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	<title>Liblog &#187; Dal vecchio baule</title>
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	<description>Libri grandi e piccoli letti da chi li ama</description>
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		<title>Il pazzesco mago Wiz, Parker e Hart</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 07:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto a ripescare dai vecchi bauli, dagli angoli dimenticati delle librerie, si scoprono libri attuali, che potrebbero essere stati scritti non più tardi di ieri ma invece appartengono a qualche decade fa. È la sensazione che ho avuto leggendo Il pazzesco mago Wiz, edito per Mondadori nel 1974 e da allora piuttosto – ingiustamente [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/mago-wiz.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/11/mago-wiz.jpg" alt="" width="120" height="167" /></a>Ogni tanto a ripescare dai vecchi bauli, dagli angoli dimenticati delle librerie, si scoprono libri attuali, che potrebbero essere stati scritti non più tardi di ieri ma invece appartengono a qualche decade fa. È la sensazione che ho avuto leggendo <strong>Il pazzesco mago Wiz</strong>, edito per Mondadori nel 1974 e da allora piuttosto – ingiustamente – obliato.</p>
<p style="text-align: justify">Sono strisce realizzate dagli stessi Parker e Hart famosi per essere i creatori di <em>B.C.</em>, di maggior successo, e che portano lo stesso accento satirico e successo con sé. Questa volta il soggetto è molto diverso, e molto attuale: protagonista un regno con le sue storie, i suoi personaggi tipici.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12295"></span>I protagonisti sono tanto semplici da risultare iconici: un regnante-dittatore molto basso e molto vanesio, un mago di corte svampito, il nostro Wiz appunto, guardie dalla lingua lunga, un buffone ubriacone e un popolo povero, ironico e sempre nei guai. Attorno a questi caratteri si sviluppano una serie di vignette satiriche che potrebbero essere pensate dai vignettisti moderni.</p>
<p style="text-align: justify">Ognuno di loro infatti è una caricatura, come si può intuire anche dal tipo di tratto utilizzato, deformante e divertente già di per sé; e i testi caustici seppur brevi fanno sorridere ancora, senza dover ricorrere ad artifici o all&#8217;uso sempre più diffuso del turpiloquio come forma di intrattenimento. Straniante anche il fatto che il regno sia attualizzato, con forti anacronie che fanno risaltare ancora di più i tratti moderni.</p>
<p style="text-align: justify">Non so dire chi stessero parodiando allora i due autori, so però che due o tre riferimenti attualissimi mi vengono in mente, senza dovermi sforzare più di tanto. Se volete farvi una risata distesa e ritrovare un sapore antico di battute caustiche e ironia, questo è sicuramente il fumetto giusto.</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>La principessa indesiderata, de Camp</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 06:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra gli autori del fantasy classico più famosi un posto particolare spetta a L. Sprague de Camp. In primo luogo per la sua fantasia nel creare universi tanto fantasiosi da sfiorare l’assurdo, in secondo per la sua acuta vena ironica e umoristica. Un buon esempio della sua produzione è il libro di cui vi parlo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Tra gli autori del <em>fantasy classico</em> più famosi un posto particolare spetta a L. Sprague de Camp. In primo luogo per la sua fantasia nel creare universi tanto fantasiosi da sfiorare l’assurdo, in secondo per la sua acuta vena ironica e umoristica. Un buon esempio della sua produzione è il libro di cui vi parlo oggi: <strong>La principessa indesiderata</strong><em>.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em> </em>Il protagonista del romanzo Rolling Hobart, ingegnere di una società americana, è trascinato nel mondo dove “tutte le cose sono o non sono qualcosa” per salvare la bellissima principessa. Riesce nell’impresa ma, contravvenendo alla tradizione favolistica, si rifiuta di sposarla! Cominciano allora i suoi esilaranti tentativi per fuggire che, manco a dirlo, peggiorano soltanto la situazione invischiandolo sempre più in intrighi e guerre, regolate da leggi addir poco bizzarre.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12241"></span>Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo dominato dalla pura logica Aristotelica? De Camp l’ha fatto e il risultato è spassoso: le montagne sarebbero perfettamente coniche, esisterebbero solo i colori primi, niente crepuscolo (perché o è giorno o è notte), le persone avrebbero personalità <em>assolute…</em> insomma niente sfumature. Da questo spunto arguto ed originale l’autore trae dialoghi a limite dell’assurdo e situazioni surreali, fino a portare alle estreme conseguenze la logica Aristotelica nel sorprendente finale.</p>
<p style="text-align: justify">Il tutto raccontato con stile gradevole, essenziale e pieno di sottile umorismo. Nel complesso questa piccola perla del fantastico è una lettura adatta a tutte le età. Si presta a essere letta tutta d’un fiato in due o tre giornate piovose. Buona lettura.</p>
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		<title>Il tesoro della miniera, L’Amour</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 05:50:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho letto da qualche parte (ma non ricordo dove) che un libro nasce da una domanda che l’autore pone a se stesso&#8230; personalmente trovo più ovvio che leggere un libro serva a dare risposta a una domanda. Per il romanzo di cui vi parlo oggi la domanda, era pressappoco: «Com’è scritto un romanzo western?». Sarà [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ho letto da qualche parte (ma non ricordo dove) che un libro nasce da una domanda che l’autore pone a se stesso&#8230; personalmente trovo più ovvio che leggere un libro serva a dare risposta a una domanda. Per il romanzo di cui vi parlo oggi la domanda, era pressappoco: «Com’è scritto un romanzo western?». Sarà che i western sono troppo abituato a vederli al cinema (o su qualche fumetto), ma proprio non riuscivo a immaginarmi la versione letteraria di una delle pellicole di Ford. Per fortuna l’opera era su un carretto tarmato…</p>
<p style="text-align: justify">La trama del <strong>Tesoro della miniera</strong> è piena di sangue, sudore e polvere da sparo! In pieno territorio apache un uomo ha trovato l’oro. Estrarlo è pericoloso a causa degli indiani e dei banditi quindi, lui sua moglie e sua sorella vivono ogni giorno con il terrore di essere scoperti. Nel frattempo due uomini attraversano il deserto: un ricercato e un cacciatore di taglie. Quando le loro strade s’incontreranno ci sarà da sparare, per la vita, l’amore e tanto oro!</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12117"></span>Sul frontespizio del libro l’autore, Louis L’Amour, è presentato come &#8220;Lo scrittore del west più letto al mondo&#8221;. Non so se ciò sia vero, ma, di sicuro, ha saputo mettere in un romanzo di poco più di cento pagine tutti gli ingredienti di un western: uomini che sono uomini, donne dal sangue caliente, indiani cattivi e canyon arroventati dal sole. In più lo scrittore aggiunge una buona conoscenza del territorio americano, della vita di frontiera nonché di flora e fauna.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro, in generale, è scritto bene e sembra davvero di leggere un film! La narrazione è scorrevole e un paio di scene si distinguono per pathos e romanticismo. La trama è un po’ scontata e l’approfondimento psicologico, anche se presente, lascia dei personaggi tanto stereotipati che dopo un po’ non si fa fatica a immaginarli con le sembianze dei vari Wayne e Cooper. Il che non dispiace.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Il tesoro della miniera</em> contiene tutto ciò che ci piace dei film sul far west condito con quel qualcosina in più che non si può riportare sullo schermo. Quindi che aspettate? Toglietevi la curiosità!</p>
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		<title>Capitan Rogers nel 25° secolo, Steele</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 05:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il sole oggi è rovente. Giornata perfetta per andare al mare e, magari, per una bella lettura sotto l’ombrellone. Per il mare non posso fare nulla ma la lettura la posso suggerire io: come ormai ben sapete, quando il sole picchia niente è più fresco per me di un po’ di fantascienza! In effetti, tanto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Il sole oggi è rovente. Giornata perfetta per andare al mare e, magari, per una bella lettura sotto l’ombrellone. Per il mare non posso fare nulla ma la lettura la posso suggerire io: come ormai ben sapete, quando il sole picchia niente è più fresco per me di un po’ di fantascienza!</p>
<p style="text-align: justify">In effetti, tanto fresco questo libricino non è, trattandosi di un classico del genere. Tanto classico che ne hanno tratto una serie di telefilm che anche all’epoca (parlo degli anni ’80, quando ero <em>piccolo</em>), trovavo un poco noioso. «Ma il libro com’è?». Pensai quando l’occhio mi cadde sulla copertina del romanzo sperso sul vecchio carretto tarmato. Come avrete capito (d&#8217;altronde qua sopra c’è tanto di titolo!) il romanzo in questione è il celeberrimo (?) <strong>Capitan Rogers nel 25° secolo</strong><em> </em>di Addison E. Steele.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-12059"></span>Per quelli che non frequentano il genere fantascientifico o che odiano le serie tv degli anni ’80 vi dirò che il romanzo ha come protagonista il capitano e astronauta Buck Rogers. Durante una delle prime missioni spaziali (parliamo del 1987) Buck, rimane ibernato nel suo veicolo alla deriva. Si risveglia nel 25° secolo, ad accoglierlo un mondo cambiato dalle guerre e dalla tecnologia dove il simpatico capitano è coinvolto in un intrigo interplanetario tra computer senzienti (e saccenti), astronavi da guerra, robot ed una principessa tanto bella quanto pericolosa…</p>
<p style="text-align: justify">Sono sempre un po’ in imbarazzo a commentare un classico di questa levatura. Che dire in più dei critici che negli anni ne hanno intessute le lodi o l’hanno denigrato? Comincerò con quello che è quasi una regola: il libro è migliore del telefilm. Scritto in modo semplice ma elegante, scorre veloce tra le mani senza mai annoiare, forse non appassionante, come altre opere, ma gradevole e rilassante.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante sia un libro di fantascienza <em>classica,</em> vi si possono notare temi ancora attuali (d&#8217;altronde è da libri come questo che gli scrittori s’ispirano): la paura di un olocausto nucleare, la paranoia per gli alieni cattivi, il timore di essere intrappolati in un mondo dominato da intelligenze elettroniche insensibili etc.</p>
<p style="text-align: justify">Tirando le somme quello che vi propongo oggi è un libro classico nei contenuti ma scanzonato e leggero, <em>quasi</em> cinematografico, perfetto per un paio di giorni di ozioso relax sotto l’ombrellone. Buon riposo a tutti!</p>
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		<title>Psycho, Bloch</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 06:29:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Parlare di questo libro mi fa ripensare a un aneddoto che Stephen King racconta nella prefazione di un suo libro: era ancora giovane ma già discretamente famoso quando gli capitò di partecipare a una convention di scrittori dell&#8217;orrore. Tra questi c&#8217;era anche Robert Bloch che, privo di mezzi economici, era venuto all&#8217;evento con l&#8217;autobus: la [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/07/psycho.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="psycho" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/07/psycho.jpg" alt="" width="100" height="155" /></a>Parlare di questo libro mi fa ripensare a un aneddoto che Stephen King racconta nella prefazione di un suo libro: era ancora giovane ma già discretamente famoso quando gli capitò di partecipare a una convention di scrittori dell&#8217;orrore. Tra questi c&#8217;era anche Robert Bloch che, privo di mezzi economici, era venuto all&#8217;evento con l&#8217;autobus: la cosa scioccò alquanto il giovane King, che già godeva dei frutti (monetari) del suo lavoro e che considerava Bloch uno dei suoi maggiori ispiratori.</p>
<p style="text-align: justify">Non so quale considerazione in patria sia toccata davvero a questo brillante autore di genere, però mi è sempre stato chiaro che in Italia non ne ha mai goduta molta. Fu (è morto ormai alcuni anni fa) uno scrittore molto prolifico eppure da noi non è arrivato quasi nulla. Nello scrivere poi questa recensione mi sono accorta che <strong>Psycho </strong>addirittura è fuori catalogo: per un&#8217;amante del genere noir come me è quasi un affronto visto che di fatto<a href="http://www.ibs.it/code/9788834709177/bloch-robert/psycho.html?shop=4558" target="_blank"> il libro fece da apripista</a> per l&#8217;horror psicologico, e non sto parlando solo di King.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11922"></span>Ma torniamo a bomba, cioè alla trama, e scusatemi se di fatto essa è arcinota.</p>
<p style="text-align: justify">Marion Crane, una giovane impiegata di Phoenix, scappa dopo aver derubato il suo ufficio di un&#8217;ingente somma di denaro. Il suo piano è raggiungere in auto il fidanzato e insieme a lui utilizzare la somma sottratta per iniziare una nuova vita. Ma il destino ci mette lo zampino: durante la fuga la ragazza, stanca delle lunghe ore passate al volante sotto la pioggia, si fermerà al motel Bates per passarvi la notte. La decisione avrà, purtroppo per lei, esiti infausti.</p>
<p style="text-align: justify">Riletto oggi, a distanza di cinquant&#8217;anni dalla sua stesura (li ha compiuti giusto giusto l&#8217;anno scorso) il libro colpisce per come tutto si giochi sulla personalità controversa e schizofrenica di Norman Bates. Il vero salto di qualità, rispetto al genere così come si conosceva fino a quel momento, è che l&#8217;orrore non viene da fuori: il mostro è mentale e anche se adesso sembra che non vi sto dicendo niente di nuovo, le cose non erano proprio così mezzo secolo fa. L&#8217;azione vera e propria, condotta da una manciata di personaggi, cattura marginalmente l&#8217;attenzione: come se stessimo assistendo a una rappresentazione teatrale abbiamo davvero pochissimi cambi di scena. Il fulcro di tutto è la casa gotica dei Bates, il motel ma soprattutto le molteplici personalità che li abitano.</p>
