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	<title>Liblog &#187; Libri d&#8217;arte e fumetti</title>
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	<description>Libri grandi e piccoli letti da chi li ama</description>
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		<title>Saint Seiya, Kurumada</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 10:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un mondo dentro di noi. Un piccolo universo che brucia, si espande e fa ardere i nostri cuori. Quasi tutti hanno perso l’opportunità di entrarvi in contatto, ma alcuni privilegiati, mediante allenamenti disumani, riescono a tornare come gli dei ci hanno creati e a sentire il Cosmo. Nel 1986 arrivava in Italia un cartone [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><em><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2011/02/saint_seiya0.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-12426" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2011/02/saint_seiya0.jpg" alt="" width="200" height="303" /></a>C’è un mondo dentro di noi. Un piccolo universo che brucia, si espande e fa ardere i nostri cuori. Quasi tutti hanno perso l’opportunità di entrarvi in contatto, ma alcuni privilegiati, mediante allenamenti disumani, riescono a tornare come gli dei ci hanno creati e a sentire il Cosmo.</em></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1986 arrivava in Italia un cartone animato che sembrava creato per l’unico scopo di far vendere alla Giochi Preziosi il maggior numero possibile di pupazzetti in scintillante armatura: <strong>I cavalieri dello zodiaco</strong>. Quello che nessuno si aspettava, però, era che il doppiaggio (diretto dal mai troppo compianto Enrico Carabelli) lo portasse ad un successo stratosferico. Fatico a parlare di quest’opera in termini meno che entusiastici, perché per quanto un anime possa avere influenza sull’immaginario di una bambina, questo per me ha rappresentato una pietra miliare della mia concezione sul fantastico.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12400"></span>Eppure, osservando il manga, edito per la prima volta in Italia da Granata Press, ci troviamo tra le mani quarantadue volumetti disegnati con tratto mediocre: Masami Kurumada è noto per la staticità a volte imbarazzante dei suoi personaggi. La storia presenta tratti ripetitivi, le tre saghe in cui è divisa prevedono uno schema identico, ovvero: fanciulla in pericolo ed eroi che devono salvarla in un lasso di tempo limitato.</p>
<p style="text-align: justify">I dialoghi non sono propriamente brillanti, non hanno nemmeno la traccia dell’impronta epica conferita dall’adattamento televisivo. Anche io mi sono chiesta cos’abbia di speciale “Saint Seiya” per tenere me e molti altri della mia generazione ancora incatenati alle sue pagine, dopo più di vent’anni. Sono arrivata alla conclusione che si tratti di un impianto narrativo formidabile.</p>
<p style="text-align: justify">Il titolo originale vede il nome del protagonista – Seiya – accostato al termine “Saint”, da noi impropriamente tradotto come “cavaliere”. In realtà gli eroi del manga sono i cosiddetti “santi” devoti alla dea Atena, ovvero ragazzi giovanissimi che a rischio della vita sono riusciti a sviluppare la capacità di entrare in contatto col proprio microcosmo e svilupparlo fino a poter combattere attraverso di esso, protetti da armature di metallo stellare.</p>
<p style="text-align: justify">Ognuno dei personaggi è legato ad una divinità e ad una costellazione e qui entra in gioco il sorprendente mondo della mitologia greca a fare da sfondo ad un universo segreto quanto violento e difficile in cui l’unico barlume di speranza è l’incarnazione della dea Atena che giunge sulla terra ogni 243 anni per condurre la sua eterna lotta contro le forze oscure.<br />
Nella nostra epoca Atena è Saori, una ragazzina di origini europee allevata da un ricco magnate giapponese.</p>
<p style="text-align: justify">Cinque ragazzi diventano quasi loro malgrado i suoi strenui difensori: Seiya di Pegaso, Shiryu del Dragone, Hyoga del Cigno, Shun di Andromeda e Ikki di Phoenix.  Sostenuti da una fede incrollabile, dall’amicizia reciproca e dal potere delle stelle, questi eroi affrontano avversari sempre più potenti per far sì che la dea possa seguire il proprio destino e portare la pace e la giustizia.</p>
<p style="text-align: justify">La vasta gamma di personaggi (solo i cavalieri di Atena sono 88, a cui vanno a sommarsi i sette generali devoti a Nettuno e i 108 spettri che servono Hades) non rappresenta un limite per l’approfondimento psicologico che è di certo uno dei punti di forza della storia. Ogni cavaliere ha una sua identità ben definita, caratteristiche che lo rendono unico ed inimitabile e per questo, credo, il fumetto ha fatto presa su così tante persone: è quasi impossibile non trovare un personaggio con cui identificarsi in qualche modo.</p>
<p style="text-align: justify">Aggiungete i valori di amicizia e lealtà sempre cari alla fumettistica giapponese e una quantità strabiliante di armature e magici poteri ed avrete la ricetta giusta per un fumetto capace di tenere incollati i lettori alle proprie pagine per poi farli diventare collezionisti di immagini, modellini, dvd… e chi più ne ha più ne metta.<br />
E pensate che c’è anche qualche pazza che – spinta da un certo cartone animato – ha deciso di studiare giapponese all’università…</p>
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		<title>Astarte, Pazienza</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 06:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il liblogger appassionato di Paz qui non sono io, ma per una volta mi sono lasciata incuriosire da un titolo che ha fatto leva sulla mia passione cinofila e su quella per la storia antica. È così che ho comprato Astarte, l&#8217;incompiuta di Andrea Pazienza edita ora per Fandango Libri. È la storia onirica di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/12/astarte.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/12/astarte.jpg" alt="" width="370" height="250" /></a>Il liblogger <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pazienza" target="_blank">appassionato di Paz</a> qui non sono io, ma per una volta mi sono lasciata incuriosire da un titolo che ha fatto leva sulla mia passione cinofila e su quella per la storia antica. È così che ho comprato <strong>Astarte</strong>, l&#8217;incompiuta di Andrea Pazienza <a href="http://www.ibs.it/code/9788860441348/pazienza-andrea-zzz99-ferrara/astarte.html?shop=4558" target="_blank">edita ora</a> per Fandango Libri.</p>
<p style="text-align: justify">È la storia onirica di un cane speciale, il cane da guerra di Annibale, dalla nascita fino alla prima battaglia; nel progetto originale doveva arrivare fino alla disfatta di Zama e alla morte di Astarte stesso, ma fu un&#8217;altra morte a interrompere i disegni, quella di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Pazienza" target="_blank">Andrea Pazienza</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12368"></span>Non è un compito facile rendere viva una storia di circa duemila anni fa, lontana da noi e tramandata scolasticamente; del resto la Seconda Guerra punica non è uno dei momenti più affascinanti della storia antica (almeno per me). Ma con l&#8217;escamotage del cane, e della prospettiva &#8220;altra&#8221; rispetto a quella classica e storica cui siamo abituati, Paz illumina attraverso il molosso nero la vita dell&#8217;esercito cartaginese e l&#8217;indole del suo condottiero.</p>
<p style="text-align: justify">È un misto di affetto e durezza, di vizi principeschi e selezione spietata che avvolge Astarte fin dalla sua nascita: scelto, insieme a suo fratello Baal, per essere il mastino da guerra personale di Annibale, addestrato a combattere sin da cucciolo, e a uccidere nel modo più rapido possibile. La sua crescita coincide col viaggio di Annibale, coi suoi elefanti entrati ormai nell&#8217;immaginario collettivo, con gli accampamenti, le marce e le battaglie.</p>
<p style="text-align: justify">Le tavole sono state scorporate in modo da dare rilievo a ogni singolo dettaglio, e l&#8217;edizione, in un formato non troppo canonico, è molto ben curata. Il tratto è quello distintivo di Andrea Pazienza, che passa dal grottesco al drammatico in una stessa immagine, ancor più quando deve rendere il contrasto tra la giovinezza del cane e la sua efferatezza. La prefazione di Saviano è un po&#8217; debole, ma in compenso a fine volume sono raccolte pregevoli traduzioni da <em>Storie </em>di Polibio, <em>Storia di Roma</em> di Tito Livio e <em>Vite Parallele</em> di Plutarco.</p>
<p style="text-align: justify">Per appassionati: di storia, di cani, di Paz.</p>
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		<title>Notti Eterne, Gaiman &amp; Autori vari</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 06:50:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vado di nuovo a pescare nella vasta produzione del mio idolo, perché mi hanno appena prestato una raccolta che mi mancava: l’ultima incursione di Gaiman nel mondo che l’ha reso famoso, quello di Sandman. Notti Eterne è stato pubblicato da Magic Press ed è un insieme di racconti illustrati. Qui, autori molto famosi sulla scena [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sandman-notti-eterne.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/sandman-notti-eterne.jpg" alt="" width="200" height="309" /></a>Vado di nuovo a pescare nella vasta produzione del mio idolo, perché mi hanno appena prestato <a href="http://www.ibs.it/code/9788877590046/gaiman-neil/sandman-notti-eterne.html?shop=4558" target="_blank">una raccolta che mi mancava</a>: l’ultima incursione di Gaiman nel mondo che l’ha reso famoso, quello di Sandman.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Notti Eterne</strong> è stato pubblicato da Magic Press ed  è un insieme di racconti illustrati. Qui, autori molto famosi sulla scena internazionale che si confrontano con gli Eterni. Chi non ha familiarità con l’universo di Neil dovrà forse sapere che gli Eterni sono le entità attorno a cui tutto ruota: sono sette fratelli, sette esseri superiori agli dei ed i loro nomi sono Morte, Delirio, Disperazione, Distruzione, Desiderio, Destino e – infine – Sogno.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12332"></span>Gli Eterni si nutrono di tutto ciò che accomuna non solo gli esseri umani, ma tutti i viventi, in tutte le dimensioni ed i pianeti. Per questo sono superiori alle divinità, che cessano di avere potere quando gli umani li dimenticano.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ognuno di essi Gaiman dedica un racconto in cui, coadiuvato da un diverso disegnatore, riprende le atmosfere del suo capolavoro per crearne di nuove. Le differenti tecniche utilizzate si sposano a perfezione con i temi trattati. Ad esempio, il racconto di Desiderio è “interpretato” magnificamente dai disegni del nostro Milo Manara: la storia parla di una donna che – attraverso l’incontro con l’Eterno – riesce a sposare l’uomo dei suoi sogni ma dovrà imparare a sue spese che ottenere ciò che si desidera non sempre coincide con l’essere felice. Nelle sinuose figure di Manara, sempre sull’orlo del raffinato erotismo, riconosciamo ciò che davvero il Desiderio significa: una mancanza che non può essere colmata.</p>
<p style="text-align: justify">Il capitolo dedicato a Morte ci riporta invece in una Venezia del Settecento, dove un alchimista è riuscito a trovare una formula per ripetere sempre lo stesso giorno e sfuggire, così, alla simpatica ragazzina dark che Neil Gaiman è riuscito a farci amare. Ma nulla sfugge a Death, mai.<br />
Disperazione ha per sé quindici ritratti: quindici pagine che colpiscono al cuore e allo stomaco.</p>
<p style="text-align: justify">Fare un riassunto di tutti i capitoli, tuttavia, sarebbe inutile: il bello di questa raccolta sta nella sorpresa. Preferisco perciò sottolineare come in ogni racconto ci sia una dose di poesia e malinconia che non abbandona il lettore nemmeno dopo aver  chiuso il volume. Il punto di forza sta nella caratterizzazione dei personaggi. In particolare c’è una delicatezza commovente nel modo in cui vengono tratteggiati i protagonisti dell’avventura di Sogno, mentre le storie di Distruzione e Delirio hanno un aspetto più “classico”, almeno per quanto riguarda la sfera della realizzazione fumettistica e sono entrambe coinvolgenti e divertenti.</p>
<p style="text-align: justify">Resta Destino, a chiudere il tutto: lui, l’Eterno tra gli Eterni, a cui tutti siamo sottomessi.</p>
<p style="text-align: justify">Non mi intendo particolarmente di fumetti e, solitamente, la mia preferenza va alla produzione giapponese, tuttavia ritengo che questa sia una raccolta da avere assolutamente nella propria collezione. Questo è anche un messaggio indiretto per il gentile amico che ha voluto prestarmelo: OPS, credo che mi scorderò di restituirtelo! (dai, dai, scherzo, che fai chiami la polizia?)</p>
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		<title>Kanon, Saito</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Nov 2010 05:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La mangaka giapponese Chiho Saito è conosciuta dagli appassionati soprattutto per La rivoluzione di Utena, in cui – nonostante l’ambientazione scolastica, omaggiava a piene mani il capolavoro di Ryoko Ikeda Versailles no bara, da noi conosciuto come Lady Oscar. A mio parere, però, l’autrice ha dato alle stampe storie ben più interessanti, per intreccio e [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La mangaka giapponese Chiho Saito è conosciuta dagli appassionati soprattutto per <em>La rivoluzione di Utena</em>, in cui – nonostante l’ambientazione scolastica, omaggiava a piene mani il capolavoro di Ryoko Ikeda <em>Versailles no bara</em>, da noi conosciuto come <em>Lady Oscar</em>.</p>
<p style="text-align: justify">A mio parere, però, l’autrice ha dato alle stampe storie ben più interessanti, per intreccio e caratterizzazione dei personaggi; una di queste è <strong>Kanon</strong>, da noi pubblicato nella collana “Amici” della Star Comics.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12233"></span>Kanon è il nome della protagonista, una fanciulla nata e cresciuta in Mongolia.  Gli ideogrammi che lo compongono  &#8211; 花音 – significano “fiore” e “musica” ed è alla musica ed ai paesaggi della sua terra che la ragazza è legata maggiormente. Nonostante sia cresciuta in una regione selvaggia, infatti, Kanon ha  un innato talento per il violino. Quando il compositore giapponese  Tendou Kawahara la scopre, per lui è amore a prima vista.  Dopo la morte della madre della ragazza, l’unica famiglia che lei conosca,  l’uomo fa di tutto per portarla in Giappone con l’obbiettivo di renderla famosa.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo il mondo della musica non è semplice e Tendou è costretto a chiedere aiuto  a Gen Mikami, il più giovane, famoso e arrogante direttore d’orchestra  che si conosca. Kanon infrange il suo cuore di pietra grazie al proprio talento e alla propria dolcezza, ma è distratta dalla ricerca incessante del padre che non ha mai conosciuto. Pian piano, però, anche Tendou deve arrendersi: tra Kanon e Mikami c’è un’attrazione irresistibile che va ben oltre la comune passione per la musica.</p>
