Tutti gli articoli su gatti

Simon’s cat, Tofield

Scritto da: il 12.04.10 — 2 Commenti
Come saprete, qui la famiglia pelosa s'è allargata, aggiungendo un gatto ai due cani di casa. E da quando è arrivato Algernon, il principe indiscusso, ho ricominciato dopo anni a fare considerazioni sui gatti che sono più o meno comuni a tutti quelli che vivono con loro. Così ho cominciato anche una serie di letture sull'argomento, tra cui il semiserio Simon's cat, di Simon Tofield. Molti di voi lo conosceranno già attraverso il suo famosissimo canale Youtube, in cui si trovano molti video esilaranti sulla coabitazione dell'umano Simon e del suo gatto, e sulle avventure di quest'ultimo con la neve, gli uccellini intorno alla casa e persino il cane. Nel libro l'andazzo è più o meno lo stesso, con la sola differenza che Tofield riesce a cogliere in un fermo immagine le caratteristiche salienti. Quelli immortalati nelle vignette del libro sono gli atteggiamenti che chiunque abbia un gatto conosce più che bene: un insieme di alterigia e goffagine, bonaria prepotenza, fame atavica e quel pizzico di follia dispettosa che siamo abituati a vedere quotidianamente. Sfogliando le pagine non si può fare a meno di pensare "è il mio Fuffi" (o comunque lo abbiate chiamato). A chi di voi gattolici praticanti non è mai capitato di portare a casa un giocattolo, magari complesso e pieno di possibili attività, per vederselo snobbato in favore della semplice scatola di cartone che lo conteneva? O di trovare il Nerone di turno placidamente sdraiato sui vestiti stesi ad asciugare, "miracolosamente" caduti dallo stendino? Ecco, questo è il genere di cose che vi faranno sorridere mentre sfoglierete questo libro. E sorriderete tanto, raffrontando il vostro gatto a quello raffigurato da Simon, modellato a immagine dei sui suoi tre discoli. Il tratto è molto semplice ed efficace, e Tofield dimostra la capacità di sintesi del raccontare un'intera storia in una sola ...

Fottiti, pinguino!, Gasteier

Scritto da: il 08.03.10 — 1 Commento
Chi mi legge di frequente sa che amo molto gli animali, quasi senza distinzione di specie; tuttavia sono anch'io abbastanza infastidita dall'invasione di micetti e altri cuties più o meno dovunque. Mi sono quindi lasciata attirare, non più di qualche settimana fa, da Fottiti, pinguino! col suo titolo irriverente e la promessa di un po' di sana ironia. Non è un romanzo ma una raccolta dei post dal blog Fu penguin, gestito dall'americano Matthew Gasteier, per chi ama gli animali ma non ne può più di Virgola e compagnia cantando e dell'invasione di pupazzetti, gadget, micette col fiocco rosso. Ogni pagina è composta da un'immagine e un post, con l'aggiunta di alcuni box "lo sapevate che" con battute sui vari animali, domestici e non. È una carrellata veloce sulle moltissime razze presenti in natura, da quelle a cui siamo più abituati a quelle che non ricordiamo nemmeno esistano, e il blog è stato aggiornato fino a novembre con animali più che strani. L'autore si rivolge direttamente all'animale in questione, in un litigio virtuale per mostrarne gli atteggiamenti stupidi, i caratteri fastidiosi, gli sguardi ingannatori, e cedendo di tanto in tanto a momenti di tenerezza (quasi) involontari. Purtroppo la trasposizione di post in forma cartacea non ha la stessa efficacia che nel suo mezzo nativo: quello che in rete diverte per la brevità e il tono sopra le righe a lungo andare stanca e sembra fuori luogo in forma di libro. Tuttavia provando una lettura casuale e non continuativa si può trovare una buona via di mezzo. L'ironia, sempre presente, risulta spesso carica per l'uso continuo di parolacce che, in italiano, hanno un significato differente e non vengono certo usate come interiezioni. Insomma, un libro grazioso se preso a piccole dosi, con una scrittura sintetica e irriverente e moltissime immagini, in grado di farvi sentire meno ...

