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Il principe di persia, Calvisi

Il principe di persia – Angelo CalvisiCome tutti i ragazzi anche io ho sviluppato una malsana passione per i videogiochi che, purtroppo, perdura tuttora. Tra i videogames che hanno segnato la mia infanzia ricordo con piacere Prince of Persia. Perciò quando ho letto il titolo di questo libro di Angelo Calvisi e ho visto la sua bellissima copertina non ho potuto fatto a meno di leggerlo.

Il principe di persia inizia dove finiva il primo floppy: il protagonista sposa la Daughter (cioè figlia del sultano) ma presto è costretto a scappare dal palazzo a causa di una congiura del redivivo Jafar.

Sin qui tutto normale, tranne per il fatto che il principe sa di vivere in un videogioco e che dovrà spendere molte vite per arrivare al livello finale. Quello che non sa è che la sua realtà si confonderà sempre più con la nostra e che la sua avventura si trasformerà in un viaggio allucinante nella mente di un pazzo…

Questo breve libro fa parte di un trittico dello stesso autore (gli altri due sono Il Geometra sbagliato e Maledizione del sommo poeta) che ha come tema la malattia mentale. Con stile semplice ed elegante, l’opera ci mostra una storia tragica eppure a suo modo avventurosa attraverso gli occhi di un uomo che ha perso la sua sanità mentale.

Si passa dalla coerenza del videogioco al’incoerenza di una realtà distorta dove si fatica a trovare un senso agli avvenimenti (ammesso che ci sia). Quelle parti, in cui più ci si addentra nella follia, sono sottolineate da uno stile più alto ed intricato, molto evocativo.

Sparsi per l’opera ci sono molti riferimenti alla letteratura classica (italiana e non) ma anche al cinema ed alla televisione tutti riportati nei credits dell’autore.

Se avete un paio di pomeriggi liberi sono sicuro che troverete interessante questo Principe di persia. Essere impazziti per salvare la Daugther non è necessario…però aiuta.

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Scritto da: Axel Raven il 6 Novembre 2009
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Parola di Cavazzoni

“Che cosa fa uno quando si dice che fa dell’arte? Beh, fa sempre delle cose un po’ sgangherate, perché in questo campo se uno impara il mestiere, allora meglio che smetta.”

Com’è che uno si mette a dipingere o a scrivere? cosa spera da questo l’umanità? E l’arte? questa parola così pomposa che promette un pezzo di eternità; forse dovrebbe essere piuttosto un’umile cosa, una forma tra le tante di maniacalità. Forse. Questo libro tratta di tali questioni: di come possa essere un guaio far carriera nell’arte, e di come al contrario sia benefica la libera attività di fantasticazione; di come un buon romanzo cresca come cresce il pattume; se gli angeli potrebbero essere dei romanzieri (ma sembra di no), e da dove prendono i critici la loro autorità (non si sa); del perché l’incendio sia il destino degli zombi e dei libri; dell’uso dei numeri in letteratura; e poi il comico, che cosa sia, detto qui per la prima volta comicamente, come tutto il libro d’altronde, che sarebbe un serio trattato di filosofia se non fosse un trattato comico.

Ermanno Cavazzoni, Il limbo delle fantasticazioni [via Pensieri spettinati]

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Scritto da: Livia il 30 Ottobre 2009
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Parola di Paolo Albani

Quello delle biblioteche immaginarie o degli pseudobiblia (termine quest’ultimo coniato da Lyon Sprague De Camp in «The Unwritten Classics» apparso sulla The Saturday Review of Literature del 29 marzo 1947) è un vero e proprio genere letterario, su cui si sono esercitati numerosi scrittori: si pensi in primo luogo a François Rabelais che, con il suo burlesco catalogo della Biblioteca di San Vittore, è un po’ l’inventore di questo tipo di fantasie bibliografiche, o più recentemente alle «finzioni da bibliofilo» di Jorge Luis Borges, e ancora alle recensioni di Stanislaw Lem in Doskonala próznia (Vuoto assoluto) (1974) per arrivare fino al falso manuale di letteratura contenuto ne La literatura nazi en América (1996) di Roberto Bolaño.

