate tra le mani opere che probabilmente mai avrei letto. Alcune sono state gradevoli sorprese, altre un po’ meno. Oggi vi parlo di un libro appartenente a un genere che mi ha sempre incuriosito ma che ho frequentato poco: l’Ufologia. Noi e Loro (sottotitolo T &#38; ET) [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/noi-e-loro.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="noi e loro" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/noi-e-loro.jpg" alt="Noi e loro, T &amp; ET" width="100" height="140" /></a>Da quando collaboro con questo blog, mi sono capitate tra le mani opere che probabilmente mai avrei letto. Alcune sono state gradevoli sorprese, altre un po’ meno. Oggi vi parlo <a href="http://www.ibs.it/code/9788889983126/di-girolamo-paolo/noi-e-loro-t.html?shop=4558" target="_blank">di un libro</a> appartenente a un genere che mi ha sempre incuriosito ma che ho frequentato poco: l’Ufologia.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Noi e Loro</em> (sottotitolo <em>T &amp; ET</em>) parla delle diverse specie di alieni che da anni visitano il nostro pianeta e delle loro interazioni con la razza umana. L’autore – Paolo Di Girolamo, studioso di fenomeni legati agli U.F.O. sin dal 1955 – cerca di trarre un senso dai molti contatti alieni a cominciare da quelli avuti da lui stesso. Dalla maggiore frequenza e complessità di tali incontri sembra emergere un disegno preciso: abituarci all’idea che non siamo soli nell’universo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11275"></span></p>
<p style="text-align: justify">Vi dico subito che <em>Noi e Loro</em> è un libro indirizzato soprattutto agli appassionati di UFO: non è né uno studio scientifico sul fenomeno né tantomeno cerca di convincere sull’esistenza della vita aliena. Piuttosto pone l’accento sulle conclusioni che si possono trarre dai <em>contatti</em> avuti da svariati autori in giro per il mondo, tra cui lo stesso autore nell’Italia degli anni sessanta.</p>
<p style="text-align: justify">La prima conclusione è che sono diverse le specie aliene che visitano o abitano la Terra con sempre maggiore frequenza. Altrettanto vari i loro scopi. Se gli <em>Ummu</em> si limitano ad osservarci, i <em>Grigi </em>(quelli di <em>Incontri ravvicinati del terzo tipo</em>) vogliono usarci per esperimenti genetici. I <em>Janos</em> hanno bisogno di una nuova patria mentre i <em>w56</em> cercano di salvarci dai terribili <em>CTR</em>. Non mancano quelli che vogliono salvarci da un’imminente catastrofe causata da un astro in transito nel sistema solare …</p>
<p style="text-align: justify">Quel che è certo è che gli alieni, ormai, fanno parte dell’immaginario collettivo tanto che l’autore ipotizza l’esistenza di un piano preciso per farci accettare la loro presenza in vista di un nostro futuro ingresso nella comunità galattica. In quest’ottica si spiega la sempre maggiore quantità di avvistamenti, incontri, rapimenti etc.</p>
<p style="text-align: justify">Delle diverse teorie o prove che appaiono nel testo Di Girolamo, indica meticolosamente tutte le fonti ed è presente una buona bibliografia. Per quanto riguarda l’aspetto più prettamente letterario devo dire che non è altrettanto efficace. La prosa non è molto brillante e spesso è difficile seguire il filo logico dei pensieri dell’autore.</p>
<p style="text-align: justify">Anche se poteva sicuramente essere scritto meglio<em> Noi e Loro</em> è un buon punto di partenza per approfondire la propria conoscenza del fenomeno U.F.O. e, magari, riflettere sulle sue conseguenze.</p>
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		<title>Battiato &#8211; io chi sono?, Bossari</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 06:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Franco Battiato è da sempre riconosciuto come il più mistico dei grandi cantautori italiani. La ricerca spirituale intrapresa fin dai primi anni 70 ha segnato un cammino artistico profondamente caratterizzato da tale costante tensione verso il trascendente. Accanto al grande maestro di ironia e di citazioni avanguardiste che ha scritto album come La voce del [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/battiato-io-chi-sono.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="battiato io chi sono" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/battiato-io-chi-sono.jpg" alt="battiato - io chi sono?" width="100" height="164" /></a>Franco Battiato è da sempre riconosciuto come il più mistico dei grandi cantautori italiani. La ricerca spirituale intrapresa fin dai primi anni 70 ha segnato un cammino artistico profondamente caratterizzato da tale costante tensione verso il trascendente.</p>
<p style="text-align: justify">Accanto al grande maestro di ironia e di citazioni avanguardiste che ha scritto album come <em>La voce del padrone</em> e <em>L’imboscata</em>, e successi da juke box per voci come Milva, Alice, Giuni Russo, che ha vinto Sanremo come autore, che ci ha fatto canticchiare sotto la doccia tanto i versi di un filosofo come Manlio Sgalambro quanto gli ombrelloni-oni-oni delle estati al mare, vi è l’ascetico autore di canzoni ispirate a stati di preghiera o di meditazione, titoli come <em>L’ombra della luce</em>, o<em> L’oceano di silenzio</em>, o di opere “classiche” dense di spiritualità come la <em>Messa Arcaica</em> o <em>Genesi</em>. Capace oltretutto di dissimulare precisi riferimenti esoterici anche in insospettabili canzoni (non canzonette però) pop.</p>
<p style="text-align: justify">È proprio questo aspetto del cantautore siciliano ad essere indagato in questo <strong>Battiato – Io chi sono?</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788804596622/battiato-franco-bossari-daniele/io-chi-sono-dialoghi.html?shop=4558" target="_blank">libro-intervista</a> curato da Daniele Bossari, il quale si cala nella parte proprio farebbe come un allievo che si accostasse a un grande guru.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11293"></span>E Bossari, che si dichiara in apertura interessato a sviluppare proprio gli argomenti spirituali e filosofici dell’opera di Battiato, si accosta a queste tematiche non certo elementari con visibile entusiasmo ma anche con una &#8211; peraltro dichiarata &#8211; conoscenza assai epidermica delle questioni.</p>
<p style="text-align: justify">Questo si riflette sul lavoro in maniera abbastanza evidente. Se da un lato l’allievo volenteroso si presenta documentato, sciorinando citazioni da testi ed autori di varia provenienza, e dall’altro il Maestro restituisce risposte spesso folgoranti e sintetiche ma altrettante volte tanto stimolanti quanto sibilline, il risultato finale, vista anche la brevità del tutto, forse eccessiva, è quello di una carrellata certo interessante ma anche assai poco esauriente.</p>
<p style="text-align: justify">Gli input lanciati sono molti e fanno balenare concetti non banali ma la trattazione rimane a livello più di suggestioni che di risposte approfondite. Peccato, perché il pensiero di Battiato non è mai scontato, e lascia intuire conoscenze certo molto più profonde di quelle accennate nel libro, ma sta di fatto che a conti fatti sono molte di più le righe uscite dalla penna di Bossari che quelle scaturite dalla voce di Franco. Si parla di Sacro, della ricerca di Dio, di reincarnazione, di meditazione, ma si resta in superficie.</p>
<p style="text-align: justify">La parte biografica è solo sfiorata anche se non mancano gli aneddoti quasi sempre gustosi che l’intervistato alterna a storie zen e a scambi di battute che non mancano di fare uscire, nonostante la stringatezza del tutto, la sua personalità magnetica. Sì perché malgrado i limiti già evidenziati il carisma di Battiato emerge ugualmente e riesce ad affascinare il lettore; certo, i conoscitori di vecchia data di Franco troveranno forse poco di nuovo in queste pagine, così come chi abbia già intrapreso la via di certe letture troverà ad attenderlo cose risapute.</p>
<p style="text-align: justify">Un lettore meno esperto della biografia battiatiana o che voglia accostarsi a un percorso di ricerca spirituale tuttavia potrebbe scoprire molte suggestioni in questo volumetto che, arricchito da alcuni testi di canzoni particolarmente attinenti alle tematiche in oggetto, risulta a tratti una lettura comunque affascinante che ben si adatta a una serata riflessiva. Fin troppo ovvio berci assieme un meditativo Passito di Pantelleria, ma per chi si sentisse particolarmente ascetico, anche acqua per questa volta va bene.</p>
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		<title>Sufism and Jihad in Modern Senegal &#8211; The Murid Order, Glover</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 13:40:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel volume Sufism and Jihad in Modern Senegal (ISBN: 9781580462686), il Professor Glover offre un interessante spaccato della storia del Senegal dal periodo pre-coloniale, all’amministrazione francese fino al raggiungimento di una maturità nazionale. L’attenzione dello studioso è, principalmente, focalizzata ad individuare i modi in cui si siano sedimentate tra loro le influenze date dall’islam, dalle [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/sufism.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="sufism" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/sufism.jpg" alt="sufism" width="100" height="152" /></a>Nel volume <strong><a href="http://www.boydell.co.uk/www.urpress.com/80462685.HTM">Sufism and Jihad in Modern Senegal</a></strong> (ISBN: 9781580462686),  il Professor Glover offre un interessante spaccato della storia del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Senegal">Senegal</a> dal periodo pre-coloniale,  all’amministrazione francese fino al raggiungimento di una maturità nazionale.</p>
