Tutti gli articoli su thriller

Rebecca la prima moglie, Du Maurier

Scritto da: il 01.09.10 — Comments Off
L'edizione in mio possesso di questo libro è davvero vecchia e ha semplicemente il titolo italiano che si usava nelle prime traduzioni: Rebecca in italiano era diventato “la prima moglie” e anche se nelle riedizioni successive o si è ripreso il titolo originale o, come ha scelto di fare ora il Saggiatore, i due titoli sono stati accostati, continuo a ritenere che la prima scelta fatta dalla Mondadori fosse quella più azzeccata, rendendo il titolo italiano migliore di quello originale. Chi narra infatti la storia al lettore? La seconda signora De Winter, il cui status è più importante del nome vero, che rimane appunto ignoto: si sa solo che è bello e particolare, ma nessuno lo usa, nemmeno il marito che ricorre a diversi vezzeggiativi. Qual'è il fantasma che aleggia su Menderley? Quello di un'altra signora de Winter, appunto la prima moglie. Ho detto fantasma? State tranquilli, non vi sto presentando un'altra ghost story. La presenza di Rebecca de Winter, deceduta in circostanze tragiche, aleggia sulla vita matrimoniale della seconda non come spettro vero e proprio ma come una pietra di paragone opprimente con cui fare i conti. Era bellissima, elegante, amata da tutti: lei aveva reso Menderley una residenza fastosa degna del suo nome. La seconda moglie non è niente di tutto questo e quando arriva nell'elegante residenza dei de Winter, neo sposa un po' ingenua e molto impacciata, tutto sembra gridare alla sua inadeguatezza. Una storia che si gioca su due personalità contrapposte dunque. Una morta e una viva. Quella morta che appare vincente, paradossalmente sembrando più reale di quella che ancora respira. Menderley è un dunque un soffocante tempio reso alla memoria di Rebecca, ma mantenuto in piedi da chi? Dalla signora Danvers, la governante che stravedeva per lei? O da Maxim de Winter, che sembra incapace di rassegnarsi e quindi di andare davvero ...

Il Professionista compie 15 anni

Scritto da: il 15.07.10 — Comments Off
Roma, Settembre del 1995. Una piccola ma fornita, edicola di periferia. Un giovane militare annoiato decide di leggere, per la prima volta, un romanzo di spionaggio. Nessun blog che suggerisce letture: scelta dalla copertina. Una giapponese ricciuta vestita solo con una cartucciera vince la sfida. Il militare non lo sa ma quello è il primo di una serie di Spy - story che lo accompagnerà per quindici anni. Fino ad ora… Quel giovane ero io e il romanzo apparteneva alla serie Il Professionista di Stephen Gunn. Dato che, questi giorni, è uscito Guerre Segrete che segna il quindicesimo anno produzione ininterrotta, come fedele lettore non potevo non spenderci qualche parola. Stephen Gunn è lo pseudonimo dello scrittore italiano Stefano Di Marino noto, oltre che per la sua produzione spionistica anche per libri dedicati alle arti marziali. Il suo personaggio più famoso è Chance Renard, agente Freelance noto col soprannome di professionista. Un duro al soldo di servizi segreti, squadre antiterrorismo e altri. Ciò che più colpisce delle avventure del Professionista non sono solo le sparatorie, gli intrighi, e le belle donne. Tra le pagine di Gunn trovano posto paesaggi esotici e culture diverse descritte da chi li ha visti. Ogni avventura prende spunto dagli avvenimenti mondiali, visti in maniera acuta e disincantata. I personaggi secondari hanno una loro dignità con background “credibile” e approfondimento psicologico. Il protagonista ha una personalità a tutto tondo e spesso indugia in amare riflessioni sulla vita e sul mondo. In questi anni i suoi lettori l’hanno visto diventare sempre più disilluso, cinico e spietato ma sempre attaccato ad un difficile senso dell’onore e umanità. Quasi a porre l’accento su questo cambiamento anche lo stile dell’autore è mutato, divenendo più secco e incisivo. A dire il vero sento un po’ la nostalgia per le prime storie, con uno Chance più ...