Paolo Albani, Un curioso genere letterario (mi è tornato in mente perché si parla anche di “Bibliofagia, ovvero dell’atto o della consuetudine di mangiare i libri”
che è in qualche modo un esempio di bibliofilia estrema)

Via Pensieri Spettinati

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Scritto da: Livia il 5 Ottobre 2009
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Sicilia Poetry Bike

Anche quest’anno Sicilia Poetry Bike coinvolgerà la provincia di Messina per diffondere un po’ di sano sport e cultura, anche durante un’estate così torrida; da giorno 1 fino al 7 agosto 2009, infatti, intrepidi bikers, poeti e artisti animeranno la vita di Milazzo, Tindari e zone limitrofe per mostrare questa insolita unione di ecologia, letteratura e turismo.

Riporto il programma:

Sabato 1 agosto 2009, alle ore 18.30, presso il Circolo del Tennis e della Vela di Messina prende il via il nuovo tour ciclistico poetico, per l’occasione interverranno, tra gli altri, Maria Froncillo Nicosia, Vitaldo Conte, Mike Zodda, Giovanni Querci, Giusto Misiano, Maria Costa, Francesca Guglielmo, Amos Maurizio, Carlo Barbera, Mario Carpa, Rosanna Affronte, Salvatore Ruggiano, Roberto Lopresti, Licia Velardi, Vincenza Di Vita, Pippo Pagano, Enzo Salsetta e Caterina Papalia. Per l’occasione, coinciderà anche un vernissage degli artisti del Kafka.

Domenica 2 agosto 2009, alle ore 18.00, evento a Palazzo D’Amico (Milazzo), dove interverranno, tra gli altri, Rocco Amato, Demetrio Zumbo, Rocco Rando, Mariella Chiaromonte, Francis Rivel, Giuseppe Giunta, Giovanni Zullo, Giuseppe Caldarella, Carmelo Coppolino, Elvira Alberti, Giuseppe Anania, Rita Garofano, Giovanni Sanò, Olga Sanò, Marisa La Cava, Nicola Schepis e Maria Luisa Tomarchio con reading ed una contemporanea collettiva di pittura.
Successivamente, alle ore 21.30, l’appuntamento si sposta al Caffé Puck, per un ulteriore incontro più ravvicinato con i protagonisti del tour e tutti gli amici artisti e poeti.

Lunedì 3 agosto 2009, alle ore 18,00, il tour toccherà il Caffé Galante di Patti per un incontro riservato ad inviti con reading trasmesso in streaming.
Alle 21,30 l’appuntamento apre al pubblico spostandosi a Villa Pisani, dove interverranno, tra gli altri, Andrea Trimarchi (Direttore Rivista Letteraria NoiAltri), Vittoria Arena, Andrea Ingemi, Anna La Rosa, Concetta Maria Peluso, Nino Foti, Rocco Fodale e Paola Cozzubbo. Si ricorda che, nel contesto generale della rassegna e con particolare riferimento a questa tappa, tutti coloro che interverranno si assumono piena responsabilità individuale di portare materiali di cui sono in pieno possesso dei diritti e che comunque non risultino vincolati a regimi da parte di enti o terzi essendo il Sicilia Poetry Bike occasione d’incontro e non struttura organizzativa preposta all’evento stesso, quale momento di aggregazione spontaneo e privo di fini di lucro, compensi ed oneri partecipativi, rivolto esclusivamente alla valorizzazione culturale, soprattutto quella del luogo, con finalità pedagogiche determinati, in quanto di per sé propedeutico a tematiche come quelle ambientali, culturali e sportive.

Martedì 4 agosto 2009, alle ore 17.00, l’appuntamento è in piazza Getifaranda di Rocca di Caprileone con la carovana della locale Associazione ciclistica La Madonnina per arrivare tutti insieme a S. Salvatore di Fitalia.
Alle ore 21,00, l’incontro previsto è davanti alla basilica del Salvador Mundi di S. Salvatore di Fitalia, con un intervento dello storico Antonello Pettiniano interposto tra culture ed espressioni del luogo ed i poeti itineranti.

