Via Catepol, via Ragazza che sogna
Via Catepol, via Ragazza che sogna
Dopo il successo mondiale ottenuto con L’Ombra del Vento, Carlos Ruiz Zafon ci accompagna di nuovo tra le ramblas, anticipando gli eventi di una ventina d’anni e fornendoci così una sorta di prequel alle vicende che ci ha narrato nel suo primo bestseller.
Il protagonista del Gioco dell’Angelo è David Martìn, che da sempre coltiva il sogno di diventare scrittore. Grazie al proprio talento e all’attenzione del conte Vidal, che lo protegge fin dall’infanzia, riesce a pubblicare alcuni suoi racconti.
Per sdebitarsi, riscrive allora un manoscritto di Vidal e nello stesso tempo lavora ad un libro suo, sacrificando rapporti interpersonali e salute. Le due opere escono nel solito giorno, ma, mentre il libro di Vidal è un grande successo, quello di Martin si rivela un fiasco. Il giovane ha a che fare con duri contraccolpi anche quando scopre di essere affetto da un male incurabile e viene a conoscenza del matrimonio tra Cristina, il suo grande amore di sempre, e il suo mentore ed amico.
Proprio in questo periodo di disperazione, un misterioso editore si fa avanti per commissionare a David un’opera monumentale, destinata a cambiare la storia.
Oltre ad un’ingente somma di denaro, la ricompensa sembra essere la guarigione completa.
Tuttavia, mentre lavora per documentarsi, David viene a conoscenza di diversi inquietanti particolari sul suo misterioso principale e dovrà destreggiarsi attraverso un dedalo di pericoli e complotti tesi per impossessarsi di qualcosa di ancora più prezioso della sua vita.
Al di là della storia intricata e stimolante, i motivi per cui è possibile apprezzare Il gioco dell’Angelo sono moltissimi: innanzi tutto si tratta di una dichiarazione d’amore di Zafon al proprio mestiere. Certo, è un amore non sempre facile, tormentato, che induce a moltissime rinunce, ma proprio per questo è più sanguigno, vero. La passione che anima lo scrittore è la stessa che muove il protagonista (guarda caso, scrittore anche lui!) e lo spinge a proseguire nonostante il labirinto si faccia più torbido ad ogni passo.
Quel labirinto non è solo Barcellona, o il Cimitero dei Libri Dimenticati, ma l’animo stesso di David che deve affrontare un nemico all’apparenza invincibile: il proprio Ego. Le lusinghe dell’editore Corelli, infatti, che gli richiede di scrivere un testo che crei addirittura una nuova religione, che stravolga ogni punto di vista conosciuto e che cambi dunque il mondo, non sono forse l’apoteosi di un delirio? Il fatto che David accetti la commissione ci suggerisce quanto qualcosa di oscuro dentro di lui lo abbia convinto di avere le capacità per ottemperare all’arduo compito ed è molto appassionante osservare il percorso dell’uomo attraverso meandri sia mentali che fisici, alla scoperta del proprio vero Io.
Oltre a ciò abbiamo il piano del thriller, in cui il romanzo è splendidamente calato, grazie alle mosse di Corelli, individuo sempre in bilico tra l’angelico e il demoniaco e per questo uno dei personaggi più attraenti della storia. Inoltre, sono molti i personaggi di contorno degni di nota: il vecchio libraio Sempere, che è un po’ il padre che David ha sempre voluto; Cristina, la donna amata, una fanciulla piena di contraddizioni ma angelicata dagli occhi dell’innamorato; Isabella, una giovanissima aspirante scrittrice che si innamora di David e si installa per un periodo in casa sua, salvandogli in qualche modo la vita.
Ecco, quest’ultima è forse la personalità che più mi ha colpita, creando in me un senso di identificazione e tenerezza insieme. E infine c’è l’avvocato Diego Marlasca, il precedente inquilino della casa in cui David è andato ad abitare, che dall’oltretomba sembra ancora interferire nella vita del protagonista, grazie ad un non specificato legame con Corelli. Ognuno di questi personaggi compone un tassello importante di un puzzle che in principio sembra irrisolvibile sul piano del reale e che viene invece portato a compimento con una sequenza di colpi di scena ben congegnati.
La corposità del testo è bilanciata dall’assoluto equilibrio dello stile: pur non scrivendo in modo scarno, Zafon evita qualsiasi appesantimento, centrando uno ad uno i propri bersagli e mantenendo viva l’attenzione per quasi settecento pagine, qualità che penso si possa attribuire solo agli scrittori di razza.
