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La ballata di John Reddy Heart, Oates

ballata di John ReddyL’estate del 1967 rimarrà nella memoria collettiva per molto tempo a Willowsville, piccola cittadina nello Stato di New York. È una torrida giornata di luglio quando il giovane John Reddy , di soli 11 anni, arriva nella città con i suoi strambi parenti al seguito, guidando lui stesso la vecchia Cadillac Bel-Air, seduto su diverse guide del telefono per riuscire a vedere oltre il parabrezza.

La Willowsville del romanzo La ballata di John Reddy Heart di Joyce Carol Oates assomiglia a molte altre cittadine americane della Costa Atlantica di quegli anni: l’arrivo degli originali Heart crea un’inevitabile subbuglio e molti mormorii tra i nuclei familiari del luogo, benestanti ma un po’ bigotti.

Tanto per cominciare provengono da Las Vegas, The Sin City.
Poi la mamma di John è troppo bella. E dov’è suo marito, il padre dei tre bambini? I due più piccoli poi, sembrano animaletti selvatici e ritrosi.
Che dire di nonno Aaron, un personaggio un po’ alienato dalla vita vera, con qualche rotella, sospetta la brava gente di Willowsville, decisamente fuori posto.

E poi c’è Johnny.

“Nella cittadina di Willowsville (…) vi fu un tempo in cui ogni ragazza tra i dodici e i vent’anni (e molte altre in segreto) era innamorata di John Reddy Heart. John Reddy fu il nostro primo amore. E il primo amore non si scorda mai.”

Il giovane con il suo aspetto un po’ da zingaro e un po’ da indiano, che sembra più vecchio della sua età, getta nello scompiglio le ragazze del piccolo centro, inserendosi con violenza nei sogni adolescenziali e non di ognuna di loro. Anche i ragazzi ne subiscono il fascino, fatto di uno schietto senso di inadeguatezza che non diventa quasi mai velenosa invidia (perché lui è troppo gentile con ognuno di loro).

Questi ragazzi di buona famiglia, con tracciato davanti a loro un futuro cosparso di lustrini, subiscono l’inevitabile fascino dell’outsider. John è bello e all’apparenza dannato: dietro al suo totale disinteresse per qualsiasi ragazza della scuola, al suo reale senso di cameratismo verso i suoi compagni che non diventa mai confidenza vera, sembrano nascondersi turpi segreti che non possono che celare una vita affascinante.

Neanche il fattaccio che un giorno si abbatte su di lui sembra scuotere alla fondamenta il sogno adolescenziale ormai collettivo: l’amante della madre di John viene assassinato nella camera da letto della donna e John viene accusato dell’omicidio. Dopo una spietata e molto mediatica caccia all’uomo tra le montagne intorno a Buffalo finisce in prigione ma, come spesso accade, questo non fa che accrescere la sua fama: anche se non tornerà più nella piccola cittadina, il ragazzo si trasfigurerà in un mito che per molto tempo rimarrà nei sogni innamorati di molte donne e in quelli ammirati di molti uomini, arrivando ad ispirare la canzone di un gruppo rock ed uno sceneggiato televisivo.

Solo molti anni dopo capiremo, incontrando un John Reddy adulto, come questa fama non fu da lui voluta né tanto meno capita fino in fondo: in un certo senso lui ne fu vittima esattamente come tutti gli altri.

Da leggere se amate la letteratura americana di ampio respiro: prendete una bella boccata d’aria e… via.

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Scritto da: Only il 25 Novembre 2009
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L’isola dei segreti, Thomas

L'isola dei segreti – Scarletto ThomasHo appena terminato la lettura di L’Isola dei Segreti, la terza fatica dell’autrice britannica Scarlett Thomas (su questo blog trovate la recensione di Popco, il suo secondo lavoro) e posso dire di ritenermi soddisfatta; anzi, ho quasi l’impressione di essere stata ascoltata sia dalla scrittrice che dalla Newton Compton, che l’ha pubblicata in Italia.

Il motivo è presto detto: lamentavo la presenza di diversi refusi – che ai correttori di una grande casa editrice non dovrebbero sfuggire – e stavolta non ne ho trovato nemmeno uno. Avevo trovato, nei libri precedenti, alcune lungaggini che rischiavano di distogliere l’attenzione dal focus della storia e questa volta la Thomas è stata bravissima nel non lasciarne traccia.

L’Isola dei Segreti è un libro più leggero dei precedenti, ma non per questo meno avvincente, anzi. La trama potrebbe sapere di “già sentito” se riassunta, eppure vi assicuro che non è così: in breve, sei ragazzi inglesi diversissimi tra loro per aspetto, carattere ed estrazione sociale rispondono ad annuncio di lavoro “per giovani menti brillanti”, vengono drogati e portati su un’isola deserta.

Nessuno ha la più pallida idea di dove si trovino, né di chi abbia voluto rapirli e perché. Non c’è lotta per la sopravvivenza, perché la casa dove sono stati trasportati e provvista di tutti i comfort e di cibo in quantità industriale. Che cosa nasconde, allora, la misteriosa isola?

Il lettore se lo chiede dalla prima all’ultima pagina, mentre Anne, Paul, Emily, Jamie, Thea e Bryn imparano a scoprirsi l’un l’altro, dipingendo se stessi attraverso conversazioni spudorate, talvolta al limite del surreale e sicuramente distanti dalle attese create dall’infittirsi della trama.

La caratterizzazione dei personaggi è, infatti, il punto forte del romanzo. Ognuno ha una sua individualità, un passato spiazzante o un modo di pensare del tutto al di fuori di quella che sarebbe la norma. Scarlett Thomas ama gli “outsider” e non ne fa certo mistero, riuscendo come nessun altro autore a renderceli simpatici pur mantenendo la loro irriverenza nei confronti della società di cui tutti, bene o male, siamo parte.

Il linguaggio è semplice e schietto, le citazioni che si riferiscono alla nostra cultura televisiva (da Friends a Dawson’s Creek) abbondano e danno un piacevole gusto familiare alla narrazione. Si termina il libro con un sorriso, chiedendosi come sia possibile costruire un testo di oltre 350 pagine sulle conversazioni di un pugno di ventenni allo sbando. La risposta ce la dà Scarlett e sembra quasi di vederla dare una scrollatina di spalle mentre sogghigna: non solo si può fare, ma si può anche farlo bene.

Basta saper scrivere in modo spumeggiante, come lei.

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Scritto da: Elfo il 10 Novembre 2009
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