Tutti gli articoli su poesie

Ballate, Benni

Scritto da: il 12.11.09 — 1 Commento
Stefano Benni è un grande umorista. Stefano Benni è un grande scrittore. Stefano Benni è semplicemente un grande. Uno che sa far ridere, il che come sappiamo è infinitamente più difficile che far piangere… e forse è proprio per questo che Stefano Benni sa anche commuovere. Con i romanzi, con i racconti, certo. E anche, ogni tanto, con le poesie. Proprio su queste voglio spendere qualche parola, mentre il nuovo romanzo mi aspetta sornione acquattato fra gli scaffali della libreria. Come un gatto. È confortante sapere che c’è un nuovo libro del “Lupo” che mi aspetta, non appena avrò voglia di attaccarlo, sapete. Ma intanto parliamo di Ballate. Questa raccolta di poesie, filastrocche, rime baciate e non, è uno sguardo alternativo all’universo dell’autore bolognese, ed è stata pubblicata da Feltrinelli nel 1991 raccogliendo un decennio di composizioni brillanti, divertenti, commosse, demenziali, serissime. Dove si parla d’amore, di guerra, di musica, di personaggi metropolitani, animali bizzarri e di tanta Italia narrata fra le righe di un librino leggero e prezioso, come d’altro canto tutte le cose di Benni, anche le meno riuscite (e davvero son poche). Ve ne lascio un assaggio, estremamente parziale naturalmente, ma gustoso, magari accompagnato alla vivacità di un Brachetto. POESIODROMO Un GATTO inseguiva un giorno un TOPO Lungo i versi di una piccola poesia “Quattro parole ancora” disse il TOPO “e verrò preso se non scappo via” Ma nel dirlo si sentì sollevato Ché per dodici parole era scappato Mentre il GATTO vide scoraggiato Che di ventun parole era staccato “Non mi prendi” disse il TOPO al GATTO Ma si pentì della frase pronunciata Ché a solo due lettere dal muso Vide passar felina una zampata “GATTO feroce e maledetto” disse il TOPO “tra me e te cinque parole metto” “mi arrendo” disse il GATTO “o TOPO” Mangiò le virgolette, poi la “o” E dopo indovinate che mangiò…

A-ulì-ulé, Orengo

Scritto da: il 04.03.09 — Comments Off
Un buon scrittore solitamente si cimenta in diversi generi e non è raro che affronti anche la materia infantile. È questo il caso di Nico Orengo, apprezzato tanto per i suoi romanzi dalla raffinata estrosità quanto per le svariate pagine che sin dagli esordi ha dedicato ai più piccoli. La raccolta A-ulì-ulé è una delle sue prime e più celebri prove in questo campo, anche se oggi pare sostanzialmente accantonata dagli addetti ai lavori: non solo mamme, papà e nonni ma anche e soprattutto gli insegnanti della scuola dell’infanzia. Pubblicata nel 1972 da Einaudi, ha conosciuto diverse ristampe fino alla fine degli anni Novanta, dopodiché, con l’esaurirsi delle copie in commercio non risulta più reperibile se non nelle biblioteche. È un vero peccato, perché si tratta di un volume sul quale è cresciuta un’intera generazione –la mia- e che ha fatto trascorrere ore piacevoli con le sue filastrocche, conte e ninnenanne ariose. Orengo raccoglie, trasportandole in veste italiana, cento e quarantotto poesiole regionali fuggendo programmaticamente il fine documentario o filologico: semplicemente, l’intento è quello di offrire ai genitori un materiale per “intrattenere, recitare, giocare ed improvvisare”. Un canovaccio, insomma, di testi tratti dal repertorio popolare “per recuperare le possibilità della fantasia e dell’avventura”. Una materia variegata in cui le rime, sovente, richiamano immediatamente una melodia nota, fanno riaffiorare un canto familiare. Nella prefazione l’Autore racconta la genesi di questo libro: “Certe sere, Simone non vuole dormire. Dice: “Mi racconti”. Dice: "Ho male ai denti. Dice: "Ho visto i lupi, tutti quanti. Me li conti?” E io seduto sul letto dico quanti lupi, cerco di fargli passare il mal di denti. E gli racconto”. Un padre che si accoccola al figlio e cerca di farlo addormentare con una cantilena, perché le fiabe a lui “vengono un poco a metà”. Il mezzo più antico per cullare ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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