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	<title>Liblog &#187; Parola di&#8230;</title>
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	<description>Libri grandi e piccoli letti da chi li ama</description>
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		<title>Parola di Perotti</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 13:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono persone che cambierebbero città, casa, nazione, occupazione, amici in pochi secondi, senza pensarci troppo. Non sono persone superficiali, e neppure fredde o senza sentimenti. Sono semplicemente persone senza terra, senza legami troppo forti con luoghi o circostanze esterne. Bjorn Larsson rispose un giorno a una domanda su cosa fosse per lui la libertà. [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify">Ci sono persone che cambierebbero città, casa, nazione, occupazione, amici in pochi secondi, senza pensarci troppo. Non sono persone superficiali, e neppure fredde o senza sentimenti. Sono semplicemente persone senza terra, senza legami troppo forti con luoghi o circostanze esterne. Bjorn Larsson rispose un giorno a una domanda su cosa fosse per lui la libertà. «La libertà è una barca già pagata, nessuno che ti saluta quando parti, nessuno che attenda il tuo arrivo dove stai andando».  Sono persone che non hanno radici molto profonde, per mille ragioni, e potrebbero spostarsi, cambiare la propria vita, molto rapidamente, soffrendo quanto basta (ogni cambiamento è  comuque una lacerazione), ma trovando la cosa anche affascinante, divertente, avventurosa. Probabilmente quelli così hanno radici interne, cioè non sono radicate tanto nel mondo fuori di loro, quanto piuttosto direttamente a se stesse. La zolla che consente loro di vivere se la portano dietro.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Simone Perotti, <a href="http://liblog.blogdo.net/saggi-e-manuali/adesso-basta-perotti/" target="_blank">Adesso basta </a></p>
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		<title>C&#8217;è un refuso&#8230;, via Internazionale</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 13:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il vero correttore di bozze è quello che soffre fisicamente per i refusi: la sua è una malattia psicosomatica. Può leggere centinaia di pagine su genocidi, stupri etnici, catastrofi naturali, assassini seriali, streghe che divorano neonati, il tutto senza batter ciglio. Ma se vede un doppio spazio, un apice nel verso sbagliato, un errore di ortografia, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Il vero correttore di bozze è quello che soffre <em>fisicamente</em> per i refusi: la sua è una malattia psicosomatica. Può leggere centinaia di pagine su genocidi, stupri etnici, catastrofi naturali, assassini seriali, streghe che divorano neonati, il tutto senza batter ciglio. Ma se vede un doppio spazio, un apice nel verso sbagliato, un errore di ortografia, una virgola troppo staccata dalla parola che la precede – ecco che lo percorre quel brivido profondo di disagio, quel prurito, quella smania di far giustizia, di drizzare i torti, di ristabilire l’ordine messo a soqquadro. Quando si tratta di refusi, il più mite correttore di bozze, con tanto di bandierina della pace esposta sul davanzale, si trasforma in un interventista umanitario, perfino in un <strong>guerrafondaio</strong>: guai a lasciare degli errori di battitura a piede libero in un libro sul Rwanda.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">da <a href="http://www.internazionale.it/?p=22596#" target="_blank">“Cameriere, c’è un refuso nel mio piatto!”</a>, Internazionale</p>
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		<title>Di &#8220;k&#8221;, di &#8220;bira&#8221; e&#8230;, Infaustweb</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 12:40:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Altri problemi, questi sì importanti, sono taciuti dai mass media e sconosciuti alla comunità. Povertà e insicurezza lessicale, irradiata dagli stessi giornali; la pressione della lingua del politicamente corretto, molto più invadente dell&#8217;inglese, irradiata dagli stessi giornali; difficoltà nella costruzione di un testo e nell&#8217;uso della punteggiatura, ecc. La realtà mediatica ci dice che è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Altri problemi, questi sì importanti, sono taciuti dai mass media e sconosciuti alla comunità. Povertà e insicurezza lessicale, irradiata dagli stessi giornali; la pressione della lingua del politicamente corretto, molto più invadente dell&#8217;inglese, irradiata dagli stessi giornali; difficoltà nella costruzione di un testo e nell&#8217;uso della punteggiatura, ecc.</p>
<p style="text-align: justify">La realtà mediatica ci dice che è più spettacolare un SMS di una prova scritta d&#8217;italiano organizzata male. Ci dice che è preferibile scrivere di quanto siano brutte le parole inglesi che di quanto sia inefficace (e controproducente), per risolvere un problema culturale e sociale, usare <em>omosessuale </em>al posto di <em>frocio</em>, o <em>operatore ecologico</em> al posto di <em>spazzino</em>. Ci dice che k è brutto, ma non ci dice nulla di come si usa una virgola.</p>
<p style="text-align: justify">Ma non mi sembra troppo idealistico avvertire che una politica linguistica dettata dalla spettacolarità e dal moralismo porta a mascherare i veri problemi culturali (e solo successivamente linguistici) di una comunità.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Via <a href="http://infaustweb.blogspot.com/2010/08/di-k-di-bira-e-di-una-lingua-che-tutto.html" target="_blank">Infaustweb</a></p>
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		<title>La cricca dei lettori forti &#8211; da Contrappunto</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 16:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’assessore arrestato per tangenti davanti a una libreria milanese aveva appena comprato tre volumi del reparto saggistica: Eva Cantarella sul sesso e la polis, Dacia Maraini sulla mafia e (ciliegina sulla torta) una Storia della massoneria; gli argomenti che evidentemente lo appassionano di più, e che ora avrà agio di approfondire nella quiete di San [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">L’assessore arrestato per tangenti davanti a una libreria milanese aveva appena comprato tre volumi del reparto saggistica: Eva Cantarella sul sesso e la polis, Dacia Maraini sulla mafia e (ciliegina sulla torta) una Storia della massoneria; gli argomenti che evidentemente lo appassionano di più, e che ora avrà agio di approfondire nella quiete di San Vittore. Alla cassa gli avevano dato un resto di 420 euro, perché era a corto di spiccioli. Comunque sia, tre libri in un giorno sono un bel record: è chiaro che ci troviamo di fronte non a un lettore forte ma a un superlettore, un divoratore insaziabile di carta stampata.</p>
<p style="text-align: justify">Questa vicenda dovrebbe insegnare qualcosa. Per portare avanti la nobile battaglia in difesa del libro il sub comandante Gian Arturo ha bisogno di un braccio armato. Faccia pattugliare le librerie e i megastore da polizia e guardia di finanza. E se i vincoli di bilancio non glielo consentono, mobiliti le ronde: che vadano casa per casa a stanare i lettori &#8220;forti&#8221; o &#8220;abituali&#8221;. E li costringano a fare proseliti, anzi iniziati, nel nome di Dan Brown.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://riccardochiaberge.blog.ilsole24ore.com/2010/02/dan-brown-e-la-cricca-dei-lettori-forti.html">Dan  Brown e la cricca dei lettori forti</a>, Riccardo Chiaberge</p>
