Tutti gli articoli su religione

American Gods, Gaiman

Scritto da: il 16.11.10 — 4 Commenti
Ricordo ancora il giorno in cui ho preso in mano per la prima volta American Gods. Era un pomeriggio piovoso e il libro mi era stato consigliato dal mio “fumettaro” di fiducia (a cui ancora non ho offerto alcun gelato di ringraziamento). Conoscevo Neil Gaiman grazie a The Sandman, ma non avrei mai pensato che le sue doti narrative si spingessero così lontano. Per me, la lettura di American Gods è stata l’equivalente di un colpo di fulmine. Mi sono innamorata di Neil Gaiman per il modo in cui il suo immaginario riesce ad agitare le acqua tranquille della mia realtà. In questo romanzo il protagonista si chiama Shadow ed è il tipico personaggio principale della produzione Gaimaniana, cioè quello che io chiamo “stray sheep”, la pecorella sperduta. Certo, Shadow non ha molto del mansueto animale: è un ex galeotto il cui unico desiderio in cella è stato quello di tornare dalla moglie Laura e trovare un lavoro normale. Ma il giorno in cui viene rilasciato lo colpisce la notizia che la donna è morta in un incidente, in cui è rimasto coinvolto anche il suo possibile datore di lavoro. Ed ecco lo straniamento: Shadow non ha più una famiglia, né un rifugio. L’identità a cui si è aggrappato durante i tre anni di reclusione è andata in fumo in meno di un minuto. Forse è per questo che il vagabondo Wednesday riesce ad avvicinarlo con tanta facilità e ad assumerlo come guardia del corpo. Wednesday ha l’aspetto di un vecchio, eppure tutte le donne cadono ai suoi piedi. Vive di espedienti, ma non si fa mancare nulla. La vita come suo guardaspalle non si rivelerà affatto facile, soprattutto per via dei suoi “conoscenti”, una serie di personaggi che quando va bene sono ubriaconi molesti più simili a leprecauni che a ...

Il guerriero misterioso, Hickman e Hickman

Scritto da: il 01.10.10 — 2 Commenti
Il romanzo fantasy di cui vi parlo oggi è stato scritto da uno dei miei autori preferiti e dalla gentile consorte: Tracy e Laura Hickman, famosi per i romanzi legati al mondo di DragonLance. Tuttavia per il primo capitolo della trilogia I Cantici del Bronzo, hanno creato una nuova ambientazione… o meglio, tre! La trama si dipana, infatti, su tre mondi, separati ma interagenti tramite una sorta di dimensione onirica. Nel primo un fabbro di nome Galen è imprigionato a causa della sua presunta pazzia: parla con gli oggetti e questi gli rispondono! Nel mondo delle fate la simpatica Dwyndwyn, è alla ricerca di una nuova verità che possa salvare la sua patria. Infine il Goblin Mimic trova un orologio nel naso di un titano che gli cambierà la vita. Le loro vicende sconvolgeranno l’ordine costituito. Come forse avrete intuito, né Il guerriero misterioso (il titolo originale, però, è Mystic Warrior) il maggiore sforzo è stato speso nella creazione di tre ambientazioni, ognuna con la sua storia, le sue tradizioni e tutti i particolari che tanto piacciono a noi appassionati. I due autori hanno rielaborato i tradizionali elementi fantasy alla luce d’idee originali, tra queste ho particolarmente apprezzato la religione del Pir, che vede i draghi come dei, o l’idea che le fate siano altezzose e sprezzanti verso le altre specie. Buona l’attenzione posta nell’approfondimento psicologico dei personaggi che sono diversi e tutti ben caratterizzati. A dire il vero tendono a essere un po’ piagnoni ma verso la fine dell’opera si abbozza una certa evoluzione di cui si vedranno le conseguenze nel secondo libro. La trama è ben fatta e la lettura scorrevole (ho letto il libro a tempo di record). Anche se non mancano dosi di umorismo, mistero e avventura, il cuore della narrazione è nel mondo dei sogni, dove la narrazione diviene ...