La maschera di Antenore, Ongaro

Scritto da: il 09.07.10 — 1 Commento
Il più recente romanzo di Alberto Ongaro, uscito pochi mesi fa per Piemme, è un ritorno sul luogo del delitto. Quella Venezia che è non solo la casa dell’autore ma anche lo scenario di molte delle sue messinscena romanzesche è infatti il punto di partenza anche di questo La maschera di Antenore, ideale porto di partenza per l’avventura che però si sposta ben presto in un’altra città altrettanto romanzesca ma assai meno frequentata dai personaggi di Ongaro, Parigi. Ed è proprio fra queste due città (con una breve ma decisiva puntata in Bretagna) ai giorni nostri, che si muove Stefano Pietra, il protagonista del romanzo, un giovane pittore destinato a fare un incontro che sconvolgerà la sua esistenza fino a scuoterne le certezze e le fondamenta. Quando conosce il critico d’arte Francois Ronan niente infatti potrà più essere lo stesso: l’apparentemente banale incarico di contattare per suo conto uno storico dell’università di Padova darà infatti il la a una serie di eventi che sveleranno via via una vicenda di ossessioni, odio e forse anche di antiche maledizioni. La trama è sicuramente una delle più lineari di Ongaro, per un racconto giocato per una volta più sulle sfumature che sui colpi di scena, più sulle ambiguità di un plot compassato che sulla brillantezza della trovata romanzesca. Ed è proprio il concetto di ambiguità, senza troppo svelare, che è al centro di questo romanzo: ambigui i personaggi e i loro ruoli, ambigue le figure storiche di riferimento, tutto si gioca attorno ai toni di grigio che compongono idealmente la tavolozza di questo libro. L’autore gioca la carta della semplicità, anche a livello di costruzione, e di un ritmo più riflessivo del solito che possono anche lasciare deluso il lettore che cerchi un intreccio serrato di eventi. Manca forse l’invenzione spiazzante, il colpo d’ala che di ...

Psycho, Bloch

Scritto da: il 07.07.10 — 13 Commenti
Parlare di questo libro mi fa ripensare a un aneddoto che Stephen King racconta nella prefazione di un suo libro: era ancora giovane ma già discretamente famoso quando gli capitò di partecipare a una convention di scrittori dell'orrore. Tra questi c'era anche Robert Bloch che, privo di mezzi economici, era venuto all'evento con l'autobus: la cosa scioccò alquanto il giovane King, che già godeva dei frutti (monetari) del suo lavoro e che considerava Bloch uno dei suoi maggiori ispiratori. Non so quale considerazione in patria sia toccata davvero a questo brillante autore di genere, però mi è sempre stato chiaro che in Italia non ne ha mai goduta molta. Fu (è morto ormai alcuni anni fa) uno scrittore molto prolifico eppure da noi non è arrivato quasi nulla. Nello scrivere poi questa recensione mi sono accorta che Psycho addirittura è fuori catalogo: per un'amante del genere noir come me è quasi un affronto visto che di fatto il libro fece da apripista per l'horror psicologico, e non sto parlando solo di King. Ma torniamo a bomba, cioè alla trama, e scusatemi se di fatto essa è arcinota. Marion Crane, una giovane impiegata di Phoenix, scappa dopo aver derubato il suo ufficio di un'ingente somma di denaro. Il suo piano è raggiungere in auto il fidanzato e insieme a lui utilizzare la somma sottratta per iniziare una nuova vita. Ma il destino ci mette lo zampino: durante la fuga la ragazza, stanca delle lunghe ore passate al volante sotto la pioggia, si fermerà al motel Bates per passarvi la notte. La decisione avrà, purtroppo per lei, esiti infausti. Riletto oggi, a distanza di cinquant'anni dalla sua stesura (li ha compiuti giusto giusto l'anno scorso) il libro colpisce per come tutto si giochi sulla personalità controversa e schizofrenica di Norman Bates. Il vero salto di qualità, ...

