Tutti gli articoli su sesso

Il Professionista compie 15 anni

Scritto da: il 15.07.10 — Comments Off
Roma, Settembre del 1995. Una piccola ma fornita, edicola di periferia. Un giovane militare annoiato decide di leggere, per la prima volta, un romanzo di spionaggio. Nessun blog che suggerisce letture: scelta dalla copertina. Una giapponese ricciuta vestita solo con una cartucciera vince la sfida. Il militare non lo sa ma quello è il primo di una serie di Spy - story che lo accompagnerà per quindici anni. Fino ad ora… Quel giovane ero io e il romanzo apparteneva alla serie Il Professionista di Stephen Gunn. Dato che, questi giorni, è uscito Guerre Segrete che segna il quindicesimo anno produzione ininterrotta, come fedele lettore non potevo non spenderci qualche parola. Stephen Gunn è lo pseudonimo dello scrittore italiano Stefano Di Marino noto, oltre che per la sua produzione spionistica anche per libri dedicati alle arti marziali. Il suo personaggio più famoso è Chance Renard, agente Freelance noto col soprannome di professionista. Un duro al soldo di servizi segreti, squadre antiterrorismo e altri. Ciò che più colpisce delle avventure del Professionista non sono solo le sparatorie, gli intrighi, e le belle donne. Tra le pagine di Gunn trovano posto paesaggi esotici e culture diverse descritte da chi li ha visti. Ogni avventura prende spunto dagli avvenimenti mondiali, visti in maniera acuta e disincantata. I personaggi secondari hanno una loro dignità con background “credibile” e approfondimento psicologico. Il protagonista ha una personalità a tutto tondo e spesso indugia in amare riflessioni sulla vita e sul mondo. In questi anni i suoi lettori l’hanno visto diventare sempre più disilluso, cinico e spietato ma sempre attaccato ad un difficile senso dell’onore e umanità. Quasi a porre l’accento su questo cambiamento anche lo stile dell’autore è mutato, divenendo più secco e incisivo. A dire il vero sento un po’ la nostalgia per le prime storie, con uno Chance più ...

En soledad, Martínez Asensio

Scritto da: il 14.06.10 — 1 Commento
Leggendo la quarta di copertina il paragone tra En soledad e la favola di Barbablù è spontaneo. È un bel cambio di prospettiva rispetto al primo libro di Asensio che ho letto, Oddio! Mia moglie è incinta!, fosse anche solo perché era un manuale umoristico, mentre stavolta sono alle prese con un romanzo. Più straniante ancora, si tratta niente di meno che di un romanzo d'amore, ancorché atipico. E in quanto romanzo d'amore atipico non aspettatevi un finale da Harmony. Non so nemmeno dire quante citazioni e quanti rimandi l'autore abbia inserito nella narrazione: se da un lato riprende il cliché di Cenerentola, o meglio di Pretty Woman, rendendo protagonista una prostituta che viene invitata da un miliardario a vivere con lui per un periodo di tempo indefinito, dall'altro ci riporta alla mente Amore e Psiche, l'impossibilità di conoscersi davvero. Clara, all'inizio preoccupata che possa essere uno psicopatico, decide di fare un tentativo e si trova catapultata in un'altra vita. Una villa gigantesca, domestici, piscina, qualunque desiderio esaudito in cambio di un rapporto esclusivamente fisico e senza nessun coinvolgimento emotivo. Non sono ammesse domande, curiosità, scenate: convivenza, lusso, sesso. Alejandro, il miliardario, in questo patto pone un'ulteriore condizione: lei non dovrà mai entrare nella sua "capanna", la stanza di cui ha fatto il suo rifugio segreto. Come già la Genesi insegna, quell'unico luogo proibito diventa una vera e propria ossessione per Clara, rosa sempre più dalla curiosità nonostante una vita apparentemente perfetta: da una vita di espedienti a una vita di privilegi senza alcun merito speciale che l'aver impresso un ricordo indelebile in un suo ex cliente. Il patto però le va sempre più stretto, tanto da farle violare anche gli altri termini dell'accordo: domande a raffica, e talvolta scenate per dei nonnulla, cominciano a costellare la convivenza tra loro, quando lui è ...

