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	<title>Liblog &#187; Narrativa</title>
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	<description>Libri grandi e piccoli letti da chi li ama</description>
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		<title>Imzadi, David</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 06:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Alle volte ci imbatte in libri che incrociano generi che sembrano poco conciliabili. Quello di cui vi parlo oggi non solo mette insieme fantascienza e romanzi rosa, ma li avvolge nella sfavillante confezione di uno dei serial più famosi di tutti i tempi! Se avete guardato il titolo e siete, come me, appassionati di Star [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/03/Imzadi.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/03/Imzadi.jpg" alt="" width="200" height="314" /></a>Alle volte ci imbatte in libri che incrociano generi che sembrano poco conciliabili. Quello di cui vi parlo oggi non solo mette insieme fantascienza e romanzi rosa, ma li avvolge nella sfavillante confezione di uno dei serial più famosi di tutti i tempi! Se avete guardato il titolo e siete, come me, appassionati di <em>Star Trek</em> avrete probabilmente capito, gli altri sappiano che <em>Imzadi</em> è il termine <em>betazoide</em> per indicare il primo amore. Ovvio (per gli appassionati) che i protagonisti dell’opera sono il comandante William Riker e il consigliere Deanna Troi dell’astronave Enterprise.</p>
<p style="text-align: justify">Nella prima parte del romanzo un vecchio e stanco ammiraglio Riker ripercorre la sua tumultuosa love-story con la formosa betazoide, dal loro primo (imbarazzante) incontro, passando per la prima avventura, fino alla misteriosa morte Deanna, avvenuta pochi anni dopo sull’Enterprise. Vi sembra che ci sia qualcosa di strano? Magari, nella seconda parte, il <em>guardiano del tempo </em>avrà da ridire…</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12201"></span>Se il nome <em>Peter David</em> non vi dice nulla sappiate che, oltre che di romanzi di Star Trek, è un famoso autore di fumetti come Hulk e Spiderman. La mescolanza di generi è il suo forte come dimostra ampiamente nell’opera che ho per le mani.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro è ben scritto e gli ingredienti principali fantascienza, romanticismo e Star Trek sono ben miscelati. Vi parrà strano ma la storia d’amore tra un comandante d’astronave e una psicologa empatica è credibile e ricalca problemi di coppia di molti: ho trovato divertenti i tentativi di Deanna di portare la sua relazione col suo testosteronico innamorato <em>su un piano più alto</em> dell’istinto, anche se al posto di Riker avrei <em>faserato</em> quell’insopportabile sotuttoio almeno una mezza dozzina di volte (sarà per questo che sono solo?).</p>
<p style="text-align: justify">Altro tema centrale del romanzo è quello classico dei viaggi nel tempo e degli interrogativi morali a esso collegati, ma qui c’è uno spunto interessante: è più facile sconvolgere il corso degli eventi per salvare una persona amata o ucciderla per ripristinare la linea temporale?</p>
<p style="text-align: justify">Ricapitolando <em>Imzadi</em> di Peter David miscela romanticismo, fantascienza, avventura e paradossi spazio temporali in un’ambientazione che più nota non si può. Ovviamente lo consiglio soprattutto agli appassionati del telefilm che voglio vedere i loro beniamini sotto una luce… miscelata.</p>
<p style="text-align: justify">Buona lettura a tutti!</p>
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		<title>Mercurio, Nothòmb</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spero non mi taccerete di essere monotematica; sto passando un periodo un po’ incasinato (in positivo, niente paura) e tutto ciò che riesco a leggere sono riviste, fumetti e libri come sottilette. Per questo Amélie Nothomb fa per me. È con estremo piacere che oggi vi presento Mercurio, una fiaba dark dai risvolti drammatici che, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://www.ibs.it/code/9788886586962/nothomb-amelie/mercurio.html?shop=4558"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/mercurio-nothomb.jpg" alt="" width="200" height="282" /></a>Spero non mi taccerete di essere monotematica; sto passando un periodo un po’ incasinato (in positivo, niente paura) e tutto ciò che riesco a leggere sono riviste, fumetti e libri come sottilette. Per questo Amélie Nothomb fa per me. È con estremo piacere che oggi vi presento <strong>Mercurio</strong>, una <a href="http://www.ibs.it/code/9788886586962/nothomb-amelie/mercurio.html?shop=4558" target="_blank">fiaba dark dai risvolti drammatic</a>i che, per un paio d’ore (il tempo che si impiega a leggerla), mi ha catapultata in un’atmosfera onirica e del tutto spiazzante.</p>
<p style="text-align: justify">Questa la trama: in un’isola sperduta, c’è una casa priva di specchi e di qualsiasi superficie riflettente (perfino il lavabo è costruito in modo che l’acqua non vi possa ristagnare). Qui vive Hazel, una fanciulla che è stata sfigurata da un’esplosione durante la Prima Guerra Mondiale. Di lei si prende cura il vecchio capitano Loncours, che ha instaurato con lei una relazione amorosa che si regge sulla gratitudine e sul bisogno della fanciulla. L’equilibrio va in frantumi quando il capitano assume Françoise, un’infermiera graziosa e volitiva, affinché si occupi della ragazza.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12420"></span>Françoise si accorge subito che qualcosa non va come dovrebbe. Il rapporto di Hazel con il capitano è morboso ed oscuro, le trame che lo reggono sono intricate; non si sa bene se il vecchio sia vittima o carnefice e il fascino oscuro di Hazel porta l’infermiera addirittura a diventare parte di un triangolo amoroso.  Il finale doppio non è che una riflessione sull’amore in tutte le sue forme, compresa quella che nessuno di noi è disposto a sostenere.</p>
<p style="text-align: justify">Tra i libri della Nothòmb letti finora, questo è quello con l’atmosfera più cupa: potrebbe essere materiale per un film di Tim Burton e, secondo me, sarebbe un successo. L’ambientazione è volutamente sfumata pur senza essere improbabile né indefinita ed anche la collocazione temporale ci riporta ad un periodo in cui le bombe erano pane quotidiano, contribuendo ad aumentare il senso di inquietudine durante la lettura.</p>
<p style="text-align: justify">I tre personaggi principali sono pennellati con cura e stile. Françoise, dal cui punto di vista osserviamo la vicenda, è una donna determinata e moderna; il suo piglio è quasi mascolino e infatti è lei ad entrare in conflitto con il capitano, che in principio appare come un vecchio libidinoso e manipolatore. Hazel, la vittima, la fanciulla che non vuole più vedere il suo viso e vive da reclusa è in qualche modo il fulcro attorno a cui tutto ruota.</p>
<p style="text-align: justify">Ci si chiede anche che cosa sia la bellezza, a che cosa serva, se veramente sia l’aspetto piacente che attira tutto a sé. Ci si chiede che cosa si è disposti a fare per possedere la bellezza, per averne anche solo una minima parte. E, soprattutto, può la sola bellezza determinare l’amore e la dedizione assoluta?</p>
<p style="text-align: justify">Il clima di mistero si infittisce pagina dopo pagina: perché nella casa non ci sono specchi? Perché Hazel obbedisce ciecamente al capitano? È davvero mossa solamente dalla gratitudine?<br />
La Nothomb è bravissima a confondere le acque e magistrale nell’utilizzo del lessico: ogni frase è cesellata con minuziosità e a tratti si ha l’impressione che ogni parola sia stata scelta con uno scopo preciso. Questa attenzione al vocabolario non ha però l’effetto di appesantire il testo, bensì di arricchirlo invogliando il lettore alla ricerca dei significati nascosti tra le righe.</p>
<p style="text-align: justify">Ancora una volta, dunque, la brava scrittrice belga è stata in grado di stupirmi e tenermi incollata alla pagina. E il mio libraio di fiducia, guardando lo scaffale della Voland edizioni che lentamente si svuota per trasferirsi direttamente sul mio comodino, si frega le mani sogghignando.</p>
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		<title>Complicità sororali, Abbiamo sempre vissuto nel castello, Jackson</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 06:49:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avrebbe potuto sì intitolarsi Sorelle questo Abbiamo sempre vissuto nel castello (1962), bell&#8217;esempio di moderno gotico narrativo dell&#8217;americana Shirley Jackson (1916-1965). dove la parola “horror” è fuori luogo e, più consona a descrivere il materiale narrativo di cui l&#8217;autrice tratta, sarebbe “terror”. Un terrore che è causato da una condizione interiore malvagia che si concretizza [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/abbiamo-sempre-vssuto-nel-castello.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/abbiamo-sempre-vssuto-nel-castello.jpg" alt="" width="200" height="315" /></a>Avrebbe potuto sì intitolarsi <em>Sorelle</em> questo  <strong>Abbiamo sempre vissuto nel castello</strong> (1962), bell&#8217;esempio di moderno gotico narrativo dell&#8217;americana Shirley Jackson (1916-1965). dove la parola “horror” è fuori luogo e, più consona a <a href="http://www.ibs.it/code/9788845923661/jackson-shirley/abbiamo-sempre-vissuto.html?shop=4558" target="_blank">descrivere il materiale narrativo</a> di cui l&#8217;autrice tratta, sarebbe “terror”. Un terrore che è causato da una condizione interiore malvagia che si concretizza in atti delittuosi, commessi e coperti da un affetto morboso.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12379"></span>Gli attori della vicenda raccontata sono sostanzialmente cinque: due sorelle Constance sui trenta, sua sorella minore Mary Katherine, diciottenne e narratrice in prima persona, l&#8217;invalido zio Julian, successivamente, il cugino Charles e tutto un paese, salvo qualche benevola eccezione, “contro” i primi tre personaggi per i quali dire che conducono nella loro bella e grande casa attorniata da molta terra, sita poco fuori dall&#8217;abitato, un&#8217;esistenza “appartata” è un eufemismo quanto mai riduttivo, specialmente nella seconda parte del romanzo.</p>
<p style="text-align: justify">Eppure vivono sereni e “felici” là dentro, e l&#8217;autrice è magistrale nel far intendere, nel far affiorare a poco a poco e quasi casualmente, cosa nasconda quell&#8217;evidente felicità scandita da ripetitivi, raffinati, quanto rassicuranti gesti domestici. Felicità che, più si  procede nella lettura, più ci si rende conto essere malata al punto da essersi fermata sia nel  tempo che nello spazio in un momento particolare, efferato e doloroso, della vita dei protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify">Una felicità che in alcun modo dev&#8217;essere turbata. E della quale il cugino Charles, al suo arrivo, pur col suo fare burbero, sbrigativo e autoritario, cercherà di mostrare l&#8217;inusitata anomalia, tentando al contempo, di riportare una normalità, certamente più umana, se si vuole, ma assai meno controllabile da parte degli inquilini della casa, tanto da temerla ed evitarla. Ad ogni costo. Rischierà grosso, il cugino Charles.</p>
<p style="text-align: justify">La seconda parte della storia ricorda molto da vicino il romanzo di Pupi Avati <em>Il nascondiglio</em>, anche se qui, in questo della Jackson cambia la prospettiva: in Avati è un&#8217;inconsapevole intrusa che si accorge delle presenze anomale; nella Jackson è l&#8217;esatto contrario: sono le nascoste, le recluse che raccontano la propria vicenda da “dentro”.</p>
<p style="text-align: justify">Volendo, si può vedere questo  <em>Abbiamo sempre vissuto nel castello</em> come una metafora dell&#8217;interiorità individuale dove convivono il Bene ma anche il Male, quand&#8217;anche quest&#8217;ultimo alberghi nell&#8217;apparente quanto ostentata innocenza infantile, facendo capire quanto questa, spesso decantata e indicata ad esempio, non significhi assenza del Male bensì incapacità di riconoscerlo. Non di commetterlo.</p>
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		<title>Notte buia niente stelle, S.King</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Feb 2011 07:29:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella postilla di Notte buia niente stelle lo stesso Stephen King avverte: “le storie raccolte in questo libro sono molto dure. Forse in certi momenti, le hai trovate difficili da leggere. Ti assicuro che io stesso, in certi momenti, le ho trovate difficili da scrivere.” Ho aspettato con la solita trepidazione l&#8217;uscita del nuovo titolo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/notte-buia.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/notte-buia.jpg" alt="" width="170" height="259" /></a>Nella postilla di <strong>Notte buia niente stelle</strong> lo stesso Stephen King avverte: “le storie raccolte in questo libro sono molto dure. Forse in certi momenti, le hai trovate difficili da leggere. Ti assicuro che io stesso, in certi momenti, le ho trovate difficili da scrivere.” Ho aspettato con la solita trepidazione l&#8217;uscita del <a href="http://www.ibs.it/code/9788820049621/king-stephen/notte-buia-niente-stelle.html?shop=4558" target="_blank">nuovo titolo del mio autore preferito</a> e ho divorato le quattro lunghe novelle qui raccolte in un lampo.</p>
<p style="text-align: justify">Chiuso il libro ho pensato due cose: la prima è che erano anni che non leggevo dei suoi racconti così belli. La seconda è che la postfazione dell&#8217;autore è dannatamente vera. Le storie qui raccontate, con il loro orrore per la maggior parte privo di ogni elemento soprannaturale, fanno davvero paura: lo anno in modo completamente diverso da come terrorizzava un mostro con l&#8217;aspetto da clown rintanato nelle fogne di Derry, eppure non sono meno efficaci.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12411"></span>Tutte partono forse da una domanda ovvia come inizio di una storia: “Cosa accadrebbe se&#8230;”. La risposta non è però mai scontata e spesso il finale è ingiusto e sleale, come capita anche nel mondo reale. Così abbiamo Wilfred Leland, un contadino nel Nebraska che nel 1922 assassina la moglie per motivi futili e ne nasconde il cadavere in un vecchio pozzo. Complice più o meno consapevole del delitto il figlio, che finirà per pagare lo scotto per entrambi.</p>
<p style="text-align: justify">Una scrittrice di gialli viene violentata in una stazione di servizio deserta in cui incappa prendendo una strada secondaria di ritorno da un convegno. Tess è una donna di quarant&#8217;anni con una vita tranquilla e riservata: lo stupro cambierà tutto quanto mettendo in luce un io inaspettato.</p>
<p style="text-align: justify">Un mediocre uomo di mezz&#8217;età, da sempre invidioso del suo migliore amico a cui la vita ha regalato tutto, fa un patto con un misterioso venditore ambulante dal profetico nome di Elvid: lui farà sparire il cancro che sta rodendo a morte Dave Streeter in cambio di&#8230; niente di così banale come un&#8217;anima. La signora Anderson incappa in uno scatolone nel suo garage e il mondo le crolla addosso: cosa fare quando ci si accorge dopo decenni di matrimonio e due figli di non conoscere affatto l&#8217;uomo che si è sposato?</p>
<p style="text-align: justify">Uno Stephen King in grande forma dunque, che si presenta nel nostro paese con un nuovo look: la traduzione stavolta non è del solito Tullio Dobner, che tranne brevi parentesi è stata la voce italiana del nostro per anni, ma di Wu Ming I, che ha fatto a mio parere un ottimo lavoro non facendo rimpiangere, almeno alla sottoscritta, chi l&#8217;ha preceduto.</p>