<p style="text-align: justify">Non è facile, se non impossibile, affrontare la lettura senza saperne già la conclusione, perché forse più del libro furono famose le sue varie trasposizioni cinematografiche.</p>
<p style="text-align: justify">Non abbiatene a male, ma io personalmente preferisco ignorare quelle più recenti e spendere invece due parole sul capostipite, il bellissimo film che Hitchcock ne trasse nel 1960. Un vero capolavoro nondimeno del libro, con un Anthony Perkins talmente convincente nel ruolo che il poveretto vi rimase intrappolato tutta la vita.</p>
<p style="text-align: justify">Una piccola curiosità sulla pellicola: all&#8217;epoca il cui fu girato si usava già il technicolor e la decisione del bianco e nero fu per evitare che la censura americana si accanisse sulla famosa scena della doccia, considerata troppo efferata per essere girata a colori a causa della grande profusione di sangue.</p>
<p style="text-align: center"><p><a href="http://liblog.blogdo.net/dal-vecchio-baule/psycho-bloch/"><em>Click here to view the embedded video.</em></a></p></p>
<p style="text-align: justify">Se del film conoscete solo questo spezzone ormai negli annali della storia del cinema, vi consiglio di reperirlo al pari del libro, magari in qualche mercatino dell&#8217;usato durante questa lunga estate.</p>
<p style="text-align: justify">Questo libro è la lettura sotto l&#8217;ombrellone adatta per chi ama il genere horror, ma fino ad ora si è dato alle letture moderne, senza scavare nei classici. La lettura è abbastanza agghiacciante e coinvolgente da darvi un piccolo brivido, anche se siete sotto il solleone.</p>
<div class="shr-publisher-11922"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Parker Pyne indaga, Christie</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 06:13:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;enorme produzione della Christie, fra coppie di investigatori, vecchie signore e detective pignoletti, c&#8217;è qualcuno che non ha mai avuto grande rilievo, ma che mi è tornato in mente guardando qualche puntata della serie americana The Mentalist: Parker Pyne, statistico in pensione. A metà tra il giallo e il rosa Parker Pyne indaga è una [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/07/Parker-pyne-indaga.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="Parker pyne indaga" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/07/Parker-pyne-indaga.jpg" alt="" width="100" height="158" /></a>Nell&#8217;enorme produzione della Christie, fra coppie di investigatori, vecchie signore e detective pignoletti, c&#8217;è qualcuno che non ha mai avuto grande rilievo, ma che mi è tornato in mente guardando qualche puntata della serie americana <em><a href="http://www.imdb.it/title/tt1196946/" target="_blank">The Mentalist</a></em>: Parker Pyne, statistico in pensione.</p>
<p style="text-align: justify">A metà tra il giallo e il rosa<strong> Parker Pyne indaga </strong>è una <a href="http://www.ibs.it/code/9788804519287/christie-agatha/parker-pyne-indaga.html?shop=4558" target="_blank">raccolta di racconti</a> nettamente divisa in due: da un lato la risoluzione di problemi delle persone, nei primi racconti, dall&#8217;altro la soluzione di casi anche complessi di omicidio.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11924"></span>Il protagonista, dopo aver passato l&#8217;intera vita a compilare statistiche, ha catalogato l&#8217;infelicità umana in cinque tipologie, che non illustra mai completamente: basandosi su questa tassonomia apre un&#8217;agenzia la cui pubblicità recita &#8220;<em>Siete felici? Se la risposta è no, consultate Mr. Parker Pyne, Richmond Street, 17</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify">I primi racconti sono incentrati proprio su questa ricerca della felicità: chi vuole un brivido nella sua vita, chi vuole vivere un amore travolgente, chi cerca alternative alla propria vita soffocante. Avvalendosi di diversi collaboratori a seconda del caso, Mr. Pyne non sembra poter fallire, anche se a volte capita qualche imprevisto sulla sua strada, effetti collaterali che non era possibile anticipare.</p>
<p style="text-align: justify">La seconda metà del libro, invece, riprende la via del giallo, con misteri, omicidi, intrighi che accompagnano il nostro eroe appena esce fuori dall&#8217;ambito urbano: durante i suoi viaggi in oriente è fortunato come la famosa &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jessica_Fletcher" target="_blank">signora Fletcher</a>&#8220;, a ogni passo muore qualcuno intorno a lui. Non c&#8217;è da temere, però: con la stessa sobrietà e professionalità con cui aveva risolto casi di cuori infranti e casalinghe annoiate, Parker Pyne risolve ogni tipo di delitto, per quanto arzigogolato o incomprensibile possa apparire.</p>
<p style="text-align: justify">Di tutta la produzione della celeberrima giallista inglese, questo è forse il libro più leggero, grazie anche a trovate piuttosto simpatiche e alla presenza di un piccolo cameo, la scrittrice Ariadne Oliver, che intesse trame speciali per i clienti annoiati dell&#8217;agenzia. Sicuramente non è ai livelli massimi della sua opera, ma è un buon libro estivo, come sempre ben scritto, curato nello stile e nell&#8217;ambientazione.</p>
<p style="text-align: justify">Per un&#8217;oretta di mare è più che consigliato, senza troppe pretese, però!</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Il pericolo senza nome, Christie</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 06:33:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Calura estiva uguale ritorno ai vecchi amori, almeno per quel che riguarda la sottoscritta. Ovviamente, tra essi Agatha Christie ha sempre il suo bravo posto d&#8217;onore. Questa settimana sono qua quindi a presentarvi un titolo dalla mia personale top ten della maestra del giallo: mi vergogno addirittura a dirvi quante volte l&#8217;ho letto, quindi facciamo che [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/06/pericolo-senza-nome.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="pericolo senza nome" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/06/pericolo-senza-nome.jpg" alt="" width="100" height="158" /></a>Calura estiva uguale ritorno ai vecchi amori, almeno per quel che riguarda la sottoscritta. Ovviamente, tra essi Agatha Christie ha sempre il suo bravo posto d&#8217;onore. Questa settimana sono qua quindi a <a href="http://www.ibs.it/code/9788804509967/christie-agatha/pericolo-senza-nome.html?shop=4558" target="_blank">presentarvi un titolo</a> dalla mia personale top ten della maestra del giallo: mi vergogno addirittura a dirvi quante volte l&#8217;ho letto, quindi facciamo che rimarrà un segreto.</p>
<p style="text-align: justify">Scritto negli 1932, <strong>Il pericolo senza nome</strong> risale al periodo d&#8217;oro di Agatha Christie: tra gli anni 30 e gli anni 40 del secolo scorso la nostra era in forma smagliante e a quel ventennio risalgono probabilmente i suoi gialli più riusciti.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11903"></span>Il celebre investigatore Poirot si trova in vacanza in un elegante hotel sulle spiagge della Cornovaglia ed è momentaneamente riunito con la fidata spalla Hastings, in vacanza dal ranch in Argentina dove l&#8217;aveva spedito la sua ideatrice, ormai stanca di lui.</p>
<p style="text-align: justify">Qua i due investigano sui misteriosi incidenti occorsi ai danni di un&#8217;affascinante signorina, che sembra avere l&#8217;abitudine di sfuggire alla morte per un pelo. L&#8217;ultimo avviene proprio sotto gli occhi di Poirot e per il segugio belga è come un invito a nozze. Chi vuole uccidere la graziosa Nicky, senza legami affettivi particolari ma soprattutto senza un penny?</p>
<p style="text-align: justify">La costruzione della trama è uno dei motivi per cui <em>Il pericolo senza nome</em> rientra nell&#8217;albo d&#8217;oro della Christie: l&#8217;antefatto, lo sviluppo della storia e la sua soluzione scivolano via come un meccanismo perfettamente oliato, senza nessuna traccia di ruggine o di arrancamento, difetti a cui l&#8217;autrice non era esente.</p>
<p style="text-align: justify">La stessa è qui molto onesta con il lettore e gioca a carte (quasi) scoperte: gli indizi sono disseminati con apparente evidenza&#8230; almeno a una seconda rilettura (se qualcuno che l&#8217;ha letto mi dice che è arrivato alla soluzione alla prima gli pago un caffè). Resta il fatto che gli elementi per risolvere l&#8217;enigma sono tutti sotto il nostro naso, e la scrittrice si sente così sicura del fatto suo che non tenta neanche più di tanto di gettarci fumo negli occhi. Basterebbe essere attenti per scoprire l&#8217;identità del colpevole prima di Poirot: scommetto il famoso caffè che l&#8217;autrice rise molto sotto i baffi quando scrisse questo libro, certa di come il lettore medio di gialli fosse di fatto un lettore disattento (vero).</p>
<p style="text-align: justify">Ma tornando per un attimo al famoso omino belga, bisogna dire che, se in questo libro la sua creatrice è in ottima forma, lui non scherza. Senza sembrare mai la caricatura di sé stesso, come avviene a volte in quelle storie dove si avverte che la Christie lo manderebbe volentieri al diavolo, si muove e agisce con grande agilità e anche il capitano Hastings non è un inutile ammennicolo bidimensionale, ma un narratore spigliato e piacevole: alla fine si rimpiange che sia andato a seppellirsi in Sudamerica!</p>
<p style="text-align: justify">E per finire, due parole sull&#8217;ambientazione, molto affascinante perché praticamente scomparsa ai giorni nostri. Un vecchio ed elegante hotel a strapiombo sul mare, dove gli ospiti prendono il tè sulla terrazza all&#8217;ombra, in eleganti completi doppiopetto; una vecchia ma elegante casa, frequentata da un gruppo di giovani che negli anni prima del secondo dopoguerra potevano essere sfaccendati senza passare per fannulloni.</p>
<p style="text-align: justify">Questo libro è la lettura da spiaggia adatta per: giallisti compulsivi, che leggono qualsiasi cosa capiti loro sottomano, specie allungati su un lettino ad abbronzarsi. Anche se mentre sonnecchiate al sole non avete voglia di fare particolari sforzi, tentare di risolvere il rompicapo di questo <em>Pericolo senza nome</em> vi farà arrivare all&#8217;ora dell&#8217;aperitivo in spiaggia soddisfatti di voi stessi, sia che battiate il celebre investigatore sul tempo oppure no.</p>
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		<title>Ossessione, King</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 05:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando anni fa iniziai la mia lunga liaison di lettore (o meglio, di Fedele Lettore) con Stephen King, iniziai a comprare uno alla volta tutti i libri, i romanzi, le raccolte, insomma tutta quella che già allora era un’abbastanza cospicua bibliografia (oggigiorno siamo a quasi 60 titoli, non ne parliamo) seguendo un po’ l’istinto, l’ispirazione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/06/ossessione.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="ossessione" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/06/ossessione-326x500.jpg" alt="Ossessione - Stephen King (Richard Bachman)" width="100" height="153" /></a>Quando anni fa iniziai la mia lunga liaison di lettore (o meglio, di Fedele Lettore) con Stephen King, iniziai a comprare uno alla volta tutti i libri, i romanzi, le raccolte, insomma tutta quella che già allora era un’abbastanza cospicua bibliografia (oggigiorno siamo a quasi 60 titoli, non ne parliamo) seguendo un po’ l’istinto, l’ispirazione del momento, e per forza di cose tenendo per ultimi certi titoli che per svariati motivi mi sembravano essere “minori”.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente su alcuni ho visto anche bene, ma su uno ho sbagliato clamorosamente: <strong>Ossessione.</strong> Non fosse altro perché è una delle pochissime cose pubblicate da Stephen King finite definitivamente fuori catalogo e che quindi solo adesso sono riuscito nuovamente a reperire, e a caro prezzo, si capisce, dopo averlo snobbato per anni quando mi osservava placido e indifferente dagli scaffali delle librerie.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11866"></span>Pubblicato sotto lo pseudonimo di Richard Bachman nel 1977 <em>Ossessione</em> è un romanzo secco e duro, breve e tagliente come lo è la storia di Charlie Decker, un liceale che un giorno prende la pistola, entra a scuola, uccide due insegnanti e prende in ostaggio la sua classe. Bang. Così.</p>
<p style="text-align: justify">Vi ricorderà qualcosa credo: come minimo due o tre fatti analoghi accaduti negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, in uno dei quali il libro fu addirittura trovato nell’armadietto dell’omicida. Da qui la decisione di King di ritirarlo dalla pubblicazione e la fama da libro “maledetto” che accompagna tuttora il romanzo.</p>
<p style="text-align: justify">Ora non so quanto effettivamente sia la vita ad imitare l’arte o viceversa in questo caso, ma posso dire che <em>Ossessione </em>è un romanzo che va letto. Tutta la prima parte è un proiettile dritto nello stomaco del lettore, i pensieri di Charlie, la sua storia, le sue motivazioni, tutto è raccontato con forza narrativa e agghiacciante credibilità.</p>
<p style="text-align: justify">La seconda parte poi si trasforma in maniera molto interessante in un dialogo da una parte fra Charlie e l’esterno, la Polizia, le autorità scolastiche, ma soprattutto dall’altra con i ragazzi nell’aula e con le loro storie personali che mano a mano, in una specie di surreale terapia di gruppo, vengono a galla fino all’inaspettata catarsi finale. In qualche modo in questa parte del racconto si perde un po’ dell’eccezionale potenza della prima metà ma l’esperienza di lettura rimane una di quelle che lasciano il segno.</p>
<p style="text-align: justify">Si trova anche senza svenarsi, con un po’ di pazienza, oppure anche in biblioteca, insomma fate voi ma recuperatelo, magari con un Pinot grigio e freddo… che come direbbe il nostro amico Charlie Decker, “sicuramente batte l’algebra, no?”</p>