Mercoledì 5 agosto 2009 il Sicilia Poetry Bike approda a Randazzo per incontrare la Rassegna di poesia gallo-italica, in una suggestiva cornice etnea che ha preservato una propria cultura attraverso secoli (N.B. per gli orari bisognerà attenersi ai calendari del locale festival).

Giovedì 6 agosto 2009, alle ore 18.00, il tour torna a Taormina, per un appuntamento nel giardino del Palazzo Duchi di S. Stefano dove interverranno, tra gli altri, il critico Maria Teresa Prestigiacomo, Fabio Orlando, Luca Frudà, Carmelo Ariosto, Franco La Pica, Paola Consoli, Angela Vecchio, Pasquale Vinciguerra, Anneli Berndt, Carmine Elisa Moschella, Alessandra Rende, Simona Nolfo, Antonio Munafò, Nico Zancle e Salvatore Puglia.

Venerdì 7 agosto 2009, alle ore 18.30, si ritorna al punto di partenza, ovvero il Circolo del Tennis e della Vela di Messina, per un incontro con aperitivo happening di congedo all’evento, interverranno, tra gli altri, Aldo Di Blasi, relazionando sull’interazione tra salute, cultura e sport, Giusalba Zappalà, con la sua video-poesia, e Nino Principato con un inserto storico sulla poetica siciliana.

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Scritto da: Livia il 1 Agosto 2009
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Passaggi per il Bosco

passaggiperilbosco Passaggi per il BoscoSta per terminare il festival della letteratura o, per essere più precisi il festival di lettere in musica da periferia Passaggi per il bosco, organizzato e promosso dal Centro Studi Opìfice. Vi riporto il programma di queste ultime tre giornate: se siete a Cagliari non potete mancare!

Venerdì 24 luglio2009
h. 19.00 :: LIBRERIA MIELEAMARO – Cagliari :: Gianfranco Franchi, Monteverde (Castelvecchi) – introducono Paolo Mascheri e Simone Belfiori
h. 21.00 :: IS PAULIS – Serdiana :: Buffet a 10 euro: prenotazione obbligatoria.
h. 22.00 :: IS PAULIS – Serdiana :: Pino Cabras, Strategie per una guerra mondiale – Dall’11 Settembre al delitto Bhutto (Aìsara) – introduce il Gruppo Opìfice
h. 23.00 :: IS PAULIS – Serdiana :: Gianluca Morozzi, Colui che gli dei vogliono distruggere (Guanda) – introducono Andrea Mascia e Roberta Ragona
h. 24.00 :: IS PAULIS – Serdiana :: BauBauSetteTer. Cagnolini in omaggio a John Fante da E il cagnolino rise (Tespi editore) :: di e con Simone Rossi, Vanni Santoni, Gianluca Liguori, Andrea Coffami, Decimo Cirenaica

Sabato 25 luglio2009
h. 19.00 :: LIBRERIA MIELEAMARO – Cagliari :: Gianluca Morozzi, Colui che gli dei vogliono distruggere (Guanda) – introducono Andrea Mascia e Vanni Santoni
h. 21.00 :: VILLA BIRMANO SEURAT – Sinnai :: Erwin de Greef, Per il resto chiedete a Pennac (Coniglio editore) – introducono Fabio Medda e Aventino Loi
h. 22.00 :: VILLA BIRMANO SEURAT – Sinnai :: Perdas de Fogu. Dalla periferia dell’impero a un romanzo collettivo – Piergiorgio Pulisci, Michele Ledda, Giovanni Curreli
h. 23.00 :: VILLA BIRMANO SEURAT – Sinnai :: Quali modi diversi di fare Rete: opìfice – finzioni – sic – scrittori precari – mama sabot – megachip
h. 24.00 :: VILLA BIRMANO SEURAT – Sinnai :: Reading Sottovoce da Racconti di periferie09 a cura di Gruppo Opìfice


