Tutti gli articoli su william goldman

Boys and girls together, Goldman

Scritto da: il 29.04.10 — Comments Off
C’è almeno un buon motivo per imparare a leggere in inglese in maniera decente, oltre a leggere i vostri autori preferiti “in presa diretta”, senza mediazioni… con la loro vera “voce” verrebbe da dire. L’altro buon motivo è conoscere tutto ciò che la nostra editoria per qualsivoglia motivo decide di non pubblicare e lasciare al proprio destino oltremanica o oltreoceano. È stato questo per me il caso con questo splendido Boys And Girls Together. Nel 1964 William Goldman aveva all’attivo i suoi primi tre romanzi quando decise di dare vita al suo progetto senza dubbio più ambizioso e di grande respiro. Una storia corale, un romanzo di oltre 700 pagine incentrato sulle vite di un pugno di personaggi che ci vengono presentati uno ad uno, nelle loro esistenze parallele, fin dalla loro infanzia. Ma tutti loro saranno accomunati da un unico destino, un destino racchiuso in una città che diventa ben presto la protagonista occulta ed ultima della narrazione: New York. New York, la Magic Town che era anche il titolo di lavorazione del romanzo, il luogo delle possibilità, America per eccellenza, il luogo dove qualsiasi ragazzo di provincia che negli anni ’50 e ’60 nutrisse delle qualsivoglia aspirazioni artistiche poteva trovare la realizzazione ai propri sogni. O la definitiva rovina. Goldman stesso, che a New York era arrivato da un piccolo sobborgo di Chicago, aveva assistito in prima persona a successi e fallimenti. Egli stesso aveva rischiato in effetti di dover rinunciare a qualsiasi ambizione, come racconta brillantemente nella bella introduzione alla nuova edizione del libro. Ed ecco quindi che questa galleria di perdenti, col loro bagaglio di traumi, di ambizioni, di frustrazioni vengono raccontati da Goldman col consueto mix di acume e ironico cinismo ma anche con visibile affetto, mentre diventano adulti e i loro destini si incrociano inestricabilmente nelle vie ...

Calore, Goldman

Scritto da: il 16.10.09 — Comments Off
Nick Escalante vive a Las Vegas da cinquemila giorni – contati. Nick Escalante è laureato in legge. Nick Escalante è un reduce del Vietnam, un giocatore di Blackjack, una macchina da guerra. Nick Escalante è una specie di investigatore privato/guardia del corpo che sogna il giorno in cui andrà via da Las Vegas, sogna il Nepal, sogna Delhi, Bangkok, Venezia, e intanto vive la folle realtà metropolitana della città del gioco d’azzardo. Nick Escalante, il Mex, è soprattutto il memorabile protagonista di uno dei più bei romanzi di William Goldman, Calore. Datato 1985 è il penultimo romanzo di William Goldman ad essere dato ad oggi alle stampe, e anche uno dei suoi thriller più riusciti. E uno dei pochi ad arrivare in Italia, fra l’altro. Ritratto a tinte vivide di un magnifico perdente (o forse no) e della varia umanità che lo circonda, in una città popolata di killer, di gangster violentatori, di ragazze indifese, di ex predicatori televisivi, Calore è un romanzo intenso e viscerale, un film su pagina, come solo un maestro dello screenplay di classe come Goldman può scrivere. Curiosamente questo libro segnò da una parte il ritorno definitivo dell’autore, dopo alcuni anni di assenza da Hollywood, alla scrittura per il cinema, sia pure con un film poco convincente con Burt Reynolds – Escalante (da noi uscito col titolo Blackjack), dall’altro anticipava di pochi mesi il suo addio al romanzo, addio che purtroppo si sarebbe concretizzato infatti col successivo Fratelli. Se però il film è penalizzato da una regia approssimativa e di scarsa personalità il romanzo inchioda fin da pagina 1 il lettore alla poltrona, grazie a una scrittura dal ritmo serrato che mette al centro un protagonista solido e sfaccettato, un uomo nato per viaggiare prigioniero di una città surreale, un disincantato Marlowe messicano fuori tempo massimo, un assoluto ...

Il maratoneta, Goldman

Scritto da: il 02.10.09 — 3 Commenti
C’è un romanzo di William Goldman che è tutt’oggi per me il prototipo del thriller perfetto. Sto parlando del Maratoneta, romanzo del 1974 da cui un paio d’anni più tardi il regista John Schlesinger trasse un film, scritto dallo stesso Goldman, con un grande Dustin Hoffman nei panni del protagonista e uno strepitoso Laurence Olivier che, sebbene anziano e ormai già malato, regalò un’interpretazione memorabile per un villain passato subito alla storia del cinema. Se il film fu un successo al botteghino altrettanto si può dire del romanzo, uno dei bestseller dell’autore, in un periodo creativamente e commercialmente per lui molto felice. Fu questo infatti addirittura il primo titolo di Goldman ad approdare in Italia, seguito poi dall’ottimo Magic, ma veniva in effetti dopo una serie di eccellenti romanzi “relegati” al solo mercato americano che però avevano il torto di non appartenere al genere thriller, al quale Goldman approdò proprio con questo romanzo. Anche se in realtà c'era stato negli anni '60 l'esperimento noir di Non si maltrattano così le signore. Ma anche Il maratoneta è un thriller atipico, costruito con uno di quei meccanismi ad orologeria di cui Goldman è maestro, e racconta la storia di Babe, giovane ebreo e timidissimo studente di storia, appassionato di maratona, che cerca di convivere con la pesante eredità di un padre brillante studioso, vittima suicida del maccartismo e della sua caccia alle streghe, e che si trova all’improvviso coinvolto in una storia di spionaggio internazionale con al centro Christian Szell, un criminale nazista rifugiato in Sudamerica, che si rivelerà fra le altre cose un dentista sadico e torturatore. La scena in cui Szell – Olivier interroga Babe – Hoffman col delirante ed incessante interrogativo “è sicuro?” (is it safe nell’originale) è di autentico culto e pluricitata in tantissimi film a seguire ed è effettivamente ...

“Ogni scarrafone…”

Scritto da: il 02.04.09 — Comments Off
Ogni scarrafone… è bello a mamma sua, si sa. E ogni scrittore ha qualche creatura riuscita non proprio benissimo, o meno degli altri, via. Il problema è quando si tratta di quegli scrittori che abbiamo nel cuore, ché ognuno ha i suoi, quegli autori cui vogliamo bene, che aspettiamo impazienti a ogni uscita in libreria. Ma tutti, o quasi tutti, almeno una volta, ci hanno tradito… o semplicemente sono stati un gradino o due sotto le nostre aspettative. O semplicemente, hanno sbagliato un libro. O un disco, o un film. E noi li amiamo lo stesso. Quindi oggi ho pensato di proporvi i miei scarrafoni, i miei freaks, tutti da alcuni dei miei autori più amati. Magari qualcuno avrà da ridire (anzi, speriamo) o a qualcuno verrà voglia di mettere un po’ alla berlina i suoi. Stefano Benni – Bar Sport. Sempre citato fra i libri più famosi di Benni, sicuramente fra i suoi bestseller di sempre. Ed è pure divertente. Eppure. Eppure nonostante la mitica Luisona e tutto il resto di questo microcosmo italico ormai d’antan, non riesco ad amarlo come Elianto, come Comici spaventati guerrieri, come Il bar sotto il mare. Forse perché certo, è un Benni immaturo, gli manca quella vena di corrosiva tristezza. Fa ridere però. Con una Bonarda leggera. William Goldman – Fratelli Nientemeno che il seguito del Maratoneta e ahimè, ultimo romanzo pubblicato da Goldman. Qui il fuoco si sposta su Scylla, il killer spietato, il fratello creduto morto nel libro precedente e che qui rocambolescamente scopriamo essere sopravvissuto. Peccato che il collegamento con l’illustre prequel sia blando, che il racconto sia tutto volutamente sopra le righe ma a volte troppo e che in definitiva appaia come più una prova di grandissimo e divertito mestiere che altro. Peccato soprattutto che sia l’ultimo. Perché nonostante tutto si fa divorare. Con ...

Magic, Goldman

Scritto da: il 12.02.09 — 3 Commenti
Parlando di libri da ristampare, si sa, mi si invita a nozze. Stavo per postare a commento e invece ne approfitto per tornare a proporre un autore di cui ho già avuto modo di parlare qui, con la riedizione del suo romanzo forse più popolare, quella Principessa sposa rimasta, come ho constatato con piacere, nella memoria di molti. Torno cioè a parlare di William Goldman, con questo romanzo del 1976, portato sul grande schermo da Richard Attenborough nell’interpretazione del giovane Anthony Hopkins e nella sceneggiatura dello stesso Goldman. Che a Hollywood è una specie di mostro sacro e che all’epoca era appena reduce dal grande successo commerciale del Maratoneta (romanzo e film con Dustin Hoffman e Laurence Olivier). Viveva insomma forse il suo momento creativo migliore quando scrisse questo Magic, eccellente thriller che racconta di un illusionista-ventriloquo, Corky Withers, e della sua storia di ossessione, morte e… magia. Ma se la magia, come ci ricorda l’autore in apertura, è illusione, frutto di sapiente preparazione ed esercizio, questo è esattamente ciò che è questo romanzo. Come in un gioco di prestidigitazione Goldman prepara il suo mazzo di carte, proponendoci un pugno di personaggi come sempre ben caratterizzati, una situazione di disagio psicologico e alienazione e una struttura narrativa solidissima; e giocando di destrezza e un po’ di ambiguità ci porta alla risoluzione finale in maniera ancora più soddisfacente che nel film, grazie, manco a dirlo, alla magia della narrazione e a qualche trucco piazzato con maestria. L’ambiguità del rapporto pupazzo-ventriloquo, oltre ad essere una variazione del tema del doppio e di tutte le tematiche legate alla schizofrenia è svelata lungo il racconto con eleganza ed efficacia che a Goldman, esperto manipolatore di schemi narrativi, non sfuggono mai di mano. C’è spazio perfino per una storia d’amore e per un filo rosso di malinconia che si snoda ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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