<p style="text-align: justify">Il mondo crolla quando Kanon apprende che Mikami, quando era solo un ragazzo, aveva compiuto un lungo viaggio in Mongolia ed  aveva incontrato una donna più vecchia di lui che l’aveva accolto nel suo letto. Il trauma di scoprirsi padre e figlia, il senso di colpa, il dolore diventano allora un peso insostenibile che rischia di annientare entrambi. Solo nella musica troveranno la quiete e il riscatto.</p>
<p style="text-align: justify">Contando che “Amici” era una collana rivolta alle ragazzine, quella di Star Comics è stata davvero una scelta coraggiosa: il tema dell’incesto sarebbe difficile da trattare per chiunque, perché è forse il tabù più diffuso al mondo. Eppure, la Saito ci riesce in modo convincente.  Il tratto pulito, con tutte le caratteristiche degli “shojo” (che è come dire occhi enormi e luccicanti, figure slanciate, cura nei dettagli, sfumature) aiuta a calarsi nei panni della ragazza ingenua, la cui vita viene completamente sconvolta. I dialoghi sono un po’ ripetitivi, ogni tanto, ma occorre considerare che la serialità trimestrale li rende funzionali allo svolgersi della trama.</p>
<p style="text-align: justify">Il punto di forza del manga è di certo l’atmosfera, variegata ma sempre di ottimo livello. Davvero molto coinvolgenti  sono le parti dedicate alle esecuzioni musicali: attraverso le immagini la Saito riesce a creare una melodia nella mente del lettore, a volte con toni luminosi e sereni, altri con momenti epici e drammatici. In tutto questo si impongono le tematiche del dolore e della vergogna, ma anche gli interrogativi su quanto tutto ciò che si fa per vero amore possa essere effettivamente sbagliato.</p>
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		<title>Vuoi ballare con me? Bonetti/Albiero</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2010 05:50:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Credevo in tutta onestà che quei bei libri per le ragazzine, quelli caratterizzati da una trama semplice e sentimenti puliti, si fossero estinti con l’avvento degli “interpreti delle nuove generazioni” che spediscono i nostri adolescenti tre metri sopra il cielo dipingendoceli, quando va bene, come teppisti di periferia. Invece mi è capitato sotto mano Vuoi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/vuoi-ballare-con-me.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/09/vuoi-ballare-con-me.jpg" alt="" height="284" /></a>Credevo in tutta onestà che quei bei libri per le ragazzine, quelli caratterizzati da una trama semplice e sentimenti puliti, si fossero estinti con l’avvento degli “interpreti delle nuove generazioni” che spediscono i nostri adolescenti tre metri sopra il cielo dipingendoceli, quando va bene, come teppisti di periferia. Invece mi è capitato sotto mano <strong>Vuoi ballare con me</strong>? di Mathilde Bonetti edito da Piemme per il catalogo del “Battello a Vapore” e, anche se sono parecchio fuori target (sigh!), ho iniziato a sfogliarlo e pian piano sono stata catturata sia dalla storia che dalle bellissime illustrazioni di Marco Albiero.</p>
<p style="text-align: justify">La protagonista è la tredicenne Lena, che ha la sfortuna di essere altissima per la sua età e di avere una indomabile chioma rossa. La madre la costringe a frequentare un corso di balli da sala e la ragazzina è disperata perché pensa che sia un’attività per vecchietti e invece… la presenza di due fratelli – lo spavaldo Adriano ed il timido Alex – rende l’esperienza molto interessante.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12160"></span>Lezione dopo lezione, la ragazzina capisce di essere portata per il ballo e l’iniziale diffidenza diventa passione. Il percorso che la porta a diventare una provetta ballerina e partecipare addirittura ad una gara importante va di pari passo col suo trasformarsi da bambina a giovane donna, con tante qualità ancora da scoprire.</p>
<p style="text-align: justify">La tenera storia d’amore tra Lena e Alex, ostacolata dal bellissimo e vacuo Adriano, è di quelle che forse un po’ tutti abbiamo provato quando facevamo ancora i conti con i primi batticuori ed in più conosciamo attraverso gli occhi della protagonista un fitto sottobosco di personaggi secondari, ognuno pennellato con originalità e stile: ci sono le amiche Erica e Cleo, che non si riveleranno poi così leali, c’è l’insegnante di ballo Barbara, sempre brillante e ottimista, c’è Esmeralda, la bellissima rivale in amore che invece finirà per diventare complice di Lena… tutti coinvolti in una girandola di emozioni condite da quei sani valori che solo lo sport sa dare.</p>
<p style="text-align: justify">Un’ulteriore nota di merito va alle illustrazioni. Ho la fortuna di conoscere personalmente Marco Albiero, perciò non posso dilungarmi in complimenti smodati senza correre il rischio di sembrare interessata; in realtà i suoi disegni parlano per me: piccoli capolavori disegnati con uno stile che richiama da vicino i migliori cartoni animati giapponesi, eppure con un tocco riconoscibilissimo ed una cura non comune in ciascun particolare.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma: questo delicato e simpatico racconto, scritto in prima persona, è una lettura che – se avete una sorellina, una figlia, una cuginetta dell’età giusta – vi invito a consigliare. Innanzi tutto perché trasmette una limpidezza di valori che oggi è raro trovare; in secondo luogo perché è scritto in maniera accattivante, scorrevole e spumeggiante, con dialoghi puliti ma particolarmente gustosi.</p>
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		<title>Supernatural &#8211; Le Origini, Johnson e Smith</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 05:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono un’appassionata di un “certo” genere di telefilm. Ho sofferto quando Buffy ha dovuto separarsi dal suo fidanzato vampiro Angel, ho pianto quando Spike si è sacrificato per l’umanità, sto aspettando che Superman impari a volare…e mi è pure dispiaciuto quando le tre streghette modaiole hanno dovuto eliminare Cole/Belthazor, il demone più affascinante della Storia. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/07/Supernatural-origini.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="Supernatural origini" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/07/Supernatural-origini.jpg" alt="Supernatural origini" width="100" height="155" /></a>Sono un’appassionata di un “certo” genere di telefilm. Ho sofferto quando Buffy ha dovuto separarsi dal suo fidanzato vampiro Angel, ho pianto quando Spike si è sacrificato per l’umanità, sto aspettando che Superman impari a volare…e mi è pure dispiaciuto quando le tre streghette modaiole hanno dovuto eliminare Cole/Belthazor, il demone più affascinante della Storia. Insomma, per me non ci sono medici, non esistono poliziotti né “signore in giallo” e mi annoio con le astronavi: l’unico genere che davvero mi acchiappa è il sovrannaturale.</p>
<p style="text-align: justify">Ho fatto questa premessa perché al centro della recensione di oggi c’è il fumetto che fa da prequel a una delle serie tv più belle del decennio, secondo il mio modesto parere: <strong>Supernatural</strong>. Il telefilm parla di una famiglia distrutta, di un’America fatta di sonnolente cittadine che nascondono orrori inimmaginabili e di due fratelli costretti ad affrontare l’impossibile.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11955"></span>Comincia con l’ex marine John Winchester che vede la moglie Mary arsa viva da un demone con gli occhi gialli ed è costretto a fuggire con i figli piccoli, Dean e Sam. Mentre le avventure televisive parlano dei due ragazzi una volta cresciuti e dei loro quotidiani combattimenti contro le creature malvagie che infestano la nostra realtà, il fumetto si concentra su John e racconta ai fan come un uomo tutto sommato mite e normale arrivi a diventare il fortissimo Cacciatore di demoni che abbiamo conosciuto sui nostri schermi.</p>
<p style="text-align: justify">Laddove il disegno lascia molto a desiderare – scordatevi le tavole alla Todd McFarlaine, siamo davanti ad una grafica grezza, fatta quasi esclusivamente di luci ed ombre e caratterizzazioni squadrate prive di sfumature anche nella colorazione –  è l’intensità del testo e della storia a far meritare a questo albo il prezzo di acquisto.</p>
<p style="text-align: justify">Il linguaggio è diretto, a tratti rozzo (non scordiamoci che iniziamo a conoscere il mondo dei cacciatori, che non è certo composto da stichi di santo). I personaggi vengono fuori poco a poco, con continui ribaltamenti del punto di vista e colpi di scena che andranno a formare il più importante insegnamento che John dovrà impartire ai suoi ragazzi: “Niente è come sembra e là fuori i mostri ci sono davvero”.</p>
<p style="text-align: justify">Il punto di forza di questo fumetto è la profondità con cui mostra il dolore, lo straniamento del protagonista ed il contrasto con la propria razionalità quando realizza di non avere a che fare con una malvagità semplicemente umana. Lo sforzo di non impazzire, la ricerca della vendetta e la preoccupazione per i bambini, ancora inconsapevoli di quello che sarà il loro destino, sono tutti elementi che vanno a formare il carattere di un personaggio che entra immediatamente nel cuore del lettore, proprio perché è facilissimo identificarsi con lui.<br />
Sam e Dean appaiono, per ora, soltanto come comparse: rappresentano l’innocenza da proteggere in questo mondo, un ‘innocenza che – per continuare ad esistere – dovrà caricare le proprie armi.</p>
<p style="text-align: justify">Questo albo è la prima parte di una trilogia che per adesso in Italia non è stata completata. L’ho acquistato lo stesso per passione e spero che le <a href="http://www.ibs.it/code/9788861233744/johnson-peter-smith-matthew/supernatural-origini.html?shop=4558" target="_blank">Edizioni BD ci regalino</a> anche le altre due. Se così non fosse, per lo meno, avrò la soddisfazione di un prequel che resta abbastanza esaustivo, benché la materia si presti per la continuazione. Per chi volesse dare un’occhiata al telefilm: armatevi di caffè e sintonizzatevi su Rai Due il lunedì a mezzanotte, se il genere vi piace non resterete delusi.</p>
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		<title>Morte ai cavalli di Bladder Town, Lise e Talami</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 05:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il successo di Quasi quasi mi sbattezzo, un libro di cui si è parlato molto, il dinamico duo Lise &#38; Talami torna con un nuovo volume, pubblicato questa volta per I quaderni di Ernest: Morte ai cavalli di Bladder Town. Ma laddove Quasi quasi mi sbattezzo era una cronaca a fumetti di un disagio [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Dopo il successo di <em>Quasi quasi mi sbattezzo</em>, un libro di cui si è parlato molto, il dinamico duo <strong>Lise &amp; Talami</strong> torna con un nuovo volume, pubblicato questa volta per <em>I quaderni di Ernest</em>: <strong>Morte ai cavalli di Bladder Town</strong>. Ma laddove <em>Quasi quasi mi sbattezzo</em> era una cronaca a fumetti di un disagio morale e di un reale percorso di esistenza raccontato con intelligenza ed ironia, questa nuova storia è invece un tuffo nell’universo narrativo più immaginifico e delirante dei due fumettisti padovani.</p>
<p style="text-align: justify">Ambientato in un west surreale e grottesco, in un piccolo villaggio che sembra uscito dalla mente confusa di un Sergio Leone in acido, la Bladder Town del titolo appunto, il racconto parte come la più classica delle storie d’amore tormentate ma si sviluppa ben presto in un visionario mistery con l’arrivo del losco Edgar J. Tuna e la morte tanto improvvisa quanto spettacolare di tutti i cavalli della piccola cittadina.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11796"></span>Ma raccontare la trama di questa graphic novel alquanto sui generis sarebbe davvero ingeneroso e oltretutto si rivelerebbe un tentativo di improbabile riuscita. Vi basti sapere che incontrerete in questo delirio molto ben organizzato una galleria di personaggi assolutamente notevole: la bella Violett Scarlett e il suo stuolo di pretendenti, il di lei padre fonte inesauribile di esilaranti citazioni pseudo-bibliche, il Genio del Barattolo, Elzie e &#8211; ovviamente &#8211; tantissimi cavalli, anche liofilizzati.</p>
<p style="text-align: justify">Il risultato è una storia tanto sorprendente quanto poco lineare, la narrazione si prende molte libertà e si avvale del tratto semplice ma ricercatissimo di Alberto Talami per un effetto finale di grande impatto, anche visivo. E se non si capisce forse proprio tutto-tutto alla primissima lettura, questo non fa che aumentare l’effetto straniante e un po’ onirico del racconto.</p>
<p style="text-align: justify">Da segnalare la grande cura riposta nella presentazione, intesa come stampa e scelta dei materiali e dei colori, che per i cultori dell’oggetto-libro rappresenta sicuramente un valore aggiunto di notevole importanza, con buona pace di qualsiasi e-book.</p>
<p style="text-align: justify">La lettura è consigliatissima, magari con un ottimo Sauvignon adatto alla stagione, però il volume non lo trovate proprio in tutte le librerie: se siete di Padova e dintorni fate un salto in fumetteria, altrimenti  vi raccomando una visita al <a href="http://www.blizzblogblog.blogspot.com" target="_blank">blog degli autori</a>.</p>
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		<title>Simon&#8217;s cat, Tofield</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Apr 2010 05:18:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come saprete, qui la famiglia pelosa s&#8217;è allargata, aggiungendo un gatto ai due cani di casa. E da quando è arrivato Algernon, il principe indiscusso, ho ricominciato dopo anni a fare considerazioni sui gatti che sono più o meno comuni a tutti quelli che vivono con loro. Così ho cominciato anche una serie di letture [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/simons-cat.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="simon's cat" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/simons-cat.jpg" alt="simon's cat" width="129" height="100" /></a>Come saprete, qui la famiglia pelosa s&#8217;è allargata, aggiungendo un gatto ai due cani di casa. E da quando è arrivato Algernon, il principe indiscusso, ho ricominciato dopo anni a fare considerazioni sui gatti che sono più o meno comuni a tutti quelli che vivono con loro. Così ho cominciato anche una serie di letture sull&#8217;argomento, tra cui il semiserio Simon&#8217;s cat, di Simon Tofield.</p>
