Tutti gli articoli su tv

INAT

INAT può salvarvi. [...]

Applicate INAT alla Notizia appena la riconoscete.
Riconoscere La Notizia è facile, a questo punto non potete sbagliarvi. L’applicazione di INAT richiede impegno e una sola regola:
Ignorate La Notizia con tutte le vostre forze.

Non è impossibile. Cambiate sistematicamente canale. Spegnete la radio. Anche se dovete alzarvi in piedi, è un piccolo sforzo ma ne vale la pena. Se in treno ne sentite parlare cambiate scompartimento. Se qualcuno ne parla in compagnia cambiate argomento (può non essere facile, lo so. La mia tecnica è dire qualcosa di spaventosamente cinico prima, in modo che risulti imbarazzante ritirare fuori l’argomento. “Sì. Ha ucciso i genitori ma almeno non era milanista” oppure “è certamente colpevole, ha preso Taormina come avvocato”). Se vedete Vespa cambiate canale, se vedete Fede cambiate canale. Se vedete Biscardi cambiate canale. Se chi non sopportate parla su tutti i canali (e in questi giorni non è impossibile) spegnete la tele e aprite un libro. Non vi morderà. Nei giornali non leggete nemmeno i titoli sulla Notizia. Aprite i giornali dal fondo (tanto lo so che lo fate lo stesso).

Non è impossibile. Io l’ho fatto. Non avete idea della soddisfazione di saltare da un canale all’altro per evitare la Notizia. Del togliere solo l’audio se il programma comunque vi interessa. Del non sapere chi ha vinto Sanremo (se uomo), o il campionato del mondo (se donna).
È terapia occupazionale. Non potrete evitare che almeno un po’ vi rompano gli zebedei, ma li state combattendo. Li state INAT-tuando.

Massimo Morelli’s Weblog, via Kawakumi

blogdo small
Scritto da: Livia il 16 Novembre 2009
0 rss

Il corpo delle donne

Oggi una domenica di riflessione non letteraria, scaturita da un documentario, disponibile in versione integrale sul web, sull’uso che viene fatto nella nostra società del corpo delle donne, e sulla disparità, materiale e intellettuale, che quest’uso genera.  Non è possibile inserire il video in questo post, ma è possibile vederne uno spezzone della prima parte:

Immagine anteprima YouTube


Il Corpo delle Donne è un documentario che denuncia come gli stereotipi della bellona scema e della matura rifatta non possano essere gli unici proposti dalla televisione e, diciamolo, in particolare dalla tv pubblica.

Alcuni scrivono che le ragazze/donne umiliate e schernite nelle trasmissioni tv sono maggiorenni e scelgono di essere dove sono. Infatti non stiamo discutendo della libertà individuale.

Il tema è: possiamo da subito chiedere che la tv rappresenti l’universo femminile nella sua molteplicità: noi non siamo solo soubrette e “grechine”.

Su questo tema si batte il blog, Il corpo delle donne, che mostra con esempi pratici quanto squalificato e sbagliato sia il modello di donna rappresentato dai nostri media, tv e non solo. Rifletteteci quando vi tingete i capelli per sfuggire al bianco che avanza, quando la ruga che spunta è per voi un problema insormontabile, quando quel chilo di troppo vi fa sentire in colpa. Perché potrebbe non essere davvero vostro quel pensiero.

Da vedere, rivedere, e diffondere, ma non solo tra donne.

blogdo small
Scritto da: Livia il 31 Maggio 2009
2 rss

Piffettopoli, Diliberto

Piffettopoli, le fatiche di un quasi VIP, Pierfrancesco DilibertoNel trambusto delle feste la lettura non è sempre stata facile. Per questo, accantonati i saggi e i romanzi impegnativi, Piffettopoli ha trovato finalmente il suo momento. Scritto dall’autore e Iena (nel programma tv) Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, è un album privato di ricordi dal tono leggero.

Pif è forse la Iena più programmaticamente antipatica sin dall’inizio; le interviste interrotte, il personaggio del super-padano, ma anche il solo tono che utilizza per i servizi, sono studiati per essere quanto più irritanti possibili.