Deserto Americano, Everett

Scritto da: il 21.09.10 — 1 Commento
Si dice che questo libro avrebbe dovuto intitolarsi Making Jesus. Non so perché la casa editrice americana non sia stata abbastanza coraggiosa da mantenerlo, tuttavia anche l’italiana Nutrimenti ha dovuto allinearsi alla scelta di chiamare Deserto Americano il romanzo di Percival Everett, interessantissimo autore contemporaneo statunitense. Il titolo è, in realtà, l’unica cosa che mi lascia scontenta, perché si tratta di una storia davvero accattivante, ben scritta e con quel tocco di bizzarro che rende la lettura frizzante e piacevole. La  storia ha come protagonista Theodore Street, un frustrato professore universitario con una moglie che non ama più, un’amante insistente, due figli, un lavoro che non gli dà soddisfazioni. Il suicidio gli sembra l’unica soluzione, ma, mentre sta andando a compierlo, un incidente d’auto gli fa saltar via la testa. Fin qui tutto grottesco come ci si potrebbe aspettare, se non fosse che il terzo giorno ,proprio durante il funerale, Ted risorge. Ovviamente il miracolo scatena un putiferio, tra i media che si contendono un’intervista con il novello Lazzaro, la famiglia che cerca disperatamente di dare un ordine agli eventi e Ted stesso che – per proteggere i suoi cari e capire cosa gli sia accaduto – si lancia “on the road” attraverso gli Stati Uniti e finisce per dover fare i conti sia con i fanatici religiosi che lo considerano un Messia, ma anche un Demone incarnato, sia con l’esercito che vuole studiarlo per carpire il segreto dell’immortalità. Una girandola di incontri, riflessioni ironiche e malinconiche, viaggi, fughe e ritrovamenti rende questo libro un vero spasso. Ovviamente non manca l’affondo verso quella parte della società più bigotta ed intransigente, ma gli attacchi non mancano anche nei confronti dell’invadenza dei media, della faciloneria delle masse e, in generale, della middle class americana che non si muove nemmeno di fronte ad eventi della portata di ...

Sorpresi dal Divino, Il Vangelo secondo Pilato (il romanzo), Schmitt

Scritto da: il 24.06.10 — 4 Commenti
Della versione teatrale di quest'opera di Eric-Emmanuel Schmitt, ho già avuto modo di parlare lo scorso dicembre (ne approfitto, scusandomi, per apportare una rettifica: questo romanzo non è stato pubblicato nel '95, come avevo scritto, ma nel 2000), in attesa della ristampa del romanzo, ristampa che, se non ricordo male, è arrivata nelle librerie nel febbraio/marzo di quest'anno, e di questa è arrivato il momento di parlare. Il Vangelo secondo Pilato è formato di due racconti, due testimonianze scritte in prima persona: testimonianze di due uomini che vengono loro malgrado sorpresi dal Divino. Jeshua è il figlio maggiore di Giuseppe e Maria, nato a Nazareth, che nell'infanzia, crede di poter far tutto, anche volare, come tutti i bambini si crede un dio. Ben presto, crescendo, deve ridimensionare le proprie convinzioni: se si tenta di volare si cade. Col passar degli anni, è un giovane ebreo che, alla morte del padre, deve prendere in mano le redini della piccola azienda di famiglia, benché si renda conto che il mestiere di falegname non sia proprio il suo forte: comunque fa del suo meglio. Ha anche amici che, com'era normale a quel tempo, si sposano presto e prolificano: anche sua madre Maria più volte esprime il desiderio che si sposi e la faccia diventar nonna; lui, una ragazza che gli piace anche l'avrebbe e ci esce pure a cena ma... Ma i segni che un destino ben diverso lo aspetta si fan sempre più inequivocabili: suo cugino Giovanni, là sulle rive del Giordano, battezza in nome di un imminente Messia e, quando lo vede, tra i tanti annunciati a quell'epoca, riconosce proprio lui come l'Atteso Unico e Vero. A dir la verità, Giovanni, da molti, è considerato un po' fuori di testa: potrebbe anche sbagliarsi! Ma come la mettiamo coi miracoli? Magie? Far trovar vino al ...