La conclusione, che si arricchisce di un elemento fantastico inaspettato, vira sul malinconico e non lascia l’amaro in bocca ma, anzi, invoglia a scoprire quale sarà il terzo libro della serie, giacché l’autore ha dichiarato di avere in mente una quadrilogia che esaurisca completamente l’impianto dell’opera.
Se avete voglia di un po’ di svago per prolungare la sensazione di vacanza, ecco a voi il 4 concorso indetto da Gelostellato per racconti di una frase: Fun cool. Avete tempo fino al 17 gennaio per vincere libri e non solo. Vi riporto un estratto e vi rimando al sito:
Quale miglior modo di cominciare il 2010 se non questo?
Lo aspettavate… lo so!
Voi amici di blogghe…
Voi sciagurati che avete partecipato alle altre edizioni già sapete di cosa si tratta…
Voi che fate i finti snob dicendovi che non parteciperete a questo concorso di merda…
Voi che fremete goduriosi iperattivi e pronti a cominciare l’anno con questo meraviglioso concorso…
Voi, gonfi di sollucchero, che non ne potete più di sentirne parlare e gioite gaudenti al pensiero di quel che vi aspetta…
Voi internauti pieni di problemi che siete capitati qui per caso, cercando su google “porno puzze galattiche”…
Voi folli folletti sconosciuti che siete capitati qui per caso, ma veramente per caso, perché su google stavate cercando tutt’altre cose…
Oppure, ipotesi più probabile, voi invitati ufficiali, che siete qui dopo aver ricevuto una mail con un link a questo post dove io vi dichiaravo il mio amore e dopo molti/e sotterfugi e/o minacce e/o paroline dolci e/o capricci e/o false promesse e/o chissà quali altre diavolerie mi sono inventato, dopodichè vi invitavo a partecipare…
Insomma, per tutti voi e giunta l’ora del…FUN COOL!
UN RACCONTO IN UNA FRASEIl concorso letterario più figoso, figante e figherrimo del web!
REGOLAMENTO, tanto per cominciare.
Si partecipà con un solo racconto, che stia in una frase.
Ripubblico la nota del gruppo FB Adotta una libreria sul perché regalare un libro:
Motivo numero uno:
Chi riceve in regalo un libro e ama leggere sarà ben felice di leggere un libro attraverso cui voi siete già passati (perché, diamoci la verità, chi regala libri spesso regala libri già “collaudati” personalmente). Lo leggerà pensando a voi e immaginerà, man mano, i passaggi su cui voi vi siete fermati a riflettere, avete riso o pianto.
Motivo numero due:
Un libro costa relativamente poco ed è eterno, si può prestare, scambiare, rileggere, rivendere e il suo valore resterà pressoché invariato. Cosa che non si può dire di un profumo o di una camicia.
Motivo numero tre:
Un libro particolarmente coinvolgente cambia la vita delle persone. Non sempre in maniera trascendentale, ma chi ha letto Siddartha è diverso da chi non lo ha letto. E questo è quanto.
Motivo numero quattro:
Un libro regalato a chi i libri li ama diventa inscindibile dal proprietario, si crea un tale legame tra chi lo possiede e il libro stesso che c’è da commuoversi. Chi ama i libri di solito ama in particolar modo i “propri” libri, e di solito i libri che sono stati regalati da persone particolari. Un amante dei libri non cede alla barbara usanza di prestare e scambiare libri con altri: se proprio deve, lo compra nuovo, lo impacchetta e lo regala. Ma mai la sua copia personale.
Se il titolo del post vi ricorda Fahrenheit 451, avete ragione. Qui però non si tratta di persone che imparano a memoria libri ma persone che rappresentano categorie e temi di attualità e che possono essere consultate per chiarire ed eliminare dubbi e pregiudizi. Vi riporto uno stralcio dal Sole 24 ore e vi consiglio di leggere l’intero articolo:
Gli incontri con i “libri viventi” si svolgono in media quattro volte a semestre, nel caffè della biblioteca. Dopo essersi prenotati, si può parlare con loro per tre quarti d’ora. Ogni “libro” viene prestato tre-quattro volte nell’arco del pomeriggio. A fine giornata vengono distribuite le schede di valutazione e accolte le richieste per l’acquisizione di nuove categorie di persone da incontrare. La sessione documentata da «Ventiquattro» ha visto la partecipazione del popolarissimo imam Ali Ibrahim, di un giocatore d’azzardo, del travestito Tina/Håkan Jönsson, di due musicisti e di una persona afflitta da disturbi mentali. Gli incontri non vengono né filmati né registrati, perché l’esperienza deve restare nella sola memoria dei partecipanti. «Non ci sono limitazioni ai temi da trattare, ma ciascun “libro” può rifiutarsi di rispondere a domande che reputi inappropriate, evenienza che però non si verifica di frequente», spiega Catharina Noren.