In questa raccolta di sue esperienze questo tratto è assente, mentre si scopre piacevolmente un lato in genere ben nascosto, l’onestà intellettuale. Traspare infatti la coscienza di essere fortunato e privilegiato, di avere sì delle doti, ma anche una buona dose di benefici immeritati per il solo status di quasi-VIP.

Somiglia un po’ ad un’auto-intervista, di cui è autore e oggetto insieme; le domande sono quelle canoniche, dal “come hai iniziato” ai retroscena dei programmi cui ha partecipato fino alle ripercussioni della carriera televisiva sulla vita quotidiana. Pregevole il ricordo di Zeffirelli, nonostante sia in alcuni punti troppo aneddotico.

Il modo di raccontare è scherzoso ma non comico, con lo stesso umorismo, a tratti un po’ scurrile, caratteristico di Pif in video. Naturalmente se lo detestate non è una lettura per voi, ma per chi, come me, lo trova divertente è un modo per trascorrere del tempo in modo piacevole e disimpegnato.

Punto negativo è che, benché abbia una copertina curata come quelle delle maggiori case editrici sia per stampa sia per materiali, l’interno non presenta una grandissima attenzione ai dettagli editoriali. Vedove, orfani, mancanza di una seria correzione di bozze infastidiscono un po’ gli appassionati del mio stampo, ovvero i pignoli.

In sostanza uno di quei libri ottimi per allentare il ritmo e sorridere un po’, senza eccessivi pensieri.

blogdo small
Scritto da: Livia il 6 Gennaio 2009
1 rss

Intervista ad Amélie Nothomb

Amélie Nothomb allo specchioDopo aver letto Acido solforico, tempo fa, preparai un’intervista per la Nothomb; oggi finalmente ho il piacere di poterla pubblicare dopo alcuni passaggi di traduzione, quindi ecco a voi.

  • Acido solforico sembra quasi una parabola. Pensa si possa realizzare davvero?

Nel mondo esistono già cose orrende, anche peggiori di quelle del romanzo. Acido solforico è un concentrato di cattiveria, violenza, umiliazione, tutte cose che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. La televisione ci sta abituando all’esibizione del dolore e alla spettacolarizzazione dell’intimità.

  • Kapò e vittime sono casuali ma predestinate, governate da un demiurgo. Qual è allora il margine concesso al libero arbitrio?

Naturalmente i personaggi sono intrappolati in un ruolo e una situazione che non hanno scelto e da cui non possono sfuggire. Ma Pannonique e Zdena sono libere di decidere come comportarsi seguendo la propria moralità e quindi di scegliere anche se e come ribellarsi. La lotta di Pannonique è a difesa dell’orgoglio dell’umanità, come i personaggi di Corneille, la ragazza è mossa dall’alta considerazione che ha della specie umana. E grazie al suo orgoglio riesce a compiere il miracolo: salvarsi dal reality che l’aveva condannata a morte.

  • I personaggi sono estremamente definiti e iconici. Ritiene si possa distinguere così nettamente il bene dal male?

Per avere una netta distinzione del bene e del male bisognerebbe aver capito la natura umana, sulla quale io continuo a interrogarmi, la natura umana non smette di affascinarmi e di spaventarmi. I personaggi di Acido solforico rappresentano la società nella sua complessità, c’è gente che ha la propensione profonda a trasformarsi in carnefice quando la situazione glielo consente, ci sono i masochisti e c’è chi invece soffre perché si trova intrappolato in una situazione in cui non si sa difendere.

  • Può spiegarci meglio il ruolo della musica nel romanzo?

La musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita, ma nel momento in cui scrivo non ascolto mai musica perché ho bisogno di sentire quella che ho già nella mia testa.

  • Nonostante il duro giudizio sulla società umana sembra esserci speranza per i protagonisti. E per l’umanità?

A volte penso che non abbiamo ancora toccato il fondo e che cadremo ancora più in basso, ma credo anche che siamo in grado di formare una sorta di resistenza culturale perché siamo meglio di quello che racconta e amplifica la televisione.

blogdo small
Scritto da: Livia il 13 Ottobre 2008
0 rss

Chi si ricorda di Mario Marenco? – Il cuaderno delle poesie, Marenco

Copertina @aNobiiChi si ricorda di Mario Marenco? Ricordarsi di Mario Marenco significa ricordarsi di un pugno di trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno fatto storia, da Alto Gradimento a L’altra domenica fino a Indietro tutta, e di una serie di personaggi surreali nati dalla mente contorta di questo architetto foggiano, designer di successo e a tempo perso attore, autore, scrittore, performer.