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		<title>Il Libro dei Teschi, Silverberg</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 07:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ah, l&#8217;immortalità! Una chimera che l&#8217;uomo ha sempre ricercato, attraverso magia, misticismo e scienza, in tutti i modi possibili. Vivere per sempre, immutabili, cavalcando i secoli sempre in forma, senza invecchiamento, senza decadimento fisico. Su questa ricerca è imperniato Il Libro dei Teschi, romanzo di Silverberg non molto conosciuto. Quattro giovani americani, ognuno appartenente a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/libro-dei-teschi.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/libro-dei-teschi.jpg" alt="Il libro dei teschi - Robert Silverberg" width="150" height="222" /></a>Ah, l&#8217;immortalità! Una chimera che l&#8217;uomo ha sempre ricercato, attraverso magia, misticismo e scienza, in tutti i modi possibili. Vivere per sempre, immutabili, cavalcando i secoli sempre in forma, senza invecchiamento, senza decadimento fisico. Su questa ricerca è imperniato <strong>Il Libro dei Teschi</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788881125463/silverberg-robert/libro-dei-teschi.html?shop=4558" target="_blank">romanzo di Silverberg</a> non molto conosciuto.</p>
<p style="text-align: justify">Quattro giovani americani, ognuno appartenente a una nicchia sociale ben distinta, si ritrovano a condividere gli anni del college e una scoperta che li porterà a compiere il viaggio &#8220;della vita&#8221;. Un inizio un po&#8217; banale, se vogliamo, già visto e sentito, ma con sviluppi decisamente inaspettati.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12416"></span>Si tratta infatti della ricerca dell&#8217;immortalità seguendo le indicazioni di un libro trovato da Eli, quello che, tra loro, possiamo identificare come <em>l&#8217;intellettuale</em>, stereotipicamente ebreo, solitario, smilzo. Il <em>Libro dei Teschi</em> infatti racconta loro del percorso e dei Misteri da percorrere per diventare immortali, recandosi in un monastero sperduto nel deserto americano. Sembrano esserci tutti gli elementi per un romanzo d&#8217;avventura, mentre invece è l&#8217;introspezione la chiave di tutto: ognuno di loro durante il viaggio esplorerà se stesso e le sue motivazioni, con un percorso di formazione dagli esiti niente affatto scontati.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre al nostro ebreo non potevano mancare gli altri stereotipi americani: Oliver, il ragazzone del Kansas, campagnolo e belloccio, ossessionato dalla perfezione e dalla rimozione di quegli aspetti di sé poco meno che virili; Timothy, aristocratico americano con i suoi atteggiamenti di noia ostentata e una vita già scritta per lui fatta di feste e country club; infine  Ned, poeta e omosessuale, con un disastro familiare alle spalle e mille segreti nella mente.</p>
<p style="text-align: justify">Da subito però colpisce una condizione &#8220;speciale&#8221; in questo percorso: secondo il nono mistero due di loro diventeranno immortali e due dovranno morire, uno suicida e l&#8217;altro ucciso dai sopravvissuti. Su questa tensione si gioca la partita mentale tra i quattro. E dopo l&#8217;arrivo al monastero i loro rapporti reciproci muteranno tanto velocemente da portare  a una conclusione rapida e inaspettata.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autore apre uno squarcio sulla vita delle sette, rappresentando anche cosa sia un vero e proprio lavaggio del cervello, a cui i ragazzi si sottopongono volontariamente tramite fatica fisica, meditazioni guidate, alimentazione. Non importa che il lettore abbia o meno sospeso l&#8217;incredulità sulla possibilità di non morire, il punto focale della narrazione è ciò che si è disposti a credere e fare per determinati obiettivi.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;abilità di Silverberg è tutta lì, nel farci seguire coralmente i pensieri dei ragazzi, portandoci a costruire un quadro stabile ma falsato, lasciando intuire pezzi di trama che poi non andranno al loro posto. E nel lasciare sempre nebulosi i punti chiave: ce la faranno davvero? I Teschi sono realmente immortali?</p>
<p style="text-align: justify">Unico vero difetto è la prolissità di alcune parti, elucubrazioni a volte tanto involute da risultare pesanti da seguire. Per il resto, superato qualcuno di questi scogli il romanzo scorre fluido, in un ritmo sempre più serrato man mano che ci si avvicina al finale.</p>
<p style="text-align: justify">Un libro più estivo che invernale, quasi un thriller da leggere sotto l&#8217;ombrellone.</p>
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		<title>Ritorno a casa, Pilcher</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 08:36:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non è ben chiaro neanche a me come sia incappata in questa autrice, visto che il genere romantico non rientra tra le mie preferenze di lettura e i libri del genere tra i miei scaffali si possono contare sulle dita di una mano. Eppure capita a tutti i lettori onnivori di essere spinti dalla semplice [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/pilcher.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/01/pilcher.jpg" alt="" width="170" height="270" /></a>Non è ben chiaro neanche a me come sia incappata in questa autrice, visto che il genere romantico non rientra tra le mie preferenze di lettura e i libri del genere tra i miei scaffali si possono contare sulle dita di una mano. Eppure capita a tutti i lettori onnivori di essere spinti dalla semplice curiosità a deragliare dai binari consueti prima o poi e a volte si fanno scoperte interessanti.</p>
<p style="text-align: justify">E quindi eccomi qua a parlarvi&#8230; anzi no, ad elogiarvi <strong>Ritorno a casa</strong>: un libro bellissimo, che per me è stato un <a href="http://www.ibs.it/code/9788804448600/pilcher-rosamunde/ritorno-a-casa.html?shop=4558" target="_blank">acquisto casuale</a> molto fortunato. Per molti dei fans di Rosamunde Pilcher, autrice anglosassone famosa per le sue storie romantiche dal sapore delicato e un po&#8217; antico, ambientate tra le magiche atmosfere della Cornovaglia e della Scozia, è il libro migliore che ha scritto.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12360"></span>Di sicuro è un libro troppo complesso per essere etichettato come semplice storia romantica. Anche se l&#8217;avvio lascia presagire nient&#8217;altro che quello, anche al semplice lettore casuale come la sottoscritta. Negli anni trenta del secolo scorso l&#8217;adolescente Judith Dunbar viene affidata dalla madre, in procinto di raggiungere il marito in una delle colonie dell&#8217;Impero, alla zia Louise.</p>
<p style="text-align: justify">Judith, secondo le disposizioni lasciate dai genitori, frequenta il collegio di St Ursula ed è qui che stringe un&#8217;amicizia che le cambierà la vita, quella con l&#8217;eccentrica Loveday.</p>
<p style="text-align: justify">La ragazzina la introduce nel mondo dorato della sua ricca famiglia, che vive in una bella casa della Cornovaglia dove all&#8217;apparenza nulla turba l&#8217;atmosfera ovattata delle loro esistenze perfette. I Carey-Lewis sembrano, al lettore avvezzo a leggere un po&#8217; di tutto, stereotipati nelle sue caratterizzazioni: c&#8217;è la moglie bella e gentile, idolatrata dal marito e dai figli. C&#8217;è Loveday, amata e coccolata. Edward,suo fratello, bello e un po&#8217; scapestrato, ma in fondo gentile. Tutto il nucleo familiare adotta affettivamente Judith che, lontana dai genitori, comincia a sentirsi più a casa qui che altrove.</p>
<p style="text-align: justify">Ma stavamo parlando di stereotipi, quindi è facile prevedere cosa accade alla giovane quando comincia a frequentare la casa della sua migliore amica e soprattutto il fratello, che risponde ai cliché di ogni storia romantica. Judith si innamora ovviamente di Edward, con tutto il trasporto del primo amore adolescenziale.</p>
<p style="text-align: justify">Ma gli anni trenta sono al capolinea. E quando essi hanno bruscamente fine, con la seconda guerra mondiale crolla il dorato mondo dei Carey-Lewis e il romanzo prende pieghe inaspettate. La trama perde ogni sviluppo certo, non ci sono più cliché: rimane la storia e i suoi protagonisti che sono, loro malgrado, costretti a crescere. Il conflitto porta dolore, sradica le radici di molti: Judith, Loveday e Edward sono costretti a fare delle scelte, difficili e dolorose. A volte sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo un avvio incerto, <em>Ritorno a casa</em> diventa appassionante e trascinante, come ogni storia ben scritta. La corposità non diventa mai tedio anzi, è spesso puro diletto, e la bellezza di certi personaggi rimane nella testa molto dopo che il libro è stato chiuso. Primo tra tutti Loveday, che con la sua originalità è probabilmente il personaggio migliore di tutto il libro.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere se vi piace il romanticismo senza romanticume.</p>
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		<title>La metafisica dei tubi, Nothomb</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 07:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[I libri di Amélie sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Perciò, come promesso, eccomi qui a consigliarvene un altro. Il titolo può sembrare senza senso: La metafisica dei tubi fa pensare ad un manuale per ingegneri mistici, ma in realtà – terminata la lettura – sembra assai meno singolare che ad una prima occhiata. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/metafisica-tubi.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/metafisica-tubi.jpg" alt="La metafisica dei tubi, Nothomb" width="180" height="255" /></a>I libri di Amélie sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Perciò, come promesso, eccomi qui a consigliarvene un altro. Il titolo può sembrare senza senso: <strong>La metafisica dei tubi</strong> fa pensare ad un manuale per ingegneri mistici, ma in realtà – terminata la lettura – sembra assai meno singolare che ad una prima occhiata. Questo perché tutto <a href="http://www.ibs.it/code/9788886586856/nothomb-amelie/metafisica-dei-tubi.html'shop=4558" target="_blank">il libro è “strano”</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Tanto per cominciare si parla di una autobiografia: l’autrice richiama i suoi primissimi anni di vita, quando il padre era console del Belgio in Giappone. Sfido chiunque a rendere interessante l’autocelebrazione di una bambina di tre anni. Per di più, di una che fino al compimento del secondo anno di vita non si è mossa granché, non ha parlato, non ha registrato alcun ricordo: niente di diverso da un tubo, insomma.<br />
Eppure, la Nothomb ci riesce con il consueto  stile e l’acuto umorismo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12292"></span>A schiuderle le porte della realtà sensibile e dei ricordi è un pezzetto di cioccolato belga, dono della nonna: la delizia è la chiave che porta Amélie dal mondo dei tubi a quello umano. E, da quel momento, la bambina si dimostra assai più intelligente dei coetanei, dandoci la possibilità di osservare attraverso i suoi occhi uno spaccato di vita familiare, ma anche usi e costumi di un paese lontano ed estremamente diverso dal nostro.</p>
<p style="text-align: justify">La brevità del testo non è un limite per questa brava autrice, perché la cura e l’acume espressivo non hanno bisogno di enciclopedie. La scelta delle parole fa pensare ad un continuo lavoro di modellamento, come se il libro fosse una piccola scultura. Questo è un grandissimo pregio, purtroppo non condiviso da tutti: alcuni pensano che sia una forma di “saccenza” che trasuda dalle righe, io penso sia solo un grande rispetto per il lettore.</p>
<p style="text-align: justify">La parte della storia raccontata è accattivante, perché innaffiata di humor. Non mancano gli spunti di riflessione, offertici soprattutto dalle reazioni che la bimba ha di fronte all’atteggiamento di alcuni personaggi secondari sapientemente descritti: oltre ai genitori ci sono le due tate Nishio-san, tenera e affettuosa, e Kashima-san (pervasa invece da un odio scriteriato per la razza bianca, che vede come nemica), il fratellino e la sorellina di Amélie,ed Hugo, un bambino in affido.</p>
<p style="text-align: justify">Il punto di vista non è quello della bambina, ma di una Amélie già adulta che si rivolge al passato; per questo il libro ha anche un’aura di tenera malinconia. So che c’è un ideale seguito nella produzione della Nothomb: <em>Né di Eva né di Adamo</em>. Ho già chiamato il mio libraio di fiducia affinché possa tenermelo da parte.</p>
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		<title>Come un bacio può cambiarti la vita: Quella sera dorata, Cameron</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 06:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella sera dorata (The City of Your Final Destination, 2002) è quello che si dice il capolavoro di Peter Cameron dei cui altri pregevoli e raffinati scritti si è già parlato. Nel 2009 James Ivory ne ha tratto un film che, mi pare, sua stato da poco doppiato in Italiano. Il pretesto è il tentativo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/Quella-sera-dorata.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/Quella-sera-dorata.jpg" alt="Quella sera dorata" width="200" height="314" /></a>Quella sera dorata</strong> (<em>The City of Your Final Destination</em>, 2002) è quello che si dice <a href="http://www.ibs.it/code/9788845923739/cameron-peter/quella-sera-dorata.html?shop=4558" target="_blank">il capolavoro di Peter Cameron</a> dei cui altri pregevoli e raffinati scritti si è già parlato. Nel 2009 James Ivory ne ha tratto un film che, mi pare, sua stato da poco doppiato in Italiano.</p>
<p style="text-align: justify">Il pretesto è il tentativo da parte di Omar Razaghi di ottenere dagli eredi dello scrittore uruguaiano suicida Jules Gund – autore dell&#8217;unico romanzo <em>La gondola</em> – l&#8217;autorizzazione  a scriverne la biografia. Ne va della sua borsa di studio  e del suo Dottorato di Ricerca; la vicenda è tutt&#8217;altra! Quel che accade di imprevedibile e di inaspettato che porta a riflettere sul fatto se  ciò che ci capita sia frutto della nostra volontà oppure di un destino a noi ignoto. Leggendo il romanzo si può propendere per la prima  ipotesi o pervenire, alla fine, a un fifty-fifty di probabilità.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12279"></span>Ciò che costantemente colpisce è l&#8217;estrema finezza dei dialoghi di cui tutto il romanzo è costituito al 90%; sciolti, più veri del vero, che fan pensare ai famosi dialoghi di Hemingway ma questi di Cameron son più filmici o teatrali: mi piacerebbe vedere Cameron cimentarsi in un testo teatrale. Perché essi fan risaltare l&#8217;aspetto pragmatico della lingua, quando questa “fa accadere” le cose, nemmeno le narra. Diretta conseguenza di quest&#8217;uso del dialogo è la più completa assenza dell&#8217;autore.</p>
<p style="text-align: justify">E se il pretesto , come dicevo più sopra, è il tentativo del protagonista di ottenere il permesso per scrivere la biografia di Gund, la vicenda è invece semplice. Un amore, quanto mai imprevisto, nato da un bacio scambiato quasi casualmente &#8211; e non si sa bene come possa esser successo – tra Razaghi e una degli eredi dello scrittore: la giovane amante di questi, per la precisione, la quale coabita – benché nella grande casa ci si possa non incontrare di frequente – con la vedova; in una sorta di torre poco distante vive l&#8217;anziano fratello di Gund col suo giovane compagno Pete. E questo amore farà davvero e inaspettatamente cambiare i piani della sua esistenza e quelli della sua fidanzata Deidre.</p>
<p style="text-align: justify">Siamo lontani dal tipico ambiente “americano” che caratterizza i racconti di Cameron  e il suo romanzo <em>Questo dolore un giorno ti sarà utile</em> che ha come sfondo New York. Anche qui c&#8217;è New York ma compare soltanto nei capitoli finali. La maggior parte della storia si svolge  a Ochos Rios Uruguay. E quest&#8217;ambientazione  così lontana dai consueti luoghi statunitensi  cui ci aveva abituato l&#8217;autore, ci porta ad uno straniamento, ad un&#8217;inconsueta percezione della realtà e degli eventi, in fondo, banali, che in essa han luogo.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;atmosfera quasi “esotica” del posto induce  a pensare che  quegli aventi non avrebbero potuto accadere se non lì e allora. Prova ne sia il ritorno alla “normalità” newyorchese delle ultime pagine, dove tutti i tasselli – leggi: le vite dei personaggi – pervengono a un nuovo equilibrio a una nuova finale stabilità. Anche il lento fatale cambiamento è analizzato con fine semplicità, con i colori delicati che han fatto e fanno apprezzare questo scrittore che ha scritto altri romanzi ancora non tradotti come <em>The Weekend</em>, <em>Andorra</em> e <em>Leap Year</em>.</p>
