Tutti gli articoli su Fumetto

Notti Eterne, Gaiman & Autori vari

Scritto da: il 30.11.10 — 1 Commento
Vado di nuovo a pescare nella vasta produzione del mio idolo, perché mi hanno appena prestato una raccolta che mi mancava: l’ultima incursione di Gaiman nel mondo che l’ha reso famoso, quello di Sandman. Notti Eterne è stato pubblicato da Magic Press ed è un insieme di racconti illustrati. Qui, autori molto famosi sulla scena internazionale che si confrontano con gli Eterni. Chi non ha familiarità con l’universo di Neil dovrà forse sapere che gli Eterni sono le entità attorno a cui tutto ruota: sono sette fratelli, sette esseri superiori agli dei ed i loro nomi sono Morte, Delirio, Disperazione, Distruzione, Desiderio, Destino e – infine – Sogno. Gli Eterni si nutrono di tutto ciò che accomuna non solo gli esseri umani, ma tutti i viventi, in tutte le dimensioni ed i pianeti. Per questo sono superiori alle divinità, che cessano di avere potere quando gli umani li dimenticano. Ad ognuno di essi Gaiman dedica un racconto in cui, coadiuvato da un diverso disegnatore, riprende le atmosfere del suo capolavoro per crearne di nuove. Le differenti tecniche utilizzate si sposano a perfezione con i temi trattati. Ad esempio, il racconto di Desiderio è “interpretato” magnificamente dai disegni del nostro Milo Manara: la storia parla di una donna che – attraverso l’incontro con l’Eterno – riesce a sposare l’uomo dei suoi sogni ma dovrà imparare a sue spese che ottenere ciò che si desidera non sempre coincide con l’essere felice. Nelle sinuose figure di Manara, sempre sull’orlo del raffinato erotismo, riconosciamo ciò che davvero il Desiderio significa: una mancanza che non può essere colmata. Il capitolo dedicato a Morte ci riporta invece in una Venezia del Settecento, dove un alchimista è riuscito a trovare una formula per ripetere sempre lo stesso giorno e sfuggire, così, alla simpatica ragazzina dark che Neil Gaiman è riuscito ...

Il pazzesco mago Wiz, Parker e Hart

Scritto da: il 15.11.10 — 2 Commenti
Ogni tanto a ripescare dai vecchi bauli, dagli angoli dimenticati delle librerie, si scoprono libri attuali, che potrebbero essere stati scritti non più tardi di ieri ma invece appartengono a qualche decade fa. È la sensazione che ho avuto leggendo Il pazzesco mago Wiz, edito per Mondadori nel 1974 e da allora piuttosto – ingiustamente – obliato. Sono strisce realizzate dagli stessi Parker e Hart famosi per essere i creatori di B.C., di maggior successo, e che portano lo stesso accento satirico e successo con sé. Questa volta il soggetto è molto diverso, e molto attuale: protagonista un regno con le sue storie, i suoi personaggi tipici. I protagonisti sono tanto semplici da risultare iconici: un regnante-dittatore molto basso e molto vanesio, un mago di corte svampito, il nostro Wiz appunto, guardie dalla lingua lunga, un buffone ubriacone e un popolo povero, ironico e sempre nei guai. Attorno a questi caratteri si sviluppano una serie di vignette satiriche che potrebbero essere pensate dai vignettisti moderni. Ognuno di loro infatti è una caricatura, come si può intuire anche dal tipo di tratto utilizzato, deformante e divertente già di per sé; e i testi caustici seppur brevi fanno sorridere ancora, senza dover ricorrere ad artifici o all'uso sempre più diffuso del turpiloquio come forma di intrattenimento. Straniante anche il fatto che il regno sia attualizzato, con forti anacronie che fanno risaltare ancora di più i tratti moderni. Non so dire chi stessero parodiando allora i due autori, so però che due o tre riferimenti attualissimi mi vengono in mente, senza dovermi sforzare più di tanto. Se volete farvi una risata distesa e ritrovare un sapore antico di battute caustiche e ironia, questo è sicuramente il fumetto giusto.

