Tutti gli articoli su matrimonio

I modi di Cameron: In un modo o nell’altro, Cameron

Scritto da: il 23.09.10 — 2 Commenti
In un modo o nell'altro, raccolta di quattordici racconti uscita nell'86 (pubblicata l'anno dopo in Italia), contiene i sei racconti della seconda parte di Paura della matematica di cui si è già parlato in questa sede. Peter Cameron non si smentisce e le sue tematiche e il suo modo di narrare rimangono quelli già segnalati. Scorci di vite senza importanza di individui comuni con le loro inquietudini, i loro ricordi, le loro indecisioni, illusioni, delusioni, aspettative incerte e improvvisi quanto inaspettati cambi orizzonte esistenziale. In questi racconti troviamo amori sinceri, altri tiepidi, altri che mai sfoceranno nel matrimonio, paura dei legami definitivi e matrimoni falliti e secondi matrimoni. Ogni personaggio ha però sempre la percezione di qualche cosa d'indefinito che spesso non sa ben spiegarsi cosa sia; un lieve malessere del vivere o la consapevolezza di dover prendere quanto prima decisioni che segneranno una svolta nella propria vita da cui non si potrà più tornare indietro, una svolta che non permette ripensamenti. E spesso, ma non sempre, troviamo un modo di narrare che ricorda un concetto poetico a cui diede il nome niente po' po' di meno che Thomas Stearns Eliot (1888-1965), ci si vuol qui riferire al “correlativo oggettivo” ossia – per dirla con lo stesso Eliot - "una serie di oggetti, una situazione, una catena di eventi che saranno la formula di quella emozione particolare; tali che quando i fatti esterni, che devono terminare in esperienza sensibile, siano dati, venga immediatamente evocata l'emozione". Questo concetto mi è venuto in mente leggendo il secondo racconto Nozze e conversioni. Joan la protagonista, dopo aver rifiutato una proposta di matrimonio deve per forza andarsene e cambiar vita letteralmente dall'oggi al domani. Questa sua situazione di dover abbandonare non solo un progetto di famiglia propria ma anche la radicata ...

Rebecca la prima moglie, Du Maurier

Scritto da: il 01.09.10 — Comments Off
L'edizione in mio possesso di questo libro è davvero vecchia e ha semplicemente il titolo italiano che si usava nelle prime traduzioni: Rebecca in italiano era diventato “la prima moglie” e anche se nelle riedizioni successive o si è ripreso il titolo originale o, come ha scelto di fare ora il Saggiatore, i due titoli sono stati accostati, continuo a ritenere che la prima scelta fatta dalla Mondadori fosse quella più azzeccata, rendendo il titolo italiano migliore di quello originale. Chi narra infatti la storia al lettore? La seconda signora De Winter, il cui status è più importante del nome vero, che rimane appunto ignoto: si sa solo che è bello e particolare, ma nessuno lo usa, nemmeno il marito che ricorre a diversi vezzeggiativi. Qual'è il fantasma che aleggia su Menderley? Quello di un'altra signora de Winter, appunto la prima moglie. Ho detto fantasma? State tranquilli, non vi sto presentando un'altra ghost story. La presenza di Rebecca de Winter, deceduta in circostanze tragiche, aleggia sulla vita matrimoniale della seconda non come spettro vero e proprio ma come una pietra di paragone opprimente con cui fare i conti. Era bellissima, elegante, amata da tutti: lei aveva reso Menderley una residenza fastosa degna del suo nome. La seconda moglie non è niente di tutto questo e quando arriva nell'elegante residenza dei de Winter, neo sposa un po' ingenua e molto impacciata, tutto sembra gridare alla sua inadeguatezza. Una storia che si gioca su due personalità contrapposte dunque. Una morta e una viva. Quella morta che appare vincente, paradossalmente sembrando più reale di quella che ancora respira. Menderley è un dunque un soffocante tempio reso alla memoria di Rebecca, ma mantenuto in piedi da chi? Dalla signora Danvers, la governante che stravedeva per lei? O da Maxim de Winter, che sembra incapace di rassegnarsi e quindi di andare davvero ...