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		<title>La nostra Costituzione</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 06:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non pensavo che sarebbe stato necessario, ma ripesco per oggi un psot di due anni fa, proprio in occasione della Festa della Repubblica; in un periodo storico in cui è sempre più in discussione, modificata e a volte martoriata, voglio ricordarla com&#8217;era: Mi si potrà obiettare che non è letteratura. Si potrà discutere se sia [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Non pensavo che sarebbe stato necessario, ma ripesco per oggi un psot di due anni fa, proprio in occasione della Festa della Repubblica; in un periodo storico in cui è sempre più in discussione, modificata e a volte martoriata, voglio ricordarla com&#8217;era:</p>
<blockquote><p><img class="alignleft" style="float: left" title="Costituzione" src="http://www.cortecostituzionale.it/img/cost_r3_c1.gif" alt="" width="150" height="103" />Mi si potrà obiettare che non è letteratura. Si potrà discutere se sia sensato o meno farne una recensione. Ma oggi è il suo giorno ed io intendo festeggiarla.</p>
<p>Oggi è la festa della repubblica in due sensi: è l&#8217;anniversario del Referendum Istituzionale che abolì nel &#8217;46 la monarchia, e contemporaneamente dell&#8217;elezione dei membri dell&#8217;Assemblea Costituente, cui fu affidato l&#8217;onore di redigere la nostra <a href="http://www.cortecostituzionale.it/istituzione/lacorte/fontinormative/lacostituzione/costituzione_principii.asp">Costituzione</a>.</p>
<p><img title="More..." src="http://liblog.blogdo.net/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><span id="more-11793"></span>La costituzione è più che un testo &#8220;di diritto&#8221;, una sterile raccolta di norme. Racchiude tutto ciò che ci rende uomini, prima ancora che italiani. Illustra un cammino per il quale la società diventerebbe a misura di cittadino. Tenta di insegnarci la cultura del rispetto.</p>
<p>Ammiro molto coloro che seppero stilare delle leggi in grado di sopravvivere al tempo, che contenessero tutti i principi del vivere civile. Non era un compito semplice, e sono sicura che abbia richiesto attenzione, abnegazione. E per fortuna lo hanno svolto egregiamente.</p>
<p>Inutile dire quante, troppe volte è ignorata, bistrattata, Peggio, quanto sia ancora al suo popolo sconosciuta. Conosco molti per cui il 2 giugno è &#8220;vacanza&#8221;, e solo questo.</p>
<p style="text-align: justify">Proviamo a ripartire da oggi e da questo testo, per costruire quella Italia che la Costituzione ci invita a creare.</p>
</blockquote>
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		<title>Il guerriero dell&#8217;anello, Wagner</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 04:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ammetto che ad attirarmi verso questo libro, sperso tra tanti altri sul vecchio carretto tarmato, è stato l’accostamento Wagner – anello. Ovviamente, l’autore non è il celeberrimo compositore ma Karl Edward Wagner, noto scrittore di Horror, Fantascienza e Heroic Fantasy. Protagonista di questo romanzo è forse il suo personaggio più famoso e riuscito: Kane. Il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/guerriero-dellanello.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="guerriero dell'anello" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/guerriero-dellanello.jpg" alt="" width="100" height="167" /></a>Ammetto che ad attirarmi verso questo libro, sperso tra tanti altri sul vecchio carretto tarmato, è stato l’accostamento Wagner – anello. Ovviamente, l’autore non è il celeberrimo compositore ma Karl Edward Wagner, noto scrittore di Horror, Fantascienza e Heroic Fantasy.</p>
<p style="text-align: justify">Protagonista di questo romanzo<em> </em>è forse il suo personaggio più famoso e riuscito: Kane. <strong>Il Guerriero dell’anello</strong> inizia col tormentato guerriero dai capelli rossi che entra in possesso di un misterioso (e voluminoso) anello, non un anello magico, ma il frutto di una tecnologia aliena in grado di risvegliare poteri quasi illimitati, e donargli conoscenze infinite. Armato di tali poteri Kane, ordisce un piano tanto contorto quanto audace per iniziare una sanguinosa conquista del mondo … tanto per ammazzare il tempo!</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11584"></span>Lo stile di Karl Wagner ricorda molto i grandi autori di Heroic Fantasy del passato, in particolare Howard di cui era notoriamente un estimatore. L’ambientazione è disegnata con poche sapienti pennellate e la trama è un susseguirsi di potenti magie, orrori cosmici, battaglie sanguinose, sacrifici umani e sfrenate passioni. Il tutto legato da uno stile semplice ed evocativo al tempo stesso. Una trama tutto sommato lineare ma divertente.</p>
<p style="text-align: justify">La caratterizzazione dei personaggi è curiosamente in bilico tra lo stereotipo e l’originale: Teres, ad esempio, è una bella principessa che si comporta come un maschiaccio per compiacere il padre; Dribeck è un nobile che ama l’erudizione, ma è costretto a continue prove di forza e intrighi a causa della sua posizione.</p>
<p style="text-align: justify">Su tutti domina la figura carismatica di Kane. Maledetto da una divinità folle (chiaro riferimento a Caino) è condannato a vagare in eterno. Col passare dei secoli è divenuto cinico e ambizioso, invincibile guerriero ma anche competente in scienze, magie e culture non umane. Ha una sola grande nemica: la noia, e per sfuggirle è pronto a tutto … o quasi. Ciononostante non diviene mai odioso al lettore, merito della sua sfida continua a un destino avverso e del suo tentativo di riempire un’esistenza senza significato. Tutti spunti molto attuali.</p>
<p style="text-align: justify">Tirando le somme <em>Il guerriero dell’anello</em> vanta tutti gli elementi classici del genere, personaggi accattivanti e un protagonista maledetto (come va ora di moda) pieno di carisma e diverse idee nient’affatto datate.</p>
<p style="text-align: justify">Se lo vedete sul carretto tarmato, spendeteci pure qualche euro, vi aiuterà ad uccidere la noia!</p>
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		<title>Boys and girls together, Goldman</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 04:59:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è almeno un buon motivo per imparare a leggere in inglese in maniera decente, oltre a leggere i vostri autori preferiti “in presa diretta”, senza mediazioni… con la loro vera “voce” verrebbe da dire. L’altro buon motivo è conoscere tutto ciò che la nostra editoria per qualsivoglia motivo decide di non pubblicare e lasciare al [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/boys-and-girls-together.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="boys and girls together" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/04/boys-and-girls-together.jpg" alt="" width="100" height="153" /></a>C’è almeno un buon motivo per imparare a leggere in inglese in maniera decente, oltre a leggere i vostri autori preferiti “in presa diretta”, senza mediazioni… con la loro vera “voce” verrebbe da dire. L’altro buon motivo è conoscere tutto ciò che la nostra editoria per qualsivoglia motivo decide di non pubblicare e lasciare al proprio destino oltremanica o oltreoceano.</p>
<p style="text-align: justify">È stato questo per  me il caso con questo splendido <strong>Boys And Girls Together</strong>. Nel 1964 William Goldman aveva all’attivo i suoi primi tre romanzi quando decise di dare vita al suo progetto senza dubbio più ambizioso e di grande respiro. Una storia corale, un <a href="http://www.ibs.it/libro+inglese/14-00/boys-and-girls-togetherght--our--t-french-ese--l-ion-s-/9780345439734.html?shop=4558" target="_blank">romanzo di oltre 700 pagine</a> incentrato sulle vite di un pugno di personaggi che ci vengono presentati uno ad uno, nelle loro esistenze parallele, fin dalla loro infanzia.<br />
Ma tutti loro saranno accomunati da un unico destino, un destino racchiuso in una città che diventa ben presto la protagonista occulta ed ultima della narrazione: New York.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11625"></span>New York, la <em>Magic Town</em> che era anche il titolo di lavorazione del romanzo, il luogo delle possibilità, America per eccellenza, il luogo dove qualsiasi ragazzo di provincia che negli anni ’50 e ’60 nutrisse delle qualsivoglia aspirazioni artistiche poteva trovare la realizzazione ai propri sogni. O la definitiva rovina.</p>
<p style="text-align: justify">Goldman stesso, che a New York era arrivato da un piccolo sobborgo di Chicago, aveva assistito in prima persona a successi e fallimenti. Egli stesso aveva rischiato in effetti di dover rinunciare a qualsiasi ambizione, come racconta brillantemente nella bella introduzione alla nuova edizione del libro. Ed ecco quindi che questa galleria di perdenti, col loro bagaglio di traumi, di ambizioni, di frustrazioni vengono raccontati da Goldman col consueto mix di acume e ironico cinismo ma anche con visibile affetto, mentre diventano adulti e i loro destini si incrociano inestricabilmente nelle vie di Manhattan e Broadway.</p>
<p style="text-align: justify">Tutti sono dei diversi, a modo loro, autentica cifra distintiva di tutti i protagonisti goldmaniani anche nei lavori degli anni successivi, quasi tutti vivono una specie di realtà parallela che rende loro problematico l’interfacciarsi con la ruvida realtà metropolitana.</p>
<p style="text-align: justify">Sogni e passioni, debolezze e viltà sono raccontate magistralmente in questo romanzo, che in un’epoca ancora piuttosto puritana raccontava anche esperienze sessuali, oltre ad affrontare con un taglio estremamente moderno il tabù dell’omosessualità, tanto da essere tacciato (in una maniera che oggi fa ovviamente sorridere) nientemeno che di “pornografia”.</p>
<p style="text-align: justify">È un romanzo che è ancora lungi dalla svolta thriller dell’autore, quella che gli darà anche il più grosso successo editoriale e che porterà alla pubblicazione dei suoi romanzi più tardi anche sulle nostre italiche sponde, ma è diventato negli anni un vero classico di culto negli USA.</p>
<p style="text-align: justify">E soprattutto la storia (le storie) di Aaron, di Walt, di Sid, di Jenny, Branch e gli altri rimangono nella memoria assolutamente scolpite, così come i loro sogni.</p>
<p style="text-align: justify">Ad aiutarsi con un dizionario d’inglese e un bicchiere di primitivo, se potete, ne vale la pena.</p>
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		<title>La nube avvelenata, Conan Doyle</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 04:50:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scorsa settimana stavo curiosando nel carretto tarmato (in effetti, era una cesta di vimini, però le tarme erano già passate.) quando l’occhio mi cade su uno di quei libri a 1000 lire che la Newton pubblicava una volta. Il titolo è La nube avvelenata ma è il nome dell’autore che mi colpisce: A. Conan [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">La scorsa settimana stavo curiosando nel carretto tarmato (in effetti, era una cesta di vimini, però le tarme erano già passate.) quando l’occhio mi cade su uno di quei libri a <em>1000 lire</em> che la Newton pubblicava una volta. Il titolo è <strong>La nube avvelenata</strong> ma è il nome dell’autore che mi colpisce: A. Conan Doyle. Mi sono chiesto come se la cavava il padre di Sherlock Holmes col genere fantascientifico, ho tirato fuori il portamonete e l&#8217;ho preso.</p>
<p style="text-align: justify"><em>La nube avvelenata </em>affronta un tema classico della fantascienza: la fine del mondo. Il personaggio centrale del racconto è un inventore tanto geniale quanto vanitoso di nome Giorgio Challenger. Un pomeriggio invita tre suoi amici nella sua casa in campagna e qui, con la massima disinvoltura, li informa che da lì a poche ore tutta la vita sulla Terra sarà azzerata da una <em>nube di etere cosmico velenosa</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11364"></span>Come reagire ad una notizia del genere? Secondo Conan Doyle tra gli imperturbabili inglesi ci sarebbero conversazioni come questa:</p>
<p style="text-align: justify">«Io per oggi mi aspetto la fine del mondo, Agostino&#8230;».<br />
«Bene, signore: a che ora?»<br />
«Non so dirlo, Agostino. Prima di sera forse.»<br />
«Benone, signore».</p>
<p style="text-align: justify">Tra brillanti conversazioni e argute riflessioni sul mondo e sulla vita il racconto scorre via veloce, semplice ed elegante sia nella trama sia nello stile. La fine del mondo non è vista come un immane disastro (come va di moda adesso) ma come semplice fine della vita. La morte è ritratta in <em>quadri </em>tragici e dignitosi al tempo stesso. Poetici oserei dire. Non manca il colpo di scena finale con tanto di <em>morale </em>finale.</p>
<p style="text-align: justify">Nel libro c’e ancora spazio per un breve racconto di pazzia e fantasmi ambientato su una nave bloccata tra i ghiacci: <em>Il capitano della stella polare</em>. Anche qui un soggetto classico affrontata con eleganza e asciuttezza tipicamente inglese.</p>
<p style="text-align: justify">Che dire, infine? Sherlock Holmes è lontano, ma la classe non è acqua e Sir A. Conan Doyle dimostra di saper dire la sua anche in altri generi. Date un’occhiata al vecchio carretto tarmato e constatate voi stessi.</p>
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		<title>News, Amurri e Verde</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 04:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho già parlato di Antonio Amurri, umorista e autore televisivo che firmava fra gli anni 60 e gli anni 80 programmi radiofonici e televisivi di grande successo (quando la tv aveva ancora degli autori veri e non si affidava totalmente a format d’importazione) oltre a libri e romanzi caratterizzati da un humour garbato e quasi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify">Ho già parlato di <strong>Antonio Amurri</strong>, umorista e autore televisivo che firmava fra gli anni 60 e gli anni 80 programmi radiofonici e televisivi di grande successo (quando la tv aveva ancora degli autori veri e non si affidava totalmente a format d’importazione) oltre a libri e romanzi caratterizzati da un humour garbato e quasi british.</p>