I 100 cani e i 100 gatti che hanno cambiato la storia

Scritto da: il 24.12.09 — 1 Commento
Messe ocus Pangur Bán, cechtar nathar fria saindan: bíth a menmasam fri seilgg, mu memna céin im saincheirdd. (Monaco benedettino anonimo, gaelico, 9° o 8° secolo) Eccolo, è giunto a bussare lo spirito del Natale. Forse con meno umorismo nelle tasche rispetto agli anni passati, sarà per quella barba incolta, per il rosso sbiadito o per le renne più silenziose del solito, ma tra i suoi doni ha portato della nostalgia. Così, mentre cercavo una lettura da consigliarvi, perso tra i dorsi sonnecchianti nella libreria e con le dita infreddolite alla ricerca del calore che sanno trasmetterti i libri amati, ho cominciato a sentire dei piccoli rumori. Eh? Sembrava come se tante zampette si muovessero all'unisono, per scalpitare o artigliare tutte quelle parole di carta. Incuriosito, ho preso a togliere i volumi per raggiungere la fonte di quei guaiti e miagolii. I rumori si facevano insistenti, come se mi stessero guidando. Mentre osservavo le copertine dei libri, tornavano alla mente i momenti in cui li avevo tra le dita, le occasioni in cui mi ero ritrovato a leggerli. Come accade con le fotografie, la memoria di ciò che ci ha colpiti era ancora lì, pigra e sonnecchiante ma non era andata via. Quando ho finalmente raggiunto la fonte delle misteriose manifestazioni sonore, quasi tutti gli scaffali della libreria erano vuoti tranne uno. Il pavimento non si vedeva più, ricoperto com'era dai volumi. Su quell'unico scaffale, guaivano e miagolavano, due libretti stringendosi tra loro per il freddo. Con tenerezza li ho presi in braccio, quasi volessi coccolarli da tanta agitazione. E pian piano, vuoi per il caldo della stufa o perché li sfogliavo senza fretta, avevano preso a calmarsi e raccontarmi di loro, di come lo vedevano il corso della storia. Consapevoli o inconsapevoli, forse proprio come noi, circa la direzione del destino, tutte queste zampette, più e più ...

Il gatto che cadde dal sole, Navarra

Scritto da: il 15.01.09 — 6 Commenti
Se, per molti versi, ci sono libri che non andrebbero pubblicati ma che trovano spazio sugli scaffali delle librerie, esistono anche (pochi) libri molto interessanti che per caso, sfortuna o contingenza restano chiusi in un cassetto. Fortunatamente, nell'era del Web, il cassetto diventa  ogni tanto un ebook gratuito, come nel caso del romanzo Il gatto che cadde dal sole. Sul sito dell'autore, Simone Maria Navarra, è infatti possibile scaricarlo in versione integrale PDF, sia per la visualizzazione a schermo sia per i lettori portatili. Non che la lettura a schermo sia particolarmente comoda, specie nel caso di un romanzo; ma fra leggere scomodamente e non leggere per me è sempre preferibile la prima opzione. Il romanzo è una vera e propria favola che ha per protagonisti assoluti i gatti, pur con qualche comparsata umana di poco conto. La loro vita, le abitudini, i pensieri, sono raccontati attraverso la crescita del piccolo Nessuno, trovatello misterioso. Quello che seguiamo è il suo primo anno di vita, che corrisponde per noi umani a quell'intervallo che ci porta dalla nascita fino alla maggiore età; si può quindi considerare appieno un romanzo di formazione, secondo il significato classico del termine, in cui il protagonista muta consapevolezza nel corso del testo. Nessuno introduce il lettore alla vita della colonia, ai rituali, alle gerarchie, ma soprattutto alla filosofia - o religione - gattesca, quella che vede nel dio del Sole il principio primo del mondo. Impariamo anche a guardare il mondo dalla sua prospettiva, ovvero da quel peculiare angolo visuale che ci deforma fino a renderci giganti mostruosi. La scrittura è necessariamente semplice, consona alla narrazione di una fiaba, con uno stile comprensibile e lineare, uno svolgimento ben definito e un'azione fluida. Sorpresa piacevole è trovare meno errori di quanti non se ne colgano nei libri pubblicati, anche di grossi editori. Agli amanti ...

Intervista a Daniele Bonfanti (Melodia)