Il vangelo secondo Biff (amico di infanzia di Gesù), Moore

Scritto da: il 22.06.10 — 2 Commenti
Ormai ne sono convinta: Christopher Moore è un narratore di razza. Dopo Suck! e Tutta colpa dell’Angelo avevo qualche timore nell’avvicinarmi al Vangelo secondo Biff, amico di infanzia di Gesù perché trovo molto raro il saper far ridere con intelligenza su argomenti delicati come la religione. Questo libro è stato una piacevole sorpresa, perché mi aspettavo forse un livello di comicità molto più basso. Non è così: sebbene l’irriverenza dell’autore non venga mai meno, per tutta la storia è mantenuto un rispetto di fondo che rende la lettura piacevole anche agli animi più sensibili. Per ripercorrere la vita di Cristo, Moore introduce il personaggio di Levi, detto Biff, il suo migliore amico fin dalla prima infanzia: attraverso i suoi occhi ci vengono narrati gli episodi che tutti avremmo voluto sapere ma che nei vangeli canonici mancano inevitabilmente. Credo che tutti i credenti si siano domandati, prima o poi, che diamine avesse fatto Gesù nei trent’anni prima dell’inizio del suo ministero. Moore costruisce su questo dubbio una storia fantastica di amicizia e di ricerca interiore, che si dipana ben oltre i confini della Galiela. Gesù e Biff, infatti, intraprendono un lungo viaggio per far sì che il Figlio di Dio possa istruirsi per preparare il suo Messaggio. Per far ciò, i due seguono le tracce dei Re Magi, noti come sapienti, e si trovano così a contatto con le realtà del Confucianesimo, del Taosimo, dell’Induismo. Gesù è descritto con estremo rispetto, ma con un entusiasmo ed una carica tali che è impossibile non trovarlo simpatico, nonostante la lontananza dall’immagine canonica che ce lo mostra sempre un po’ – troppo – triste. Biff è la sua controparte terrena, quello che, per amicizia, si sobbarca il cosiddetto “lavoro sporco” per porre un rimedio all’estrema bontà dell’Agnello di Dio che rischia spesso e volentieri di cacciarlo nei guai. Tra ...

Caino, Saramago

Scritto da: il 07.06.10 — 1 Commento
Quando donna con portafogli incontra libro vicino alla cassa del negozio, libro va via con donna. Considerando poi l'amore per Saramago, per tutti e due i Saramago, non potevo lasciarmi sfuggire Caino, l'ultimo pubblicato per Feltrinelli. La storia di Caino è una delle più affascinanti della Bibbia: rifiutato senza motivo dal Signore, umiliato nei suoi sacrifici, senza una parola, senza una spiegazione. Caino che giorno dopo giorno si amareggia, si avvilisce, solo e incompreso. E suo fratello, invece, favorito altrettanto senza motivo e senza spiegazione. La rivalità e la gelosia che esplodono concludendosi con l'uccisione di Abele, l'innocente per antonomasia. Ma c'è davvero innocenza in questa storia? E il Dio della Bibbia è diverso dagli dei pagani, capricciosi e volubili, scostanti e prepotenti? Secondo la prospettiva dell'autore e del suo personaggio, no. Questa sua insicurezza, come divinità, il dovere costantemente mettere alla prova la sua creazione, quando invece l'avrebbe potuta lasciare nella perfetta pace, questo suo istigarla a un peccato sempre crescente sono il motore di tutta la Bibbia, un continuo turbinio di prove sempre più dure. Se il Signore non avesse offeso Caino, deridendo le sue offerte, Abele sarebbe morto ugualmente per mano del fratello? Non è piuttosto un concorso di colpa per cui sia l'ucciso sia l'assassino sono vittime di un Dio frivolo? Saramago immagina che sia per questo che invece della punizione Caino subisca il marchio ma non la morte, per l'ingiustizia subita all'origine, per quella spintarella verso il male ricevuta dal sommo bene. Caino si troverà a osservare, dalla sua posizione di errante, tutte le follie del suo Signore: l'infelicità coniugale e l'infedeltà di Lilith, il sacrificio interrotto di Isacco, la distruzione di Sodoma e così via tutti gli episodi classici dell'Antico Testamento che ci mettono in evidenza l'instabilità divina. E interverrà, di volta in volta, per cambiare il disegno ...

Chiacchierando con Francesco Dimitri

Scritto da: il 14.05.10 — 6 Commenti
In occasione dell'uscita del suo Alice nel paese della Vaporità abbiamo fatto qualche domanda a uno dei nostri italiani preferiti: Francesco Dimitri. Domanda di partenza, per coloro che non ti hanno mai sentito nominare: ci fai un breve riassunto della tua “carriera” fino a questo momento? Quando hai cominciato? Ho cominciato professionalmente nel 2004, quando ho pubblicato Comunismo Magico: un libro di nonfiction sui rapporti storici tra comunismo e mondo magico (niente di complottista: niente Segrete Occulte Verità Rivelate). Poi ho scritto altri tre saggi prima di passare alla narrativa. Alice nel Paese della Vaporità è il mio terzo romanzo. Nelle brevi note biografiche che si trovano su di te è quasi sempre segnalata la tua predilezione per l’esoterismo. Nei tuoi libri ce n’è parecchio. Per te è una effettiva religione o solo un interesse? Più che di esoterismo, parlo di magia (le note biografiche no, perchè ‘esoterismo’ suona più rispettabile). E la magia è un punto di vista sul mondo – anzi, su parecchi mondi diversi. Perché hai scelto il genere fantastico, quando tutti sappiamo che in Italia si tratta di un genere bistrattato? Non sarebbe stato più facile puntare al mainstream? Perchè io non vedo il mondo in modo mainstream. Non credo nella cosiddetta ‘realtà’: credo sia soltanto la forma di mito dominante. E quindi mi interessa cercare miti alternativi. E poi il fantastico mi diverte – e un libro che non diverte è un libro disonesto. A fare prediche sociali sono bravi tutti, a parlare dei drammi dell’adolescenza anche. Raccontare storie è un’altra cosa. Parliamo di “Alice”. Dopo PAN, un’altra “rilettura”. So che, esattamente come per il precedente, i tuoi romanzi hanno ben poco in comune con i classici a cui fai riferimento, tuttavia non hai mai avuto paura di essere etichettato come “poco originale”? Peter Pan e Alice erano due mie vecchie ossessioni, che ...

Battiato – io chi sono?, Bossari

Scritto da: il 11.02.10 — 1 Commento
Franco Battiato è da sempre riconosciuto come il più mistico dei grandi cantautori italiani. La ricerca spirituale intrapresa fin dai primi anni 70 ha segnato un cammino artistico profondamente caratterizzato da tale costante tensione verso il trascendente. Accanto al grande maestro di ironia e di citazioni avanguardiste che ha scritto album come La voce del padrone e L’imboscata, e successi da juke box per voci come Milva, Alice, Giuni Russo, che ha vinto Sanremo come autore, che ci ha fatto canticchiare sotto la doccia tanto i versi di un filosofo come Manlio Sgalambro quanto gli ombrelloni-oni-oni delle estati al mare, vi è l’ascetico autore di canzoni ispirate a stati di preghiera o di meditazione, titoli come L’ombra della luce, o L’oceano di silenzio, o di opere “classiche” dense di spiritualità come la Messa Arcaica o Genesi. Capace oltretutto di dissimulare precisi riferimenti esoterici anche in insospettabili canzoni (non canzonette però) pop. È proprio questo aspetto del cantautore siciliano ad essere indagato in questo Battiato – Io chi sono?, libro-intervista curato da Daniele Bossari, il quale si cala nella parte proprio farebbe come un allievo che si accostasse a un grande guru. E Bossari, che si dichiara in apertura interessato a sviluppare proprio gli argomenti spirituali e filosofici dell’opera di Battiato, si accosta a queste tematiche non certo elementari con visibile entusiasmo ma anche con una - peraltro dichiarata - conoscenza assai epidermica delle questioni. Questo si riflette sul lavoro in maniera abbastanza evidente. Se da un lato l’allievo volenteroso si presenta documentato, sciorinando citazioni da testi ed autori di varia provenienza, e dall’altro il Maestro restituisce risposte spesso folgoranti e sintetiche ma altrettante volte tanto stimolanti quanto sibilline, il risultato finale, vista anche la brevità del tutto, forse eccessiva, è quello di una carrellata certo interessante ma anche assai poco esauriente. Gli input lanciati sono ...

Sufism and Jihad in Modern Senegal – The Murid Order, Glover

Scritto da: il 25.01.10 — Comments Off
Nel volume Sufism and Jihad in Modern Senegal (ISBN: 9781580462686), il Professor Glover offre un interessante spaccato della storia del Senegal dal periodo pre-coloniale, all’amministrazione francese fino al raggiungimento di una maturità nazionale. L’attenzione dello studioso è, principalmente, focalizzata ad individuare i modi in cui si siano sedimentate tra loro le influenze date dall’islam, dalle dottrine del sufismo, dai moti di jihad armata in rivolta contro lo strapotere delle autorità coloniali e contro quella visione distruttiva della conquista propria dell’Europa. Elementi, questi, che hanno costituito, via via, i principali punti di forza per l’espansione della Murīdiyya non soltanto perché principale ordine sufi del Senegal ma anche per la capacità di farsi gruppo promotore e facilitatore di un vero è proprio processo di transizione verso lo stato “moderno”. Lo stesso autore conia l’espressione “an indigenous form of modernity” per definire il ruolo attivo dell’ordine Murid del Senegal nella costituzione di un’ identità e nel farsi portavoce di una ideologia di riforma e rinascita della storia nazionale. Glover chiarisce anche come il concetto di “modernità”, applicato alle culture non occidentali, soffra di una sorta di offuscamento e ideologizzazione persino tra gli studiosi, per cui vi è una tendenza a voler per forza leggere la cultura islamica solo attraverso i tratti negativi. Volendo approcciare l’islam in maniera più “aperta”, è doveroso “correggere” la visione orientalista secondo cui il mondo islamico è stato da sempre refrattario alle innovazioni non partecipando a quella che consideriamo l’età moderna. All’opposto, secondo Glover, l’esperienza del Senegal dimostrerebbe come l’ordine Murid abbia favorito proprio il cambiamento economico, sociale ed anche il quadro politico nazionale tanto che l’islam, attraverso il sufismo, ha fatto da collante per le radici di un’ intera collettività e da fattore di emancipazione dall’oppressione dell’epoca coloniale. .:.

The dome, King

Scritto da: il 26.11.09 — 3 Commenti
[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso romanzo, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista] Quando l’anno scorso Stephen King annunciò che il suo prossimo romanzo sarebbe stato un colosso di mille e rotte pagine l’accostamento immediato che in tutti noi Fedeli Lettori scattò automatico fu quello con altri due classici amatissimi e ipertrofici della produzione kinghiana: l’apocalittico L’ombra dello scorpione e il sontuoso It. Inutile perciò sottolineare quanto l’attesa al varco per questa nuova fatica del Re fosse carica di aspettative. Dirò subito che questo ritorno alle proporzioni epiche di fatto non delude, anzi, ma il tempo è passato e se è vero che questo lavoro prende le mosse da un progetto abortito del 1976, allora provvisoriamente intitolato The cannibals, questo è Stephen King nel 2009, uno scrittore pessimista e incazzato, e The dome (Under the dome nell’originale) è quindi un romanzo assai diverso dai suoi predecessori. La trama è presto detta: una piccola cittadina del Maine (Stephen torna a giocare in casa) si ritrova da un momento all’altro prigioniera di una barriera impenetrabile e trasparente, una misteriosa cupola (in inglese dome appunto) la taglia fuori da tutto il resto del mondo e la piccola comunità si ritrova isolata, in balia di se stessa e costretta ad affrontare oltre ai problemi materiali della situazione anche i propri ben più pericolosi demoni interiori. Stilisticamente teso come una corda di violino, qui non c’è spazio per le divagazioni liriche e introspettive tanto care all’autore, l’atmosfera è programmaticamente claustrofobica e anche il lettore è costretto a confrontarsi con le miserie della natura umana che la situazione estrema porta ben presto a manifestarsi. Il primo riferimento immediato va a Il signore delle mosche di Golding, peraltro citato esplicitamente, ma King porta il tutto anche in molte altre direzioni, la sua ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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