<p style="text-align: justify">Molti di voi lo conosceranno già attraverso il suo famosissimo <a href="http://www.youtube.com/user/simonscat" target="_blank">canale Youtube</a>, in cui si trovano molti video esilaranti sulla coabitazione dell&#8217;umano Simon e del suo gatto, e sulle avventure di quest&#8217;ultimo con la neve, gli uccellini intorno alla casa e persino il cane. <a href="http://www.ibs.it/code/9788850220410/tofield-simon/simon-s-cat.html?shop=4558" target="_blank">Nel libro</a> l&#8217;andazzo è più o meno lo stesso, con la sola differenza che Tofield riesce a cogliere in un fermo immagine le caratteristiche salienti.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11536"></span>Quelli immortalati nelle vignette del libro sono gli atteggiamenti che chiunque abbia un gatto conosce più che bene: un insieme di alterigia e goffagine, bonaria prepotenza, fame atavica e quel pizzico di follia dispettosa che siamo abituati a vedere quotidianamente. Sfogliando le pagine non si può fare a meno di pensare &#8220;è il mio Fuffi&#8221; (o comunque lo abbiate chiamato).</p>
<p style="text-align: justify">A chi di voi gattolici praticanti non è mai capitato di portare a casa un giocattolo, magari complesso e pieno di possibili attività, per vederselo snobbato in favore della semplice scatola di cartone che lo conteneva? O di trovare il Nerone di turno placidamente sdraiato sui vestiti stesi ad asciugare, &#8220;miracolosamente&#8221; caduti dallo stendino? Ecco, questo è il genere di cose che vi faranno sorridere mentre sfoglierete questo libro. E sorriderete tanto, raffrontando il vostro gatto a quello raffigurato da Simon, modellato a immagine dei sui suoi tre discoli.</p>
<p style="text-align: justify">Il tratto è molto semplice ed efficace, e Tofield dimostra la capacità di sintesi del raccontare un&#8217;intera storia in una sola pagina, con un fermo immagine che, per chi conosce il genere, è più eloquente di un intero discorso.</p>
<p style="text-align: justify">Consigliato a tutti quelli che hanno avuto, hanno o vorrebbero avere il piacere di fare da staff a un gatto (perché di questo si tratta, sappiatelo!).</p>
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		<title>Zagor contro il vampiro, Nolitta-Ferri</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 05:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul finire degli anni 60 Sergio Bonelli muoveva i primi passi come sceneggiatore di fumetti e per non finire nel cono d’ombra dell’ingombrante genitore, il celebre Gianluigi, autore dello stravenduto Tex, si firmava sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta. È infatti con quel nom de plume che diede vita alle sue creature a fumetti più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/zagor-contro-il-vampiro.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="zagor contro il vampiro" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/zagor-contro-il-vampiro.jpg" alt="zagor contro il vampiro" width="100" height="132" /></a>Sul finire degli anni 60 Sergio Bonelli muoveva i primi passi come sceneggiatore di fumetti e per non finire nel cono d’ombra dell’ingombrante genitore, il celebre Gianluigi, autore dello stravenduto Tex, si firmava sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta. È infatti con quel <em>nom de plume</em> che diede vita alle sue creature a fumetti più celebri, l’antieroe Mister No, che però arrivò più tardi, solo negli anni 70, ma soprattutto <strong>Zagor</strong> che, contrariamente all’altro grande personaggio bonelliano, prosegue tuttora la sua storia editoriale in edicola.</p>
<p style="text-align: justify">La serie è ovviamente una delle più longeve ormai del panorama nostrano ma anche una delle più originali come dimostra questo volume degli Oscar Mondadori, <strong>Zagor contro il vampiro</strong>, che ripropone due delle migliori storie del periodo d’oro, entrambe disegnate dall’altro autore storico della testata, il disegnatore ligure Gallieno Ferri.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11476"></span>La peculiarità di Zagor stava infatti, e sta tuttora, nel mixare in un’ambientazione western non troppo rigorosa, tutti (ma proprio tutti) gli elementi dell’avventura classica, con un’assoluta libertà di contaminazione da elementi fantasy ed horror, se non addirittura fantascientifici.</p>
<p style="text-align: justify">Anche il protagonista poi è un mix di ispirazioni e caratteri. Zagor, conosciuto anche come Lo spirito con la scure, è un bianco che si batte spesso al fianco dei pellerossa, un “giustiziere” idealista (ma simpatico, non temete) sempre pronto a schierarsi dalla parte del bene senza guardare al colore della pelle; si muove sfruttando meglio di Tarzan le liane della foresta di Darkwood (immaginaria ambientazione delle sue avventure) assai più volentieri che con più rare cavalcate in stile classico; e alla pistola, che maneggia pure egregiamente, preferisce una scure indiana con cui affrontare tanto comuni banditi quanto scienziati pazzi, uomini lupo, sacerdoti druidi, alieni e orde di non-morti.</p>
<p style="text-align: justify">Il tutto, dimenticavo, abitando in una capanna nel mezzo di una palude&#8230; Una palude nel New England. Una follia insomma,  ma una contaminazione assai interessante, che incarnava perfettamente lo spirito d’avventura più libero del fumetto e della letteratura popolari, ma anche dei B-movies degli anni 50 e 60.</p>
<p style="text-align: justify">E in questo volume, come dicevamo, sono raccolte due storie, entrambe appartenenti al filone horror della saga: quella che dà il titolo al libro, <em>Zagor contro il Vampiro</em>, è esattamente ciò che promette di essere: una rivisitazione appassionata delle storie di vampiri più classiche, con un Conte transilvano direttamente ispirato ai film con Cristopher Lee e atmosfere gotiche estremamente efficaci e coinvolgenti, appena stemperate dalle occasionali gag della spalla comica di Zagor, il messicano Cico.</p>
<p style="text-align: justify">Non meno ispirata è la seconda avventura, forse meno famosa, ma ancora più cupa e drammatica: <em>Dharma la strega</em> è la storia di una maledizione indiana (ehm, indiana dell’India stavolta!) ai danni di un lord inglese condannato a trasformarsi in un uomo tigre, in un’intensa variante sul tema della licantropia. Indimenticabile. Davvero.</p>
<p style="text-align: justify">Sia Nolitta/Bonelli che Ferri sono qui al meglio delle loro capacità e della loro ispirazione, e se è vero che da più di qualche anno ormai ho perso di vista la serie, quelle storie, lette e rilette davvero decine di volte, non hanno perso un briciolo del loro fascino.<br />
Per chi se le è perse all’epoca, il volumotto è consigliatissimo, con un vino giovane e leggero, un agile Marzemino.</p>
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		<title>Valentina Melaverde, Nidasio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 05:50:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni volta che c&#8217;è una partita della squadra per cui tifa mio marito, il rituale prevede di andare in casa di amici e seguirla; tra le cose scaramantiche che fanno, la mia preferita è che mi diano bei fumetti da leggere mentre loro guardano energumeni dietro a un pallone. Stavolta è stato il caso di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/valentina-melaverde.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="valentina melaverde" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/valentina-melaverde.jpg" alt="" width="100" height="136" /></a>Ogni volta che c&#8217;è una partita della squadra per cui tifa mio marito, il rituale prevede di andare in casa di amici e seguirla; tra le cose scaramantiche che fanno, la mia preferita è che mi diano bei fumetti da leggere mentre loro guardano energumeni dietro a un pallone. Stavolta è stato il caso di <strong>Valentina Melaverde</strong>, la raccolta <a href="http://www.ibs.it/code/9788860631701/nidasio-grazia/valentina-mela-verde-vol.html?shop=4558" target="_blank">edita da Coniglio editore</a> del fumetto pubblicato dal 1969 in poi sul Corriere dei Piccoli.</p>
<p style="text-align: justify">Essendo un po&#8217; troppo in là nel tempo rispetto a me non ricordavo affatto questo personaggio, benché credo di averlo incrociato in qualche cassetto dei ricordi familiari; eppure è un&#8217;ottimo fumetto, che ritrae alla perfezione una normale famiglia italiana del tempo, e che mi spiace sinceramente non vada oltre il 1976.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11429"></span>In questa normalità fatta di madre, padre, &#8220;antipatico&#8221; fratello maggiore e sorella minore impicciona, si sviluppano le storie di Valentina, piccoli e grandi problemi quotidiani, ansie comuni ai suoi coetanei (età compresa tra i dodici e i quindici anni, direi), desideri legati alla crescita e voglia di scoprire il mondo. Il fumetto li affronta senza censure, ovviamente adattandoli a un pubblico di piccoli e preadolescenti, in un quadro abbastanza pulito ma nonostante tutto chiaro.</p>
<p style="text-align: justify">Pervase da una certa morale, non sempre in linea col pensiero del periodo, Valentina identifica un periodo della crescita, con le sue fantasie, la tendenza a idealizzare le famiglie altrui per poi scoprire di amare la propria, la voglia di &#8220;essere grandi&#8221; – magari agghindandosi con ciglia finte – e le piccole marachelle – come farsi accompagnare in motorino di nascosto. Alcune tavole sono perfettamente attuali, mentre altre fanno sorridere per l&#8217;ingenuità – ormai perduta – di quest&#8217;adolescente ancora acerba.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;autrice, Grazia Nidasio, si ritaglia un cammeo col personaggio di zia Dina, la mente creativa della famiglia che è sempre pronta ad accogliere i dubbi della nostra protagonista e darle conforto, spiegazioni, &#8220;istruzioni&#8221; per la crescita. Nonostante questo piglio educativo non risulta però un fumetto didattico, grazie alla simpatia del tratto sia caratteriale sia disegnato dei protagonisti, allegri e ironici quanto basta.</p>
<p style="text-align: justify">Forse non è perfettamente adatto a parlare ai preadolescenti di oggi, questo fumetto, ma di sicuro a me ha ricordato tanto la mia crescita: consigliato ai ragazzi di allora e anche a quelli di ora, possibilmente insieme ai loro genitori.</p>
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		<title>Uomo Faber, Milazzo &amp; Calzia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 07:14:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche settimana è uscito in edicola, allegato a La Repubblica o L’Espresso, un bel volume a fumetti dedicato a Fabrizio De André, intitolato Uomo Faber. Gli autori sono Fabrizio Calzia per i testi e Ivo Milazzo per i disegni. Se Ivo Milazzo davvero non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, essendo una delle autentiche colonne [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/Uomo-faber.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="Uomo faber" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/Uomo-faber.jpg" alt="Uomo faber" width="100" height="147" /></a>Da qualche settimana è <a href="http://www.ibs.it/code/9788851115005/milazzo-ivo-calzia-fabrizio/uomo-faber.html?shop=4558" target="_blank">uscito in edicola</a>, allegato a La Repubblica o L’Espresso, un bel volume a fumetti dedicato a Fabrizio De André, intitolato <strong>Uomo Faber</strong>. Gli autori sono Fabrizio Calzia per i testi e Ivo Milazzo per i disegni.</p>
<p style="text-align: justify">Se Ivo Milazzo davvero non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, essendo una delle autentiche colonne storiche del fumetto italiano (basti ricordare la serie <em>Ken Parker</em>, su testi di Giancarlo Berardi) e in assoluto uno dei più grandi maestri della “letteratura disegnata”, ammetto che so (molto) meno della storia di Lorenzo Calzia, che però per quanto mi riguarda parte avendo dalla sua come minimo una grande passione per le parole e la musica di Fabrizio De André, e tanto basta almeno per ora.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11396"></span>Poi certo, potrei dilungarmi sul perché la figura di Faber abbia suscitato negli anni questo interesse… di più, questo autentico <em>amore</em> per la sua figura e il suo pensiero, si potrebbe parlare del perché ogni anno si scrivano libri, saggi, storie a fumetti (sì perché questa non è nemmeno la prima) sulla sua storia e sulle sue storie.</p>
<p style="text-align: justify">Paradossale e un po’ ironico destino per uno che negli anni 60 diceva di non volere che gli si “facessero i fumetti intorno” ma certo allora era un giovane cantautore col terrore del palcoscenico. Un De André più maturo avrebbe capito che era inevitabile, lui che rispondeva alle interviste per iscritto, per paura di essere frainteso o che uscisse fuori qualche <em>belinata</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Qualche belinata che in questo volumetto ci sarà (c’è) senz’altro, trattandosi in fin dei conti di una ricostruzione in forma di fiction della vita di De André, ripercorrendo per sommi capi eventi della sua biografia e della sua produzione discografica.</p>
<p style="text-align: justify">Persone che diventano personaggi, amici, famigliari, donne… Il rischio grosso per un racconto di questo tipo è ovviamente il diventare didascalici, sforzarsi di introdurre nel racconto quanti più fatti e personaggi possibili dalla variopinta biografia di Fabrizio e fatalmente è un pericolo che viene corso più volte nel corso del racconto, soprattutto all’inizio quando vediamo infatti il cantautore che poco prima di partire per la sua ultima tournée si accomiata dalla famiglia per un viaggio alla ricerca del suo passato, in cerca di luoghi e persone della sua infanzia (la Nina di <em>Ho visto Nina volare</em>) come per tracciare un più o meno cosciente bilancio di un’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify">Non a caso le cose filano meglio quando viene introdotto un elemento onirico, un sogno nel quale De André torna all’infanzia, alla giovinezza e che permette di introdurre certi elementi con forzature meno vistose e una lettura decisamente più gradevole.</p>
<p style="text-align: justify">Il risultato è insomma un poco altalenante e talvolta dà l’impressione del bignamino a fumetti, il <em>De André illustrato per ragazzi</em> insomma, o qualcosa del genere, e questo è sicuramente il suo limite. D’altro canto la passione è evidente e permea il racconto consentendogli di avere qualche buon momento, grazie anche ai pennelli acquerellati di un Ivo Milazzo che sa essere meraviglioso anche quando è svogliato.</p>
<p style="text-align: justify">Accompagnarlo ad una Malvasia di Sardegna e al vostro cd preferito mi pare quasi scontato.</p>