Le interiorità nascoste: Il principio dell’amore, Brennan

Scritto da: il 08.07.10 — 2 Commenti
Pochi sono i fatti che accadono in questi sei racconti della bella e sfortunata Maeve Brennan (1917-1993), Il principio dell'amore. Sono essenzialmente costituiti da pensieri, lunghe rievocazioni di episodi anche minimi di un passato il più delle volte tutt'altro che recente. Inoltre, pur non costituendo formalmente dei capitoli di romanzo sono legati tra loro poiché narrano delle vicende dei medesimi personaggi. Basta un ricordo, una sensazione, un oggetto per dare il via a una lunga regressione – che, in qualche modo e a tratti, fa venir in mente Proust – a situazioni, personaggi, sentimenti che il o la protagonista avevano provato al tempo a cui il pensiero rimanda. E queste digressioni, questi rinvii possono durare anche pagine e pagine scritte in uno stile serrato con pochissimi “a capo”, il che può, in un primo momento spaventare, poiché, al solo vederle così fitte e quasi prive di interruzioni, ragionevolmente si pensa siano di una pesantezza insopportabile. Proseguendo la lettura, però, ci si accorge sorprendentemente che questo non è vero, si è anzi presi, con ammirazione, catturati dallo stile che è di una chiarezza cristallina. Come la sua freddezza. L'analisi, dettagliata e minimale, delle emozioni, dei sentimenti, della vita coniugale, non lascia adito ad alcun compiacimento o indulgenza da parte dell'autrice che, per amor o dovere di obiettività, scompare. Di fronte a siffatta analisi, non ci si mette molto a comprendere come gli ordinari e banali fatti esteriori, altro non siano che un rassicurante paravento, un pretesto per una quotidiana tranquillità, quasi noiosa, specchio opaco di un'oscura, tacita tumultuosa interiorità. Ecco allora delinearsi due esistenze (anche se qui sarebbe alquanto forzato parlare di “doppio”): una costituita dai convenzionali, consolidati eventi quotidiani, da abitudini e da consuetudini ormai radicate che scandiscono i giorni; e l'altra, quella costituita da quelle riflessioni, quelle emozioni, quelle sensazioni, quegli inconfessati ...

Tra dovere e desiderio, Aidan

Scritto da: il 24.03.10 — Comments Off
Tra dovere e desiderio, il secondo volume della trilogia di Pamela Aidan “romanzo di Fizwilliam Darcy, un gentiluomo”, inizia là dove il primo volume, da me recensito la scorsa settimana qua su liblog, ha avuto termine. Darcy ha salvato l'amico Bingley da un'unione, quella con Jane Bennet, che sarebbe certo stata disastrosa e a sua volta si trova a dover fare i conti con la sua forte infatuazione per la sorella di lei. Se n'è andato bruscamente da Meriton, insieme a tutti i Bingley, ma la lontananza non sembra attenuare i suoi sentimenti: la sua ragione non gli impone comunque altra scelta che quella di dimenticarla ed è quello che cercherà di fare in ogni modo in questo proseguo delle sue vicende. Così prima trascorre del tempo a Londra e poi, certo che la ricerca di una moglie adatta al suo rango sia quello che gli ci voglia per guarire dalla sua febbre amorosa, decide di accettare un invito a Oxford da parte di un vecchio compagno universitario. Qua finisce in un ambiente popolato da veri squali sociali, dove sia gli uomini che le donne sembrano non avere altra mira che entrare nelle sue grazie e soprattutto... in quelle del suo ingente patrimonio. In questa casa di campagna dai valori un po' degradati, dove la nobiltà del lignaggio delle persone presenti stride con i comportamenti indegni a cui si prestano, sarà il fido valletto Fletcher e il ricordo di Elizabeth a impedire a Darcy di perdersi del tutto. Discostandosi completamente, stavolta, dalle vicende narrate nel romanzo della Austen, Pamela Aidan si inventa un seguito che risponde a una domanda che forse alcuni lettori si erano fatti e che avevo sollevato nella mia recensione di settimana scorsa: cosa ha combinato Darcy dal momento in cui lascia Meriton con Bingley e incontra poi Lizzie in casa di ...