Kanon, Saito

Scritto da: il 02.11.10 — 1 Commento
La mangaka giapponese Chiho Saito è conosciuta dagli appassionati soprattutto per La rivoluzione di Utena, in cui – nonostante l’ambientazione scolastica, omaggiava a piene mani il capolavoro di Ryoko Ikeda Versailles no bara, da noi conosciuto come Lady Oscar. A mio parere, però, l’autrice ha dato alle stampe storie ben più interessanti, per intreccio e caratterizzazione dei personaggi; una di queste è Kanon, da noi pubblicato nella collana “Amici” della Star Comics. Kanon è il nome della protagonista, una fanciulla nata e cresciuta in Mongolia. Gli ideogrammi che lo compongono - 花音 – significano “fiore” e “musica” ed è alla musica ed ai paesaggi della sua terra che la ragazza è legata maggiormente. Nonostante sia cresciuta in una regione selvaggia, infatti, Kanon ha un innato talento per il violino. Quando il compositore giapponese Tendou Kawahara la scopre, per lui è amore a prima vista. Dopo la morte della madre della ragazza, l’unica famiglia che lei conosca, l’uomo fa di tutto per portarla in Giappone con l’obbiettivo di renderla famosa. Purtroppo il mondo della musica non è semplice e Tendou è costretto a chiedere aiuto a Gen Mikami, il più giovane, famoso e arrogante direttore d’orchestra che si conosca. Kanon infrange il suo cuore di pietra grazie al proprio talento e alla propria dolcezza, ma è distratta dalla ricerca incessante del padre che non ha mai conosciuto. Pian piano, però, anche Tendou deve arrendersi: tra Kanon e Mikami c’è un’attrazione irresistibile che va ben oltre la comune passione per la musica. Il mondo crolla quando Kanon apprende che Mikami, quando era solo un ragazzo, aveva compiuto un lungo viaggio in Mongolia ed aveva incontrato una donna più vecchia di lui che l’aveva accolto nel suo letto. Il trauma di scoprirsi padre e figlia, il senso di ...

Il tesoro della miniera, L’Amour

Scritto da: il 24.09.10 — 1 Commento
Ho letto da qualche parte (ma non ricordo dove) che un libro nasce da una domanda che l’autore pone a se stesso... personalmente trovo più ovvio che leggere un libro serva a dare risposta a una domanda. Per il romanzo di cui vi parlo oggi la domanda, era pressappoco: «Com’è scritto un romanzo western?». Sarà che i western sono troppo abituato a vederli al cinema (o su qualche fumetto), ma proprio non riuscivo a immaginarmi la versione letteraria di una delle pellicole di Ford. Per fortuna l’opera era su un carretto tarmato… La trama del Tesoro della miniera è piena di sangue, sudore e polvere da sparo! In pieno territorio apache un uomo ha trovato l’oro. Estrarlo è pericoloso a causa degli indiani e dei banditi quindi, lui sua moglie e sua sorella vivono ogni giorno con il terrore di essere scoperti. Nel frattempo due uomini attraversano il deserto: un ricercato e un cacciatore di taglie. Quando le loro strade s’incontreranno ci sarà da sparare, per la vita, l’amore e tanto oro! Sul frontespizio del libro l’autore, Louis L’Amour, è presentato come "Lo scrittore del west più letto al mondo". Non so se ciò sia vero, ma, di sicuro, ha saputo mettere in un romanzo di poco più di cento pagine tutti gli ingredienti di un western: uomini che sono uomini, donne dal sangue caliente, indiani cattivi e canyon arroventati dal sole. In più lo scrittore aggiunge una buona conoscenza del territorio americano, della vita di frontiera nonché di flora e fauna. Il libro, in generale, è scritto bene e sembra davvero di leggere un film! La narrazione è scorrevole e un paio di scene si distinguono per pathos e romanticismo. La trama è un po’ scontata e l’approfondimento psicologico, anche se presente, lascia dei personaggi tanto stereotipati che dopo un po’ non ...