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		<title>L&#8217;etteratura?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 12:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’etteratura è morta, dicono. C’è chi dice che è morta da almeno trent’anni, altri da trentacinque. I più pessimisti datano la morte dell’etteratura ai primi anni del ventesimo secolo. Pare infatti che a differenza di uomini, animali, piante e altri agglomerati di sostanze organiche senzienti e non, non esista ancora un metodo condiviso per stabilire [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify">L’etteratura è morta, dicono. C’è chi dice che è morta da almeno  trent’anni, altri da trentacinque. I più pessimisti datano la morte  dell’etteratura ai primi anni del ventesimo secolo. Pare infatti che a  differenza di uomini, animali, piante e altri agglomerati di sostanze  organiche senzienti e non, non esista ancora un metodo condiviso per  stabilire l’esistenza in vita dell’etteratura, con il risultato che  ognuno si può prendere la libertà di farla morire un po’ quando gli  pare.</p>
<p style="text-align: justify">Tant’è che — sembra assurdo, lo so, ma è così — c’è perfino gente che  sostiene che l’etteratura in realtà è viva e non se la passa neanche  tanto male.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Lettura Lenta, <a href="http://letturalenta.net/2010/04/letteratura-e-morta/" target="_blank">L&#8217;etteratura è morta</a></p>
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		<title>Scrivere e pubblicare &#8211; dal sito di Michela Murgia</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 13:40:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Io, che da esordiente mai ho creduto nella mia scrittura fino al punto di mandar qualcosa a un editore, mi scopro circondata da persone che non bramano altro che lo scaffale della libreria, scambiando il piacere dello scrivere con il dovere morale di pubblicare, a qualunque costo. Certo, ci sono anche quelli che i libri [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Io, che da esordiente mai ho creduto nella mia scrittura fino al punto di mandar qualcosa a un editore, mi scopro circondata da persone che non bramano altro che lo scaffale della libreria, scambiando il piacere dello scrivere con il dovere morale di pubblicare, a qualunque costo. Certo, ci sono anche quelli che i libri se li autoproducono perché amano stringere in mano l&#8217;oggetto in sè, o regalarlo agli amici senza aspettarsi niente di più. Ma di questi galantuomini io ne ho incontrato solo uno nella vita, mentre gli altri li incrocio continuamente, tutti convinti che se l&#8217;hanno scritto va stampato, punto e basta. [...]</p>
<p style="text-align: justify">È un altro mestiere, dove la prima regola è:  <em>non sei tu che decidi  che quello che scrivi è buono</em>. Non lo decide nemmeno tua madre, la  tua fidanzata o il tuo  collega, tutta gente che difficilmente ti dirà  mai se quello che hai  scritto fa schifo. Se vuoi che scrivere diventi  un mestiere, è solo uno  del mestiere &#8211; dell&#8217;editoria, non della  scrittura &#8211; che può dirti se sei capace di farlo, e se quello che   produce la tua fantasia possiede quella cosa bellissima che si diceva un   tempo, e che oggi nessuno sembra avere il coraggio di dire più: la   dignità di pubblicazione. Decidere di provare a fare mestiere con la   scrittura significa prima di tutto affrontare il rischio che uno che ne   capisce qualcosa ti dica: &#8220;guarda, non è la tua strada&#8221;. Si può   preventivare anche di sentirselo dire un paio di volte prima di   crederci, ma al terzo rifiuto ha poco senso ostinarsi a fare il talento   incompreso.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://michelamurgia.altervista.org/content/view/436/2/" target="_blank">Il lato violento dell&#8217;oscuro talento, il sito di Michela Murgia</a></p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Analfabeti e paure &#8211; Ismaele blog</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 17:13:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La cosa più spaventosa letta oggi è la rubrica di Tullio de Mauro su Internazionale. Dice che l&#8217;80% degli italiani avrebbe un livello di alfabetizzazione scarsissimo o nullo. Parliamo dell&#8217;aspetto politico di questo dato, al di là delle sue più ovvie ricadute culturali: un Paese in cui solo il 20% della popolazione sa leggere, scrivere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">La cosa più spaventosa letta oggi è <a href="http://www.internazionale.it/firme/articolo.php?id=18612">la  rubrica di Tullio de Mauro su Internazionale</a>. Dice che l&#8217;80% degli  italiani avrebbe un livello di alfabetizzazione scarsissimo o nullo.</p>
<p style="text-align: justify">Parliamo dell&#8217;aspetto politico di questo dato, al di là delle sue più ovvie ricadute culturali: un Paese in cui solo il 20% della popolazione sa leggere, scrivere e far di conto è un Paese in cui pochi eletti possono leggere un articolo di giornale e comprendere il significato di quello che hanno sotto gli occhi.<br />
Un Paese dove le dinamiche politiche, economiche e sociali, anche le più basilari, non sono comprensibili, perché spesso divulgate mediante un supporto scritto, o in una forma che presuppone una conoscenza della espressione grafica.</p>
<p style="text-align: justify">In un Paese del genere la democrazia è costantemente a rischio, perché il voto si affida sull&#8217;opinione di chi non ha gli strumenti per formarsi un&#8217;opinione. Questo significa terreno fertile per il populismo e per l&#8217;autoritarismo.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://ismaeleblog.blogspot.com/2010/03/cose-di-cui-avere-paura.html" target="_blank">Cose di cui avere paura, Ismaele</a></p>
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		<title>Il successo di aNobii, da Antefatto</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 17:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[italia]]></category>
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		<description><![CDATA[A che imputare questo successo? Mi sono immerso tra le pagine del social network alla ricerca di una spiegazione, fino a quando di spiegazioni me ne sono venute in mente addirittura due. Uno: in un Paese come il nostro, che ha visto negli ultimi anni la cultura sempre più oggetto di disprezzo (vedi le sorti [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">A che imputare questo successo? Mi sono immerso tra le pagine del social network alla ricerca di una spiegazione, fino a quando di spiegazioni me ne sono venute in mente addirittura due. Uno: in un Paese come il nostro, che ha visto negli ultimi anni la cultura sempre più oggetto di disprezzo (vedi le sorti della ricerca, o le esternazioni dei vari Brunetta), trovare un luogo in cui poter condividere questa passione è quanto meno rivitalizzante.</p>