Il cuaderno delle poesie, scritto proprio così con la c, uscì nel 1988 a seguito dell’enorme fortuna televisiva di Indietro tutta, uno dei geniali programmi notturni partoriti dalla mente di Renzo Arbore cui il nostro prendeva parte, ed è esattamente ciò che il titolo fa presupporre, ovvero una raccolta di poesie demenziali.

Dove per demenziale ci si deve proprio attenere a una definizione che ne dà Roberto Freak Antoni: “ciò che è assurdo, bizzarro, evidentemente non plausibile, non eroico, non colto, non istituzionale, anche cialtrone e ridicolo”. E caratterizzato quindi da un uso quasi dadaistico della lingua, da neologismi, da ironia, da una malinconia surreale che si fa sberleffo allo specchio. E anche da qualche colpo di genio.

Alcune di queste poesie sono divertenti, altre sono stranianti, certe lasciano intravedere una profonda tristezza vista attraverso lo specchio deformante del delirio in rima.

Imperdibili insomma. Soprattutto per motivi affettivi, questo è certo, per chi sorride ricordandosi del professor Aristogitone, di Riccardino Lamarmora, di Ramengo e così via.

Ora siccome tanto questo libro non è che lo trovate in giro, perché ce l’ho io e altri quattro gatti, ve ne trascrivo una e vi saluto. Non è che sia la più bella, nemmeno la più divertente, ma è convenientemente breve per la mia pigrizia di dattilografo. E se vi capitasse mai fra le mani un libro di Mario Marenco beveteci un Cabernet, ma di quelli da osteria.

IL SEMAFORO

Tu sei un semaforo
Tutti veniamo da te
Ci fermiamo e ti guardiamo
Tu ci guardi col tuo occhio rosso
Tu ci guardi col tuo occhio verde
Tu ci guardi col tuo occhio giallo
E noi diciamo mannaggia
La notte rimani solo al crocicchio
E non chiudi occhio
Tu vai avanti a forza di volontà
Il giorno dopo sei ancora là
Tranquillo e tutti si arrabbiano.
Quante ne vedi quante ne senti
Tu non perdi la calma
Io ti ammiro
Ma certe volte non capisco come fai
A non mandare tutto a quel paese
O semaforo.

blogdo small
Scritto da: tomtraubert il 24 Settembre 2008
0 rss

Santa precaria, Ferré

Copertina @StampalternativaIl sud non è solo inchieste o storie patetiche che ricalchino vecchie e cementate macchiette. E nonostante si lasci andare all’uso di una lingua mista che ha sovente un effetto comico, Santa precaria sfugge, reinterpretandoli, i cliché del sudita.

Gli elementi del cliché ci sarebbero proprio tutti: amore, tradimento, scomparsa, camorra, periferia, ignoranza, voglia di riscatto, meschinità. Utilizzati dalla Ferré per descrivere una modernità che si compone anche di questi aspetti.

Perché non è che, alla fine, la realtà non sia fatta anche di queste storie, vecchie come il raccontare stesso. La collega anziana invidiosa, la vicina pettegola, il brutto anatroccolo innamorato o l’amore per il “bello e maledetto” sono elementi che, non necessariamente in quest’ordine, hanno accompagnato le vite di tutti.

Poi c’è il sud, diviso tra i ragazzi preparati ma non troppo, attivi, tecnologici, idealisti, sfruttati, e la vecchia leva, resistente, influente, spesso furbescamente ignorante. Di più non dico per non rovinare la tensione della trama, che sorprende, piacevolmente e amaramente.

Il mondo raccontato è moderno, riconoscibile non solo per la datazione (2006) ma anche per gli eventi che scandiscono e contornano la storia, per quei piccoli dettagli che fanno presa sul reale e rendono credibile la narrazione.