Domenica 26 luglio2009

h. 20.00 :: VILLA BIRMANO SEURAT – Sinnai :: I dialoghi nel cinema muto: che ne dite di un film?
h. 22.00 :: VILLA BIRMANO SEURAT – Sinnai :: Reading Sottovoce da Racconti di periferie09 a cura di Gruppo Opìfice
h. 23.00 :: VILLA BIRMANO SEURAT – Sinnai :: quartetto ionta j

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Scritto da: Livia il 25 Luglio 2009
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Cervello e pancia

Negli anni la mia percezione della parola scritta, della scrittura e della letteratura è cambiata più volte. Me ne accorgo confrontandomi con i giovani scrittori, anzi giovanissimi, quelli che oggi sono ancora alla scoperta della propria via e che magari saranno un domani dei novelli Saramago, chi lo sa?

Chiacchierando con uno di loro ho avuto modo di riflettere sui due elementi che per me creano una buona scrittura: cervello e pancia. Capisco che il termine pancia possa offendere la sensibilità di molti “artisti”, ma sono mie opinioni e io non sono Umberto Eco, per cui mi si passi il vezzo di utilizzare una parola tanto vile per un concetto così aulico come l’ispirazione. Sì, perché non mi trovo a mio agio a parlare di Muse: avvolgono di un’aura da accoliti, da privilegiati un aspetto che, per me, è molto più sanguigno, quasi viscerale.

La scrittura è stata idealizzata fin troppo e per questo ha subito uno sdoppiamento: da una parte i “puristi della scrittura”, quelli che aspirano a una letteratura tanto alta da risultare incomprensibile ai più (e forse anche a loro stessi), dall’altra gli scrittori commerciali, quelli che servono a batter cassa e hanno un successo che è solo di vendite, non legato al contenuto.

Resiste – ma per quanto ancora? – una fascia media di letteratura che coglie lo spirito del suo tempo, che si sporca le mani, che usa, appunto, la pancia e che la filtra attraverso il cervello. Scrittori che sono immersi nel loro contesto e che non giudicano nessun lettore indegno di ciò che vogliono dire.

Paradossalmente i “puristi” sono scrittori solo di pancia, e i commerciali solo di cervello. Il motivo è semplice: i primi si occupano solo di tirar fuori la loro idea, senza pensare che scrivere non è per sé, è per i lettori, i secondi si occupano solo di perfezionare il meccanismo alla base delle loro storie, affinché funzionino. Ne vengon fuori libri con grandissima ricerca terminologica, recupero di lemmi obsoleti (quasi accanimento terapeutico), un uso esasperato della dialettica, e libri che non usano più di 600 termini diversi.

Ricominciamo da cervello e pancia, allora. Tutti e due: il cervello rende la pancia intellegibile, la pancia riporta il cervello sul piano concreto di confronto con la realtà.

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Scritto da: Livia il 20 Febbraio 2009
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Anteprima di Più libri più liberi – Roma

Si è svolta ieri la conferenza stampa di presentazione della settima fiera romana dal titolo Più libri più liberi, che si terrà al Palazzo dei Congressi (zona Eur) dal 5 all’8 dicembre.

La fiera della piccola e media editoria è un appuntamento molto atteso ormai, non solo dagli addetti ai lavori, i fortunati (a parer mio) che lavorano nel meraviglioso mondo dei libri, ma anche per gli avventori appassionati di cultura e carta: i lettori, colori ai quali è rivolta insomma quest’arte.

Non ho purtroppo potuto assistere direttamente alla conferenza stampa, ma ho letto sul sito dell’AIE la news che riguarda proprio l’anteprima. Grazie alla collaborazione con l’Istituto Italo-Latino Americano quest’anno la Fiera è dedicata alla letteratura latino-americana, ricchissima di spunti e di poesia e finora poco diffusa nei circuiti internazionali: “gli appuntamenti offriranno agli editori, italiani e sudamericani, l’opportunità di confrontarsi, e ai curiosi la possibilità di conoscere un universo letterario non ancora abbastanza esplorato.” Infatti ho letto nel calendario ufficiale, uscito proprio stamattina sul sito, diverse presentazioni di libri editi da case editrici dedicate principalmente a questo tipo di narrativa, ad esempio la ottima Nuova frontiera che ha promosso in Italia diversi autori sudamericani.