<p style="text-align: justify">Due: i lettori italiani si fidano sempre meno dei loro tradizionali mediatori culturali. Ho assistito a molti dibattiti in cui i soloni delle nostre lettere rimestavano fino alla morte Adorno, Horkheimer e Andy Warhol per giustificare storicamente concetti quali la “morte della critica militante”. Mai uno però che provasse a fare meaculpa sollevando il velo sulla natura di tante recensioni professionali: pezzi scritti spesso in batteria, prevedibili, mancanti di passione o in trasparenza servili o astiosi o stiticamente entusiasti quando non inutilmente cervellotici, il cui vero destinatario non è mai il lettore ma altri addetti ai lavori (“e allora perché non ricorrere alle mail collettive invece che a un quotidiano nazionale”? mi sono spesso domandato).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Antefatto, <a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/2010/01/03/anobii_critici_addio_la_recens.html">aNobii: critici addio, la recensione la facciamo noi </a></p>
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		<title>Parola di Dimitri</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 17:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è niente di peggio, poi, dei libri in prima persona con protagonisti giovani, diciamo tra i quindici e i trent&#8217;anni. Di solito sono opera di gente che, non avendo nulla da raccontare, tenta di trasfigurare una vita banale in qualcosa di mitologico. Studentelli universitari diventano poeti bohème, donne che vivono a colpi di reni [...]]]></description>
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<p style="text-align: justify">Non c&#8217;è niente di peggio, poi, dei libri in prima persona con protagonisti giovani, diciamo tra i quindici e i trent&#8217;anni. Di solito sono opera di gente che, non avendo nulla da raccontare, tenta di trasfigurare una vita banale in qualcosa di mitologico. Studentelli universitari diventano poeti bohème, donne che vivono a colpi di reni s&#8217;illudono che darla in giro sia tantrismo pret-à-porter. Sono racconti pieni di riflessioni a buon mercato, di filosofia da cioccolatino e, immancabili, considerazioni sulla gioventù che è bella ma difficile e viene una volta sola e non te la restituisce nessuno. Il mondo è pieno di pessimi romanzi, ma quelli in prima persona con protagonisti giovani meritano un posto d&#8217;onore nella biblioteca dell&#8217;inferno.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Francesco Dimitri, <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/la-ragazza-dei-miei-sogni-dimitri/" target="_blank">La ragazza dei miei sogni</a></p>
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		<title>Da Ce ne siamo liberati</title>
		<link>http://liblog.blogdo.net/parola-di/da-ce-ne-siamo-liberati/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 17:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>
		<category><![CDATA[citazione]]></category>
		<category><![CDATA[cosmogonia]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[premiazione]]></category>

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		<description><![CDATA[la poesia, che fu un tempo la letteratura per eccellenza, è tragicamente diventata nel dopoguerra una subculture non diversa da quella dei rappers o dei collezionisti di piatti del buon ricordo. incapace ormai di dipingere cosmogonie, di fare alcunchè che non sia guardarsi l’ombelico e organizzare senili, vuote, tristi premiazioni reciproche. è probabile che il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">la poesia, che fu un tempo la letteratura per eccellenza, è tragicamente diventata nel dopoguerra una subculture non diversa da quella dei rappers o dei collezionisti di piatti del buon ricordo. incapace ormai di dipingere cosmogonie, di fare alcunchè che non sia guardarsi l’ombelico e organizzare senili, vuote, tristi premiazioni reciproche.<br />
è probabile che il problema della poesia siano i poeti. il termine poeta -che giustamente crea brividi e imbarazzo ai più- andrebbe abolito. andrebbe legislato che tutte le poesie debbano essere depositate in forma rigorosamente anonima, pubblicate in sillogi casuali stampate su carta grigia, distribuite gratuitamente su autobus e treni, con minimo 10 anni di ritardo dal deposito. solo allora riacquisterebbe un senso, una preziosità.</p></blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://www.harrr.org/brullonulla/ce-ne-siamo-liberati/" target="_blank">Brullonulla</a> via <a href="http://phonkmeister.com/post/244136949/la-poesia-che-fu-un-tempo-la-letteratura-per" target="_blank">Phonkmeister</a></p>
<div class="shr-publisher-10665"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>INAT</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 17:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>
		<category><![CDATA[agenda setting]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[information overload]]></category>
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		<category><![CDATA[tv]]></category>

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		<description><![CDATA[INAT può salvarvi. [...] Applicate INAT alla Notizia appena la riconoscete. Riconoscere La Notizia è facile, a questo punto non potete sbagliarvi. L&#8217;applicazione di INAT richiede impegno e una sola regola: Ignorate La Notizia con tutte le vostre forze. Non è impossibile. Cambiate sistematicamente canale. Spegnete la radio. Anche se dovete alzarvi in piedi, è [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">INAT può salvarvi. [...]</p>
<p style="text-align: justify">Applicate INAT alla Notizia appena la riconoscete.<br />
Riconoscere La Notizia è facile, a questo punto non potete sbagliarvi. L&#8217;applicazione di INAT richiede impegno e una sola regola:<br />
Ignorate La Notizia con tutte le vostre forze.</p>
<p style="text-align: justify">Non è impossibile. Cambiate sistematicamente canale. Spegnete la radio. Anche se dovete alzarvi in piedi, è un piccolo sforzo ma ne vale la pena. Se in treno ne sentite parlare cambiate scompartimento. Se qualcuno ne parla in compagnia cambiate argomento (può non essere facile, lo so. La mia tecnica è dire qualcosa di spaventosamente cinico prima, in modo che risulti imbarazzante ritirare fuori l&#8217;argomento. &#8220;Sì. Ha ucciso i genitori ma almeno non era milanista&#8221; oppure &#8220;è certamente colpevole, ha preso Taormina come avvocato&#8221;). Se vedete Vespa cambiate canale, se vedete Fede cambiate canale. Se vedete Biscardi cambiate canale. Se chi non sopportate parla su tutti i canali (e in questi giorni non è impossibile) spegnete la tele e aprite un libro. Non vi morderà. Nei giornali non leggete nemmeno i titoli sulla Notizia. Aprite i giornali dal fondo (tanto lo so che lo fate lo stesso).</p>
<p style="text-align: justify">Non è impossibile. Io l&#8217;ho fatto. Non avete idea della soddisfazione di saltare da un canale all&#8217;altro per evitare la Notizia. Del togliere solo l&#8217;audio se il programma comunque vi interessa. Del non sapere chi ha vinto Sanremo (se uomo), o il campionato del mondo (se donna).<br />
È terapia occupazionale. Non potrete evitare che almeno un po&#8217; vi rompano gli zebedei, ma li state combattendo. Li state INAT-tuando.</p></blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://blog.morellinet.com/stories/2002/07/21/inat.html" target="_blank">Massimo Morelli&#8217;s Weblog</a>, via <a href="http://www.kawakumi.com/" target="_blank">Kawakumi</a></p>
<div class="shr-publisher-10597"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Parola di Vecchioni</title>
		<link>http://liblog.blogdo.net/parola-di/parola-di-vecchioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 17:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>
