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Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Stevenson

Scritto da: il 02.02.10 — 10 Commenti
Uno dei temi più affascinanti che riguardano la psiche umana è senza dubbio quello del Doppio, l’Altro che – secondo molti scrittori, psicologi e filosofi – si nasconderebbe in ognuno di noi. Nel 1886 Robert Luis Stevenson ci regala un testo di chiara matrice fantastica, che ha avuto il merito di fissare l’archetipo della doppia personalità e i cui personaggi sono entrati a far parte del nostro substrato culturale: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, che io ho letto nella versione tascabile edita dalla Newton Compton. La storia si svolge in un imprecisato anno del XIX secolo a Londra; l’avvocato Utterson si trova a fare da testimone ad una serie di fatti misteriosi che coinvolgono un certo signor Hyde (si noti che in inglese questo nome suona come il verbo to hide, cioè “nascondere”), il quale sembra essere ospite di un amico comune: il rispettabile dottor Henry Jekyll. Fin qui non vi sarebbe nulla di strano se Hyde non ispirasse disgusto e terrore in chiunque abbia modo anche solo di intravederlo. Per di più le sue azioni, fin dal principio prive di morale, sembrano scivolare verso il misfatto a velocità precipitosa. Utterson si insospettisce ancora di più quando diviene custode del testamento di Jekyll, il quale designa Hyde suo erede universale in caso di morte o sparizione prematura. Nessuno dei gentiluomini che circondano l’avvocato ed il dottore, né i domestici che vivono con Jekyll riescono a dare informazioni precise sull’identità del misterioso Hyde. Questi, dal canto suo, sembra riuscire a volatilizzarsi per giorni e giorni per poi riapparire quasi magicamente; Jekyll intanto sembra sempre più gracile, insicuro e terrorizzato. La vicenda si complica quando cominciano a verificarsi degli omicidi i cui indizi principali portano ad Hyde. Utterson non capisce perché Jekyll difenda un criminale e lo tenga addirittura nella ...

Frankenstein, Shelley

Scritto da: il 24.04.09 — 6 Commenti
Può essere che uno dei più grandi classici della letteratura horror sia anche uno dei libri meno conosciuti e soprattutto più travisati nelle sue innumerevoli trasposizioni cinematografiche? Può essere se parliamo del Frankenstein di Mary Shelley, straordinario romanzo pubblicato nel 1818, racconto di eccezionale modernità nonché vittima di una serie infinita di abusi e tradimenti già a partire dalle sue prime riduzioni per il teatro. Assurto con l’avvento del cinema a vera e propria icona universale dell’orrore, tutti abbiamo negli occhi l’immagine del mostro, gigantesco, cicatrici sulla fronte e bulloni al collo, e lo sguardo infossato e ciecamente omicida di Boris Karloff. La creatura del Barone Victor Frankenstein, così come ci è stata tramandata da decenni di film e remake, senza contare la geniale parodia ad opera di Mel Brooks, non è nemmeno in grado di esprimersi, se non attraverso grugniti bestiali, e non dà certo l’idea di possedere un intelletto che vada al di là di un demente istinto omicida. Non è però così nel romanzo originale della Shelley, dove la creatura è invece dotata di intelletto ed è addirittura una delle tre voci narranti assieme al Barone stesso e a Walton, il navigatore diretto verso l’Artico che diviene testimone dell’epilogo tragico della vicenda. Il mostro uccide per reazione al rifiuto, anela all’amore ma riceve odio, e ripaga sì con la morte, ma scientemente e deliberatamente, e non senza un processo di riflessione. Il suo è un atto di ribellione. Rifiutato ed umiliato dal suo stesso creatore, il mostro è qui creatura satanica, vero e proprio “doppio” e contraltare del Barone, dotato di sensibilità d’animo ma infelice e condannato alla solitudine. Non solo, ma egli si rivela capace di interrogarsi sul significato dei suoi delitti e sulla portata universale delle sue angosce in monologhi che sono fra le parti migliori e più ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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