Noto con molto interesse che si è pensato quest’anno di creare due percorsi che collegano temi, generi e discipline. Poiché la fiera è sempre più ricca di titoli di ogni varietà e argomento, si è pensato bene di dare l’occasione al visitatore di lasciarsi guidare dai percorsi culturali che connettono il giallo con la cronaca, il cinema con il teatro e la narrativa con la poesia. Inoltre ci saranno anche dei percorsi professionali dedicati principalmente ai “tecnici”. Ricordo infatti che da sempre la fiera di Roma è luogo di confronto fra i professionisti del settore e occasione in cui si svolgono incontri, convegni e tavole rotonde dediti ai problemi che la piccola e media editoria deve affrontare quotidianamente.

Anche quest’anno poi un’ampia area (curata dalle Biblioteche di Roma) è riservata ai ragazzi e alla letteratura loro dedicata. Interi stand di case editrici per giovanissimi dentro la Bibliolibreria (in cui è possibile prendere in prestito i libri), un’area mostra e un’area incontri.

Consueto spazio inoltre rivolto alla blogosfera: ritorna lo Spazio Blog curato da Più Blog con varie iniziative, tra cui le più rilevanti sono senza dubbio le previste sessioni pomeridiane su Second Life.

Concludo il post ricordandovi di segnarvi per bene gli incontri a cui decidete di andare, stando attenti alle sovrapposizioni di orari. E non solo: domenica 7, alle ore 17.00 tutti allo Spazio isola dei libri, c’è la nostra Caym che presenta Ineffabili teste d’uovo, di Annalisa Ferruzzi edito da Aisara.

Ci vediamo a dicembre in fiera!

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Scritto da: Memy il 12 Novembre 2008
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Il caso Jane Eyre, Fforde

Copertina @Marcos Y MarcosIl mio senso dell’umorismo barbaro mi porta oggi, giovedì, a scrivere di un romanzo la cui protagonista si chiama, appunto, Thursday Next (giovedì prossimo), Detective Letteraria nel simpaticissimo Caso Jane Eyre di Jasper Fforde.

Una selva di personaggi parodistici, tra cui lo zio Mycroft (ricorda niente?), che inventa un salvaschermo retinico con tostapane alati (e qualche difetto di fabbricazione) ai dodo risequenziati, ai tarli bibliofili (con buona pace di scarafaggi, tarme, topi che ultimamente battagliano per i diritti d’autore).

Il 1985 in cui si svolge la storia non è proprio quello che ricordiamo, con una guerra in Crimea mai terminata ed una attenzione alla letteratura che pervade la società a qualsiasi livello. Crescendo l’importanza delle opere letterarie è a queste che si volge l’interesse del crimine, e quindi anche dei reparti della polizia, ordinaria e speciale.

La nostra Thursday è una detective che naviga caotica nei paradossi costanti del romanzo, negli anacronismi e nelle trovate a volte un po’ folli. Che sogna, come tutti i lettori, di potere entrare nei romanzi che legge. Tutto cambia quando passa dall’occuparsi di crimini di ricettazione, falso, furto, ai crimini letterari sulla scrittura dei romanzi stessi.

Attraverso invenzioni strampalate e improbabili alleati comincia la caccia al “cattivo”, sardonico ed intelligente, via via più frenetica e coinvolgente. Fino ad arrivare ad uno scioglimento sperato sì, ma non prevedibile. Insomma, una struttura giallistica con uno svolgimento brillante e meta-letterario.

Se poi siete interessati ai misteri della paternità di alcune opere (o invenzioni), il libro sarà una miniera di spunti per la ricerca e soluzioni impossibili. Grazie alla CronoGuardia si potrà balzare avanti e indietro, in maniera volutamente confusionaria. E svelare le vere origini di scritti dubbi.

La scrittura è sempre frizzante e le quasi 400 pagine scorrono veloci (interrotte qua e là da qualche risata di gusto). Il mondo matto e incoerente della protagonista trova una perfetta rispondenza nelle invenzioni linguistiche e nella prosa diretta e “in tono”.

