Tutti gli articoli su ironia

Il pazzesco mago Wiz, Parker e Hart

Scritto da: il 15.11.10 — 2 Commenti
Ogni tanto a ripescare dai vecchi bauli, dagli angoli dimenticati delle librerie, si scoprono libri attuali, che potrebbero essere stati scritti non più tardi di ieri ma invece appartengono a qualche decade fa. È la sensazione che ho avuto leggendo Il pazzesco mago Wiz, edito per Mondadori nel 1974 e da allora piuttosto – ingiustamente – obliato. Sono strisce realizzate dagli stessi Parker e Hart famosi per essere i creatori di B.C., di maggior successo, e che portano lo stesso accento satirico e successo con sé. Questa volta il soggetto è molto diverso, e molto attuale: protagonista un regno con le sue storie, i suoi personaggi tipici. I protagonisti sono tanto semplici da risultare iconici: un regnante-dittatore molto basso e molto vanesio, un mago di corte svampito, il nostro Wiz appunto, guardie dalla lingua lunga, un buffone ubriacone e un popolo povero, ironico e sempre nei guai. Attorno a questi caratteri si sviluppano una serie di vignette satiriche che potrebbero essere pensate dai vignettisti moderni. Ognuno di loro infatti è una caricatura, come si può intuire anche dal tipo di tratto utilizzato, deformante e divertente già di per sé; e i testi caustici seppur brevi fanno sorridere ancora, senza dover ricorrere ad artifici o all'uso sempre più diffuso del turpiloquio come forma di intrattenimento. Straniante anche il fatto che il regno sia attualizzato, con forti anacronie che fanno risaltare ancora di più i tratti moderni. Non so dire chi stessero parodiando allora i due autori, so però che due o tre riferimenti attualissimi mi vengono in mente, senza dovermi sforzare più di tanto. Se volete farvi una risata distesa e ritrovare un sapore antico di battute caustiche e ironia, questo è sicuramente il fumetto giusto.

Stupore e Tremori, Nothomb

Scritto da: il 09.11.10 — 5 Commenti
Da ex studentessa di lingua giapponese, ammetto che la prima cosa che mi ha attratta di Stupore e Tremori sono stati gli ideogrammi in copertina: Osore ononoite ovvero la traduzione del titolo nella lingua del Sol Levante, che a sua volta è una citazione del protocollo imperiale nipponico secondo cui ci si rivolgerà all’imperatore sempre un po’ sconvolti dalla soverchiante presenza di Sua Maestà. Aggiungendo il fatto che un amico mi ha consigliato Amélie Nothomb descrivendomela come un’autrice geniale, ho deciso di accontentarlo e di dare un’occhiata. È con stupore e tremore che annuncio: Amélie Nothomb mi ha fulminata, nel senso positivo del termine. Ho letto il libro in poco più di un’ora; mi è parso di vedere nel catalogo della Voland che la sua produzione annovera testi di un centinaio di pagine, più o meno. Se tutti hanno,come questo, uno stile ironico ed allo stesso tempo rigoroso, una limpida scorrevolezza unita a pennellate di colori a tratti malinconici o sorprendentemente vivaci, credo proprio di aver scovato una scrittrice che ha le carte in regola per essere presa a modello. La storia è esile e tuttavia godibilissima: la ventiduenne Amélie riesce a trovare lavoro presso una multinazionale giapponese. Qui il suo sogno di fare carriera viene brutalmente reciso fin dal primo giorno, quando dimostra di conoscere troppo bene la lingua. È l’inizio di una parabola discendente: la giovane si scontra con la mentalità nipponica, solo un filo meno incomprensibile di quella dei marziani, e – nonostante gli innumerevoli sforzi – subisce un mobbing continuo ed estenuante che la porta a svolgere la mansione di guardiana dei cessi, umiliazione che sembra non appagare la diretta superiore Fubuki Mori, bellissima e terribile come il suo nome (in italiano Tempesta di Neve). L’eccentrica Amélie non si abbatte (qualcosa suggerisce che il romanzo abbia forti spunti autobiografici) e ...

Fuck me Ray Bradbury

Scritto da: il 24.08.10 — 2 Commenti
Un tributo "originale" e fantasioso a uno dei migliori scrittori di fantascienza, Ray Bradbury: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=e1IxOS4VzKM[/youtube] Dato il testo e il video stesso della canzone è vietato ai minori di 18 anni, per cui dovete accedere a youtube per poterlo vedere, ma è davvero divertente, e fa il verso anche a una certa candante che esordì con un video "scolastico"... E poi sicuramente da vedere la reazione di Ray Bradbury (che un paio di giorni fa ha compiuto 90 anni!), che trovate qui.