Scritto da: il 01.12.08 — 1 Commento
Data la sua disponibilità, abbiamo approfittato di Daniele Bonfanti per saperne di più sul suo romanzo Melodia, Quanto è stata impegnativa la ricerca storica che hai dovuto fare? Difficile quantificare, perché ci sono sia cose studiate per il libro, sia cose già studiate, sia cose approfondite per l'occasione, di cui avevo soltanto nozioni sommarie. Comunque tanti libri e alcuni anni, infatti ho 12 raccoglitori fitti di appunti (e schizzi, e mappe, e schemi, quindi non solo documentazione storica) come "materia prima" per Melodia. Nel tuo romanzo ci sono molti elementi mistici o esoterici, da dove deriva questo interesse? Questi argomenti mi hanno sempre affascinato, fin da molto giovane. Diciamo che sono attratto da tutto ciò che è insolito, ma "potrebbe essere", più che dal puramente fantastico; per cui il territorio dell'esoterismo, collocandosi in una fascia borderline in questo senso tra reale e immaginario, è per me denso di spunti. La musica è centrale nella storia e nella tua vita, così come i gatti: possiamo leggere il romanzo come una sorta di tributo a due dei tuoi amori? Diciamo che è anche un tributo; ma soprattutto gatti e musica sono stati fonte del nocciolo, o "core" per dirla in modo figoso, del romanzo. Ho visto che hai ritagliato dei piccoli cammei per te stesso, per Strumm e forse altri che non ho colto... Sì, ce ne sono anche altri. Per esempio il libro che vede Mattia a casa della signora di Venezia, di cui descrivo solo la copertina, è L'Ombra del Dio Alato di Danilo Arona, mio Oscuro Maestro. Quel libro è stato molto importante per la concezione di alcuni temi di Melodia. Questo cammeo, come quello a Strumm, è una sorta di attestato di stima nei confronti di autori che - appunto - stimo. Ce ne sono poi altri, alcuni coglibili da pochi; mi piace giocare con questi riferimenti ...

Melodia, Bonfanti

Scritto da: il 27.11.08 — 3 Commenti
Ormai lo saprete, non sono esattamente una fan dei thriller. Ma quando ho bisogno di staccare, di alleggerire la mia giornata, mi dedico a letture profondamente di genere, come, in questo caso, Melodia di Daniele Bonfanti. Gli elementi del thriller ci sono tutti, il mistero sulle origini, il pericolo mortale, l'azione concitata che spezza la linearità della vita del protagonista; a questi si va ad aggiungere l'elemento esoterico, la ricerca della Verità celata. L'intreccio, fedele al suo nome, è molto intricato, formato da un canto ed un controcanto distinti che compongono un unico quadro: da un lato una storia di angeli, demoni e profezie, dall'altro la Storia della terra e il suo senso. La narrazione procede affrontando i grandi misteri irrisolti della storia umana, dall'Ordine dei Templari alle dettagliate conoscenze astronomiche delle antiche civiltà, ripercorrendo per gran parte anche la storia del cristianesimo. Presenza importante, come nella vita dell'autore (che si è ritagliato un cammeo nel libro), i felini, che sono non solo comprimari ma personaggi fondamentali nello sviluppo della trama, e il cui ruolo si chiarisce solo al termine del romanzo. Lo scioglimento infine ha il sapore del sogno o dell'illusione, quella sensazione di avvenimento da dormiveglia, che lascia una patina di sospensione e incertezza aggiuntiva, velando invece di svelare. La scrittura è sintetica, diretta, rapida, benché alcune volte, data la corposa quantità di informazioni, sia necessario rallentare un po' il passo della lettura, specie per chi non è particolarmente incline a questi temi o non ne abbia conoscenza. Nell'insieme un libro intrigante, da leggere, come ho fatto io, in una giornata uggiosa, con una coperta addosso e il proprio animale da accarezzare. In questo caso, meglio se gatto.

Storie di animali e altri viventi, Asor Rosa

Scritto da: il 21.11.08 — 8 Commenti
Un animale, il suo diario, la vita con un bibliomane... sembra che Firmino, la tarma Marta e gli insetti di  Weiss siano in buona, ottima compagnia. Nessuna causa di plagio però a questo libro, dato che è già alla nona ristampa dal 2005, e che è stato scritto da Alberto Asor Rosa. Storie di animali e altri viventi è uno dei suoi due libri di narrativa (l'altro è L'alba di un mondo nuovo) e affronta il tema della convivenza di pelosi umani e pelosi quadrupedi dalla prospettiva di questi ultimi. Se gli altri testi che ho citato sull'argomento oscillano tra la fiaba, la satira ed il pulp (in stretto ordine), questo è quasi un'autobiografia ironica scritta con un'ottica rovesciata, vista dal basso dei quattrozampe. Gli umani sono anche questa volta comprimari, destinati ad essere analizzati impietosamente secondo due prospettive e due filosofie apparentemente divergenti, quella del gatto e quella del cane di casa. Ma lungo il romanzo le due coscienze sono destinate a scontrarsi, incontrarsi e, in qualche modo, unirsi. Giappone, animali, lettura, cultura, e già dalle prime pagine è stato un colpo di fulmine: trovare i miei argomenti preferiti dispiegati nell'arco di una ventina di pagine ed in un modo così frizzante non poteva che conquistarmi. Asor Rosa, poi, è abilissimo nel tratteggiare le differenze psicologiche principali delle due razze di cui ci parla, cani e gatti, senza cadere negli stereotipi diffusi sui loro atteggiamenti e sulla loro intelligenza; con grande sensibilità racconta emozioni ed esperienze del vissuto comune di questa famiglia mista. Il brio diminuisce un poco verso la fine, lasciando il posto a riflessioni più mature, su convergenze e divergenze tra le specie e sui temi universali, come è consono ad una biografia che accompagna dalla nascita alla fine della vita. Su stile e scrittura ho poco da dire: Asor Rosa è meritatamente famoso ...