Vi rilancio l’iniziativa del Writer’s Dream per incentivare alla lettura di emergenti e case editrici indipendenti:
Scrittevoli genti,
Natale si avvicina e con la fatidica data arriva anche il momento di fare regali. Quale occasione migliore per far scoprire ad amici e parenti il mondo della piccola e media editoria? Per dar maggior forza al nostro invito, a tutti coloro che nel mese di dicembre compreranno più di un libro da un piccolo o medio editore e a tutti coloro che pubblicheranno due o più recensioni in WDReviewr Writer’s Dream regalerà un libro.
Fotografatevi con i libri in mano e mandateci le foto a forum@writersdream.org (vi promettiamo di eliminarle subitissimo), scannerizzateci le ricevute, inoltrateci le mail degli ordini, fate quel che vi pare basta che ci forniate una prova dell’acquisto del libro e riceverete un libro in regalo.
Scatenatevi, lettori!
Giusto in tema di Natale che si avvicina, col turbinio di regali cercati, trovati, impacchettati, eccovi il concorso di Parole Appiccicate che premia con tre libri:
Le Donne Vere hanno le forme direbbe CenerOntola! Ma anche le donne vere non sono dei pericoli al volante, le donne vere non credono al principe azzurro e così via…
Insomma quali sono le donne vere al di là delle pubblicità e delle frasi fatte? È il tema del nuovo contest di Parole Appiccicate che, dopo Il libro sotto il tavolo, offre in regalo 3 libri a chi commenterà questo post raccontando le donne VERE per quello che sono e che vivono (completando la frase le donne vere…) e NON per come le dipingono gli altri.
I 3 libri in regalo sono a tema femminile e arrivano dalle collane della casa editrice Graphe.it che ha abbracciato questa idea perchè crede (testuali parole dell’editore che mi piacciono assai) nel perseguire la massima circolazione delle idee, spalancando porte e finestre.
Insomma buona apertura di fineste e porte a tutti per far entrare dell’aria nuova e magari colorata come questa illustrazione di Manola Caprini che ho scelto come ispirazione per il contest (che ci posso fare… le illustrazioni mi piacciono troppo e credo che siano libera-mente e scatena-fantasia e in questa io ci vedo un mondo di cose).
Ecco una piccola guida da rispettare per il contest e per sapere come si fa ad entrare tra i 3 che riceveranno il libro eheh:
- scade il 7 dicembre (entro la mezzanotte, come nelle migliori fiabe a scarpetta di vetro) ultima data per inviare i commenti;
- il commento deve partire dallo spunto le donne vere…
- i commenti volgari e non appropriati verranno cancellati (niente insulti gratuiti agli uomini anche se se li meritano hihi, ma delle giuste critiche!)
- si può partecipare solo una volta!!!!
- si può commentare anche con un nickname di fantasia (l’importante è commentare con la vostra mail perché poi possa comunicarvi la vincita)
- le 3 persone che riceveranno direttamente a casa un libro delle collane Graphe.it (a tema femminile) verranno estratte tra chi ha commentato con il servizio Random.org (generatore di numeri a caso perfetto per l’occasione)
- i commenti non devono essere più lunghi di 6 righe (circa per carità…)
- possono partecipare anche gli uomini (anzi sono invitati a riflettere sul tema)
Da oggi e fino a domenica 18 ottobre alla Fortezza da Basso, a Firenze, si terrà DeGustiBooks, una rassegna che “riunisce produzioni enogastronomiche e libri di qualità; un’occasione di incontro con artigiani del gusto e editori in quattro giorni di degustazioni, incontri con gli autori, food show, presentazioni di libri, laboratori, convegni”.
La formula, che nelle due precedenti edizioni ha incontrato uno straordinario successo di pubblico e un ottimo consenso da parte degli operatori del settore, prevede un’ampia gamma di possibilità di partecipazione per gli editori, gli enti, le associazioni, le aziende: dalla presenza con i propri prodotti in uno spazio attrezzato e autogestito alla realizzazione di piccoli eventi creati su misura a seconda delle caratteristiche delle produzioni (degustazioni guidate, presentazioni di libri e prodotti, cucina dal vero).
Uno degli incontri che mi dispiace più perdermi è quello tra Silvia Maestrelli e “Un tocco di zenzero”, venerdì 16 all’Arena del gusto di Degustibooks alle 19.30. Tra chiacchiere in amicizia, racconti e suggerimenti potrete anche avere qualche assaggio speciale: il Rosae MnemoSis di Silvia, un Tocco di terrina di coniglio + una piccola sorpresa!