Facebookkini

Scritto da: il 17.05.10 — 4 Commenti
Che il livello di cultura media sia piuttosto basso ormai è noto: arrivano conferme da concorsi pubblici senza vincitori, dal tenore dei discorsi nei media più popolari e in quel gigantesco osservatorio sociale che è Facebook. Da oggi, sul blog Facebookkini, possiamo riderne tutti allegramente: raccoglie le più sgrammaticate, strane, sconclusionate conversazioni del social network; dagli status illeggibili ai commenti incomprensibili, c'è un po' di tutto. Cosa dire infatti di qualcuno che scrive "sta mattina e stato al liceo scentifico volta.......a risentito la campanella della ricreazione.......un emozione....."? A parte consigliare, come fa il blog, di ripartire dalle elementari, per mancanza della minima conoscenza dell'ortografia, intendo. Beh, se vi volete divertire un po' sapete dove andare.

La grammatica di Dio, Benni

Scritto da: il 22.04.10 — 1 Commento
Avevo paura che mi deludesse. Erano almeno un paio d’anni che rimandavo la lettura della Grammatica di Dio, perché amo Stefano Benni ma alcune delle ultime cose mi avevano lasciato un poco perplesso. Qui invece abbiamo una (bella, molto bella) raccolta di racconti a tema: “storie di solitudine e allegria” recita il sottotitolo. E se è vero che la solitudine è di fatto il fil rouge che corre lungo tutte le pagine del libro e che accomuna tutti i personaggi, è altrettanto vero che di allegria non ce n’è poi molta. La scrittura di Benni, pur sempre brillante e viva, si fa in questo libro quanto mai intrisa di malinconia e di colori plumbei. Affiora un umore cupo solo raramente squarciato dai lampi di geniale umorismo che percorrevano, tanto per dire, Il bar sotto il mare. Perché quando questi momenti di irrefrenabile comicità anche in questo volume trovano spazio sono a mio avviso sempre i momenti migliori. Certo non manca comunque la grande capacità di Benni di essere scrittore poetico, incantatore, maestro di amara ironia e di osservatore spietato della realtà e della società italiane. E soprattutto non manca la sua consueta galleria di personaggi meravigliosamente sospesi fra il fantastico e il reale: il triste signor Remo e il suo cane Boomerang, l’Orco Francis e il porno vampiro Geko Godiva, il leggendario terzino Poldo che per primo si avventurò nella metà campo avversaria, il malinconico ladro Sospiro, Frate Zitto e la giovane strega Berenice. Tutti soli, tutti per vari motivi a sperimentare la condizione umana (e non) dell’isolamento, chi per sventura, chi per vecchiaia, chi per diversità, per crudeltà, per paura. Un’umanità in bilico fra magia e crudeltà, dove trovano posto animali parlanti, spiriti del fuoco, ma anche i mostri  veri del nostro quotidiano: l’indifferenza, l’inganno, il potere, e gli uomini che se ne servono. Insomma ...

Twilight. Manuale di seduzione, Morandi

Scritto da: il 07.04.10 — 3 Commenti
Se tra le affezionate lettrici di Liblog c'è qualcuna che non sa che farsene dell'amore di un uomo del nostro mondo perché il suo più grande sogno (neanche tanto inconfessato) è quello di pescare nell'altro, troverà molto interessante questo libro. Non sto parlando di necrofilia, per quanto sui gusti non si discuta, quanto piuttosto di vampirismo, inteso non come desiderio di diventare un non-morto con i canini quanto piuttosto..di impalmarne uno! Confessate, leggendo queste parole il pensiero di buona parte di voi è andato subito verso il vampiro più “in” del momento, l'unico che possa vantare degli splendidi occhi dorati da agnellino più che da predatore notturno. Ebbene, se il vostro sogno è proprio di conquistare il signor Edward Cullen allora non potete farvi mancare questo Twilight- manuale di seduzione di Sabina Morandi, vero e proprio compendio di istruzioni per l'uso. È doveroso però che faccia una precisazione, se a qualche fan della Anne Rice o di Buffy si sono illuminati gli occhi leggendo queste righe: probabilmente, seguendo passo passo le istruzioni dell'autrice nessun Lestat o Angel o tantomeno Spike cadrà ai vostri piedi. Lo devo dire, con vero rammarico personale, perché tutto il manuale è rivolto a uso (sperando chiaramente in un consumo futuro) del vampiro della Meyer. Altra precisazione: se tra di voi c'è qualcuno che ancora si chiede che cosa diavolo il vampiro più cool del ventunesimo secolo ci trovi nella goffa e sgraziata Bella, non compri il libro sperando di trovarvi dentro una spiegazione. La Morandi prende l'amore tra il bel vampiro e l'umana come dato di fatto e ne trae delle intelligenti conclusioni: è inutile porsi sterili domande sul perché ciò avvenga, è evidente che l'unico modo per conquistare anche noi un bel vampiro dagli occhi dorati è comportarsi esattamente come fa l'eroina del libro! La Morandi lo dice ...