Chiacchierando con Francesco Dimitri

Scritto da: il 14.05.10 — 6 Commenti
In occasione dell'uscita del suo Alice nel paese della Vaporità abbiamo fatto qualche domanda a uno dei nostri italiani preferiti: Francesco Dimitri. Domanda di partenza, per coloro che non ti hanno mai sentito nominare: ci fai un breve riassunto della tua “carriera” fino a questo momento? Quando hai cominciato? Ho cominciato professionalmente nel 2004, quando ho pubblicato Comunismo Magico: un libro di nonfiction sui rapporti storici tra comunismo e mondo magico (niente di complottista: niente Segrete Occulte Verità Rivelate). Poi ho scritto altri tre saggi prima di passare alla narrativa. Alice nel Paese della Vaporità è il mio terzo romanzo. Nelle brevi note biografiche che si trovano su di te è quasi sempre segnalata la tua predilezione per l’esoterismo. Nei tuoi libri ce n’è parecchio. Per te è una effettiva religione o solo un interesse? Più che di esoterismo, parlo di magia (le note biografiche no, perchè ‘esoterismo’ suona più rispettabile). E la magia è un punto di vista sul mondo – anzi, su parecchi mondi diversi. Perché hai scelto il genere fantastico, quando tutti sappiamo che in Italia si tratta di un genere bistrattato? Non sarebbe stato più facile puntare al mainstream? Perchè io non vedo il mondo in modo mainstream. Non credo nella cosiddetta ‘realtà’: credo sia soltanto la forma di mito dominante. E quindi mi interessa cercare miti alternativi. E poi il fantastico mi diverte – e un libro che non diverte è un libro disonesto. A fare prediche sociali sono bravi tutti, a parlare dei drammi dell’adolescenza anche. Raccontare storie è un’altra cosa. Parliamo di “Alice”. Dopo PAN, un’altra “rilettura”. So che, esattamente come per il precedente, i tuoi romanzi hanno ben poco in comune con i classici a cui fai riferimento, tuttavia non hai mai avuto paura di essere etichettato come “poco originale”? Peter Pan e Alice erano due mie vecchie ossessioni, che ...

Boys and girls together, Goldman

Scritto da: il 29.04.10 — Comments Off
C’è almeno un buon motivo per imparare a leggere in inglese in maniera decente, oltre a leggere i vostri autori preferiti “in presa diretta”, senza mediazioni… con la loro vera “voce” verrebbe da dire. L’altro buon motivo è conoscere tutto ciò che la nostra editoria per qualsivoglia motivo decide di non pubblicare e lasciare al proprio destino oltremanica o oltreoceano. È stato questo per me il caso con questo splendido Boys And Girls Together. Nel 1964 William Goldman aveva all’attivo i suoi primi tre romanzi quando decise di dare vita al suo progetto senza dubbio più ambizioso e di grande respiro. Una storia corale, un romanzo di oltre 700 pagine incentrato sulle vite di un pugno di personaggi che ci vengono presentati uno ad uno, nelle loro esistenze parallele, fin dalla loro infanzia. Ma tutti loro saranno accomunati da un unico destino, un destino racchiuso in una città che diventa ben presto la protagonista occulta ed ultima della narrazione: New York. New York, la Magic Town che era anche il titolo di lavorazione del romanzo, il luogo delle possibilità, America per eccellenza, il luogo dove qualsiasi ragazzo di provincia che negli anni ’50 e ’60 nutrisse delle qualsivoglia aspirazioni artistiche poteva trovare la realizzazione ai propri sogni. O la definitiva rovina. Goldman stesso, che a New York era arrivato da un piccolo sobborgo di Chicago, aveva assistito in prima persona a successi e fallimenti. Egli stesso aveva rischiato in effetti di dover rinunciare a qualsiasi ambizione, come racconta brillantemente nella bella introduzione alla nuova edizione del libro. Ed ecco quindi che questa galleria di perdenti, col loro bagaglio di traumi, di ambizioni, di frustrazioni vengono raccontati da Goldman col consueto mix di acume e ironico cinismo ma anche con visibile affetto, mentre diventano adulti e i loro destini si incrociano inestricabilmente nelle vie ...

Festa della donna

Scritto da: il 08.03.10 — 6 Commenti
Se ci tenete, auguri. Io preferisco di no.