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		<title>Il diario perduto di Jane Austen, Syrie</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 06:50:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche anno fa durante i lavori di rifacimento di Manor House, un cottage dove Jane Austen trascorse alcuni anni della sua vita, venne ritrovato un antico manoscritto. Non è difficile immaginare l&#8217;emozione che serpeggiò nel mondo letterario quando ci si avvide che esso non era altro che uno scritto di pugno proprio della famosa autrice [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/diario-jane-austen.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/diario-jane-austen.jpg" alt="" width="200" height="302" /></a>Qualche anno fa durante i lavori di rifacimento di Manor House, un cottage dove <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jane_Austen" target="_blank">Jane Austen</a> trascorse alcuni anni della sua vita, venne ritrovato un antico manoscritto. Non è difficile immaginare l&#8217;emozione che serpeggiò nel mondo letterario quando ci si avvide che esso non era altro che uno scritto di pugno proprio della famosa autrice di Orgoglio e Pregiudizio, delle memorie che raccontavano due anni preziosi della sua vita, dalla morte del padre fino al 1817.</p>
<p style="text-align: justify">Di quel periodo, l&#8217;autrice ci svela dei retroscena curiosi: la genesi definitiva di due dei suoi migliori romanzi ma soprattutto delle vicende personali, fino a quel momento sconosciute, legate all&#8217;amore per un uomo, l&#8217;unico vero legame del genere mai contratto dalla sfortunata autrice destinata a morire giovane. Ovviamente, nulla di quanto sopra ho scritto corrisponde a verità. Vi ho semplicemente raccontato l&#8217;artefatto letterario che si nasconde dietro <strong>Il diario perduto di Jane Austen</strong>, primo romanzo dell&#8217;autrice americana Syrie James che ne ha decretato il successo mondiale.</p>
<p><span id="more-12324"></span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.ibs.it/code/9788856612578/james-syrie/diario-perduto-di-jane.html'shop=4558" target="_blank">Il libro</a> l&#8217;ho letto – anzi divorato – in due giorni, quindi non posso proprio dire che non mi sia piaciuto. Ne ho apprezzata la freschezza, lo stile scorrevole e mai tedioso e la sensazione di trovarsi catapultati dentro un romanzo di Jane Austen. E quest&#8217;ultimo punto è forse anche la cosa più negativa del libro, anche se dirlo può sembrare un apparente controsenso: ho trovato la protagonista molto, troppo somigliante, a Elizabeth Bennet e mi sono imbattuta in un rapporto tra sorelle, quello tra la famosa autrice e Cassandra, che ricorda da vicino quello tra Lizzie e sua sorella Jane.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, la scelta di Syrie James di “farci credere”, all&#8217;interno della sua finzione letteraria, che molte delle vicende raccontate da Jane Austen nei suoi libri più famosi avessero risvolti personali ha fatto sì che questo “Diario perduto” assomigli troppo a una fan fiction per meritarsi il vero applauso da tributare a un romanzo originale. Ma tant&#8217;è, alla fine dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano tutto ciò è davvero molto apprezzato, se si guarda con attenzione le classifiche dei più venduti quindi chi sono io per dire che non va bene?</p>
<p style="text-align: justify">Del resto, anche se secondo me il libro rimane un&#8217;operazione commerciale di un editore molto furbo, è comunque una furberia piacevole e grazie al cielo fatta scrivere da qualcuno che sa farlo. Quindi perché non approfittarne per prendersi un piacevole svago di un paio d&#8217;ore?</p>
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		<title>Il fantasma di un amore, Lettera di una sconosciuta, Zweig</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 09:12:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che trattiamo di Stefan Zweig (1881-1942), lo facemmo col libriccino Mendel dei libri nel settembre 2008. In Lettera di una sconosciuta (Brief einer Unbekannten) del 1922 e da cui, nel 1948 fu tratto anche un film, la situazione è completamente diversa. Un bel giorno, un noto scrittore austriaco (lo stesso [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/lettere-sconosciuta.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/lettere-sconosciuta.jpg" alt="" width="200" height="339" /></a>Non è la prima  volta che trattiamo di Stefan Zweig (1881-1942), lo facemmo col libriccino <a href="../narrativa/come-eravamo-mendel-dei-libri-zweig/"><em>Mendel dei libri</em></a> nel settembre 2008.</p>
<p style="text-align: justify">In <strong>Lettera di una sconosciuta</strong> (<em>Brief einer Unbekannten</em>) <a href="http://www.ibs.it/code/9788845924460/zweig-stefan/lettera-di-una-sconosciuta.html?shop=4558" target="_blank">del 1922</a> e da cui, nel 1948 fu tratto anche un film, la situazione è completamente diversa. Un bel giorno, un noto scrittore austriaco (lo stesso Zweig? Nella finzione è probabile), con la posta riceve una lettera di una giovane donna che gli dice che sarà morta nel momento in cui lui si accingerà a leggere questa sua lunga missiva, nella quale lei gli confessa e racconta il suo fortissimo, assoluto sentimento  d&#8217;amore e devozione che lei ha provato per lui sin dall&#8217;infanzia e per tutta la vita. E anche dopo, s&#8217;intuirà in un finale molto poetico.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12002"></span>Il fortunato destinatario di questo amore è, si è detto, un famoso scrittore, scapolo impenitente, pieno di amici e, soprattutto, di “amiche”, fra cui, in tempi diversi, anche questa sconosciuta donna innamorata di cui, però, con grande dispiacere di lei, mai si è accorto e, quindi, ha riconosciuto essere la bambina che abitava nell&#8217;appartamento dirimpetto al suo, e, successivamente, la giovane ragazza con cui aveva passato la notte dieci anni prima e, <em>en passant</em>, aveva fatto anche un figlio ora purtroppo morto e del quale non gli aveva mai resa nota la nascita.</p>
<p style="text-align: justify">Per lui, lei era una delle tante, come si suol dire, con cui avere un&#8217;avventura e di cui non era stato nemmeno necessario conoscere il nome. Non sarà neanche stato necessario ma molto improbabile direi! E se lei non voleva rivelarsi e farsi riconoscere (ma per tutto il lungo racconto non sembra desiderar altro che l&#8217;esatto contrario!), avrebbe potuto dare almeno un nome fasullo!</p>
<p style="text-align: justify">Ma è inutile discutere e argomentare: gli scrittori, non son tenuti a scrivere come vorremmo noi! Ciò non toglie che certi comportamenti dei due i protagonisti non sembrino del tutto giustificati e realistici, il che, significa incongruenti sul piano narrativo. A parte questo possibile appunto, il testo è ben scritto (avrebbe potuto essere altrimenti, trattandosi di Zweig?) e la storia è commovente al punto giusto, ossia senza essere strappalacrime a comando.</p>
<p style="text-align: justify">È anche originale nel suo genere se si pensa che le storie d&#8217;amore –  al pari dei polizieschi e un po&#8217; meno nella fantascienza – non consentono grandi fantasie combinatorie: un lui e una lei devono esserci e devono, per di più, incontrarsi in qualche modo.  Qui l&#8217;originalità sta nel fatto che quando viene rivelato, il sentimento c&#8217;è già stato, è finito. Ma non esaurito come si può intuire nell&#8217;ultima pagina allorché lo scrittore termina la lettura della lettera: “fu come se, all&#8217;improvviso, una mano invisibile avesse aperto una porta e una corrente fredda fosse penetrata da un altro mondo nella quiete della sua stanza.” Che altro può essere questa “creatura invisibile” se non il fantasma di un grande amore?</p>
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		<title>Il commissario Pepe, Facco De La Garda</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 07:20:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il commissario Pepe di Ugo Facco de Lagarda, si colloca in maniera un po&#8217; atipica rispetto al giallo italiano (ma forse potremmo dire rispetto al giallo in generale): uscito nel 1964 per la Neri Pozza, presenta alla scena italiana il commissario Gennaro Pepe che, al contrario di quanto il nome possa far pensare, si muove [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/commissario-pepe.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/commissario-pepe.jpg" alt="" width="200" height="306" /></a>Il commissario Pepe</strong> di Ugo Facco de Lagarda, si colloca in maniera un po&#8217; atipica rispetto al giallo italiano (ma forse potremmo dire rispetto al giallo in generale): uscito nel 1964 <a href="http://www.ibs.it/code/9788862510660/facco-de-lagarda-ugo/commissario-pepe.html?shop=4558" target="_blank">per la Neri Pozza</a>, presenta alla scena italiana il commissario Gennaro Pepe che, al contrario di quanto il nome possa far pensare, si muove in una non meglio identificata cittadina settentrionale.</p>
<p style="text-align: justify">Uomo tormentato e problematico come saranno altri poliziotti dopo di lui (convive con il lutto per la scomparsa della moglie e dell&#8217;unico figlio maschio) conduce il suo non difficile lavoro di commissario in un piccolo borgo dove, per sua stessa ammissione, non succede mai nulla.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12290"></span>Ma il 20 aprile 1964 due voluminose quanto spinose pratiche vengono depositate sulla sua scrivania: “Villa Norma” e “piazza Cavour 113” sono fastidi e guai di cui chiunque vorrebbe dimenticarsi e sono state gettate con fastidio sul tavolo di Pepe. Dietro un velo di ipocrisia che nessuno vuole davvero sollevare, Villa Norma si staglia nel tranquillo e ricco borgo settentrionale come una casa d&#8217;appuntamenti per le personalità bene del luogo, dove a concedere i loro favori sessuali, per noia e spirito di trasgressione più che per denaro, sono anche minorenni a loro volta appartenenti alla stessa buona società.</p>
<p style="text-align: justify">Parlavo di giallo atipico, o almeno così l&#8217;ho percepito io, per almeno alcuni motivi. Anzitutto rimane una creazione isolata nel panorama letterario di Lagarda: non ci saranno (purtroppo, lasciatemele dire) altre indagini del commissario Pepe. Inoltre, a fare da<em> leit motiv </em>all&#8217;intera vicenda non è un fatto di sangue: nessuno viene ucciso. C&#8217;è uno scandalo che forse, negli anni seguenti il secondo dopoguerra di un&#8217;Italia che stava premendo sull&#8217;acceleratore della propria rinascita economica, era peggio di un assassinio.</p>
<p style="text-align: justify">Ne esce un giallo forse sul filo della trasgressione, sicuramente particolare, di certo scritto con vera maestria. Pubblicato per la prima volta ormai quaranta e passi anni fa, è stato ripreso l&#8217;anno scorso dalla stessa casa editrice e pubblicato nella collana Giano, per la serie “A volte ritornano”, per parafrasare un celebre racconto di King. Per fortuna, mi viene da dire.</p>
<p style="text-align: justify">Un libro che piacerà sicuramente a chi nella sua libreria non si fa mancare nessuna delle pietre miliari del giallo nostrano.</p>
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		<title>American Gods, Gaiman</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 07:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricordo ancora il giorno in cui ho preso in mano per la prima volta American Gods. Era un pomeriggio piovoso e il libro mi era stato consigliato dal mio “fumettaro” di fiducia (a cui ancora non ho offerto alcun gelato di ringraziamento). Conoscevo Neil Gaiman grazie a The Sandman, ma non avrei mai pensato che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/american-gods.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/american-gods.jpg" alt="" width="200" height="283" /></a>Ricordo ancora il giorno in cui ho preso in mano per la prima volta <strong>American Gods</strong>.  Era un pomeriggio piovoso e il libro mi era stato consigliato dal mio “fumettaro”  di fiducia (a cui ancora non ho offerto alcun gelato di ringraziamento). Conoscevo Neil Gaiman grazie a <em>The Sandman</em>, ma non avrei mai pensato che le sue doti narrative si spingessero così lontano.</p>
<p style="text-align: justify">Per me, la lettura di <em>American Gods</em> è stata <a href="http://www.ibs.it/code/9788804520832/gaiman-neil/american-gods.html?shop=4558" target="_blank">l’equivalente di un colpo di fulmine</a>. Mi sono innamorata di Neil Gaiman per il modo in cui il suo immaginario riesce ad agitare le acqua tranquille della mia realtà.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12287"></span>In questo romanzo il protagonista si chiama Shadow ed è il tipico personaggio principale della produzione Gaimaniana, cioè quello che io chiamo “stray sheep”, la pecorella sperduta. Certo, Shadow non ha molto del mansueto animale: è un ex galeotto il cui unico desiderio in cella è stato quello di tornare dalla moglie Laura e trovare un lavoro normale. Ma il giorno in cui viene rilasciato lo colpisce la notizia che la donna è morta in un incidente, in cui è rimasto coinvolto anche il suo possibile datore di lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Ed ecco lo straniamento: Shadow non ha più una famiglia, né un rifugio. L’identità a cui si è aggrappato durante i tre anni di reclusione è andata in fumo in meno di un minuto. Forse è per questo che il vagabondo Wednesday riesce ad avvicinarlo con tanta facilità e ad assumerlo come guardia del corpo.</p>
<p style="text-align: justify">Wednesday ha l’aspetto di un vecchio, eppure tutte le donne  cadono ai suoi piedi. Vive di espedienti, ma non si fa mancare nulla. La vita come suo guardaspalle non si rivelerà affatto facile, soprattutto per via dei suoi “conoscenti”, una serie di personaggi che quando va bene sono ubriaconi molesti più simili a leprecauni che a esseri umani. Shadow inizia con Wednesday un viaggio attraverso gli Stati Uniti. Il vecchio cerca alleati per uno scontro imminente: sembra infatti che ci sia una gang di ricchissimi giovinastri decisa –non si sa come né perché – ad annientarlo. A guidare la fazione nemica è il misterioso signor World, che sembra avere forti motivi di astio nei confronti del vagabondo.</p>
<p style="text-align: justify">Tra risse, strani doni, morti che tornano in vita, leggende che diventano realtà, Shadow capisce di essersi messo al servizio nientepopodimeno che di Odino, il dio dei vichinghi, giunto in America (come tutti gli altri dei) trasportato dalla fede degli immigranti. Così, anche quella ridda di strani e loschi figuri assume una dimensione: le antiche divinità sono ridotte a grottesche raffigurazioni della potenza di un tempo poiché vivono di onori e sacrifici sempre più scarseggianti; per di più sono minacciate dai nuovi dei: Denaro, Televisione, Internet che, istigati da World, rischiano di distruggerle per sempre.</p>
<p style="text-align: justify">Ma attenzione: non è tutto oro ciò che luccica e Neil Gaiman non è certo un autore prevedibile. Quindi, se decidete di accompagnare Shadow in questa avventura, preparatevi alle sorprese, perché niente è come sembra.</p>
<p style="text-align: justify">I punti di forza di questo libro sono moltissimi, ma tra essi ciò che balza all’occhio è la formidabile caratterizzazione dei personaggi, a partire dal protagonista fino al meno importante degli dei. Gaiman porta in scena le più importanti divinità dei pantheon mondiali conferendo ad ognuna una personalità incisiva, pennellata con fantasia, mescolando il grottesco con la sensualità in alcuni casi, la violenza e la comicità in altri.</p>
