Tutti gli articoli su scrittura

A Qwerty story

Scritto da: il 22.11.10 — Comments Off
Grazie agli amici di FF scopro un blog interessante e un po' pazzo, A Qwerty Story, in cui ci si diverte a scrivere ingegnosi microracconti secondo l'ordine della tastiera più diffusa, la QWERTY che utilizzo proprio in questo momento. Ecco un po' di regole, se voleste cimentarvi anche voi: UNA TASTIERA. 26 LETTERE. INFINITE STORIE. Scrivere una storia, con un suo senso, un suo inizio e una sua fine, già non è poi così semplice. A complicare il tutto, o meglio, a rendere questo progetto una vera sfida letteraria, un paio di piccole regole. 1) La storia deve essere fatta di 26 parole, tante quante sono le lettere della tastiera del computer. 2) Ogni parola deve iniziare infatti con una lettera della tastiera. 3) Le lettere devono essere usate una sola volta e nell'ordine in cui compaiono sulla tastiera. Ossia: qwertyuiopasdfghjklzxcvbnm. 4) Nessuna regola per la punteggiatura o per la lingua utilizzata.

Moleskine per Kindle

Scritto da: il 07.07.10 — Comments Off
Gli amanti dei Moleskine sicuramente sono tra le persone meno inclini a lasciare il cartaceo per il digitale. Per questo la Moleskine stessa ha creato un oggetto ibrido, che promuova l'integrazione tra analogico e digitale: il kindle cover. Eccovelo qui:

Parola di Giorgio Manganelli

Scritto da: il 22.06.10 — 2 Commenti
Un mio amico diceva: «è necessario scrivere, non è necessario pubblicare»; verità di un certo livello di profondità, che ritroviamo nel suo contrario, quello che sto vivendo: «è necessario pubblicare, non è necessario scrivere». A dimostrazione della fondatezza del mio assunto, mi permetterò di offrire al tipografo una riga inesistente: come avete visto, la riga non c’è; a nessun titolo, neanche il più vago, essa è stata scritta; è una riga di nulla, e tuttavia è lunga esattamente quanto doveva essere lunga, ha un numero d’ordine nella pagina, mi avvicina alla conclusione della pagina. È una vera riga, non v’è dubbio; e pure, pur essendo stata pubblicata, non ha avuto bisogno di essere stata trascritta. Personalmente, considero quella riga bianca come l’unica riga dell’intero pezzo che sto scrivendo, l’unica che corrisponda con maniacale esattezza alla regola, alla legge di essere ‘pubblicata ma non scritta’. È una riga che pone molti ed ardui problemi di teoria della pubblicazione, e mi piacerebbe che da essa, da quella riga misteriosa e innocua, prendesse l’avvio una Retorica della Pubblicazione, o una Teoria del non-scrivere, o Princìpi finali della letteratura inesistente. Via Paolo Nori, Giorgio Manganelli, in Tèchne nuova serie,19, Paian di Prato (UD), Campanotto 2010, p. 62

Caro EAP

Scritto da: il 31.05.10 — 2 Commenti
Caro Editore a Pagamento, chi ti scrive è una ragazza che, come la maggioranza degli italiani, ha un manoscritto nel cassetto ed il sogno di vederlo un giorno pubblicato. Dopo questa mia affermazione, ti immagino nell’atto di sfregarti le mani, ma ti invito a non farlo: mi sono informata su di te. Per esempio so che, se ti inviassi il frutto delle mie fatiche, tu non ti prenderesti la briga di leggere nemmeno l’inizio. Non lo valuteresti affatto. Riceverei però una mail dai toni entusiastici in cui il mio testo verrebbe lodato ai quattro venti come opera di sicuro interesse per i posteri. E non importerebbe se si trattasse di una storia senza  capo né coda, zeppa di errori sia di lessico che di grammatica. Per te rappresenterebbe solo un modo per attirarmi, tanto è vero che nella lettera  non faresti alcun cenno specifico a quanto ho scritto. Già questo, per me, rappresenterebbe un valido argomento per non fidarmi di te. Ma c’è dell’altro: se accettassi di incontrarti, o di telefonarti, cercheresti di riempirmi la testa con motivazioni del tipo: “in Italia si legge poco, non si vende, anche i grandi hanno iniziato così, credimi che tu contribuisca alle spese è l’unico modo per iniziare”. Se posso accettare per vere le prime due affermazioni, le ultime due non mi vanno proprio giù. Basta con questi nomi illustri utilizzati come specchietti per le allodole: erano altri tempi. Ed inoltre so per certo che quella di autofinanziarsi la pubblicazione NON E’ L’UNICA VIA. Ci sono centinaia di piccole case editrici in Italia che, pur non navigando nell’oro, tentano di investire negli autori che pubblicano. Certo, questo implica una rigida selezione. Adesso mi dirai che pubblicare è un mio diritto. Falso. Scrivere, è un mio diritto. Stampare, se voglio, è un mio diritto. Ed è questo quello che ...

Chiacchierando con Francesco Dimitri

Scritto da: il 14.05.10 — 6 Commenti
In occasione dell'uscita del suo Alice nel paese della Vaporità abbiamo fatto qualche domanda a uno dei nostri italiani preferiti: Francesco Dimitri. Domanda di partenza, per coloro che non ti hanno mai sentito nominare: ci fai un breve riassunto della tua “carriera” fino a questo momento? Quando hai cominciato? Ho cominciato professionalmente nel 2004, quando ho pubblicato Comunismo Magico: un libro di nonfiction sui rapporti storici tra comunismo e mondo magico (niente di complottista: niente Segrete Occulte Verità Rivelate). Poi ho scritto altri tre saggi prima di passare alla narrativa. Alice nel Paese della Vaporità è il mio terzo romanzo. Nelle brevi note biografiche che si trovano su di te è quasi sempre segnalata la tua predilezione per l’esoterismo. Nei tuoi libri ce n’è parecchio. Per te è una effettiva religione o solo un interesse? Più che di esoterismo, parlo di magia (le note biografiche no, perchè ‘esoterismo’ suona più rispettabile). E la magia è un punto di vista sul mondo – anzi, su parecchi mondi diversi. Perché hai scelto il genere fantastico, quando tutti sappiamo che in Italia si tratta di un genere bistrattato? Non sarebbe stato più facile puntare al mainstream? Perchè io non vedo il mondo in modo mainstream. Non credo nella cosiddetta ‘realtà’: credo sia soltanto la forma di mito dominante. E quindi mi interessa cercare miti alternativi. E poi il fantastico mi diverte – e un libro che non diverte è un libro disonesto. A fare prediche sociali sono bravi tutti, a parlare dei drammi dell’adolescenza anche. Raccontare storie è un’altra cosa. Parliamo di “Alice”. Dopo PAN, un’altra “rilettura”. So che, esattamente come per il precedente, i tuoi romanzi hanno ben poco in comune con i classici a cui fai riferimento, tuttavia non hai mai avuto paura di essere etichettato come “poco originale”? Peter Pan e Alice erano due mie vecchie ossessioni, che ...

Chiacchierando con Cobuzio

Scritto da: il 10.05.10 — Comments Off
Oggi chiacchieriamo con Salvatore Cobuzio, lo scrittore del Testamento di Salvatore Siciliano e cerchiamo di avere qualche informazione in più sul romanzo uscito da poco per la Fazi Editore e recensito qua su liblog qualche giorno fa. Il tuo libro parla di un testamento un po' particolare. La confessione di Salvatore Siciliano fa il suo esordio su Facebook, aperto praticamente a tutto il globo. Lasciando stare il passato remoto, solo nel nostro ieri sarebbe stato spedito via posta elettronica o pubblicato su un blog, che non ha però certo la visibilità del famoso social network... è il tuo modo di comunicarci un messaggio? È il modo di comunicare di Salvatore Siciliano e di milioni di persone che ogni giorno si collegano ai vari Social. Nessuno rimane indifferente alla potenza mediatica di Facebook, nemmeno il Siciliano che, con il suo Testamento ha voluto fare riflettere tutti, me compreso. Finito di scrivere il romanzo, io per primo, mi sono accorto di aver acceso molte lampadine. L'obiettivo? Portare la consapevolezza di un mezzo di comunicazione e invogliare le persone a pensare con la propria testa. Oggi internet ci permette di essere completamente indipendenti. Non ci piace una cosa, clic. Tutta la rete ha grande spazio nel tuo libro. I protagonisti comunicano e conducono gran parte della loro esistenza su essa, persino la relazione tra Salvatore e Simona è per più di un mese solo virtuale prima di concretizzarsi davvero. Senza mezzi termini sembri dirci che le relazioni umane sembrano destinate a cambiare, se non lo sono già... provocazione o dato di fatto? Conosco molte persone che si sono conosciute grazie a Facebook, MySpace, Twitter ecc. Non mi preoccuperei più di tanto quando si dice che questo modo di comunicare ci renderà tutti più freddi e/o distanti. Anzi, credo che spesso aiuti le persone a comunicare più facilmente. Sicuramente ...

La maledizione del sommo poeta, Calvisi

Scritto da: il 26.04.10 — 1 Commento
Capita a tutti di sognare di lasciare un segno nella vita, di pensare che un giorno il proprio nome sarà famoso per una scoperta, un'invenzione, un'opera d'ingegno. Probabilmente il sogno più diffuso – e anche quello più a buon mercato – è quello di diventare scrittori famosi: mentre per fare una scoperta medica ci vogliono decenni di ricerca si suppone che la scrittura sia un'arte infusa, e ognuno pensa di possederla. Angelo Calvisi, in veste di personaggio (oltre che di autore) vuole lasciare questo tipo di segno, istigato da Happy Days e Dante Alighieri, nel suo romanzo La maledizione del sommo poeta, seconda parte di una trilogia iniziata con Il geometra sbagliato e finita con Il principe di persia. Tutto inizia dalla sua supplente, al liceo, una che ha l'aspetto della "fidanzata di Richie Cunningham" e che pone domande scomode sul senso della vita. Questo scatena nella mente del protagonista un'ossessione che non lo lascerà più, una sorta di anatema che lo costringe a misurarsi sempre con obiettivi fuori scala e ritrovarsi quasi immobile, incapace di affrontare la più banale quotidianità. Più che di maledizione, però, io parlerei di persecuzione: il sommo poeta è sempre lì, ogni giorno della sua vita, a ricordargli i fallimenti, a fargli da monito, a intralciare la sua vita con piccoli dispetti: apre il giornale e lui si annida lì, mettendogli sotto il naso il successo dell'amico che pubblica a tutto spiano; si diverte a prenderlo in giro facendo le scenette più inverosimili, fumando canne o dondolando sui lampadari. Il romanzo non è altro che un diario del protagonista, slegato e sconnesso come un delirio, i pensieri disordinati di una persona instabile, quale in effetti è. Circondato da personaggi altrettanto stravaganti, genitori ingombranti, amici invadenti e comparse di ogni tipo, compresi Giulio Mozzi e Tiziano Scarpa, ci racconta il ...

OMMWriter

Scritto da: il 23.04.10 — Comments Off
Per tutti gli scrittori che tendono a distrarsi (e che possiedono un mac) esiste un piccolo programma, OMMWriter, di grande aiuto: un editor testuale che elimina tutte le notifiche automatiche, i trilli, i rumori, le finestre lampeggianti che compaiono mentre si lavora davanti allo schermo, permettendo di restare concentrati su quello che si fa. Non sono ancora previste versioni per pc, anche se i creatori del programma, Herraiz Soto & Co , confermano che se avrà buon riscontro ne vedremo anche una versione non-mac. Per ora non è possibile stampare direttamente, ma in realtà il OMMWriter è come un grande blocco per gli appunti, in cui buttare giù le prime stesure, quelle che vengono di getto e hanno bisogno di non essere interrotte, per poi passare alla revisione su altri software.

Scritture giovani cantiere a Festivaletteratura

Scritto da: il 17.04.10 — 2 Commenti
Vi giro volentieri quest'iniziativa: Un corso di formazione per giovani aspiranti autori Debutterà quest’anno a Mantova, sotto l’egida di Festivaletteratura e con il sostegno della Fondazione Cariplo, Scritture Giovani cantiere. Un progetto interamente dedicato agli autori in erba che ancora non hanno pubblicato propri lavori. Il laboratorio prevederà una serie di testimonianze tenute da professionisti dell'editoria e del libro (editori, agenti letterari, editor, traduttori, critici letterari) nonché da scrittori, alcuni dei quali già partecipanti alle scorse edizioni del progetto Scritture Giovani di Festivaletteratura. Sarà un punto d’incontro tra il mondo della scrittura e quello dell’editoria: un corso di formazione rivolto a dieci giovani aspiranti scrittori, finalizzato all’individuazione di un primo orientamento nel mondo editoriale e alle professioni della scrittura, in modo da aiutare i giovani di talento a capire quali siano le strade percorribili per fare arrivare al pubblico le proprie creazioni e a fare crescere progetti letterari di valore. Il corso si articolerà in due sessioni di lezioni, ciascuna di 16 ore complessive che si terranno tra il 16 e il 18 aprile e il 7 e il 9 maggio 2010 a Mantova. La partecipazione al corso sarà gratuita. Le spese di viaggio e di soggiorno saranno a carico dell’organizzazione. Saranno ammessi autori tra i 18 e i 27 anni, non ancora pubblicati. Le domande e i materiali richiesti andranno inviati via e-mail all’indirizzo: sgcantiere@festivaletteratura.it Per ogni ulteriore informazione o chiarimento è possibile contattare la segreteria di Festivaletteratura: tel. 0376.223989; fax 0376.367047; e-mail sgcantiere@festivaletteratura.it.

Un libro solidale per bambini sfortunati

Scritto da: il 15.04.10 — Comments Off
Oggi ho ricevuto una segnalazione per un concorso letterario atipico: l'associazione Amici della Zizzi, che si occupa da più di vent'anni di bambini con problematiche sociali e familiari difficili ha deciso di promuovere la scrittura di un libro dal titolo "Mosaico di Emozioni". L'obiettivo è scrivere un libro con "tante emozioni della gente, non con un argomento particolare. Chiunque può partecipare inviando un brano, un racconto, una poesia o una favola". Riporto dalla mail: La realizzazione del libro ha un costo ed essendo un progetto di beneficenza chiediamo ad ogni scrittore un piccolo contributo per la pubblicazione del brano nella raccolta. Hanno gia' aderito diverse persone e tra queste molti personaggi famosi come Carlo Azeglio Ciampi, Franco Di Mare - Giornalista e Scrittore; Sarah Maestri - Attrice e Scrittrice; Anna Lavatelli - Scrittrice per Bambini; Anna Piras - Giornalista Rai; Lina Sastri - Attrice; Antonio Rossi - Campione Sportivo; Franco Simone - Cantante; Giorgio Morales - Ex Sindaco di Firenze ed attuale Difensore Civico. Ovviamente qui non è in gioco la pubblicazione con editori importanti, l'ego o qualunque forma di autogratificazione, ma la pura beneficenza, per cui approvo che ci sia un costo da sostenere, che servirà per i vari progetti dell'associazione. Troverete tutti i dettagli qui.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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