<p style="text-align: justify">A un certo punto della sua carriera poi ebbe anche occasione di fare tv dall’altro lato della telecamera, in coppia con un altro grande autore storico della televisione italiana, Dino Verde. I due infatti erano conduttori oltre che autori di una sorta di progenitore di Striscia la notizia, l’<strong>Amurri &amp; Verde News</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11542"></span>Si trattava anche qui di una striscia quotidiana, un simil-notiziario satirico che benché privo dell’intento di denuncia che caratterizza il programma di Antonio Ricci, ne costituisce certamente il precedente più significativo. Questo volume (che ha avuto anche un secondo episodio) ne raccoglieva i testi, in forma di brevi notizie flash che sono poi quasi sempre freddure che prendevano di mira protagonisti più o meno in vista della politica, della cultura e dello spettacolo italiani.</p>
<p style="text-align: justify">Alcuni di questi personaggi sono oggi dimenticati, alcuni sono defunti, altri sono ancora inquietantemente presenti. Altri ancora sono stati semplicemente sostituiti da dei loro moderni omologhi, in maniera se vogliamo ancora più inquietante.<br />
Pensiamo a questa battuta abbastanza tipica su Craxi:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">“Appreso che un corteo di commercianti aveva occupato per protesta il Tempio di Pausania, Bettino Craxi si è precipitato nella zona per scacciare i mercanti dal tempio.”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Facile, credo, immaginare chi prenderebbe oggi il posto di Craxi.<br />
Altre, come le battute su Mike Bongiorno, sono passate proprio alla storia:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">“Cultura. Invitato a leggere il Nuovo Testamento, Mike Bongiorno ha dichiarato: «­Perché, sono compreso fra gli eredi?»”</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">Certo molto spesso sono risate a denti stretti, ed è oggi un reperto geologico questo librino, però racconta un bel pezzo di storia della politica e del costume italiani, e sovente tocca constatare come aggiornando appena qualche nome certe battute e certe situazioni potrebbero essere riproposte pari pari anche oggi. E rilette con lo stesso piacere. E un calice di Pinot bianco.</p>
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		<title>Kothar e la spada magica, Fox</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 05:20:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ho già avuto modo di dire, anche su quelle bancarelle, dove vendono libri a un euro, si possono trovare delle sorprese. Rovistando su quello che chiamo carretto tarmato sono stato colpito da una copertina e un titolo: Kothar e la spada magica. Il nome dello scrittore era Gardner F. Fox e mi era tanto [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/Kothar-e-la-spada.jpg"><img class="alignright" style="float: right" title="Kothar e la spada magica" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/03/Kothar-e-la-spada.jpg" alt="Kothar e la spada magica" width="100" height="171" /></a>Come ho già avuto modo di dire, anche su quelle bancarelle, dove vendono libri a un euro, si possono trovare delle sorprese. Rovistando su quello che chiamo <em>carretto tarmato</em> sono stato colpito da una copertina e un titolo: <strong>Kothar e la spada magica</strong><em>. </em>Il nome dello scrittore era Gardner F. Fox e mi era tanto sconosciuto che ho pensato a uno di quegli scrittori che, causa poco talento, non hanno raggiunto la notorietà. Invece…</p>
<p style="text-align: justify">La spada magica in questione si chiama Frostfire ed ha il potere di impoverire inesorabilmente il suo possessore. Il suo attuale proprietario non se ne preoccupa molto: Kothar, infatti, è un barbaro che ama il vino, le donne e, soprattutto, le avventure. Nel romanzo lo si vede impegnato nel furto di una spirale magica, combattere mostri in un altro mondo, affrontare una setta di fanatici e difendersi dalla vendetta di una strega tanto bella quanto sensuale.</p>
<p style="text-align: justify">Avrete capito che trattasi di Heroic Fantasy.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11424"></span>Basta leggere le prime pagine del romanzo, per capire che Gardner Fox non è il classico poeta minimalista polacco morto suicida (adoro questa battuta): il libro è scritto decisamente bene sia dal punto di vista della trama che dello stile. Se la prima potrebbe essere opera dei maestri più blasonati del genere (in effetti, Khotar ricorda <em>molto</em> il cimmero di Howard) il secondo è pulito ed evocativo. La storia scorre bene tra maghi, demoni e donne appassionate.</p>
<p style="text-align: justify">Incuriosito, ho fatto una ricerca su Internet e… sorpresa! Gardner F. Fox è famoso! Ha solo cambiato genere: la sua firma è su storie <em>classiche</em> di personaggi come Batman e Flash! D&#8217;altronde il protagonista del suo romanzo è un supereroe: superforte, superfurbo, superfortunato e sempre pronto ad affrontare immani pericoli per salvare una bella fanciulla.</p>
<p style="text-align: justify">Che dire, dunque? Se sul vecchio carretto tarmato vedete il nome Gardner Fox, spendete un pure qualche euro, resterete sorpresi.</p>
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		<title>Lei m&#8217;insegna, Goldoni</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 05:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A metà degli anni ‘80 Luca Goldoni era uno scrittore molto popolare. Firma nota del Corriere della sera, parmigiano, giornalista brillante ed arguto, con un passato di cronista ed inviato di guerra, divenne piuttosto famoso per una serie di libri che raccoglievano considerazioni ed aneddoti sugli italiani, sui loro costumi e malcostumi, in maniera garbata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/lei-minsegna.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="lei m'insegna" src="http://liblog.blogdo.net/files/2010/01/lei-minsegna.jpg" alt="lei m'insegna" width="100" height="147" /></a>A metà degli anni ‘80 Luca Goldoni era uno scrittore molto popolare. Firma nota del Corriere della sera, parmigiano, giornalista brillante ed arguto, con un passato di cronista ed inviato di guerra, divenne piuttosto famoso per una serie di libri che raccoglievano considerazioni ed aneddoti sugli italiani, sui loro costumi e malcostumi, in maniera garbata ma puntuale, sempre sul filo dell’ironia se non dell’umorismo vero e proprio.</p>
<p style="text-align: justify">Li pubblicava Mondadori prima, Rizzoli poi, con cadenza annuale, e anche se poi cambiò un po’ obiettivo, spostandosi su argomenti più specifici, l’appuntamento con <em>I libri di Luca Goldoni</em> fu per un certo numero di anni un mio appuntamento fisso con la libreria. Lo scrivo con la maiuscola, &#8220;I libri di Luca Goldoni&#8221;, perché presso Mondadori vi era proprio una collana dedicata così intitolata.</p>
<p style="text-align: justify">C’erano poi le sovraccoperte, bellissime, illustrate da Ferruccio Bocca, altro nome strettamente legato a quell’epoca e a quei libri.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-11100"></span>Vi parlo in questa occasione di <strong>Lei m’insegna</strong>, che è un titolo paradigmatico di quella produzione e credo anche uno dei più fortunati commercialmente. Il titolo era preso, come d’abitudine, da un modo di dire, da una formula retorica usata ed abusata, di quelle che si impiegano per farsi dare ragione in una discussione. Sì perché il tono è quello dell’amabile conversazione, del brillante scambio di vedute, un racconto ironico con cui smascherare, con acume e humour, i vizi eterni degli italiani.</p>
<p style="text-align: justify">Certo vi si racconta l’Italia degli Eighties, l’Italia degli <em>yuppie</em>, del debito pubblico, dell’inflazione a due cifre, un Paese dove gli anni ‘70 erano ancora molto presenti ma anche il riflusso, la Prima Repubblica, Jerry Calà già uscito dai Gatti di Vicolo Miracoli, il craxismo, il Mondiale di Spagna appena vinto, l’Avvocato, noi che diventavamo grandi… tutte cose che non ci sono più. O almeno in parte.</p>
<p style="text-align: justify">C’è in questo libro lo spirito di osservazione, e di critica, di Luca Goldoni. C’è l’italianità, e se gli eventi e i fatti sono senz’altro datati, ma al tempo stesso specchio fedele e viva testimonianza di un’epoca, è proprio quest’italianità che sembra così poco cambiata nel corso di un quarto di secolo… verrebbe da dire peggiorata, se possibile involgarita, nei difetti, logora e un poco stantia nei luoghi comuni delle nostre virtù immarcescibili.</p>
<p style="text-align: justify">Non lo leggo da molti anni Luca Goldoni, che è stato uno dei primi a farmi amare i libri, che pubblica ancora e oggi scrive (suppongo ancora brillantemente) soprattutto di animali, e credo che questa serie di titoli non sia di facile reperibilità, ma chissà, forse sfogliarne qualcuno, qualche pagina, con un agile e fresco Serprino, potrebbe essere ancora divertente e interessante.</p>
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		<title>Più bello di così si muore, Amurri</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 05:50:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esattamente trent’anni fa usciva per la Biblioteca Umoristica Mondadori Più bello di così si muore, di Antonio Amurri. Ho ripensato a questo divertente romanzo umoristico non a caso, in questi giorni in cui la parola trans è diventata all’improvviso la più usata in telegiornali e quotidiani, giorni in cui anche le nostre nonne stanno diventando [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/più-bello-di-così.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" title="più bello di così" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/12/più-bello-di-così.jpg" alt="più bello di così" width="98" height="150" /></a>Esattamente trent’anni fa usciva per la Biblioteca Umoristica Mondadori <strong>Più bello di così si muore</strong>, di Antonio Amurri. Ho ripensato a questo divertente romanzo umoristico non a caso, in questi giorni in cui la parola <em>trans</em> è diventata all’improvviso la più usata in telegiornali e quotidiani, giorni in cui anche le nostre nonne stanno diventando esperte e dissertano amabilmente sulle differenze fra <em>viados</em> e <em>transessuali</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Questo libro invece racconta una storia di quando la chirurgia estetica era ancora agli albori, o era comunque meno accessibile, e di quando per i viali delle città auto insospettabili potevano fermarsi a raccogliere, al massimo, un <em>travestito</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10725"></span>E il travestito in questione è il protagonista del romanzo, Spartaco, un bel ragazzo romano di borgata, aspirante attore, aspirante fotomodello, aspirante tutto, squattrinatamente sposato da due anni con l’altrettanto borgatara Amelia. Per fare fronte alla situazione economica disastrosa e alle insoddisfazioni della moglie Spartaco, in breve, viene spinto dai suoi familiari stessi alla ben remunerata carriera in oggetto, ma la sera del “debutto” è anche la sera in cui Spartaco incontra Nereo, un ricco quanto ingenuo quarantenne che se ne innamora perdutamente e questo ovviamente da il la a una commedia degli equivoci narrata col consueto garbo di Amurri e con un umorismo non greve ma che fortunatamente non conosceva ancora l’incubo del <em>politically correct</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Tra considerazioni divertenti sul tema “a chi può interessare andare con un travestito”, spruzzate di critica sociale (la famiglia che si vende per i propri sogni di benessere posticcio) e scorci gustosi di una Roma e di un’Italia dove poco, pochissimo, è cambiato (al massimo si è un pochino aggiornato), <strong>Più bello di così si muore</strong> si fa leggere ancora oggi col sorriso sulle labbra.</p>
<p style="text-align: justify">Il libro poi aveva i meccanismi perfetti della commedia all’italiana, tant’è vero che ne fu tratto un film, diretto da Pasquale Festa Campanile e interpretato da un Enrico Montesano che, se non era esattamente il ritratto della bionda bellezza efebica descritta su pagina, era però all’epoca uno degli attori più in luce dello star system nostrano. Il successo del film fece sì che il libro avesse anche un seguito, fatto infrequente nella narrativa italiana, intitolato <em>Dimmi di zì</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente anche questo romanzo è introvabilissimo, ma se avete la fortuna di incapparvi, in qualche bancarella o in qualche biblioteca, è consigliato, magari accompagnato dalla vivacità di un Raboso, a tutti gli amanti dell’umorismo su carta.</p>
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		<title>Candy Kane, Lambert</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 05:50:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Eccoci di nuovo presso il nostro vecchio baule; anche stavolta ad emergere è un libro che ho amato molto verso i quindici anni e che ancora adesso mi fa piacere sfogliare quando mi sembra di non avere niente di meglio sul comodino. E anche stavolta attingo alla fortunata serie creata da Janet Lambert, anche se [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/candy-kane.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/candy-kane.jpg" alt="candy kane - Janet Lambert" width="100" height="152" /></a>Eccoci di nuovo presso il nostro vecchio baule; anche stavolta ad emergere è un libro che ho amato molto verso i quindici anni e che ancora adesso mi fa piacere sfogliare quando mi sembra di non avere niente di meglio sul comodino. E anche stavolta attingo alla fortunata serie creata da Janet Lambert, anche se <strong>Candy Kane</strong> ha a che fare con la saga della ormai nota famiglia Parrish solo in parte.</p>
<p style="text-align: justify">Il nome della protagonista, Candy, non vi tragga in inganno: non stiamo parlando della sfortunata orfanella che ha imperversato per anni ed anni nell’anime omonimo; tuttavia, in quanto a jella, anche la “nostra” Candy si difende bene. Figlia di un militare, come Penny e Tippy Parrish, al contrario di loro ha una famiglia che non la ama e la fa sentire costantemente indesiderata.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10433"></span>Candy non ha la perfezione dei Parrish, non è niente più che graziosa, ma è molto buona ed ha il dono di una voce strepitosa. Il libro segue la ragazza dall’adolescenza fino a dopo il matrimonio e devo ammettere che è quest’ultima parte quella che ricopre maggiore interesse. Il motivo è che il matrimonio di Candy è ben lontano dall’essere quello delle favole.</p>