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		<title>Ransie la strega, Koi Ikeno</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 05:50:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uscito in Italia per la Starcomics, Ransie la strega (Batticuore Notturno) della scrittrice Koi Ikeno è il tipico manga Shoujo, rivolto cioè a un pubblico femminile di solito adolescenziale. Ormai questa storia, composta da trenta numeri, risale a oltre vent&#8217;anni fa, anche se nel 2000 è uscito un volumetto a parte, dal titolo Nei paraggi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/RansieBatticuoreMezzanotte2.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="RansieBatticuoreMezzanotte2" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/RansieBatticuoreMezzanotte2.jpg" alt="Ransie la strega" width="100" height="152" /></a>Uscito in Italia per la Starcomics, <strong>Ransie la strega (Batticuore Notturno)</strong> della scrittrice Koi Ikeno è il tipico manga Shoujo, rivolto cioè a un pubblico femminile di solito adolescenziale. Ormai questa storia, composta da trenta numeri, risale a oltre vent&#8217;anni fa, anche se nel 2000 è uscito un volumetto a parte, dal titolo <em>Nei paraggi di una stella</em> che, narrando le vicende dei figli di alcuni dei protagonisti principali, è stato inteso dall&#8217;autrice come la vera conclusione.</p>
<p style="text-align: justify">Chi è stata bambina negli anni novanta ricorda forse l&#8217;anime tratto dal fumetto, una storia romantica dallo sfondo fantastico e dai tanti risvolti umoristici.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11271"></span>Ranze Eto (diventata Ransie nel doppiaggio italiano del cartone animato e sulle copertine dei fumetti) è una bella ragazzina di quindici anni: figlia di un vampiro e di una lupa mannara, appartiene al mondo magico anche se i suoi genitori hanno deciso di vivere sulla Terra. Anche Ranze ha dei poteri: mordendo qualcuno con i suoi canini appuntiti ne può assumere le sembianze finché, starnutendo, non rompe l&#8217;incantesimo.</p>
<p style="text-align: justify">Contravvenendo a tutte le regole del suo mondo, che proibiscono l&#8217;unione tra esseri magici e umani, Ranze si innamora di un compagno di classe, Shun Makabe, un giovane un po&#8217; scontroso che sogna un futuro come boxeur.</p>
<p style="text-align: justify">Il suo amore per il bel ragazzo la caccerà nei guai, ma non tanto quanto la missione che il Re del loro mondo affida ai genitori della ragazza: scovare e uccidere il suo figlio segreto, il principe che vive sulla terra sotto spoglie umane&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Molto più complesso dell&#8217;anime (che di fatto si ferma ai primi volumetti della saga) il manga racconta molteplici vicende fantastiche che si intersecano tra di loro, dove il protagonista indiscusso rimane però – perché di shoujo si tratta – il legame tra Shun e Ranze, non così scontato come può sembrare perché passerà attraverso la maturità fisica ed emotiva di entrambi i protagonisti oltre che tra mille ostacoli, magici e non, che si frapporranno tra di loro. Il tutto condito da una sana dose di umorismo, con momenti divertenti che spezzano i momenti di maggiore tensione o romanticismo e rendono la lettura frizzante e mai smielata.</p>
<p style="text-align: justify">La vicenda di Shun e Ranze si chiude nella prima metà della saga: dal volume 17 in poi l&#8217;attenzione della manga-ka si sposta su Rinze, il fratellino di Ranze diventato ormai adolescente e a sua volta, come già la sorella prima di lui, costretto a fare i conti con il profondo legame che lo unisce al mondo umano.</p>
<p style="text-align: justify">Devo dire che ho ripreso in mano con molto piacere questo manga dopo anni e anzi, non mi ricordavo un&#8217;opera di livello così alto e dalla storia così intricata e così piena di personaggi (all&#8217;epoca mi fu prestato ma sospetto di non aver avuto in mano che una parte dell&#8217;intera saga). Visto che il primo volume è datato 1982 e il trentuno è uscito nel 2000, si nota una diversità del tratto tra i primi disegni e gli ultimi, anche se la cosa alla fine fine è piacevole: è come se anch&#8217;esso fosse maturato insieme ai protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify">Anche il volumetto conclusivo è stato sicuramente un regalo gradito di Koi Ikeno ai suoi fan, forse ai suoi tempi chissà, anche inaspettato perché uscito quasi cinque anni dopo il numero trenta: l&#8217;ideatrice lo chiude con una bel disegno commovente che illustra sé stessa che saluta tutti coloro i quali hanno seguito la sua storia per quasi vent&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify">Lo consiglio alle adoratrici del mondo giapponese shoujo, qualsiasi età voi abbiate: del resto, sarà anche per ragazzine ma io di anni ne ho trentaquattro!</p>
<p style="text-align: center"><p><a href="http://liblog.blogdo.net/libri-darte-e-fumetti/ransie-la-strega-koi-ikeno/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p></p>
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		<title>Giornalismo a Fumetti &#8211; Il Giornalaio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 13:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>L&#39;Ospite Inatteso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Col permesso dell&#8217;autore riportiamo qui una recensione tratta dal blog Il Giornalaio: I fumetti, come ho avuto modo di evidenziare a più riprese, nel nostro paese non hanno mai avuto uno status che andasse al di là dell’intrattenimento. Il fumetto di attualità nel nostro paese, ad esclusione di rarissime pubblicazioni distribuite in circuiti “non ufficiali”, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Col permesso dell&#8217;autore riportiamo qui una recensione tratta dal blog<strong> <a href="http://giornalaio.wordpress.com/2010/02/01/giornalismo-a-fumetti/" target="_blank">Il Giornalaio</a></strong>:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/nottediazgrande.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="nottediazgrande" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/02/nottediazgrande.jpg" alt="Quella notte alla Diaz" width="100" height="149" /></a>I fumetti, come ho avuto modo di <a title="Fumetti e giochi sono mezzi di comunicazione di grande efficacia ampiamente sottovalutati nel nostro paese. Per quanto riguarda il panorama editoriale in senso stretto sono davvero rari gli esempi, che solitamente si limitano a pubblicazioni di nicchia, di prodotti che vengono realizzati in quest’area." href="http://giornalaio.wordpress.com/2009/10/26/giornalismi-gnu-media/" target="_blank">evidenziare</a> a più riprese, nel nostro paese non hanno mai avuto uno status che andasse al di là dell’intrattenimento. Il fumetto di attualità nel nostro paese, ad esclusione di rarissime <a title="Un piccolo esperimento di Resistenza Editoriale" href="http://beccogiallo.it/" target="_blank">pubblicazioni</a> distribuite in circuiti “non ufficiali”, non esiste.</p>
<p style="text-align: justify">Il <a title=" comics possono incidere su questi temi di importanza capitale in maniera &quot;provocativa&quot; e restare nella mente delle persone meglio, in qualche modo, del flusso costante di immagini che si vedono in televisione e su internet." href="http://www.bookcafe.net/filtr/articolo.cfm?id=34" target="_blank">fumetto giornalistico</a> sembra assumere sempre più il un ruolo di strumento di denuncia che testimonia come i fumetti abbiano una forza che forse non  possiede nessuna altra forma di giornalismo per capacità di narrazione e coinvolgimento.</p>
<p><span id="more-11226"></span></p>
<p style="text-align: justify"><a title="È nata a poco a poco, guardando a quello che stava succedendo all'estero, soprattutto in America. Di anno in anno ho visto sempre più editori, anche editori di qualità, accostarsi al genere graphic, e le librerie dedicargli più spazi. Una produzione sempre più ampia e varia, con soluzioni espressive spesso sorprendenti. La motivazione di fondo è questa, direi: la convinzione che si aprano nuove occasioni di incontro e di collaborazione tra scrittura e immagine, tra narratori e illustratori, con esiti piuttosto interessanti. " href="http://www.guanda.it/graphic/index.asp" target="_blank">Guanda Graphic</a>, casa editrice specializzata in <a title="Graphic novels are typically bound in longer and more durable formats than familiar comic magazines, using the same materials and methods as printed books, and are generally sold in bookstores and specialty comic book shops rather than at newsstands. They have also gained increasing acceptance as desirable materials for libraries." href="http://en.wikipedia.org/wiki/Graphic_novel" target="_blank">graphic novels</a>, pubblica questa settimana <strong>Una notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova</strong> reportage giornalistico a strisce realizzato da Cristian Mirra che quella esperienza l’ha vissuta in prima persona.</p>
<p style="text-align: justify"><a title="Finalmente esce il libreria il mio primo graphic novel. La pubblicazione é prevista per il mese di Febbraio, e il titolo definitivo e' &quot;Quella notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova&quot;. Qui un'anteprima della copertina " href="http://christianmirra.blogspot.com/2010/01/quella-notte-alla-diaz-presto-in.html" target="_blank">Il libro</a> a fumetti è suddiviso in tre parti, la prima, “Verso Genova”, che racconta la manifestazione e il clima di tensione di quei giorni; la seconda, “Notte cilena”, narra l’assalto della polizia, il tentativo di fuga, il pestaggio subito da Mirra ed il trasporto in ospedale; la terza e ultima parte infine, “L’ospedale”, racconta il ricovero al Villa Scassi di Genova, i tormenti fisici e psicologici, gli abusi di alcuni poliziotti e la solidarietà di altri, fino all’ordine di scarcerazione.</p>
<p style="text-align: justify">La narrazione di Mirra non è la prima <a title="Quella notte alla Diaz il G8 diventa un fumetto Tutto è proprio come l'ha visto chi c'era eppure più nitido, fermo, diverso I volti, le sedie, i caloriferi, gli zaini rovesciati e i caschi degli agenti..." href="http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/spettacoli_e_cultura/diaz-fumetto/diaz-fumetto/diaz-fumetto.html" target="_blank">ricostruzione a fumetti</a> che riguarda <a title="Il Comitato organizza iniziative volte alla tutela delle vittime della repressione delle forze dell'ordine nell'esercizio della manifestazione del pensiero ..." href="http://www.veritagiustizia.it/" target="_blank">quelle giornate</a> dell’estate 2001, ma gradevolezza del tratto e la partecipazione agli eventi da parte dell’autore contribuiscono a dare al volume in uscita spessore degno d’interesse.</p>
<p style="text-align: justify">Se voleste sfuggire all’attuale assetto editoriale costituito prevalentemente da signorini infeltriti, narratori autorizzati di una realtà omologata, acquistatelo.</p>
</blockquote>
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		<title>Peppino Impastato &#8211; un giullare contro la mafia, Rizzo e Bonaccorso</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 05:50:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so se sia l&#8217;età, l&#8217;essere siciliana, l&#8217;aver letto il suo nome ogni giorno sull&#8217;aula dell&#8217;università per diverso tempo, ma la storia di Peppino Impastato è una di quelle che, pur essendosi conclusa un paio d&#8217;anni prima della mia nascita, conosco piuttosto bene. È la storia di un mondo che ancora esiste, fatto da scelte [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/Peppino-impastato-un-giullare-contro.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="Peppino impastato un giullare contro" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/Peppino-impastato-un-giullare-contro.jpg" alt="Peppino impastato un giullare contro la mafia" width="100" height="139" /></a>Non so se sia l&#8217;età, l&#8217;essere siciliana, l&#8217;aver letto il suo nome ogni giorno sull&#8217;aula dell&#8217;università per diverso tempo, ma la storia di Peppino Impastato è una di quelle che, pur essendosi conclusa un paio d&#8217;anni prima della mia nascita, conosco piuttosto bene. È la storia di un mondo che ancora esiste, fatto da scelte irrazionali per favorire altrui interessi, di persone che tacciono e che si comprano, una storia che piacerebbe poter sradicare.</p>
<p style="text-align: justify">Non so dirvi quanto mi abbia fatto piacere, quindi, che dei miei amici mi abbiano fatto scoprire il volumetto <strong>Peppino Impastato, un giullare contro la mafia </strong>scritto da Marco Rizzo e illustrato da Lelio Bonaccorso, <a href="http://www.ibs.it/code/9788885832527/rizzo-marco-bonaccorso-lelio/peppino-impastato-un-giullare.html?shop=4558" target="_blank">edito da Becco Giallo</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11172"></span>Potrebbe apparire la storia di una sconfitta: l&#8217;aeroporto contro cui si batteva è lì, pericoloso quanto basta – e se avete mai volato, di notte e magari con un po&#8217; di brutto tempo, atterrando a Palermo, sapete di che parlo – tardivamente intitolato a chi ha sacrificato l&#8217;esistenza (sia in vita sia in morte) alla lotta alla mafia. E la sua morte per un certo periodo fu considerata &#8220;l&#8217;incidente occorso a un terrorista&#8221;, nulla più. Tuttavia non è così.</p>
<p style="text-align: justify">È un racconto che illustra il coraggio, la possibilità di andare contro, consapevoli dei rischi che si corrono: non è pazzia o incoscienza, ma l&#8217;eroismo di combattere una battaglia sicuramente persa, ma che non per questo non deve essere combattuta. E <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_Aut" target="_blank"><em>Onda pazza</em></a> tuttora ha dato i suoi frutti, ha fatto parlare e ha lasciato un&#8217;eredità a chi ancora oggi vorrebbe cambiare la terra in cui vive.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro si compone di più parti: una breve introduzione, il fumetto vero e proprio, cronologia dei fatti e interviste a chi ha condiviso con Impastato ideali, paure, libertà. La parte illustrata, il cuore del libro, non segue l&#8217;ordine dei fatti, che attraverso il lunghissimo processo sono stati resi ampiamente pubblici, ma un ordine più emotivo, in cui l&#8217;infanzia è un intermezzo che mostra lati del carattere già in germe presenti.</p>
<p style="text-align: justify">Inizia e finisce allo stesso modo, con la vittoria, anche questa tardiva, della giustizia, con la riabilitazione della sua persona, non un terrorista ma un eroe, e attraverso la delicatezza espressiva dei disegni di Bonaccorso e l&#8217;accurato lavoro documentale di Rizzo emerge un uomo che ignora le sue paure per fare ciò che ritiene più giusto e tentare di portare il concetto di legalità dove vige un moderno vassallaggio.</p>
<p style="text-align: justify">Vi consiglio una lettura integrale, anche delle interviste e di tutti gli approfondimenti, utili a capire il contesto, e del glossario, utile a capire il testo; scoprirete lati che le cronache non possono illuminare, ma che un tratto e poche parole possono evidenziare in una sola tavola.</p>