<p style="text-align: justify">L’attenzione dello studioso è, principalmente, focalizzata ad individuare i modi in cui si siano sedimentate tra loro le influenze date dall’islam, dalle dottrine del sufismo, dai moti di jihad armata in rivolta contro lo strapotere delle autorità coloniali e contro quella visione distruttiva della  conquista propria dell’Europa.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11132"></span>Elementi, questi, che hanno costituito, via via, i principali punti di forza per l’espansione della <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mouride">Murīdiyya</a> non soltanto perché  principale ordine sufi del Senegal ma anche per la capacità di farsi gruppo promotore e facilitatore di un vero è proprio processo di transizione verso lo stato “moderno”.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso autore conia l’espressione “an indigenous form of modernity” per definire il ruolo attivo dell’ordine Murid del Senegal nella costituzione di un’ identità e nel farsi portavoce di una ideologia di riforma e rinascita della storia nazionale.<br />
Glover chiarisce anche come il concetto di “modernità”, applicato alle culture non occidentali, soffra di una sorta di offuscamento e ideologizzazione persino tra gli studiosi, per cui vi è una tendenza a voler per forza leggere la cultura islamica solo attraverso i tratti negativi.</p>
<p style="text-align: justify">Volendo approcciare l’islam in maniera più “aperta”, è doveroso “correggere” la visione orientalista secondo cui il mondo islamico è stato da sempre refrattario alle innovazioni non partecipando a quella che consideriamo l’età moderna.</p>
<p style="text-align: justify">All’opposto, secondo Glover, l’esperienza del Senegal dimostrerebbe come l’ordine <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Murid">Murid</a> abbia favorito proprio il cambiamento economico, sociale ed anche il quadro politico nazionale tanto che l’islam, attraverso il sufismo, ha fatto da collante per le radici di un’ intera collettività e da fattore di emancipazione dall’oppressione dell’epoca coloniale.<br />
.:.</p>
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		<title>Donne sopra, Friday</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 05:50:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basta guardarsi intorno per capire che il sesso ormai fa parte del nostro quotidiano, che ha perso progressivamente il suo velo di tabù ed è entrato (spesso dal tubo catodico) fino nei nostri salotti. Ma com&#8217;è cambiato l&#8217;immaginario sessuale femminile negli ultimi 40 anni? In quest&#8217;epoca in cui il sesso è pret-a-porter leggere Donne sopra [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/donne-sopra.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="donne sopra" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/donne-sopra.jpg" alt="donne sopra" width="100" height="150" /></a>Basta guardarsi intorno per capire che il sesso ormai fa parte del nostro quotidiano, che ha perso progressivamente il suo velo di tabù ed è entrato (spesso dal tubo catodico) fino nei nostri salotti. Ma com&#8217;è cambiato l&#8217;immaginario sessuale femminile negli ultimi 40 anni? In quest&#8217;epoca in cui il sesso è pret-a-porter leggere <strong>Donne sopra</strong> di Nancy Friday può aiutare a farsi un&#8217;idea dei passaggi intermedi.</p>
<p style="text-align: justify">Seguito ideale del <em>Giardino segreto</em>, libro che rappresentò uno scandalo nel 1973, nonostante i trascorsi sessantottini, fa alle donne le stesse domande di allora, raccogliendo testimonianze sulle fantasie sessuali di ciascuna. Sicuramente per <em>Donne sopra</em> lo scandalo non era da prendere in considerazione, dato che nel 1991 (anno dell&#8217;edizione americana di <em>Women on top</em>) era già possibile un dialogo più aperto su certi temi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11018"></span>A differenza della primo saggio sulle fantasie e sul ruolo della donna rispetto alla sessualità la Friday nota un grande cambiamento nel sentimento più radicato: il senso di colpa. Senso di colpa che era onnipresente nelle testimonianze del &#8217;70, nota fondamentale in ogni pensiero più o meno trasgressivo, e che nel &#8217;90 è diventato un sentimento consapevole, da considerare ma anche da dominare.</p>
<p style="text-align: justify">Cambiano anche dalla sottomissione al controllo le fantasie femminili, con ammissioni fino a un decennio prima impensabili: desiderio di altre donne, fantasie sadiche, fantasie voyeuristiche, narcisismo. Insomma uno spaccato su quei pensieri che siamo abituati a mantenere nel limbo del non detto e che vengono sistematicamente ignorati o rimossi. I pensieri che potrebbero essere delle nostre madri.</p>
<p style="text-align: justify">Se non si trattasse di americane, infatti, l&#8217;età sarebbe circa quella: donne che negli anni &#8217;80 avevano un&#8217;età compresa tra i venti e i trent&#8217;anni, che cominciavano ad avere coscienza piena di sé e del proprio corpo, delle proprie capacità seduttive e degli impulsi profondi.</p>
<p style="text-align: justify">Il regno delle fantasie è infinito e permette di ricavarsi ogni ruolo, di realizzare quanto nella vita di tutti i giorni non si potrebbe e, probabilmente, nemmeno si vorrebbe; così come le fantasie di stupro del &#8217;70 non corrispondevano a un reale desiderio ma erano espressione di un impulso esterno, le fantasie restano luogo di esplorazione delle pulsioni, non necessariamente aspirazioni: belle e piacevoli in quanto fantasie, appunto. Tant&#8217;è che nei fatti quando qualcuna prova a rendere reale la propria, la delusione è lì dietro l&#8217;angolo: nulla è perfetto come nella propria mente.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autrice ci accompagna in un&#8217;analisi dei motivi profondi dei cambiamenti, nel tirare le somme dei motivi inconsci, interiori o esterni, che li animano, senza pomposità terminologiche né scientifiche, ma col solo intento di divulgare e rendere nota una parte sommersa della vita femminile.</p>
<p style="text-align: justify">Una lettura sicuramente istruttiva per chi, come noi, è bombardato costantemente da stimoli e immagini esplicitamente sessuali, per capire come e quanto la società influenzi l&#8217;immaginario erotico delle donne.</p>
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		<title>Echoes, Povey</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 05:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È Natale, siamo tutti più buoni, ci vogliamo tutti bene, i politici “abbassano i toni”, dal vostro nuovo TV LED ultrapiatto vanno in onda, esattamente come dal Phonola di vostro nonno, Il piccolo Lord e Bambi. Speriamo (sul serio però) anche Natale in casa Muppets. Poi nevica, maledizione, nevica. Manca solo una cosa: i regali, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/echoes.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="echoes" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/echoes.jpg" alt="echoes" width="100" height="124" /></a>È Natale, siamo tutti più buoni, ci vogliamo tutti bene, i politici “abbassano i toni”, dal vostro nuovo TV LED ultrapiatto vanno in onda, esattamente come dal Phonola di vostro nonno, <em>Il piccolo Lord</em> e <em>Bambi</em>. Speriamo (sul serio però) anche <em>Natale in casa Muppets</em>. Poi nevica, maledizione, nevica.</p>
<p style="text-align: justify">Manca solo una cosa: i regali, perché qualcuno, al momento in cui scrivo, ve ne manca ancora di sicuro. Ora, io non so con esattezza quando leggerete questa recensione: probabilmente sarà già Natale, magari anche oltre, ma con un po’ di fortuna sarà la vigilia e sarete ancora in tempo. Sì perché <strong>Echoes: la storia completa dei Pink Floyd</strong> è il perfetto regalo di Natale per il vostro amico floydiano (chi non ne ha uno?).</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10952"></span>Una volta tanto infatti <a href="http://www.ibs.it/code/9788809742055/povey-glenn/echoes-la-storia-completa.html?shop=4558" target="_blank">un libro offre</a> esattamente ciò che il sottotitolo promette, ovvero una storia esaustiva, anzi, quasi enciclopedica della quarantennale attività della band inglese e dei suoi membri solisti, dagli esordi fino ad oggi. Non solo quindi vi troviamo un racconto documentato e interessante sui fatti noti e meno noti legati al gruppo e alle sue varie incarnazioni ma Glenn Povey ci fornisce qui un elenco completo di tutte le sue performance live, attività e concerti solisti inclusi.</p>
<p style="text-align: justify">Non mancano ovviamente foto, esaltate dal grande formato del libro, memorabilia e discografia completa di Syd Barrett, David Gilmour, Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright, in rigoroso ordine alfabetico, ovvero le cinque persone che hanno scritto, fin dai lontani concerti all’UFO Club di Londra, pagine indimenticabili della musica rock. Dal bagliore accecante del genio di Syd Barrett, dalla follia del pazzo diamante, il raggio di luce ha attraversato il prisma di <em>Dark side of the moon</em>, ha illuminato i nostri “sogni in Technicolor”, i nostri incubi proiettati sul muro dell’alienazione di <em>The Wall</em>, l’incomunicabilità di Antonioni, le visioni sulfuree di Pompei, i maiali volanti… fino ai grandi concerti degli anni 90 e alla successiva diaspora.</p>
<p style="text-align: justify">Il resto è storia recente. La reunion (scioccante, commovente, surreale) del Live 8. La morte di Syd Barrett, la morte di Rick Wright. E con quest’ultima la certezza che qualcosa se n’è andato, questa volta, per sempre. Consegnato al mito e alla memoria.</p>