Fottiti, pinguino!, Gasteier

Scritto da: il 08.03.10 — 1 Commento
Chi mi legge di frequente sa che amo molto gli animali, quasi senza distinzione di specie; tuttavia sono anch'io abbastanza infastidita dall'invasione di micetti e altri cuties più o meno dovunque. Mi sono quindi lasciata attirare, non più di qualche settimana fa, da Fottiti, pinguino! col suo titolo irriverente e la promessa di un po' di sana ironia. Non è un romanzo ma una raccolta dei post dal blog Fu penguin, gestito dall'americano Matthew Gasteier, per chi ama gli animali ma non ne può più di Virgola e compagnia cantando e dell'invasione di pupazzetti, gadget, micette col fiocco rosso. Ogni pagina è composta da un'immagine e un post, con l'aggiunta di alcuni box "lo sapevate che" con battute sui vari animali, domestici e non. È una carrellata veloce sulle moltissime razze presenti in natura, da quelle a cui siamo più abituati a quelle che non ricordiamo nemmeno esistano, e il blog è stato aggiornato fino a novembre con animali più che strani. L'autore si rivolge direttamente all'animale in questione, in un litigio virtuale per mostrarne gli atteggiamenti stupidi, i caratteri fastidiosi, gli sguardi ingannatori, e cedendo di tanto in tanto a momenti di tenerezza (quasi) involontari. Purtroppo la trasposizione di post in forma cartacea non ha la stessa efficacia che nel suo mezzo nativo: quello che in rete diverte per la brevità e il tono sopra le righe a lungo andare stanca e sembra fuori luogo in forma di libro. Tuttavia provando una lettura casuale e non continuativa si può trovare una buona via di mezzo. L'ironia, sempre presente, risulta spesso carica per l'uso continuo di parolacce che, in italiano, hanno un significato differente e non vengono certo usate come interiezioni. Insomma, un libro grazioso se preso a piccole dosi, con una scrittura sintetica e irriverente e moltissime immagini, in grado di farvi sentire meno ...

Il Maestro e Margherita, Bulgakov

Scritto da: il 04.02.10 — Comments Off
1967. I Beatles, in piena era psichedelica, registrano Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band, album di importanza seminale. Pochi passi più in là, negli stessi giorni e negli stessi studi EMI di Abbey Road, i Pink Floyd stanno incidendo il loro folgorante album d’esordio, The piper at the gates of Dawn. Chi influenza chi è tuttora oggetto di appassionate discussioni fra musicofili. Syd Barrett canta visioni acide, in casa sua si dà l’LSD perfino al gatto, John Lennon vede Lucy in the sky e perfino gli Stones vivono la loro stagione lisergica nell’incarnazione delle Loro Maestà Sataniche. In Italia il panorama musicale era molto più provinciale e quieto, certamente meno visionario: il giovane Guccini al massimo cantava le notti ed il fiasco e il resto era Rita Pavone – fate voi – ma il nostro modesto contributo a quella fatidica stagione di "espansione della mente" fu come minimo la prima edizione integrale, presso Einaudi, del capolavoro postumo di Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita. Scritto almeno una trentina d’anni prima il romanzo è oggi giustamente ritenuto un classico, ma è soprattutto, anche per chi, come me, lo leggesse con colpevole ritardo, un libro di una modernità sorprendente. Il Diavolo che giunge a Mosca sotto le spoglie di un prestigiatore, è proprio lo stesso di cui canta Mick Jagger in Simpathy for the Devil. Beffardo e istrionico, man of wealth and taste, il Satana di Bulgakov si presenta nella Russia staliniana in compagnia del demone Azazello e di un enorme gatto nero bipede, un terzetto che già da solo oltre ad anticipare di molto le più fortunate creazioni di Stefano Benni, mette a soqquadro la città scoperchiando, in un crescendo di situazioni fra il magico e il grottesco, le ipocrisie e i grigiori della società dell’epoca. E il sabba onirico descritto a metà del romanzo ...