<p style="text-align: justify">Suo marito, il capitano Barton Reed, è decisamente il personaggio meglio riuscito della storia, con i suoi continui errori, l’egoismo malcelato, le gelosie e le insicurezze che ne fanno un uomo molto più simile alla realtà di quelli a cui la Lambert ci ha generosamente abituate.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante i toni siano come sempre edulcorati (tutti insieme: uno, due, tre… <em>MISERICORDIA</em>!) stavolta l’autrice si è resa capace di rompere il suo schema e proporci un percorso di vita complesso in cui non tutto torna e in cui le cose funzionano solo dopo aver pagato un prezzo. Per mantenere saldo il suo matrimonio, per esempio, Candy rinuncia al canto, la sua grande passione di sempre. Ma riuscirà a soffocare la sua personalità in maniera così totale? Quando poi i Reed incontrano i giovani Parrish (Tippy e suo marito), la nostra protagonista avrà modo di riflettere e con lei le signorine a cui il libro è dedicato.</p>
<p style="text-align: justify">C’è un germe di sano femminismo, in Candy, che, benché nemmeno lontanamente paragonabile alle fiammate di una Zimmer Bradley, non guasta affatto: se si pensa che il libro è stato scritto negli anni ’50, il fatto che l’eroina sia combattuta tra il marito e le proprie scelte personali suona attuale anche oggi.</p>
<p style="text-align: justify">Con i suoi personaggi ben definiti, lo stile sempre scorrevole e brillante, il linguaggio piacevolmente datato ed una trama avvincente, <em>Candy Kane</em> è il libro che ci vuole in queste serate piovose, in cui i primi freddi ci invogliano a rannicchiarci sul divano con un plaid sulle ginocchia e rilassarci con una lettura leggera e tuttavia capace di emozionarci ancora.</p>
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		<title>La follia di Vincent &#8211; Noa-Noa (e altri scritti), Gauguin</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 04:50:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sì, è proprio il pittore Paul Gauguin (1848-1903) e Noa-Noa (la “profumata”) è il suo diario dei periodi trascorsi nelle isole di mari del sud a Tahiti dove era giunto nel 1891 e con una breve parentesi di nuovo in Francia vi si stabilirà definitivamente nel &#8217;95. Di questo diario in questo libro vengono presentati [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/noa-noa.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/noa-noa.jpg" alt="noa noa" width="100" height="173" /></a>Sì, è proprio il pittore Paul Gauguin (1848-1903) e Noa-Noa (la “profumata”) è il suo diario dei periodi trascorsi nelle isole di mari del sud a Tahiti dove era giunto nel 1891 e con una breve parentesi di nuovo in Francia vi si stabilirà definitivamente nel &#8217;95.</p>
<p style="text-align: justify">Di <a href="http://www.ibs.it/code/9788884161192/gauguin-paul/noa-noa-lettere.html?shop=4558" target="_blank">questo diario</a> in questo libro vengono presentati alcuni brani, i più poetici, quelli che descrivono luoghi, usi, costumi e gente, come ce li immaginiamo convenzionalmente noi: posti incantati e incantevoli perché incontaminati, costumi innocentemente disinibiti, persone spontaneamente allegre, gentili e amiche. E, in effetti, a cavallo tra l&#8217;Ottocento e il Novecento, quei luoghi, quelle usanze, quelle popolazioni maore erano proprio così e, Gauguin, era uno dei pochi europei che abitavano quelle isole. Inoltre, non è difficile figurarsi, cosa potessero significare per un pittore ch&#8217;era stato anche impressionista, quei colori, quei paesaggi, quei tramonti, quei chiar di luna.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10408"></span>Paul Gauguin, pittore geniale iniziatore del cosiddetto cloisonnisme, e, come ci è famigliarmente tipica la figura del genio, sregolato e spesso in bolletta, così dicono le sue lettere all&#8217;amico pittore Daniel De Monfreid che seguono le note di Noa-Noa. Gauguin, che chiede denaro (che gli spetta), fa conti, offre addirittura specie di “abbonamenti” ai suoi quadri&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Per non parlare della vita sentimentale: i costumi così liberi gli permettono una vita che sarebbe stata considerata assai riprovevole in Europa (dove, da parecchio tempo, a Copenaghen aveva lasciato la moglie e i figli); già nell&#8217;aprile del &#8217;96 &#8211; a 48 anni &#8211; scrive: &#8220;con 100 franchi al mese viviamo io e la mia donna, una ragazzina di tredici anni e mezzo: non è molto, non vi pare?&#8221;; con i criteri della morale attuale sarebbe ritenuto e arrestato come pedofilo. Nel novembre dello stesso anno: &#8220;Sarò presto padre di un meticcio; la mia ragazza si è decisa a stamparlo.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify">Evidentemente era una giovane dalle decisioni rapide. Ma, oltre a questo, c&#8217;è il lavoro e la malattia, la ferita al piede che lo consumerà sempre di più. E, per quanto belli e accoglienti siano i luoghi e le genti, con l&#8217;andar degli anni la solitudine, la lontananza dall&#8217;Europa si faranno sentire sempre di più: “Sono nel più assoluto isolamento.” (maggio 1902).</p>
<p style="text-align: justify">E poi, nelle note di <em>Avant et après</em>, che “non è un libro”, la sua vicenda con Van Gogh (1853-1890). Su invito/richiesta di quest&#8217;ultimo, nell&#8217;autunno del 1888 i due coabitano e lavorano ad Arles in Provenza. Due caratteri forti: entrambi impulsivi ma uno sa dominarsi e l&#8217;altro no; uno, pur nel genio, sa vivere con un e in un certo ordine: l&#8217;altro no; uno, pur sregolato e tutt&#8217;altro che flemmatico, ha la testa a posto: l&#8217;altro no: è folle, non sa nemmeno coordinare i pensieri né le parole per esprimerli.</p>
<p style="text-align: justify">E, per di più, ha impulsi violenti. Omicidi: una sera, uscito da solo per cercare di rilassarsi dopo una giornata non certo tranquilla: “Avevo quasi attraversato piazza Hugo, quando avvertii alle mie spalle quei passi brevi, rapidi, a sbalzi, a me ben noti. Mi voltai proprio nell&#8217;attimo in cui Vincent si precipitava su di me con un rasoio aperto in mano.” Poi a casa, quella sera, una scena da film splatter: sangue, sangue, sangue per tutta la piccola abitazione; e Van Gogh che si era mozzato l&#8217;orecchio e, quando ne aveva avuto la forza, era sceso al vicino bordello per donarlo alla tenutaria: “come ricordo”.</p>
<p style="text-align: justify">Questa era la follia di Vincent.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre che dipingere, a quanto pare, Gauguin sa anche raccontare! Se si pensa che queste non sono righe di una storia inventata ma, purtroppo, vera e vissuta (anche se alcuni storici sostengono che l&#8217;episodio dell&#8217;orecchio mozzato si sia svolto diversamente). Certo, il suo lavoro primario era la pittura, tuttavia i suoi testi, specialmente (ma non solo) Noa-Noa, rimangono suggestivi e poetici. Da leggersi, se ne trovate una ristampa.</p>
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		<title>Il &#8220;nostro&#8221; compagno segreto: il compagno segreto, Conrad</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 04:50:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ecco cosa capita a chi ha in casa tanti libri: credendo di non averlo, ho comprato Il compagno segreto (The Secret Sharer) di Joseph Conrad (1857-1924; scritto nel 1909, pubblicato nell&#8217;Harper&#8217;s Magazine l&#8217;anno successivo e poi in volume nel &#8217;12 assieme ad altri due racconti A Smile of Fortune – Un briciolo di fortuna – [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/compagno-segreto.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/compagno-segreto.jpg" alt="compagno segreto" width="100" height="153" /></a>Ecco cosa capita a chi ha in casa tanti libri: credendo di non averlo, ho comprato <strong>Il compagno segreto</strong> (<em>The Secret Sharer</em>) di Joseph Conrad (1857-1924; <a href="http://www.ibs.it/code/9788831791298/conrad-joseph/compagno-segreto-testo-inglese.html?shop=4558" target="_blank">scritto nel 1909</a>, pubblicato nell&#8217;<em>Harper&#8217;s Magazine</em> l&#8217;anno successivo e poi in volume nel &#8217;12 assieme ad altri due racconti <em>A Smile of Fortune</em> – <em>Un briciolo di fortuna</em> – e <em>Freya of the Seven Isles</em>, <em>Freya delle sette isole</em>) e, dopo poco, mi sono accorto di averlo già – assieme ai citati scritti, ovviamente – in un vecchio Oscar Mondadori, uscito nel &#8217;71, <em>Racconti di mare e di costa</em> con la prefazione  e traduzione di Piero Jahier (1884-1966), noto autore del &#8217;900 italiano. È quest&#8217;edizione  che ho voluto leggere.</p>
<p style="text-align: justify">Un giovane capitano al suo primo comando una notte, solo sul ponte del proprio bastimento, si trova  a tu per tu con Leggatt, ufficiale in seconda di un&#8217;altra nave che gli confessa di essere fuggito perché, in circostanze difficili durante una tempesta, ha ucciso un marinaio (pure mascalzone) ma di esser stato – si comprenderà dal suo racconto – anche la causa che ha  reso possibile la salvezza dell&#8217;imbarcazione nella quale svolgeva appunto le sue mansioni di ufficiale in seconda.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10394"></span>Fosse questo episodio successo in mari e in coste appartenenti a terre “civilizzate” il destino di Leggatt sarebbe stato senz&#8217;altro quello di venir denunciato e sbarcato. Ma qui, a quell&#8217;epoca, per di più, ci troviamo in isole lontane, vicino a Java. Leggatt non ha la faccia dell&#8217;assassino e del criminale cosi il giovane capitano (i due son pressoché coetanei) comprende la condizione e l&#8217;errore  dell&#8217;uomo e decide di tenerlo nascosto nella propria cabina.</p>
<p style="text-align: justify">Stringato e simbolico, a Conrad non interessano le vicende, i fatti ma le situazioni, quelle ambigue che fan riflettere e possono creare e creano dilemmi morali. Leggatt per sua stessa ammissione è colpevole di un assassinio ma non è un malvagio; è anzi di buona famiglia e, non si dimentichi, quell&#8217;uccisione è stata frutto di un infelice momento di rabbia che – a quanto sembra – se da un lato ha eliminato un cattivo marinaio, dall&#8217;altro ha contribuito altresì a salvare la nave, il suo capitano e, quindi, le vite di molti.</p>
<p style="text-align: justify">La Giustizia ordinaria lo porterebbe alla forca, ma un errore grave ma provvidenziale può rovinare il resto della vita di un giovane ufficiale che sino a quel momento era stata irreprensibile? Questo è il quesito che  Conrad ci pone. Non vi è perdono di qualsiasi natura, laica e/o religiosa, non è questo il problema. È l&#8217;impossibilità di formulare un giudizio morale netto, tale da dare rassicuranti certezze; Leggatt si porterà nell&#8217;intimo il pensiero, il rimorso forse, del misfatto commesso cercando un riscatto, probabilmente, anche se la sua azione gli ha dato la consapevolezza del male interiore, indissolubilmemte legato alla natura umana.</p>
<p style="text-align: justify">Di questo ne è conscio anche il giovane capitano che l&#8217;ha salvato che sente e parla dell&#8217;”inquilino” della propria cabina come il proprio &#8220;duplicato&#8221; (questo nella traduzione di Jahier). Si riaffaccia qui il tema del doppio che tanto era caro agli scrittori dell&#8217;800. Un&#8217;altra prova dell&#8217;interesse dell&#8217;autore per la situazione, per il dramma, piuttosto che per la sequenza di episodi concreti, può forse trovarsi nel fatto che Leggatt è il solo personaggio con un nome, tutti gli altri sono indicati con la loro generica funzione o per una particolarità fisica che li distinguono: il capitano in seconda, il cambusiere, un marinaio e così via.</p>
<p style="text-align: justify">Queste situazioni, così insolite e difficili da risolvere moralmente son praticamente l&#8217;oggetto della narrativa di Conrad che adopera le &#8220;terre lontane&#8221;, &#8220;esotiche&#8221;, come teatro ottimale dove costruirle e ambientarle. Sovente, per non dire sempre, vi è anche una colpa che scaturisce per aver dato adito &#8211; in un momento di debolezza o esitazione &#8211; all&#8217;agire del male che è in noi, svelandocelo irrimediabilmente. Svelandoci, al contempo, la nostra impossibilità ad evitarlo, suscitando in noi (e nell&#8217;autore) un inestinguibile pessimismo sia individuale che, a conti fatti, anche sociale; la società civile che ha prodotto un Leggatt non sarebbe in grado di giudicarlo in maniera completa e appropriata, &#8220;giusta&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Si comprenderà, ora, quanto sarebbe superficiale considerare Joseph Conrad uno scrittore &#8220;di avventure&#8221; come molto spesso si sente. È vero, parla e descrive di paesi lontani, e, quasi sempre, tutte le vicende narrate si svolgono nel ristretto e circoscritto ambito di una nave ma, a ben pensarci, i dilemmi morali che lì prendono corpo, soltanto lì potrebbero farlo. Non altrove. È possibile anzi individuare una certa specularità tra il paesaggio e  l&#8217;interiorità del o dei protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify">Questo è, più esattamente &#8220;l&#8217;esotismo&#8221; di Conrad, è la nostra interiorità lacerata dalla consapevolezza del Male da cui difficilmente possiamo redimerci.</p>