Supernatural – Le Origini, Johnson e Smith

Scritto da: il 20.07.10 — 4 Commenti
Sono un’appassionata di un “certo” genere di telefilm. Ho sofferto quando Buffy ha dovuto separarsi dal suo fidanzato vampiro Angel, ho pianto quando Spike si è sacrificato per l’umanità, sto aspettando che Superman impari a volare…e mi è pure dispiaciuto quando le tre streghette modaiole hanno dovuto eliminare Cole/Belthazor, il demone più affascinante della Storia. Insomma, per me non ci sono medici, non esistono poliziotti né “signore in giallo” e mi annoio con le astronavi: l’unico genere che davvero mi acchiappa è il sovrannaturale. Ho fatto questa premessa perché al centro della recensione di oggi c’è il fumetto che fa da prequel a una delle serie tv più belle del decennio, secondo il mio modesto parere: Supernatural. Il telefilm parla di una famiglia distrutta, di un’America fatta di sonnolente cittadine che nascondono orrori inimmaginabili e di due fratelli costretti ad affrontare l’impossibile. Comincia con l’ex marine John Winchester che vede la moglie Mary arsa viva da un demone con gli occhi gialli ed è costretto a fuggire con i figli piccoli, Dean e Sam. Mentre le avventure televisive parlano dei due ragazzi una volta cresciuti e dei loro quotidiani combattimenti contro le creature malvagie che infestano la nostra realtà, il fumetto si concentra su John e racconta ai fan come un uomo tutto sommato mite e normale arrivi a diventare il fortissimo Cacciatore di demoni che abbiamo conosciuto sui nostri schermi. Laddove il disegno lascia molto a desiderare – scordatevi le tavole alla Todd McFarlaine, siamo davanti ad una grafica grezza, fatta quasi esclusivamente di luci ed ombre e caratterizzazioni squadrate prive di sfumature anche nella colorazione – è l’intensità del testo e della storia a far meritare a questo albo il prezzo di acquisto. Il linguaggio è diretto, a tratti rozzo (non scordiamoci che iniziamo a conoscere il mondo dei cacciatori, che ...

Morte ai cavalli di Bladder Town, Lise e Talami

Scritto da: il 11.06.10 — Comments Off
Dopo il successo di Quasi quasi mi sbattezzo, un libro di cui si è parlato molto, il dinamico duo Lise & Talami torna con un nuovo volume, pubblicato questa volta per I quaderni di Ernest: Morte ai cavalli di Bladder Town. Ma laddove Quasi quasi mi sbattezzo era una cronaca a fumetti di un disagio morale e di un reale percorso di esistenza raccontato con intelligenza ed ironia, questa nuova storia è invece un tuffo nell’universo narrativo più immaginifico e delirante dei due fumettisti padovani. Ambientato in un west surreale e grottesco, in un piccolo villaggio che sembra uscito dalla mente confusa di un Sergio Leone in acido, la Bladder Town del titolo appunto, il racconto parte come la più classica delle storie d’amore tormentate ma si sviluppa ben presto in un visionario mistery con l’arrivo del losco Edgar J. Tuna e la morte tanto improvvisa quanto spettacolare di tutti i cavalli della piccola cittadina. Ma raccontare la trama di questa graphic novel alquanto sui generis sarebbe davvero ingeneroso e oltretutto si rivelerebbe un tentativo di improbabile riuscita. Vi basti sapere che incontrerete in questo delirio molto ben organizzato una galleria di personaggi assolutamente notevole: la bella Violett Scarlett e il suo stuolo di pretendenti, il di lei padre fonte inesauribile di esilaranti citazioni pseudo-bibliche, il Genio del Barattolo, Elzie e - ovviamente - tantissimi cavalli, anche liofilizzati. Il risultato è una storia tanto sorprendente quanto poco lineare, la narrazione si prende molte libertà e si avvale del tratto semplice ma ricercatissimo di Alberto Talami per un effetto finale di grande impatto, anche visivo. E se non si capisce forse proprio tutto-tutto alla primissima lettura, questo non fa che aumentare l’effetto straniante e un po’ onirico del racconto. Da segnalare la grande cura riposta nella presentazione, intesa come stampa e scelta dei materiali e ...