Nessuna pietà per i puri di cuore, Hill

Scritto da: il 03.06.10 — 2 Commenti
Come promesso la settimana scorsa eccomi qua a proseguire con le avventure di Simon Serrailler, l'ispettore creato dalla penna della scrittrice inglese Susan Hill. Sul finale sconcertante di Omicidi sulla collina lo avevamo lasciato a Lafferton, desideroso solo di fuggire il più lontano possibile da quei tragici eventi. Sull'esordio di questo Nessuna pietà per i puri di cuore lo ritroviamo a Venezia, il suo rifugio preferito. Qua passa il tempo come suo solito, dipingendo gli splendidi schizzi che firma con altre iniziali, quasi il pittore fosse un suo alter ego: a differenza dei suoi altri ritiri artistici però il suo animo stavolta non è sgombro, teso com'è a cercare di elaborare un dolore con il quale Simon non riesce a scendere a patti. E quando probabilmente vorrebbe starsene il più possibile lontano, una tragedia familiare lo costringe a rientrare in tutta fretta a casa. Ad aspettarlo, oltre ai suoi problemi personali, una gran brutta faccenda che richiede la sua attenzione come capo della polizia. Un ragazzino, David Angus, una mattina scompare nel nulla mentre sul vialetto di casa aspettava gli amici dei genitori che dovevano portarlo a scuola: nessun testimone, nessun vero elemento per la polizia su cui fare delle serie indagini. E mentre Simon e i suoi collaboratori procedono a tentoni, il lettore sente, attraverso poche pagine strazianti disseminate qua e là nel libro, la voce di David stesso, rapito e tenuto imprigionato chissà dove. L'intera famiglia Angus precipita in un incubo dal quale sembra non esserci via d'uscita e l'abile autrice decide di abbandonare spesso e volentieri il suo protagonista per mostrarci come ogni membro familiare affronti la tragedia. O scelga di fuggire davanti ad essa. Intanto la polizia di Lafferton indaga senza sosta, con le briciole di elementi a sua disposizione. Priva di prove concrete finisce su molte false piste, incappando anche in Andy, ...

Omicidi sulla collina, Hill

Scritto da: il 19.05.10 — Comments Off
L'affascinante ispettore capo Simon Serrailler, la punta di diamante della produzione di Susan Hill, fa il suo esordio proprio in questi Omicidi sulla collina, pubblicato peraltro in tempi molto recenti, nel 2004, quando ormai una delle migliori scrittrici inglesi viventi aveva superato la cinquantina. La Kowalski editore l'ha proposto al pubblico italiano nel 2007 nella sua collana noir (collana peraltro che invito a tenere d'occhio, ci sono parecchi titoli interessanti), scegliendo di stravolgere completamente il titolo originale, The Various Haunts of Men. È una decisione che non sempre condivido, ma stavolta mi trova d'accordo: trovo il titolo italiano non solo più accattivante ma anche meno fuorviante di quello inglese. Riprendendo ciò che ho scritto la scorsa settimana a proposito della Principessa di ghiaccio, anche questo libro di Susan Hill va al di là della definizione di semplice thriller. Mi piace molto il termine inglese “crime novel”, trovo che gli calzi a pennello: mi fa pensare a libri che si possono leggere sia come polizieschi che come romanzi puri e semplici, e di fatto questo vale per tutta la serie con protagonista Simon Serrailler (cinque i titoli fino ad ora pubblicati oltre Manica). La piccola e borghese cittadina di Lafferton, dove è ambientato questo Omicidi sulla Collina, fa da sfondo alle indagini dell'ispettore capo protagonista dei libri della Hill. Qua tutti gli abitanti sembrano ruotare un po' intorno alla famiglia Serrailler, che con i suoi membri belli e invidiabili (anche se con la loro buona dose di problemi, ovviamente) è il vero fulcro della comunità: la fattoria di Cat Deerbon, la gemella di Simon, o la casa dei loro genitori sono i luoghi intorno ai quali finiscono per gravitare quasi tutti i personaggi del libro. Questo succede tra i tanti anche a Freya Graffham, giovane e bella sergente di polizia trasferita a Lafferton dal ...