<p style="text-align: justify">A noi vecchi (e nuovi) fan restano i dischi, i video, e per chi voglia documentarsi su uno dei più importanti e unici e irripetibili fenomeni del pop e del rock, libri come questo, che riescono ad essere una volta tanto sia celebrazione che eccezionale fonte documentale.</p>
<p style="text-align: justify">Da sfogliare, da guardare, da leggere e rileggere con il miglior Brunello che trovate, e magari – perché no? – da regalare. Magari – perché no? – al vostro recensore preferito, che finora si è limitato a consumare la copia in visione in libreria!</p>
<p style="text-align: justify">Shine on.</p>
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		<title>La fisica dei supereroi, Kakalios</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 05:50:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso saggio, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista] La fisica dei supereroi prima che come libro nasce come seminario per matricole: era il 2001 quando il professor James Kakalios, insegnante di fisica dell&#8217;università del Minnesota, tenne per la prima volta il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: center">[NdE: questa recensione è <a href="http://liblog.blogdo.net/saggi-e-manuali/la-fisica-dei-supereroi-kakalios/" target="_blank">la seconda</a> sullo stesso saggio, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista]</p>
<p style="text-align: justify"><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/fisica-dei-supereroi.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="fisica dei supereroi" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/fisica-dei-supereroi.jpg" alt="fisica dei supereroi" width="100" height="151" /></a>La fisica dei supereroi</strong> prima che come libro nasce come seminario per matricole: era il 2001 quando il professor James Kakalios, insegnante di fisica dell&#8217;università del Minnesota, tenne per la prima volta il suo corso dal titolo “Tutto ciò che so sulla scienza l&#8217;ho imparato dai fumetti”.</p>
<p style="text-align: justify">Fu la sua risposta alla richiesta dell&#8217;università di rendere le lezioni introduttive per i nuovi studenti originali e interessanti: appassionato collezionista di fumetti da quando era ragazzino, Kakalios decise di attingere a piene mani dai supereroi dei più famosi Comics americani per cambiare, almeno dal suo punto di vista, il modo per insegnare i principi basilari della fisica.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10614"></span>Premetto che non amo molto la materia, ma ADORO i supereroi. Ed è questo che mi ha spinto a comprare questo libro, un po&#8217; come si può essere spinti a scegliere una scatola di cioccolatini dalla confezione scintillante.</p>
<p style="text-align: justify">La sorpresa, almeno per quello che mi riguarda, è che tolto l&#8217;involucro dorato, anche il cioccolato non si è rivelato affatto male! Un po&#8217; mi aspettavo, lo confesso, che il supereroe venisse utilizzato come specchietto per allodole: un veloce riferimento e via, c&#8217;è la scusa per propinarci pagine a pagine di formule.</p>
<p style="text-align: justify">Invece non è affatto così:i supereroi vengono citati continuamente, perché sono loro lo strumento diretto con cui vengono spiegate le più importanti leggi della fisica. E..sorpresa! La lettura non è affatto noiosa.</p>
<p style="text-align: justify">Perché Superman può sollevare un camion? Come funzionano le ragnatele di Spiderman? Quanta energia serve a Flash per correre a velocità sovrumana? Come fa L&#8217;uomo Ghiaccio degli X-Men a mandare sottozero l&#8217;atmosfera?</p>
<p style="text-align: justify">Gli esempi sono facili e calzanti, lo stile molto piacevole e colloquiale, i riferimenti ai fumetti, dai Marvel ai DC, sono numerosi e continui.</p>
<p style="text-align: justify">Kakalios si rivolge a chi i fumetti li ama ma per farsi capire da tutti, introduce ogni supereroe con una sua breve storia, nel caso il libro capitasse tra le mani a chi non è proprio cresciuto a pane e comics.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro piacerà a chi, come me, non ha sempre voglia di vedere il lato pratico della vita, perché, come spiega il professore nelle prime pagine: “nel corso dei decenni gli insegnanti hanno creato un arsenale di scenari eccessivamente stilizzati, tra cui movimenti di proiettili, pesi su carrucole o masse che oscillano su molle. (&#8230;) Gli studenti inevitabilmente si lamentano: quando mai queste cose mi serviranno nella vita reale?(&#8230;) È interessante che, ogniqualvolta in una lezione cito degli esempi legati ai supereroi dei fumetti, gli studenti non si chiedono mai quando quelle cose torneranno utili nella vita reale.”.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco, io appartengo a quel genere lì&#8230; a chi rabbrividiva al liceo, al pensiero delle carrucole e delle masse, ma va in visibilio da sempre davanti a una calzamaglia (rossa e blu, chiaramente).</p>
<p style="text-align: justify">Se mi assomigliate un po&#8217;, e siete anche voi curiosi tanto quanto basta, questo libro vi piacerà. E vi stupirà.</p>
<p style="text-align: justify">Se però avete una persona cara che è una vera mente matematica ma nutre un&#8217;insana e non tanto segreta passione per i fumetti&#8230; ecco, questo potrebbe essere il regalo perfetto per lui o per lei nel prossimo Natale.</p>
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		<title>Confessioni di un sicario dell&#8217;economia, Perkins</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 05:50:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per fortuna di recente i saggi sono scritti in maniera piuttosto narrativa; così, anche quando si tratta di argomenti che non mi sono proprio congeniali, riesco comunque a leggerli abbastanza facilmente. Così è stato anche per Confessioni di un sicario dell&#8217;economia, il saggio-romanzo di John Perkins edito da Minimum Fax, capitatomi in mano a causa [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/11/confessioni-di-un-sicario-delleconomia.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/11/confessioni-di-un-sicario-delleconomia.jpg" alt="confessioni di un sicario dell'economia" width="100" height="137" /></a>Per fortuna di recente i saggi sono scritti in maniera piuttosto narrativa; così, anche quando si tratta di argomenti che non mi sono proprio congeniali, riesco comunque a leggerli abbastanza facilmente. Così è stato anche per <strong>Confessioni di un sicario dell&#8217;economia</strong>, il saggio-romanzo di John Perkins <a href="http://www.ibs.it/code/9788875210694/perkins-john/confessioni-sicario-dell.html?shop=4558" target="_blank">edito da Minimum Fax</a>, capitatomi in mano a causa del <a href="http://insaneconomy.blogdo.net/" target="_blank">lavoro di mio marito</a>.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;argomento, come è facile intuire anche dal sottotitolo, <em>La costruzione dell&#8217;impero americano nel racconto di un insider</em>, è l&#8217;influenza, e in molti casi l&#8217;ingerenza, del governo e delle multinazionali americane nelle economie in via di sviluppo, sfruttando canali ufficiali e meno ufficiali per ottenere una posizione egemonica.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10586"></span>Il concetto è molto semplice: un paese in via di sviluppo ha un potenziale di crescita molto forte e manca di tutto: competenze, strutture, infrastrutture, manodopera specializzata. Fornendo competenze e formando la manodopera non si creano dipendenze né debiti fra il paese X e la grande potenza.</p>
<p style="text-align: justify">Se invece si forniscono la struttura, le infrastrutture e la manodopera specializzata, il paese che le riceve sarà presto indebitato a un tasso che non permetterà più di tenere per sé le risorse e la produzione interna, ma costringerà a cedere tutto alla potenza straniera per tentare di rappezzare una voragine che si allarga sempre più.</p>
<p style="text-align: justify">Perkins spiega come il metodo dell&#8217;indebitamento usato dai <em>Sicari dell&#8217;Economia</em> sia molto più sottile ed efficace delle azioni di forza spesso intraprese attraverso CIA e altre agenzie americane, presenti nei colpi di stato militari di molte zone del mondo. Ci parla delle connessioni nascoste tra gli eventi, della storia del canale di Panama, del rovesciamento di diversi governi.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, getta una luce nuova su tanti eventi che avremmo giurato di conoscere e di poter comprendere appieno, il tutto con uno sguardo quasi romantico e spesso dalla parte della popolazione di questi stati. Perkins è un curioso, uno che vuole comprendere i luoghi in cui si trova a lavorare, lasciandosi ammaliare dalle culture locali e prendendo coscienza di quanto di marcio ci sia nel suo operato.</p>
<p style="text-align: justify">Ma i sicari dell&#8217;economia sono tanti, troppi, e finora hanno lavorato talmente bene da causare la sperequazione che è, ad oggi, sotto gli occhi di tutti, con paesi che non possiedono più le loro risorse e la loro economia, tensioni politiche, terrorismo.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante gli argomenti non siano dei più semplici la scrittura è molto lineare e non si addentra troppo nei dettagli tecnici: è più una testimonianza personale della sistematica opera di distruzione delle economie emergenti.</p>
<p style="text-align: justify">Testimonianza che vi consiglio caldamente di leggere.</p>
