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Uomo Faber, Milazzo & Calzia

Uomo faberDa qualche settimana è uscito in edicola, allegato a La Repubblica o L’Espresso, un bel volume a fumetti dedicato a Fabrizio De André, intitolato Uomo Faber. Gli autori sono Fabrizio Calzia per i testi e Ivo Milazzo per i disegni.

Se Ivo Milazzo davvero non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, essendo una delle autentiche colonne storiche del fumetto italiano (basti ricordare la serie Ken Parker, su testi di Giancarlo Berardi) e in assoluto uno dei più grandi maestri della “letteratura disegnata”, ammetto che so (molto) meno della storia di Lorenzo Calzia, che però per quanto mi riguarda parte avendo dalla sua come minimo una grande passione per le parole e la musica di Fabrizio De André, e tanto basta almeno per ora.

Poi certo, potrei dilungarmi sul perché la figura di Faber abbia suscitato negli anni questo interesse… di più, questo autentico amore per la sua figura e il suo pensiero, si potrebbe parlare del perché ogni anno si scrivano libri, saggi, storie a fumetti (sì perché questa non è nemmeno la prima) sulla sua storia e sulle sue storie.

Paradossale e un po’ ironico destino per uno che negli anni 60 diceva di non volere che gli si “facessero i fumetti intorno” ma certo allora era un giovane cantautore col terrore del palcoscenico. Un De André più maturo avrebbe capito che era inevitabile, lui che rispondeva alle interviste per iscritto, per paura di essere frainteso o che uscisse fuori qualche belinata.

Qualche belinata che in questo volumetto ci sarà (c’è) senz’altro, trattandosi in fin dei conti di una ricostruzione in forma di fiction della vita di De André, ripercorrendo per sommi capi eventi della sua biografia e della sua produzione discografica.

Persone che diventano personaggi, amici, famigliari, donne… Il rischio grosso per un racconto di questo tipo è ovviamente il diventare didascalici, sforzarsi di introdurre nel racconto quanti più fatti e personaggi possibili dalla variopinta biografia di Fabrizio e fatalmente è un pericolo che viene corso più volte nel corso del racconto, soprattutto all’inizio quando vediamo infatti il cantautore che poco prima di partire per la sua ultima tournée si accomiata dalla famiglia per un viaggio alla ricerca del suo passato, in cerca di luoghi e persone della sua infanzia (la Nina di Ho visto Nina volare) come per tracciare un più o meno cosciente bilancio di un’esistenza.

Non a caso le cose filano meglio quando viene introdotto un elemento onirico, un sogno nel quale De André torna all’infanzia, alla giovinezza e che permette di introdurre certi elementi con forzature meno vistose e una lettura decisamente più gradevole.

Il risultato è insomma un poco altalenante e talvolta dà l’impressione del bignamino a fumetti, il De André illustrato per ragazzi insomma, o qualcosa del genere, e questo è sicuramente il suo limite. D’altro canto la passione è evidente e permea il racconto consentendogli di avere qualche buon momento, grazie anche ai pennelli acquerellati di un Ivo Milazzo che sa essere meraviglioso anche quando è svogliato.

Accompagnarlo ad una Malvasia di Sardegna e al vostro cd preferito mi pare quasi scontato.

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Scritto da: tomtraubert il 18 Marzo 2010
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Giornalismo a Fumetti – Il Giornalaio

Col permesso dell’autore riportiamo qui una recensione tratta dal blog Il Giornalaio:

Quella notte alla DiazI fumetti, come ho avuto modo di evidenziare a più riprese, nel nostro paese non hanno mai avuto uno status che andasse al di là dell’intrattenimento. Il fumetto di attualità nel nostro paese, ad esclusione di rarissime pubblicazioni distribuite in circuiti “non ufficiali”, non esiste.

Il fumetto giornalistico sembra assumere sempre più il un ruolo di strumento di denuncia che testimonia come i fumetti abbiano una forza che forse non  possiede nessuna altra forma di giornalismo per capacità di narrazione e coinvolgimento.

