***ATTENZIONE: RECENSORE PSICOPATICO, la recensione potrebbe deviare leggermente dal contenuto dei racconti***
Visto che Marion Zimmer Bradley ha avuto il pessimo gusto di morire prima che io potessi, nell’ordine: imparare la sua lingua, avere uno stipendio per acquistare il biglietto, volare sotto casa sua e riempirla di mille regali e di tutta la mia gratitudine per i bei momenti regalatimi, l’unica cosa che posso fare è recensire una delle sue opere più belle, la raccolta di racconti fantasy Nel mondo di Lythande.
Dopo una serie di protagonisti ultrafighi che utilizzano i loro poteri e il loro coraggio per motivazioni futili quali la salvezza del mondo, il destino o il dovere, ecco che arriva un eroe capace di mettere a frutto la sua magia e i suoi due pugnali (uno per combattere i pericoli materiali, l’altro contro i sortilegi nemici) per una ragione veramente nobile e ammirevole: soldi, soldi, soldi!
Del resto, in attesa della guerra contro il Caos, in cui dovrà schierarsi contro le forze del male, in qualche modo deve portare a casa la pagnotta; e pur essendo una donna emancipata, non può prostituirsi (ok, questo nucleo narrativo forse manca nella raccolta), perché è costretta a presentarsi con le sembianze di un uomo, pena l’esclusione dall’Ordine della Stella Azzurra e la perdita di ogni potere.
Nel corso di sei racconti e attraverso le malfamate strade di Sanctuary e Old Gandrin, Lythande e il suo segreto verranno messi a dura prova da fanciulle innamorate di lui (ehm, lei, ehm, del mago mercenario, insomma), ometti balbuzienti m-molto im-im-imbarazzati, spade incantate, sirene che la chiameranno con pathos sorella, liuti erranti e varia altra roba fantasy.
Can che abbaia non morde, un Ordine magico a cui hai rotto le uova nel paniere un poco sì. E così Lythande, entrata a sgamo in una setta aperta solo agli uomini, ...