		<category><![CDATA[alda merini]]></category>
		<category><![CDATA[cantautori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[CANZONE PER ALDA MERINI Noi qui dentro si vive in un lungo letargo, si vive afferrandosi a qualunque sguardo, contandosi i pezzi lasciati là fuori, che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori. Io non scrivo più niente, mi legano i polsi, ora l&#8217;unico tempo è nel tempo che colsi: qui dentro il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote><p><strong>CANZONE PER ALDA MERINI</strong></p>
<p><span>Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,<br />
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,<br />
contandosi i pezzi lasciati là fuori,<br />
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.<br />
Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,<br />
ora l&#8217;unico tempo è nel tempo che colsi:<br />
qui dentro il dolore è un ospite usuale,<br />
ma l&#8217;amore che manca è l&#8217;amore che fa male.<br />
Ogni uomo della vita mia<br />
era il verso di una poesia<br />
perduto, straziato, raccolto, abbracciato;<br />
ogni amore della vita mia<br />
ogni amore della vita mia<br />
è cielo è voragine,<br />
è terra che mangio<br />
per vivere ancora</span></p>
<p><span id="more-10497"></span>Dalla casa dei pazzi, da una nebbia lontana,<br />
com&#8217;è dolce il ricordo di Dino Campana;<br />
perchè basta anche un niente per essere felici,<br />
basta vivere come le cose che dici,<br />
e rivederti in tutti gli amori che hai<br />
per non perderti, perderti, perderti mai.</p>
<p>Cosa non si fa per vivere,<br />
cosa non si fa per vivere,<br />
guarda&#8230; Io sto vivendo;<br />
cosa mi è costato vivere?<br />
Cosa l&#8217;ho pagato vivere?<br />
Figli, colpi di vento&#8230;<br />
La mia bocca vuole vivere!<br />
La mia mano vuole vivere!<br />
Ora, in questo momento!<br />
Il mio corpo vuole vivere!<br />
La mia vita vuole vivere!<br />
Amo, ti amo, ti sento!</p>
<p>Ogni uomo della vita mia<br />
era il verso di una poesia<br />
perduto, straziato, raccolto, abbracciato;<br />
ogni amore della vita mia<br />
ogni amore della vita mia<br />
è cielo è voragine,<br />
è terra che mangio<br />
per vivere ancora</p></blockquote>
<p style="text-align: right"><span>(Roberto Vecchioni)</span></p>
<p><span><br />
</span></p>
<div class="shr-publisher-10497"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Croce e delizia, dal blog Leonardo</title>
		<link>http://liblog.blogdo.net/parola-di/croce-e-delizia-dal-blog-leonardo/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 13:40:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>
		<category><![CDATA[babbo natale]]></category>
		<category><![CDATA[befana]]></category>
		<category><![CDATA[chiodi]]></category>
		<category><![CDATA[crocifisso]]></category>
		<category><![CDATA[martirio]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi l&#8217;ho rivisto in corridoio, però a grandezza naturale. Sanguinava copioso. Subito ho pensato a una rissa in IIC, poi mi sono accorto della corona di spine e della croce che portava in spalla, quindi, insomma, era Lui. “Domine, quo vadis?” “E non parlare latino, che tu sappia io ho mai saputo il latino?” “Beh, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/11/Cristo_crucificado.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/11/Cristo_crucificado.jpg" alt="Cristo_crucificado" width="100" height="149" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">Oggi l&#8217;ho rivisto in corridoio, però a grandezza naturale. Sanguinava copioso. Subito ho pensato a una rissa in IIC, poi mi sono accorto della corona di spine e della croce che portava in spalla, quindi, insomma, era Lui.<br />
“Domine, quo vadis?”<br />
“E non parlare latino, che tu sappia io ho mai saputo il latino?”<br />
“Beh, no”.<br />
“Mi dà anche un po&#8217; ai nervi”.<br />
<span id="more-10516"></span>“In effetti è comprensibile. Ma insomma, Signore, dove vai?”<br />
“Dove vado, dove vuoi che vada. A farmi crocifiggere un&#8217;altra volta, vado”.<br />
“Ma no, dai, Maestro&#8230;”<br />
“&#8230;visto che la prima non è bastata”.<br />
“Non te la prendere, ti prego. A scuola succede, le cose cadono, si rompono&#8230; ho dovuto metterti nel cassetto, ma ti giuro che&#8230;”<br />
“Ma non ce l&#8217;ho con te, cosa c&#8217;entri te. Sei anche tu un povero cristo”.<br />
“Grazie, Maestro”.<br />
“Ce l&#8217;ho con i farisei, per prima cosa”.<br />
“Aaah, i farisei”.<br />
“Hai capito, no?”<br />
“Beh, magari un aiutino&#8230;”<br />
“Quelli che mi hanno preso per un simbolo della cultura, della tradizione. Una bandierina, praticamente. Aho&#8217;, ma stiamo a scherzare?”<br />
“Però anche la tradizione ha la sua importanza&#8230;”<br />
“Cioè secondo voi io mi sono fatto inchiodare mani e piedi <a href="http://www.repubblica.it/2009/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/crocefissi-aule/bertone-su-sentenza/bertone-su-sentenza.html">per rappresentare una tradizione?</a> Cioè, siamo a questo? Babbo Natale, la Befana e Cristo in Croce? Magari vi aspettate che vi porti anche i regali?”<br />
“Ma no, non dico questo, però&#8230;”<br />
“Però niente. Li vedi questi chiodi qua? Li vedi?”<br />
“Ehm, sì”.<br />
“Sono autentici, va bene? Non sono un simbolo, sono una rappresentazione realistica. Duemila anni fa i ribelli li uccidevano così. Li esponevano su un trespolo finché non morivano soffocati. Perché fossero da esempio. Tutto molto razionale, ma anche molto teatrale, ma anche violentissimo, Dio Me! Io rappresento questo, va bene? Rappresento un supplizio capitale! Rappresento la crudeltà dell&#8217;uomo e la ribellione dell&#8217;uomo! Rappresento la Morte! Rappresento il&#8230;”</p></blockquote>
<p style="text-align: right">Leonardo, <a href="http://leonardo.blogspot.com/2009/11/croce-e-delizia.html#" target="_blank">Croce e delizia</a><br />
via <a href="http://hardcorejudas.tumblr.com/post/233397062/quindi-maestro-in-conclusione-dobbiamo" target="_blank">hardcorejudas</a>;  <a href="http://catepol.tumblr.com/" target="_blank">catepol</a>; <a href="http://hneeta.tumblr.com/" target="_blank">hneeta</a></p>
<div class="shr-publisher-10516"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Parola di Chiara Fattori</title>
		<link>http://liblog.blogdo.net/parola-di/parola-di-chiara-fattori/</link>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 13:40:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[talento]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[valore]]></category>

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		<description><![CDATA[Io sono agnostica, ma da bambina ho fatto tutti i sacramenti e il catechismo, e mi piaceva anche. Mi piacevano le parabole. La Bibbia l’ho letta tutta e credo che sia un gran libro. Tra le parabole che ci insegnavano c’era quella dei “talenti”: solo chi fa fruttare i propri talenti, le propre capacità, andrà [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Io sono agnostica, ma da bambina ho fatto tutti i sacramenti e il catechismo, e mi piaceva anche. Mi piacevano le parabole. La Bibbia l’ho letta tutta e credo che sia un gran libro. Tra le parabole che ci insegnavano c’era quella dei “talenti”: solo chi fa fruttare i propri talenti, le propre capacità, andrà in Paradiso. Il padrone dà un talento ad ognuno dei suoi tre servi, il padrone è Dio e a tutti i suoi figli dà un talento.<br />