La principessa di ghiaccio, Lackberg

Scritto da: il 12.05.10 — 6 Commenti
Con la Principessa di ghiaccio si conferma il momento d'oro della letteratura gialla scandinava: trascinati dal successo di Stieg Larsson e della sua Millenium Trilogy molti meritevoli autori stanno trovando la strada per le traduzioni internazionali e così è successo anche a Camilla Lackberg, di cui la Marsilio editore ha pubblicato pochi mesi fa il primo romanzo della serie incentrata su Erica Falck. La protagonista, giovane scrittrice di biografie, dopo la morte improvvisa dei genitori torna nella loro casa nel villaggio di Fjallbacka per sistemarla e, a suo malincuore, forse venderla. Un brutto fatto scuote il piccolo borgo dall'indolenza invernale: in una delle tante villette vicino al mare solitamente popolate solo d'estate viene ritrovato il corpo senza vita di una giovane donna. Si sospetta il suicidio, perché il cadavere viene rinvenuto in una vasca piena di acqua gelida con i polsi tagliati; l'evento scuote la cittadina, perché la morta non è una forestiera, ma “una di loro”. Per Erica è anche qualcosa di più: è la più cara amica d'infanzia, colei che un giorno, inspiegabilmente, l'ha chiusa fuori dalla sua vita lasciandola a tormentarsi su cosa potesse aver mai fatto per meritarselo. La ragazza vuole vederci chiaro sulla morte di Alexandra, non solo perché non convinta dalla tesi del suicidio. Finalmente ha l'idea per una storia tutta sua: a metà strada tra biografia e romanzo, la vita di Alex è lì che aspetta di essere raccontata e la sua vecchia amica inizia a indagare, sospesa tra il desiderio di giustizia e un latente senso di colpa per quello che si appresta a fare... In parte sicuramente per aiutarne il lancio, la Lackberg è stata paragonata a Stieg Larsson e ad Agatha Christie. Sul primo non mi pronuncio, ma come fan della grande scrittrice inglese non vedo poi così tanti punti in comune. È vero ...

La ragazza del ritratto, Torday

Scritto da: il 05.05.10 — Comments Off
Con questo La ragazza del ritratto, la Elliot si conferma una casa editrice le cui uscite in libreria sono da seguire attentamente, almeno per chi come me ama i thriller europei: dopo avermi fatto scoprire il bravo scrittore tedesco Sebastian Fitzek, ora mi introduce in quello di Paul Torday, autore britannico geniale. Lo etichettano così le recensioni un po' sparse dappertutto, non lo dico io, eppure mi sento quasi disposta a sottoscrivere in pieno una definizione all'apparenza esagerata dopo aver divorato in un week end il suo terzo libro ed esserne rimasta estasiata. Tutto inizia in una villa in Irlanda un tranquillo week end di agosto, dove giungono ospiti di amici Micheal ed Elizabeth, coppia sulla quarantina avviata al decimo anniversario di un matrimonio scipito e privo di emozioni. Eppure è proprio qui che la loro vita inizia a cambiare: il tranquillo e prevedibile Micheal scorge in un quadro una figura femminile vestita di verde, una ragazza che appare sullo sfondo di un interno e che a una seconda occhiata non sembra esistere, né nel dipinto né da nessuna parte nella villa... se non che Micheal comincia a incontrarla in carne e ossa un po' dovunque, quando torna in Inghilterra. Lamia, così gli si presenta la ragazza, all'apparenza lo guida verso un cambiamento della sua vita benefico sia per lui che per la moglie: l'ordinario e un po' noioso marito che non riserva sorprese diventa un uomo affascinante e sensuale, e la vita matrimoniale dei Gascoigne, dentro e fuori dal letto, viene scossa dal nuovo io di Micheal. Elizabeth, donna intelligente e intraprendente, è conquistata da questo nuovo compagno di vita ma comincia a porsi delle domande: la nuova piega che ha preso il suo matrimonio è destinata a durare? Lei si augura di sì ma nel contempo si chiede chi sia il ...