<p style="text-align: justify">American Gods è come un quadro coloratissimo, che ad ogni capitolo cambia la prospettiva. La scrittura è agile quanto basta per non perdere le sfumature di epicità che la vicenda richiede. Il tutto condito con i lampi di genialità a cui Gaiman ha abituato i suoi lettori e che erano ben nitidi fin dai tempi di <em>The Sandman</em>.<br />
L’avventura si svolge “on the road” attraverso paesini sperduti degli Stati Uniti: dall’Illinois al Texas, dal Kansas alla Virginia, Gaiman tiene a sottolineare che la sua è un’America che ha solo alcuni spunti reali e per il resto è totalmente frutto della sua fantasia.</p>
<p style="text-align: justify">Il motivo del viaggio, nonché le  tematiche trattate sono andati poi a riflettersi nella mia serie tv preferita, di cui ho parlato recentemente: Supernatural.  Chiaramente, la sfera immaginaria coincide: un magico privo di brillantini, avvenimenti spiazzanti  e fantasia a briglia sciolta. Non è un caso se Erik Kripke, il creatore del telefilm, è stato chiamato a sceneggiare <em>The Sandman</em> per la televisione. In attesa di questa accoppiata da sogno, <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/american-gods-gaiman/" target="_blank">consiglio a tutti</a> <em>American Gods</em>. È semplicemente  il libro che regalo a quelli a cui voglio bene.<br />
Basta per rendere l’idea?</p>
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		<title>Il porto degli spiriti, Lindqvist</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 06:50:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lindqvist è un autore che sta abituando il suo pubblico a un punto di vista inusuale su tematiche non solo usuali, ma quasi “usurate” dalla letteratura di genere horror: lo ha fatto con il tema dei vampiri in Lasciami entrare e con quello degli zombies nell&#8217;Estate dei morti viventi, dei quali si è già parlato [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/porto-spiriti.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/porto-spiriti.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a>Lindqvist è un autore che sta abituando il suo pubblico a un punto di vista inusuale su tematiche non solo usuali, ma quasi “usurate” dalla letteratura di genere horror: lo ha fatto con il tema dei vampiri in <em>Lasciami entrare </em>e con quello degli zombies nell&#8217;<em>Estate dei morti viventi, </em>dei quali si è già <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/lestate-dei-morti-viventi-lindqvist/" target="_blank">parlato qua su Liblog</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Ora ci ha riprovato con il <a href="http://www.ibs.it/code/9788831705684/lindqvist-john-a/porto-degli-spiriti.html?shop=4558" target="_blank">suo terzo romanzo</a>, <strong>Il Porto degli Spiriti</strong><em>, </em>dove già il titolo suggerisce quale è stata stavolta la tematica scelta da Lindqvist per la sua rivisitazione. Ho usato non a caso la definizione “rivisitare” perché è quello che questo brillante autore svedese fa con le tematiche più classiche: le prende e le fa sue, plasmandole a proprio piacimento e  trasformandole in qualcosa di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12257"></span>Con questo nuovo romanzo, edito sempre per la Marsilio, centra in pieno l&#8217;obiettivo per l&#8217;ennesima volta: ho divorato le cinquecento pagine del romanzo lasciandomi trascinare dal genio creativo di un autore che riesce a spiazzare il suo lettore sorprendendolo a più riprese. Anche quando come qui si racconta, tra le altre cose, di fantasmi: la sottoscritta  pensava che la letteratura ne parlasse da così tanti secoli che nessuno potesse più dirci niente di nuovo. Ebbene, sono stata totalmente smentita.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto ha inizio in una gelida giornata d&#8217;inverno a Domaro, piccola isola al largo delle coste svedesi. La piccola Maja è in gita al faro di Gavasten con i genitori quando improvvisamente scompare nel nulla. La neve e il ghiaccio non recano tracce delle sue impronte: è come se la bambina fosse semplicemente volata via.</p>
<p style="text-align: justify">Anni dopo Anders, il padre, torna sull&#8217;isola che sembra aver inghiottito sua figlia in una sorta di buco nero: scopre che quello che pensava fosse solo l&#8217;inizio è stato, invece, il proseguimento di qualcosa. Qualcosa iniziato molto tempo prima la scomparsa di Maja, qualcosa che di tanto in tanto si fa vivo, a Domaro, chiedendo il suo tributo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Dell&#8217;autore, vi ho già detto molto. Del libro, vi ho forse già detto troppo. Vi lascio con un solo vero consiglio: se amate il romanzo horror non potete farvi sfuggire Lindqvist perché è probabilmente il più brillante autore che il genere sforni ultimamente. Lo chiamano lo Stephen King della Svezia, e per una volta il paragone non mi pare azzardato: con il re americano condivide il grande pregio di saper raccontare una storia da  un&#8217;angolazione particolare e trasmettere la visione così peculiare che ne esce al lettore in modo convincente e con un linguaggio incisivo.</p>
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		<title>Stupore e Tremori, Nothomb</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 06:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da ex studentessa di lingua giapponese, ammetto che la prima cosa che mi ha attratta di Stupore e Tremori sono stati gli ideogrammi in copertina: Osore ononoite ovvero la traduzione del titolo nella lingua del Sol Levante, che a sua volta è una citazione del protocollo imperiale nipponico secondo cui ci si rivolgerà all’imperatore sempre [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/stupore-e-tremori.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/stupore-e-tremori.jpg" alt="" width="200" height="280" /></a>Da ex studentessa di lingua giapponese, ammetto che la prima cosa che mi ha attratta di <strong>Stupore e Tremori</strong> sono stati gli ideogrammi in copertina: <em>Osore ononoite</em> ovvero la traduzione del titolo nella lingua del Sol Levante, che a sua volta è una citazione del protocollo imperiale nipponico secondo cui ci si rivolgerà all’imperatore sempre un po’ sconvolti dalla soverchiante presenza di Sua Maestà.</p>
<p style="text-align: justify">Aggiungendo il fatto che un amico mi ha consigliato Amélie Nothomb descrivendomela come un’autrice geniale, ho deciso di accontentarlo e di dare un’occhiata.<br />
È con stupore e tremore che annuncio: Amélie Nothomb mi ha fulminata, nel senso positivo del termine. Ho <a href="http://www.ibs.it/code/9788886586955/nothomb-am-eacute-lie-zzz99-bruno/stupore-e-tremori.html?shop=4558" target="_blank">letto il libro</a> in poco più di un’ora; mi è parso di vedere nel catalogo della <strong>Voland</strong> che la sua produzione annovera testi di un centinaio di pagine, più o meno.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12260"></span>Se tutti hanno,come questo, uno stile ironico ed allo stesso tempo rigoroso, una limpida scorrevolezza unita a pennellate di colori a tratti malinconici o sorprendentemente vivaci, credo proprio di aver scovato una scrittrice che ha le carte in regola per essere presa a modello.</p>
<p style="text-align: justify">La storia è esile e tuttavia godibilissima: la ventiduenne Amélie riesce a trovare lavoro presso una multinazionale giapponese. Qui il suo sogno di fare carriera viene brutalmente reciso fin dal primo giorno, quando dimostra di conoscere troppo bene la lingua. È l’inizio di una parabola discendente: la giovane si scontra con la mentalità nipponica, solo un filo meno incomprensibile  di quella dei marziani, e – nonostante gli innumerevoli sforzi – subisce un mobbing continuo ed estenuante che la porta a svolgere la mansione di <em>guardiana dei cessi</em>, umiliazione che sembra non appagare la diretta superiore Fubuki Mori, bellissima e terribile come il suo nome (in italiano Tempesta di Neve).</p>
<p style="text-align: justify">L’eccentrica Amélie non si abbatte (qualcosa suggerisce che il romanzo abbia forti spunti autobiografici) e termina il contratto annuale; questo di per sé rappresenta una vittoria sulla società nipponica che ha cercato di estrometterla con ogni mezzo.</p>
<p style="text-align: justify">Chi non è stato in Giappone potrebbe pensare che questo attacco sia insensato e fin troppo feroce, ma – sebbene estremizzato – gli elementi in mio possesso dicono che non è così. Gli amanti del Sol Levante mi perdoneranno se dico che il Giappone non è solamente manga e tecnologia, ma una terra affascinante e complessa che ha i suoi lati oscuri. L’altissimo standard competitivo del suo sistema è uno di questi: il suicidio è preferibile al fallimento sociale e, anche se certamente i giovani si stanno distaccando da una mentalità così tradizionalista, spesso restano schiacciati dal meccanismo.</p>
<p style="text-align: justify">La fotografia che la Nothomb ci regala è vera anche per altri aspetti, soprattutto quando riflette con amarezza sulla condizione femminile: le donne sono discriminate in un senso ancora differente da quello che noi riteniamo essere lo svantaggio, poiché sono private perfino della possibilità di sognare, costrette dai rigidissimi dettami imposti dalla società. Non hanno consolazione, non hanno altro che una serie di contraddizioni a cui fare riferimento, per cui non riusciranno mai ad adeguarsi.</p>
<p style="text-align: justify">Gustosissima è la caratterizzazione dei personaggi secondari, ovvero i “capi” di Amélie. Fubuki è l’unica altra donna che appare. La sua bellezza le viene fatta scontare con una serie di violenze psicologiche che la Nothomb delinea con una precisione sconvolgente. A sua volta, questa sfoga la sua frustrazione sulla sottoposta, la cui intelligenza e comprensione permettono di superare l’umiliazione.</p>
<p style="text-align: justify">I superiori di Fubuki sono un pavido impiegato che conserva la sua posizione solo in quanto maschio, un essere non cattivo ma assolutamente inutile, ed un volgare vicedirettore incapace di qualsiasi rapporto umano che vada oltre le urla prive di senso. Tutti abbiamo o abbiamo avuto, credo, un capo che ci sembrasse così.</p>
<p style="text-align: justify">Ci sono anche due personaggi positivi: uno è il direttore generale, bello buono e simpatico che però non entra mai in contatto con i dipendenti inferiori e perciò è chiamato scherzosamente “Dio”, l’altro è il responsabile del reparto dei prodotti caseari che riesce a far capire ad Amélie il suo effettivo valore, dandole appoggio e rispettandola come donna e come lavoratrice. Tuttavia questo “angelico” intervento (l’uomo si chiama <em>Tenshi</em> che vuol dire appunto “angelo” in giapponese) viene presto divorato dalla frustrazione altrui.</p>
<p style="text-align: justify">Questo libriccino offre mille e uno motivi per essere letto: per le impiegate come me che spesso hanno la sensazione di non valere molto nonostante l’impegno negli studi è un toccasana di ironia e verità, per chi ama le fiabe amare con spruzzate di ironia è la lettura ideale, chi non vuole imbarcarsi in letture troppo lunghe potrà trovare pane per i suoi denti…potrei continuare, ma lascio a voi la sfida.</p>
<p style="text-align: justify">Per quanto mi riguarda non vedo l’ora di precipitarmi in libreria e arricchire il mio scaffale con altre opere di questa bravissima autrice.</p>
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		<title>Il battello del delirio, R.R.Martin</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Oct 2010 06:13:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per chi ama il genere orrorifico la Gargoyle books è da annotare: in un panorama internazionale dove sembra bastare che un libro parli di canini appuntiti perché sia pubblicabile, questa casa editrice dimostra di continuare un serio lavoro di &#8220;setaccio&#8221; in mezzo al mucchio. Così, dopo quasi vent&#8217;anni di latitanza, ecco riproposto al pubblico italiano [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/battello-delirio.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/battello-delirio.jpg" alt="" width="200" height="296" /></a>Per chi ama il genere orrorifico la Gargoyle books è da annotare: in un panorama internazionale dove sembra bastare che un libro parli di canini appuntiti perché sia pubblicabile, questa casa editrice dimostra di continuare un serio lavoro di &#8220;setaccio&#8221; in mezzo al mucchio.</p>
<p style="text-align: justify">Così, dopo quasi vent&#8217;anni di latitanza, ecco riproposto al pubblico italiano <strong>Il battello del Delirio</strong>, bella prova horror di un vero <a href="http://www.ibs.it/code/9788889541425/martin-george-r/battello-del-delirio.html?shop=4558" target="_blank">big del fantasy</a> internazionale, a suo tempo pubblicato per quelli della Fanucci e ormai esaurito da tempo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12235"></span>La storia che George R.R. Martin sceglie di narrarci ci trascina nel diciannovesimo secolo, lungo le rive del Mississippi: il grande fiume attraversa il profondo sud degli Stati Uniti trasportando sulle sue acque merci e persone in eleganti battelli che fanno a gara per conquistarsi il posto da leader sull&#8217;importante strada fluviale.</p>
<p style="text-align: justify">Qua nel 1857 viene varato anche il “Fevre Dream”, imbarcazione che concorre a frantumare tutti i record esistenti sul fiume: la splendida e velocissima creatura appartiene a una coppia d&#8217;affari abbastanza peculiare, quella costituita dal vecchio capitano Abner Marsh e dall&#8217;eccentrico e ricchissimo Joshua York.</p>
<p style="text-align: justify">La stramba società sembra avere successo nonostante le bizzarrie di York: le sue abitudine notturne, per dirne una, oppure la passione per uno strano vino che cura personalmente, infine la sua tendenza a ospitare sul battello amici che condividono le sue stramberie. Tutto ciò incuriosisce Marsh che però, in virtù del patto stretto alla nascita dell&#8217;accordo, non può porre domande al suo socio. Eppure molto presto il vecchio “lupo di fiume” verrà a conoscenza di ben più di quello che avrebbe gradito sapere e dovrà scegliere cosa fare, soprattutto quando dovrà chiedersi fin dove arrivano la stima e il rispetto che nutre per York e cosa è disposto a fare in loro nome&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Per chi non ama molto il vampiro “icona sexy” proposto dalla letteratura moderna, questo libro sarà una lieta sorpresa. Martin quasi trent&#8217;anni fa ha creato il suo personale popolo della notte, lontano quanto più si possa immaginare dai Cullen ma anche dagli asessuati non morti installati dalla Rice nella stessa parte del mondo giusto qualche anno prima. Lo scrittore riesce ad essere convincente e originale in un modo che non vi svelo per non togliervi il piacere della lettura, nel caso decidiate di seguire il mio consiglio e salire sul “Fevre Dream”.</p>
<p style="text-align: justify">Chiudo con alcune personalissime considerazioni sulla ristampa Gargoyle: i non pochi euro chiesti per il libro sono meritati per la cura dell&#8217;edizione, aperta da una bella introduzione di Giuseppe Lippi. Continuo però a ritenere il titolo italiano, già scelto a suo tempo dalla Fanucci, francamente brutto e fuorviante: cosa più saggia sarebbe stata tornare all&#8217;originale “Fevre Dream”, a suo modo molto più poetico e più in sintonia con l&#8217;atmosfera che si respira nel romanzo.</p>
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		<title>Wunderkind II &#8211; La Rosa e i Tre Chiodi, D&#8217;Andrea</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 05:50:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho appena concluso la lettura del secondo volume della serie del Wunderkind, dell’ormai noto Ivan il Terribile GL D’Andrea: La Rosa e I Tre Chiodi. Parto subito col dire che sono contenta: contenta di aver continuato la lettura, contenta di aver capito meglio (credo) la storia e contenta di aver riscontrato non pochi miglioramenti a livello [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/Wunderkind.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/Wunderkind.jpg" alt="" width="200" height="302" /></a>Ho appena concluso la lettura del <a href="http://www.ibs.it/code/9788804597780/d-andrea-g-l/wunderkind-la-rosa-e.html?shop=4558" target="_blank">secondo volume</a> della serie del Wunderkind, dell’ormai noto <span style="text-decoration: line-through">Ivan il Terribile</span> GL D’Andrea: <strong>La Rosa e I Tre Chiodi</strong>. Parto subito col dire che sono contenta: contenta di aver continuato la lettura, contenta di aver capito meglio (credo) la storia e contenta di aver riscontrato non pochi miglioramenti a livello stilistico.</p>