<p style="text-align: center"><p><a href="http://liblog.blogdo.net/libri-darte-e-fumetti/peppino-impastato-un-giullare-contro-la-mafia-rizzo-e-bonaccorso/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p></p>
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		<title>Dead moon, Royo</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 05:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ayame</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dead Moon è l’ultima opera di Luis Royo, il bravissimo illustratore spagnolo. La storia, dal carattere prettamente orientale, è una rivisitazione della storia di Romeo e Giulietta in chiave fantasy. I protagonisti, i principi Marte e Luna, sono i discendenti delle due famiglie di una città immaginaria; i due castelli, posti agli estremi della città, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><strong><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/dead-moon.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="dead moon" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/dead-moon.jpg" alt="Dead moon" width="100" height="140" /></a>Dead Moon</strong> è l’ultima opera di Luis Royo, il bravissimo illustratore spagnolo. La storia, dal carattere prettamente orientale, <a href="http://www.ibs.it/code/9788817033978/royo-luis/dead-moon.html?shop=4558" target="_blank">è una rivisitazione</a> della storia di Romeo e Giulietta in chiave fantasy.</p>
<p style="text-align: justify">I protagonisti, i principi Marte e Luna, sono i discendenti delle due famiglie di una città immaginaria; i due castelli, posti agli estremi della città, rappresentano dal lato femminile la stregoneria e la sensualità e dal lato maschile la guerra e la violenza.<br />
I due principi sono divorati da un odio e da una passione sconfinati, sentimenti troppo grandi per questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11071"></span>In <em>Dead Moon</em> l’artista racconta la storia dei due giovani, quella drammatica della principessa Luna, nata morta sotto l’astro che porta il suo nome e tenuta in vita da sortilegi e incantesimi, incapace di baciare un uomo senza ucciderlo; e quella ugualmente drammatica di Marte, sanguinario e violentissimo guerriero che ha assassinato la stirpe di Luna.<br />
Entrambi si odiano, desiderano vendetta, ma al tempo stesso si desiderano l’un l’altro… la storia conduce a un inevitabile drammatico epilogo.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro, che costa 22€ e conta 122 pagine, è corredato dalle splendide illustrazioni di Royo. Il testo è molto poco, a dir la verità, e quasi superfluo a fronte del potere evocativo e suggestivo delle immagini create da Luis Royo. L’ho letto tutto nella mattina di Natale, in poco più di mezz’ora, quindi non c’è da aspettarsi granché sotto il profilo d’intrattenimento; anche lo stile lascia a desiderare, ma il libro è più una graphic novel, o un albo illustrato che altro.</p>
<p style="text-align: justify">La storia non brilla per originalità o altro, ma l’acquisto di Dead Moon è senz’altro subordinato al desiderio di tenere tra le mani le illustrazioni dell’artista spagnolo, più che a conoscere la storia dei due amanti.<br />
L’ambientazione è molto suggestiva: si rifà al Giappone nel fisico dei personaggi, ma non ha niente di storicamente giapponese, i castelli sono occidentali e nemmeno le armature dei guerrieri assomigliano a quelle dei samurai.</p>
<p style="text-align: justify">L’edizione della Rizzoli Lizard è bellissima, curata in ogni dettaglio. È anche pesantissima, tanto che tenere il libro con una sola mano risulta quasi difficoltoso.</p>
<p style="text-align: justify">In definitiva, Dead Moon lo consiglio agli amanti dell’oriente, di Royo, del fantasy. Ho speso 22€ e sono felice di averlo fatto!</p>
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		<title>299 + 1, Ortolani</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 05:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo dico subito, così ci capiamo e ci togliamo il dubbio: sono un fan di Leo Ortolani. Potrei partire con gli aggettivi, scomodare definizioni, potrei limitarmi a dirvi che Leo è un genio ma… ops, l’ho già fatto! Eh beh, pazienza, m’è scappato e si vede che ci sarà un motivo. Sì perché l’arte della [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/292più1.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="299più1" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/292più1.jpg" alt="299più1" width="145" height="100" /></a>Lo dico subito, così ci capiamo e ci togliamo il dubbio: sono un fan di Leo Ortolani. Potrei partire con gli aggettivi, scomodare definizioni, potrei limitarmi a dirvi che Leo è un genio ma… ops, l’ho già fatto! Eh beh, pazienza, m’è scappato e si vede che ci sarà un motivo.</p>
<p style="text-align: justify">Sì perché l’arte della parodia è difficile. La parodia non richiede solo senso comico, la parodia richiede profonda conoscenza dell’opera e del genere&#8230; la parodia, soprattutto, esige grande amore per l’originale. È questo amore che fa, per esempio, del <em>Frankenstein Junior</em> di Mel Brooks un grandissimo film che è un sincero omaggio a tutto un mondo, a tutto un cinema.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10884"></span>Con la stessa passione sono fatte le parodie di Leo Ortolani e, aggiungo, con altrettanto genio (e due!) comico. Non fa ovviamente eccezione questa <strong>299 + 1</strong>, riedizione in un unico volume a colori della storia originariamente pubblicata in due puntate su altrettanti numeri della serie regolare di <em>Rat-Man</em> in edicola. Il titolo ovviamente sbeffeggia <em>300</em>, opera a fumetti di Frank Miller resa celeberrima dalla fortunatissima trasposizione cinematografica cui ben pochi, volenti o nolenti, hanno potuto sottrarsi.</p>
<p style="text-align: justify">Il protagonista di questa mini saga è ovviamente il supereroe di Ortolani, che proprio recentemente ha compiuto vent’anni e che oramai è divenuto un vero punto di riferimento nell’asfittico panorama fumettistico nostrano. Nato come “semplice parodia” dei vari Batman e Spiderman (anche se a me piace ancora chiamarlo Uomo Ragno!) di casa Marvel e DC Comics il Ratto si è evoluto negli anni diventando altro e ben oltre, mostrando uno spessore autoriale notevole e capace di affrontare storie ambiziose e di grande respiro.</p>
<p style="text-align: justify">Anche quando si va aldi là del mondo delle calzamaglie colorate e dei superpoteri, come in questo caso, dove ci si cala nel mito di Sparta, affrontando in un colpo solo l’opera di un mostro sacro del fumetto americano come Miller e uno dei film di maggior successo dell’ultimo decennio. Di Miller viene mantenuto perfino il formato “orizzontale” delle tavole, scelta certo desueta per un fumetto “da edicola” ma Leo Ortolani ha dimostrato ampiamente di sapere padroneggiare sia il linguaggio sia la struttura della tavola con il mestiere e il genio (zac!!!) di un maestro.</p>
<p style="text-align: justify">Il risultato è splendidamente cinematografico e la storia è così anche un piacere per gli occhi ma, direte voi, si ride? Sì, certo, si ride. Come sempre in maniera politicamente scorretta, perché il Rat-Man si porta dietro le sue meschinità anche nell’antica Grecia, ma questa volta si concede un finale epico, decisamente all’altezza della situazione. Che altro posso dire, gustatevelo con un vino dolce di Samos, e… “preparatevi alla gloria!”</p>
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		<title>Miss Galassia, Benni e Gutierrez</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 17:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>marzia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È andata all’incirca così: io giravo tra gli stand in cerca di libri e facce nuove, quando mi trovo in coda per qualcosa – o qualcuno. Entrambi. Insomma, d’angolo c’era Orecchio Acerbo, e nell’angolo dello stand d’angolo c’era Stefano Benni, e nell’angolo di stand accanto a dov’era appoggiato Stefano Benni, c’era Miss Galassia. E allora [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/11/miss-galassia.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="miss galassia" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/11/miss-galassia.jpg" alt="miss galassia" width="100" height="100" /></a>È andata all’incirca così: io giravo tra gli stand in cerca di libri e facce nuove, quando mi trovo in coda per qualcosa – o qualcuno. Entrambi. Insomma, d’angolo c’era Orecchio Acerbo, e nell’angolo dello stand d’angolo c’era Stefano Benni, e nell’angolo di stand accanto a dov’era appoggiato Stefano Benni, c’era <a href="http://www.ibs.it/code/9788889025703/benni-stefano-guti-eacute-rrez-luci/miss-galassia.html?shop=4558" target="_blank">Miss Galassia</a>. E allora ho fatto la fila come alle poste, ma più contenta, e ho comprato <strong>Miss Galassia</strong>. Un libro, mi dicono, per bambini dall’età di otto anni.</p>
<p style="text-align: justify">Forse è un mio problema, ma il rapporto che ho con i libri detti “per bambini” è morboso. Forse sono scema, o forse una bambina. Oppure sento che alle volte, certe cose, vadano dette in maniera semplice, perché possano essere davvero recepite da chiunque. Grandi e piccini, ma soprattutto grandi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10721"></span>La copertina rigida, in nero opaco, già promette bene. Il titolo è al mezzo, in un carattere originale che, come tutte le illustrazioni, esce come un coniglio dal cappello dalla mente di <a href="http://www.holeland.com">Luci Gutiérrez </a>.</p>
<p style="text-align: justify">Il connubio tra le parole di Stefano Benni e l’operato di questa giovane artista spagnola è esatto, nel senso più proprio del termine. Nessuno ruba e nessuno e entrambi danno qualcosa al lettore. Non c’è lotta tra l’immagine e la parola, e se i colori si vivacizzano in maniera quasi fastidiosa, le parole subito ci costruiscono un castello sopra e tutto si bilancia. Ogni pagina del libro è, quindi, soddisfacente.</p>
<p style="text-align: justify">Tutto si svolge e stravolge nel paese di Vanesium, che dal centro della Via Lattea gestisce la bellezza interstellare. È lì che la gente più che in ogni altro luogo è ossessionata dalla bellezza, ed è lì che doverosamente si svolge il concorso per l’elezione di Miss Galassia. Così la storia ci racconta dei sei concorrenti al titolo, che si mostrano ai loro giudici cosmici in tutta la loro forza, o la loro rarità, o la loro abbondanza. Imagia però strega tutti, ancora una volta.</p>
<p style="text-align: justify">“Se mi dici l’animale che preferisci, te lo disegno”. “La tartaruga”. “Bene. Anche a me piacciono le tartarughe, e mi riescono anche parecchio bene”.<br />
È vero, infatti. A Benni le tartarughe riescono bene, così me ne ha lasciata una sulla pagina semi bianca che precede l’ingresso a Vanesium.</p>
<p style="text-align: justify">A me le tartarughe piacciono soprattutto quando sono rugose, come quelle della <em>Storia infinita</em> o come quella che mi ha disegnato Benni. Sono belle e rugose, non come i personaggi di questa storia, che se solo provano a lasciarsi andare smettendo di frequentare i centri estetici, le palestre e le cliniche rischiano di perdere il passo del gregge ed essere accusati di nonneria. E se non c’è voglia di riprendersi da questo lasciarsi vivere, se non ci si riesce, l’unica soluzione è il nonnocomio, o il nonno carcere. Per non disturbare gli altri con la propria imperfezione.</p>
<p style="text-align: justify">A Vanesium, invecchiare ti rende diverso e non va bene. E questo, tristemente, mi ricorda altri paesi. Ma forse è invidia.</p>
<p style="text-align: center"><p><a href="http://liblog.blogdo.net/libri-darte-e-fumetti/miss-galassia-benni-e-gutierrez/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p></p>
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		<title>Papà tatuato, Magicomora e Nesquens</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 05:50:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Orecchio acerbo non si smentisce mai: i suoi libri per ragazzi sono sempre dei piccoli capolavori, sia nella confezione del volume sia per le illustrazioni sia, infine, per la scelta del testo. Papà tatuato è forse, esteticamente, ha un maggiore potere di attirare l&#8217;attenzione, sin dalla copertina. La storia, come avrete capito già dal titolo, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/papà-tatuato.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/papà-tatuato.jpg" alt="Papà tatuato" width="100" height="141" /></a>Orecchio acerbo non si smentisce mai: i suoi libri per ragazzi sono sempre dei <a href="http://www.ibs.it/code/9788889025819/nesquens-daniel/pap-agrave-tatuato.html?shop=4558" target="_blank">piccoli capolavori</a>, sia nella confezione del volume sia per le illustrazioni sia, infine, per la scelta del testo. <strong>Papà tatuato</strong> è forse, esteticamente, ha un maggiore potere di attirare l&#8217;attenzione, sin dalla copertina.</p>
<p style="text-align: justify">La storia, come avrete capito già dal titolo, è effettivamente scritta sulla pelle di questo papà stravagante, che appare e scompare raccontando le sue mirabolanti avventure, una per ogni elemento fissato dall&#8217;inchiostro sul suo corpo; i tatuaggi, insomma, diventano parte integrante della memoria, una vera e propria mappa dei ricordi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10474"></span>Ovviamente è una storia alla Sinbad, rocambolesca e piena di personaggi inverosimili; con il famoso marinaio condivide alcuni racconti pittoreschi, come quello dell&#8217;uccello gigantesco. Potrebbe essere, in effetti, un estratto dalle <em>Mille e una notte</em>, organizzato in cornici e con un narratore così particolare.</p>
<p style="text-align: justify">È come un grande gioco di citazioni, con le immagini che prendono vita al solo tocco e questo figlio che legge il padre come una cartina, affascinato e affabulato, sempre più curioso di sapere quell&#8217;elefante chi è, o ancora il grande ragno fatto di scampoli di ragni. Un modo per tenere vivo, con la fantasia, un rapporto fatto anche di assenze e distanze, un suggerimento per quei padri che, per lavoro o per altro, non hanno la possibilità di stare molto con i figli: alimentarne l&#8217;immaginario.</p>
<p style="text-align: justify">Testo e figure si muovono come sempre di pari passo, con una scelta di immagini quasi pop, ad opera di Sergio Mora, e con colori che danno l&#8217;illusione di una carta antica, di vecchie pergamene e mappe. Il testo di Nesquens è forse più complesso di quelli cui mi ero abituata: la scelta delle parole e degli argomenti, unita a una certa dose di surrealismo, lo rende una lettura ideale per adulti e per bambini.</p>
<p style="text-align: justify">Da suggerire e leggere in famiglia, magari padre e figlio insieme.</p>