Una moglie affidabile, Goolrick

Scritto da: il 10.02.10 — 7 Commenti
“Uomo d'affari di campagna cerca moglie affidabile. È spinto da ragioni pratiche, non romantiche.” In un freddo giorno autunnale del 1907, Ralph Truitt è ai binari di una piccola stazione nelle campagne del Wisconsin, ad aspettare un treno che sembra non arrivare mai e che trasporta Catherine Land, la “donna semplice e onesta” che ha risposto al suo annuncio matrimoniale. In tasca ha la foto di lei, che ritrae una giovane dall'aria perbene e poco appariscente, e nessuna illusione. Uomo non più giovane ma ancora molto virile, Truitt si è privato di ogni calore umano per espiare colpe passate e ora non si aspetta amore, ma solo una compagnia senza implicazioni che ponga fine a una solitudine divenuta insopportabile. Solo che la donna che scende dal treno non è quella della foto: l'estranea che gli sta di fronte veste abiti semplici ma è indubbiamente sofisticata, la sua bellezza non ha nulla di banale. Il ritratto inviato per posta è stato il primo inganno, eppure Ralph decide nel clima inclemente di portarla con sé, rimandando ogni decisione. Sarà il destino, attraverso un incidente, a fargli maturare la decisione finale e Ralph e Catherine, estranei l'uno all'altro, diventeranno marito e moglie. La vita coniugale diventa la loro arena, nella casa quasi isolata dal gelido inverno del Wisconsin iniziano a misurarsi e a condividere il letto, in una passione che coglie di stupore entrambi. Ralph, travolto ma non accecato dal desiderio che prova per la conturbante moglie, percepisce che c'è molto altro che lei non gli dice. Ma anche lui, più vecchio di Catherine di diversi anni, non ha un passato cristallino: nella sua vita ha compiuto pesanti sbagli e ha convissuto con diversi lutti, che hanno spazzato via tutta la sua famiglia precedente. Catherine tace tutto di sé mentre Ralph le rivela quasi ogni dettaglio della sua giovinezza ...

Candy Kane, Lambert

Scritto da: il 17.11.09 — 3 Commenti
Eccoci di nuovo presso il nostro vecchio baule; anche stavolta ad emergere è un libro che ho amato molto verso i quindici anni e che ancora adesso mi fa piacere sfogliare quando mi sembra di non avere niente di meglio sul comodino. E anche stavolta attingo alla fortunata serie creata da Janet Lambert, anche se Candy Kane ha a che fare con la saga della ormai nota famiglia Parrish solo in parte. Il nome della protagonista, Candy, non vi tragga in inganno: non stiamo parlando della sfortunata orfanella che ha imperversato per anni ed anni nell’anime omonimo; tuttavia, in quanto a jella, anche la “nostra” Candy si difende bene. Figlia di un militare, come Penny e Tippy Parrish, al contrario di loro ha una famiglia che non la ama e la fa sentire costantemente indesiderata. Candy non ha la perfezione dei Parrish, non è niente più che graziosa, ma è molto buona ed ha il dono di una voce strepitosa. Il libro segue la ragazza dall’adolescenza fino a dopo il matrimonio e devo ammettere che è quest’ultima parte quella che ricopre maggiore interesse. Il motivo è che il matrimonio di Candy è ben lontano dall’essere quello delle favole. Suo marito, il capitano Barton Reed, è decisamente il personaggio meglio riuscito della storia, con i suoi continui errori, l’egoismo malcelato, le gelosie e le insicurezze che ne fanno un uomo molto più simile alla realtà di quelli a cui la Lambert ci ha generosamente abituate. Nonostante i toni siano come sempre edulcorati (tutti insieme: uno, due, tre… MISERICORDIA!) stavolta l’autrice si è resa capace di rompere il suo schema e proporci un percorso di vita complesso in cui non tutto torna e in cui le cose funzionano solo dopo aver pagato un prezzo. Per mantenere saldo il suo matrimonio, per esempio, Candy rinuncia al canto, ...