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		<title>Mille luoghi da vedere nella vita, Schultz</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 05:50:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa settimana ho deciso di parlarvi di un libro un po&#8217; particolare, che mi ha accompagnato in molte piacevoli serate della scorsa estate. Consentendomi ogni sera di catapultarmi con la fantasia in un luogo diverso del globo, 1000 luoghi da vedere nella vita non è di sicuro un romanzo ma, nonostante quello che potrebbe suggerire [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/mille-luoghi-da-vedere.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/mille-luoghi-da-vedere.jpg" alt="mille luoghi da vedere nella vita – Patricia Schultz" width="100" height="143" /></a>Questa settimana ho deciso di parlarvi di un libro un po&#8217; particolare, che mi ha accompagnato in molte piacevoli serate della scorsa estate. Consentendomi ogni sera di catapultarmi con la fantasia in un luogo diverso del globo, <strong>1000 luoghi da vedere nella vita</strong> non è di sicuro un romanzo ma, nonostante quello che potrebbe <a href="http://www.ibs.it/code/9788817008280/schultz-patricia/mille-luoghi-da-vedere.html?shop=4558" target="_blank">suggerire il titolo</a>, non è nemmeno una vera e propria guida di viaggio. L&#8217;autrice, nota giornalista e viaggiatrice incallita per piacere ma anche (beata lei) per lavoro, ci racconta quello che secondo lei c&#8217;è di davvero imperdibile su questo pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">Patricia Schultz ci presenta una scelta personale e come tale, potrebbe far storcere il naso ad alcuni. A me personalmente, nonostante l&#8217;avvertimento nella prefazione, hanno disturbato i tanti, a mio parere troppi, hotel e ristoranti, per molti di noi destinati a rimanere dei sogni nel cassetto a causa del loro costo spropositato.<br />
Ma nonostante ciò, mille è un numero talmente alto da soddisfare anche il palato più esigente: qualsiasi meta pensate di trovare, probabilmente ci sarà.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10406"></span>Parlando di un così ampio ventaglio di luoghi dedica logicamente poche righe a ognuna di essi, sufficienti quindi non tanto a organizzare la visita quanto piuttosto a stuzzicare la nostra curiosità. I luoghi scontati ci sono tutti (Petra, il Grand Canyon, la Piramide di Cheope, il Taj Mahal sono delle meraviglie tali che non possono essere escluse da qualsiasi elenco), ma nel numero non mancano le tante, numerose sorprese, qualche piccolo gioiello nascosto in un angolo sperduto del globo che potrebbe, perché no, portare ispirazione per future spedizioni alla scoperta del nostro pianeta.</p>
<p style="text-align: justify">Il tutto è presentato in maniera divertente e spigliata, lontano dall&#8217;essere un elenco è più vicino a tante, micro dichiarazioni d&#8217;amore per le bellezze che ci circondano ai quattro angoli del globo da parte di una viaggiatrice che lo fa con passione e si percepisce in ogni riga.</p>
<p style="text-align: justify">Io lo consiglio a tutti: a chi come me è malato per il viaggio (che cioè quando è a casa viaggia con la fantasia) ma anche a chi pur non amando o non potendo spostarsi vuole conoscere cosa la Natura e l&#8217;uomo sono stati capaci di costruire nel corso di millenni. E, perché no, da far trovare sotto l&#8217;albero del prossimo Natale a qualche persona cara che è sempre in cerca di spunti interessanti.</p>
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		<title>Il cervello umano, Asimov</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 04:50:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di Isaac Asimov, (1920-1992), personalmente non mi ha mai attratto più di tanto la produzione fantascientifica e giallistica. Al contrario, dell&#8217;Asimov divulgatore e saggista scientifico, ho dei ricordi strabilianti. Di sera, prima di dormire e, quindi, stanco della giornata, riuscii a leggere in originale Inglese The Collapsing Unierse (Il collasso dell&#8217;Universo, 1977), intorno alle duecento [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/cervello-umano.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/cervello-umano.jpg" alt="Il cervello umano – Isaac Asimov" width="100" height="167" /></a>Di Isaac Asimov, (1920-1992), personalmente non mi ha mai attratto più di tanto la produzione fantascientifica e giallistica. Al contrario, dell&#8217;Asimov divulgatore e saggista scientifico, ho dei ricordi strabilianti. Di sera, prima di dormire e, quindi, stanco della giornata, riuscii a leggere in originale Inglese <em>The Collapsing Unierse</em> (<em>Il collasso dell&#8217;Universo</em>, 1977), intorno alle duecento pagine, e, non solo lo capii linguisticamente (guardai sul dizionario soltanto un lemma: <em>to pinpoint</em> = localizzare con precisione – su carte geografiche o mappe), ma ne compresi pure le spiegazioni scientifiche le quali – pur essendo scritte con scopi divulgativi – mi dette l&#8217;impressione che, non per questa ragione, tralasciassero volutamente dettagli anche piuttosto complicati; si capirà che, per me, di formazione e studi non certo scientifici, riuscire a capire ed apprezzare anche nei particolari questi argomenti di Astrofisica fu davvero sorprendente. Divenne così il mio autore preferito per quanto riguardava la divulgazione scientifica.</p>
<p style="text-align: justify">Di suo – dopo averlo tenuto per anni e anni nello scaffale – mi son deciso a leggere <strong>Il cervello umano</strong> del &#8217;63, tradotto per la prima volta nel nostro paese nel &#8217;70 e comparso in <a href="http://www.ibs.it/code/9788845238833/asimov-isaac/cervello-umano.html?shop=4558" target="_blank">edizione tascabile nel 1983</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10297"></span>Anche qui, sorprende non soltanto la padronanza della materia trattata ma anche quella – saldissima – della lingua: mi ha sempre meravigliato la sua capacità di partire da un argomento che non ha nulla a che fare con quello dichiarato nel titolo, da questo lontano anni luce, per poi, ragionamento dopo ragionamento, domanda retorica dopo domanda retorica, arrivarci con una logica che non fa una grinza.</p>
<p style="text-align: justify">Per esempio, Asimov introduce questo suo libro che non tratta soltanto del cervello umano ma anche dei meccanismi biochimici di altri organi del nostro corpo, come il pancreas, la tiroide, le ghiandole surrenali, l&#8217;ipofisi&#8230;, iniziando a parlare del marinaio scozzese Alexander Selkirk che, agli inizi del XVIII secolo, visse un&#8217;avventura di naufrago volontario in un isola deserta, avventura che pochi anni più tardi ispirò allo scrittore inglese Daniel Defoe (1660-1731) il suo famoso <em>Robinson Crusoe</em> (1718). Ora, cosa c&#8217;entri Selkirk con gli ormoni e gli enzimi e gli amminoacidi, la corteccia cerebrale, i nervi cranici, solo Asimov lo sa e sa trovare una qualche relazione tra l&#8217;uno e gli altri. E come se io, per parlarvi del <em>Dracula </em><span>di Bram Stoker</span> cominciassi illustrando le tecniche del ricamo a uncinetto (tecniche ben inteso che io non conosco).</p>
<p style="text-align: justify">Con questo testo – che, da riferimenti vari sembra essere la continuazione di un altro, <em><span>Il corpo umano</span></em> dello stesso anno, l&#8217;autore ci porta in un viaggio (scientifico non fantascientifico come in <em>Viaggio allucinante</em><span> – </span><em>Fantastic Voyage</em><span> &#8211; </span>del &#8217;66 considerato una <em>novelization</em> del film omonimo nonostante il libro fosse uscito sei mesi prima del film) che attraversa alcuni organi del corpo, il cervello, ovviamente, e tutti quelli ad esso correlati come, ad esempio gli organi che presiedono ai cinque sensi.</p>
<p style="text-align: justify">E tutto è descritto nei minimi particolari, sia del punto di vista anatomico che da quello più propriamente fisiologico. Ciò non bastasse, ad ulteriore chiarimento, di ogni termine nuovo (o anche già noto) al lettore viene data l&#8217;etimologia greca o latina e magari anche il nome comune (se c&#8217;è). E non è finita: mentre s&#8217;imparano o si precisano molte cose su i vari organi e e le loro funzioni, con l&#8217;occasione viene anche fatta una storia della medicina e della ricerca scientifiche (lo sapevate, per esempio che, nel 1846, a coniare il termine <em>anestesia</em> fu un medico americano molto noto ai suoi tempi ma che viene a tutt&#8217;oggi ricordato nella Storia della Letteratura Americana per la sua produzione poetica: Oliver Wendell Holmes Sr. &#8211; 1809-1894? In ambiente medico anticipò nel &#8217;43 le intuizioni di Semmelweis – 1818-1865 &#8211; sulle cause della febbre puerperale Perché ne parlo? Che c&#8217;entra con questioni letterarie? Su Semmelweis ci fece la tesi di laurea un grande della letteratura francese del XX secolo: non vi dico chi, e vi lascio sulla corda) nonché brevi accenni delle malattie provocate dal malfunzionamento di un dato organo o parte di esso ad esempio: cosa funziona male e dove precisamente quando si dice che qualcuno ha il <em>morbo di Parkinson</em> o la <em>corea di Huntington</em>?</p>
<p style="text-align: justify">Che malattia si intende con esattezza quando famigliarmente si parla di “ballo di San Vito” (e come ha preso questa denominazione)? Da cosa è provocata l&#8217;epilessia? Quali e quanti tipi di manifestazioni ha? E quanti tipi di schizofrenia ci sono? Altre cose interessanti e curiose: quale parte del cervello veniva nell&#8217;antichità identificato come “terzo occhio” (e perché)? E in quale parte del cervello risiede il piacere? Contemporaneamente, vengono sempre fatti riferimenti &#8211; il più delle volte nient&#8217;affatto superficiali &#8211; all&#8217;evoluzione degli esseri viventi e dell&#8217;uomo; che rapporto c&#8217;è, ancora, per esempio, tra grandezza del cervello e sviluppo dell&#8217;intelligenza?</p>