Ogni cosa è illuminata, Foer

Scritto da: il 14.01.10 — 2 Commenti
L’altra sera mi stavo producendo in un indolente e piuttosto inutile zapping televisivo, nella speranza che mi inducesse ad andare a dormire, assecondando l’ora piuttosto avanzata della notte, quando fra i numerosi improbabili protagonisti della televisione notturna (a proposito: ma è possibile che i politici ci siano a tutte le ore, anche quando ci sono ormai in giro solo spogliarelliste e televenditori? Mah) ho visto tre volti conosciuti. E un cane. Chissà perché, prima ancora di riconoscere Elijah Wood avevo già riconosciuto i protagonisti del film. Film che non avevo mai visto. Però loro sì, li avevo già incontrati, in un bellissimo romanzo di Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata. Il film era quasi finito, quindi non so dirvi se sia bello o meno, ma bastò poco per farmi tornare alla mente con piacere il memorabile viaggio nello spazio e nel tempo narrato nel libro. Libro a più voci, a più registri, che comincia con uno che a leggerlo vi pare di sentire parlare Borat e finisce con alcune delle pagine più autenticamente toccanti che si possano leggere su una tragedia del passato. E sulla memoria. In breve, il libro racconta del viaggio di un giovane studente, un giovane ebreo americano che approda in Ucraina alla ricerca delle storie della sua famiglia, e in particolare di una donna che cinquant’anni prima avrebbe salvato suo nonno da un massacro nazista. Il viaggio lo vede accompagnato dal giovane Alex, da suo nonno, autista cieco dell’auto della “Viaggi Tradizione” e da una cagnetta. Ma come dicevo il romanzo si svolge anche nel passato di un piccolo villaggio ucraino, nella Trachimbrod del 1700, e poi negli anni della tragedia bellica. Questo dà modo a Foer di alternare almeno tre differenti registri, quello fortemente ironico, grottesco, leggero, dai risultati spesso esilaranti di Alex; quello favolistico, quasi surreale ...

Viaggiare è il mio peccato, Christie

Scritto da: il 06.01.10 — 1 Commento
Chi di voi ha letto la mia recensione sull'autobiografia della Christie apparsa qua su Liblog, si ricorda forse che parlai di come l'essere viaggiatrice avesse condizionato il suo modo di vivere, specialmente a partire dal secondo matrimonio con l'archeologo Max Mallowan. Viaggiare è il mio peccato apparve nel 1946 sotto il nome esteso di Agatha Christie Mallowan, quasi a voler avvertire già da subito come il lettore dovesse aspettarsi qualcosa di diverso dal solito giallo. Il libro viene spesso indicato come la seconda autobiografia della popolare scrittrice, anche se non l'ho mai trovata una definizione propriamente corretta. Siamo negli anni trenta del secolo scorso, il Medio Oriente spartiva i suoi tesori con i paesi disposti a finanziare spedizioni archeologiche nelle sue terre e tra questi l'Inghilterra era ai primi posti. La nostra viaggiatrice impenitente ci racconta episodi sparsi della sua esperienza al seguito degli scavi del marito in Siria ed il risultato, reso con uno stile frizzante e ironico che non troviamo spesso nei suoi gialli, fa più pensare a un taccuino di viaggio che a una biografia vera e propria. Nei lunghi mesi di soggiorno nei luoghi dello scavo, nel deserto tra la Siria e L'Iraq, il gruppo archeologico formato da Max Mallowan, dai suoi aiutanti e da Agatha stessa, viveva a stretto contatto con le popolazioni locali ma ricreava anche quel dorato isolamento, in questo caso soprattutto mentale, che era usuale trovare negli inglesi delle colonie dell'Impero. Le diverse etnie con cui la nostra scrittrice si confrontava vengono raccontate con affettuosa ironia che non è mai scherno, con parecchi pregiudizi scevri però di alterigia e, piuttosto, un po' ingenui (ma di questo ce ne accorgiamo forse solo noi lettori moderni, che prendiamo in mano lo scritto diversi decenni dopo). In tutto questo salta anche all'occhio la sincera ammirazione di un'osservatrice curiosa per le ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple