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Ho appena concluso la lettura del secondo volume della serie del Wunderkind, dell’ormai noto Ivan il Terribile GL D’Andrea: La Rosa e I Tre Chiodi. Parto subito col dire che sono contenta: contenta di aver continuato la lettura, contenta di aver capito meglio (credo) la storia e contenta di aver riscontrato non pochi miglioramenti a livello stilistico.
Di solito aggiungo qualche nota sul metodo di scrittura solamente alla fine della recensione, ma stavolta vorrei fare il contrario, perché il libro è scritto bene; se da un lato l’autore cede ancora – raramente – alla trappola del descrivere un orrore come inenarrabile (quando a noi piacerebbe che ce lo narrasse, visto che tanto non ci risparmia nulla!), dall’altro sono spariti gli orpelli che infiocchettavano il primo libro e resta l’impressione di una grande abilità linguistica, un registro elevato ma mai ridicolo, una ricercatezza di alcune forme che, secondo me, prima non era ben definita e che qui, invece, emerge chiaramente.
E ora veniamo al resto. Tanto per cominciare Wunderkind 2 si trova, in quasi tutte le librerie, sugli scaffali dedicati ai ragazzi. Ecco, io ve lo dico: se il vostro pargolo di otto anni si avvicinasse al libro, toglieteglielo e leggetelo voi. C’è un clamoroso fraintendimento alla base della linea editoriale che caratterizza questo testo: se è vero che il protagonista è un ragazzino pelle e ossa, credo di non aver mai letto niente di più lontano dalla narrativa per ragazzi. No, neanche se ci sono maghi e licantropi.
L’avventura di Caius Strauss riprende dove l’avevamo lasciata, ovvero dopo lo scontro con il terribile Jena Metzgeray. Il Wunderkind è stato fatto prigioniero, i suoi “amici” dispersi. Gus Van Zant è in uno stato di sospensione tra la vita e la morte, il corpo tramutato in orrenda chimera. Persino Pilgrind il Barbuto sta perdendo attimo per ...
Ho sempre pensato che per produrre una buona parodia si debba essere acuti osservatori, profondi conoscitori dell’argomento di cui si vuole trattare e – non ultimo – brillanti scrittori: Terry Pratchett è decisamente tutto questo. Il libro con cui vorrei introdurvi a questo autore – A me le guardie – si colloca all’ottavo posto della saga che l’ha reso famoso, quella ambientata a Mondo Disco, ma è il primo di una “sottoserie” dedicata a quelli che “Qualunque nome abbiano, in ogni opera di genere fantasy-eroico il loro scopo è lo stesso: più o meno al capitolo 3 (o dopo 10 minuti di film) irrompono nella stanza, attaccano l'eroe uno alla volta e vengono massacrati”. Stiamo parlando delle “guardie”.
Nella città di Ankh Morpork, capitale di Mondo Disco in cui avvengono ogni giorno decine e decine di nefandezze (tanto per dirne una i ladri e gli assassini sono riuniti in sindacati), giunge Carota, un armadio a tre ante che, allevato dai nani, crede di essere uno di loro. Il ragazzo trova posto tra i ranghi della Guardia Cittadina, composta nientepopodimeno che da tre elementi: il rassegnato Capitano Vimes, il pigro sergente Colon e il bruttissimo caporale Nobby, il quale si diletta anche a compiere furtarelli qua e là.
L’arrivo della nuova recluta porta una ventata di freschezza e a poco a poco le guardie cominciano a credere di nuovo nel loro lavoro, ma un’associazione segreta (probabilmente i Confratelli Elucidati Della Notte D’Ebano, ma nessuno può esserne sicuro) trama per evocare un drago e attuare un colpo di stato che faccia cadere il reggente di Ankh Morpork, Lord Vetinari, detto anche “Il Patrizio”. Riusciranno i nostri eroi a sventare il diabolico piano? A Mondo Disco tutto è possibile, ma se c’è una cosa chiara è che nulla andrà mai per il verso giusto.
Se dovessi riassumere ...
Il romanzo fantasy di cui vi parlo oggi è stato scritto da uno dei miei autori preferiti e dalla gentile consorte: Tracy e Laura Hickman, famosi per i romanzi legati al mondo di DragonLance. Tuttavia per il primo capitolo della trilogia I Cantici del Bronzo, hanno creato una nuova ambientazione… o meglio, tre! La trama si dipana, infatti, su tre mondi, separati ma interagenti tramite una sorta di dimensione onirica.
Nel primo un fabbro di nome Galen è imprigionato a causa della sua presunta pazzia: parla con gli oggetti e questi gli rispondono! Nel mondo delle fate la simpatica Dwyndwyn, è alla ricerca di una nuova verità che possa salvare la sua patria. Infine il Goblin Mimic trova un orologio nel naso di un titano che gli cambierà la vita. Le loro vicende sconvolgeranno l’ordine costituito.
Come forse avrete intuito, né Il guerriero misterioso (il titolo originale, però, è Mystic Warrior) il maggiore sforzo è stato speso nella creazione di tre ambientazioni, ognuna con la sua storia, le sue tradizioni e tutti i particolari che tanto piacciono a noi appassionati. I due autori hanno rielaborato i tradizionali elementi fantasy alla luce d’idee originali, tra queste ho particolarmente apprezzato la religione del Pir, che vede i draghi come dei, o l’idea che le fate siano altezzose e sprezzanti verso le altre specie.
Buona l’attenzione posta nell’approfondimento psicologico dei personaggi che sono diversi e tutti ben caratterizzati. A dire il vero tendono a essere un po’ piagnoni ma verso la fine dell’opera si abbozza una certa evoluzione di cui si vedranno le conseguenze nel secondo libro.
La trama è ben fatta e la lettura scorrevole (ho letto il libro a tempo di record). Anche se non mancano dosi di umorismo, mistero e avventura, il cuore della narrazione è nel mondo dei sogni, dove la narrazione diviene ...
Fa caldo (che incipit originale!), quando fa caldo si ha voglia di stare fermi e per stare fermi che c’è di meglio di una bella lettura? Il romanzo che vi propongo oggi coniuga le strutture tipiche del fantasy classico con gusti più moderni. Perfetto per stare fermi.
La lama nera è il primo di una trilogia (e non poteva essere altrimenti) scritta da Dario De Judicibus, autore di libri e articoli di vario genere, compresi pedagogia e informatica. Il romanzo racconta la vita e le avventure del giovane Aggart, partendo dalla distruzione del suo villaggio e della sua famiglia. Nel giro di pochi anni lo si vede perseguire un’impossibile vendetta, trovare la sua strada nella più oscura delle gilde ed essere coinvolto nella lotta contro un oscuro signore dei demoni. Perché lui è destinato a essere Lama Nera, l’ultima speranza per un intero mondo.
La cosa che più stupisce dell’opera è la cura maniacale dell’ambientazione. Nulla è lasciato al caso: una bella mappa, una cosmologia dettagliata, storia, politica e tutte quelle informazioni che tanto piacciono a noi maniaci del fantasy vecchio tipo e che rendono realistico un mondo. Particolarmente ben sviluppata, anche se fa molto videogioco, l’idea delle gilde, tra le quali spiccano la Mano: chi avrebbe mai detto che gli assassini potessero essere… socialmente utili?
Buono l’approfondimento psicologico del personaggio principale anche grazie ad alcuni interludi in cui la narrazione passa in prima persona. Più pennellato quello dei personaggi di contorno su cui spiccano un giovane mago con un gran senso del dovere e un’amazzone sboccata ma simpatica. La trama è piuttosto lineare ma non priva di sorprese e,soprattutto, di bei dialoghi. Ricorda un’avventura di un gioco di ruolo e non lo dico come un difetto, anzi!
Il libro, nel suo complesso, è scritto abbastanza bene, manca di un po’ di patos ed eleganza ...
Come promesso la settimana scorsa eccomi qua a proseguire con le avventure di Simon Serrailler, l'ispettore creato dalla penna della scrittrice inglese Susan Hill. Sul finale sconcertante di Omicidi sulla collina lo avevamo lasciato a Lafferton, desideroso solo di fuggire il più lontano possibile da quei tragici eventi.
Sull'esordio di questo Nessuna pietà per i puri di cuore lo ritroviamo a Venezia, il suo rifugio preferito. Qua passa il tempo come suo solito, dipingendo gli splendidi schizzi che firma con altre iniziali, quasi il pittore fosse un suo alter ego: a differenza dei suoi altri ritiri artistici però il suo animo stavolta non è sgombro, teso com'è a cercare di elaborare un dolore con il quale Simon non riesce a scendere a patti.
E quando probabilmente vorrebbe starsene il più possibile lontano, una tragedia familiare lo costringe a rientrare in tutta fretta a casa. Ad aspettarlo, oltre ai suoi problemi personali, una gran brutta faccenda che richiede la sua attenzione come capo della polizia.
Un ragazzino, David Angus, una mattina scompare nel nulla mentre sul vialetto di casa aspettava gli amici dei genitori che dovevano portarlo a scuola: nessun testimone, nessun vero elemento per la polizia su cui fare delle serie indagini.
E mentre Simon e i suoi collaboratori procedono a tentoni, il lettore sente, attraverso poche pagine strazianti disseminate qua e là nel libro, la voce di David stesso, rapito e tenuto imprigionato chissà dove.
L'intera famiglia Angus precipita in un incubo dal quale sembra non esserci via d'uscita e l'abile autrice decide di abbandonare spesso e volentieri il suo protagonista per mostrarci come ogni membro familiare affronti la tragedia. O scelga di fuggire davanti ad essa.
Intanto la polizia di Lafferton indaga senza sosta, con le briciole di elementi a sua disposizione. Priva di prove concrete finisce su molte false piste, incappando anche in Andy, ...
C’è chi ha salutato Chiara Palazzolo come la regina dell’horror italiano. Chi si è inchinato al suo talento nel rendere avvincente una storia che, specie dopo vagonate e vagonate di vampiri bellocci e innamorati, se riassunta, sembra davvero la fotocopia di una fotocopia di una fotocopia. C’è chi aveva in principio considerato il libro come sciocchezza solo a vederne la copertina, per poi pentirsene amaramente. Tutte queste persone hanno ragione.
Non mi uccidere, edito da Piemme, sembra far parte di un filone noto e - a tratti - noioso ed invece finisce con lo scardinare i preconcetti e prendere una strada a parte, molto meno infantile e ripetitiva di quanto ci si potesse aspettare.
Ci troviamo in Umbria, dalle parti del Monte Subasio. Mirta non ha ancora vent’anni, ma ha trovato l’amore della sua vita: Robin. E non importa se lui è uno sbandato, uno stravolto, un drogato. Non importa nemmeno quando lui le inietta una dose mortale di eroina. Si sono promessi di tornare dalla morte per poter stare insieme in eterno, e Mirta crede a tutto ciò che Robin dice mentre la uccide.
Quattro giorni dopo, la ragazza esce veramente dalla tomba: la forza del suo amore è stata talmente grande da riportarla sulla terra. Né viva, né morta. Sopramorta, come scoprirà più tardi. Zombie, diremmo noi. Ma. Ci sono molti ma, naturalmente. Tanto per cominciare Robin non c’è. Se all’inizio sembra una questione di tempo, col trascorrere dei giorni la sua assenza si fa sempre più pesante ed il pensiero che forse non si rivedranno mai è difficile da sopportare.
Inoltre, Mirta si scopre diversa: se nelle primissime ore è ancora legata alle sue esperienze mortali, alla paura, al dolore, più va avanti e più scopre in se stessa una nuova forza e addirittura una nuova personalità. Arriva a ...