<p style="text-align: justify">Da ultimo vengono affrontati quegli argomenti che oggi verrebbero definiti “di frontiera”, riguardanti i comportamenti superiori dell&#8217;essere umano e ciò che lo differenzia dalle bestie: il linguaggio articolato e la capacità di memoria a lungo termine. E, parlando appunto di memoria la tendenza già iniziata a quell&#8217;epoca di vedere il cervello come un elaboratore di informazioni e di contemplare la possibilità di riprodurlo pervenendo alla cosiddetta “Intelligenza Artificiale”. Ma questa è un&#8217;altra storia che procederà con altri nomi di noti scienziati come John Searle e Marvin Minsky.</p>
<p style="text-align: justify">Il volume è naturalmente datato. E lo si nota quando Asimov parla dell&#8217;EEG (ElettroEncefaloGramma) come sistema per osservare l&#8217;attività elettrica cerebrale: attualmente si può disporre di altri strumenti ben più potenti (TAC, Tomografia Assiale Computerizzata). Ciò nonostante la lettura rimane affascinante, piacevole e sorprendentemente ricca di dettagli. Di divulgatori scientifici viventi ce ne sono più di qualcuno e anche molto bravi ed avvincenti; ma pari ad Isaac Asimov per correttezza scientifica, efficacia e capacità d&#8217;intrattenimento, temo che egli sia stato e sia unico e insuperato.</p>
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		<title>Il mondo di Banana Yoshimoto, Amitrano</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 12:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggere Banana Yoshimoto lascia sempre un’incognita profonda terminato il libro. Cosa ho letto? Non perché non consideri il genere umano in grado di districare le intricate trame – ma diciamocelo, spesso e volentieri un po’ trite e ritrite – quanto piuttosto perché: mi piace Banana Yoshimoto o Giorgio Amitrano? La questione della traduzione è una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/mondo-di-banana.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/mondo-di-banana.jpg" alt="Il mondo di banana yoshimoto" width="100" height="151" /></a>Leggere Banana Yoshimoto lascia sempre un’incognita profonda terminato il libro. Cosa ho letto? Non perché non consideri il genere umano in grado di districare le intricate trame – ma diciamocelo, spesso e volentieri un po’ trite e ritrite – quanto piuttosto perché: mi piace Banana Yoshimoto o Giorgio Amitrano? La questione della traduzione è una strada senza uscita. Quando leggiamo opere provenienti dall’estero compiamo un atto di fede nei confronti di chi, per noi, compie un lavoro di traduzione e selezione.</p>
<p style="text-align: justify">Questa fiducia non è sempre incondizionata, spesso le nostre conoscenze di lingue straniere ci permettono di giudicare il testo per quello che è nella sua lingua e per quello che diventa nella nostra. Nel caso del giapponese, però, c’è poco da intuire per gran parte della popolazione italiana. Qualche tempo fa allora ho comprato un libro che è in realtà un libricino, e s’intitola “Il mondo di Banana Yoshimoto”. Firmato proprio Giorgio Amitrano.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10288"></span>In questo collage di interviste, riflessioni e immagini scopriamo qualcosa di più della nota autrice, e soprattutto dell’abilità di narratore – o in questo caso di cronista, forse – del più noto traduttore di letteratura “leggera” giapponese. Giorgio Amitrano ci racconta nel dettaglio i sorrisi e le mosse che contraddistinguono la “piccola” scrittrice, che dalla traduzione di Kitchen dei primi anni 90 si è riconfermata un fenomeno editoriale di anno in anno.</p>
<p style="text-align: justify">Perché è di almeno un libro all’anno, dice la stessa Yoshimoto, che si deve parlare per essere considerati qualcuno nel campo editoriale giapponese. Questa è solo una delle osservazioni che Giorgio Amitrano riporta fedelmente, e intono alla quale costruisce una cornice di parole che allettano e soddisfano l’orizzonte d’attesa del lettore.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre ad analizzare le opinioni di Banana Yoshimoto sul mondo, Amitrano ci introduce nel mondo della scrittrice che non sempre rispecchia quello in cui viviamo. Se il suo lavoro richiama gli shojo manga per trama e, spesso, per stile, le influenze sono invece più vaste e varie. Non ultimo Dario Argento, di cui si interessa quando l’intervista si trasforma in un chiacchiericcio amichevole, che l’autore del libricino di cui vi sto parlando accenna appena, in maniera delicata, da far venir voglia di appollaiarsi su uno sgabello e osservarli, oltre che ascoltarli.</p>
<p style="text-align: justify">Così ogni “capitolo” affronta un tema della vita e delle opere di Banana Yoshimoto, che spesso si intrecciano e si sovrappongono, così come i suoi personaggi, che sembrano chiamarsi e rispondersi di romanzo in romanzo.</p>
<p style="text-align: justify">Amitrano si conferma duplicemente capace: come intervistatore, quando pone le linee guida per aiutare una persona da sempre riservata a rivelarsi al suo pubblico, e come scrittore, quando ripropone e osserva in maniera personale alcuni momenti topici della narrativa dell’autrice.</p>
<p style="text-align: justify">Grazie <a href="http://www.ibs.it/code/9788807840814/amitrano-giorgio/mondo-banana-yoshimoto.html?shop=4558" target="_blank">a queste pagine</a>, inoltre, ho potuto scoprire i lavori di Nara Yoshitomo, artista contemporaneo del movimento Pop-art.</p>
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		<title>Dizionario degli istituti anomali nel mondo, Albani</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 06:29:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso gli esseri umani ci stupiscono per le loro trovate ingegnose, ma più spesso ancora per quelle assurde; tra queste anche un certo numero di associazioni, consorzi e simili che non si capisce bene cosa facciano in realtà. Fino a quando Paolo Albani non ha deciso di farne un elenco abbastanza esaustivo nel suo Dizionario [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/dizionario-istituti-anomali.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/dizionario-istituti-anomali.jpg" alt="dizionario istituti anomali" width="100" height="156" /></a>Spesso gli esseri umani ci stupiscono per le loro trovate ingegnose, ma più spesso ancora per quelle assurde; tra queste anche un certo numero di associazioni, consorzi e simili che non si capisce bene cosa facciano in realtà. Fino a quando Paolo Albani non ha deciso di farne un elenco abbastanza esaustivo nel suo <strong>Dizionario degli istituti anomali nel mondo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Organizzato in sezioni a seconda del tipo di istituto (accademie, fondazioni, musei, società e così via), il <a href="http://www.ibs.it/code/9788874622627/albani-paolo/dizionario-degli-istituti.html?shop=4558" target="_blank">saggio</a> raccoglie i casi più singolari di associazioni umane, sia fisicamente esistenti sia create dalla fantasia degli scrittori, fornendo la descrizione delle attività insieme a  estratti della storia di ognuna.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10217"></span>Si viene così a scoprire di un Istituto dell&#8217;Aeropatatina, che si è seriamente occupato di provare le proprietà aerodinamiche delle patatine compiendo per anni ricerche scientifiche. Insomma, una cosa da annali dell&#8217;<em>Improbable research</em>, con tanto di acceleratore di Pringles.</p>
<p style="text-align: justify">O ancora, sempre meglio, l&#8217;interessantissima Ditta Lalande, che con i suoi reparti standardizzati aveva creato una filiera per la produzione industriale del romanzo, con i reparti trame, personaggi, accidenti e figure di collegamento. Curiosamente buona parte dei lavoratori citati sono donne.</p>
<p style="text-align: justify">Quali siano reali e quali immaginarie, di queste società, è difficile a dirsi: un po&#8217; per le fonti da cui attinge l&#8217;autore, un po&#8217; per la voglia di pensare che le azioni umane siano sempre coerenti e organizzate, è difficile credere che alcuni gruppi possano esistere concretamente. Ciononostante è divertente leggerli tutti ed esplorare quanto le persone possano stupirci, alcuni con la loro estrema ironia e portata farsesca, altri con la loro serietà, altrettanto estrema e farsesca.</p>
<p style="text-align: justify">Poco da dire sulla scrittura, che è lineare e analitica come dovrebbe. Un po&#8217; farraginosa, invece, la divisione tra i vari enti, tante volte non chiarissima e con rimandi interni leggermente caotici: da un dizionario mi aspettavo una struttura più chiara e uniforme.</p>
<p style="text-align: justify">Un buon elenco da spulciare per capire che, per quanto strampalata sia un&#8217;idea, qualcuno ha già fatto di peggio.</p>
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		<title>Il riflesso della mafia, Castagneri</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 04:55:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non avevo mai letto un libro sulla mafia perché generalmente preferisco letture più allegre. Ma, dato che di recente se ne parla poco, penso che sia importante essere aggiornati. Per questa ragione ho iniziato la lettura del Riflesso della mafia di Riccardo Castagneti e devo dire che non mi ero sbagliato: qui non c’è niente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/Riflesso-della-mafia.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/Riflesso-della-mafia.jpg" alt="Il riflesso della mafia - Riccardo Castagneri" width="100" height="142" /></a>Non avevo mai letto un libro sulla mafia perché generalmente preferisco letture più allegre. Ma, dato che di recente se ne parla poco, penso che sia importante essere aggiornati. Per questa ragione ho iniziato la lettura del<em> </em><strong>Riflesso della mafia</strong><em> </em>di Riccardo Castagneti e devo dire che non mi ero sbagliato: qui non c’è niente da ridere…</p>