La scrittura, come anticipavo, passa da un italiano pulito ed essenziale alla traslitterazione di espressioni e storipiature dialettali, utilizzate con parsimonia, per approdare in alcuni punti al linguaggio “smozzicato” tipico di alcuni blog e degli sms.

La necessità di questa variazione di scrittura è stilistica: per rendere le varie anime dei personaggi è necessario lasciare che essi si descrivano nella lingua di loro pertinenza, del loro contesto e della loro età. A volte facendo magre figure, anche.

Una lettura leggera che è in grado di divertire pur nella sua spesso velata disillusione.

blogdo small
Scritto da: Livia il 23 Settembre 2008
1 rss

Vorrei essere Mac Gyver?

Kit @Siamo tutti McGyverSe dico MacGyver sicuramente una parte di voi già sta cantando la sigla di apertura nella testa, ricordando la pettinatura improbabile e le camicie di quel personaggio dei telefilm anni ‘80 che risolveva le situazioni più improbabili con mezzi di fortuna.

Mi sono sempre chiesta dove pescassero certe notizie per utilizzarle nel telefilm (chi l’ha visto lo può confermare), spesso ritenendole baggianate, e sbagliando perché effettivamente sono tutte frutto di esperimenti scientifici replicabili.

Ebbene, il blog che vi segnalo questa domenica è una risposta, in qualche modo; Siamo tutti McGyver libera la creatività di tutti quelli che si sono arrovellati per capire come facesse a utilizzare il cioccolato per fermare l’acido in una vasca o cose così…

Se avete voglia di cimentarvi ogni giorno troverete un rompicapo e tre oggetti strampalati per risolverlo. Premiata, ovviamente, non tanto la correttezza della soluzione ma l’estro impiegato per trovarla. Ecco la presentazione del blog:

Siamo tutti Mc Gyver! Il primo blog che ti permette di sperimentare l’ebrezza di essere un genio. Ogni settimana una situazione nuova con la quale confrontarsi e tre oggetti particolari per tirarsene fuori… e alla svelta!

L’idea mi sembra simpatica, sia per i nostalgici sia per chi non ha assolutamente idea di come utilizzare gli oggetti di casa e vorrebbe sentirsi un po’ creativo (e un po’ scienziato).

blogdo small
Scritto da: Livia il 27 Luglio 2008
2 rss

Letture estive I – Un posto nel mondo, Volo

Copertina @centolibri.itD’estate, complice il sole giaguaro e la stanchezza accumulata, molti, me compresa, si concedono letture più leggere, sconfinando nel frivolo. E mi chiedo perché non dovremmo, in fondo leggere non è un dovere, ed alternare estrema serietà al puro svago non fa male a nessuno.

Una lettura disimpegnata ma non per questo meno gradevole potrebbe essere Un posto nel mondo, di quel Fabio Volo che un po’ tutti conoscete sia attraverso la tv che la radio. Per fortuna non il solito personaggio famoso che non riesce a scrivere due righe in croce. Non il prossimo Proust, ma un intrattenitore di discreta bravura.

Volo ha il pregio di affrontare i temi della sua generazione, quindi di parlare di ciò che conosce. Sono in fondo temi che attraversano i tempi moderni, stabilità e alea, relazioni, progetti, e quel tanto di insicurezza cui siamo abituati. Particolarmente riuscita la metafora iniziale che paragona la vita al tram, e che rende in sintesi l’idea di incasellamento della realtà moderna.

Attraverso il protagonista e gli altri personaggi Volo dà voce ad una inquietudine diffusa, alla sensazione di insoddisfazione costante dei trentenni adolescenti italiani. Non ai bamboccioni ministeriali, ma a quelli che non sanno più perché devono tirare la carretta anche se la carretta si muove da sola.

Michele, voce narrante, è la rappresentazione del tipo umano più diffuso, incastrato in un quotidiano tranquillizzante, in una stabilità che da un lato placa le ansie e dall’altro alimenta le frustrazioni. Finché non decide di compiere il viaggio che, da molto lontano, lo porterà all’interno di sé, per riemergere differente alla sua vita.

Il romanzo presenta molti difetti della narrazione in prima persona che tanto va di moda, quindi eccessi di descrizione sentimentale e grandi monologhi, ma con una lingua semplice e condivisa. Forse un po’ stereotipata a tratti, ed eccessiva nei dialoghi quando pretende di fare filosofia, ma per il resto liscia e piana.