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		<title>Oh Dio, Corman</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 04:50:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se dico Avery Corman probabilmente non scateno in voi alcun ricordo, specialmente nei più giovani. Eppure Corman è l&#8217;autore di un romanzo che moltissimi conoscono o per averlo letto o per averne visto la famosa trasposizione cinematografica: Kramer contro Kramer. Quello che non tutti sanno è che è anche autore di commedie altrettanto significative, tra [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/Oh-Dio.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/Oh-Dio.jpg" alt="Oh, Dio – Avery Corman" width="100" height="153" /></a>Se dico Avery Corman probabilmente non scateno in voi alcun ricordo, specialmente nei più giovani. Eppure Corman è l&#8217;autore di un romanzo che moltissimi conoscono o per averlo letto o per averne visto la famosa trasposizione cinematografica: <em>Kramer contro Kramer</em>. Quello che non tutti sanno è che è anche autore di commedie altrettanto significative, tra cui, appunto, <strong>Oh Dio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Si tratta di un romanzo precedente (1971) al più famoso duello dei Kramer per l&#8217;affidamento del figlio, e di genere totalmente diverso: una riflessione, con tratti comici e scrittura leggera, sulla fede e la religione nei tempi moderni.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10397"></span>Tutto parte da un presupposto semplice quanto efficace: se Dio dovesse parlare ai giorni nostri, attraverso chi lo farebbe? E alla persona scelta, daremmo credito? Ebbene, secondo l&#8217;autore la scelta non potrebbe che ricadere su un giornalista (e penso che se fosse scritto oggi, a ben quarant&#8217;anni di distanza, si tratterebbe di un blogger).</p>
<p style="text-align: justify">Un giornalista dalla scrittura accattivante, scettico ma aperto a idee nuove, l&#8217;America pronta da un lato a internarlo e dall&#8217;altro a santificarlo in vita. Il loro rapporto comincia con le classiche manifestazioni inspiegabili, che per un uomo di fede sarebbero già dei segni e per il nostro protagonista sono semplici misteri buffi.</p>
<p style="text-align: justify">Così si arriva fino ad un&#8217;intervista, lunga e complessa, in cui Dio più che dettare nuove leggi o spiegare il senso dell&#8217;esistenza, si &#8220;rilassa&#8221; e si confida, raccontando quello che più gli fa piacere, ciò che lo preoccupa e anche le abitudini nel venire a visitare la sua creazione. Insomma, un&#8217;intervista per dire all&#8217;umanità &#8220;io ci sono ancora, abbiate fede&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify">Ovviamente le conseguenze, superata l&#8217;incredulità iniziale, sono di grande mobilitazione internazionale, ma il romanzo non va mai in direzione del mistico, restando ancorato a una esposizione ironica e disincantata dei &#8220;difettucci&#8221; dell&#8217;uomo.</p>
<p style="text-align: justify">La scrittura è briosa, leggera e scorrevole, portando questo romanzo a livello di divertissement letterario, e non mi stupisce che anche da questo sia stato tratto un film, che sicuramente cercherò.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo attualmente è fuori catalogo, ma spero lo ristampino presto: non è da tutti scrivere di argomenti tanto seri con umorismo raffinato.</p>
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		<title>Calore, Goldman</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 04:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nick Escalante vive a Las Vegas da cinquemila giorni – contati. Nick Escalante è laureato in legge. Nick Escalante è un reduce del Vietnam, un giocatore di Blackjack, una macchina da guerra. Nick Escalante è una specie di investigatore privato/guardia del corpo che sogna il giorno in cui andrà via da Las Vegas, sogna il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/calore.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/10/calore.jpg" alt="Calore – Goldman" width="98" height="150" /></a>Nick Escalante vive a Las Vegas da cinquemila giorni – contati. Nick Escalante è laureato in legge. Nick Escalante è un reduce del Vietnam, un giocatore di Blackjack, una macchina da guerra. Nick Escalante è una specie di investigatore privato/guardia del corpo che sogna il giorno in cui andrà via da Las Vegas, sogna il Nepal, sogna Delhi, Bangkok, Venezia, e intanto vive la folle realtà metropolitana della città del gioco d’azzardo. Nick Escalante, il Mex, è soprattutto il memorabile protagonista di uno dei più bei romanzi di William Goldman, <strong>Calore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Datato 1985 è il penultimo romanzo di William Goldman ad essere dato ad oggi alle stampe, e anche uno dei suoi thriller più riusciti. E uno dei pochi ad arrivare in Italia, fra l’altro. Ritratto a tinte vivide di un magnifico perdente (o forse no) e della varia umanità che lo circonda, in una città popolata di killer, di gangster violentatori, di ragazze indifese, di ex predicatori televisivi, Calore è un romanzo intenso e viscerale, un film su pagina, come solo un maestro dello screenplay di classe come Goldman può scrivere.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10350"></span>Curiosamente questo libro segnò da una parte il ritorno definitivo dell’autore, dopo alcuni anni di assenza da Hollywood, alla scrittura per il cinema, sia pure con un film poco convincente con Burt Reynolds – Escalante (da noi uscito col titolo <em>Blackjack</em>), dall’altro anticipava di pochi mesi il suo addio al romanzo, addio che purtroppo si sarebbe concretizzato infatti col successivo <em>Fratelli</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Se però il film è penalizzato da una regia approssimativa e di scarsa personalità il romanzo inchioda fin da pagina 1 il lettore alla poltrona, grazie a una scrittura dal ritmo serrato che mette al centro un protagonista solido e sfaccettato, un uomo nato per viaggiare prigioniero di una città surreale, un disincantato Marlowe messicano fuori tempo massimo, un assoluto outsider… che però è anche l’uomo più letale al mondo con un’arma da taglio, fosse anche un cucchiaino da caffè.</p>
<p style="text-align: justify">Perché un cucchiaino da caffè al Mex basta per fare fuori cinque uomini, o forse un esercito intero… e ragazzi la scena dei “diciotto secondi” è un piccolo capolavoro a sé stante che poteva uscire solo dalla penna di Goldman. Troviamo quindi qui due delle caratteristiche ricorrenti delle sue storie, fin dai tempi del primissimo <em>The temple of Gold</em> o del superbo <em>Boys and girls together</em>, ovvero un protagonista poco o per nulla  integrato nella società in cui è immerso e un fortissimo elemento sarcastico, se non addirittura satirico, che riaffiora carsicamente e puntualmente fra le righe del romanzo.</p>
<p style="text-align: justify">Thriller divertito e ispirato, di grande mestiere, classe da vendere (il finale, così elegantemente suggerito) e naturalmente, assolutamente, inesorabilmente fuori catalogo, ma se leggete in inglese ve la cavate anche con poco. Il “Borgogna rosso sangue” citato fra le pagine poi mi sembra perfettamente appropriato per una lettura in buona compagnia.</p>
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		<title>Il maratoneta, Goldman</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 04:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è un romanzo di William Goldman che è tutt’oggi per me il prototipo del thriller perfetto. Sto parlando del Maratoneta, romanzo del 1974 da cui un paio d’anni più tardi il regista John Schlesinger trasse un film, scritto dallo stesso Goldman, con un grande Dustin Hoffman nei panni del protagonista e uno strepitoso Laurence Olivier [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Maratoneta.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Maratoneta.jpg" alt="Maratoneta - Goldman" width="100" height="153" /></a>C’è un romanzo di William Goldman che è tutt’oggi per me il prototipo del thriller perfetto. Sto parlando del <strong>Maratoneta</strong>, romanzo del 1974 da cui un paio d’anni più tardi il regista John Schlesinger trasse un film, scritto dallo stesso Goldman, con un grande Dustin Hoffman nei panni del protagonista e uno strepitoso Laurence Olivier che, sebbene anziano e ormai già malato, regalò un’interpretazione memorabile per un <em>villain</em> passato subito alla storia del cinema.</p>
<p style="text-align: justify">Se il film fu un successo al botteghino altrettanto si può dire del romanzo, uno dei bestseller dell’autore, in un periodo creativamente e commercialmente per lui molto felice. Fu questo infatti addirittura il primo titolo di Goldman ad approdare in Italia, seguito poi dall’ottimo <em>Magic</em>, ma veniva in effetti dopo una serie di eccellenti romanzi “relegati” al solo mercato americano che però avevano il torto di non appartenere al genere thriller, al quale Goldman approdò proprio con questo romanzo. Anche se in realtà c&#8217;era stato negli anni &#8217;60 l&#8217;esperimento noir di <em>Non si maltrattano così le signore.</em></p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10222"></span>Ma anche <em>Il maratoneta</em> è un thriller atipico, costruito con uno di quei meccanismi ad orologeria di cui Goldman è maestro, e racconta la storia di Babe, giovane ebreo e timidissimo  studente di storia, appassionato di maratona, che cerca di convivere con la pesante eredità di un padre brillante studioso, vittima suicida del maccartismo e della sua caccia alle streghe, e che si trova all’improvviso coinvolto in una storia di spionaggio internazionale con al centro Christian Szell, un criminale nazista rifugiato in Sudamerica, che si rivelerà fra le altre cose un dentista sadico e torturatore.</p>
<p style="text-align: justify">La scena in cui Szell – Olivier interroga Babe – Hoffman col delirante ed incessante interrogativo “è sicuro?” (<em>is it safe </em>nell’originale) è di autentico culto e pluricitata in tantissimi film a seguire ed è effettivamente un gioiello di tensione narrativa.</p>
<p style="text-align: justify">C’è poi un pugno di personaggi secondari brillantissimi, vero punto di forza della narrazione goldmaniana, dallo spietato killer Scylla (al cinema un impeccabile Roy Scheider) alla dolce Elsa, all’ambiguo Janeway, ma nessuno in questo libro è esattamente chi appare essere e Goldman anche qui usa le potenzialità del mezzo (in questo caso la pagina scritta) per giocare col lettore e sorprenderlo in una maniera che su pellicola forzatamente non può riuscire altrettanto bene.</p>
<p style="text-align: justify">Il racconto poi è asciutto e teso: laddove un romanziere di successo di oggi raggiungerebbe non meno di quattrocento pagine, Goldman se ne esce con poco più della metà, col risultato che Il maratoneta tiene incollati alla lettura parola per parola, coi suoi dialoghi brillanti e i suoi rovesciamenti di situazione. E resta scolpito nella memoria indelebile come i suoi personaggi.</p>
<p style="text-align: justify">All’epoca lo pubblicava Sonzogno/Bompiani, le ultime edizioni erano negli Oscar Mondadori, ma non so effettivamente se sia ancora in stampa. Certo, dovrebbe. Per chi ha la fortuna di recuperarlo, è un must, da leggersi con quello che volete, ma io dico per esempio con un Syrah. Magistrale.</p>
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		<title>La dannazione di Kendermore, Kirchoff</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 12:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se, come me, siete appassionati di fantasy ed in particolare della saga di DragonLance vi sarete almeno una volta fatti una domanda: che aspetto ha Kendermore, la città dei kender? Ovvero, come si vive in un posto abitato da bambini-cleptomani privi di qualunque paura? La risposta c’è l’ha data la brava Mary Kirchoff! La dannazione [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/I-preludi.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/I-preludi.jpg" alt="I preludi" width="100" height="140" /></a>Se, come me, siete appassionati di fantasy ed in particolare della saga di DragonLance vi sarete almeno una volta fatti una domanda: che aspetto ha Kendermore, la città dei <em>kender</em>? Ovvero, come si vive in un posto abitato da bambini-cleptomani privi di qualunque paura? La risposta c’è l’ha data la brava Mary Kirchoff!</p>
<p style="text-align: justify"><em> </em><strong>La dannazione di Kendermore</strong><em> </em>fa parte della trilogia <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788834417294/zzz1k1456/magia-di-lunitari-la-dannazione.html?shop=4558" target="_blank">I preludi di DragonLance</a> </em>che racconta le avventure dei nostri eroi nei cinque anni precedenti le <em>Cronache di Dragonlance </em>ed<em> </em>ha come<em> </em>protagonista il simpatico Tasslehoff Burrfoot. Il nostro kender preferito stavolta l’ha fatta grossa: si è dimenticato di onorare la sua promessa di matrimonio!</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10146"></span>Accompagnato dalla <em>nana</em> Gisella Hornslager parte alla volta della sua città natale in un viaggio pieno di imprevisti ed avventure. Inoltre la sua ingenua dimenticanza ha messo in moto un turbine di eventi che coinvolgeranno un medico ciarlatano, il suo zio preferito, un losco figuro e l’intera città di Kendermore! Alla fine tutto l’universo di Krynn correrà un grave pericolo…</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante il titolo italiano così drammatico <em>La dannazione di Kendermore </em>è un romanzo allegro, pieno di avventure esilaranti ed umorismo. L’autrice ha sfruttato la ben nota  ambientazione popolandola di buffi personaggi delineati con poche sapienti pennellate. Su tutti merita menzione Gisella Hornslager la nana più sexy e maliziosa (si avete letto bene) che si sia mai vista in un fantasy, forse troppo maliziosa per un romanzo che sembra scritto per un pubblico di giovanissimi. Molteplici le trovate originali come, ad esempio, la descrizione della vita quotidiana nella città di Kendermore ed il mammut parlante.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stile narrativo è semplice ma gradevole, decisamente adatto al tono dell’opera. La trama è ben curata presentando un interessante intreccio di personaggi ed una certa varietà di locazioni e situazioni.</p>
<p style="text-align: justify">Se non fosse per un paio di ammiccamenti e doppi sensi (cos’è un <em>lavoro di paranco</em>?) consiglierei questo romanzo <em>anche </em>come fiaba ma può anche darsi che sono troppo all’antica. Di sicuro lo propongo a tutti gli appassionati del genere che vogliono provare qualcosa di più leggero e umoristico del solito.</p>
<p style="text-align: justify">Vi auguro una lettura spensierata!</p>
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		<title>Alien: dentro l’alveare, Sheckley</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 12:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Axel Raven</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fantascienza]]></category>