<p style="text-align: justify">L’autore traccia in <a href="http://www.ibs.it/code/9788890148057/castagneri-riccardo/riflesso-della-mafia.html?shop=4558" target="_blank">questo libro</a>, della collana Fuori Rotta di Round Robin, una breve storia di ciò che è avvenuto dalle stragi di Capaci e via D’Amelio sino a oggi. La cronaca è sottolineata dalle parole di tre protagonisti della lotta alla mafia: Gian Carlo Caselli, Rita Borsellino e il politico Francesco Forgione.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9732"></span>Caselli racconta della sua esperienza a Palermo: l’operazione <em>Vespri Siciliani, </em>le leggi antimafia, i primi successi. Si sofferma sulle ingiuste accuse dei giornalisti e sul clima di ostilità della politica nei suoi confronti. Rita Borsellino esprime la sua amarezza per l’occasione mancata e la sua incrollabile speranza di giustizia. Francesco Forgione racconta la sua piccola battaglia per liberare la politica dalla corruzione e le sue conseguenti disavventure giudiziarie.</p>
<p style="text-align: justify">L’ultimo capitolo, quello a parer mio più interessante, analizza ciò che emerge da varie sentenze. Si delinea un quadro desolante della situazione: la mafia è di nuovo tornata nell’ombra, continua i suoi traffici, ed i suoi affari con imprenditori compiacenti; a coprirla, più che la solita omertà, è la mancanza di interesse dello Stato e dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify">Questa breve opera è di sicuro meritoria per il suo contenuto informativo e la sua implicita richiesta di mantenere alta l’attenzione. Devo constatare, però, che non è un’opera adatta a tutti: il linguaggio tende ad essere troppo tecnico, quasi da aula giudiziaria. Manca anche di contraddittorio alle varie accuse (sentenze a parte), ma c’è da dire che questo può essere riscontrato facilmente su svariati media.</p>
<p style="text-align: justify">In definitiva  consiglio <em>Il Riflesso della mafia </em>a chi vuole veramente<strong> </strong>informarsi sul problema e gli consiglio, inoltre, di usare questo libro come punto di partenza per più approfondite ricerche. Più se ne sa, meglio è!</p>
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		<title>La mente del gatto, Fogle</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 03:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dato il nuovo, recentissimo arrivato nella mia famiglia, ho ritenuto doveroso leggere qualcosa che mi insegnasse a comprendere i comportamenti, gli istinti o anche solo le caratteristiche fisiologiche del felino in questione; su consiglio di un&#8217;amica ho quindi letto La mente del gatto di Bruce Fogle. Come per la maggior parte dei manuali di etologia, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/Mente-del-gatti.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/Mente-del-gatti.jpg" alt="La mente del gatto – Bruce Fogle" width="100" height="164" /></a>Dato il nuovo, <a href="http://www.canidacuccia.it/gatto-e-bello/ecco-a-voi-algernon/" target="_blank">recentissimo arrivato</a> nella mia famiglia, ho ritenuto doveroso leggere <a href="http://www.ibs.it/code/9788872161159/fogle-bruce/mente-del-gatto.html?shop=4558" target="_blank">qualcosa</a> che mi insegnasse a comprendere i comportamenti, gli istinti o anche solo le caratteristiche fisiologiche del felino in questione; su consiglio di un&#8217;amica ho quindi letto <strong>La mente del gatto</strong> di Bruce Fogle.</p>
<p style="text-align: justify">Come per la maggior parte dei manuali di etologia, veterinaria o semplice curiosità sugli animali, è un libro scritto da un vero appassionato della specie; ma almeno l&#8217;autore ammette candidamente sin dal principio che è influenzato dall&#8217;amore per i gatti e che non seguirà il rigore autoimposto di alcuni colleghi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9675"></span>Anzi, ne fa il punto di partenza del saggio, che si presenta quindi non perfettamente scientifico, nella sua forma, quanto piuttosto <em>sentimentale</em>, con esempi che fanno parte del bagaglio di esperienze personali di Fogle. Questo non gli impedisce, però, di scrivere un trattato ricco di notizie scientifiche di rilievo e corredato da un grande lavoro di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify">Anzi, gli consente il superamento della meccanicistica visione Pavloviana, presupposto che chiarisce fin da subito: non è detto che il cane salivi per semplice riflesso; ipotesi molto più plausibile è che abbia acquisito una conoscenza. Così è anche per il gatto, animale dall&#8217;intelligenza altrettanto sensibile.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo una prima parte di approfondimento della genetica, della fisiologia, dell&#8217;anatomia e della comunicazione felina, arriva la parte <em>psicologica</em> vera e propria, in cui si analizza l&#8217;apprendimento, il comportamento predatorio, le differenze di comportamento tra una razza e l&#8217;altra e, infine, i problemi più comuni.</p>
<p style="text-align: justify">Tra la prima e la seconda parte scopriamo quindi il motivo del &#8220;riflesso di raddrizzamento&#8221;, ovvero per quale motivo il gatto &#8220;atterra sempre sulle zampe&#8221;; o anche il motivo per cui il gatto fissa imperturbabile un oggetto, un punto, un altro gatto: è un processo di comunicazione o apprendimento. La scrittura semplice e i molti esempi permettono di capire alla perfezione anche i passaggi più tecnici.</p>
<p style="text-align: justify">Il manuale risulta tanto più indispensabile se si possiede anche un cane, perché analizza anche le differenze sociali, espressive, comportamentali e psicologiche dei due animali domestici più diffusi al mondo, aiutando la comprensione di entrambi e ponendo le basi per una pacifica coesistenza.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere quando ci si accinge a introdurre un felino nella propria famiglia, ma anche solo per scoprire cosa si cela dietro lo sguardo attento di un micio.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Processo e morte di Socrate, Platone</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 05:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il piacere dei grandi classici è che non perdono mai il loro fascino e il loro valore; per questo, almeno una volta l&#8217;anno, mi ritrovo a sfogliare e rigustare il celeberrimo Processo, prigionia e morte di Socrate, coi suoi quattro libri (per i pignoli Eutifrone-Apologia di Socrate-Critone-Fedone). È un testo che mi accompagna da anni [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/Processo-e-morte.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/Processo-e-morte.jpg" alt="Processo e morte di Socrate - Platone" width="100" height="154" /></a>Il piacere dei grandi classici è che non perdono mai il loro fascino e il loro valore; per questo, almeno una volta l&#8217;anno, mi ritrovo a sfogliare e rigustare il celeberrimo <strong>Processo, prigionia e morte di Socrate</strong>, coi suoi quattro libri (per i pignoli Eutifrone-Apologia di Socrate-Critone-Fedone). È <a href="http://www.ibs.it/code/9788854102965/platone/processo-prigionia-morte.html?shop=4558" target="_blank">un testo</a> che mi accompagna da anni e che, benché ormai risenta dell&#8217;usura del tempo, non abbandonerò facilmente.</p>
<p style="text-align: justify">Non è necessario, per godere del testo, essere filosofi o pensatori d&#8217;alto livello; basta avere un po&#8217; di logica e di passione per il ragionamento. Lasciando anche fuori tutte le dispute sulla figura di Socrate descritta da Platone e sul suo uso strumentale: Socrate è, a tutti gli effetti, un personaggio, e quale scrittore non &#8220;usa&#8221; il suo personaggio?</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9640"></span>Si tratta di tre dialoghi e un monologo, la giustificazione – o <em>Apologia</em>, secondo la traduzione usuale – che raccontano gli ultimi momenti della vita di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socrate" target="_blank">Socrate</a>, ma specialmente il suo pensiero. &#8220;Dialoghi&#8221;, però, è una parola grossa: l&#8217;interlocutore, che dovrebbe fare da contrappunto, in realtà non è che un fantoccio, una presenza virtuale che ha il solo compito di fare una magra figura o interloquire, di tanto in tanto, con &#8220;dici bene o Socrate&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Nel primo, l&#8217;<em>Eutìfrone</em>, dal nome del sacerdote e indovino con cui si ferma a parlare andando al processo, l&#8217;argomento chiave è la santità; a partire dalla definizione di Eutìfrone, Socrate argomenta tanto da confondere e portare il malcapitato a contraddirsi più d&#8217;una volta, per non risolvere, alla fine, il dilemma su cosa sia pio e cosa empio.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;<em>Apologia</em>, il secondo libro, contiene l&#8217;arringa pronunciata da Socrate per difendersi dalle accuse di Meleto, Ànito e Licone; discorso che, con semplicità e una logica stringente, risponde alle accuse, sia le più antiche sia le più recenti. Discorso che, non avendo esito positivo, si conclude con un monologo sul valore della morte.</p>
<p style="text-align: justify">Il <em>Critone</em>, poi, racconta dell&#8217;incontro, quando il filosofo è già carcerato, con un vecchio amico, padre del discepolo Critobulo. È qui che Socrate parla del dovere, dell&#8217;etica e della giustizia, rifiutando decisamente di fuggire per evitare l&#8217;esecuzione. Il tutto inscenando una discussione con &#8220;Le Leggi&#8221;, davanti a Critone che perde sempre più la parola.</p>