Guanda Graphic, casa editrice specializzata in graphic novels, pubblica questa settimana Una notte alla Diaz. Una cronaca del G8 a Genova reportage giornalistico a strisce realizzato da Cristian Mirra che quella esperienza l’ha vissuta in prima persona.

Il libro a fumetti è suddiviso in tre parti, la prima, “Verso Genova”, che racconta la manifestazione e il clima di tensione di quei giorni; la seconda, “Notte cilena”, narra l’assalto della polizia, il tentativo di fuga, il pestaggio subito da Mirra ed il trasporto in ospedale; la terza e ultima parte infine, “L’ospedale”, racconta il ricovero al Villa Scassi di Genova, i tormenti fisici e psicologici, gli abusi di alcuni poliziotti e la solidarietà di altri, fino all’ordine di scarcerazione.

La narrazione di Mirra non è la prima ricostruzione a fumetti che riguarda quelle giornate dell’estate 2001, ma gradevolezza del tratto e la partecipazione agli eventi da parte dell’autore contribuiscono a dare al volume in uscita spessore degno d’interesse.

Se voleste sfuggire all’attuale assetto editoriale costituito prevalentemente da signorini infeltriti, narratori autorizzati di una realtà omologata, acquistatelo.

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Scritto da: L'Ospite Inatteso il 8 Febbraio 2010
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299 + 1, Ortolani

299più1Lo dico subito, così ci capiamo e ci togliamo il dubbio: sono un fan di Leo Ortolani. Potrei partire con gli aggettivi, scomodare definizioni, potrei limitarmi a dirvi che Leo è un genio ma… ops, l’ho già fatto! Eh beh, pazienza, m’è scappato e si vede che ci sarà un motivo.

Sì perché l’arte della parodia è difficile. La parodia non richiede solo senso comico, la parodia richiede profonda conoscenza dell’opera e del genere… la parodia, soprattutto, esige grande amore per l’originale. È questo amore che fa, per esempio, del Frankenstein Junior di Mel Brooks un grandissimo film che è un sincero omaggio a tutto un mondo, a tutto un cinema.

Con la stessa passione sono fatte le parodie di Leo Ortolani e, aggiungo, con altrettanto genio (e due!) comico. Non fa ovviamente eccezione questa 299 + 1, riedizione in un unico volume a colori della storia originariamente pubblicata in due puntate su altrettanti numeri della serie regolare di Rat-Man in edicola. Il titolo ovviamente sbeffeggia 300, opera a fumetti di Frank Miller resa celeberrima dalla fortunatissima trasposizione cinematografica cui ben pochi, volenti o nolenti, hanno potuto sottrarsi.

Il protagonista di questa mini saga è ovviamente il supereroe di Ortolani, che proprio recentemente ha compiuto vent’anni e che oramai è divenuto un vero punto di riferimento nell’asfittico panorama fumettistico nostrano. Nato come “semplice parodia” dei vari Batman e Spiderman (anche se a me piace ancora chiamarlo Uomo Ragno!) di casa Marvel e DC Comics il Ratto si è evoluto negli anni diventando altro e ben oltre, mostrando uno spessore autoriale notevole e capace di affrontare storie ambiziose e di grande respiro.

Anche quando si va aldi là del mondo delle calzamaglie colorate e dei superpoteri, come in questo caso, dove ci si cala nel mito di Sparta, affrontando in un colpo solo l’opera di un mostro sacro del fumetto americano come Miller e uno dei film di maggior successo dell’ultimo decennio. Di Miller viene mantenuto perfino il formato “orizzontale” delle tavole, scelta certo desueta per un fumetto “da edicola” ma Leo Ortolani ha dimostrato ampiamente di sapere padroneggiare sia il linguaggio sia la struttura della tavola con il mestiere e il genio (zac!!!) di un maestro.

Il risultato è splendidamente cinematografico e la storia è così anche un piacere per gli occhi ma, direte voi, si ride? Sì, certo, si ride. Come sempre in maniera politicamente scorretta, perché il Rat-Man si porta dietro le sue meschinità anche nell’antica Grecia, ma questa volta si concede un finale epico, decisamente all’altezza della situazione. Che altro posso dire, gustatevelo con un vino dolce di Samos, e… “preparatevi alla gloria!”