		<category><![CDATA[film e libro]]></category>
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		<description><![CDATA[Recentemente mi sono accorto di essere un lettore metereopatico: quando c’è freddo mi piace leggere romanzi fantasy (sarà per l’alito dei Draghi?) e quando il sole picchia impietoso è nei mondi del futuro che mi rifugio, mondi pieni di fredda tecnologia ma non privi di mostri sbavanti! Direttamente dal vecchio carretto tarmato ecco un romanzo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Alien-dentro-lalveare.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/Alien-dentro-lalveare.jpg" alt="Alien dentro l'alveare – Robert Sheckley" width="100" height="167" /></a>Recentemente mi sono accorto di essere un <em>lettore metereopatico</em>: quando c’è freddo mi piace leggere romanzi fantasy (sarà per l’alito dei Draghi?) e quando il sole picchia impietoso è nei mondi del futuro che mi rifugio, mondi pieni di fredda tecnologia ma non privi di mostri sbavanti! Direttamente dal vecchio carretto tarmato ecco un romanzo di fantascienza scritto da un vero maestro del genere!</p>
<p style="text-align: justify"><em> </em><strong>Alien:dentro l’alveare </strong>è ambientato in un lontano futuro dove gli Aliens (si proprio quelli <a href="http://www.ibs.it/dvd/8010312082719//alien-la-quadrilogia.html?shop=4558" target="_blank">dei film</a> con Sigourney Weaver), hanno devastato la  Terra ma sono stati cacciati. Durante la susseguente ricostruzione una bella ladra, uno scienziato sfigato e un capitano alcolizzato partono alla volta del pianeta Ar-32 per rubare la <em>pappa reale </em>degli Aliens. Come se non bastasse l’astronave è piena di galeotti ed un’ industria farmaceutica interplanetaria ha deciso che solo lei può mungere (si proprio <em>mungere</em>) i mostri dal sangue acido!</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-10005"></span>La prima metà di questo breve romanzo di Robert Sheckley sembra, sorprendentemente, più simile ad un libro di spionaggio che ad uno di fantascienza. Non che ci siano spie ma, in compenso è pieno di elementi tipici di quel genere: avventurieri senza scrupoli, imprese disperate, scontri acrobatici a mani nude, esistenze al limite e (non poteva <em>assolutamente</em> mancare) una protagonista tanto bella quanto micidiale.</p>
<p style="text-align: justify">Nella seconda parte (quella sul pianeta alieno) questa impressione si stempera gradatamente sino a quando la fantascienza prende il sopravvento con l’inevitabile scontro con le creature fameliche. Il tutto narrato con stile gradevole, mai noioso e venato di ironia e umorismo. I protagonisti, ognuno dotato di proprio background, a voler essere pignoli sono un po’ troppo tipici del genere spionistico, ma decisamente accattivanti e simpatici.</p>
<p style="text-align: justify">Dunque quello che vi consiglio oggi è un libro originale per la sua mescolanza di generi, ben scritto, e dalla gradevole lettura. Adatto a <em>quasi</em> tutti: c’è chi trova sgradevole un mostro che usa gli umani come incubatrice (non capisco proprio perché).</p>
<p style="text-align: justify">Una <em>fresca</em> lettura a tutti!</p>
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		<title>È un problema, Christie</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 03:55:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non è facile decidere di recensire un giallo di un mostro sacro come Agatha Christie, perché la scelta può essere (e nel mio caso lo è stata) molto ardua. Nella sua vasta produzione di oltre ottanta libri gialli, ci sono diversi capolavori e innumerevoli rompicapi di qualità. È un problema non è uno dei più [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/un-problema.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/09/un-problema.jpg" alt="È un problema - Agatha Christie" width="80" height="126" /></a>Non è facile decidere di recensire <a href="http://www.ibs.it/code/9788804520238/christie-agatha/problema.html?shop=4558" target="_blank">un giallo</a> di un mostro sacro come Agatha Christie, perché la scelta può essere (e nel mio caso lo è stata) molto ardua. Nella sua vasta produzione di oltre ottanta libri gialli, ci sono diversi capolavori e innumerevoli rompicapi di qualità. <strong>È un problema</strong> non è uno dei più conosciuti, ma ho scelto di presentarvi questo titolo perché, anche se raramente risulta tra i citati, fece parlare di sé in più di un&#8217;occasione.</p>
<p style="text-align: justify">Intanto era in assoluto il preferito dell&#8217;autrice, come lei stessa dichiara nella sua autobiografia (da me <a href="http://liblog.blogdo.net/narrativa/la-mia-vita-christie/" target="_blank">già recensita</a> su liblog) e in diverse interviste rilasciate nel corso della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9995"></span>Altro elemento di curiosità è che quando il libro uscì, nel 1949, il finale fece un discreto scalpore. Gli editori, intimoriti dal can can che si era scatenato intorno ad esso, cercarono di convincere la Christie a cambiarne la conclusione ma lei non volle sentire ragioni.</p>
<p style="text-align: justify">Come purtroppo a volte capita, l&#8217;edizione italiana del libro ha un titolo che non c&#8217;entra nulla con il reale andamento della trama: cosa significa “È un problema”? Mistero&#8230; molto più calzante il titolo inglese, Crooked House, ispirato a una filastrocca popolare molto in voga nell&#8217;infanzia della nostra autrice.</p>
<p style="text-align: justify">La &#8220;casa deforme&#8221; in cui si snoda tutta la vicenda (l&#8217;ambiente circoscritto che tanto ama il fanatico del classico giallo inglese), è quella dove vive Aristides Leonides, ottuagenario uomo d&#8217;affari greco, circondato dalla sua numerosa famiglia di cui tiene, con generosità ma con fermezza, le redini. Quando l&#8217;uomo muore in circostanze tragiche, la famiglia Leonides si coalizza in silenzio contro Brenda, la seconda e giovanissima moglie, con la segreta speranza che sia lei, contro tutte le apparenze, la colpevole, in quanto unica estranea al saldo nucleo famigliare d&#8217;origine.</p>
<p style="text-align: justify">Anche Charles, la voce narrante, un diplomatico figlio dell&#8217;ispettore di polizia incaricato delle indagini e per combinazione fidanzato di Sophia, la nipote preferita del vecchio patriarca, ha la stessa speranza verso una soluzione che indubbiamente sarebbe comoda per molti. Eppure anche lui, come gli altri, avverte la nota stonata che la Christie abilmente insinua tra le mura della casa. Dentro di loro tutti avvertono che la verità va cercata altrove, in seno alla famiglia&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Se ciò che vi ha impedito di prendere in mano in libreria qualche giallo della Christie è l&#8217;antipatia verso l&#8217;onnipotente figura dell&#8217;investigatore privato, qua non ne troverete traccia. A tenere le fila della trama è l&#8217;azione, e l&#8217;intrigo psicologico che tiene viva l&#8217;attenzione verso i particolarissimi membri della famiglia Aristides. La scabrosa verità dietro al delitto viene svelata a poco a poco dall&#8217;evolversi degli eventi, che sostituisce l&#8217;indagine vera e propria. Questo è tanto vero che, eccezione tra le eccezioni (almeno parlando della Christie) leggendo attentamente tra le righe si può intuire anche prima che venga svelata la sorprendente soluzione che tanto fece scalpore all&#8217;epoca.</p>
<p style="text-align: justify">Da leggere tutto d&#8217;un fiato in un ozioso pomeriggio domenicale, divertendosi nella lettura quanto – ci scommetto – si divertì l&#8217;autrice a scriverlo più di mezzo secolo fa.</p>
<div class="shr-publisher-9995"></div><!-- Start Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetBottom Automatic -->]]></content:encoded>
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		<title>Vita e opinioni filosofiche di un gatto, Taine</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 03:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sfranz</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Penso sia difficile e coraggioso presentare a un pubblico del XXI secolo noto, per di più, per la sua scarsa propensione alla lettura, Vita e opinioni filosofiche di un gatto, un testo di più di centocinquant&#8217;anni fa, di un filosofo, storico e letterato d&#8217;oltralpe, famoso ai suoi tempi al punto da essere unanimemente considerato il [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/Vita-e-op.-filos.-gatto.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/08/Vita-e-op.-filos.-gatto.jpg" alt="Vita e opinioni filosofiche di un gatto - Taine" width="100" height="143" /></a>Penso sia difficile e coraggioso presentare a un pubblico del XXI secolo noto, per di più, per la sua scarsa propensione alla lettura, <strong>Vita e opinioni filosofiche di un gatto</strong>, un testo di più di centocinquant&#8217;anni fa, di un filosofo, storico e letterato d&#8217;oltralpe, famoso ai suoi tempi al punto da essere unanimemente considerato il teorico del naturalismo francese: Hippolyte Adolphe Taine (1828-1893). L&#8217;uomo per cui, l&#8217;arte era un prodotto naturale allo stesso modo che lo era un uomo che la produceva; altro che sentimenti, altro che romanticismo tutto, alla fin fine, poteva ridursi ed essere quindi il frutto dell&#8217;ereditarietà, dell&#8217;ambiente e delle circostanze storiche.</p>
<p style="text-align: justify">Di qui il suo aderire al positivismo, la sua anglofilia (nel 1863 scrisse una Histoire de la littérature anglaise in cinque volumi) e la sua famigliarità con autori quali Honoré de Balzac (1799-1850), Gustave Falubert (1821-1880), Émile Zola (1840-1902) e i fratelli Edmond (1822-1896) e Jules de Goncourt (1830-1870) – famigliarità e amicizia: Flaubert e i Goncourt erano spesso a cena da lui.</p>
<p><span id="more-9788"></span></p>
<p style="text-align: justify"><em>Vie et opinions philosophiques d&#8217;un chat</em> uscì nel 1858 e fu incluso nell&#8217;edizione ampliata e definitiva del suo Voyage aux eaux des Pyrénées ch&#8217;era uscito tre anni avanti, nel 1855. Probabilmente già avvezzo alla favola dopo uno dei suoi primi saggi dedicato a La Fontaine del 1853 (riedito successivamente nel &#8217;61, La Fontaine et ses fables: era stata la sua Tesi di dottorato), in questo breve scritto vediamo un gatto dalla sua nascita alla conquista completa della sua consapevole saggezza.</p>
<p style="text-align: justify">Tra le righe si può comprendere la filosofia anche dell&#8217;autore e la sua bonaria critica sulla (a suo dire errata) visione e concezione de mondo di altri. Devo dire la verità: non si può fare a meno di pensare, almeno per un secondo alla <em>Fattoria degli animali</em> di George Orwell (1903-1950), pubblicata nel 1945 anche se, per questo motivo, un confronto diretto e/o indiretto tra le due opere apparirebbe del tutto fuori luogo.</p>
<p style="text-align: justify">Lungi dall&#8217;essere pesante, è, al contrario, una <a href="http://www.ibs.it/code/9788874521869/taine-hippolyte/vita-e-opinioni-filosofiche.html?shop=4558" target="_blank">lettura gradevole</a> e simpatica. Strutturata in otto corti capitoletti che inducono forse a qualche pensiero e riflessione sulla natura degli uomini e sulla incontestabile (e incontestata) saggezza dei gatti.</p>
<p style="text-align: justify">Ah, dimenticavo: Hippolyte Taine ne aveva avuti ben tre! Presumo l&#8217;abbiano aiutato molto nei suoi studi filosofici.</p>
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		<title>La taverna del Doge Loredan, Ongaro</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jul 2009 03:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un certo tipo di romanzo d’avventura che riscuote oggi un certo successo commerciale ha sempre trovato in Italia scarsa rappresentativa, vuoi per l’amore dei nostri scrittori per temi più pomposi, vuoi per una scarsa tradizione narrativa nostrana in tal senso. Alberto Ongaro ha rappresentato negli anni forse la più felice eccezione a questa mancanza. Veneziano, [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/taverna-del-doge.jpg"><img class="alignleft" style="float: left" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/taverna-del-doge.jpg" alt="La taverna del doge Loredan - Alberto Ongaro" width="100" height="155" /></a>Un certo tipo di romanzo d’avventura che riscuote oggi un certo successo commerciale ha sempre trovato in Italia scarsa rappresentativa, vuoi per l’amore dei nostri scrittori per temi più pomposi, vuoi per una scarsa tradizione narrativa nostrana in tal senso.</p>
<p style="text-align: justify">Alberto Ongaro ha rappresentato negli anni forse la più felice eccezione a questa mancanza. Veneziano, già giornalista e autore di fumetti, con alle spalle molti anni trascorsi in Sudamerica e in Inghilterra, Ongaro è il brillante autore di questo <strong>La taverna del Doge Loredan</strong>, romanzo risalente <a href="http://www.ibs.it/code/9788838477768/ongaro-alberto/taverna-del-doge-loredan.html?shop=4558" target="_blank">agli anni 80</a> e che rispolvero perché è sicuramente un <a href="http://www.ibs.it/code/9788838473401/ongaro-alberto/taverna-del-doge-loredan.html?shop=4558" target="_blank">lavoro emblematico</a> della sua produzione, caratterizzata ancora oggi da storie avvincenti e soluzioni narrative sempre sorprendenti, incastri temporali e giochi del destino a guidare e sparigliare le sorti dei personaggi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9610"></span>In questo caso ci troviamo di fronte all’ormai classico espediente del libro nel libro: un volume ritrovato da un antiquario veneziano racconta e riporta alla luce una storia di molti decenni prima, la picaresca vicenda di Jacob Flint e del suo antagonista, il contrabbandiere maledetto Fielding.</p>
<p style="text-align: justify">In un sapiente gioco di rimandi fra passato e presente, di cui non voglio svelare assolutamente niente, le due vicende si intrecciano, fra avventure condite di duelli ed erotismo, amore per la letteratura e gioco a viso aperto col lettore. La scrittura di Ongaro è elegante ma concreta, popolare e raffinata allo stesso tempo, sa affascinare come una delle corti veneziane in cui si muovono i protagonisti del racconto e sa ammantare di mistero una narrazione fluida e appassionante.</p>