<p style="text-align: justify">Infine il <em>Fedone</em>, o dell&#8217;anima, che racconta per via indiretta gli ultimi momenti della vita di Socrate: l&#8217;arrivo di tutti gli amici, la lucidità mai persa, l&#8217;esecuzione della sentenza – il famoso brindisi alla cicuta – fino alla constatazione dell&#8217;effettivo decesso.</p>
<p style="text-align: justify">Emerge più volte il sarcasmo di Socrate, la caratteristica dialettica pungente, la capacità di &#8220;prendere in giro&#8221; gli astanti, di condurre le loro argomentazioni a conclusioni assurde per poi deviare il discorso, l&#8217;assenza di timore. Ma soprattutto l&#8217;amore per il ragionamento in sé.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere e far leggere anche ai giovanissimi, per abituare la mente alla logica e alla razionalità.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Le 100 grandi invenzioni, Philbin</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 03:55:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le cento grandi invenzioni del mondo. Ovvero laddove la mente dell&#8217;uomo ha ideato oggetti che nei casi più elementari ci hanno semplificato la vita, a volte ce l&#8217;hanno salvata, spesso hanno cambiato il corso dell&#8217;umanità. Il giornalista newyorkese Tom Philbin ci presenta il suo personale elenco in questo bel libro, edito da Hobby&#38;Work, partendo da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/cento-grandi-invenzioni.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/cento-grandi-invenzioni.jpg" alt="Le 100 grandi invenzioni - Tom Philbin" width="100" height="142" /></a>Le cento grandi invenzioni</strong> del mondo. Ovvero laddove la mente dell&#8217;uomo ha ideato oggetti che nei casi più elementari ci hanno semplificato la vita, a volte ce l&#8217;hanno salvata, spesso hanno cambiato il corso dell&#8217;umanità.</p>
<p style="text-align: justify">Il giornalista newyorkese Tom Philbin ci presenta il suo personale elenco in <a href="http://www.ibs.it/code/9788878516922/philbin-tom/cento-grandi-invenzioni.html?shop=4558" target="_blank">questo bel libro</a>, edito da Hobby&amp;Work, partendo da un principio che afferma nella prefazione: non si parlerà nello scritto di scoperte, cioè di qualcosa che esisteva già in natura e l&#8217;uomo ha solo imparato a usare a proprio favore (quindi non troverete traccia del fuoco o della penicillina, ad esempio), ma di quegli oggetti che sono nati grazie all&#8217;inventiva e alla passione per la ricerca di uomini geniali.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9469"></span>Il libro è diviso in cento capitoli, uno per invenzione, e già scorrendo l&#8217;indice possiamo avere delle sorprese. Accanto infatti a quegli strumenti che ci aspettiamo di trovare, perché la loro importanza nella nostra vita è intuitiva per chiunque, troviamo anche quelle invenzioni che forse non ci verrebbero in mente di primo acchito, ma la cui portata storica è stata senz&#8217;altro indubbia: o perché hanno cambiato il modo in cui nel Mondo si svolgeva una determinata economia, o perché hanno trasformato la Medicina, o perché ci hanno reso capaci di imprese impensabili prima del loro avvento.</p>
<p style="text-align: justify">Così, accanto alla bicicletta, alla ruota, al telefono, all&#8217;automobile o alla stampa, della cui importanza ci rendiamo conto ogni giorno, figurano in campo medico l&#8217;incubatrice, l&#8217;anestesia o lo stetoscopio, che al giorno d&#8217;oggi ci paiono quasi banali ma il cui avvento contribuì a salvare molte vite. E che dire dell&#8217;aratro, del motore a scoppio o del treno a vapore, che cambiarono per sempre il modo di lavorare dei nostri avi? O come dimenticare la bussola e le vele, che resero possibile l&#8217;esplorazione lungo i grandi oceani e le conseguenti scoperte? O quanti di noi hanno mai pensato che senza la nascita dell&#8217;acciaio non esisterebbero molte meraviglie architettoniche del XX secolo?</p>
<p style="text-align: justify">Ma la classifica non dimentica neanche le invenzioni che hanno cambiato il corso della storia compiendo stragi, come la bomba atomica, che si rivelò al mondo nel modo tragico che tutti noi conosciamo.</p>
<p style="text-align: justify">Il grande pregio del libro di Tom Philbin è che racconta tutto questo in modo non tedioso ma anzi, con poche pagine dedicate a ogni invenzione sintetizza la storia che ci sta dietro facendosi capire e apprezzare dai digiuni di scienza e dai profani sull&#8217;argomento.</p>
<p style="text-align: justify">Io, che pur non amo molto le materie scientifiche, l&#8217;ho apprezzato proprio per questo e lo consiglio a chiunque è dotato di innata curiosità ma non ama i libri rigorosamente da “addetti ai lavori” (sapete ad esempio come e perché nacque il premio Nobel? Nel libro troverete la storia tra gli altri di Alfred Nobel, inventore di&#8230; no, non ve lo dico per non rovinarvi troppo la lettura!).</p>
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		<title>Val più la pratica, De Benedetti</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 12:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando ho letto la presentazione del libro, ammetto di esserne stata un poco stizzita: Val più la pratica veniva annunciato come un attacco contro &#8220;l&#8217;esercito [...] che presidia a colpi di penna rossa la frontiera che separa l&#8217;italiano buono da quello cattivo&#8220;. Considerandomi parte di quell&#8217;esercito mi sono sentita chiamare in causa, ho preso il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/val-piu-la-pratica.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/val-piu-la-pratica.jpg" alt="Val più la pratica - Andrea De Benedetti" width="100" height="152" /></a>Quando ho letto la presentazione del libro, ammetto di esserne stata un poco stizzita: <strong>Val più la pratica</strong> veniva annunciato come un attacco contro &#8220;l&#8217;<span class="tcorpotesto">esercito [...] che presidia a colpi di penna rossa la frontiera che separa l&#8217;italiano <em>buono</em> da quello <em>cattivo</em>&#8220;. Considerandomi parte di quell&#8217;esercito mi sono sentita chiamare in causa, ho <a href="http://www.ibs.it/code/9788842089292/debenedetti-andrea/val-piu-pratica.html?shop=4558" target="_blank">preso il libro</a> e l&#8217;ho iniziato subito.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span class="tcorpotesto">Mi sbagliavo. Su me stessa più che altro: ho scoperto infatti che sono molto più tollerante dei neo-crusc descritti dall&#8217;autore, Andrea De Benedetti, e che uso molto meno rigore di quanto non voglia credere. I <a href="http://liblog.blogdo.net/argomenti/grammatica/" target="_blank">post di grammatica</a> infatti, a ben guardare, sono fatti con lo stesso approccio di tutti gli altri: consigliare (e magari migliorare un po&#8217; il mio lavoro!); e sebbene a volte possa essere pedante, specie nell&#8217;uso del congiuntivo, non arrivo agli eccessi descritti da De Benedetti.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span class="tcorpotesto"><span id="more-9525"></span>Quella che dipinge, nella sua grammatica immorale, è una tendenza che tutti possiamo osservare: essere integralisti sulle questioni linguistiche, tentare di preservare un lessico e una forma antichi, utili più nella teoria che nella vituperata pratica. E ridimensiona anche gli allarmismi inutili sulla morte dell&#8217;italiano, che, a suo dire, non si è mai parlato e scritto tanto.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span class="tcorpotesto">Non c&#8217;è però nessuna difesa appassionata delle abbreviazioni o delle grafie semplificate; De Benedetti tiene a precisare che po&#8217; va scritto con l&#8217;apostrofo e che una corretta ortografia è sempre la base da cui partire. Ma ci ricorda che non esiste solo la forma Soggetto &#8211; Verbo &#8211; Complemento, e che spesso si dovrebbe parlare di analisi il-logica.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span class="tcorpotesto">I capitoli sono articolati secondo una complessità crescente, dal che polivalente fino all&#8217;analisi delle parti del discorso, affrontando così tutte le occorrenze più contestate dai difensori della lingua italiana e mettendo in evidenza che la grammatica non è normativa ma descrittiva, che la lingua è flessibile e viva. E che l&#8217;uso vince la norma.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify"><span class="tcorpotesto">Nonostante sia un saggio l&#8217;uso della lingua e del narratore lo rendono scorrevole e divertente: costellato di episodi e considerazioni personali, sembra ribadire anche con lo stile che l&#8217;italiano dipende dal suo parlante (o scrivente, in questo caso).</span></p>
<p style="text-align: justify"><span class="tcorpotesto">Da leggere, da insegnare a scuola, da inculcare nelle teste di ogni professore, da prendere come un pancake, al posto della crusca.<br />
</span></p>
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		<title>Oddio! Mia moglie è incinta!, Martinez Asensio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 03:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul periodo della gravidanza sono stati scritti infiniti trattati, manuali, libri, consigli. Da autorevoli psicologi, neonatologi, da zie, amiche, parenti, questi libri inseguono le donne fin dalle primissime settimane della gestazione. E gli uomini? Quella metà di corredo genetico di loro competenza veniva tralasciata, fino ad oggi. Antonio Martinez Asensio infatti si rivolge, col suo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/oddio-mia-moglie.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/oddio-mia-moglie.jpg" alt="Oddio! Mia moglie è incinta! Antonio Martines Asensio" width="100" height="142" /></a>Sul periodo della gravidanza sono stati scritti infiniti trattati, manuali, libri, consigli. Da autorevoli psicologi, neonatologi, da zie, amiche, parenti, questi libri inseguono le donne fin dalle primissime settimane della gestazione. E gli uomini? Quella metà di corredo genetico di loro competenza veniva tralasciata, fino ad oggi.</p>
