No, non ho scordato una e. L'editor è forse il più trascurato, benché essenziale, personaggio della filiera del libro. Quello che vive a contatto con l'autore e cerca, per il bene dell'azienda e dell'autore stesso, di lavorare con quest'ultimo al perfezionamento del testo. Ma è anche colui che viene dimenticato prima.
Un lavoro durissimo, puntiglioso, difficile. Per il quale nessuna scuola ti prepara veramente. Per il quale è l'intuito, affinato dalla lettura continua ed instancabile, a guidarti, e l'abitudine a temprarti. Un lavoro che prevede la rilettura ossessiva dello stesso testo, finché non ha raggiunto la perfezione.
Senza fare discorsi sui massimi sistemi, ecco come funziona. Arriva un testo buono in redazione; buono significa sia leggibile (vi stupireste a leggere cosa le persone riescano ad inviare), sia strutturalmente valido. Strutturalmente. Il che vuol dire in genere che pur avendo una buona trama o uno stile piacevole, abbonda di errori dettati dall'inesperienza.
Stereotipi, iperaggettivazione, dialoghi patinati, descrizioni bucoliche fanno parte del campionario dei difetti comuni. Capita che gli autori dimentichino che vogliono essere pubblicati qui e ora, e che il loro pubblico in questo qui e ora vive. Non si pubblica per la critica, né per riviste ottocentesche: si pubblica per il lettore.
L'editor è un lettore speciale, molto rodato, onnivoro, che identifica i difetti e ci fa lavorare su l'autore, dandogli appoggio e consigliandolo nei punti più difficili. Non è un correttore di bozze, che interviene a verificare gli errori di digitazione o di impaginazione: è una specie di filtro, che lascia passare dello scritto solo le parti migliori.
Questo mestiere può dare molte soddisfazioni, e molti travasi di bile. Le prime, per fortuna, maggiori dei secondi. Sfatiamo un mito: gli autori che abbiamo selezionato fino ad ora (selezioni durissime ma necessarie) sono stati sempre ben disposti ad intervenire sul loro testo, ponendosi criticamente verso ...