<p style="text-align: justify">Come può del resto un appassionato di storie d’avventura sfuggire al fascino di una frase come <em>“Quella sera guidato da capitan Viruela mi diressi verso la “Taverna del Doge Loredan”. Devo anche dire che il cuore mi batteva forte come se sapesse, lui il cuore e non io, che stavo andando incontro al mio destino?”</em>. Tale è infatti la frase del libro ritrovato che attrae per prima l’antiquario Schultz e che ha il potere magico di innescare la fascinazione e di trascinarlo nella vicenda. E ovviamente, noi con lui.</p>
<p style="text-align: justify">Da gustare con un vino Veneto, magari di un certo lignaggio, come un ottimo Amarone.</p>
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		<title>Più di là che di qua, Amurri</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 03:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>tomtraubert</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torno a parlare di Antonio Amurri, storico autore della tv italiana nonché scrittore ed umorista, con questo prezioso romanzo del 1987, naturalmente introvabile al giorno d’oggi, ma che sarebbe adattissimo ad una lettura estiva col sorriso sulle labbra. A fianco alla sua produzione dedicata all’analisi al vetriolo della famiglia italiana con i vari Piccolissimo, Piccolissimo [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/piu-di-la.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/piu-di-la.jpg" alt="Più di là che di qua - Antonio Amurri" width="95" height="150" /></a>Torno a parlare di Antonio Amurri, storico autore della tv italiana nonché scrittore ed umorista, con questo prezioso romanzo del 1987, naturalmente introvabile al giorno d’oggi, ma che sarebbe adattissimo ad una lettura estiva col sorriso sulle labbra.</p>
<p style="text-align: justify">A fianco alla sua produzione dedicata all’analisi al vetriolo della famiglia italiana con i vari <em>Piccolissimo</em>, <em>Piccolissimo vent’anni dopo</em>, e tutta la serie dei <em>Come ammazzare…</em> Amurri scrisse anche alcuni romanzi, di cui questo fu l’ultimo, e il più peculiare. <strong>Più di là che di qua</strong> infatti è una commedia impregnata di humour nero i cui protagonisti principali sono infatti dei fantasmi.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9481"></span>Fantasmi che assistono, invero molto mondanamente, alla vicende dei loro congiunti viventi: Milena è la ricchissima moglie defunta di Francesco, il quale, oltre ad essersi ritrovato erede di un immenso patrimonio si è risposato con Elvira, che a sua volta però cade ben presto in coma, vittima di una misteriosa malattia tropicale e che si ritroverà ben presto a tu per tu con la rivale deceduta.</p>
<p style="text-align: justify">Se aggiungiamo che Milena trascorre la sua esistenza ultraterrena in compagnia nientemeno che di Oscar Wilde (che assume il ruolo di una sorta di disincantato Virgilio) e di altre figure di contorno di trapassati celebri che si danno ritrovo in party ectoplasmici alle spalle dei viventi, ci sono tutti gli ingredienti per una messinscena surreale e divertente dove il senso dell’umorismo molto britannico di Antonio Amurri si ritrova a proprio agio, raccontando la vicenda con i suoi toni garbati e i suoi dialoghi sempre brillanti, quasi da sit-com ante-litteram.</p>
<p style="text-align: justify">L’ambientazione è quella di una villa dell’alta borghesia in una non meglio precisata località della Riviera del Brenta, alle porte di Venezia, ed è il pretesto per farvi fare scalo a defunti celebri in villeggiatura, da Hemingway a Peggy Guggenheim, con alcune trovate gustose come i fantasmi inglesi che non potendo più bere concretamente il tè delle cinque si accontentano di vederlo bere nei salotti terreni di cui sono ospiti.</p>
<p style="text-align: justify">Un umorismo che sospetto non si scriva più, o così mi pare. Se vi capita, magari scovandolo in qualche bancarella, assaporatelo con un Prosecco di Valdobbiadene, ovvero, citando doverosamente  incipit e finale del libro… bianco su bianco.</p>
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		<title>Scambio di cuori, Quin-Harkin</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Jul 2009 03:55:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elfo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo Messico]]></category>
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		<description><![CDATA[Un’amica mi ha fatto un piccolo regalo (grazie Only!), ovvero è riuscita a ritrovare per me uno dei libri che preferivo quando ero adolescente. La mia copia di Scambio di cuori, edito verso la fine degli anni Ottanta dalla Mondadori e scritto da Janet Quin-Harkin, era infatti andata smarrita durante il mio ultimo trasloco. Non [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/scambio-di-cuori.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/07/scambio-di-cuori.jpg" alt="scambio-di-cuori" width="100" height="189" /></a>Un’amica mi ha fatto un piccolo regalo (grazie Only!), ovvero è riuscita a ritrovare per me uno dei  libri che preferivo quando ero adolescente. La mia copia di <strong>Scambio di cuori</strong>, edito verso la fine degli anni Ottanta dalla Mondadori e scritto da Janet Quin-Harkin, era infatti andata smarrita durante il mio ultimo trasloco. Non vi dico che senso di tenerezza quando ho aperto la busta imbottita ed ho rivisto la copertina a me tanto cara.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Scambio di cuori </em>apparteneva ad una collana chiamata <em>Feeling</em>, dedicata espressamente alle ragazzine e ai primi amori. Dopo averlo ripreso in mano, a distanza di quasi vent’anni, sono rimasta stupita del fatto che sia la trama che lo stile non abbiano nulla di ingenuo, tanto che sono riuscita ad apprezzare questa storia oggi come allora.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9392"></span>La protagonista è una sedicenne di Milano, Fiona Sarti, testarda, timida, poco incline a lasciarsi andare e piuttosto legata alle proprie abitudini. Il suo tran tran quotidiano è fatto di lezioni presso una prestigiosa scuola privata, di un rapporto già privo di entusiasmo col fidanzato Simone, di serate davanti alla televisione. Ma la svolta è dietro l’angolo e veste i panni di un professore americano in visita nella metropoli lombarda: questi ha una figlia di nome Sherry, che ha la stessa età di Fiona, e propone ai genitori della ragazza uno scambio culturale lungo un anno.</p>
<p style="text-align: justify">La nostra eroina è così costretta a lasciarsi alle spalle l’Italia e tutte le sue rassicuranti certezze per iniziare una nuova vita in un ranch di Albuquerque, in Nuovo Messico, dove in un primo momento incontra mille difficoltà, personificate in Gregory West, detto Taco, attraente ma insopportabile fratello di Sherry. Man mano che i giorni passano, però, Fiona sembra apprezzare sempre più la sua nuova realtà ed ogni momento si rivela portatore di una preziosa esperienza. Anche l’amore non si fa attendere: Fiona e Taco dopo l’iniziale diffidenza, si scoprono sempre più attratti l’uno dall’altra e solo il pensiero che un giorno non lontano la ragazza dovrà ripartire guasta la loro felicità.</p>
<p style="text-align: justify">Non vi svelo il finale, perché potrei rovinarvi il gusto di leggere il libro. Il motivo per cui ve lo consiglio caldamente è dato, oltre che dalla storia, dagli scenari per noi del tutto inusuali, qui descritti con tratto sapiente ed emozionante. Il percorso di formazione di Fiona è molto ben descritto, mascherato dietro una serie di esperienze che – per quanto a volte un po’ prevedibili – hanno accompagnato la crescita di tutti noi. I personaggi di contorno sono figure di buon impatto, benché a tratti un po’ stilizzate: ci sono Maria ed Enrique, rispettivamente la governante e il giardiniere di casa West, c’è Honey, l’ex ragazza di Taco, bella quanto maligna e ci sono i genitori di Fiona, buoni ed affezionati, ma rappresentanti di un vita sempre in bilico tra la noia e l’abitudine a cui sarà forse impossibile riabituarsi.</p>
<p style="text-align: justify">Il contrasto nel cuore di Fiona è sottolineato con un espediente molto ben utilizzato, ovvero quello di delineare l’atmosfera in Italia come priva di colore, mentre il Nuovo Messico si rivela un esplosione di tonalità intense nelle descrizioni dell’alba, del tramonto e del paesaggio in generale. A tutto ciò l’autrice aggiunge le emozioni di un rodeo, di una cavalcata nel <em>bosque</em> o di una visita nella Riserva Indiana, regalandoci qualche pagina di intensità più elevata rispetto ai classici racconti per ragazzine.</p>
<p style="text-align: justify">Essendo una pubblicazione non proprio recente, il libro è purtroppo fuori catalogo, ma non disperate: se fate come me potrete trovarne ancora qualche copia in rete, per di più ad un prezzo irrisorio. Ma chi l’ha detto che i bei sogni sono costosi?</p>
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		<title>Gli anni fulgenti di Miss Brodie, Spark</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 03:55:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Only</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poi venne il giorno che andò a trovarla un giovanotto, pieno di domande sul suo bizzarro libro di psicologia, La trasfigurazione del banale.[...] “Qual è stato per lei l&#8217;influsso più significativo degli anni della scuola, suor Helena? Un libro, un&#8217;idea politica, una persona? O è stato il Calvinismo?”. “Ci fu una certa Jean Brodie, negli [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<!-- Start Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><!-- End Shareaholic LikeButtonSetTop Automatic --><p style="text-align: justify"><a href="http://liblog.blogdo.net/files/2009/06/miss-brodie.jpg"><img class="alignright" style="float: right" src="http://liblog.blogdo.net/files/2009/06/miss-brodie.jpg" alt="Gli anni fulgenti di Miss Brodie – Muriel Spark" width="100" height="161" /></a>Poi venne il giorno che andò a trovarla un giovanotto, pieno di domande sul suo bizzarro libro di psicologia, La trasfigurazione del banale.[...]<br />
“Qual è stato per lei l&#8217;influsso più significativo degli anni della scuola, suor Helena? Un libro, un&#8217;idea politica, una persona? O è stato il Calvinismo?”.<br />
“Ci fu una certa Jean Brodie, negli anni del suo fulgore.”</p>
<p style="text-align: justify">Così si conclude, chiudendo il cerchio di una storia pressoché perfetta, <strong>Gli anni fulgenti di Miss Brodie</strong>, il capolavoro di Muriel Spark, scrittrice scozzese scomparsa alcuni anni fa nella nostra Toscana, dove ormai viveva da tempo.</p>
<p style="text-align: justify">Ma cos&#8217;ha di tanto speciale questo <a href="http://www.ibs.it/code/9788845919442/spark-muriel/anni-fulgenti-di-miss.html?shop=4558" target="_blank">romanzo di piccolo respiro</a>, che si legge in un pomeriggio? Cosa lo rende il libro più popolare di un&#8217;autrice che ha prodotto altro e tutto di qualità?</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-9211"></span>Probabilmente la fama della storia sta proprio in quella miss che dà il titolo al lavoro, colei che è stato il Personaggio per eccellenza della produzione di Muriel Spark. Indimenticabile, anche molto tempo dopo aver riposto il libro.</p>
<p style="text-align: justify">Jean Brodie è un&#8217;insegnante – sopra le righe, lo si avverte fin dalle sue prime battute – che in una Edimburgo degli anni trenta decide di dedicare gli anni del suo “fulgore”( per utilizzare l&#8217;azzeccata traduzione che Adriana Bottini per Adelphi fa del termine inglese “Prime”) a un gruppo di sue allieve, da lei personalmente scelte per farne la crème de la crème della società, secondo il personalissimo significato che lei dà a questa parola. I metodi di insegnamento della donna sono infatti poco ortodossi: puntando sulla sua carismatica personalità, cercherà di guidare le sue elette verso l&#8217;apprendimento della vita più che della cultura, mettendole a parte della sua particolare visione del mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Quasi per un paradosso miss Brodie fa tutto questo alla Marcia Blaine School, una delle scuole più reazionarie della Scozia, dove il suo metodo sarà inevitabilmente inviso al resto del corpo insegnante e alla direttrice, che per anni cercherà di convincere le sue allieve a tradirne la fiducia per poterla licenziare.</p>
<p style="text-align: justify">“Le ragazze di miss Brodie”, come vengono chiamate: sono loro il centro del romanzo, loro che con continui salti temporali raccontano la loro insegnante vista con occhi immaturi e adulti, così che al lettore ne viene trasmessa un&#8217;immagine mutevole, perché continuamente adeguata al punto di vista di chi racconta.</p>
<p style="text-align: justify">Così, la giovane donna vista dalle allieve ancora ragazzine, che assistevano alle sue atipiche lezioni pendendo dalle sue labbra, è la rappresentazione un po&#8217; mitizzata di un temperamento singolare che trasmette alle piccole la propria convinzione di specialità, creando un gruppo che si sente parte di uno scopo e che quindi sopravviverà alla fine della scuola.</p>
<p style="text-align: justify">Jean Brodie cura la sua nidiata non per far emergere le singole personalità ma per ricreare in ognuna di esse una parte di sé stessa: sceglie di vivere molte delle sue passioni (intellettuali ma anche erotiche) attraverso le sue elette, sui cui punta tutta la sua ambizione e il suo appagamento.</p>
<p style="text-align: justify">Ma non tutto questo resiste nelle ragazze che diventano donne, che intuiscono alla fine qual&#8217;è la sua debolezza: togliendo miss Brodie da ogni piedistallo finiranno per allontanarsene sfaldando il gruppo di cui la donna era il collante. E alla fine, inevitabilmente qualcuna la tradirà con la direttrice, senza sapersene spiegare bene il motivo.</p>
<p style="text-align: justify">Scritto nel 1961, è ormai un classico e come tale è stato soggetto a riduzioni cinematografiche, televisive e pieces teatrali. Se seguirete il mio consiglio e lo leggerete, vi invito anche a cercare di recuperare, cosa non facile, il film del 1969, &#8220;la strana voglia di Jean&#8221;, con la bravissima attrice inglese Maggie Smith (recentemente apparsa sugli schermi di tutto il mondo nel ruolo di Minerva McGonagall nei film di Harry Potter) che per l&#8217;interpretazione di una splendida miss Brodie si prese un meritatissimo Oscar.</p>
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