<p style="text-align: justify">Di solito aggiungo qualche nota sul metodo di scrittura solamente alla fine della recensione, ma stavolta vorrei fare il contrario, perché il libro è scritto bene; se da un lato l’autore cede ancora – raramente – alla trappola del descrivere un orrore come <em>inenarrabile</em> (quando a noi piacerebbe che ce lo narrasse, visto che tanto non ci risparmia nulla!), dall’altro sono spariti gli orpelli che infiocchettavano il primo libro e resta l’impressione di una grande abilità linguistica, un registro elevato ma mai ridicolo, una ricercatezza di alcune forme che, secondo me, prima non era ben definita e che qui, invece, emerge chiaramente.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12210"></span>E ora veniamo al resto. Tanto per cominciare <em>Wunderkind 2</em> si trova, in quasi tutte le librerie, sugli scaffali dedicati ai ragazzi. Ecco, io ve lo dico: se il vostro pargolo di otto anni si avvicinasse al libro, <span style="text-decoration: underline">toglieteglielo</span> e leggetelo voi. C’è un clamoroso fraintendimento alla base della linea editoriale che caratterizza questo testo: se è vero che il protagonista è <em>un ragazzino pelle e ossa</em>, credo di non aver mai letto niente di più lontano dalla narrativa per ragazzi. No, neanche se ci sono maghi e licantropi.</p>
<p style="text-align: justify">L’avventura di Caius Strauss riprende dove l’avevamo lasciata, ovvero dopo lo scontro con il terribile Jena Metzgeray. Il Wunderkind è stato fatto prigioniero, i suoi “amici” dispersi. Gus Van Zant è in uno stato di sospensione tra la vita e la morte, il corpo tramutato in orrenda chimera. Persino Pilgrind il Barbuto sta perdendo attimo per attimo la sua vitalità. E c’è di peggio: c’è una guerra in atto che sconvolge tutto il Dent de Nuit, quella Parigi che non è Parigi e che D’Andrea ha saputo costruire con particolare maestria (una nota di plauso per Rue O.F. De Jarjayes!).</p>
<p style="text-align: justify">Caius si trova a tentare la fuga nientepopodimeno che a fianco di un Caghoulard, a cui restituisce il nome, Bellis. Il suo compito è sempre lo stesso: scoprire cosa significhi in realtà essere il Wunderkind, una creatura dagli immensi poteri, ma forse non esattamente votata al bene. Caius, infatti, dovrà fare i conti con il temibile nemico nascosto nel suo stesso cuore e mentre affronta questo percorso verrà a conoscenza anche di molti misteri, tra cui le origini di colui che tutti conoscono come il Venditore.</p>
<p style="text-align: justify">Tra battaglie, uccisioni e tanto sangue, anche i lettori potranno – attraverso gli occhi del protagonista – rivivere gli inquietanti misteri che il Dent de Nuit cela dietro le sue porte e che riguardano i personaggi a cui ormai siamo affezionati. (Il mio preferito – caso mai interessasse – è il licantropo Buliwyf. Con la sua innamorata Rochelle forma una coppia dal destino struggente.)</p>
<p style="text-align: justify">C’è una parte che riguarda Herr Spiegelmann e il suo passato che, secondo me, fa accelerare il battito del cuore; per un po’ non sono riuscita a scollare gli occhi dalle pagine.<br />
Infine, posso aggiungere che un motivo valido per leggere questo libro è nell’atmosfera, già punto di forza del primo volume. Qui si incupisce moltissimo. È come se andassimo in una lunga apnea seguendo le gesta dei personaggi, tentando di mettere insieme i tasselli, lottando per ricostruire le motivazioni di ognuno, sperando per il loro futuro.</p>
<p style="text-align: justify"><em>La Rosa e i Tre Chiodi</em> è un libro con profonde venature horror, che vuole distruggere gli argini. Spesso ci riesce: credo non lascerà indifferente nessuno di voi. Adesso spero solo che il terzo e ultimo capitolo della saga non si faccia attendere a lungo: se – come credo – lo stile di D’Andrea sarà capace di un’ulteriore evoluzione mi aspetto davvero grandi cose. Grandi cose.</p>
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		<title>La prigione di Ojeda, Murphy</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 07:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La monotonia, la ripetitività, l&#8217;assuefazione a un certo lavoro per qualcuno sono motivi di frustrazione, per altri sono conforto e tranquillità, un modo di mantenere la vita in un binario sereno, prevedibile, sicuro. A quest&#8217;ultima categoria appartiene il protagonista di questo romanzo edito da Intermezzi, La prigione di Ojeda. Non tutti sono eroi, esploratori, capitani [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/prigione-ojeda.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/prigione-ojeda.jpg" alt="La prigione di Ojeda" width="200" height="279" /></a>La monotonia, la ripetitività, l&#8217;assuefazione a un certo lavoro per qualcuno sono motivi di frustrazione, per altri sono conforto e tranquillità, un modo di mantenere la vita in un binario sereno, prevedibile, sicuro. A quest&#8217;ultima categoria appartiene il protagonista di <a href="http://www.ibs.it/code/9788890505812/murphy-mart-iacute-n/prigione-di-ojeda.html?shop=4558" target="_blank">questo romanzo</a> edito da Intermezzi, <strong>La prigione di Ojeda</strong>.</p>
<p>Non tutti sono eroi, esploratori, capitani di ventura: alcuni sono semplici ragionieri, appagati da quello che fanno e senza alcuna pretesa di avere ruoli importanti per il resto del mondo. La felicità, in fin dei conti, non è fare qualcosa che ci dia orgoglio e senso di completezza, permettendoci di andare a dormire appagati? Per Ojeda la felicità è chiudere un foglio di conti nel modo corretto.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12245"></span>Partendo da questo punto di vista ogni minima mutazione del nostro stato diventa una tragedia personale, anche nel caso di un evento positivo, come una promozione sul lavoro, un incarico di maggiore responsabilità e – si suppone – di maggiore gratificazione. Per chi ama la stabilità, per chi è un esecutore il comando diventa sgradito, difficile, soffocante. Così è per il nostro protagonista, che inizia a soffrire fino ad avere disturbi fisici.</p>
<p style="text-align: justify">Da qui in poi non si riesce a distinguere tra ciò che vive solo nella sua mente e ciò che accade nel mondo esterno, mentre lui comincia a soffrire di un disturbo ossessivo che lo allontanerà progressivamente dagli affetti, dal lavoro e infine dal consesso umano. In questo turbine di pensieri, tic e minuziosità Ojeda si trasporta in un mondo claustrofobico, la prigione anticipata dal titolo, da cui non si vede l&#8217;uscita.</p>
<p style="text-align: justify">Dapprima coi numeri, poi con le parole e infine nuovamente con i numeri Ojeda cerca di descrivere la realtà, con perfezione sempre maggiore, fino a conoscere ogni oggetto intimamente, non solo nel suo aspetto esteriore e fisico. E di oggetto in oggetto fa suo il mondo, in un delirio crescente.</p>
<p style="text-align: justify">Con una scrittura lieve lieve Murphy racconta egregiamente gli abissi a cui arriva la mente umana, la distorsione della realtà e quella flebile linea che distingue l&#8217;immaginazione dal concreto. Su questo confine ci lascia giocare, incastrandoci sempre più a fondo nella trama di compulsioni e ossessioni del protagonista, fino a un finale tanto prevedibile quanto comunque aperto a nuove implicazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Se volete tuffarvi per un po&#8217; nella follia umana questo breve romanzo saprà di sicuro accontentarvi.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Come le mosche d’autunno, Némirovsky</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 06:20:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo breve romanzo – Come le mosche d’autunno – che la Némirovsky pubblicò nel 1931, è emotivamente denso e triste ed è una rielaborazione di proprie esperienze autobiografiche: anche lei e la sua famiglia, benestanti ebrei russi, con la guerra mondiale e Rivoluzione russa, dovettero emigrare dalla madrepatria fino a stabilirsi in Francia. Qui questa [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/come-mosche-autunno.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/come-mosche-autunno.jpg" alt="" width="200" height="340" /></a>Questo breve romanzo – <strong>Come le mosche d’autunno</strong> – che la Némirovsky <a href="http://www.ibs.it/code/9788845922077/n-eacute-mirovsky-ir-egrave-ne/come-le-mosche-d-autunno.html" target="_blank">pubblicò nel 1931</a>, è emotivamente denso e triste ed è una rielaborazione di proprie esperienze autobiografiche: anche lei e la sua famiglia, benestanti ebrei russi, con la guerra mondiale e  Rivoluzione russa, dovettero emigrare dalla madrepatria fino a stabilirsi in Francia.</p>
<p style="text-align: justify">Qui questa migrazione, quest’abbandono sono principalmente vissuti e visti attraverso gli occhi di Tat’jana Ivanovna, l’anziana balia della famiglia Karin. E le situazioni umane sono sempre le stesse in tempi di guerra (le ritroveremo ancor meglio descritte nei due romanzi componenti l’incompiuta opera <em>Suite francese</em>: giovani che partono (e a volte ritornano, a volte no) e madri, spose (e amanti) che restano con la compagnia dei vecchi e dei bambini.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12145"></span>Vita dura, poco cibo, le poche cose di valore che si è riusciti a conservare bisogna tenerle ben nascoste. Oppure, ahimè, venderle per sopravvivere, poiché si è stati o ci si deve  spogliare pian piano dio tutto; il poco denaro portato con sé un giorno finisce e bisogna ingegnarsi a sbarcare il lunario. La comunità di ebrei russi emigrati a Parigi può esser di conforto, ma, giorno dopo giorno, s&#8217;insinua nella mente e nel cuore sempre più inesorabile e ineluttabile la consapevolezza di qualcosa di irrimediabilmente terminato nella propria vita e nel modo di viverla: non è la giovinezza che se n&#8217;è andata  e più non tornerà, è comprendere che tutta la nostra storia, personale e collettiva è entrata nel mondo dei ricordi è da lì non potrà mai davvero più tornare: pochi i giovani rimasti a cui affidare la creazione del futuro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Quale futuro poi! Di sradicati che come le mosche d&#8217;autunno si aggirano pensosi e inquieti, da una finestra all&#8217;altra, da una  parete all&#8217;altra di appartamentini  angusti e poco costosi, con ancora negli occhi le proprie  ampie case nella campagna russa con in mente nient&#8217;altro che il “come eravamo”. No, non c&#8217;è più futuro. E Tat&#8217;jana Ivanovna , che ne ha viste e vissute tante, lo sa. E sa anche cosa le resta da fare&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">In qualche modo, <em>Come le mosche d&#8217;autunno</em> fa pensare a <em>Il mondo di ieri</em> di Stefan Zweig (1881-1942). I grandi autori ti fan capire  che tutto il mondo è paese e che l&#8217;Uomo è un “monotono universo”, come lo definisce Ungaretti (1988-1970) nella <em>P</em><em>ietà</em> del 1928. La <em>literacy</em>, forse consiste nel sapertelo presentare come l&#8217;amore prevertiano: quella cosa “sempre nuova che non è mai cambiata”.</p>
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		<title>Il bambino della città ghiacciata, Lonnaeus</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 06:14:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La geografia della Svezia sta iniziando a diventare familiare per i lettori italiani: dopo l&#8217;invasione in libreria dei loro autori città come Malmo, che prima non conoscevamo neanche per sentito dire, sono familiari ormai a molti di noi. Nel caso di questo, Il bambino della città ghiacciata, pubblicato in Italia dalla Newton Compton, i fatti si [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/bambino-città-ghiacciata.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/bambino-città-ghiacciata.jpg" alt="" width="200" height="294" /></a>La geografia della Svezia sta iniziando a diventare familiare per i lettori italiani: dopo l&#8217;invasione in libreria dei loro autori città come Malmo, che prima non conoscevamo neanche per sentito dire, sono familiari ormai a molti di noi. Nel caso di questo, <strong>Il bambino della città ghiacciata</strong>, <a href="http://www.ibs.it/code/9788854119833/l-ouml-nnaeus-olle/bambino-della-citt-agrave-ghiacciata.html?shop=4558" target="_blank">pubblicato in Italia</a> dalla Newton Compton, i fatti si svolgono tutti a Tomelilla, piccolo centro anch&#8217;esso situato nel sud del paese.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo parecchi anni di assenza è qua che è costretto a far ritorno Konrad, giornalista di successo i cui genitori adottivi sono stati brutalmente assassinati.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12197"></span>Già provato nel fisico e nell&#8217;animo dalla brutta vicenda che ha stroncato la sua carriera, Konrad è più toccato di quel che si aspettava dalla scomparsa di due persone che gli erano ormai estranee da anni. Ma, soprattutto, il ritorno a Tomelilla lo obbliga al confronto con traumi che credeva sepolti: i motivi che l&#8217;hanno costretto praticamente alla fuga, quasi trent&#8217;anni prima, e il dramma della scomparsa della sua madre naturale, svanita senza lasciare traccia proprio nella piccola cittadina.</p>
<p style="text-align: justify">Possibile che tutte queste vicende siano tra loro collegate? È una domanda a cui Konrad dovrà, volente o nolente, dare una risposta&#8230; Almeno per quel che mi riguarda, questo libro ha lasciato un po&#8217; di amaro in bocca: diciamo che non è stato all&#8217;altezza delle aspettative.</p>
<p style="text-align: justify">Non fraintendermi, se ve ne sto parlando lo considero comunque un giallo tutto sommato leggibile e godibile, ben scritto e con una trama che se non fa i fuochi d&#8217;artificio rimane ben orchestrata.</p>
<p style="text-align: justify">Ma&#8230;perché ovviamente c&#8217;è un ma&#8230;in rete circolavano recensioni talmente entusiastiche che confesso che mi aspettavo non solo dei semplici fuochi, ma un vero e proprio spettacolo pirotecnico!</p>
<p style="text-align: justify">Invece anche se dopo un avvio un po&#8217; incerto la lettura è filata via liscia e abbastanza piacevole ho chiuso il libro senza nessun vero desiderio di leggere altro dell&#8217;autore, come invece mi capita con certe opere prime che mi hanno davvero entusiasmato. I motivi sono molteplici e nessuno davvero grave, solo che non ho trovato traccia di quell&#8217;originalità, né nella storia né nello stile adottato per raccontarla, che mi faccia gridare al miracolo.</p>
<p style="text-align: justify">Il protagonista è un giornalista (l&#8217;ennesimo, verrebbe da dire&#8230;) con un dramma personale alle spalle, anzi in questo caso più di uno visto che il poveretto è evidentemente molto sfortunato. Questo l&#8217;ha condotto a cercare conforto nella bottiglia e non possiamo davvero dargli torto, perché non tutti riescono a perdere in modo brutale la madre naturale, quella adottiva e uno dei più cari amici senza esserne segnati in qualche modo. Il protagonista è quindi l&#8217;ennesima anima tormentata: non c&#8217;è niente di nuovo sotto il sole e Konrad non fa nulla per emergere dalla massa di tanti personaggi simili a lui. Finito il libro te lo sei già dimenticato.</p>
<p style="text-align: justify">La storia è come già detto buona, non ha niente che non vada, eppure non ho trovato un vero barlume di particolarità nel testo. In conclusione mi è sembrato un prodotto ben confezionato rispettando tutti i canoni del romanzo giallo, dimostrando che l&#8217;autore Lonnaeus ha fatto i compiti a casa ma si è limitato a quelli. Quindi, come a scuola, a mio parere si merita appena la sufficienza.</p>