Hana Deka e i cuccioli – Adorabili cani (gatti)

Scritto da: il 01.08.08 — Comments Off
Magari Hana Deka non vi dice niente, ma l'immagine qui sopra sicuramente sì. Adesso oltre ai poster classici, che si trovano dappertutto, si trovano anche due libricini, piccoli e levigati, con le immagini del famoso fotografo Yoneo Morita dedicate agli amici quadrupedi. Hana Deka significa più o meno "grosso naso", che è quel che si nota di più nelle fotografie con lente "fisheye" di Morita. Certo, ormai si trovano molte imitazioni del suo stile, ma le sue foto hanno un che in più, una sorta di empatia tra l'artista e il suo soggetto. Sono rimasta alquanto incerta sulla categoria, ma credo di poterlo inserire a tutti gli effetti tra i libri d'arte, non importa il soggetto o la dimensione: le fotografie sono estremamente accurate, nitide, la carta è patinata, le citazioni inserite appartengono al repertorio librario. Insomma piccolissimi volumi stampati con grande cura. Il contenuto letterario non è sempre all'altezza dei nasi che sbirciano curiosi dalle pagine, ma poco importa agli amanti degli amici quadrupedi, ed ai bambini cui questo libretto sembra rivolto. I cuccioli immortalati ispirano immediata tenerezza, coi loro sguardi liquidi e quell'aria buffa che sanno avere, le pose goffe e curiose. Buono da sfogliare coi bambini per far vedere quante forme possa avere l'amore. Ottimo per ricordarsi adesso che è estate di quanti cani e gatti attendano nei canili qualcuno disposto a ricambiare almeno in parte la loro grande carica d'affetto.

Da un gattofilo impenitente… – Il gatto di Baudelaire e altri gatti, Paronuzzi

Scritto da: il 11.06.08 — 8 Commenti
I gatti sono la forma di vita più evoluta sul pianeta. Su ciò, a mio viso, non c'è nulla da dire, è impossibile controbattere, ne sono certo a tal punto che nel mio profilo di blogger ho scritto: «Gattofilo impenitente, sono fermamente convinto che all'estinzione del genere umano i felini domineranno la Terra». Queste poche righe dovrebbero ampiamente giustificare la decisione di leggere Il gatto di Baudelaire e altri gatti, simpatica antologia a cura di Alessandro Paronuzzi, veterinario e, proprio per questa ragione, uomo meritevole della mia stima. I brani selezionati spaziano dalle poesie di Baudelaire, Pascoli e Apollinaire, a pagine tratte da romanzi, racconti o appunti di Doris Lessing, Gianni Rodari, Mark Twain, Alberto Moravia, Carlo Collodi, Esopo e William Burroughs. Il fatto che così tanti illustri personaggi abbiano dedicato opere, o frammenti d'opere, al più piccolo e delizioso tra i felini, dimostra che in fondo l'uomo è un animale intelligente (ad ogni modo non intelligente quanto un gatto!). Tralasciando il faceto per il serio e tornando quindi a parlare di mici e non di uomini, il libro in questione è una piacevole lettura. Diviso per capitoli intitolati: La gattità («è un'entità/fissa e superba/di cui gli uomini sono/totalmente sprovvisti» Dario Bellezza),  Gatti di strada, strade di gatti, Il grande cacciatore o altri più tristi come Il grande addio, il volume  traccia una mappa ideale, ma sommaria, di quanto e come la figura del gatto abbia occupato, ed occupi, l'immaginario umano. Dalla dea Bastet alle navi persiane, dai roghi medioevali alle odierne gattare, poco o nulla viene tralasciato da Paronuzzi. Caldamente consigliato a artisti, geni (in qualunque campo, dall'astrofisica al pattinaggio), poeti e gattofili, e altresì auspicabile che topi, cani (non tutti in verità!) e stupidi si astengano dalla lettura. PS Per quanto concerne chi non ha in stima i gatti, basterà citare Burroughs: «l'odio ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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