Simon’s cat, Tofield

Scritto da: il 12.04.10 — 2 Commenti
Come saprete, qui la famiglia pelosa s'è allargata, aggiungendo un gatto ai due cani di casa. E da quando è arrivato Algernon, il principe indiscusso, ho ricominciato dopo anni a fare considerazioni sui gatti che sono più o meno comuni a tutti quelli che vivono con loro. Così ho cominciato anche una serie di letture sull'argomento, tra cui il semiserio Simon's cat, di Simon Tofield. Molti di voi lo conosceranno già attraverso il suo famosissimo canale Youtube, in cui si trovano molti video esilaranti sulla coabitazione dell'umano Simon e del suo gatto, e sulle avventure di quest'ultimo con la neve, gli uccellini intorno alla casa e persino il cane. Nel libro l'andazzo è più o meno lo stesso, con la sola differenza che Tofield riesce a cogliere in un fermo immagine le caratteristiche salienti. Quelli immortalati nelle vignette del libro sono gli atteggiamenti che chiunque abbia un gatto conosce più che bene: un insieme di alterigia e goffagine, bonaria prepotenza, fame atavica e quel pizzico di follia dispettosa che siamo abituati a vedere quotidianamente. Sfogliando le pagine non si può fare a meno di pensare "è il mio Fuffi" (o comunque lo abbiate chiamato). A chi di voi gattolici praticanti non è mai capitato di portare a casa un giocattolo, magari complesso e pieno di possibili attività, per vederselo snobbato in favore della semplice scatola di cartone che lo conteneva? O di trovare il Nerone di turno placidamente sdraiato sui vestiti stesi ad asciugare, "miracolosamente" caduti dallo stendino? Ecco, questo è il genere di cose che vi faranno sorridere mentre sfoglierete questo libro. E sorriderete tanto, raffrontando il vostro gatto a quello raffigurato da Simon, modellato a immagine dei sui suoi tre discoli. Il tratto è molto semplice ed efficace, e Tofield dimostra la capacità di sintesi del raccontare un'intera storia in una sola ...

Zagor contro il vampiro, Nolitta-Ferri

Scritto da: il 01.04.10 — 5 Commenti
Sul finire degli anni 60 Sergio Bonelli muoveva i primi passi come sceneggiatore di fumetti e per non finire nel cono d’ombra dell’ingombrante genitore, il celebre Gianluigi, autore dello stravenduto Tex, si firmava sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta. È infatti con quel nom de plume che diede vita alle sue creature a fumetti più celebri, l’antieroe Mister No, che però arrivò più tardi, solo negli anni 70, ma soprattutto Zagor che, contrariamente all’altro grande personaggio bonelliano, prosegue tuttora la sua storia editoriale in edicola. La serie è ovviamente una delle più longeve ormai del panorama nostrano ma anche una delle più originali come dimostra questo volume degli Oscar Mondadori, Zagor contro il vampiro, che ripropone due delle migliori storie del periodo d’oro, entrambe disegnate dall’altro autore storico della testata, il disegnatore ligure Gallieno Ferri. La peculiarità di Zagor stava infatti, e sta tuttora, nel mixare in un’ambientazione western non troppo rigorosa, tutti (ma proprio tutti) gli elementi dell’avventura classica, con un’assoluta libertà di contaminazione da elementi fantasy ed horror, se non addirittura fantascientifici. Anche il protagonista poi è un mix di ispirazioni e caratteri. Zagor, conosciuto anche come Lo spirito con la scure, è un bianco che si batte spesso al fianco dei pellerossa, un “giustiziere” idealista (ma simpatico, non temete) sempre pronto a schierarsi dalla parte del bene senza guardare al colore della pelle; si muove sfruttando meglio di Tarzan le liane della foresta di Darkwood (immaginaria ambientazione delle sue avventure) assai più volentieri che con più rare cavalcate in stile classico; e alla pistola, che maneggia pure egregiamente, preferisce una scure indiana con cui affrontare tanto comuni banditi quanto scienziati pazzi, uomini lupo, sacerdoti druidi, alieni e orde di non-morti. Il tutto, dimenticavo, abitando in una capanna nel mezzo di una palude... Una palude nel New England. Una follia insomma, ...

