Forse non tutti sanno che sono una grande appassionata della saga di Harry Potter, anche se non arrivo alle esagerazioni di qualche mio conoscente. Ho tutti gli Harry Potter in fila in libreria e ne ho regalata qualche copia agli amici. Come se non bastasse amo le favole e ho una collezione di fiabe tradizionali di quasi tutti i paesi del mondo. Non potevo farmi mancare, quindi, Le fiabe di Beda il Bardo, che tanta parte hanno nella conclusione delle vicende di HP.
Per chi ha letto i libri della Rowling le fiabe sono un’ottima prosecuzione della lettura, e un buon complemento per rileggere il settimo libro in vista dell’uscita del film; per chi non fosse interessato alla saga di HP sono comunque belle favole, con piccoli rovesciamenti di ruolo rispetto a quelli a cui siamo abituati, con la loro morale chiara. Infine, se mai servisse un motivo in più, la Salani destina i proventi ad un’associazione benefica fondata dalla Rowling e dalla dalla parlamentare europea Emma Nicholson, il Children’s High Level Group (rinominato “Lumos” – e chi ha letto HP capirà perché).
La struttura delle fiabe è esattamente quella studiata da Propp: eroe, antagonista, aiutante sono figure senza alcune ambiguità e anche il dipanarsi dell’intreccio ricalca le orme di tanta favolistica tradizionale europea. La differenza, chiaramente, sta nell’uso della magia che è condizione naturale in partenza e non accidente – positivo o negativo – della trama: nessuna fata buona o strega cattiva a condizionare il percorso dell’eroe.
I temi sono sempre gli stessi: l’inganno svelato, il figlio scontroso che impara la convivenza e la compassione, il desiderio di manipolare la vita che viene punito, e il rapporto con la morte, costante soprattutto nelle favole più popolari. Come in ogni favola che si rispetti c’è sempre un insegnamento da trarre, anche se non sempre scontato come potrebbe apparire: vero è che le virtù trionfano sempre, alla fine, e che il cattivo o il gretto sono destinati a cambiare, ma ci sono anche altre morali, tra cui quella dell’integrazione, che sono disseminate lungo le pagine. Tutto senza alcuna parte stucchevole o tendenza cattedratica.
Anzi, nelle note di commento di Albus Silente che chiosano ogni fiaba ci sono riflessioni e considerazioni profonde, nonché qualche concessione all’ironia verso quelle storie per bambini piene di coniglietti rosa e dolcissimi gattini, in cui nulla di male succede mai e che mancano, quindi, della benché minima rappresentazione dei meccanismi del mondo: come diceva qualcuno più saggio di me, “le favole sono importanti perché ci insegnano che i draghi esistono, ma che possono essere battuti”.
Se avete voglia di svecchiare il vostro repertorio di fiabe per bambini e andare oltre Spera di sole e le tre melarance, questo libro sicuramente fa per voi e per i vostri figli.
Marked, di primo acchito, ricorda un po’ Harry Potter e le sue (dis)avventure: la nostra protagonista, Zoey, è una giovane liceale normalissima, con una vita non esattamente felice, una famiglia a pezzi e il disperato bisogno di sentirsi accettata e parte integrante di un gruppo che un giorno viene marchiata da un Ricercatore di vampiri, costringendola a lasciare la sua scuola per la Casa della Notte, la scuola speciale per vampiri.
La peculiarità del vampirismo nel mondo costruito dalle due autrici – madre e figlia – è che non si diventa vampiri per il morso di un altro vampiro: la trasformazione avviene biologicamente durante lo sviluppo dell’adolescenza.
È una cosa normale, tant’è che la trasformazione è una cosa che si studia nei comuni licei, nelle ore di biologia; nonostante ciò, e nonostante il fatto che molti attori di successo siano vampiri, la maggioranza delle persone vede i vampiri come mostri – e la mentore di Zoey, la somma sacerdotessa della Casa della Notte ne attribuisce la colpa a Dracula di Stoker.
Non tutti coloro che iniziano la trasformazione riesce a portarla a termine: uno su dieci muore prima di aver raggiunto l’ultimo anno della scuola.
Zoey, tuttavia, non è una vampira come tutte le altre: la dea venerata dai vampiri, Nyx, la sceglie come suoi “occhi e orecchi” sulla Terra. Questa scelta, dovuta al fatto che Zoey è di sangue cherokee e ha in sé un miscuglio di antico e moderno, la porta ad avere dei poteri fuori dall’ordinario e ad essere la naturale rivale di Afrodite, la candidata a divenire la nuova somma sacerdotessa della Casa della Notte. Pensate a Draco Malfoy al femminile, con una buona dose di libertinaggine in più e avrete un ritratto molto simile di questo personaggio.
Il libro è scritto in prima persona ed è narrato dalla viva voce di Zoey: il linguaggio è colloquiale, fresco, infarcito del gergo giovanile ed è aderentissimo al carattere e all’età della protagonista.
Marked è stata una lettura molto piacevole: scorre velocemente, ha un ritmo incalzante, uno stile spesso ironico e dei buoni personaggi che, anche se non del tutto originali, sanno coinvolgere e creare una certa empatia. Se c’è una cosa che può risollevare anche il più stereotipato dei romanzi è una scrittura avvincente, e le due Cast ne hanno pieno possesso.
La storia si conclude con diversi punti interrogativi e con molte zone d’ombra sull’universo dei vampiri, che scopriamo mano a mano assieme a Zoey: non c’è da stupirsi, visto che ho scoperto che i libri saranno in totale sette. Chi ha detto Harry Potter?
In definitiva, nonostante non sia del tutto originale e appartenga a un filone super sfruttato (o forse proprio per questo) Marked è un libro che si divora in pochi giorni, molto gradevole e che dà una ventata di freschezza a un genere che sta lentamente sommergendosi nelle stesse storie.