Potete comunque consultare il programma completo a questo indirizzo, o ancora dare un’occhiata ai giochi e concorsi della manifestazione. Cosa fate ancora qui? Correte a preparare pancia e cervello!
Gli Italiani con più di 14 anni che nel 2009 hanno comprato un libro sono soltanto il 45% di quest’ampia parte della popolazione, quelli che ne hanno letto uno costituiscono il 56%, quelli che affermano che potrebbero fare tranquillamente a meno di leggere libri sono il 34%. Non va meglio per i quotidiani, comprati da poco meno di una persona su dieci e per l’informazione giornalistica online, i cui siti sono frequentati da un italiano su quindici, qualsiasi tipo di diffusione considerata.
In compenso siamo un paese che abbonda di fiere del libro, letture in pubblico e distribuzione di quotidiani nelle scuole, negli alberghi e nei condomini, tutte operazioni promozionali dal bassissimo ritorno in lettori.
Ci sono però ancora irriducibili lettura-dipendenti, che riescono a trovare le più impensabili occasioni e i modi più insoliti per abbandonarsi al vizio di leggere, veri e propri superstiti di un paese che avverte l’obbligo di fare a meno di libri e giornali e guardare solo la televisione, pressappoco come accadeva nel libro e nel film predittivo «Fahrenheit 451». Nell’opera di Ray Bradbury o di François Truffaut, Vittorio Sermonti potrebbe essere il ribelle Granger, che incitava il gruppo dei fuorilegge, scampati nella foresta vicino a Londra, a disobbedire al divieto di conservare e diffondere l’abitudine della lettura.
Li vedi in treno che tengono compagnia a sconosciuti. Ti scrutano a branchi numerosissimi dagli scaffali del supermarket, mentre tu stai cercando la Baffo Moretti in offerta speciale. Ti saltano addosso dalla tv all’ora del telegiornale, ti assalgono dal tuo social network di riferimento, dalle conversazioni degli amici e degli insospettabili. E tu non sai precisamente che dirne, ma sai che sei di fronte a un CFE, un Clamoroso Fenomeno Editoriale.
E allora un po’ t’incuriosisci, un po’ ti sale la diffidenza innata… mah sarà mica il solito bidone? Sarà mica come quando ho letto la Meyer che lo sapevo già prima che mi faceva schifo ma l’ho letta lo stesso? Sarà mica che non lo leggo ma tanto poi mi tocca vedere il film e dio sa cosa è meglio? E se invece è bravo? Ma di investire la somma non se ne parla, lo si legge a prestito da qualcuno (ché qualcuno prima o poi si trova) e poi si vede. Se ci si appassiona magari poi, nel caso, si comprano anche gli altri.
Ed è successo più o meno così per me con questo CFE di prim’ordine, L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafòn, romanzo d’avventura si potrebbe dire vecchio stile, con personaggi dal volto sfigurato che si aggirano sinistri nella notte barcellonese, efferati delitti, storie d’amore, giovani protagonisti che si affacciano alla vita, storie di vendetta… e storie di libri.
Ora, questa recensione si rivolge ai quattro gatti che ancora non l’hanno letto, ovvero togliendo me ne resterebbero solo tre, ma tant’è. Dicevo, non entro più di tanto nella trama, dirò solo che al centro di questo romanzo c’è uno scrittore, o forse il suo fantasma, e i libri che ha lasciato dietro di sé.
C’è un ragazzo che seguendo le tracce di quei romanzi perduti scopre storie e verità sepolte, scopre soprattutto legami con la sua vita, vita che viene naturalmente sconvolta in maniera determinante oltre che, altrettanto ovviamente, messa a repentaglio. C’è una Barcellona del dopoguerra appena abbozzata ma sicuramente suggestiva a fare da inconsueto scenario. Ci sono infine anche ottimi comprimari, a dimostrazione dell’ottimo mestiere che Zafòn, che è anche sceneggiatore, evidentemente possiede.
Le premesse per una lettura appassionante ci sono insomma tutte e vengono rispettate. Il racconto prende ritmo e velocità poco a poco ma parte piano e diventa avvincente davvero solo nella seconda parte, quando i fili cominciano a essere tirati e Zafòn serra i ranghi e rende più compatta la narrazione.
Forse manca un po’ di personalità a livello stilistico, non c’è una scrittura particolarmente riconoscibile, ma credo ci sia quello che più conta e che spesso manca, una bella storia che si fa leggere (con uno scorrevole Morellino di Scansano) e anche ricordare. E non è poco.
P.S. Che qualcuno non se n’abbia a male, io comunque la Meyer non l’ho mai letta…