Una lettura leggera di qualche ora per lasciarsi andare e guardare ai propri sogni. Senza la pretesa di cambiare il mondo o arrivare a riflessioni esistenziali.

blogdo small
Scritto da: Livia il 21 Luglio 2008
2 rss

People love Chuck Norris – Chuck Norris ha aperto quella porta, Mist/Dietnam

Copertina @aNobiiChi è Chuck Norris? Intendo oltre un tipo che saltuariamente si vede cambiando canale televisivo. Non lo so, e certo i due libelli curati da Mist e Dietnam non mi aiuteranno a capirlo. Ma mi hanno aiutata a fare ginnastica facciale, ridendo a crepapelle per le battute che il non-tanto-famoso ranger si presta a impersonare.

Iniziata in America, la mania dei Facts (così si chiamano le battute) presto si è diramata attraverso la rete per tutto il globo. In Italia ha trovato terreno fertile: santi, poeti, navigatori sì, ma anche comici estrosi. I due volumi sono una silloge delle migliori battute, mille in totale, raccolte, introdotte e commentate dai due bloggers.

In realtà quello che vedete nell’immagine è solo il secondo, uscito sulla scia del grande successio di I fermenti lattici dello yogurt di Chuck Norris sono tutti morti.
Chuck Norris ha aperto quella porta, come ogni sequel, perde un po’ della forza esilarante del primo, alle volte riprendendo battute già orecchiate. In compenso aggiunge dei pezzi di altissimo ingegno umoristico.

Sicuramente ciò è dovuto all’allargarsi del campione di scelta, data la grande popolarità dei Chuck Norris Facts all’interno ed all’esterno del web: radio, tv, ed il blog originario, ovviamente. Welovechucknorris è attivo da un bel po’ ormai, e la sua fama è in continua crescita. Tanti, tantissimi talenti umoristici hanno contribuito al volumetto, rendendolo eterogeneo e anche un po’ schizofrenico.

E’ esattamente il tipo di libro che tengo abitualmente in zone accessibili per quando intendo “staccare” e lasciarmi andare a quattro risate grezze. Perché si potrà anche essere snob, storcere il naso e criticare, ma ci sono effetti comici irresistibili anche per chi ha il naso all’insù. Ed è stato Chuck Norris con un calcio rotante a farglielo.

blogdo small
Scritto da: Livia il 5 Giugno 2008
2 rss

Brand:Vintage – Brand:new, Piccinini/Coppola

Copertina @Minimum faxPreparare un programma televisivo è un lavoro di scrittura. Si selezionano autori, si abbozzano testi, si rifinisce e si edita il prodotto. Che poi il risultato sia valido o meno dipende proprio dall’autore, e dal lettore che si sceglie. Nel caso di prodotti televisivi particolarmente buoni, c’è da sperare che il testo si svincoli dal suo media per riversarsi nelle buone vecchie pagine di un libro.

Brand:new appartiene a quest’ultima specie di testi. Si tratta infatti di una selezione dalla famosa trasmissione di MTV, quando ancora era condotta da Massimo Coppola. Testi irriverenti, dissacranti, o solo sarcastici in determinati momenti.

Ricordo che dovevo puntare la sveglia per seguirlo tutte le notti, e il verde della copertina mi riporta a quello dello studio; una parete, una poltrona, una persona. E tante tante parole intervallate da video, benché il concetto dovesse essere inverso.
Un filosofo che sembrava capitato lì per caso, e che nei suoi monologhi sembrava dialogasse col suo pubblico.

Anche il libro mi ricorda quell’avvicinarsi alla telecamera, quel sottolineare i concetti con i movimenti, e le saltuarie gag satiriche. Ricordo anche l’estrema serietà, soprattutto quando necessaria; e lo ricorda anche la rete, con questo spezzone video di Brand:new sull’11 settembre.

So che non è un libro recentissimo. Ma spesso quando ho voglia di qualche minuto di puro relax pensante lo riapro ad una pagina a caso, e immancabilmente lo trovo acuto e stimolante.

blogdo small
Scritto da: Livia il 27 Maggio 2008
6 rss