Ora, se ognuno ha il suo talento, non tutti potranno avere quello dello scrittore, qualcuno ci avrà quello dell’insegnante, dell’elettricista o del sacerdote, ma qualcuno quello dello scrittore ce l’avrà!<br />
Ecco che in America, se un ragazzo a diciotto anni pensa di averlo, questo talento, può andare all’università e imparare come si fa a farlo fruttare. In Italia no. In Italia il talento dello scrittore non è certificato, la capacità di scrivere non è una professionalità, la cultura non è una cosa di cui si può campare, non ha valore, non gli si dà valore.</p></blockquote>
<p style="text-align: right">Chiara Fattori, <a href="http://www.intermezzieditore.it/blog/?p=1005" target="_blank">Il talento dello scrittore</a></p>
<div class="shr-publisher-10509"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Parola di Cavazzoni</title>
		<link>http://liblog.blogdo.net/parola-di/parola-di-cavazzoni/</link>
		<comments>http://liblog.blogdo.net/parola-di/parola-di-cavazzoni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 13:40:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[carriera]]></category>
		<category><![CDATA[comico]]></category>
		<category><![CDATA[critici]]></category>
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		<category><![CDATA[Let(tera)tura]]></category>
		<category><![CDATA[mestiere]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>

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		<description><![CDATA[“Che cosa fa uno quando si dice che fa dell’arte? Beh, fa sempre delle cose un po’ sgangherate, perché in questo campo se uno impara il mestiere, allora meglio che smetta.” Com’è che uno si mette a dipingere o a scrivere? cosa spera da questo l’umanità? E l’arte? questa parola così pomposa che promette un [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">“Che cosa fa uno quando si dice che fa dell’arte? Beh, fa sempre delle cose un po’ sgangherate, perché in questo campo se uno impara il mestiere, allora meglio che smetta.”</p>
<p style="text-align: justify">Com’è che uno si mette a dipingere o a scrivere? cosa spera da questo l’umanità? E l’arte? questa parola così pomposa che promette un pezzo di eternità; forse dovrebbe essere piuttosto un’umile cosa, una forma tra le tante di maniacalità. Forse. Questo libro tratta di tali questioni: di come possa essere un guaio far carriera nell’arte, e di come al contrario sia benefica la libera attività di fantasticazione; di come un buon romanzo cresca come cresce il pattume; se gli angeli potrebbero essere dei romanzieri (ma sembra di no), e da dove prendono i critici la loro autorità (non si sa); del perché l’incendio sia il destino degli zombi e dei libri; dell’uso dei numeri in letteratura; e poi il comico, che cosa sia, detto qui per la prima volta comicamente, come tutto il libro d’altronde, che sarebbe un serio trattato di filosofia se non fosse un trattato comico.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Ermanno Cavazzoni, Il limbo delle fantasticazioni [via <a href="http://pensierispettinati.tumblr.com/post/227724006/che-cosa-fa-uno-quando-si-dice-che-fa-dellarte" target="_blank">Pensieri spettinati</a>]</p>
<div class="shr-publisher-10481"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Parola di Stefano Benni</title>
		<link>http://liblog.blogdo.net/parola-di/parola-di-stefano-benni/</link>
		<comments>http://liblog.blogdo.net/parola-di/parola-di-stefano-benni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 16:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Only</dc:creator>
				<category><![CDATA[Parola di...]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[bestiario]]></category>
		<category><![CDATA[citazione]]></category>
		<category><![CDATA[pulce]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[tassonomia]]></category>
		<category><![CDATA[verme]]></category>

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		<description><![CDATA[Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con la preferenza per le &#8220;emme&#8221; e le &#8220;enne&#8221;, ed è ghiotto di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con la preferenza per le &#8220;emme&#8221; e le &#8220;enne&#8221;, ed è ghiotto di parole quali &#8220;nonnulla&#8221; e &#8220;mammella&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del proto e del critico.</p>
<p style="text-align: justify">Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si ciba solo del verbo &#8220;elìcere&#8221;. Questo ragno si trova ormai solo in vecchi resti di diritto, perché detto verbo è molto scaduto d&#8217;uso e i pochi esempi che compaiono sono decimati dal ragno.</p>
<p style="text-align: justify">Vorrei citare ancora due biblioanimali piuttosto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocopio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo, con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano sgrammaticati sono invece devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L&#8217;apocopio succhia la e finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). nell&#8217;ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è quasi estinta.</p>
<p style="text-align: justify">Ma come dicevamo all&#8217;inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un&#8217;altra, e mette quest&#8217;ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com&#8217;era prima dell&#8217;augurio del verme disicio.</p>
<p style="text-align: justify">Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo sappiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti mai di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Stefano Benni, Il Verme Disicio</p>
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		<title>Parola di Pierluca Santoro</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 16:30:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Italiani con più di 14 anni che nel 2009 hanno comprato un libro sono soltanto il 45% di quest’ampia parte della popolazione, quelli che ne hanno letto uno costituiscono il 56%, quelli che affermano che potrebbero fare tranquillamente a meno di leggere libri sono il 34%. Non va meglio per i quotidiani, comprati da [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="margin-bottom: 0pt;text-align: justify">Gli Italiani con più di 14 anni che nel 2009 hanno <a href="http://www.osservatoriocontenutidigitali.it/home.aspx" target="_blank">comprato un libro</a> sono soltanto il 45% di quest’ampia parte della popolazione, quelli che ne hanno letto uno costituiscono il 56%, quelli che affermano che potrebbero fare tranquillamente a meno di leggere libri sono il 34%. Non va meglio per <a href="http://www.fieg.it/documenti_item.asp?doc_id=149" target="_blank">i quotidiani,</a> comprati da poco meno di una persona su dieci e per l’informazione giornalistica online, i cui siti sono frequentati da un italiano su quindici, qualsiasi tipo di diffusione considerata.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;text-align: justify">In compenso siamo un paese che abbonda di fiere del libro, letture in pubblico e distribuzione di quotidiani nelle scuole, negli alberghi e nei condomini, tutte operazioni promozionali dal bassissimo ritorno in lettori.</p>