Chissà se sono svegli, Lloyd e Reese

Scritto da: il 06.10.09 — 2 Commenti
Continuano in questo secondo volume le mirabolanti avventure di Amy e Jack, la coppia che abbiamo conosciuto con Chissà se stai dormendo di cui trovate la recensione su queste pagine. In Chissà se sono svegli, però, la prosecuzione della storia è affidata non alle voci dei diretti interessati, bensì ad un quartetto d’eccezione: quello formato dai loro migliori amici. Josie Lloyd ed Emlyn Reese strizzano l’occhio a coloro che conoscono bene il primo libro , inserendo il punto di vista di Helen e Matt – personaggi di rilievo fin dall’inizio – ma lasciano anche spazio al nuovo con l’introduzione di Stringer e Susie. Tutti e quattro si trovano a fronteggiare una delle prove più impegnative, pur per un gruppo affiatato: l’organizzazione del matrimonio dei due piccioncini, e nello stesso tempo devono barcamenarsi con le proprie sfide quotidiane. Anche in questo libro, i personaggi – trentenni londinesi allo sbando – sono descritti con grande puntualità nei pregi come nei difetti: Matt, avvocato, ha l’ossessione del controllo sulla sua vita e su quella altrui, perciò si trova spiazzato dall’”abbandono” del coinquilino Jack e, soprattutto, dall’indifferenza di Helen, per cui ha una cotta. Quest’ultima è troppo presa dalle grane del suo lavoro e, dopo l’ultima delusione amorosa, ha chiuso completamente con gli uomini; questo la porta a litigare spesso e volentieri con Susie, che vende cappelli al mercato, ed è conosciuta per essere una vera fanatica del sesso, caratteristica da cui vorrebbe affrancarsi, ma che le tornerà molto utile col bellissimo e timidissimo Stringer anche se non nel modo a cui pensate voi… In mezzo a tutto questo marasma Amy e Jack appaiono di tanto in tanto, quasi come incarnazione dei sogni e di una felicità che sembra a portata di mano, ma non è evidentemente così semplice da afferrare. Il linguaggio è semplice e diretto, alcuni scambi ...

Il silenzio dei chiostri, Giménez Bartlett

Scritto da: il 08.07.09 — Comments Off
Nel convento delle suore del cuore Immacolato, a Barcellona, viene rinvenuto il cadavere di frate Cristobal. L'uomo, incaricato di restaurare il corpo di un beato, è stato ucciso e la mummia trafugata. Ma chi può aver interesse a far sparire una reliquia che non ha altro valore che quello religioso? Nel Silenzio dei chiostri Petra Delicado, ispettore della polizia di Barcellona e il suo vice Fermin Garzon, qua alla loro nona avventura insieme, sono incaricati della delicata indagine. I due dovranno dare il meglio di loro stessi per venire a capo dell'intricato puzzle, barcamenandosi tra l'omertà che regna tra le suore del convento e la forte pressione che i media fanno perché il caso sia risolto alla svelta. Il silenzio dei chiostri è un giallo godibilissimo, dal buon ritmo che non fa mai neanche accennare uno sbadiglio. La trama non è certo così sorprendente, specie per chi ha letto tanto e di tutto sull'argomento. Però... sì, c'è un però che mi ha spinto a scrivere questa recensione. Ed è tutto nella protagonista, grazie alla quale la storia fa un balzo qualitativo notevole. Petra, nell'esordio del romanzo, è appena convolata a (terze) giuste nozze. Marcos, il nuovo marito, anche lui con due matrimoni alle spalle, si porta dietro una nutrita nidiata di ragazzini di varia età, a cui non sembra vero di avere una matrigna che fa il poliziotto. Dalla cosa si aspettano succose rivelazioni sulle indagini in corso ma ciò potrebbe far incrinare definitivamente i rapporti di Petra con le (due) ex mogli di Marcos. Da tutte queste situazioni, lavorative e non, emerge il carattere della donna, un personaggio dalle molte problematiche ma anche deliziose sfaccettature. È un poliziotto che ha a cuore il suo lavoro, vuole farlo bene per un innato senso di giustizia che condivide con tanti suoi colleghi letterari.  È intelligente e ...