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		<title>Slam Dunk, Inoue</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 04:50:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli anni ’80, tra i filoni di grande successo dedicati ai robottoni e alle orfanelle, si inseriva nel panorama degli anime quello dedicato agli sport, che aveva i suoi cavalli di battaglia in fenomeni come Mimì e la Nazionale di Pallavolo, Mila e Shiro, Holly &#38; Benji. Nell’ambito dei fumetti, la diffusione dei “manga sportivi” [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/Slam-dunk.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/Slam-dunk.jpg" alt="Slam dunk" width="192" height="100" /></a>Negli anni ’80, tra i filoni di grande successo dedicati ai robottoni e alle orfanelle, si inseriva nel panorama degli anime quello dedicato agli sport, che aveva i suoi cavalli di battaglia in fenomeni come <em>Mimì e la Nazionale di Pallavolo</em>, <em>Mila e Shiro</em>, <em>Holly &amp; Benji</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’ambito dei fumetti, la diffusione dei “manga sportivi” non ha avuto certo il medesimo effetto, ma sul finire degli anni Novanta il Giappone (e successivamente l’Italia) è stato travolto da una <a href="http://www.ibs.it/code/9788883436369/zzz1k1456/slam-dunk-deluxe-vol.html?shop=4558" target="_blank">squadra di basket</a> molto particolare, formata dai protagonisti dell’opera di Inoue Takehiko: <strong>Slam Dunk</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10352"></span>Chi conosce bene la trama di <em>Mila e Shiro</em> potrebbe trovare qualche somiglianza: il personaggio principale è infatti un ragazzo dai capelli rossi, ribelle per non dire teppista, che per ottenere l’amore di una ragazza si butta anima e corpo nello sport. In questo caso si tratta di pallacanestro, perché il nostro Hanamichi Sakuragi ha la fortuna di essere altissimo (per o meno per gli standard giapponesi).</p>
<p style="text-align: justify">La squadra del liceo Shohoku non ha grandi elementi di spicco; per lo meno all’inizio l’unico giocatore degno di questo nome è il capitano Takenori Akagi che è anche il fratello di Haruko, la musa ispiratrice di Hanamichi. Tuttavia ben presto il team si arricchisce di nuovi elementi come Hisashi Mitsui, un teppista con un passato da grande giocatore alle scuole medie, Ryota Miyagi grandissimo playmaker penalizzato dalla scarsa altezza e soprattutto Kaede Rukawa, promessa del basket, bravo quanto arrogante e – ciò che è peggio – capace di far andare in visibilio tutte le ragazzine, Haruko compresa.</p>
<p style="text-align: justify">Il percorso dello Shohoku per arrivare alla conquista del campionato è l’anima del fumetto, tuttavia non mancano le situazioni di vita personale, i problemi adolescenziali, le gelosie, le difficoltà ma anche le soddisfazioni che animano una squadra così eterogenea e particolare. Il tratto di Inoue è pulito, i dialoghi spesso esilaranti, specie nelle parti che vedono contrapposti i due rivali Sakuragi/Rukawa. C’è, inoltre, una serie di personaggi di contorno di forte impatto; il più delle volte si tratta di avversari da battere come Akira Sendo, talentuosa ala della squadra del liceo Ryonan.</p>
<p style="text-align: justify">Lo sport è, naturalmente, il vero protagonista dell’opera con la sua capacità di unire e migliorare i caratteri di coloro che vi si dedicano; lo humor sempre presente impedisce al lettore di annoiarsi o anche solo di far calare la propria attenzione e le vignette in superdeformed piazzate nei momenti più impensati rendono simpatici anche quei personaggi che nel continuum della storia avrebbero i ruoli più solenni o distaccati.</p>
<p style="text-align: justify">Da Slam Dunk è stato tratto anche un anime e diversi OAV, segno del successo del’opera. Forte di questo consenso, l’autore si è dedicato ad altri due manga sullo stesso argomento: Buzzer Beater e Real; quest’ultimo tratta però del mondo del basket per disabili e va a toccare una tematica sociale decisamente innovativa per il mondo dei fumetti.</p>
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		<title>Zanardi, Pazienza</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 04:50:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci ho provato più volte a non parlare di questo volume, scantonando, prendendo tempo, preferendogli questo e quello, il meno ovvio, il meno amato, ma poi hai voglia a sfuggirgli. Perché è là Zanardi, a guardarti di sbieco dalla copertina, con l’occhio sinistro azzurro da sotto il capello sudato e da sopra il nasone a [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/zanardi.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/zanardi.jpg" alt="zanardi" width="100" height="141" /></a>Ci  ho provato più volte a non parlare di <a href="http://www.ibs.it/code/9788873900696/pazienza-andrea/zanardi-prima-delle.html?shop=4558" target="_blank">questo volume</a>, scantonando, prendendo tempo, preferendogli questo e quello, il meno ovvio, il meno amato, ma poi hai voglia a sfuggirgli. Perché è là <strong>Zanardi</strong>, a guardarti di sbieco dalla copertina, con l’occhio sinistro azzurro da sotto il capello sudato e da sopra il nasone a becco. E come si fa.</p>
<p style="text-align: justify">E allora ok, provo a rendergli giustizia, perché Zanardi è di Andrea Pazienza personaggio principe, icona rock: perché se è vero che Paz era una rockstar Zanna era che ne so, il suo Ziggy Stardust, la sua “maschera” più famosa, la sua hit generazionale.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10301"></span>Antieroe cattivo e amorale, parente assai prossimo dell’Alex kubrickiano, Zanardi è un giovane degli anni ’80, astuto e lupesco, violento e prevaricatore, e Paz ne fa il protagonista di un pugno di storie feroci e divertentissime, assieme a due compagni di merende assai diversi ma altrettanto memorabili, il belloccio Colasanti e lo sfigato Petrilli.</p>
<p style="text-align: justify">Ne esce, fra l&#8217;altro, uno spaccato della giovane Bologna di quegli anni, del fancazzismo sesso droga e rocchenroll a volte vero a volte velleitario, delle piccole e grandi <em>fattanze</em>, di un’era sospesa fra l’eroina e Frigidaire, fra gli Skiantos e gli anni di piombo, marcata da uno scollamento generazionale (e morale) che le storielle di questo volume lasciano intravedere fra una vignetta e l’altra di &#8220;Pacco&#8221; o di &#8220;Verde matematico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">C’è tutto il Pazienza più divertente però qui, capace di repentini cambi di registro, dal grottesco al drammatico, dal nero esistenziale all’erotico, con quell’elasticità del segno e della narrazione che era il tratto più distintivo della sua irrefrenabile genialità.</p>
<p style="text-align: justify">Sei sono le storie contenute in questo volume, tutte folgoranti, tutte irriverenti e scorrette, alcune sono a colori, altre sono in bianco e nero, e da alcune di queste Renato De Maria ha tratto una decina d’anni fa (suppergiù, non ho voglia di controllare sapete) il film &#8220;Paz&#8221;, tentativo apprezzabile e sincero ma non del tutto riuscito di trasferire su pellicola il mondo di Andrea.</p>
<p style="text-align: justify">Zanardi vive altre avventure che non sono incluse in questo volume, alcune delle quali assolutamente imperdibili, ma questo, insomma, è pietra miliare, questo non si può evitare, non si può scantonare, e può essere un ottimo punto di partenza per avvicinarsi a Paz da parte dell’ignaro giovine. Ci vedo bene, a trovarlo, berci assieme un Grappariol freddo e spiazzante.</p>
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		<title>Venerdì 12 Omnibus, Ortolani</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 04:30:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un uomo, il suo amore impossibile e infranto, un servitore dal nome evocativo, una volontaria reclusione, una maledizione che porta alla deformità. Se quello che ho appena scritto vi porta una vena di malinconia probabilmente non avete mai letto Venerdì 12 di Leo Ortolani, che ha accompagnato per molto le uscite di Rat-man e finalmente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/Venerdì-12-Omnibus.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/Venerdì-12-Omnibus.jpg" alt="Venerdì 12 Omnibus" width="100" height="145" /></a>Un uomo, il suo amore impossibile e infranto, un servitore dal nome evocativo, una volontaria reclusione, una maledizione che porta alla deformità. Se quello che ho appena scritto vi porta una vena di malinconia probabilmente non avete mai letto <strong>Venerdì 12</strong> di Leo Ortolani, che ha accompagnato per molto le uscite di Rat-man e finalmente ha <a href="http://www.rat-man.com/site/IT/IT/collane.ashx?mn=4" target="_blank">un volume dedicato</a> alla storia integrale, dalla prima all&#8217;ultima puntata.</p>
<p style="text-align: justify">Se lo aveste letto vi sarebbe venuta in mente Bedelia e avreste cominciato a ridere, già dall&#8217;inizio. L&#8217;amore della vita di Aldo, infatti, non è proprio una santa, né una donna celestiale o perfetta. Anzi, richiama più un incrocio tra un salumiere e un gerarca: i suoi uomini sono numerati per comodità, ma attraverso un tatuaggio sulla coscia.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10283"></span>Attraverso una maledizione che viene da un carillon (cosa che ricorda – uno a caso – King) l&#8217;amore infelice di Aldo si trasforma in deformità fisica. Ma le citazioni non finiscono qui: dalla riconoscibile maschera fino al titolo, Venerdì 12 si muove di parodia in parodia, affrontando i classici di genere.</p>
<p style="text-align: justify">Nel volume Omnibus, inoltre, si può seguire la storia per intero, divisa nei suoi quattro tronconi: <span style="font-size: x-small">l</span><span style="font-size: 20pt"><span style="font-size: x-small">e Origini, la Solitudine, il Risveglio e la Conclusione. E cercare con Aldo di sfuggire al destino, conquistando il vero amore o sacrificando una vergine. Dato che quest&#8217;ultima opzione sembra essere impossibile da perseguire, &#8220;padrune&#8221; Aldo cercherà di tornare insieme a Bedelia per scoprire, infine, che non è proprio quello che vuole.</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 20pt"><span style="font-size: x-small">Il nostro moderno Belfagor sarà accompagnato da figure improbabili, tra cui il citato (ed esilarante) servitore Giuda che, fedele al detto <em>nomen omen</em>, non gli sarà di grande conforto, e donne di rara bruttezza sia fisica sia morale.</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 20pt"><span style="font-size: x-small">Il tratto è quello consueto di Ortolani, semplice ma in grado di mettere in evidenza il grottesco e il ridicolo, un disegno che è già di per sé caricatura e che fa scorrere le trecento pagine del volume con una semplicità inaspettata. Inoltre a conclusione della saga c&#8217;è un piccolo intervento che spiega le numerose fonti di ispirazione, non sempre facili da cogliere.</span></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 20pt"><span style="font-size: x-small">Se credete nell&#8217;amore idilliaco, beh, potrebbe non essere il fumetto giusto: vi garantisco, però, che vi sembrerà mostruosamente bello!<br />
</span></span></p>
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		<title>Mirrormask, Gaiman e McKean</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 03:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[NB: l’autrice della recensione sottolinea di averci provato. Sì, ho tentato di trattenere le lodi sperticate e non essere così smaccatamente entusiasta, ma invano. Va bene, la prossima volta sarò più seria. No, meglio che non lo giuri&#8230; La produzione narrativa di Neil Gaiman non si limita ai romanzi o alle fiabe dedicate ai bambini, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><em><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/mirrormask.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/mirrormask.jpg" alt="mirrormask" width="100" height="102" /></a>NB: l’autrice della recensione sottolinea di averci provato. Sì, ho tentato di trattenere le lodi sperticate e non essere così smaccatamente entusiasta, ma invano. Va bene, la prossima volta sarò più seria. No, meglio che non lo giuri&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify">La produzione narrativa di Neil Gaiman non si limita ai romanzi  o alle fiabe dedicate ai bambini, ma spazia ampiamente nel campo della sceneggiatura, sia per quanto riguarda il mondo dei fumetti che quello del cinema. Nel 2005, per esempio, è uscito per il mercato anglosassone il film <strong>Mirrormask </strong>(La Maschera-Specchio), scritto da Gaiman e diretto da Dave McKean. La collaborazione tra i due è proseguita anche sulla carta ed il risultato è il racconto illustrato omonimo, <a href="http://www.ibs.it/code/9788804556756/gaiman-neil/mirrormask-mascheraspecchio?shop=4558" target="_blank">edito da Mondadori</a>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9769"></span>La trama riprende il tema centrale più caro a Neil Gaiman, ovvero un protagonista sperduto tra sogno e realtà. In questo caso al centro della vicenda troviamo Helena, una quindicenne che vive in una famiglia circense ma che vorrebbe poter avere una vita più simile a quella delle sue coetanee. Un giorno, dopo un brutto litigio, la madre perde i sensi e deve essere ricoverata.</p>
<p style="text-align: justify">Afflitta da feroci sensi di colpa, la ragazzina si trova all’improvviso in una realtà parallela in cui una materia oscura sta distruggendo ogni cosa. Aiutata dal vagabondo mascherato Valentine, Helena scopre che la regina bianca di quel mondo è gravemente malata e solo la Maschera di Specchio potrà salvarla e mettere a posto le cose. Purtroppo questo magico elemento è custodito nel regno dell’Ombra ed è lì che la nostra eroina dovrà avventurarsi, alla scoperta di una verità ancora più spaventosa perché il pericolo ha origine da se stessa e forse non potrà essere arginato.</p>
<p style="text-align: justify">Illustrato con alcune immagini <a href="http://www.ibs.it/dvd/8013123002754/jason-barry-rob-brydon-stephanie-leonidas-gina/mirrormask.html?shop=4558" target="_blank">del film</a>, ma anche con disegni originali che ricordano da vicino il tratto di <em>The Sandman</em> (l’opera per cui Neil Gaiman è diventato famoso), <em>Mirrormask</em> è un’avventura breve ma mozzafiato. Se l’argomento della bimba smarrita nel sogno è facilmente riscontrabile in un capolavoro come <em>Alice nel Paese delle Meraviglie </em>di Lewis Carrol e verrà successivamente ripreso dallo stesso Gaiman nel più famoso <em>Coraline</em>, la visionarietà di quest’opera è tutta particolare.</p>
<p style="text-align: justify">L’ambiente del circo, le maschere, la stessa ambiguità del personaggio di Valentine (la caratterizzazione senza dubbio meglio riuscita) sono tutti riflessi delle incertezze che accompagnano l’adolescenza. Lo strato onirico è solo la via che conduce all’inconscio, in cui i personaggi si muovono sempre in bilico tra la loro realtà e la nostra, capaci di agire in entrambi i mondi.</p>