<p style="margin-bottom: 0pt;text-align: justify">Ci sono però ancora irriducibili lettura-dipendenti, che riescono a trovare le più impensabili occasioni e i modi più insoliti per abbandonarsi al vizio di leggere, veri e propri superstiti di un paese che avverte l’obbligo di fare a meno di libri e giornali e guardare solo la televisione, pressappoco come accadeva nel libro e nel film predittivo «Fahrenheit 451». Nell’opera di <a href="http://www.raybradbury.com/books/fahrenheit451.html" target="_blank">Ray Bradbury</a> o di <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=8641" target="_blank">François Truffaut</a>, <a href="http://www.festivaletteratura.it/2009/schedaautore2009.php?autid=1980&amp;ed=2009" target="_blank">Vittorio Sermonti</a> potrebbe essere il ribelle Granger, che incitava il gruppo dei fuorilegge, scampati nella foresta vicino a Londra, a disobbedire al divieto di conservare e diffondere l’abitudine della lettura.</p>
</blockquote>
<p style="margin-bottom: 0pt;text-align: right"><a href="http://giornalaio.wordpress.com/2009/10/07/sobillare-alla-lettura/" target="_blank">Pierluca Santoro &#8211; Sobillare alla lettura</a></p>
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		<title>Parola di Paolo Albani</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 14:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello delle biblioteche immaginarie o degli pseudobiblia (termine quest’ultimo coniato da Lyon Sprague De Camp in «The Unwritten Classics» apparso sulla The Saturday Review of Literature del 29 marzo 1947) è un vero e proprio genere letterario, su cui si sono esercitati numerosi scrittori: si pensi in primo luogo a François Rabelais che, con il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Quello delle biblioteche immaginarie o degli pseudobiblia (termine quest’ultimo coniato da Lyon Sprague De Camp in «The Unwritten Classics» apparso sulla The Saturday Review of Literature del 29 marzo 1947) è un vero e proprio genere letterario, su cui si sono esercitati numerosi scrittori: si pensi in primo luogo a François Rabelais che, con il suo burlesco catalogo della Biblioteca di San Vittore, è un po’ l’inventore di questo tipo di fantasie bibliografiche, o più recentemente alle «finzioni da bibliofilo» di Jorge Luis Borges, e ancora alle recensioni di Stanislaw Lem in Doskonala próznia (Vuoto assoluto) (1974) per arrivare fino al falso manuale di letteratura contenuto ne La literatura nazi en América (1996) di Roberto Bolaño.</p>
</blockquote>
<blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://www.paoloalbani.it/Roghi.html" target="_blank">Paolo Albani, Un curioso genere letterario</a> (mi è tornato in mente perché si parla anche di “Bibliofagia, ovvero dell’atto o della consuetudine di mangiare i libri”<br />
che è in qualche modo un esempio di <a href="http://nipresa.tumblr.com/post/195750204/farsi-un-libro-manuale-di-bibliofilia-estrema" target="_blank">bibliofilia estrema</a>)</p></blockquote>
<p style="text-align: right">Via <a href="http://pensierispettinati.tumblr.com/post/195757572/quello-delle-biblioteche-immaginarie-o-degli" target="_blank">Pensieri Spettinati</a></p>
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		<title>Parola di Elena Brescacin</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 16:30:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sempre più spesso, ci si trova ad aver a che fare con documenti più o meno ufficiali o comunque a doverci confrontare con persone che utilizzano, in riferimento alla disabilità, delle parole definite “politicamente corrette”, come la classica “diversamente abile”, abbreviata poi in “diversabile”. Naturalmente però non si fa caso che, dicendo “politicamente corretto”, si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Sempre più spesso, ci si trova ad aver a che fare con documenti più o meno ufficiali o comunque a doverci confrontare con persone che utilizzano, in riferimento alla disabilità, delle parole definite “politicamente corrette”, come la classica “diversamente abile”, abbreviata poi in “diversabile”. Naturalmente però non si fa caso che, dicendo “politicamente corretto”, si dichiara automaticamente che quel termine è “corretto” (elegante) sulla carta, ma non è per nulla detto che lo sia nella realtà.<br />
In teoria, le intenzioni di chi ha inventato queste parole sono nobili: “non dare risalto alla condizione di svantaggio, vedere la cosa in modo positivo”. Il problema è:<br />
che cosa si intende per “non dare risalto”, per “vedere le cose belle”? Dove sta scritto che un disabile viva in un mondo talmente marcio da aver bisogno che gli altri gli facciano vedere le cose che LORO ritengono belle? Nessuno pensa che lui se le possa trovare anche da solo, non negando però le proprie difficoltà oggettive?<br />
Che bisogno c’è di nasconderci come gli struzzi, mettendo sotto la sabbia la testa ma lasciando il resto del corpo in bella vista?</p></blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://www.italianbloggers.it/basta-con-i-neologismi-siamo-umani-non-struzzi/" target="_blank">Elena Brescacin per ilmid</a></p>
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		<title>Parola di Alessandro Bonino</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 12:40:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[...] una volta che c’era un incontro con Ourednik, ero molto combattuto, perché se da un lato mi sarebbe molto piaciuto incontrare Ourednik, dall’altro mi aveva sempre dato l’impressione di essere uno stronzo. Mentre lo raccontavo ai suoi editori italiani (una piccola casa editrice palermitana che si chiama :duepunti), gli dicevo che invece poi, a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">[...] una volta che c’era un incontro con Ourednik, ero molto combattuto, perché se da un lato mi sarebbe molto piaciuto incontrare Ourednik, dall’altro mi aveva sempre dato l’impressione di essere uno stronzo. Mentre lo raccontavo ai suoi editori italiani (una piccola casa editrice palermitana che si chiama <a href="http://www.duepuntiedizioni.it/">:duepunti</a>), gli dicevo che invece poi, a parlarci, Ourednik si è dimostrato disponibile, simpatico, e per niente stronzo. Loro mi han detto che, secondo loro, è meglio non fidarsi troppo delle seconde impressioni.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Alessandro Bonino, <a href="http://eiochemipensavo.diludovico.it/2009/09/30/letteratura-ambulante/" target="_blank">E io che mi pensavo</a></p>
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		<title>Parola di Daniel Wallace (su Inutile)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 16:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poi mi sorrise, amichevolmente, e così come sapevo  settimane prima che saremmo finiti a letto quella notte,  così capivo che non sarebbe successo di nuovo. Non  avrebbe funzionato. Sapevo che non ci saremmo più  rivisti, a causa di quella foto che tenevo sul mio comò e  perché la luce la illuminava quel tanto che bastava [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Poi mi sorrise, amichevolmente, e così come sapevo  settimane prima che saremmo finiti a letto quella notte,  così capivo che non sarebbe successo di nuovo. Non  avrebbe funzionato. Sapevo che non ci saremmo più  rivisti, a causa di quella foto che tenevo sul mio comò e  perché la luce la illuminava quel tanto che bastava perché  entrambi la vedessimo. Il modo in cui disse la prossima  volta che ti dovesse capitare. Intendeva, la prossima  donna. La prossima lei. E pensai, Fantastico. Fantastico  come avrei dovuto rifare tutto daccapo, i film e le cene, i baci graduali, il gioco della seduzione, capirsi a vicenda,  tutto per finire sempre lì. Cristo, pensai, dovrò rifarlo per  dieci volte, o anche di più. Chi poteva dirlo? Non io: ero  l’ultimo che poteva saperlo. L’ultimo in tutto il mondo. E  all’improvviso fui contento di aver tenuto quella foto di  mia moglie sulla credenza, illuminata dalla luce, così che  potessimo tutti vedere di chi fosse la colpa. La odiai, la  odiai fortissimo in quel momento. Ma passò.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Daniel Wallace, <em><a href="http://www.rivistainutile.it/files/a_night_like_this.html" target="_blank">A night like this</a></em></p>
