Tutti gli articoli su Mel Brooks

299 + 1, Ortolani

Scritto da: il 17.12.09 — 3 Commenti
Lo dico subito, così ci capiamo e ci togliamo il dubbio: sono un fan di Leo Ortolani. Potrei partire con gli aggettivi, scomodare definizioni, potrei limitarmi a dirvi che Leo è un genio ma… ops, l’ho già fatto! Eh beh, pazienza, m’è scappato e si vede che ci sarà un motivo. Sì perché l’arte della parodia è difficile. La parodia non richiede solo senso comico, la parodia richiede profonda conoscenza dell’opera e del genere... la parodia, soprattutto, esige grande amore per l’originale. È questo amore che fa, per esempio, del Frankenstein Junior di Mel Brooks un grandissimo film che è un sincero omaggio a tutto un mondo, a tutto un cinema. Con la stessa passione sono fatte le parodie di Leo Ortolani e, aggiungo, con altrettanto genio (e due!) comico. Non fa ovviamente eccezione questa 299 + 1, riedizione in un unico volume a colori della storia originariamente pubblicata in due puntate su altrettanti numeri della serie regolare di Rat-Man in edicola. Il titolo ovviamente sbeffeggia 300, opera a fumetti di Frank Miller resa celeberrima dalla fortunatissima trasposizione cinematografica cui ben pochi, volenti o nolenti, hanno potuto sottrarsi. Il protagonista di questa mini saga è ovviamente il supereroe di Ortolani, che proprio recentemente ha compiuto vent’anni e che oramai è divenuto un vero punto di riferimento nell’asfittico panorama fumettistico nostrano. Nato come “semplice parodia” dei vari Batman e Spiderman (anche se a me piace ancora chiamarlo Uomo Ragno!) di casa Marvel e DC Comics il Ratto si è evoluto negli anni diventando altro e ben oltre, mostrando uno spessore autoriale notevole e capace di affrontare storie ambiziose e di grande respiro. Anche quando si va aldi là del mondo delle calzamaglie colorate e dei superpoteri, come in questo caso, dove ci si cala nel mito di Sparta, affrontando in un colpo solo l’opera di ...

Frankenstein, Shelley

Scritto da: il 24.04.09 — 6 Commenti
Può essere che uno dei più grandi classici della letteratura horror sia anche uno dei libri meno conosciuti e soprattutto più travisati nelle sue innumerevoli trasposizioni cinematografiche? Può essere se parliamo del Frankenstein di Mary Shelley, straordinario romanzo pubblicato nel 1818, racconto di eccezionale modernità nonché vittima di una serie infinita di abusi e tradimenti già a partire dalle sue prime riduzioni per il teatro. Assurto con l’avvento del cinema a vera e propria icona universale dell’orrore, tutti abbiamo negli occhi l’immagine del mostro, gigantesco, cicatrici sulla fronte e bulloni al collo, e lo sguardo infossato e ciecamente omicida di Boris Karloff. La creatura del Barone Victor Frankenstein, così come ci è stata tramandata da decenni di film e remake, senza contare la geniale parodia ad opera di Mel Brooks, non è nemmeno in grado di esprimersi, se non attraverso grugniti bestiali, e non dà certo l’idea di possedere un intelletto che vada al di là di un demente istinto omicida. Non è però così nel romanzo originale della Shelley, dove la creatura è invece dotata di intelletto ed è addirittura una delle tre voci narranti assieme al Barone stesso e a Walton, il navigatore diretto verso l’Artico che diviene testimone dell’epilogo tragico della vicenda. Il mostro uccide per reazione al rifiuto, anela all’amore ma riceve odio, e ripaga sì con la morte, ma scientemente e deliberatamente, e non senza un processo di riflessione. Il suo è un atto di ribellione. Rifiutato ed umiliato dal suo stesso creatore, il mostro è qui creatura satanica, vero e proprio “doppio” e contraltare del Barone, dotato di sensibilità d’animo ma infelice e condannato alla solitudine. Non solo, ma egli si rivela capace di interrogarsi sul significato dei suoi delitti e sulla portata universale delle sue angosce in monologhi che sono fra le parti migliori e più ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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