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Incontri: Round Robin

La Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria si è svolta, come ogni anno, a Roma. Uno sopra l’altro, a farsi largo tra la gente e gli stand al Palazzo dei Congressi, all’EUR. Lì c’ero anch’io. Con delle superga gialle impossibili da ignorare se guardi per terra, un po’ sporche in punte perché, nel caos, qualcuno prima o poi ti calpesta. Sì, c’ero anche io e sono andata a conoscere e rubare del tempo ad alcuni editori, piccoli e medi per eccellenza. Sono editori con cui Liblog ha collaborato in passato, o per i quali abbiamo avuto come gruppo un occhio di riguardo, perché a noi piacciono le cose belle, e le cose belle bisogna farle conoscere.

Quello che ho cercato di fare, con questi brevi incontri, è un tentativo di presentarveli discretamente, e lasciare che siate voi a capire perché li amiamo tanto. Ed ecco a voi il primo.

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Scritto da: marzia il 12 Marzo 2010
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Un libro ti fa evadere

libro fa evadereTengo molto a pubblicizzare un’iniziativa di Round Robin che si ripete nel tempo e a cui potrete aderire anche durante Più libri più liberi a Roma:

UN LIBRO TI FA EVADERE – Torna la raccolta in fiera di libri nuovi e usati da destinare alle biblioteche delle carceri.

Porta un libro da regalare ai detenuti presso il nostro stand A27! Donando in questo modo un libro ai reclusi si ottiene inoltre il diritto di acquistare un titolo a scelta dal nostro catalogo godendo del 50% di sconto.

Un libro ti fa evadere è un’iniziativa volta a promuovere la lettura e la cultura nelle carceri, e si pone come obiettivo quello di donare libri (nuovi o usati) alle biblioteche degli istituti penitenziari, e/o di crearne di nuove laddove queste non fossero presenti.

La convenzione è già attiva con l’Istituto Penitenziario di Paola (CS) e con la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli (NA) per i quali sono stati già raccolti oltre 400 titoli.

Aderite numerosi!

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Scritto da: Livia il 2 Dicembre 2009
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L’ultimo capriccio di Paganini, Sardini

L'ultimo capriccio di Paganini - Dimitri SardiniDifficile vincolare L’ultimo capriccio di Paganini, il secondo romanzo di Dimitri Sardini edito dalla Round Robin, a un solo genere letterario: giallo? Drammatico? Avventura? Forse con una buona dose di originalità si pone in un punto d’incontro tra tutto questo, introducendo i lettori nel mondo di Steve Dominici, musicista blues probabilmente geniale ma un po’ problematico.

La vicenda prende avvio dove il giovane vive, sulla pacific coast californiana, per poi spostarsi nella nostra Italia sulla scia di un assegno di diecimila dollari e di un morto in un incidente che sarà probabilmente omicidio.

E qui, nella calura ferragostiana del centro Italia e sulla scia di tanta e buona musica, la trama diventa quasi un viaggio on the road, tanto che l’autore non ci fa mancare neanche un buon pezzo di strada condotto sul sellino (da me tanto invidiato) di una Harley. Stati Uniti, appunto. Ma anche tanta, tanta Italia, miscelate in un mix gustoso e frizzante.

Mi sono proprio divertita in questa lettura, sarà perché, dove Sardini pecca, non lo fa certo per ingenuità. Anzitutto descrive Los Angeles con la competenza di chi, se non c’è stato, si è ben documentato al riguardo tanto da non far storcere il naso a chi avendola vista sa di cosa l’autore sta parlando. Inoltre, nonostante sia evidente la sua competenza musicale, riesce a non essere pedante fino al punto di risultare un saccente antipatico. E, dulcis in fundo, l’intreccio giallo, ingarbugliato quanto basta, regge fino al finale, privo di colpi di scena eclatanti ma in ogni caso ben congegnato.

