Tutti gli articoli su numeri

La prigione di Ojeda, Murphy

Scritto da: il 25.10.10 — 2 Commenti
La monotonia, la ripetitività, l'assuefazione a un certo lavoro per qualcuno sono motivi di frustrazione, per altri sono conforto e tranquillità, un modo di mantenere la vita in un binario sereno, prevedibile, sicuro. A quest'ultima categoria appartiene il protagonista di questo romanzo edito da Intermezzi, La prigione di Ojeda. Non tutti sono eroi, esploratori, capitani di ventura: alcuni sono semplici ragionieri, appagati da quello che fanno e senza alcuna pretesa di avere ruoli importanti per il resto del mondo. La felicità, in fin dei conti, non è fare qualcosa che ci dia orgoglio e senso di completezza, permettendoci di andare a dormire appagati? Per Ojeda la felicità è chiudere un foglio di conti nel modo corretto. Partendo da questo punto di vista ogni minima mutazione del nostro stato diventa una tragedia personale, anche nel caso di un evento positivo, come una promozione sul lavoro, un incarico di maggiore responsabilità e – si suppone – di maggiore gratificazione. Per chi ama la stabilità, per chi è un esecutore il comando diventa sgradito, difficile, soffocante. Così è per il nostro protagonista, che inizia a soffrire fino ad avere disturbi fisici. Da qui in poi non si riesce a distinguere tra ciò che vive solo nella sua mente e ciò che accade nel mondo esterno, mentre lui comincia a soffrire di un disturbo ossessivo che lo allontanerà progressivamente dagli affetti, dal lavoro e infine dal consesso umano. In questo turbine di pensieri, tic e minuziosità Ojeda si trasporta in un mondo claustrofobico, la prigione anticipata dal titolo, da cui non si vede l'uscita. Dapprima coi numeri, poi con le parole e infine nuovamente con i numeri Ojeda cerca di descrivere la realtà, con perfezione sempre maggiore, fino a conoscere ogni oggetto intimamente, non solo nel suo aspetto esteriore e fisico. E di oggetto in oggetto fa suo ...

Grammatica avanzata per aspiranti scrittori – I numeri

Scritto da: il 07.11.08 — Comments Off
A meno che non scriviate saggi scientifici che prevedano l'inserimento di formule matematiche, come scrittori avrete limitate esigenze di scrivere numeri; non per questo tuttavia, quando sono necessari, bisogna inserirli con sciatteria. Ci sono regole ben precise per la scrittura dei numeri cardinali e ordinali all'interno di un testo, semplificabili in un criterio generale su cui innestare le dovute eccezioni: numeri interi inferiori a dieci devono sempre essere scritti in lettere. Per tutti gli altri interi esiste sempre la possibilità di doppia trascrizione, benché sia preferibile, ogni volta che si può, la trascrizione in lettere. Ho timbrato 270 schede è ottimo in cifre, ho risolto duecento equazioni è più efficace in lettere. Bisogna trascrivere in lettere: i numeri cardinali che "identificano in modo assoluto le corrispondenti entità aritmetiche, a prescindere dal sistema di rappresentazione" (sei, quarantadue); i numeri che indicano concetti, incluso lo zero (le probabilità erano meno di zero, uno tra mille); i numeri cardinali sia interi sia decimali che appartengono ad espressioni linguistiche standardizzate o ricorrenti (le cinque giornate, un metro e dieci); quelli che rappresentano entità astratte, indipendenti dalla forma in cui vengono espressi (il più grande divisore di quarantadue che sia  minore di sei); gli orari approssimativi (le sei e un quarto, le undici di sera); i numeri ad inizio frase, di qualsiasi grandezza, e quelli a loro legati (due sciamani e seicento gatti celebrarono un rito); i numeri che nella pronuncia richiedono un apostrofo. Per esigenze di stile è possibile scrivere in lettere anche numeri che non appartengano alle categorie di questo elenco, ma quasi mai è vero il contrario: quella birra aveva il sette virgola cinque di volume d'alcol è accettabile, mamma, rientrerò alle 21:17 no (per quanto inverosimile ho letto davvero la seconda frase). Ovviamente se gli orari precisi servono ad una scansione temporale ben vengano, specie nei generi che lo richiedono (thriller, gialli, ...