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		<title>La libertà di stampa, in Italia (da MRT)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 11:03:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[quello che so io è che la stampa in Italia non è libera. che son più libere le redazioni dei piccoli giornali locali, che quelle dei giganti nazionali. che è sotto gli occhi di tutti. che i giornali campano di redazionali e marchette, che la gente ci scrive su gratis per anni, per rincorrere il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">quello che so io è che la stampa in Italia non è libera. che son più libere le redazioni dei piccoli giornali locali, che quelle dei giganti nazionali.<br />
che è sotto gli occhi di tutti. che i giornali campano di redazionali e marchette, che la gente ci scrive su gratis per anni, per rincorrere il patentino di pubblicista, prima, e quello di giornalista, dopo.<br />
e che uno bravo come Pino Corrias non dovrebbe aver bisogno di citare Freedom House, per dire che il sistema è marcio. e che prima di citare il report 2008 di FH, avrebbe dovuto leggersi quelli del 2007, del 2006 ecc.</p>
<p style="text-align: justify">e che non esistono le cose giuste a metà. o son giuste o son sbagliate.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">enpi,<a href="http://milanoromatrani.wordpress.com/2009/05/14/la-liberta-di-stampa-in-italia/" target="_blank"> La libertà di stampa, in Italia</a></p>
<div class="shr-publisher-9993"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Parola di Marco Candida</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 16:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi piaceva scrivere, volevo fare lo scrittore, ma non andavo a dirlo troppo in giro. Chissà perché ero convinto che andare in giro a dire di voler fare lo scrittore sarebbe stata una di quelle azioni che mia madre avrebbe definito controproducente. Ero convinto che nessuno mi avrebbe preso sul serio. Tutti avrebbero detto: «Lascialo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Mi piaceva scrivere, volevo fare lo scrittore, ma non andavo a dirlo troppo in giro. Chissà perché ero convinto che andare in giro a dire di voler fare lo scrittore sarebbe stata una di quelle azioni che mia madre avrebbe definito controproducente. Ero convinto che nessuno mi avrebbe preso sul serio. Tutti avrebbero detto: «Lascialo perdere quel tipo. Ha la testa fra le nuvole. Insegue sogni. Lascialo perdere.» Così cercavo di tenerlo per me. Si trattava, insomma, di una passione che coltivavo nel mio orticello segreto. Ma la cosa davvero inspiegabile è che, nonostante tutti i miei sforzi, molti in giro lo sapevano. Mi dicevano: «Ma tu sei scrittore, no?» oppure «Scrivi sempre, no?» E io finivo per prendermela regolarmente.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right"><a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/il-mostro-della-piscina-candida/" target="_blank">Marco Candida, <em>Il mostro della piscina</em></a></p>
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		<title>Parola di Paul Auster</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 16:30:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé. Ogni volta che camminava sentiva di lasciarsi alle spalle [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">New York era un luogo inesauribile, un labirinto di passi senza fine: e per quanto la esplorasse, arrivando a conoscerne a fondo strade e quartieri, la città lo lasciava sempre con la sensazione di essersi perduto. Perduto non solo nella città, ma anche dentro di sé. Ogni volta che camminava sentiva di lasciarsi alle spalle se stesso,  e nel consegnarsi al movimento delle strade,  riducendosi a un occhio che vede, eludeva l&#8217;obbligo di pensare; e questo, più di ogni altra cosa, gli donava una scheggia di pace, un salutare vuoto interiore. Il mondo era fuori di lui, gli stava intorno e davanti, e la velocità del suo continuo cambiamento gli rendeva impossibile soffermarsi troppo su qualunque cosa. Il movimento era intrinseco all&#8217;atto di porre un piede davanti all&#8217;altro concedendosi di seguire alla deriva il proprio corpo. Vagando senza meta tutti i luoghi diventavano uguali e non contava più dove ci si trovava. Nelle camminate più riuscite giungeva a non sentirsi in nessun luogo.  New York era in nessun luogo che si era costruito intorno, ed era sicuro di non volerlo lasciare mai più.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Paul Auster, <em>Città di vetro</em></p>
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		<title>Parola di Platone (Processo e morte di Socrate)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 16:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[...] Dobbiamo prima di tutto star attenti che non ci capiti un certo caso poco piacevole. [...] Diventar misologi, cioè che insorga in noi avversione e antipatia per ogni discussione. Allo stesso modo altri diviene misantropo e ha avversione e antipatia per i suoi simili. Oh! davvero, non c&#8217;è sventura più grande di questa antipatia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">[...] Dobbiamo prima di tutto star attenti che non ci capiti un certo caso poco piacevole. [...] Diventar <em>misologi</em>, cioè che insorga in noi avversione e antipatia per ogni discussione. Allo stesso modo altri diviene <em>misantropo</em> e ha avversione e antipatia per i suoi simili. Oh! davvero, non c&#8217;è sventura più grande di questa antipatia per ogni discussione. E l&#8217;uno e l&#8217;altro morbo, <em>misologia</em> e <em>misantropia</em>, sorgono in noi dalla medesima fonte. La misantropia si infiltra in noi [...] quando le delusioni si rinnovano frequenti, e proprio per opera di chi vorremmo amico intimo e fedele, si finisce, dopo tante delusioni, con un odio generale, ritenendo che assolutamente non ci sia in nessuno nulla di buono. [...] Chi tratta una medesima questione con argomenti in favore e con argomenti contrari finisce per esser convinto d&#8217;una sua straordinaria sapienza. Crede d&#8217;aver osservato lui solo che nessun fatto è sincero e stabile, che nessun ragionamento nemmeno, nulla di nulla; ma che tutte le cose, precisamente come nell&#8217;Euripo, in su e in già si volgono, e giammai in nessun istante, in nessuna occasione, hanno posa.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Platone, <em><a href="http://liblog.blogdo.net/saggi-e-manuali/processo-e-morte-di-socrate-platone/" target="_blank">Processo e morte di Socrate</a> – Fedone</em></p>