Ma allora, mi chiederete, dove pecca? L’unico punto debole che ho trovato nel libro è la mancanza di spigliatezza dell’autore della descrizione delle azioni, che a volte sono talmente farcite di frasi da risultare forzate. Un’immagine, che potrebbe essere resa con efficacia in poche parole, viene dilungata in troppe righe facendo rallentare un po’ la scorrevolezza del tutto. Peccato. Io credo che ciò sparirà tra qualche romanzo, man mano il nostro affinerà la tecnica.

Da leggere assolutamente se avete voglia di un giallo… ma anche no. Gli indecisi saranno ampiamente ripagati!

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Scritto da: Only il 16 Settembre 2009
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Chiuso per turno, Zanettini

Chiuso per turno - ZanettiniMettiamo subito le carte in tavola, Chiuso per turno è un bel romanzo. O meglio: questa tavola bisognerebbe apparecchiarla, imbandirla, visto come il romanzo ruota attorno alla cucina, al mangiare, al bere, e il titolo si riferisca proprio al turno di chiusura di un ristorante.

Ma non è tutto qui. Perché i protagonisti di questo esordio narrativo di Massimo Zanettini non sono solo Michelangelo e il suo ristorante ereditato dal padre, non è solo la passione tutta emiliana per la buona tavola e il buon vivere in generale, tutt’altro: anche e soprattutto c’è un male di vivere celato a malapena dietro tortelli e brasati, una fatica dell’esistenza che si svela implacabile sotto i nostri occhi lungo il corso del racconto.

Ci sono anche Sandokan e Yanez, certo, c’è Parma, la Parma del Teatro Regio e delle trattorie, ma c’è anche l’Africa e ci sono perfino miraggi di un’altra vita possibile, ma tutto si sfalda e si accartoccia sotto il peso della vita e dell’incapacità di Michelangelo di affrontarla ad armi pari. Il romanzo, ormai vi sarà chiaro, non brilla per ottimismo, al nostro protagonista capitano una serie di sfighe da Oscar, e vi avviso, muore più gente qui in poco più di duecento pagine che in mille di un romanzo di Stephen King. Faccio per dire, badate, ma ci vado vicino.

E pure Michelangelo è un personaggio che non brilla per simpatia eh, diciamo che come minimo non suscita ammirazione; eppure le sue vigliaccherie, le sue debolezze, riescono stranamente a suscitare una sorta di solidarietà che ci porta a fare il tifo fino alla fine. Fine che lascia un poco l’amaro in bocca ma che, come si suol dire, ci sta ampiamente.

Rimane un retrogusto assai malinconico, proprio come quando Sandokan teneva fra le braccia la Perla di Labuan morente, quella bellissima Carole André, ma Zanettini scrive bene, il racconto pur fra alti e bassi ha i suoi momenti, ha passo e lunghezza adeguati e l’edizione di Round Robin è curata e di bel formato.

Consigliato, naturalmente, con un Montepulciano d’Abruzzo come quello che fa compagnia a Michelangelo nel bel capitolo conclusivo.

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Scritto da: tomtraubert il 11 Settembre 2009
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Il riflesso della mafia, Castagneri

Il riflesso della mafia - Riccardo CastagneriNon avevo mai letto un libro sulla mafia perché generalmente preferisco letture più allegre. Ma, dato che di recente se ne parla poco, penso che sia importante essere aggiornati. Per questa ragione ho iniziato la lettura del Riflesso della mafia di Riccardo Castagneti e devo dire che non mi ero sbagliato: qui non c’è niente da ridere…

L’autore traccia in questo libro, della collana Fuori Rotta di Round Robin, una breve storia di ciò che è avvenuto dalle stragi di Capaci e via D’Amelio sino a oggi. La cronaca è sottolineata dalle parole di tre protagonisti della lotta alla mafia: Gian Carlo Caselli, Rita Borsellino e il politico Francesco Forgione.

Caselli racconta della sua esperienza a Palermo: l’operazione Vespri Siciliani, le leggi antimafia, i primi successi. Si sofferma sulle ingiuste accuse dei giornalisti e sul clima di ostilità della politica nei suoi confronti. Rita Borsellino esprime la sua amarezza per l’occasione mancata e la sua incrollabile speranza di giustizia. Francesco Forgione racconta la sua piccola battaglia per liberare la politica dalla corruzione e le sue conseguenti disavventure giudiziarie.

L’ultimo capitolo, quello a parer mio più interessante, analizza ciò che emerge da varie sentenze. Si delinea un quadro desolante della situazione: la mafia è di nuovo tornata nell’ombra, continua i suoi traffici, ed i suoi affari con imprenditori compiacenti; a coprirla, più che la solita omertà, è la mancanza di interesse dello Stato e dei cittadini.

Questa breve opera è di sicuro meritoria per il suo contenuto informativo e la sua implicita richiesta di mantenere alta l’attenzione. Devo constatare, però, che non è un’opera adatta a tutti: il linguaggio tende ad essere troppo tecnico, quasi da aula giudiziaria. Manca anche di contraddittorio alle varie accuse (sentenze a parte), ma c’è da dire che questo può essere riscontrato facilmente su svariati media.

In definitiva  consiglio Il Riflesso della mafia a chi vuole veramente informarsi sul problema e gli consiglio, inoltre, di usare questo libro come punto di partenza per più approfondite ricerche. Più se ne sa, meglio è!

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Scritto da: Axel Raven il 20 Agosto 2009
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Concorso Ultimo Round

Da luglio 2009 parte un concorso mensile per racconti, indetto dalla casa editrice Round Robin: in palio un libro e la pubblicazione online! Eccovi le caratteristiche:

I racconti dovranno essere lunghi al massimo 3000 battute (spazi inclusi), e seguire le indicazioni specificate ogni mese (ad esempio un tema preciso, una serie di parole da utilizzare, alcune restrizioni di genere, formali, o altro ancora).

Il racconto vincitore di ogni mese sarà scelto da due esegeti raffinati quanto strampalati: Davide Martirani e Federico di Vita, già noti per l’alacre lavoro in casa editrice. Ahivoi il loro sarà un giudizio insindacabile!

[...] Il racconto prescelto sarà pubblicato nell’ultima settimana del mese di riferimento. L’autore del racconto vincitore e quelli di tutti gli altri (oltre ai lettori, naturalmente!), sono calorosamente invitati a discutere con Davide e Federico le ragioni delle loro scelte.

Ciascun partecipante può inviare un solo racconto al mese.

Per maggiori dettagli vi invito a visitare il loro sito e la pagina dedicata.

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Scritto da: Livia il 27 Giugno 2009
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L’isola che c’è, Conticello

L'isola che c'è – Filippo ConticelloAlla fiera del libro di Torino ho incrociato per caso un conterraneo, il giornalista Filippo Conticello, e mi sono un po’ sentita in colpa per non aver ancora letto il suo libro: un po’ per campanilismo, un po’ per il coraggio che ha dimostrato nella scelta dell’argomento. Per rimettermi in pari, dopo aver letto il libro, ho scritto non una ma due recensioni parallele, la prima per Rivista inutile e la seconda per Liblog.

Già l’aspetto è una dichiarazione, per differenza: è infatti un libro bianco, in netto contrasto coi libri neri della mafia siciliana; non poteva essere altrimenti, dato che si tratta di un’inchiesta sulla Sicilia che si ribella al pizzo e sulla nascita delle associazioni che lo combattono.

Nella tradizione del mestiere giornalistico questo ragazzo, con buona volontà e registratore alla mano, è andato a intervistare tutti quegli imprenditori che hanno dato impulso alla creazione di una cultura antiracket, dando voce alle loro storie, ai loro motivi, alle loro speranze. Perché le paure, questi uomini, le hanno già affrontate e vinte.

Nessuna esitazione, nessuna reticenza, niente omertà in questo percorso che parte dalla nascita dell’Acio per continuare oltre la fondazione di Addiopizzo. Ci racconta, come una favola nuova, degli uomini che hanno trovato il coraggio di fare una scelta giusta in una terra – in una nazione – che non promuove né onestà né merito; ma anche delle perdite per raggiungere un bene più alto, e del sacrificio personale per la formazione di una coscienza collettiva che consideri inaccettabile il pizzo e l’intimidazione mafiosa.

Parla di imprese che hanno subito mille vessazioni e battute d’arresto, ma che si sono sempre rialzate, mai sconfitte; che assurgono ora a simbolo di resistenza alla mafia, simbolo di un’imprenditoria sana che ci è necessaria, simbolo del “si può fare”. Turba leggere le date, perché potrebbero sembrare storie lontane e invece appartengono al nostro presente – anzi, al quotidiano – testimonianze che cavalcano i decenni, copioni sempre uguali di minacce e connivenze, con al centro eroi, solitari nella scelta, non sempre supportati da tutti, ma confortati e aiutati dalle associazioni.

Ci voleva, questo libro, e un giornalista che testimoniasse questo storico momento, l’auspicabile passaggio tra la mentalità mafiosa e quella onesta, l’approdo alla legalità; ci voleva un editore come Round Robin e la sua collana di saggi Fuori rotta, di nome e di fatto, che raccontano il cambiamento.

Ora ci vogliono lettori che lo apprezzino e lo diffondano, ma soprattutto lo facciano proprio.

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Scritto da: Livia il 22 Giugno 2009
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Case editrici: Round Robin

Round RobinSe cercate la sola parola robin nel campo dell’editoria, avrete almeno due occorrenze; quella di cui parliamo qui è Round Robin, un’altra di quelle case editrici oneste che tanto ci piacciono. Ha da pochi giorni compiuto cinque anni di vita, per la precisione, infatti, è stata fondata  il 27 maggio 2004.

Ho chiesto loro il motivo per cui hanno scelto un nome che poteva anche destare un po’ di confusione, e ho ottenuto una risposta molto dettagliata: “il nome deriva da un’antica forma di patto fra pirati, descritta da Björn Larsson nel suo fortunato libro La vera storia del pirata Long John Silver, edito da Iperborea nel 1998. Ci è piaciuto perché fondare una casa editrice dal nulla è sempre un’impresa audace, spericolata, per non dire lievemente folle, e l’idea del patto tra pirati simboleggiava molto bene la cooperazione, la fiducia reciproca e la fedeltà alla causa, e al tempo stesso conteneva quell’elemento sovversivo che è imprescindibile da ogni attività di promozione culturale”. La citazione di Larsson è riportata anche sul loro sito.

La linea editoriale di Round Robin si compone di quattro collane, una di narrativa classica – Parole in viaggio – prevalentemente di autori esordienti, una seconda – Fari – di narrativa alternativa e di sperimentazione, la saggistica impegnata – Fuori rotta – sul nostro secolo e in ultimo la collana in collaborazione con l’associazione daSud onlusLibeccio – che si occupa di storia e memoria degli eroi dell’antimafia. Ovviamente quindi gli esordienti sono ben accetti.

La redazione è abbastanza ampia, con Luigi Politano – l’editore, Stefano Milani – direttore editoriale, David Scerrati – direttore commerciale, Lucia Sinibaldi – art director, Federico Di Vita – editor, web editor, Davide Martirani – editor e ufficio stampa. Non accettano stagisti, per adesso, ma non è detto che debba sempre essere così, quindi non disperate.

Per chiudere vi lascio con la loro presentazione ufficiale e con una loro frase:

Dall’amore per le storie a una storia d’amore: quella di una casa editrice cresciuta grazie alla testardaggine, alle cure affettuose e all’incoscienza un po’ folle di chi ha voluto accettare la sfida di un mercato già affollato, puntando tutto sulla qualità e la freschezza dei suoi giovani scrittori. Dalla parola parlata dei reading teatrali, alle pagine di denuncia dei nostri giornalisti d’inchiesta, convinti che – sempre e comunque – la scrittura è viva solo se diventa azione.

“Amiamo ripetere che quando siamo arrivati noi a Via Malaga, zona Eur inoltrata, intorno “era tutta campagna”, ma davvero! Adesso, invece, ci “godiamo” la vista dell’Euroma2, il più grande centro commerciale d’Italia…”

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Scritto da: Livia il 1 Giugno 2009
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