Vi lascio con un messaggio speciale dei tarli bibliofili: L’&gget’& Il c’aso Jan’e &yre, non v’& ne p&nt’ir&te.

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Scritto da: Livia il 10 Luglio 2008
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Flatlandia, Abbott

Copertina @AdelphiUn insegnante, e per di più un teologo, “reverendo e pedagogo”, scrive un libro nel 1882. E precorre, con semplicità, le teorie della relatività ancora di là da venire. Questo libro, e quel prete, sono Flatlandia ed Edwin Abbott.

Non si può dire sia un romanzo né un saggio; sarà per questo che il lungimirante autore sottotitola “Racconto fantastico a più dimensioni”. In effetti si tratta di un racconto, con un protagonista inconsueto, specie se riportato alla letteratura del XIX secolo.

Attraverso questo personaggio bizzarro Abbott esplicita le ipotesi sulle dimensioni superiori a quelle conosciute, e su quella inferiore, mai considerata. Ormai si parla comunemente di quarta dimensione, senza sapere che lo si deve proprio a questo libretto, sebbene piccolo e di agevole lettura.

Secondo intento, perfettamente riuscito, è la satira e la critica dell’epoca in cui vive, della condizione delle donne, del pregiudizio sociale, dell’ideologia portata agli estremismi, della politica. Insomma, come tutti i grandi creatori di mondi fantastici, il reverendo parla della realtà che vive fingendo di parlare d’altro.

Interessante la dedica, quasi programmatica del fine del libro, e che è la mia dedica personale a chiunque decidesse di leggerlo:

Agli
Abitanti dello SPAZIO IN GENERALE
È Dedicata Quest’Opera
Da un Umile Nativo della Flatlandia
Nella Speranza che,
Come egli fu iniziato ai misteri
Delle TRE Dimensioni
Avendone sino allora conosciute
SOLTANTO DUE
Così anche i cittadini di quella Regione Celeste
Possano aspirare sempre più in alto
Ai Segreti delle QUATTRO CINQUE O ADDIRITTURA
SEI Dimensioni
In tal modo contribuendo
All’arricchimento dell’IMMAGINAZIONE
E al possibile Sviluppo
Della MODESTIA, qualità rarissima ed eccellente
Fra le Razze Superiori
Dell’UMANITÀ SOLIDA

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Scritto da: Livia il 30 Giugno 2008
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Giornate della matematica

Non è una ricorrenza ONU, né una data particolare. Ogni momento è buono, secondo me, per riprendere e intrecciare il fitto discorso fra la matematica e la letteratura. La matematica è una delle mie – mille – grandi passioni; la soluzione di un problema matematico, tutt’ora, mi lascia una grande soddisfazione, come una conferma che la logica, e quindi la mia mente, non sia sopita.

Appartengo a quella poco nutrita schiera che trova bella un’equazione quasi quanto qualsiasi altra arte: un miracolo di sintesi e di espressività, esclusivamente umano. E anche alla schiera di coloro che sono consapevoli del piglio nient’affatto assolutistico della matematica pura: non c’è altra scienza più contingente. Solo la matematica spiega di volta in volta il suo campo di validità, quindi di esistenza.

Generalmente si pensa che matematica e letteratura siano due discipline senza alcun legame, che la prima sia scienza e la seconda arte. Eppure molti grandi matematici furono poeti, e la storia della matematica non è distante da quella delle antiche biblioteche e della filosofia.

Inoltre, per chiunque associasse la matematica ai numeri ed al calcolo, ho una notizia: le formule hanno dovuto aspettare secoli recenti, per fare la loro comparsa. Prima sia i problemi che le soluzioni erano esposti come ragionamenti, dunque in maniera discorsiva. Anche perché le cifre, invenzione indiana erroneamente (eurocentricamente) attribuita agli arabi, suoi diffusori nel mediterraneo, fanno la loro comparsa nel  XII secolo.

Insomma, la storia della matematica, questa sconosciuta, è costellata di storie interessanti, di uomini non del tutto saggi come ci si voleva far credere a scuola, di nomi che corrispondono a persone, ognuna da raccontare.

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Scritto da: Livia il 30 Giugno 2008
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