<p style="text-align: justify">Ma visto che il compito, appunto, tutto sommato è riuscito ed è stato ben tradotto da quelli della Newton, lo considero comunque una lettura godibile per una sera un po&#8217; sfaccendata, una in cui in cui vi sentite pronti per vagare tra le fredde lande svedesi a caccia di vecchi scheletri nascosti negli armadi.</p>
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		<title>L&#8217;amore giovane, Hawke</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 05:50:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La maggior parte del pubblico conosce Ethan Hawke come attore. È lui il ragazzino che ha commosso il mondo salendo su un banco e gridando “Capitano, mio capitano” a un Robin Williams cacciato dalla scuola per aver insegnato agli allievi a pensare con la propria testa; è lui quello carino in “Giovani, carini e disoccupati”, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/amore-giovane.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/amore-giovane.jpg" alt="" width="200" height="278" /></a>La maggior parte del pubblico conosce Ethan Hawke come attore. È lui il ragazzino che ha commosso il mondo salendo su un banco e gridando “Capitano, mio capitano” a un Robin Williams cacciato dalla scuola per aver insegnato agli allievi a pensare con la propria testa; è lui quello carino in “Giovani, carini e disoccupati”, è lui il protagonista maschile di quella piccola perla di “Prima del’Alba” in cui due giovani si incontrano su un treno e passano a Vienna le dodici ore più dolci della loro vita.</p>
<p style="text-align: justify">Forse non tutti sanno, però, che questo bel ragazzo è anche un pregevole scrittore. Minimum Fax ha pubblicato in Italia entrambi i suoi romanzi. Quello d’esordio si intitola <strong>L’amore giovane</strong> ed è – per ammissione dello stesso autore – un testo dai fortissimi spunti autobiografici.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12191"></span>Il protagonista è William, un ventenne di belle speranze, che sta iniziando la carriera di attore. Una sera come tante incontra Sarah, che non è bella, è timidissima e vuole fare la cantautrice. Per lui è un colpo di fulmine, nonostante l’arsenale di scuse che la ragazza, spaventata dai propri sentimenti, gli scaglia contro. La storia è esile: lui ama lei, lei sembra amare lui, ma alla fine ha troppa paura e lo lascia senza un motivo apparente.</p>
<p style="text-align: justify">Hawke ci descrive un percorso che molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle e lo fa come se lo stesse provando al momento, senza ammantare il testo di aure epiche, tragiche, romantiche. L’amore e la sofferenza che ne deriva quando questo viene a mancare, nudi e crudi: queste sono le tematiche e, verrebbe da dire, questa è la vita. Non c’è una colonna sonora che aumenta di intensità quando i protagonisti si baciano. Eppure, il libro ha un suo fascino: la narrazione in prima persona ci cala quasi totalmente nella psiche di William, che ha alle spalle una famiglia instabile e nutre una comprensibile fame d’amore. Nessuno sa cosa ci trovi in questa Sarah, che è una vera e propria palla al piede, piena di dubbi e insicurezze. Eppure lui vorrebbe darle tutto se stesso.</p>
<p style="text-align: justify">Il linguaggio è molto diretto, ma si accorda con lo stile scorrevole ed ha un tocco malinconico che permea tutto il libro. Un elemento che mi è molto piaciuto è il modo in cui vengono resi i personaggi secondari, come la madre di Sarah, una donna dura ed invadente che chiaramente ha contribuito a caricare al massimo le insicurezze della ragazza, oppure gli amici di William che sembrano molto superficiali ed invece nascondo dei lati quasi teneri.</p>
<p style="text-align: justify">L’ambientazione è quella New York a cui il cinema ci ha abituati e cinematografico è anche il ritmo della vicenda. Non a caso, dal romanzo è stata tratta una sceneggiatura che poi è approdata sul grande schermo. Unica pecca: Ethan Hawke aveva passato l’età per interpretare il suo alter ego ventenne e perciò la parte è toccata ad un giovane attore con metà del fascino. Per consolarmi, ho dovuto vedere “Prima dell’Alba” per sei volte di seguito.</p>
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		<title>A me le guardie, Pratchett</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 05:54:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho sempre pensato che per produrre una buona parodia si debba essere acuti osservatori, profondi conoscitori dell’argomento di cui si vuole trattare e – non ultimo – brillanti scrittori: Terry Pratchett è decisamente tutto questo. Il libro con cui vorrei introdurvi a questo autore – A me le guardie – si colloca all’ottavo posto della saga [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/a-me-le-guardie.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/a-me-le-guardie.jpg" alt="" width="200" height="313" /></a>Ho sempre pensato che per produrre una buona parodia si debba essere acuti osservatori, profondi conoscitori dell’argomento di cui si vuole trattare e – non ultimo – brillanti scrittori: Terry Pratchett è decisamente tutto questo. <a href="http://www.ibs.it/code/9788850222544/pratchett-terry/a-me-le-guardie.html">Il libro con cui vorrei</a> introdurvi a questo autore – <strong>A me le guardie</strong> – si colloca all’ottavo posto della saga che l’ha reso famoso, quella ambientata a Mondo Disco, ma è il primo di una “sottoserie” dedicata a quelli che <em>“</em><em>Qualunque nome abbiano, in ogni opera di genere fantasy-eroico il loro scopo è lo stesso: più o meno al capitolo 3 (o dopo 10 minuti di film) irrompono nella stanza, attaccano l&#8217;eroe uno alla volta e vengono massacrati</em><em>”</em><em>. </em>Stiamo parlando delle “guardie”.</p>
<p style="text-align: justify">Nella città di Ankh Morpork, capitale di Mondo Disco in cui avvengono ogni giorno decine e decine di nefandezze (tanto per dirne una i ladri e gli assassini sono riuniti in sindacati), giunge Carota, un armadio a tre ante che, allevato dai nani, crede di essere uno di loro. Il ragazzo trova posto tra i ranghi della Guardia Cittadina, composta nientepopodimeno che da tre elementi: il rassegnato Capitano Vimes, il pigro sergente Colon e il bruttissimo caporale Nobby, il quale si diletta anche a compiere furtarelli qua e là.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12186"></span>L’arrivo della nuova recluta porta una ventata di freschezza e a poco a poco le guardie cominciano a credere di nuovo nel loro lavoro, ma un’associazione segreta (probabilmente i Confratelli Elucidati Della Notte D’Ebano, ma nessuno può esserne sicuro) trama per evocare un drago e attuare un colpo di stato che faccia cadere il reggente di Ankh Morpork, Lord Vetinari, detto anche “Il Patrizio”. Riusciranno i nostri eroi a sventare il diabolico piano? A Mondo Disco tutto è possibile, ma se c’è una cosa chiara è che nulla andrà mai per il verso giusto.</p>
<p style="text-align: justify">Se dovessi riassumere in poche parole lo spirito di questo romanzo ne userei soltanto sei: Mi. Ha. Fatto. Morire. Dal. Ridere. Demenziale come il miglior Christopher Moore, eppure leggero come Neil Gaiman: Terry Pratchett fonde il fantasy e il comico quasi senza darlo a vedere con uno stile dal ritmo quasi cinematografico, in cui le scene di avventura fioccano sorrette da battute fulminanti quasi in ogni pagina.</p>
<p style="text-align: justify">I personaggi sono pennellati con gusto irresistibile: sono parodistici senza risultare esclusivamente macchiette. Non è possibile non affezionarsi a Carota, così ingenuo e limpido da ignorare tutti i segnali che lo indicano come possibile erede al trono di Ankh Morpork, né  rimanere indifferenti davanti al saggio cinismo del capitano Vimes, che guarda il mondo attraverso i fondi di bottiglia ma è allo stesso tempo una valida guardia ed un uomo di buon cuore.</p>
<p style="text-align: justify">Come se non bastasse, il linguaggio è brillante, le trovate comiche pazzesche e intrise del miglior humor inglese. Le descrizioni riprendono spesso i “classici” stravolgendo i canoni e creando un ulteriore effetto buffo.</p>
<p style="text-align: justify">Se amate il genere fantasy, insomma, non potete lasciarvi scappare questo romanzo né i due che lo seguono e che vanno a completare la trilogia: tutti sono stati pubblicati da Salani e poi ripubblicati da TEA insieme a gran parte della produzione di questa ottimo autore britannico.</p>
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		<title>A volte ritornano, King</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Oct 2010 07:11:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Only</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I mesi passano, l&#8217;uscita del nuovo libro del re del Maine si avvicina (è prevista per il prossimo 9 novembre negli Stati Uniti) ed il mio entusiasmo cresce di pari passo alla mia impazienza, anche se purtroppo &#8220;Full Dark, no stars&#8221; non sarà un romanzo ma una raccolta di quattro novelle. Mi rammarico perché, pur [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/a-volte-ritornano.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/10/a-volte-ritornano.jpg" alt="" width="100" height="154" /></a>I mesi passano, l&#8217;uscita del nuovo libro del re del Maine si avvicina (è prevista per il prossimo 9 novembre negli Stati Uniti) ed il mio entusiasmo cresce di pari passo alla mia impazienza, anche se purtroppo &#8220;Full Dark, no stars&#8221; non sarà un romanzo ma una raccolta di quattro novelle. Mi rammarico perché, pur leggendo Stephen King da ormai vent&#8217;anni, la mia fedeltà assomiglia a quella che si porta a un coniuge con cui ci si avvia a festeggiare le nozze d&#8217;argento: lo si ama ancora come il primo giorno magari, ma si è pienamente consapevoli dei suoi difetti.</p>
<p style="text-align: justify">Così , non posso non paragonare certi memorabili racconti usciti all&#8217;inizio della sua carriera con quanto scritto al riguardo negli ultimi tempi. E&#8217; inutile, per quanto lo ammiri raccolte come &#8220;Al crepuscolo&#8221; o &#8220;È tutto fatidico&#8221; mi sembrano messe insieme raccattando ciò che si è trovato in fondo a qualche cassetto! Sperando di essere sbugiardata alla grande dall&#8217;imminente uscita, questa settimana torno quindi al suo passato remoto invitandovi alla lettura di <a href="http://www.ibs.it/code/9788845246074/king-stephen/a-volte-ritornano.html" target="_blank">uno dei suoi capolavori</a>: parlo di <strong>A volte ritornano</strong>, forse la sua migliore raccolta (anche se l&#8217;ago della bilancia pende sempre, indeciso, tra questa e &#8220;Scheletri&#8221;) data alle stampe negli anni settanta.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12183"></span>Un vero cofanetto carico di gioielli preziosi, dove quasi ogni pezzo estratto anche a caso è un vero, perfetto orrore in miniatura. Vogliamo iniziare a parlarne proprio citando il primo di essi, &#8220;Jerusalem&#8217;s Lot&#8221;, come uno dei più belli della raccolta? Un incubo in forma epistolare che fa tanto, volutamente Lovecraft.</p>
<p style="text-align: justify">Passando per l&#8217;agghiacciante &#8220;Secondo turno di notte&#8221; si arriva agli inquietanti &#8220;Il baubau&#8221; e &#8220;Materia grigia&#8221;, che ancora adesso non posso leggere prima di addormentarmi, e non vi sto prendendo in giro. Non male neanche il racconto &#8220;Camion&#8221;, da cui purtroppo fu tratto il bruttissimo film &#8220;Brivido&#8221;, una caduta di stile del nostro di cui i fans tendono a dimenticarsi pietosamente (gli vogliamo molto bene, ve l&#8217;ho detto).</p>
<p style="text-align: justify">Dalle macchine ribelli si passa come una tappa obbligata prima di arrivare al bellissimo racconto che dà il titolo alla raccolta, storia di fantasmi tutt&#8217;altro che scontata che ha la struttura di un romanzo breve.</p>
<p style="text-align: justify">Via via leggendo il libro si transita attraverso racconti uno più bello dell&#8217;altro: &#8220;Quitters Inc.&#8221;, l&#8217;originale &#8220;So di cosa hai bisogno&#8221;, fino ad arrivare a uno dei miei preferiti: quel &#8220;i figli del grano&#8221; da cui fu tratta un&#8217;altra trasposizione cinematografica ahimé non memorabile.</p>
<p style="text-align: justify">In conclusione uno dei libri più belli di King dunque, ricco di piccoli capolavori neri, vere chicche che grondano sangue e paura: da divorare una via l&#8217;altra come i cioccolatini in attesa della prossima&#8230; &#8220;notte scura senza stelle&#8221;, augurandoci che ci porti dei racconti altrettanto belli e inquietanti.</p>
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		<title>Il guerriero misterioso, Hickman e Hickman</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Oct 2010 05:50:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il romanzo fantasy di cui vi parlo oggi è stato scritto da uno dei miei autori preferiti e dalla gentile consorte: Tracy e Laura Hickman, famosi per i romanzi legati al mondo di DragonLance. Tuttavia per il primo capitolo della trilogia I Cantici del Bronzo, hanno creato una nuova ambientazione… o meglio, tre! La trama [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/guerriero-misterioso.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/guerriero-misterioso.jpg" alt="" width="100" height="159" /></a>Il <a href="http://www.ibs.it/code/9788834418284/hickman-tracy-hickman-laura/guerriero-misterioso-i-cantici.html?shop=4558" target="_blank">romanzo fantasy</a> di cui vi parlo oggi è stato scritto da uno dei miei autori preferiti e dalla gentile consorte: Tracy e Laura Hickman<em>,</em> famosi per i romanzi legati al mondo di <em>DragonLance</em>. Tuttavia per il primo capitolo della trilogia <em>I Cantici del Bronzo</em><em>, </em>hanno creato una nuova ambientazione… o meglio, tre! La trama si dipana, infatti, su tre mondi, separati ma interagenti tramite una sorta di dimensione onirica.</p>
<p style="text-align: justify">Nel primo un fabbro di nome Galen è imprigionato a causa della sua presunta pazzia: parla con gli oggetti e questi gli rispondono! Nel mondo delle fate<em> </em>la simpatica<em> </em>Dwyndwyn, è alla ricerca di una <em>nuova verità</em> che possa salvare la sua patria. Infine il Goblin Mimic trova un orologio nel naso di un titano che gli cambierà la vita. Le loro vicende sconvolgeranno l’ordine costituito.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12167"></span>Come forse avrete intuito, né <strong>Il guerriero misterioso</strong><em> </em>(il titolo originale, però, è <em>Mystic Warrior</em>) il maggiore sforzo è stato speso nella creazione di tre ambientazioni, ognuna con la sua storia, le sue tradizioni e tutti i particolari che tanto piacciono a noi appassionati. I due autori hanno rielaborato i tradizionali elementi fantasy alla luce d’idee originali, tra queste ho particolarmente apprezzato la religione del <em>Pir</em>, che vede i draghi come dei, o l’idea che le fate siano altezzose e sprezzanti verso le altre specie.</p>
<p style="text-align: justify">Buona l’attenzione posta nell’approfondimento psicologico dei personaggi che sono diversi e tutti ben caratterizzati. A dire il vero tendono a essere un po’ piagnoni ma verso la fine dell’opera si abbozza una certa evoluzione di cui si vedranno le conseguenze nel secondo libro.</p>
<p style="text-align: justify">La trama è ben fatta e la lettura scorrevole (ho letto il libro a tempo di record). Anche se non mancano dosi di umorismo, mistero e avventura, il cuore della narrazione è nel mondo dei sogni, dove la narrazione diviene in prima persona per sottolineare l’effetto onirico ed evocativo.</p>
<p style="text-align: justify">Tirando le somme, la premiata ditta Hickman ci propone una trilogia che fa dell’ambientazione il suo punto di forza ma senza trascurare la psicologia dei personaggi e l’avventura. Il tutto impreziosito da idee originali e sottile umorismo. Ad esempio, vi siete mai chiesti cosa ci direbbe il pomello di una porta se potesse?</p>
<p style="text-align: justify">Arrivederci alla prossima!</p>
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		<title>Suite Francese, Némirovsky</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 07:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