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		<title>Parola di Andrea De Benedetti</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 16:30:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non so voi, ma il correttore ortografico del mio programma di videoscrittura a volte si comporta in modo strano. Anziché limitarsi, come sarebbe suo dovere, a segnalare, ed eventualmente a sterminare, gli errori di battitura, mostra atteggiamenti piuttosto pedanti – mi verrebbe da dire perbenisti – verso i miei scritti, come se a ispirarne le [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Non so voi, ma il correttore ortografico del mio programma di videoscrittura a volte si comporta in modo strano. Anziché limitarsi, come sarebbe suo dovere, a segnalare, ed eventualmente a sterminare, gli errori di battitura, mostra atteggiamenti piuttosto pedanti – mi verrebbe da dire <em>perbenisti</em> – verso i miei scritti, come se a ispirarne le azioni fosse qualcosa di simile a una coscienza e non un comunissimo software. Ho scoperto ad esempio che non gli piacciono le parolacce, e che per questa ragione le sottolinea tutte in rosso, come gli errori di ortografia. Non distingue, il correttore, le parolacce grevi e sboccate da quelle innocue e leggere. Per lui sono tutte moralmente riprovevoli, e sono arrivato a convincermi che, per quanto cerchi di usarle con garbo e moderazione, sotto sotto mi consideri un maleducato.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Andrea De Benedetti, Val più la pratica</p>
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		<title>Parola di Antonio Martines Asensio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 16:30:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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<p style="text-align: justify">Anche se abbiamo già visto che non tutto sembra poi così perfetto nel periodo della gravidanza, ci sono cose che inspiegabilmente riescono male e una di queste è la pinza tra il pollice e le altre dita, come se tua moglie non riuscisse proprio a reggere più niente, non avesse la forza sufficiente o fosse diventata improvvisamente goffa, molto goffa.</p>
<p style="text-align: justify">Se tua moglie è goffa per natura allora comincia a mettere tutto sugli scaffali più alti: giustificati dicendo che è per quando nascerà il bambino. Nascondi bene gli oggetti di maggior valore e non provarci nemmeno a chiederle di portarti qualcosa o che ti faccia un favore [...].</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Antonio Martines Asensio, <a href="http://liblog.blogdo.net/saggi-e-manuali/oddio-mia-mogl…rtinez-asensio/" target="_blank"><em>Oddio! Mia moglie è incinta!</em></a></p>
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		<title>Parola di Francis Scott Fitzgerald</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 16:30:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Improvvisamente sentì un desiderio prepotente di lasciarsi andare al diavolo. Non di lasciarsi andare con violenza, da gentiluomo, ma di sprofondare al sicuro, sensualmente, nell&#8217;oblio. Si immaginò in una casa di mattoni nel Messico, mezzo sdraiato su un divano coperto da una stuoia, con le dita agili da artista strette su una sigaretta, intento ad [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Improvvisamente sentì un desiderio prepotente di lasciarsi andare al diavolo. Non di lasciarsi andare con violenza, da gentiluomo, ma di sprofondare al sicuro, sensualmente, nell&#8217;oblio. Si immaginò in una casa di mattoni nel Messico, mezzo sdraiato su un divano coperto da una stuoia, con le dita agili da artista strette su una sigaretta, intento ad ascoltare le chitarre che strimpellavano melodie melanconiche accompagnando una vecchia nenia funebre di Castiglia, con una ragazza dalla pelle olivastra e le labbra color carminio ad accarezzargli i capelli. Lì avrebbe potuto vivere una strana litania, liberato dal giusto e dall&#8217;ingiusto e dal legame del Cielo e da qualsiasi Dio [...]: libero dal successo e dalla speranza e dalla povertà in quella lunga cascata di indulgenza che dopotutto conduceva al lago artificiale della morte. C&#8217;erano tanti posti dove uno poteva piacevolmente imputridire: Port Said, Shangai, alcune parti del Turkestan, Costantinopoli, i mari del Sud: tutte terre di triste musica insistente e molti odori, dove la lussuria poteva essere un modo e un&#8217;espressione di vita, dove le ombre dei cieli notturni e dei tramonti potevano riflettere soltanto momenti di passione: colori di labbra e di papaveri.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Di qua dal Paradiso, F.S. Fitzgerald</p>
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		<title>Parola di Loretta Napoleoni</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jun 2009 16:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[islam]]></category>

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		<description><![CDATA[La forza motrice del nuovo sistema economico è, in sintesi, la risposta cooperativa dell’Islam al cattivo funzionamento della mano magica di Smith nell’economia globalizzata. La finanza islamica sembra quindi intuire Dubai: l’ascesa della finanza islamica le falle del sistema capitalista e prevedere la futura crisi del credito almeno dieci anni prima del suo scoppio. [...] [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p>La forza motrice del nuovo sistema economico è, in sintesi, la risposta cooperativa dell’Islam al cattivo funzionamento della mano magica di Smith nell’economia globalizzata. La finanza islamica sembra quindi intuire Dubai: l’ascesa della finanza islamica le falle del sistema capitalista e prevedere la futura crisi del credito almeno dieci anni prima del suo scoppio. [...]</p>
<p>Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sulla lotta simbolica e verbale tra Oriente e Occidente – lo scontro di civiltà del professor Huntington – i promotori della finanza mondiale stringono alleanze proficue proprio con le istituzioni finanziarie musulmane.</p>
<p style="text-align: right">Loretta Napoleoni, <em>La Morsa</em></p>
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		<title>Parola di Arno Schmidt</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Jun 2009 16:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[stato]]></category>

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		<description><![CDATA[Ma riecco la mia proposta: dov&#8217;è lo Stato occidentale in cui anche gli atei godano di pieni diritti civili? O dov&#8217;è introdotto il concetto di «offesa verso l&#8217;ateismo» come punibile quanto attualmente quello di «offesa verso Dio»? (O forse entrambi aboliti!?) [...] Siamo noi atei allora cittadini di seconda classe? Può darci addosso ogni funzionario [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><blockquote>
<p style="text-align: justify">Ma riecco la mia proposta: dov&#8217;è lo Stato occidentale in cui anche gli atei godano di pieni diritti civili? O dov&#8217;è introdotto il concetto di «offesa verso l&#8217;ateismo» come punibile quanto attualmente quello di «offesa verso Dio»? (O forse <em>entrambi</em> aboliti!?) [...]</p>
<p style="text-align: justify">Siamo noi atei allora cittadini di seconda classe? Può darci addosso ogni funzionario in costume solo perché «tutto l&#8217;orientamento» non gli va bene? Dove sono le nostre scuole atee ufficialmente riconosciute? La nostra stampa atea? Dove la nostra, almeno <em>una</em>, emittente atea?</p>
</blockquote>
<p style="text-align: right">Arno Schmidt, <em>Ateo?: Altroché!</em></p>
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