I Toilet sono sempre una grande certezza. Buon lavoro di selezione, buona veste grafica, giusta durata; non poteva essere diverso nemmeno per questo numero 9, che segna anche l'esordio di un'autrice di mia conoscenza...
Racconti, sempre racconti dai contenuti diversissimi, unico criterio la velocità di lettura, chiaramente indicata accanto a ciascun titolo. E una carrellata di personaggi disparati, giovani, vecchi, istruiti o meno, coi loro spaccati di vita reale o immaginaria.
Così è per Villette a schiera di Monica Dall'Olio che inquadra una vita ordinaria attraverso gli occhi della protagonista, mettendo in risalto gli aspetti mostruosi delle persone perbene. La casa, la famiglia, i bambini, l'auto, sky, il calcio, i dialoghi superficiali e la stolidità delle abitudini si trovano perfettamente incasellate in una costruzione di normalità e felicità almeno apparente.
In Cani, di Tommaso Chimenti, è invece il rapporto tra un marito burbero e vecchio stampo e una moglie sottomessa che prende rilievo proprio attraverso le vicende dei loro cani, per lui oggetti né più né meno come sua moglie, per lei membri della famiglia da amare e accudire fino in fondo.
Con De Evocatione Monstruositatis incontriamo di nuovo Francesco Dimitri, che aggiunge un pezzo alla saga degli Ombrafiorita, in cui magia, surreale e comicità si armonizzano per raccontare la storia di una famiglia piuttosto scalcinata.
E ancora nelle Tentazioni di un grastronauta Carlo Miccio la fantascienza assume tinte ironiche e anche un po' amare con un protagonista che anche viaggiando nello spazio e trovandosi a disposizione ogni sorta di svago resta solitario e chiuso nel rapporto con la sua compagna gelosa.
Insomma, anche per questa volta racconti per tutti i gusti e per ogni tipo di necessità!
Chi girovaga per la rete e incappa in un link collegato a GL D’Andrea è spesso testimone di manifestazioni agli antipodi: o odio sfrenato o incondizionata ammirazione. Partendo dal presupposto che il giudizio su un libro non debba essere dettato da opinioni sulla persona piuttosto che sul testo, devo ammettere che quest’aura da “Ivan il Terribile” del'autore ha attirato la mia curiosità più delle precedenti recensioni sul suo romanzo: Wunderkind, edito da Mondadori.
Personalmente ho trovato questo romanzo godibile per diverse ragioni, benché non privo di difetti: intendo sottolineare sia i punti di forza che quelli deboli, a costo di attirarmi addosso i Caghoulard (^_^).
La storia si svolge in una Parigi malata e fumosa, una sorta di contraltare alla città romantica a cui siamo abituati. Qui il piccolo Caius Strauss (sì, ci sono nomi tedeschi in un contesto francese; sì anche io ho pensato fossero un po’ incongruenti…a cuccia Caghoulard, non ho ancora detto niente di male!) vede la sua vita sconvolta dall’incontro con un viscido uomo che risponde al nome di Herr Spiegelmann, che gli dona una moneta d’argento.
Caius tenta invano di liberarsene ed essa lo conduce nel ventre nascosto di Parigi, il Dent De Nuit, un quartiere fuori da ogni mappa dove la magia (o Permuta, che dir si voglia) esiste ed i maghi (o Cambiavalute) vivono al fianco di ladri, licantropi,spadaccini e chi più ne ha più ne metta. Una volta penetrato nell’oscurità di questo mondo, il ragazzino deve tentare di sopravvivere e si allea perciò con uno sparuto gruppo di “fuori casta”: il lupo mannaro Buliwyf, la sua amata Rochelle (una Rarefatta, interessante e dolorosa figura a metà tra l’ombra e la luce, impossibilitata a toccare chiunque), il potente mago Pilgrind, il misterioso guerriero Gus Van Zant.
Nessuno di loro sembra avere le idee chiare su cosa sia ...
Finalmente è arrivata la primavera! Che cosa leggere ora che il sole inizia a picchiare sulle teste? Consiglio qualcosa di fresco… come la fantascienza. Un romanzo ambientato nell’universo di Star Trek, meglio ancora se scritto dal Capitano Kirk in persona. Dopo Le ceneri del paradiso e Il ritorno ecco il romanzo che segna la fine della trilogia di Shatner dedicata al suo alterego televisivo.
Il Vendicatore si apre con la federazione messa in ginocchio da una misteriosa malattia che aggredisce piante ed animali. Mentre Picard indaga su una possibile cospirazione all’origine del virus, Spock scopre che suo padre, Sarek, è stato assassinato e, illogicamente desideroso di vendetta, parte alla caccia degli assassini. Nel frattempo sul pianeta Chal, fa la sua comparsa, un eroe creduto più volte morto. Inutile dire che le loro strade s’incroceranno ancora. Forse per l’ultima volta…
Nelle recensioni dei primi due capitoli della trilogia, vi ho parlato ampiamente dello stile di Shatner e di come tra il primo ed il secondo c’è stato un salto di qualità. Anche in quest’ultimo ho notato miglioramenti soprattutto nei dialoghi. Appaiono diversi nuovi personaggi e, naturalmente, i riferimenti alle varie serie abbondano.
La serie di telefilm è nota per aver introdotto temi di attualità nel contesto fantascientifico e Shatner segue questa tradizione. In questo romanzo l’autore affronta uno dei rischi del terraforming (rendere l’ambiente dei pianeti uguale a quello della Terra): la mancanza di una biodiversità vegetale - animale, può favorire il diffondersi di virus tra i pianeti, provocando pandemie interspaziali. Ovviamente è un riferimento ai pericoli della globalizzazione. Shatner, da scrittore accorto, incarna gli atteggiamenti più razionali nei due capitani: se uno dice che è meglio evitarlo, l’altro è pronto a impegnarsi per una globalizzazione spaziale più intelligente e meno invasiva.
In definitiva in questo romanzo c’è tutto ciò che noi appassionati di Star ...
Se tra le affezionate lettrici di Liblog c'è qualcuna che non sa che farsene dell'amore di un uomo del nostro mondo perché il suo più grande sogno (neanche tanto inconfessato) è quello di pescare nell'altro, troverà molto interessante questo libro. Non sto parlando di necrofilia, per quanto sui gusti non si discuta, quanto piuttosto di vampirismo, inteso non come desiderio di diventare un non-morto con i canini quanto piuttosto..di impalmarne uno!
Confessate, leggendo queste parole il pensiero di buona parte di voi è andato subito verso il vampiro più “in” del momento, l'unico che possa vantare degli splendidi occhi dorati da agnellino più che da predatore notturno. Ebbene, se il vostro sogno è proprio di conquistare il signor Edward Cullen allora non potete farvi mancare questo Twilight- manuale di seduzione di Sabina Morandi, vero e proprio compendio di istruzioni per l'uso.
È doveroso però che faccia una precisazione, se a qualche fan della Anne Rice o di Buffy si sono illuminati gli occhi leggendo queste righe: probabilmente, seguendo passo passo le istruzioni dell'autrice nessun Lestat o Angel o tantomeno Spike cadrà ai vostri piedi. Lo devo dire, con vero rammarico personale, perché tutto il manuale è rivolto a uso (sperando chiaramente in un consumo futuro) del vampiro della Meyer.
Altra precisazione: se tra di voi c'è qualcuno che ancora si chiede che cosa diavolo il vampiro più cool del ventunesimo secolo ci trovi nella goffa e sgraziata Bella, non compri il libro sperando di trovarvi dentro una spiegazione. La Morandi prende l'amore tra il bel vampiro e l'umana come dato di fatto e ne trae delle intelligenti conclusioni: è inutile porsi sterili domande sul perché ciò avvenga, è evidente che l'unico modo per conquistare anche noi un bel vampiro dagli occhi dorati è comportarsi esattamente come fa l'eroina del libro!
La Morandi lo dice ...