				<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Molte cose già sappiamo su questa scrittrice morta prematuramente a 39 anni e venuta alla ribalta, tutto sommato, da pochi grazie alla volontà di farla conoscere delle figlie Denise e Élisabeth. Questi di cui qui parliamo sono i primi due di un’opera che, nelle intenzioni e nel progetto dell’autrice, avrebbe dovuto esser costituita da cinque [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/Suite-francese.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/Suite-francese.jpg" alt="Suite francese" width="100" height="158" /></a>Molte cose già sappiamo su questa scrittrice morta prematuramente a 39 anni e venuta alla ribalta, tutto sommato, da pochi grazie alla volontà di farla conoscere delle figlie Denise e Élisabeth. Questi di cui qui parliamo sono <a href="http://www.ibs.it/code/9788845920165/n-eacute-mirovsky-ir-egrave-ne-zzz99-epstein/suite-francese.html?shop=4558" target="_blank">i primi due</a> di un’opera che, nelle intenzioni e nel progetto dell’autrice, avrebbe dovuto esser costituita da cinque romanzi. Tratta, nel primo – intitolato <em>Temporale di giugno</em> – della fuga da Parigi e da altre città dei civili a seguito dell’invasione tedesca della Francia. Nel secondo – intitolato <em>Dolce </em>– tratta dei rapporti degli abitanti di Bussy, un provinciale paesino di campagna, con l’invasore.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Temporale di giugn</em>o presenta i vari personaggi, famiglie alto, medio borghesi e le loro vicende utilizzando splendidamente la tecnica narrativo-filmica del montaggio alternato; d&#8217;altronde, l&#8217;autrice già l&#8217;aveva annotato nel proprio diario nel 1942: «La mia idea è che la vicenda si svolga come in un film» e al cinema e al suo ritmo nel raccontare più volte farà cenno nel diario. Ne risulta, dal punto di vista del lettore, una sorta di meravigliosa treccia di episodi e di esistenze che s&#8217;incontrano, si sfiorano, mentre l&#8217;Autore, onnisciente, si nasconde o si presenta e agisce sotto forma del Caso: la forma più classica, più tradizionale e, probabilmente, la migliore per certi tipi di romanzi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12148"></span>La descrizione dei personaggi è talmente misurata, plastica, realistica, che li sentiamo subito vicini e ci pare addirittura di esser loro magicamente accanto. Ce n&#8217;è per tutti gusti: l&#8217;altolocata Famiglia Péricand, imparentata con altre grandi Famiglie francesi, con le sue manie, le sue pretese, con i figli idealisti anche fino alla morte. Oppure i Michaud, gente semplice, semplici impiegati di banca, laboriosi, sottomessi, un po filosofi. O il grande scrittore che cerca di trarre il meglio dalla propria notorietà; o le amanti di uomini tanto ben sposati quanto facoltosi, donne a cui il conflitto mondiale in corso non importa più di tanto, poiché son ben consce che le proprie armi ed arti femminili valgono ben più delle armi convenzionali per ottenere agevolazioni, favori e comodità pur nel generale inevitabile disagio: basta che la guerra non faccia sfiorire o svanire la loro bellezza.</p>
<p style="text-align: justify">In <em>Dolce</em>, si diceva, i tedeschi sono arrivati e devono acquartierarsi occupando palazzi istituzionali per imporre la loro amministrazione ma anche stanze nelle case dei vinti con i quali, in questo modo, devono instaurare bene o male dei rapporti. Ed è nel descriverli che la Némirovsky dà il meglio della sua capacità di penetrazione psicologica e conoscenza dei sentimenti umani creando sotto il profilo narrativo un perfetto equilibrio tra destini collettivi e destini individuali.</p>
<p style="text-align: justify">Era ciò a cui l&#8217;autrice più teneva. Stupisce che, pur nella consapevolezza, in quanto ebrea, di essere sempre in pericolo, la Nemirovsky non presenti mai il tedesco come il «cattivo» (non mi ricordo di aver letto la parola «nazista»): sono giovani che, per quanto sostenuti dall&#8217;ideologia e dall&#8217;orgoglio del vincitore, son pur sempre esseri umani strappati alle proprie famiglie, ai propri affetti, alla propria semplice vita quotidiana, al pari degli invasi; da ambo le parti, ci sono nostalgie, apprensioni per i propri cari &#8211;  prigionieri, defunti eroicamente oppure no, dispersi – solitudini, furbizie, disonestà e desiderio di un po&#8217; di calore umano. La guerra ha travolto tutti eppure ha fatto comprendere molte cose. Lucile, uno dei personaggi meglio tratteggiati del libro (ma ce ne sono di meno ben tratteggiati?), verso la fine del romanzo riflette:</p>
<blockquote><p>È risaputo che l&#8217;essere umano è complesso, molteplice, diviso, misterioso, ma ci vogliono le guerre o i grandi rivolgimenti per constatarlo&#8230; Solo chi ha osservato gli uomini e le donne in un periodo come questo può dire di conoscerli –  e di conoscere se stesso.</p></blockquote>
<p style="text-align: justify">Nei citati diari, l&#8217;autrice abbozza quello che sarà il piano dell&#8217;intera opera. Le saranno necessari cinque romanzi, uno già terminato, il primo, il secondo in stesura, il terzo, <em>Captivité</em> già ben delineato in mente e gli ultimi due non ancora messi ben a fuoco. L&#8217;arresto il 13 luglio 1942, la successiva deportazione in Germania e l&#8217;eliminazione nel campo di sterminio di Birkenau poco più di un mese dopo, il 17 agosto, ci ha impedito di leggere gli ultimi tre e, più in generale, ci ha impedito di assaporare i frutti letterari di una scrittrice ormai professionalmente matura, originale e sensibile nella sua visione del mondo e nella sua poetica. Meno male che ci restano tra pubblicate in vita e postume in tutto una quindicina di opere quasi tutte tradotte nella nostra lingua.</p>
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		<title>Storia d&#8217;Inghilterra, Austen</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 05:50:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ormai anche i sassi (o almeno quelli che di loro leggono liblog!) sanno che sono una grande fan di Orgoglio e pregiudizio, anche se a dire il vero la mia ammirazione si estende a tutta la produzione austeniana. Ammetto però che ignoravo l&#8217;esistenza di questa Storia d&#8217;inghilterra, opera scritta quando la celebre scrittrice era appena [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ormai anche i sassi (o almeno quelli che di loro leggono liblog!) sanno che sono una grande fan di <em>Orgoglio e pregiudizio</em>, anche se a dire il vero la mia ammirazione si estende a tutta la produzione austeniana. Ammetto però che ignoravo l&#8217;esistenza di questa <strong>Storia d&#8217;inghilterra</strong>, opera scritta quando la celebre scrittrice era appena adolescente e arrivata a noi probabilmente incompiuta. Stavolta non sono incappata <a href="http://www.ibs.it/code/9788877992079/austen-jane/storia-d-inghilterra-dal-regno.html?shop=4558" target="_blank">a caso nel libro</a> girando in libreria, come mi è capitato ancora: devo dire invece grazie a una cara amica che ha colmato questa mia “grave” lacuna!</p>
<p style="text-align: justify">Il titolo dell&#8217;opera è  pomposo, addirittura ridondante, e uno potrebbe aspettarsi chissà cosa: invece quello di cui vi sto parlando é un libretto che nell&#8217;edizione  – peraltro molto curata – proposta dalla casa editrice &#8220;La vita felice” raggiunge forse le cento pagine, con testo originale a fronte e le foto del manoscritto originale a chiudere l&#8217;opera.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12164"></span>Da questo avrete già intuito che la scrittrice non ha potuto (e probabilmente nemmeno voluto)  davvero tratteggiarci una Storia d&#8217;Inghilterra di tipo enciclopedico, ma piuttosto dirci “la sua” su alcune questioni della suddetta storia che le stavano particolarmente a cuore. Questo lo ha fatto in poche pagine, a volte poche righe, che dedica a ciascuno dei sovrani da Enrico IV a Carlo I, coprendo bene o male un paio di secoli di storia inglese. In particolare, c&#8217;è qualcuno di questi re e regine del passato con cui ce l&#8217;aveva a morte: anche non vi dico di chi si tratta per non rovinarvi il piacere della lettura, nel caso decidiate di intraprenderla, vi basti sapere che Jane Austen ci racconta il suo punto di vista senza usare molto i classici guanti di velluto.</p>
<p style="text-align: justify">In generale tutta la lettura è abbastanza sorprendente: lungi da essere uno scritto immaturo, rivela anzi come la celebre scrittrice inglese nascondesse già in tenera età uno spirito pungente e come fosse dotata di una buona dose d&#8217;ironia capace, se l&#8217;argomento le stava particolarmente a cuore, di diventare feroce sarcasmo. Caratteristiche che non ci suonano nuove, perché le ritroveremo in anni più maturi in alcuni celebri personaggi, come per esempio mr Bennet.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto questo fa di questo una lettura probabilmente adatta solo a chi la suddetta autrice la ama e la idolatra: per gli altri potrebbe essere forse una lettura un po&#8217; spiazzante anche se divertente, di certo inutile dal punto di vista storico.</p>
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		<title>Ash, Lo</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Sep 2010 05:50:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tra le fiabe della nostra infanzia Cenerentola occupa, nel bene e nel male, un posto d’onore. Nel bene perché piace a molte, nel male perché spesso e volentieri è stata accusata di promuovere il maschilismo mostrando un’eroina che si riscatta dalla propria miseria con la sola dote dell’aspetto fisico e attraverso un matrimonio ben riuscito. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/Ash-Lo.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/Ash-Lo.jpg" alt="Ash - Lo" width="100" height="152" /></a>Tra le fiabe della nostra infanzia <em>Cenerentola</em> occupa, nel bene e nel male, un posto d’onore. Nel bene perché piace a molte, nel male perché spesso e volentieri è stata accusata di promuovere il maschilismo mostrando un’eroina che si riscatta dalla propria miseria con la sola dote dell’aspetto fisico e attraverso un matrimonio ben riuscito. Non mi stupisce, perciò, che le riletture di questa storia siano state tantissime. L’ultima in ordine di apparizione è proprio <strong>Ash</strong>, l’esordio narrativo di Malinda Lo, edito in Italia dalla Elliot.</p>
<p style="text-align: justify">L’impianto della fiaba originale è rispettato quasi completamente: abbiamo infatti la protagonista Aisling, figlia di un nobiluomo, che resta orfana di madre in tenera età e deve subire le prepotenze della nuova sposa del padre, che porta con sé altre due bambine. Quando poi anche il papà muore, la fanciulla è relegata al ruolo di serva e privata di ogni conforto, a parte quello dei sogni. Anche l’ambientazione è sfumata , come nelle favole.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12105"></span>Sfumata, ho detto, ma non imprecisa, il che potrebbe apparire una contraddizione in termini: ciò che intendo è che, pur restando nel classico Reame composto da Bosco e Città, la Lo riesce a pennellare le sue descrizioni con grande finezza. Direi, anzi, che un punto di forza di questo libro sta proprio nel rilievo stilistico utilizzato nel delineare le immagini. C’è una delicatezza non comune con cui l’autrice riesce a mostrarci gli splendori del Bosco e del mondo fatato. Alcune pagine sono in grado di rapire in un’atmosfera onirica e lunare, altre si dipanano come filigrana dorata.</p>
<p style="text-align: justify">Di contro ci sono alcune scelte narrative che, seppur coraggiose, restano in ombra rispetto al resto: in questa versione, infatti, Cenerentola non si innamora del principe ma vive quasi un triangolo con un essere fatato, Sidhean, e la Cacciatrice del Re, Kaysa. La svolta gay, per il quale il libro viene più spesso riconosciuto, non desta, secondo me, alcun particolare sgomento.</p>
<p style="text-align: justify">Tuttavia la storia d’amore mi sembra un po’ il punto debole della narrazione perché – come in tutte le fiabe – resta sempre su un versante edulcorato e si ha l’impressione che la risoluzione degli eventi sia un po’ forzata verso il lieto fine. A prova di quanto dico c’è la reazione di Sidhean quando si vede preferito ad una donna: fin troppo mansueta per uno la cui sola ombra ha inquietato la protagonista per buona parte della storia!</p>
<p style="text-align: justify">I personaggi sembrano ricamati. Significa che, se da un lato appaiono modellati con accuratezza, dall’altro mancano un po’ di profondità; questo però è un difetto legato alla fiaba stessa, piuttosto che alle capacità dell’autrice: volendo restare in qualche modo fedele all’originale, la scelta è stata quella di mantenerne i contorni senza correre il rischio dell’approfondimento psicologico.</p>
<p style="text-align: justify">Alla fine mi sembra che Malinda Lo abbia vinto comunque la sua scommessa: ci ha offerto una lettura magica, costellata di leggende e avventure; è riuscita a non calare mai di tono e a mantenere una vena scorrevole e piacevole per tutta la durata del racconto ed ha rinnovato una storia già incisa nell’immaginario comune conferendole nuova vitalità e sprazzi di originalità. Direi che più di così – da un’esordiente – non si possa proprio pretendere.</p>
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		<title>I modi di Cameron: In un modo o nell&#8217;altro, Cameron</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 05:50:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un modo o nell&#8217;altro, raccolta di quattordici racconti uscita nell&#8217;86 (pubblicata l&#8217;anno dopo in Italia), contiene i sei racconti della seconda parte di Paura della matematica di cui si è già parlato in questa sede. Peter Cameron non si smentisce e le sue tematiche e il suo modo di narrare rimangono quelli già segnalati. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/08/in-un-modo-o-nellaltro.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/08/in-un-modo-o-nellaltro.jpg" alt="In un modo o nell'altro - Peter Cameron" width="100" height="160" /></a>In un modo o nell&#8217;altro</strong>, raccolta di quattordici racconti uscita nell&#8217;86 (pubblicata l&#8217;anno dopo in Italia), contiene i sei racconti della seconda parte di <em>Paura della matematica</em> di cui si è <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/la-bellezza-della-banalita-paura-della-matematica-cameron/" target="_blank">già parlato in questa sede</a>.</p>
<p style="text-align: justify">Peter Cameron non si smentisce e le sue tematiche e il suo modo di narrare rimangono quelli già segnalati. Scorci di vite senza importanza di individui comuni con le loro inquietudini, i loro ricordi, le loro indecisioni, illusioni, delusioni, aspettative incerte e improvvisi quanto inaspettati cambi orizzonte esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12026"></span>In questi racconti troviamo amori sinceri, altri tiepidi, altri che mai sfoceranno nel matrimonio, paura dei legami definitivi e matrimoni falliti e secondi matrimoni. Ogni personaggio ha  però sempre la percezione di qualche cosa d&#8217;indefinito che  spesso non sa ben spiegarsi cosa sia; un lieve malessere del vivere o la consapevolezza  di dover prendere quanto prima decisioni che segneranno una svolta nella  propria vita da cui non si potrà più tornare indietro, una svolta che non permette ripensamenti.</p>
<p style="text-align: justify">E spesso, ma non sempre, troviamo un modo di narrare che ricorda  un concetto poetico a cui diede il  nome niente po&#8217; po&#8217; di meno che Thomas Stearns Eliot (1888-1965), ci si vuol qui riferire al “correlativo oggettivo” ossia – per dirla con lo stesso Eliot &#8211; &#8220;una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi che saranno la formula di quella emozione particolare; tali che quando i fatti esterni, che devono terminare in esperienza sensibile, siano dati, venga immediatamente evocata l&#8217;emozione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Questo concetto mi è venuto in mente leggendo il secondo racconto <em>Nozze e conversioni</em>. Joan la protagonista, dopo aver rifiutato una proposta di matrimonio deve  per forza andarsene e cambiar vita letteralmente dall&#8217;oggi al domani. Questa sua situazione di dover abbandonare non solo un progetto di famiglia propria ma anche la radicata famiglia dell&#8217;ormai ex fidanzato si correla con l&#8217;immagine del vassoio di alluminio appeso al vecchio ciliegio, piantato lì quando la casa era ancora in costruzione, che la brezza notturna stacca e far volar via. Anche lei è in procinto di volar via da quel luogo sospinta dalla brezza o dai venti del destino.</p>