<p style="text-align: justify">Antonio Martinez Asensio infatti si rivolge, col suo <strong>Oddio! Mia moglie è incinta!</strong>, ai (futuri) padri, compartecipi sempre in secondo piano del miracolo della nascita. Come si può facilmente intuire dal titolo, però, il suo manualetto affronta l&#8217;argomento con piglio decisamente scanzonato, con levità e brio, necessari per sopportare tutte le fasi di queste famose 38 settimane.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9379"></span> <a href="http://www.ibs.it/code/9788861040342/mart-iacute-nez-asensio-antonio/oddio-mia-moglie-egrave.html?shop=4558" target="_blank">Il libro</a> è diviso in fasi, esattamente come una gravidanza. Dal momento della scoperta si passa ad analizzare ogni trimestre fino al momento clou, il parto.  È più che altro un prontuario di sopravvivenza, che spiega come essere partecipi della gioia familiare senza far troppi danni.</p>
<p style="text-align: justify">Spiega senza nascondere nulla la quotidianità, il cambiamento del rapporto uomo-donna, anche sotto il punto di vista sessuale, il progressivo slittamento delle attenzioni sulla gestante e sul bambino che sta per arrivare, gli sbalzi d&#8217;umore e le paure; e il punto di vista paterno di Asensio in questo caso è una scoperta e un arricchimento, pieno di autoironia.</p>
<p style="text-align: justify">Come tutti i manuali ben fatti sfata anche molti miti, da quelli sul sesso del bambino a quelli sulla gestione del dolore durante il parto, passando per il non trascurabile argomento delle voglie alimentari. In compenso offre molti interessanti scorci sull&#8217;opinione che un uomo ha riguardo ai corsi preparatori, alle decorazioni e a tutto quel mondo di apparente frivolezza che circonda la maternità.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;unico tratto più emozionato (ed emozionante) è il capitolo sul parto, che effettivamente sancisce la paternità: l&#8217;autore ripercorre il momento in cui ha provato per la prima volta quella commistione di sentimenti, paura, gioia, orgoglio, protezione, che non lo hanno più abbandonato e che ne hanno fatto un padre.</p>
<p style="text-align: justify">Non so e non posso sapere, non appartenendo al genere maschile, se questo libro è effettivamente utile quanto sembri a me: so che, come donna, mi ha fatto immaginare quei nove mesi visti da dietro un vetro, così come dev&#8217;essere per un uomo; e lo ha fatto con garbo e con una scrittura leggera e divertente, diretta.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere insieme alla propria moglie quando si sta per entrare in quelle fatidiche settimane o quando sono già passate, per sentirsi in compagnia nel grande club dei padri.</p>
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		<title>Ulisse tra due mari, Moll</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 12:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si pensa che in estate il tempo libero si moltiplichi, e quello da dedicare un buon libro, magari, triplichi addirittura. Menzogne. Almeno per chi, come me, frequenta l’Università. Tutti quei periodi lunghi (estate e vacanza natalizie) che al liceo sembravano un miraggio, sono ora tempo in più da dedicare alla vicinissima sessione d’esami. La lettura [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/ulisse-tra-i-due-mari.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/ulisse-tra-i-due-mari.jpg" alt="Ulisse tra i due mari – Nora Moll" width="100" height="169" /></a>Si pensa che in estate il tempo libero si moltiplichi, e quello da dedicare  un buon libro, magari, triplichi addirittura. Menzogne. Almeno per chi, come me, frequenta l’Università. Tutti quei periodi lunghi (estate e vacanza natalizie) che al liceo sembravano un miraggio, sono ora tempo in più da dedicare alla vicinissima sessione d’esami. La lettura di manuali, saggi, qualsiasi testo in generale utile allo studio, ti allontana dal romanzo della tua vita. Ma diamine se capita di incontrare letture valide!</p>
<p style="text-align: justify">Il mio esempio più vivo, ad oggi, è un’opera di Nora Moll, <strong>Ulisse tra i due mari</strong>. A vent’anni si è trasferita a Roma, laureata in lettere e ha continuato a studiare (beata lei!) – svolge ad ora ricerca comparatistica.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9347"></span>Il viaggio letterario della Moll si svolge attraverso il novecento letterario mondiale, da Alberto Savinio ad Alejo Carpentier, senza mai perdere la rotta. Strano a dirsi visto che a capitanare l’esperienza di comparazione è la figura del mitico Ulisse, che si muove nelle parole di autori che vanno dal mare mediterraneo a quello caraibico, dal mare nostrum, che concentra, a quello aperto al mondo, il mar dei caraibi, che ha accolto credenze altre rivestendosene e offrendo tanto in cambio.</p>
<p style="text-align: justify">L’uomo necessita del mito per giustificarsi e darsi una linea guida, è stato così per secoli, ma nel novecento il personaggio diviene autore: si trasforma in artefice del proprio mito.<br />
Si affronta così il “lavoro sul mito” attraverso la sua riscrittura, sia essa seria o parodica, spesso capace di contenere emulazione e dissacrazione al contempo, nel tentativo di accrescere il mito, farlo proprio, addirittura chiuderlo, terminarlo. Per appropriarsene definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify">D’altronde la letteratura del novecento è popolata di anti-eroi contenti di conquistare una libertà sconosciuta ai propri antenati, uscendo dal circuito chiuso de mitico per diventare personaggi con diritto di autodeterminazione. Con diritto di aggregazione al resto dell’umanità per darle forma.</p>
<p style="text-align: justify">Così l’Omero multiforme compie il suo viaggio nella rete interculturale della letteratura mondiale, lasciandosi rimaneggiare per acquisire nuovi e sempre forti significati, rispondendo a esigenze e lecite domande attraverso il suo stesso esistere, sempre nuovo di fronte al nuovo. Perdere e ritrovare la propria identità, ricostruirsi da dentro: questa lettura semplice del mito primigenio si fa lontana, troppo lineare per tutte quelle sfumature e quelle metamorfosi che contraddistinguono l’evoluzione dell’uomo attraverso il suo esilio, il suo viaggio. Non solo fisico.</p>
<p style="text-align: justify">La lingua è precisa, esatta come l’ora. Trova una sua direzione, si rifà a quelle strutture necessarie per la comprensione del testo che spesso i madrelingua dimenticano. Tralasciano.<br />
Non a caso, alla IV edizione del Premio “Popoli in cammino” (2007), viene segnalata dalla giuria proprio <a href="http://www.ibs.it/code/9788851600792/moll-nora/ulisse-tra-due-mari.html?shop=4558" target="_blank">per il suo saggio</a>, “che mette a confronto con acutezza e rigore filologico due bacini culturali distanti e speculari come il Mediterraneo e i Caraibi”.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Piegare i tovaglioli, Jordan</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 03:55:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È domenica e alcuni di voi avranno di certo invitati a pranzo; amici, parenti, conoscenti, il pranzo della domenica è per molti un momento conviviale. Ci sono almeno tre parti che compongono un pranzo riuscito: in primo luogo, la compagnia, secondariamente i manicaretti, e infine la cura della tavola. A quest&#8217;ultimo argomento è dedicato il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/06/piegare-i-tovaglioli.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/06/piegare-i-tovaglioli.jpg" alt="Piegare i tovaglioli – Chris Jordan" width="100" height="103" /></a>È domenica e alcuni di voi avranno di certo invitati a pranzo; amici, parenti, conoscenti, il pranzo della domenica è per molti un momento conviviale. Ci sono almeno tre parti che compongono un pranzo riuscito: in primo luogo, la compagnia, secondariamente i manicaretti, e infine la cura della tavola. A quest&#8217;ultimo argomento è <a href="http://www.ibs.it/code/9788870827248/jordan-chris/piegare-i-tovaglioli.html?shop=4558" target="_blank">dedicato il manuale</a> di cui vi voglio parlare oggi, <strong>Piegare i tovaglioli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Non è uno di quei libri cui siete abituati, non è letteratura, certo, ma è utile anche questo, specie per chi ama la buona tavola. Nei paesi orientali la &#8220;messa in scena&#8221; del piatto è altrettanto importante che la qualità degli ingredienti e la bontà della ricetta. Noi europei non arriviamo a tanto, ma abbiamo (o abbiamo avuto) un certo amore per la decorazione della tavola.</p>
<p style="text-align: justify">Ecco, con questo manualetto potremo dare un tocco in più alla nostra tavola domenicale, recuperare il gusto di una accuratezza  e una minuziosità che sono spesso dimenticate, per tornare a dare il giusto peso al momento, tutto sociale, del pranzo.</p>
<p style="text-align: justify">Se siete appassionati della buona tavola e della buona presentazione in tavola, oltre questo libro vi consiglio anche il sito <a href="http://www.napkinfoldingguide.com/" target="_blank">Napking Folding Guide</a>, da cui ho preso spesso più di uno spunto. Buon – e bel – pranzo a tutti.</p>
<div class="shr-publisher-9268"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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