<p style="text-align: justify">Trattandosi di un semplice racconto, per di più estratto da una sceneggiatura, certi passaggi mancano di un approfondimento che li avrebbe resi più comprensibili, ma anche il senso di indefinitezza può rivelarsi un vantaggio, se usato da un bravo scrittore: a volte il non detto è uno spazio lasciato libero per la fantasia del lettore che non può più rimanere passivo. Quindi anche questa volta il signor  Gaiman fa centro, e lo fa a modo suo: invitandoci a entrare nel mondo dei sogni e costruire la nostra parte .</p>
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		<title>Cinzia la barbara &#8211; La gabbia, Ortolani</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 05:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei miei fumetti preferiti, non so nemmeno da quanto, è dedicato a un supereroe tutto particolare, un uomo&#8230; di più, un topo! Rat-man, al secolo Deboroh La Roccia, è l&#8217;irresistibile personaggio partorito, ormai vent&#8217;anni fa, dalla mente di Leo Ortolani. E queste ripubblicazioni a colori, come Cinzia la barbara e La Gabbia, sono il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Ratman-Cinzia-Gabbia.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Ratman-Cinzia-Gabbia.jpg" alt="Ratman Cinzia la barbara e La Gabbia - Ortolani" width="100" height="145" /></a>Uno dei miei fumetti preferiti, non so nemmeno da quanto, è dedicato a un supereroe tutto particolare, un uomo&#8230; di più, un topo! <em>Rat-man</em>, al secolo Deboroh La Roccia, è l&#8217;irresistibile personaggio partorito, ormai vent&#8217;anni fa, dalla mente di Leo Ortolani. E queste ripubblicazioni a colori, come <strong>Cinzia la barbara</strong> e <strong>La Gabbia</strong>, sono il giusto tributo alla vita di un personaggio che ha saputo sempre farci ridere.</p>
<p style="text-align: justify">Quante avventure al grido di &#8220;Fletto i muscoli e sono nel vuoto&#8221;! Quanta allegria nel leggere le sue storie, la nascita della sua squadra di supereroi, le sue disavventure amorose. E quante parodie azzeccate, da quella del film 300 a quella del Signore degli anelli.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10025"></span>Queste due che sono state ripubblicate a colori di recente negli albi speciali, sono due azzeccatissime parodie/omaggi, una di Conan il barbaro (chi non lo ricorda può farsi un&#8217;idea da <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/lora-del-dragone-howard/" target="_blank">questa recensione</a>) e l&#8217;altra di Star Trek.</p>
<p style="text-align: justify">Protagonista della prima è, in realtà, Cinzia Otherside, per questa volta nei panni (si fa per dire) del muscoloso personaggio del famoso <em>heroic fantasy</em> Conan. Starà a lei salvare Rat-man, alla soglia del matrimonio con Leganzia, in un&#8217;avventura piena di ambiguità e fraintendimenti, animata dalla sua grande passione per l&#8217;uomo in calzamaglia gialla.</p>
<p style="text-align: justify">La seconda storia invece si rifà alle tante saghe di Star Trek utilizzando tutti i personaggi abituali di Rat-man, tra cui Brakko, la stessa Cinzia e il Capitano Krik – che già per il solo nome trova un posto più che adeguato in questa parodia. Stavolta i nostri sono a confronto col creatore, con l&#8217;uomo armato di matita e gomma che deciderà, tra le molte idee, quali resteranno ingabbiate su carta e quali, scartate, saranno libere di andare.</p>
<p style="text-align: justify">Non vi dico di più sulla trama, pur non essendo questa la parte migliore dei fumetti di Ortolani: l&#8217;ironia, la sagacia di certe battute, l&#8217;inettitudine dell&#8217;eroe sono il sale di tutta la serie. In particolare, poi, questi due metafumetti raccolti nell&#8217;albo sono un graditissimo omaggio a due dei più classici fantasy della vecchia scuola.</p>
<p style="text-align: justify">Piacevole per chi non conosce i classici a cui fa riferimento, ancora più godibile per chi, conoscendoli, potrà riconoscere le numerose citazioni.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Guardami negli occhi, Panariello</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 16:30:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Panariello si schiera sempre dalla parte del cane, da quando Zeus ha fatto irruzione nella sua vita; e anche quest&#8217;estate non si è smentito, dando il suo appoggio alle campagne contro gli abbandoni promosse da varie associazioni. Lo ha fatto, come di consueto, con un libro, stavolta fotografico, dal titolo Guardami negli occhi. A voler [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Guardami-negli-occhi.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Guardami-negli-occhi.jpg" alt="Guardami negli occhi" width="150" height="151" /></a>Panariello si schiera sempre dalla parte del cane, da quando Zeus ha fatto irruzione nella sua vita; e anche quest&#8217;estate non si è smentito, <a href="http://www.librimondadori.it/web/mondadori/speciali/amore-animali#" target="_blank">dando il suo appoggio</a> alle campagne contro gli abbandoni promosse da varie associazioni. Lo ha fatto, come di consueto, con un libro, stavolta <a href="http://www.ibs.it/code/9788804590750/panariello-giorgio/guardami-negli-occhi-quando.html?shop=4558" target="_blank">fotografico</a>, dal titolo <strong>Guardami negli occhi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A voler essere precisi sarebbe <em>Guardami negli occhi quando mi abbandoni</em>, ed è un microracconto dei pensieri del cane mentre il suo padrone lo porta lungo la strada in cui ha deciso di abbandonarlo, accompagnato da immagini curiose di cani &#8220;fantasia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9965"></span>È brevissimo davvero, ma dice tutto ciò che è necessario e riesce a creare una forte empatia: sembra quasi sia vero il discorso del cane, che passa da un&#8217;iniziale contentezza per l&#8217;uscita insieme all&#8217;oggetto del suo amore, alla perplessità per la strada conosciuta, allo smarrimento per quello che gli succede.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro, nonostante la dedica sia per quelli che decidono di abbandonare, si rivolge a tutti gli i cinofili, toccando corde sensibili: le espressioni di questi cani che guardano dritto in macchina, e quindi negli occhi del lettore, muovono, incuriosiscono, emozionano. E, con la particolare simpatia di alcune, si rivolge anche ai più piccoli, che effettivamente dovrebbero essere i destinatari e gli artefici di una nuova cultura di rispetto per gli animali.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere e comprare per sostenere una giusta causa e, perché no, per sorridere delle buffe espressioni dei protagonisti canini.</p>
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		<title>Mister No: Il Dio vendicatore, Nolitta e Diso</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 03:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel giugno del 1975 usciva il primo numero di Mister No, fumetto edito da quell’Editoriale Cepim, oggi conosciuta come Sergio Bonelli Editore, celebre per avere prodotto e pubblicato serie storiche come Tex e Zagor. Scritto dallo stesso Sergio Bonelli, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta, Mister No voleva però essere un prodotto a suo modo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/dio-vendicatore.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/dio-vendicatore.jpg" alt="Il dio vendicatore – Nolitta e Diso" width="100" height="143" /></a>Nel giugno del 1975 usciva il primo numero di <strong>Mister No</strong>, fumetto edito da quell’Editoriale Cepim, oggi conosciuta come Sergio Bonelli Editore, celebre per avere prodotto e pubblicato serie storiche come Tex e Zagor. Scritto dallo stesso Sergio Bonelli, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta, Mister No voleva però essere <a href="http://www.ibs.it/code/9788888960746/nolitta-guido-diso-roberto/dio-vendicatore.html?shop=4558" target="_blank">un prodotto</a> a suo modo innovativo, sia nel panorama del fumetto seriale italiano in generale sia, in particolare, per gli standard della casa editrice.</p>
<p style="text-align: justify">Mister No, al secolo Jerry Drake, è infatti un avventuriero sui generis &#8211; perché pur sempre di fumetto d’avventura si parla &#8211; un avventuriero suo malgrado, un pilota americano che dopo aver combattuto per il suo Paese durante la Seconda Guerra Mondiale (anche in Italia fra l’altro) si ritira in cerca di pace a vivere nella Manaus degli anni ’50, in Brasile, in piena foresta amazzonica, lavorando come pilota turistico alla guida di un piccolo piper.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9684"></span>Un antieroe assai lontano dalla retorica dei protagonisti del comic classico, calato in pieno nell’ondata di rinnovamento degli anni ’70 insomma, un protagonista disilluso, disincantato e anticonformista di storie che gli capitano sulla testa suo malgrado. E per essere un tipo alla ricerca di tranquillità, un bicchiere di cachaca con gli amici e qualche bella donna, bisogna dire che gliene capitavano: indios tagliatori di teste, trafficanti d’armi, zombi e dark lady, e tutto un campionario di avversari e dis-avventure che però iniziavano a portare in campo tematiche ecologiste legate alla salvaguardia della foresta pluviale e a un profondo rispetto della cultura indigena. A testimonianza del sincero amore che l’autore nutriva, e nutre tuttora, per quelle terre.</p>
<p style="text-align: justify">La serie ha concluso le sue pubblicazioni da qualche anno ma a testimonianza della vitalità e del valore del personaggio continuano a essere ripubblicate in libri e ristampe periodiche, come nel caso di questo volume, edito dalla bolognese Comma 22, e intitolato <strong>Il Dio vendicatore</strong>. Viene qui infatti riproposta una storia classica, a firma Guido Nolitta e con i disegni di Roberto Diso. Diso che era il disegnatore principe della serie: se infatti il personaggio all’inizio era stato creato graficamente da Gallieno Ferri e Franco Donatelli, già al fianco di Nolitta/Bonelli sulle pagine dello storico Zagor, ben presto fu lo stile elegantissimo e dinamico di Roberto Diso a imporre il look definitivo del pilota e a far sì che l’ottimo illustratore diventasse il copertinista definitivo della serie.</p>
<p style="text-align: justify">Grande merito va quindi a case editrici come questa, che fanno conoscere anche ai più giovani una perla del nostro fumetto “popolare” che ha vantato fra i suoi autori anche nomi illustri, oltre a quelli già menzionati basta citare Tiziano Sclavi, il padre di Dylan Dog, lo scrittore veneziano Alberto Ongaro, o Ferdinando Tacconi fra i disegnatori.</p>
<p style="text-align: justify">Da riscoprire e (ri)assaporare ovviamente – a trovarla – con una cachaca originale.</p>
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		<title>Supernatural: origini, Johnson e Smith</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Aug 2009 03:55:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli appassionati del telefilm Supernatural che ancora lo ignorano saranno probabilmente felici della notizia: un paio di mesi fa anche in Italia è arrivata, edita dalle edizioni BD, la graphic novel Supernatural: origini, tratta dalla famosa (almeno dagli States) serie televisiva. Come si intuisce facilmente dal titolo, nasce come prequel della prima stagione per stuzzicare [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/Supernatural-oriigni.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/Supernatural-oriigni.jpg" alt="Supernatural: origini" width="100" height="157" /></a>Gli appassionati del telefilm <em>Supernatural</em> che ancora lo ignorano saranno probabilmente felici della notizia: un paio di mesi fa anche in Italia è arrivata, <a href="http://www.ibs.it/code/9788861233744/johnson-peter-smith-matthew/supernatural-origini.html?shop=4558" target="_blank">edita dalle edizioni BD</a>, la graphic novel <strong>Supernatural: origini</strong>, tratta dalla famosa (almeno dagli States) serie televisiva.</p>
<p style="text-align: justify">Come si intuisce facilmente dal titolo, nasce come prequel della prima stagione per stuzzicare la curiosità dei fan su cosa accadde quando morì Mary e suo marito John Winchester divenne cacciatore di demoni. Ma facciamo un passo indietro e iniziamo dal principio (o per meglio dire dall&#8217;inizio del telefilm), per chi è digiuno della storia.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9532"></span><em>Supernatural</em> ha per protagonisti i due figli di John e Mary, Sam e Dean, che dal padre (disperso e forse morto) ricevono l&#8217;eredità scomoda della sua missione. Diventano a loro volta persecutori delle creature infernali; per giustizia ma, soprattutto, per perseguire la vendetta personale nei confronti degli esseri che hanno sterminato la loro famiglia e l&#8217;amore della vita di Sam. Questo il telefilm.</p>
<p style="text-align: justify">Il fumetto invece inizia parecchi anni prima, quando un giovane John Winchester assiste impotente alla morte della moglie per combustione spontanea. Rimasto vedovo con due bimbi piccoli, John apprende l&#8217;esistenza dei demoni e, guidato dalla sua sete di vendetta, diventerà loro sterminatore per cercare di arrivare all&#8217;unica, sfuggente creatura che gli ha rovinato la vita.</p>
<p style="text-align: justify">Uno degli aspetti positivi del fumetto è proprio quello di affrontare alcune delle questioni irrisolte in TV: perché Mary è morta? Era lei la vittima designata? Chi era John prima di diventare il freddo assassino votato alla sua causa? Perché iniziò a tenere quel diario poi trovato dai figli?</p>
<p style="text-align: justify">Le tavole dal tratto un po&#8217; stilizzato (forse troppo, per il mio personalissimo gusto) sono accompagnate da una storia che risponde a queste domande, allacciandosi in maniera molto naturale alla serie televisiva ma senza prenderla come acquisita.</p>
<p style="text-align: justify">Ha infatti il pregio di rendersi appetibile ai cultori del fumetto horror ma completamente estranei al telefilm perché, partendo dal principio, non dà nessuna conoscenza per scontata. Per i lettori la famiglia Winchester arriva alla prima pagina dell&#8217;albo, con dei disegni che si discostano, sono certa volutamente, dagli attori in carne e ossa. Il disegno è messo in risalto dai colori foschi di Mettler, proprie del fumetto del genere, e i cultori del telefilm vi ritroveranno pari pari le stesse atmosfere cupe e un po&#8217; disperate.</p>
<p style="text-align: justify">Una lettura piacevole, adatta a queste afose sere d&#8217;estate. In attesa che arrivi il fresco e con esso la voglia di dedicarsi a libri più impegnativi.</p>