La tomba di ghiaccio, Berry – The Lo Re Report

Scritto da: il 19.04.10 — Comments Off
Col permesso dell'autore riporto dal blog The Lo Re Report delle considerazioni sui romanzi venuti dal freddo, scritte da Carlo Lo Re: Ghiaccio sulle dita, ghiaccio nella mente, ghiaccio nel suo sguardo assente (Robert Service, La ballata del blasfemo Bill) Non è un capolavoro La tomba di ghiaccio dell’americano Steve Berry, ma ha dei punti di forza. L’ambientazione (parzialmente) antartica, molti colpi di scena, una scrittura non piatta. La trama è semplice: nei primi anni ‘70 un sottomarino statunitense in avaria non viene soccorso e l’equipaggio viene lasciato morire. Decenni dopo il figlio del comandante, un ex agente dei servizi americani ormai congedatosi, decide di indagare i perché di tale cinica scelta da parte della US Navy e si ritrova in un vortice di intrighi ad altissimo livello. Sullo sfondo, la ricerca di una civiltà ancestrale sconosciuta. Berry non è nel gotha degli scrittori di action thriller e spy story. Non è Dan Brown, non è Ken Follett, non è Stephen King. Ma ha un suo zoccolo duro di lettori che apprezzeranno anche in questa prova la sua capacità di aprire finestre continue e tenere in piedi fino alla fine 3-4 sottoinsiemi narrativi tutti di un certo interesse. A tratti risulta un libro un po’ noioso e da metà in poi si inizia a sospettare che 550 pagine siano troppe (anche se ormai sembra quasi una misura standard per questo genere di romanzo), ma in conclusione tutti i fili si ricongiungono e non ci si pente di averlo iniziato. Steve Berry, La tomba di ghiaccio (The Charlemagne Pursuit, Random House, New York, 2008), Editrice Nord, Milano, 2009, pp. 551, euro 19.60.

Il capro espiatorio, Du Maurier

Scritto da: il 03.02.10 — 1 Commento
Prima o poi vi parlerò, in questa sede, di quel Rebecca che diede tanta fama a Daphne du Maurier, grazie anche al genio di un regista come Alfred Hitchcock che ne trasse un film splendido nell'ormai lontano 1940. Ve ne parlerò, dicevo, ma non adesso. Ora lasciate che vi presenti una chicca della scrittrice: non uno dei suoi romanzi più conosciuti, ma sicuramente uno dei più belli, scritto nel 1957 e arrivato finalmente in Italia nel 2009 a opera del Saggiatore, Il capro espiatorio. Il Capro espiatorio è John, giovane professore londinese che come ogni anno sta trascorrendo i mesi estivi in Francia. Uomo dal carattere mite e riflessivo, prova tiepida amarezza per una vita che conduce in solitudine e senza scopo apparente. Le sue vacanze sono quasi giunte al termine, è in un paese della provincia francese a bere il bicchiere della staffa del suo viaggio quando la sua vita cambia per sempre. Proprio al bancone del piccolo bar dove si trova incontra il conte Jean De Gué, il suo sosia perfetto. Dopo il primo attimo di smarrimento, in cui si osservano increduli, John e il suo doppio si sento attratti l'uno verso l'altro e passano la serata insieme, allacciando i fili di uno strano legame che in John suscita insieme ripulsa e curiosità e lo spinge a cercare conforto nello stordimento dell'alcol che Jean fa scorrere a fiumi. Il mattino dopo l'inglese si risveglia in un hotel di infimo ordine e scopre che il suo gemello è sparito, e con esso la sua identità. I suoi vestiti, la sua auto, tutti i suoi documenti sono scomparsi: sono rimasti quelli del conte e c'è un uomo di nome Gaston, l'autista del nobile, che attende di riportarlo a casa. John, reso confuso della sbornia e dall'incredibile situazione, sceglie momentaneamente di tacere: si mette nelle mani ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple