Non mi era mai capitato, prima di oggi, di tifare per qualcuno ad un premio letterario. Sarà che non ne ho i mezzi intellettuali, sarà che non mi metterei mai a sindacare sui giudizi di certa critica. Però, da oggi, ho una mia preferita per il “Premio Strega”. Si tratta di Beatrice Masini e della sua delicatissima opera: Bambini nel Bosco, edito da Fanucci. Un romanzo per ragazzi al Premio Strega è già un elemento che mi predispone positivamente. Inoltre, ho letto questo libro in una giornata (eh sì, sono a casa con la febbre) ed è stata una compagnia molto piacevole.
Beatrice ci racconta di un mondo post atomico, che forse non è più la Terra. Il tempo è imprecisato e scandito da un sole verdognolo chiamato Aster. Qui, in una sorta di campo di concentramento, sono tenuti dei gruppi di bambini. I piccoli sono lasciati a se stessi e alla legge di natura, che è quella della violenza e del più forte.
Non sono altro che bestiole private di tutto, persino dei ricordi: alcuni sono sopravvissuti all’Armageddon, altri sono nati in provetta e tenuti in vita solo per alimentare il desiderio di ricchezza di alcuni adulti che li osservano attraverso telecamere e che fingono di avere per loro un progetto di vita che costruisca un futuro per il pianeta e per l’umanità. Ma si può parlare di umanità, quando i bambini non conoscono altro che l’orrore e la sopraffazione?
In tutta questa desolazione, un giorno, tra i bambini del tredicesimo gruppo qualcosa sembra mutare. Alcuni di loro, il piccolo Tom in testa, cominciano a smettere di prendere la medicina che li priva della coscienza e il cambiamento si fa tangibile: all’improvviso non sono più animaletti privati della volontà. Tom trova durante una breve esplorazione un libro di fiabe. Ricorda di ...