Valentina Melaverde, Nidasio

Scritto da: il 22.03.10 — Comments Off
Ogni volta che c'è una partita della squadra per cui tifa mio marito, il rituale prevede di andare in casa di amici e seguirla; tra le cose scaramantiche che fanno, la mia preferita è che mi diano bei fumetti da leggere mentre loro guardano energumeni dietro a un pallone. Stavolta è stato il caso di Valentina Melaverde, la raccolta edita da Coniglio editore del fumetto pubblicato dal 1969 in poi sul Corriere dei Piccoli. Essendo un po' troppo in là nel tempo rispetto a me non ricordavo affatto questo personaggio, benché credo di averlo incrociato in qualche cassetto dei ricordi familiari; eppure è un'ottimo fumetto, che ritrae alla perfezione una normale famiglia italiana del tempo, e che mi spiace sinceramente non vada oltre il 1976. In questa normalità fatta di madre, padre, "antipatico" fratello maggiore e sorella minore impicciona, si sviluppano le storie di Valentina, piccoli e grandi problemi quotidiani, ansie comuni ai suoi coetanei (età compresa tra i dodici e i quindici anni, direi), desideri legati alla crescita e voglia di scoprire il mondo. Il fumetto li affronta senza censure, ovviamente adattandoli a un pubblico di piccoli e preadolescenti, in un quadro abbastanza pulito ma nonostante tutto chiaro. Pervase da una certa morale, non sempre in linea col pensiero del periodo, Valentina identifica un periodo della crescita, con le sue fantasie, la tendenza a idealizzare le famiglie altrui per poi scoprire di amare la propria, la voglia di "essere grandi" – magari agghindandosi con ciglia finte – e le piccole marachelle – come farsi accompagnare in motorino di nascosto. Alcune tavole sono perfettamente attuali, mentre altre fanno sorridere per l'ingenuità – ormai perduta – di quest'adolescente ancora acerba. L'autrice, Grazia Nidasio, si ritaglia un cammeo col personaggio di zia Dina, la mente creativa della famiglia che è sempre pronta ad accogliere i dubbi ...

Uomo Faber, Milazzo & Calzia

Scritto da: il 18.03.10 — Comments Off
Da qualche settimana è uscito in edicola, allegato a La Repubblica o L’Espresso, un bel volume a fumetti dedicato a Fabrizio De André, intitolato Uomo Faber. Gli autori sono Fabrizio Calzia per i testi e Ivo Milazzo per i disegni. Se Ivo Milazzo davvero non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, essendo una delle autentiche colonne storiche del fumetto italiano (basti ricordare la serie Ken Parker, su testi di Giancarlo Berardi) e in assoluto uno dei più grandi maestri della “letteratura disegnata”, ammetto che so (molto) meno della storia di Lorenzo Calzia, che però per quanto mi riguarda parte avendo dalla sua come minimo una grande passione per le parole e la musica di Fabrizio De André, e tanto basta almeno per ora. Poi certo, potrei dilungarmi sul perché la figura di Faber abbia suscitato negli anni questo interesse… di più, questo autentico amore per la sua figura e il suo pensiero, si potrebbe parlare del perché ogni anno si scrivano libri, saggi, storie a fumetti (sì perché questa non è nemmeno la prima) sulla sua storia e sulle sue storie. Paradossale e un po’ ironico destino per uno che negli anni 60 diceva di non volere che gli si “facessero i fumetti intorno” ma certo allora era un giovane cantautore col terrore del palcoscenico. Un De André più maturo avrebbe capito che era inevitabile, lui che rispondeva alle interviste per iscritto, per paura di essere frainteso o che uscisse fuori qualche belinata. Qualche belinata che in questo volumetto ci sarà (c’è) senz’altro, trattandosi in fin dei conti di una ricostruzione in forma di fiction della vita di De André, ripercorrendo per sommi capi eventi della sua biografia e della sua produzione discografica. Persone che diventano personaggi, amici, famigliari, donne… Il rischio grosso per un racconto di questo tipo è ovviamente il diventare didascalici, sforzarsi di ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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