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		<title>Shigurui, Nanjo e Yamaguchi</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 12:40:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri d'arte e fumetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa spinge gli uomini alle grandi imprese? Qual è la naturale reazione degli uomini davanti ad ostacoli insormontabili? Secondo Norio Nanjo (1908-2004), scrittore ed esperto di storia medievale, è la crudeltà, se non addirittura la pazzia. Questa sua idea è alla base del suo romanzo Suruga joo gozenjiai (La gara di arti marziali tenutasi al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/Shigurui01.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/Shigurui01.jpg" alt="Shigurui01" width="100" height="139" /></a>Cosa spinge gli uomini alle grandi imprese? Qual è la naturale reazione degli uomini davanti ad ostacoli insormontabili? Secondo Norio Nanjo (1908-2004), scrittore ed esperto di storia medievale, è la crudeltà, se non addirittura la pazzia. Questa sua idea è alla base del suo romanzo <strong>Suruga joo gozenjiai</strong> (<em>La gara di arti marziali tenutasi al castello di Sunpu alla presenza del Feudatario</em>), da cui successivamente è stato tratto <strong>Shigurui </strong>(folle) un bellissimo manga disegnato da Takayuki Yamaguchi e pubblicato in Italia dalla <em>Planet Manga.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify">La storia inizia con un  assurdo torneo di scherma con vere Katane organizzato da un feudatario sanguinario. Il primo duello è tra un guerriero monco ed uno cieco che sembrano uniti da un profondo rancore: Gennosuke Fujiki e Seigen Iraco. Viene racconta la storia dei due giovani samurai: una storia di violenza, sopraffazione, fanatismo, ambizione e vendette concatenate.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9606"></span>La trama di Shigurui, fedele al libro, si dipana attraverso brevi episodi che si susseguono avanti ed indietro nel tempo tinteggiando, davanti agli occhi del lettore, un quadro cinico dei personaggi e del loro mondo. Il mondo dei samurai è ben lungi da quello stereotipato da altre opere storiche. È un mondo in cui la pietà non esiste, i sentimenti devono restare nascosti, la vita è spesa nella cieca obbedienza al proprio signore ingiusto e sadico. L’onore è solo una maschera che nasconde fanatismo ed  ambizione portati sino alla follia.</p>
<p style="text-align: justify">Il disegno di Yamaguchi, curato e particolareggiato, è anch’esso insolito: i personaggi sono spesso ritratti senza vestiti (ed a volte anche senza pelle) per mettere in evidenza la contorsione dei muscoli e le pose drammatiche. I dialoghi sono scarsi lasciando il campo agli splendidi disegni ed alle didascalie. I duelli sono molto spettacolari sia per la ricostruzione delle tecniche di spada che per l’effetto splatter: sangue, teste mozzate, mascelle strappate, budella&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Shigurui è un manga <em>eccessivo</em> sia nella violenza fisica che in quella psicologica tanto da essere consigliato ad pubblico maturo. I suoi punti di forza sono la fedele ricostruzione storica e l’impatto visivo <em>granguignolesco</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Consigliato a gente dallo stomaco forte!</p>
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		<title>La Torre Nera &#8211; La nascita del pistolero, King e David, Furth, Lee, Ivanove</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 03:55:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[graphic novel]]></category>
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		<description><![CDATA[Stephen King e la Marvel. Un connubio che non poteva lasciarmi indifferente vista la passione che nutro per i libri del primo e per i supereroi della seconda. Come penso molti fan del Re ho passato anni nell&#8217;attesa dell&#8217;ennesimo capitolo della Torre Nera e, di conseguenza, ho trascorso più di un lustro in compagnia di [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/torre-nera.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/torre-nera.jpg" alt="La torre nera" width="100" height="154" /></a>Stephen King e la Marvel. Un connubio che non poteva lasciarmi indifferente vista la passione che nutro per i libri del primo e per i supereroi della seconda.</p>
<p style="text-align: justify">Come penso molti fan del Re ho passato anni nell&#8217;attesa dell&#8217;ennesimo capitolo della <em>Torre Nera</em> e, di conseguenza, ho trascorso più di un lustro in compagnia di Roland Deschain e del suo universo fantastico. Il fumetto, uscito alla conclusione della mastodontica saga letteraria, partiva sotto i (personali) migliori auspici perché trovavo le ambientazioni del medio-mondo perfette a una trasposizione su tavola.</p>
<p style="text-align: justify">Il risultato finale della collaborazione non mi ha per niente deluso, e qua vi presento il primo volume della saga a fumetti, <strong>La nascita del Pistolero</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9357"></span>Come già si intuisce nel titolo il racconto grafico, al contrario dei libri, inizia dal principio. Mantiene il famoso incipit che tutti noi, estimatori kinghiani, conosciamo a memoria: &#8220;L&#8217;uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì&#8221;. Ma diventa qua il prologo alla storia della formazione di Roland come pistolero, della sua fuga da Gilead e dal suo incontro con l&#8217;amore della sua vita, Susan Delgado.</p>
<p style="text-align: justify">Gli eventi, per farla breve, narrati nel quarto libro della saga, <em>La sfera del buio</em>. Parlando dal punto di vista dei contenuti, devo dire che ho apprezzato molto di più il fumetto del libro in questione, che si dilunga oltre il consentito su eventi che saranno anche interessanti ma che rimangono una brusca e fastidiosa interruzione sulla strada nella ricerca della Torre Nera.</p>
<p style="text-align: justify">Ritrovarli quindi raccontati in poche ed espressive pagine illustrate, per di più posizionate all&#8217;inizio della storia invece che a metà, mi ha fatto molto piacere e la considero una scelta oltremodo azzeccata. Ma chiudiamo sull&#8217;aspetto narrativo e veniamo a quello grafico, visto che è di una graphic novel di cui appunto stiamo parlando.</p>
<p style="text-align: justify">La Marvel Comics per realizzare questo progetto ha messo in campo delle vere punte di diamante. Non starò ad annoiarvi con particolari inutili che potete leggere sul retro del libro, evidenzio il particolare perché ci tengo a sottolineare che il volume merita fino all&#8217;ultimo centesimo i soldi che chiede (non certo bruscolini per un fumetto, potrebbe pensare qualcuno).</p>
<p style="text-align: justify">La carta patinata di spessore lussuoso mette in risalto i colori scelti per le tavole, che alternano pagine tinte nei toni dei gialli, dal tenue all&#8217;arancio al rosso infuocato, a pagine in splendidi viola e cupi blu e verdi. I primi non possono che evocare l&#8217;ambientazione western, di cui Stephen King ha messo tanto nella sua saga (impossibile non pensare ai colori propri della Monument Valley, che fece da sfondo a molti classici cinematografici del genere) e i secondi tingono l&#8217;ambientazione da ovest americano da fantasy, perché alla fin fine il genere letterario è quello. La spettacolare edizione della Sperling &amp; kupfer si chiude poi con alcune tavole a dimensione intera, che fanno vedere le varie varianti di copertina e i disegni preparatori, bozzetti a matita non utilizzati, una vera manna per i cultori del genere.</p>
<p style="text-align: justify">Non posso che consigliare <a href="http://www.ibs.it/code/9788820044060/king-stephen/nascita-del-pistolero-la.html?shop=4558" target="_blank">questo libro</a> agli amanti di Stephen King o del fumetto. Se poi amate entrambi, non potete proprio lasciarvelo sfuggire.</p>
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		<title>Manuale degli oggetti ribelli, Prestifilippo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 03:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Confessate: avete talvolta smarrito un guanto (o calzino) per poi ritrovarlo in un posto improbabile? Avete pensato che il rubinetto sia posseduto da uno spirito dispettoso che si diverte a torturarvi, facendo scendere qualche sporadica goccia solo per turbare il vostro sonno? Se è così non potete perdervi il Manuale degli oggetti ribelli, di Pablo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/manuale-degli-oggetti-ribelli.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/manuale-degli-oggetti-ribelli.jpg" alt="manuale-degli-oggetti-ribelli" width="100" height="105" /></a>Confessate: avete talvolta smarrito un guanto (<a href="http://www.canidacuccia.it/leto/a-caccia-di-calzini/" target="_blank">o calzino</a>) per poi ritrovarlo in un posto improbabile? Avete pensato che il rubinetto sia posseduto da uno spirito dispettoso che si diverte a torturarvi, facendo scendere qualche sporadica goccia solo per turbare il vostro sonno? Se è così non potete perdervi il <strong>Manuale degli oggetti ribelli</strong>, di Pablo Prestifilippo.</p>
<p style="text-align: justify">Il titolo non lascia spazio a dubbi: è un catalogo illustrato di quelle specie animate, oggetti con una personalità anche forte, che fanno parte della nostra vita quotidiana in silenzio, senza farci notare la loro vitalità. E che generano con le loro trovate l&#8217;impressione di avere a che fare con mostri, alieni o fantasmi (o tutte e tre le cose insieme).</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9438"></span>La variopinta fauna dei nostri oggetti comuni trova spazio nella quarantina di pagine del volumetto; a occuparsi di questa inconsueta tassonomia è il professor Aristitole,  scienziato e curioso, che dopo anni di studi ed esplorazioni casalinghe riesce a risolvere i misteri più astrusi, persino quelli delle macchie d&#8217;umidità.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;impostazione è quella consueta della casa editrice Orecchio Acerbo: illustrazioni a tutto campo che impegnano le pagine coi loro colori; da una parte le testimonianze di chi ha smarrito il consorte per poi ritrovarlo in luoghi insospettati, credendolo rapito dagli ufo,  dall’altra la spiegazione del baldo professor Tito. Come sempre anche la veste estetica, dalla carta alla scelta della copertina, si dimostra accuratissima.</p>
<p style="text-align: justify">Le immagini di Prestifilippo hanno un’aria lievemente retrò, rassicurante e familiare, ma al contempo accattivante e divertente; non a caso è un autore rubato al mondo della pubblicità e della comunicazione, che sa concentrare quindi in pochi tratti un piccolo cosmo e renderlo “appetibile”. Tutto, insomma, concorre all&#8217;idea di trovarsi fra le mani un piccolo libro d&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: justify">Un <a href="http://www.ibs.it/code/9788889025789/prestifilippo-pablo/manuale-degli-oggetti-ribelli.html?shop=4558" target="_blank">manuale moderno</a> dedicato ai ragazzi di oggi, ma con un&#8217;attenzione particolare anche ai ragazzi di una volta. E che sarebbe meglio leggere insieme, per scoprire <em>Tutta la verità sulle belve feroci che ci spiano nelle nostre case</em>.</p>
<div class="shr-publisher-9438"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Grafica e disegni, Escher</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 03:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amo molto le arti grafiche in genere, specialmente quelle che utilizzano i nostri stessi sensi per ingannarci. Non posso quindi fare a meno di provare la più sincera ammirazione per Escher e la sua opera; impensabile per me non approfittare della ristampa di Grafica e disegni, proprio di quest&#8217;autore che tanto stimo. Una cospicua parte [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/grafica-e-disegni.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/grafica-e-disegni.jpg" alt="Grafica e disegni - M.C. Escher" width="80" height="101" /></a>Amo molto le arti grafiche in genere, specialmente quelle che utilizzano i nostri stessi sensi per ingannarci. Non posso quindi fare a meno di provare la più sincera ammirazione per <a href="http://www.mcescher.com/" target="_blank">Escher</a> e la sua opera; impensabile per me non approfittare della ristampa di <strong>Grafica e disegni</strong>, proprio di quest&#8217;autore che tanto stimo.</p>
<p style="text-align: justify">Una cospicua parte di quello che è raccolto nel volume è sicuramente già noto a molti: le illusioni, i nastri, le metamorfosi. Ciò che rende il volume più prezioso è l&#8217;accompagnamento di introduzione e descrizioni scritte dallo stesso artista, che sintetizzano il percorso di genesi e l&#8217;estetica sottesi.</p>
<p><span id="more-9396"></span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/punt-e-mes.jpeg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/punt-e-mes.jpeg" alt="Punt e mes - Armando Testa" width="100" height="136" /></a><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/tre-sfere-i.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/tre-sfere-i.jpg" alt="Tre sfere I - M.C. Escher" width="100" height="169" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Le tavole di Escher sono create per smarrirsi, per riflettere sulla percezione, sugli enigmi, sulla trasformazione. Rappresentazioni di idee difficilmente veicolabili con la scrittura, ma che attraverso l&#8217;immagine vengono comunicate senza filtri. A volte però la complessità della sua opera costringe ad uno sguardo più indagatore e approfondito, per poter apprezzare l&#8217;intera composizione.</p>
<p style="text-align: justify">Dalle sue didascalie risaliamo ai temi fondanti: il conflitto tra la superficie e lo spazio, espresso attraverso la confutazione della bidimensionalità, la relatività, che trova forme nuove attraverso un uso moderno della prospettiva, i cerchi e le spirali spaziali, la cui più famosa rappresentazione è la Striscia di Moebius.</p>
<p style="text-align: justify">Salta anche agli occhi la quantità di ispirazioni che ha dato al mondo della grafica pubblicitaria, compreso questo parallelo tra il suo <em>Tre sfere I </em>e il manifesto di Armando Testa (altro intelletto vivacissimo) per <em>Punt e Mes</em>. Persino <a href="http://video.google.com/videoplay?docid=6010964254058148832" target="_blank">Simpson</a> e <a href="http://www.comedycentral.com/videos/index.jhtml?videoId=136581&amp;title=apartment-hunting" target="_blank">Futurama</a> (al minuto 1:24) hanno reso omaggio alle sue creazioni.</p>
<p style="text-align: justify">La qualità <a href="http://www.ibs.it/code/9783822813102//escher-grafica-disegni.html?shop=4558" target="_blank">del volume</a>, rapportata al prezzo davvero esiguo e abbordabile, è buona, le immagini nitide sia per definizione che per dimensioni; ho imparato a tenere d&#8217;occhio Taschen per la continua riproposizione di volumi economici che consentono di farsi un&#8217;idea di quanto c&#8217;è di meglio nel campo dell&#8217;illustrazione, fotografia e tutte le arti grafiche.</p>
<p style="text-align: justify">Sicuramente un punto d&#8217;inizio per conoscere e apprezzare l&#8217;opera di un vero genio.</p>
<p style="text-align: justify">
<div class="shr-publisher-9396"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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