<p style="text-align: justify">Analogamente, in <em>Melissa e Henry  &#8211; 10 settembre 1983</em>, data dl loro matrimonio, il dettaglio dell&#8217;orecchino perduto dalla novella sposa datole dalla sorella maggiore, è il correlativo oggettivo del suo stato d&#8217;animo tutt&#8217;altro che gioioso ma, al contrario, pieno di  indefiniti timori e dubbi inquieti. E, al contempo, è anche il correlativo oggettivo della posizione della sorella  che non ha affatto  desiderio di sposarsi benché col fidanzato ne abbiano parlato. Non è possibile o è comunque difficile far paio, far coppia e, guarda caso un orecchino cade nella fessura tra l&#8217;ascensore e il pavimento del piano. Probabilmente un&#8217;interpretazione psicanalitica del fatto direbbe molto di più.</p>
<p style="text-align: justify">Ma mi fermo qui per lasciar leggere in pace questi bei racconti di Peter Cameron, forse taluni un po&#8217; datati ma ancora godibilissimi. In un modo o nell&#8217;altro.</p>
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		<title>Sento i pollici che prudono, Christie</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 05:50:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parlando di Agatha Christie si finisce sempre, io per prima, per citare solo le sue creazioni più celebri: Hercule Poirot, il geniale investigatore dalla testa a uovo e Miss Marple, l&#8217;anziana zitella che risolve macabri quiz grazie alla sua profonda conoscenza della natura umana (e alla sua totale sfiducia nella bontà di fondo della stessa, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/pollici-prudono.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/pollici-prudono.jpg" alt="Sento i pollici che prudono - Agatha Christie" width="100" height="155" /></a>Parlando di Agatha Christie si finisce sempre, io per prima, per citare solo le sue creazioni più celebri: Hercule Poirot, il geniale investigatore dalla testa a uovo e Miss Marple, l&#8217;anziana zitella che risolve macabri quiz grazie alla sua profonda conoscenza della natura umana (e alla sua totale sfiducia nella bontà di fondo della stessa, verrebbe da dire).</p>
<p style="text-align: justify">Ora mi rendo conto di non averveli mai nominati prima, ma nel mazzo dei miei romanzi preferiti della celebre autrice ci sono le avventure dei simpatici Tommy e Tuppence, inedita coppia che compare già in <em>Avversario segreto</em>, il secondo romanzo pubblicato dalla nostra.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12114"></span>La giovane autrice al tempo fece sicuramente storcere il naso al suo editore, visto che dopo Poirot e il suo omicidio a Styles Court gli presentò qualcosa in cui non c&#8217;era traccia dell&#8217;investigatore e che non era neanche un giallo.</p>
<p style="text-align: justify">Nella produzione della Christie quasi tutte le storie (troppo poche, lo dico con vero rammarico) dedicate ai coniugi Beresford sono delle spy-stories, che sconfinano nel romanzo d&#8217;avventura. Avete presente 007? Ecco, non cito a caso il famoso James Bond visto che Ian Fleming si ispirò proprio a quanto scritto dalla sua connazionale per le avventure del suo affascinante agente segreto.</p>
<p style="text-align: justify">Ora, dopo quanto da me detto, forse alcuni di voi saranno andati a spiarsi la trama di questo <strong>Sento i pollici che prudono</strong> su internet e saranno rimasti un po&#8217; spiazzati: Tommy e Tuppence, invecchiati ma ancora in gamba (sono passati quarant&#8217;anni e passa da “Avversario segreto”) si trovano a indagare sulla misteriosa sparizione di un&#8217;anziana signora da una casa di riposo. Forse nell&#8217;istituto sono avvenute alcune morti misteriose, magari il tutto è legato al macabro racconto che l&#8217;ospite scomparsa ha fatto a Tuppence sulla morte di una bambina&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Interessante. Forse, se vi piace il genere, o forse no. Ma dov&#8217;è la trama alla James Bond?</p>
<p style="text-align: justify">In verità nell&#8217;introdurvi la coppia Tommy-Tuppence vi ho depistato, perché questa è <a href="http://www.ibs.it/code/9788804520795/christie-agatha/sento-i-pollici-che.html?shop=4558" target="_blank">l&#8217;unica avventura</a> a loro dedicata dove Agatha Christie abbandona ogni intrigo internazionale e li manda a indagare su un brutto episodio di sangue avvenuto nella campagna inglese: un tipico giallo alla sua maniera insomma, dove noi suoi lettori affezionati respiriamo aria di casa.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso non si può purtroppo dire per gli intrepidi Beresford, che sembrano un po&#8217; a disagio in questa architettura letteraria a loro inusuale: Tommy addirittura sparisce per buona parte del romanzo, risucchiato da qualche non ben definito impegno legato al suo lavoro passato e quindi sarà l&#8217;ostinata Tuppence a seguire con tenacia la sua labile intuizione che si rivelerà, ovviamente, esatta.</p>
<p style="text-align: justify">Arrivati alla conclusione del romanzo si avrà forse la sensazione di non aver letto la trama più riuscita della Christie, eppure al di là della presenza dell&#8217;insolita coppia investigativa ve l&#8217;ho voluta segnalare perché sin dalle prime pagine tira una “gran brutta aria”, abbastanza singolare nella produzione tutto sommato signorile della gran Dama dell&#8217;(ex)Impero britannico.</p>
<p style="text-align: justify">La Christie, per quanto orchestri delitti cruenti, si sforza sempre di tenere impegnato il cervello del lettore con complicati rompicapi più che di opprimerlo con pensieri cupi. Invece qua non si può non essere colpiti dall&#8217;aria malevola e mostruosa che si respira sin dai primi capitoli e che lascia una traccia di disagio e di malumore anche dopo aver chiuso il libro. A me di fatto questo romanzo ha sempre fatto pensare poco alla Christie e molto al cinema italiano di genere mistery, che toccò punte eccellenti negli anni settanta con due pellicole come <em>Profondo Rosso</em> di Dario Argento e <em>La casa dalle finestre che ridono</em> di Pupi Avati.</p>
<p style="text-align: justify">Ed è proprio ai fan di questi due film, che magari stanno leggendo increduli queste parole, che mando l&#8217;invito a cercare questo libro e a leggerlo, così poi magari ne riparliamo in questa sede.</p>
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		<title>Deserto Americano, Everett</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Sep 2010 05:50:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si dice che questo libro avrebbe dovuto intitolarsi Making Jesus. Non so perché la casa editrice americana non sia stata abbastanza coraggiosa da mantenerlo, tuttavia anche l’italiana Nutrimenti ha dovuto allinearsi alla scelta di chiamare Deserto Americano il romanzo di Percival Everett, interessantissimo autore contemporaneo statunitense. Il titolo è, in realtà, l’unica cosa che mi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/08/deserto-americano.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/08/deserto-americano.jpg" alt="" width="200" height="323" /></a>Si dice che <a href="http://www.ibs.it/code/9788895842431/everett-percival/deserto-americano.html?shop=4558" target="_blank">questo libro</a> avrebbe dovuto intitolarsi <em>Making Jesus</em>. Non so perché la casa editrice americana non sia stata abbastanza coraggiosa da mantenerlo, tuttavia anche l’italiana Nutrimenti ha dovuto allinearsi alla scelta di chiamare <strong>Deserto Americano</strong> il romanzo di Percival Everett, interessantissimo autore contemporaneo statunitense.</p>
<p style="text-align: justify">Il titolo è, in realtà, l’unica cosa che mi lascia scontenta, perché si tratta di una storia davvero accattivante, ben scritta e con quel tocco di bizzarro che rende la lettura frizzante e piacevole.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12057"></span>La  storia ha come protagonista Theodore Street, un frustrato professore universitario con una moglie che non ama più, un’amante insistente, due figli, un lavoro che non gli dà soddisfazioni. Il suicidio gli sembra l’unica soluzione, ma, mentre sta andando a compierlo, un incidente d’auto gli fa saltar via la testa. Fin qui tutto grottesco come ci si potrebbe aspettare, se non fosse che il terzo giorno ,proprio durante il funerale, Ted risorge.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente il miracolo scatena un putiferio, tra i media che si contendono un’intervista con il novello Lazzaro, la famiglia che cerca disperatamente di dare un ordine agli eventi e Ted stesso che – per proteggere i suoi cari e capire cosa gli sia accaduto – si lancia “on the road” attraverso gli Stati Uniti e finisce per dover fare i conti sia con i fanatici religiosi che lo considerano un Messia, ma anche un Demone incarnato, sia con l’esercito che vuole studiarlo per carpire il segreto dell’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify">Una girandola di incontri, riflessioni ironiche e malinconiche, viaggi, fughe e ritrovamenti rende questo libro un vero spasso. Ovviamente non manca l’affondo verso quella parte della società più bigotta ed intransigente, ma gli attacchi non mancano anche nei confronti dell’invadenza dei media, della faciloneria delle masse e, in generale, della middle class americana che non si muove nemmeno di fronte ad eventi della portata di una resurrezione in diretta o, se lo fa, non riesce a coglierne l’importanza in favore di un baccano improduttivo.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro è narrato in terza persona, ma Everett assume Ted come narratore esterno ed infatti il punto di vista attraverso cui gli avvenimenti vengono filtrati è quello del protagonista. I personaggi sono vari e delineati talvolta con tenerezza, talvolta con ferocia. Si dà il caso che i poteri di “morto” di Ted gli conferiscano la facoltà di scavare nelle miserie di chiunque incontri e così non ci vengono risparmiati sprazzi del passato di alcuni elementi come il santone che crede Ted un demonio e vuole ucciderlo, il quale per tutta la vita è stato tiranneggiato da un padre estremista cattolico ed iperconservatore che lo indirizza sulla strada della follia.</p>
<p style="text-align: justify">Di certo, però, il percorso più interessante è quello dello stesso Ted, che da mite professore deluso dalla vita acquista una consapevolezza nuova. Riconquista persino l’amore della moglie, anche se, proprio per questo sentimento, si sente costretto a lasciarla andare tra le braccia di qualcuno che potrà farla felice.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stile è vivace e il tono non cala mai, grazie ai frequenti sprazzi di ironia, alle considerazioni amare, agli spunti grotteschi. Il linguaggio è diretto, con dialoghi particolarmente brillanti specie nella parte centrale del libro, quando Ted si trova a contatto con le sette ipercattoliche.</p>
<p style="text-align: justify">In poche parole, si tratta di un libro da non perdere se vi piacciono i racconti che attraverso il soprannaturale vogliano comunicare qualcosa di concreto: in questo caso possiamo trarre insegnamenti e riflessioni su ciò che davvero significa la morte, il ruolo della religione, il valore dei sentimenti autentici in una società difficile ed opportunista come la nostra.</p>
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		<title>Actarus. La vera storia di un pilota di robot, Morici</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 05:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti tra i più giovani potrebbero non cogliere immediatamente chi sia Actarus, un personaggio entrato nei miti collettivi di una certa generazione – la mia, appunto – attraverso il tubo catodico durante l&#8217;infanzia. Per tutti loro wikipedia può essere d&#8217;aiuto, e magari il nome Goldrake non è completamente sconosciuto. Basta la sigla per riaprire una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/08/Actarus.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/08/Actarus.jpg" alt="Actarus" width="200" height="329" /></a>Molti tra i più giovani potrebbero non cogliere immediatamente chi sia Actarus, un personaggio entrato nei miti collettivi di una certa generazione – la mia, appunto – attraverso il tubo catodico durante l&#8217;infanzia. Per tutti loro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duke_Fleed" target="_blank">wikipedia può essere d&#8217;aiuto</a>, e magari il nome Goldrake non è completamente sconosciuto. Basta la sigla per riaprire una scatola del tempo che ci riporta dritti dritti agli anni &#8217;80.</p>
<p style="text-align: justify">Morici prende in prestito questo nostro mito comune per raccontarci una storia, la sua e la nostra, con ironia e disincanto in questo <strong>Actarus &#8211; La vera storia di un pilota di robot</strong>. Che altro non è che <a href="http://www.ibs.it/code/9788882371586/morici-claudio/actarus-la-vera-storia.html?shop=4558" target="_blank">il racconto della quotidianità</a> di quello che, visto in tv, era un eroe straordinario.</p>
<p><span id="more-12044"></span></p>
<p style="text-align: center"><p><a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/actarus-la-vera-storia-di-un-pilota-di-robot-morici/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify">La vita di Actarus è quella classica del supereroe da cartone animato o da fumetto: infanzia difficile, ultimo della sua razza, &#8220;speciale&#8221; per definizione, a servizio dell&#8217;umanità. Ma cosa succede negli interstizi tra una puntata e l&#8217;altra? Qual è la vita quotidiana e quali i pensieri che lo attraversano? In questo romanzo abbiamo modo di scoprire l&#8217;una e gli altri, attraversando le giornate in cui Duke Fleed non sta combattendo.</p>
<p style="text-align: justify">Ed è tutto stordimento, programmi televisivi, birra e abbrutimento, che servono a non pensare, a non farsi quelle domande che impedirebbero di svolgere il proprio &#8220;eroico&#8221; compito: esiste davvero un nemico? L&#8217;altro, il popolo di Vega, è davvero il cattivo o è solo un pretesto per guerre di conquista e per la prevaricazione tipica dei terrestri? Man mano che Actarus comincia a porsi queste domande la sua vita si complica, con l&#8217;entrata in gioco anche di altri personaggi che non siano Venusia e Alcor, suoi &#8220;colleghi&#8221; all&#8217;Istituto.</p>
<p style="text-align: justify">La consapevolezza che acquista lo porta a percepire la colonna sonora, quella che sottolinea i passaggi più intensi delle puntate: le tirate filosofiche, i momenti di tensione; l&#8217;effetto comico e straniante è garantito. E poi entra in campo Roberta, una pacifista naif e anoressica che lo conduce alla riflessione sul senso della propria esistenza e dei cliché da cui è dominata.</p>
<p style="text-align: justify">Con questo stratagemma, usando personaggi irreali e talvolta surreali, l&#8217;autore ci parla della nostra realtà, del &#8220;pensiero dominante&#8221; che ci viene continuamente imposto attraverso tutti i mezzi possibili, alla difficoltà di staccarsi dal proprio ruolo e pensare al significato più profondo che implica, all&#8217;impossibilità di riomologarsi una volta che si è fatto questo salto. E alla ridicolaggine dei costumi di una certa epoca televisiva, tutti alette, tutine aderentissime e colori sgargianti.</p>
<p style="text-align: justify">Caotico in principio e poi sempre più diretto e scorrevole questo libro è sicuramente consigliato a tutti i miei coetanei, quelli che ancora al semplice attacco della sigla ritrovano nella mente le parole della canzoncina e si lasciano trascinare da un mondo di ricordi.</p>
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