Orgoglio e pregiudizio, Austen

Scritto da: il 29.04.09 — 9 Commenti
Della non vasta produzione di Jane Austen, autrice inglese vissuta a cavallo tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, Orgoglio e pregiudizio è senz'altro il titolo più famoso, e non a torto. Nonostante abbia letto e riletto tutti i libri dell'autrice, non posso che trovarmi d'accordo con la fama che accompagna questo che è un classico della letterattura inglese ed eleggerlo indiscutibilmente come il suo capolavoro. La trama apparentemente non si discosta da quello che è il marchio di fabbrica austeniano: la campagna inglese della borghesia benestante a cui la stessa autrice apparteneva fa da sfondo a delicate storie romantiche, con il lieto fine dietro l'angolo. Eppure qui la penna di Jane Austen era all'apice della sua forma, mentre creava i personaggi probabilmente migliori di tutta la sua produzione. Lei, che rimase nubile per tutta la vita, in Orgoglio e Pregiudizio, mettendo in campo la signora Bennet, una madre un po' vanesia e sciocca la cui ragione di vita è di trovare dei mariti per le cinque figlie, con malizia prende in giro la società del suo tempo che vedeva come unico destino per le fanciulle un matrimonio ben riuscito. Vari sono gli accadimenti a cui assistiamo nel corso della vicenda e che porteranno a diversi matrimoni in casa Bennet prima della parola fine, ma tutti sono figli dei due sentimenti che danno il titolo al romanzo e che sono i veri motori di tutta la vicenda. È l'orgoglio quello che guida Darcy, ricco ed avvenente scapolo, quando si ritrova suo malgrado innamorato di Elizabeth Bennet. Fraintendendo completamente la personalità della ragazza e considerandosi perciò superiore a lei sotto vari aspetti, le farà una dichiarazione d'amore così densa di amor proprio da farsi respingere con ferocia dalla ragazza. È pregiudizio ancora quello di Darcy, che spinge l'amico Bingley a lasciare Jane Bennet, convintosi, dopo ...

Il calore del sangue, Némirovsky

Scritto da: il 23.04.09 — Comments Off
La vita di Irène Némirovsky, scrittrice di lingua francese del novecento, ha i risvolti tragici di alcuni dei suoi romanzi. Nata a Kiev nel 1903 da genitori ebrei, ancora adolescente scappò da una San Pietroburgo travolta dalla furia bolscevica per rifugiarsi in Francia. Fu a Parigi si formò a partire dagli fine degli anni venti come scrittrice, raggiungendo una discreta notorietà. Dopo la sua morte, avvenuta ad Auschwitz nel 1942, il suo nome cadde nell'oblio dell'Europa devastata dalla seconda guerra mondiale e lì rimase per più di mezzo secolo. Nel 2004, a Parigi uscì Suite francese e fu subito un successo travolgente, grazie al passaparola dei lettori. Vendette un milione di copie, fu tradotto in più di trenta lingue e aprì definitivamente la strada alla consacrazione postuma di questa scrittrice. Nel 2005 Adelphi, sull'onda della riscoperta generale, inizia a pubblicare tutte le sue opere, alcune edite in Italia per la prima volta, come Il calore del sangue a cui è dedicata questa recensione, uno dei miei preferiti. Il paesino della Borgogna di Issy Eveque, dove sono ambientate le vicende del libro, è lo stesso dove la Nemirovsky e il marito, con le due figlie, si rifugiarono nel 1940 per cercare di fuggire al rastrellamento degli ebrei e dove entrambi furono catturati pochi mesi prima di morire ad Auschwitz. L' Issy Eveque del romanzo non è ancora sfiorato dal clima di terrore che regnava in Europa in quegli anni; è solo un piccolo paese di campagna dove la vita scorre tranquilla come l'acqua sotto le pale dei tanti mulini. Così ce lo presenta all'inizio Sylvestre, o Silvio come lo chiamano tutti, la voce narrante. All'apparenza, egli è il classico osservatore esterno tanto caro agli scrittori del diciannovesimo secolo: l'occhio dell'autore nella storia, di cui egli si serve per istruire il lettore a vedere le ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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