Il Kamasutra di Fruitós

Scritto da: il 24.01.10 — Comments Off
Grazie a Pensieri Spettinati ho trovato un bellissimo book online con il kamasutra illustrato in chiave moderna e spesso ironica da Adrià Fruitós e per questa domenica invece di video o vignetta solo un'illustrazione:

Donne sopra, Friday

Scritto da: il 11.01.10 — 2 Commenti
Basta guardarsi intorno per capire che il sesso ormai fa parte del nostro quotidiano, che ha perso progressivamente il suo velo di tabù ed è entrato (spesso dal tubo catodico) fino nei nostri salotti. Ma com'è cambiato l'immaginario sessuale femminile negli ultimi 40 anni? In quest'epoca in cui il sesso è pret-a-porter leggere Donne sopra di Nancy Friday può aiutare a farsi un'idea dei passaggi intermedi. Seguito ideale del Giardino segreto, libro che rappresentò uno scandalo nel 1973, nonostante i trascorsi sessantottini, fa alle donne le stesse domande di allora, raccogliendo testimonianze sulle fantasie sessuali di ciascuna. Sicuramente per Donne sopra lo scandalo non era da prendere in considerazione, dato che nel 1991 (anno dell'edizione americana di Women on top) era già possibile un dialogo più aperto su certi temi. A differenza della primo saggio sulle fantasie e sul ruolo della donna rispetto alla sessualità la Friday nota un grande cambiamento nel sentimento più radicato: il senso di colpa. Senso di colpa che era onnipresente nelle testimonianze del '70, nota fondamentale in ogni pensiero più o meno trasgressivo, e che nel '90 è diventato un sentimento consapevole, da considerare ma anche da dominare. Cambiano anche dalla sottomissione al controllo le fantasie femminili, con ammissioni fino a un decennio prima impensabili: desiderio di altre donne, fantasie sadiche, fantasie voyeuristiche, narcisismo. Insomma uno spaccato su quei pensieri che siamo abituati a mantenere nel limbo del non detto e che vengono sistematicamente ignorati o rimossi. I pensieri che potrebbero essere delle nostre madri. Se non si trattasse di americane, infatti, l'età sarebbe circa quella: donne che negli anni '80 avevano un'età compresa tra i venti e i trent'anni, che cominciavano ad avere coscienza piena di sé e del proprio corpo, delle proprie capacità seduttive e degli impulsi profondi. Il regno delle fantasie è infinito e permette di ricavarsi ...

IL 37° Mandala, Laidlaw

Scritto da: il 20.10.09 — 1 Commento
Pur non essendo un patito dei libri horror ho sempre letto con piacere le opere di Poe, Lovecraft e King oltre che, ovviamente, i grandi classici del genere (Dracula e Frankenstein). Dato che il tempo è proprio terrificante mi sono sentito ispirato a leggere qualcosa di un autore che non conoscevo. Tra un lampo ed un tuono ho trovato un libro di Marc Laidlaw. Il protagonista del 37° Mandala, Derek Crowe, è un autore di libri sull’occulto di successo. Il che è incredibile considerato che non crede a una parola di quello che ha scritto! Disgraziatamente le entità di cui parla nella sua ultima opera e che ha chiamato mandala, esistono eccome. Sono malvagie oltre ogni dire ed affamate di umana disperazione. Il 37°, in particolare, sembra avere un suo preciso disegno che coinvolge Derek, un’alcolizzata di nome Lenore Renzler, la Cambogia e l’ordine stesso dell’universo... Vi dico subito che Il 37° Mandala non è un libro per tutti, non perché è un libro dell’orrore ma a causa di alcune scene di sesso pericoloso che molti potrebbero trovare piuttosto sgradevoli. Fatta questa doverosa (almeno per me) premessa vi dirò che Laidlaw affronta, in chiave più moderna, un tema tipico di Lovercraft: entità scaturite dall’orrore cosmico che aleggiano minacciose ai limiti della nostra realtà. Più che la trama, che ho trovato lineare e scontata, ciò che maggiormente colpisce dell’opera sono le parti in cui l’autore descrive l’innominabile. Con uno stile efficace ed a tratti evocativo Laidlaw, mostra al lettore una realtà che sembra uscita da un incubo: il mondo visto attraverso i molteplici occhi di entità per le quali i pensieri sono oggetti reali e… succulenti. Un libro dell’orrore di tema classico, quindi, ma con un taglio più moderno e consono alla sensibilità (o insensibilità se volete) del pubblico attuale, decisamente più disincantato rispetto a ...

Un bacio nell’ombra, Hamilton

Scritto da: il 15.09.09 — 4 Commenti
Qualche recensione fa vi ho parlato della serie di Anita Blake, la sterminatrice di vampiri. La stessa autrice, Laurell K. Hamilton, ha dato il via in seguito ad un’altra saga con protagonisti che stavolta sono esseri fatati e di cui Un bacio nell’ombra (Edizioni TEA) rappresenta il primo libro. Innanzi tutto è importante sottolineare che le fate di cui parliamo non hanno nulla a che fare con le minuscole creature a cui le fiabe ci hanno abituato: non sono cioè personcine alte un palmo che svolazzano a destra e a manca, ma esseri soprannaturali (sia maschi che femmine) dotati di una bellezza e di una forza ultraterrene, oltre ai vari poteri magici propri di ogni individuo. La protagonista è la principessa Meredith NicEssus, che all’inizio del libro troviamo esiliata a Los Angeles con il nome di Merry Gentry, detective del soprannaturale di professione. Ben presto la ragazza viene contattata dagli emissari della regina Andais, sua zia, che la rivuole a corte per un motivo preciso: il regno ha bisogno di una discendenza, perciò se Merry genererà un figlio prima del legittimo pretendente al trono, il pazzo e crudele principe Cel, potrà avere la corona ed il potere su tutte le fate. Merry può scegliere, per portare a buon fine l’impresa, tra le ventisette guardie della regina, ovvero un manipolo di fighi di eroi che da millenni sono rimasti casti e puri per i voti imposti loro dalla sovrana e che solo con Meredith potranno essere infranti. Il resto lo potete immaginare. A fronte di un’esilissima trama “giallo-fantasy”, i tentativi della principessa di restare incinta fanno la parte del leone e vengono descritti con una terminologia quasi del tutto priva di edulcoranti. Ciò che separa Un bacio nell’ombra da un libro di chiara matrice erotica è la capacità dell’autrice di non prendersi troppo sul serio, ...

L’uomo che mi lava, Maran

Scritto da: il 31.08.09 — 3 Commenti
Uno degli argomenti di cui è più difficile scrivere è certamente il sesso; difficile perché scadere dall'erotismo alla pornografia, dalla sensualità alla volgarità, è questione di poche parole, sfumature di senso, scelte lessicali più o meno felici. Per questa mia prima incursione nel genere ho deciso di farmi indirizzare da chi ne sa più di me, e ho ricevuto, quindi, L'uomo che mi lava, di Valentina Maran. Sono pochi racconti, tutti scritti in soggettiva, che esplorano vissuto o fantasie di una giovane donna particolarmente disinibita, cosciente del proprio corpo, della propria femminilità e della propria sessualità. Una donna normale, non eccessivamente bella o procace, non appariscente. Una donna comune. Poco comuni sono i suoi rapporti con il sesso, che svela lungo un percorso accidentato. Il primo racconto, infatti, è un'iniziazione sia per la giovanissima protagonista sia per il lettore: è introduttivo e comincia a disporre gli elementi che saranno ricorrenti per tutto il testo. Triangoli, bisessualità, descrizioni minuziose, esplorazioni di territori taciuti, idee a volte disturbanti. Da lì in poi è un dipanarsi di avventure, a volte meramente virtuali e a volte sin troppo materiali, con uomini appena conosciuti, o sconosciuti in modo irrevocabile, con donne più o meno esperte, con amanti che non hanno voglia d'essere di più. In qualche caso con i suoi stessi lettori, che la scrittrice immagina essere uomini. I temi si fanno spesso più cupi, pur restando ai margini di quel mondo fatto di ruoli, legacci, piccole e grandi perversioni. Dopo la prima metà, però, la raccolta perde un po' di smalto e comincia a diventare ripetitiva sia nei temi sia nel lessico. Lo stile è rapido, frasi essenziali che non lasciano spazio a dubbi, arricchimenti o esitazioni. La lingua tracima ogni tanto nel volgare, così come qualche racconto, che perde la misura e oltrepassa il piccolo segno di ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple