Tutti gli articoli su scrittori

La posta dell’editore V

Scritto da: il 21.05.10 — 29 Commenti
Arriva in redazione una mail. Una mail piena di errori di punteggiatura, con virgole ogni due/tre parole. In più il romanzo allegato non ha a che fare con la linea editoriale nemmeno per sbaglio. Quindi, come sempre, rispondo. "Gentile XYZ, la nostra linea editoriale non comprende storie vere né autobiografie. Inoltre nella presentazione sono presenti svariati errori di punteggiatura, per cui le consigliamo un'attenta revisione del testo prima di sottoporlo all'attenzione di un editore. Cordialmente, Blablablabla" Ed ecco la risposta dell'autrice: "Svariati errori di punteggiatura? Sarebbe stato meglio, se ne avessi fatti di ortografia, grammatica e sintassi, come succede per i giornalisti, gli insegnati e anche gli scrittori? Diciamoci la verità, non si tratta, ne della mia punteggiatura, ne della mia sinossi, ma della mia presentazione. Un tentativo deviato, per indicarmi che per Voi, non ho le CREDENZIALI, per scrivere. Posso accettare perfettamente, che l'argomento non interessi, o che abbia scritto un orrore, ma le prese in giro per favore, RISPARMIATEMELE. Lo conferma anche il fatto, che NESSUNA casa editrice, che ho contattato, ha precisato nel suo sito, di un'avvenuta conferma di ricevimento dell'e mail. Ognuna di esse, stabilisce il proprio tempo personale, 5, 6, 7, 8 mesi, per un contatto, SOLO in caso positivo. Questo sottointende ovviamente, che lo abbiano letto effettivamente, o semplicemente cestinato (non sono così stupida). Avere avuto da Voi l'ONORE, di una risposta non necessaria, e di un consiglio, che lo è ancora meno, fa trasparire perfettamente il Vostro pensiero nascosto. E il consiglio era nei miei confronti, o per i Vostri colleghi, per cui provate solidarietà? SOLO a titolo informativo, ho ricevuto altre risposte, allo stesso identico scritto, ma con altri contenuti, quindi abbiate la compiacenza di pensare, che i Vostri colleghi, hanno le loro idee personali, senza che Voi, Vi facciate da paladini difensori, o di detentori ...

La serva padrona: La porta, Szabò

Scritto da: il 13.05.10 — Comments Off
Magda Szabò - ungherese 1917-2007 - non può dirsi una scrittrice molto conosciuta qui in Italia. Eppure, proprio nell'anno della sua scomparsa ha vinto il premio Mondello per il miglior romanzo straniero. Eppure, cercando in rete, si vede che anche piccole case editrici l'han tradotta e pubblicata. Il questo La porta del 1987, è raccontato lo strano e tormentato rapporto tra una coppia di scrittori, lei in particolare (che ne è anche la narratrice), e un'anziana, abile e infaticabile colf (oggi la si chiama così) a dir poco originale che risponde al nome di Emerenc Szeredàs. È la quotidiana graduale scoperta dell'altro. Due caratteri. due esistenze che son l'una l'opposto dell'altra. Chi racconta, intellettuale, colta, scrittrice che vive in un mondo tutto sommato comodo, ovattato, mondano e la sua colf, del tutto anti-intellettuale, che come maestri ha avuto soltanto le proprie dolorose esperienze di vita che l'han resa diffidente, orgogliosa, autoritaria, scettica, individualista e, nonostante tutto, capace di grandi gesti di generosità e, diciamo pure, d'amore senza smancerie o espressioni melodrammatiche: solo i fatti, quelli che contano, dopo tutto. Le arrabbiature, gli scontri con la sua "datrice di lavoro” o tra quest'ultima e lei, sono anche forti e possono arrivare a sembrare rotture definitive ma poi... Questo non è soltanto, come si è detto, il racconto della graduale scoperta dell'altro ma è anche la descrizione dell'altrettanto graduale pervadere la vita dell'uno da parte dell'altro fino a dominarla. Emerenc Szeredàs è una colf, una portinaia, una serva che diventa padrona, non solo nei confronti di chi l'ha assunta ma, addirittura – in una qualche misura – di chiunque l'abbia conosciuta e, poco o tanto, frequentata. Alla fine dopo la sua morte, per gli abitanti della via dov'era vissuta, essa diventa una figura pressoché mitica. Ma, prima di essere tale, deve passare tra le ...

Gli scrittori sono fatti così – La sindrome di Queneau

Scritto da: il 13.03.10 — Comments Off
Gli scrittori, sono fatti tutti così. Difficilmente, ascoltano. Quasi mai fanno il tifo per scrittori che non siano loro stessi. Sono personaggi antipatici, in fondo, perché l’unica storia che ritengono degna di nota è quella che devono raccontare loro. Anche al corso di scrittura creativa del mio amico, facevo finta di sentirmi uno come tanti e quando mi apostrofava gli dicevo: “Dai, Manuel, smettila di fare così, non sono uno scrittore vero”, ma in fondo mi sentivo diverso da tutti quelli che erano in quella stanza. Mi sentivo speciale, solo perché credevo che non ci fosse bisogno di contare le battute in un foglio, o scrivere qualcosa a tema, solo perché credevo che la scrittura è qualcosa che ti nasce dentro e che fa parte dei tuoi cromosomi, tipo il colore dei capelli o tipo la predisposizione per le cose. Mi sentivo diverso, e mi sentivo migliore degli altri. La sindrome di Queneau 2, Sette per uno 

Come scrivere a un editore

Scritto da: il 04.02.10 — 9 Commenti
Sono un po' seccata, oggi. Ho passato già due ore (e almeno altrettante me ne toccheranno) a rispondere cortesemente a mail di persone ingenue, disinformate o maleducate. Ma invece di sfogarmi cercherò di dare alcune nozioni pratiche di come si scrive a un editore, approfondendo i temi di un vecchio post. Partiamo dalle basi; sei, senti di essere, ritieni possibile definirti, nel tuo intimo ti ritieni uno scrittore. Hai finito, si suppone con grande cura, il tuo romanzo/racconto/silloge, e non vedi l'ora di condividere con il mondo i tuoi pensieri, sentimenti, esperimenti letterari. È questo il momento in cui si decide se sarai nel 97% dei cestinati o nel 3% dei letti (e da lì nello 0,5% dei pubblicati). Devi sapere che in Italia gli scriventi sono un'infinità ma gli scrittori pochi. Quindi la tua mail sarà letta in sequenza insieme ad altre 40 o 60 mail per una selezione preventiva. Devi sapere anche che ciò che per te è un'esperienza unica, aver partorito un'opera, per chi si troverà a leggere sarà nulla più che un altro numero, il testo 237 di 2000. Considera che un editore piccolissimo, come me, riceve più di 500 testi al mese. Come fare per darti qualche possibilità in più? Prima di tutto, conoscere il tuo possibile editore: trovare informazioni sulle linee editoriali al giorno d'oggi è facile; non pensare che per chi le riceve sia questione di un minuto capire se scartarti o no: stai usando il tempo di una persona che lavora, se non sei accurato lo usi male.  Quindi trova gli editori che potrebbero essere interessati e concentrati solo su quelli. Fatto questo dovrai costruire una bella mail; non avvantaggerà la tua opera in fase di valutazione, ma nella preselezione sicuramente sì. L'oggetto della mail Cerca di essere sintetico ma specifico. Usa la parola "valutazione" e non ...

Short story

Scritto da: il 08.11.09 — 2 Commenti
Via Catepol

Il segreto di Caspar Jacobi, Ongaro

Scritto da: il 05.11.09 — 2 Commenti
Non parlerò mai abbastanza, e abbastanza bene, di Alberto Ongaro. Quando la libreria piange e ho voglia di leggere un bel romanzo, ben scritto, originale, avvincente, vado a cercare fra i suoi titoli qualcuno di quelli che non ho letto, sapendo che ben difficilmente ne sarò deluso. È successo così anche con Il segreto di Caspar Jacobi. Ottimo racconto incentrato sul rapporto fra realtà e rappresentazione, fra vero e romanzesco, Il segreto ci presenta Ongaro ancora una volta alle prese con un gioco di specchi fra autore e personaggi, impegnato in una partita a scacchi col lettore che può ricordare per certi aspetti La taverna del Doge Loredan. Il protagonista qui è Cipriano Parodi, un giovane scrittore veneziano che ha da poco pubblicato un romanzo d’avventura e che sembra essere all’inizio di una promettente carriera. Ma ben presto il destino ha in serbo per lui una svolta imprevedibile: quando Cipriano trova nella cassetta della posta una lettera di Caspar Jacobi, la sua vita è destinata a cambiare per sempre. Jacobi è infatti uno scrittore di enorme successo, vive negli Stati Uniti, pubblica in tutto il mondo, vende milioni di copie. E invita Cipriano a New York per incontrarlo. Il perché è presto svelato: al giovane scrittore viene infatti chiesto di unirsi alla squadra di ghost writer che lavora per Caspar Jacobi, il quale, come un novello Dumas, è a capo di una “bottega” che produce incessantemente romanzi, commedie, sceneggiature, racconti, che archivia storie, trame, intrighi e personaggi, costruiti, ricostruiti e assemblati da una macchina creatrice implacabile. Fra i due si crea ben presto un rapporto ricco di ambiguità e di contrasti, la figura di Caspar Jacobi è misteriosa e vampiresca, si ammanta di segreti che per Cipriano diventano poco a poco un’ossessione: la foto di una bellissima e sconosciuta moglie, un passato oscuro e ...

Che artista sei?

Scritto da: il 25.10.09 — Comments Off
Via Psiko, via Loldwell

L’ombra del vento, Zafòn

Scritto da: il 25.09.09 — 6 Commenti
Li vedi in treno che tengono compagnia a sconosciuti. Ti scrutano a branchi numerosissimi dagli scaffali del supermarket, mentre tu stai cercando la Baffo Moretti in offerta speciale. Ti saltano addosso dalla tv all’ora del telegiornale, ti assalgono dal tuo social network di riferimento, dalle conversazioni degli amici e degli insospettabili. E tu non sai precisamente che dirne, ma sai che sei di fronte a un CFE, un Clamoroso Fenomeno Editoriale. E allora un po’ t’incuriosisci, un po’ ti sale la diffidenza innata… mah sarà mica il solito bidone? Sarà mica come quando ho letto la Meyer che lo sapevo già prima che mi faceva schifo ma l’ho letta lo stesso? Sarà mica che non lo leggo ma tanto poi mi tocca vedere il film e dio sa cosa è meglio? E se invece è bravo? Ma di investire la somma non se ne parla, lo si legge a prestito da qualcuno (ché qualcuno prima o poi si trova) e poi si vede. Se ci si appassiona magari poi, nel caso, si comprano anche gli altri. Ed è successo più o meno così per me con questo CFE di prim’ordine, L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafòn, romanzo d’avventura si potrebbe dire vecchio stile, con personaggi dal volto sfigurato che si aggirano sinistri nella notte barcellonese, efferati delitti, storie d’amore, giovani protagonisti che si affacciano alla vita, storie di vendetta… e storie di libri. Ora, questa recensione si rivolge ai quattro gatti che ancora non l’hanno letto, ovvero togliendo me ne resterebbero solo tre, ma tant’è. Dicevo, non entro più di tanto nella trama, dirò solo che al centro di questo romanzo c’è uno scrittore, o forse il suo fantasma, e i libri che ha lasciato dietro di sé. C’è un ragazzo che seguendo le tracce di quei romanzi perduti scopre storie e verità ...

Le regole di Orwell per gli scrittori

Scritto da: il 02.09.09 — 10 Commenti
Un po' tutti gli scrittori hanno delle proprie regole per quanto attiene a "come si dovrebbe scrivere". Oggi, grazie a Paperdoll, vedremo quelle di Orwell: Tradotto in maniera rapida il significato è, più o meno: Se è possibile eliminare una parola, eliminala. Non usare una parola lunga quando ne basterebbe una corta. Non usare la forma passiva se puoi usare quella attiva. Evita parole straniere e tecniche. Non usare una metafora che hai già visto. Viola una qualunque di queste regole per evitare [di scrivere] qualcosa di eccentrico. Io le trovo essenziali, specialmente l'ultima, che ha la capacità di dire in sintesi cosa rende uno scrittore unico. Le regole sono necessarie per chiunque voglia scrivere bene, ma non è l'attenersi a qualunque schema che crea il grande scrittore, quanto la capacità di bilanciare tutti gli elementi talmente bene da venire amato anche per quelli che, in un altro autore, sarebbero difetti. La punteggiatura di Saramago, l'estremo barocco di Bufalino sono esempi di quanto pratiche "tecnicamente" non consigliate siano usate con tanta maestria da risultare i veri punti di forza della loro opera. Ma se si unissero ambedue le caratteristiche in un solo autore ho il sospetto – fortissimo – che non riuscirebbe ad avere un lettore diverso da sua madre.

In morte dell’editor?

Scritto da: il 28.07.09 — 18 Commenti
La settimana scorsa è scoppiata una polemica intorno alla figura dell'editor: da un lato chi ne ha tentato la demolizione, come Carla Benedetti, dall'altro chi ha cercato di fare chiarezza sulla categoria e sul tipo di figura di cui si parla, come Mario Baudino, nella sua chiacchierata con Laura Lepri. Pur non avendo la loro autorità in merito, voglio aggiungere qualche considerazione personale. In questo dibattito è stupido cercare chi abbia torto e chi, invece, ragione: l'uno sostiene che l'editing sia appiattimento, l'altro che sia una necessità letteraria. Le posizioni contengono ambedue parti di verità, a mio parere. Esiste l'editing di omologazione, quello che, sfrondando il testo di ogni tentativo di personalità letteraria, lo rende assimilabile, e quindi omogeneizzato al resto degli editi. Leggendo alcuni libri – o meglio, prodotti editoriali – si notano affinità che fanno pensare ad una stessa mano; e, nella gran parte dei casi, è così: un editor ha lasciato la sua personale impronta, modificando il testo come lui lo avrebbe scritto. Questo sostituirsi all'autore, guadagnarsi la ribalta, non è per me un modo di lavorare apprezzato: se proprio si ha il desiderio di intervenire così pesantemente in un'opera letteraria, sarebbe meglio scriverla da sé. Poi esiste l'editing che rispetta il testo, per il quale è necessario molto tempo e molta dedizione: si legge il testo, si lavora sempre insieme all'autore, si cerca di capire cosa inceppa la comunicazione fra scrittore e lettore. Ed è l'autore che riscrive, dove necessario, non l'editor. L'editor indica, non suggerisce. Spiega, non corregge. Conosco pochissimi editor di questo stampo; è più pratico, più veloce sicuramente operare autonomamente i cambiamenti necessari. Ma non migliore. Ha ragione chi dice che in Italia si fa troppo editing invasivo: con la mole di opere edite non potrebbe essere diversamente. Ha ragione chi dice che in Italia si ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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