La solitudine dei numeri primi, Giordano

Scritto da: il 02.07.08 — 10 Commenti
Discusso, criticato, osannato e vituperato. Di solito non mi lascio attrarre da libri così "turbolenti", ma in questo caso è il libro che ha trovato me, per cui ben venga. La solitudine dei numeri primi ha tutte le carte in regola per causare un pandemonio: l'autore è un esordiente, per di più laureato in fisica, e il libro è stato lanciato con grande clamore. Che è un po' come aver tatuato un gigantesco bersaglio sul petto di Giordano. Mi arrogherò il ruolo di difensore, in questo processo immaginario. Giordano affronta un tema ostico, con personaggi spigolosi, di difficile tratteggio. Due solitudini completamente diverse tra loro, che provano a toccarsi, inutilmente. Due solitudini patologiche e irrisolvibili. E narrate con normalità. I numeri primi gemelli, quelli raccontati nel romanzo, sono vicini, aggrappati l'uno all'altro nel mare magnum degli interi, ma mai abbastanza da potersi riunire, inesorabilmente separati dal 2. Soli a due a due. Come intuizione è formidabile, e dà una bella chiave interpretativa alle vicende dei personaggi. Personalmente, purtroppo per esperienze vissute, ritengo che almeno una delle due solitudini sia colta nel suo aspetto essenziale. I caratteri, le reazioni, le emozioni sono verosimili. Non sono riuscita a identificarmi coi protagonisti, ma con una figura di "spalla", ruolo che ho rivestito anche nella realtà; ed ho trovato dolorosa e nitida la rappresentazione a me offerta. Veniamo ai difetti, necessari come punto di partenza per crescere. La scrittura è piuttosto pedante, alle volte addirittura barocca. Molti passaggi intuitivi si disperdono in una generale lentezza, che può distogliere l'attenzione, specialmente in fase iniziale. Nulla che un buon editing non possa risolvere, ma ormai è un po' tardi. Eppure sento che, se non si farà abbagliare dal facile successo commerciale, questo ragazzo potrà davvero dire - e dare - qualcosa di buono alla narrativa italiana. Molto più di quanto facciano ...

Il teorema del pappagallo, Guedj

Scritto da: il 01.07.08 — Comments Off
Un romanzo di formazione con un protagonista anziano è quantomeno insolito. Eppure se si accetta la definizione di "genere letterario che guarda all'evoluzione del personaggio verso la maturità e l'età adulta, nonché alla sua origine storica allo scopo di promuoverne l'integrazione sociale" (Wikipedia), bisogna proprio inserire Il teorema del Pappagallo in questo genere. Quello che Guedj propone è un vero e proprio percorso di scoperta della matematica, dai suoi albori ai giorni nostri, in forma di romanzo. In questo modo riesce a traslare l'interesse per la trama, formulata come un giallo, verso l'interesse per la scienza che della trama è reale fulcro. Il pretesto è il fortunoso arrivo, nella libreria del protagonista, dei maggiori testi antichi riguardo la scienza dei numeri, accomapgnati da due lettere misteriose e cariche di significati nascosti. Egli, da buon libraio e bibliofilo, comincia a chiedersi quale sia la struttura da dare alla "BDF" (Biblioteca della Foresta, il nome dato alla collezione). Da lì, prima come mero desiderio di catalogazione e poi come necessità per svelare il nostro giallo, inizia lo studio dell'argomento dei volumi. In questo studio condividiamo le stesse sorprese dei personaggi, sulla prima donna matematica, ad esempio, sul destino finemente intessuto di biblioteche e studi scientifici, sull'origine delle cifre (che, come detto in passato, è indiana), sulle congetture. E finalmente torniamo a respirare un'aria vitale, una scienza, non solo del numero, quale storia di come il pensiero umano ha saputo organizzarsi e riorganizzarsi cambiando di volta in volta le sue strutture e le sue conoscenze. Il parallelo continuo con la letteratura e con l'etimologia viene proprio dai personaggi: ognuno di loro, forte del proprio bagaglio culturale, di volta in volta affianca gli assiomi di Euclide alla Bibbia, gli integrali alla biblioteca-fortezza di Alamut, l'algebra alla medicina. Inoltre, come se non bastasse un solo livello di lettura, Guedj mette in ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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