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Scritto da: tomtraubert il 17 Dicembre 2009
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La fisica dei supereroi, Kakalios

[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso saggio, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista]

fisica dei supereroiLa fisica dei supereroi prima che come libro nasce come seminario per matricole: era il 2001 quando il professor James Kakalios, insegnante di fisica dell’università del Minnesota, tenne per la prima volta il suo corso dal titolo “Tutto ciò che so sulla scienza l’ho imparato dai fumetti”.

Fu la sua risposta alla richiesta dell’università di rendere le lezioni introduttive per i nuovi studenti originali e interessanti: appassionato collezionista di fumetti da quando era ragazzino, Kakalios decise di attingere a piene mani dai supereroi dei più famosi Comics americani per cambiare, almeno dal suo punto di vista, il modo per insegnare i principi basilari della fisica.

Premetto che non amo molto la materia, ma ADORO i supereroi. Ed è questo che mi ha spinto a comprare questo libro, un po’ come si può essere spinti a scegliere una scatola di cioccolatini dalla confezione scintillante.

La sorpresa, almeno per quello che mi riguarda, è che tolto l’involucro dorato, anche il cioccolato non si è rivelato affatto male! Un po’ mi aspettavo, lo confesso, che il supereroe venisse utilizzato come specchietto per allodole: un veloce riferimento e via, c’è la scusa per propinarci pagine a pagine di formule.

Invece non è affatto così:i supereroi vengono citati continuamente, perché sono loro lo strumento diretto con cui vengono spiegate le più importanti leggi della fisica. E..sorpresa! La lettura non è affatto noiosa.

Perché Superman può sollevare un camion? Come funzionano le ragnatele di Spiderman? Quanta energia serve a Flash per correre a velocità sovrumana? Come fa L’uomo Ghiaccio degli X-Men a mandare sottozero l’atmosfera?

Gli esempi sono facili e calzanti, lo stile molto piacevole e colloquiale, i riferimenti ai fumetti, dai Marvel ai DC, sono numerosi e continui.

Kakalios si rivolge a chi i fumetti li ama ma per farsi capire da tutti, introduce ogni supereroe con una sua breve storia, nel caso il libro capitasse tra le mani a chi non è proprio cresciuto a pane e comics.

Il libro piacerà a chi, come me, non ha sempre voglia di vedere il lato pratico della vita, perché, come spiega il professore nelle prime pagine: “nel corso dei decenni gli insegnanti hanno creato un arsenale di scenari eccessivamente stilizzati, tra cui movimenti di proiettili, pesi su carrucole o masse che oscillano su molle. (…) Gli studenti inevitabilmente si lamentano: quando mai queste cose mi serviranno nella vita reale?(…) È interessante che, ogniqualvolta in una lezione cito degli esempi legati ai supereroi dei fumetti, gli studenti non si chiedono mai quando quelle cose torneranno utili nella vita reale.”.

Ecco, io appartengo a quel genere lì… a chi rabbrividiva al liceo, al pensiero delle carrucole e delle masse, ma va in visibilio da sempre davanti a una calzamaglia (rossa e blu, chiaramente).

Se mi assomigliate un po’, e siete anche voi curiosi tanto quanto basta, questo libro vi piacerà. E vi stupirà.

Se però avete una persona cara che è una vera mente matematica ma nutre un’insana e non tanto segreta passione per i fumetti… ecco, questo potrebbe essere il regalo perfetto per lui o per lei nel prossimo Natale.

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Scritto da: Only il 2 Dicembre 2009
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Papà tatuato, Magicomora e Nesquens

Papà tatuatoOrecchio acerbo non si smentisce mai: i suoi libri per ragazzi sono sempre dei piccoli capolavori, sia nella confezione del volume sia per le illustrazioni sia, infine, per la scelta del testo. Papà tatuato è forse, esteticamente, ha un maggiore potere di attirare l’attenzione, sin dalla copertina.

La storia, come avrete capito già dal titolo, è effettivamente scritta sulla pelle di questo papà stravagante, che appare e scompare raccontando le sue mirabolanti avventure, una per ogni elemento fissato dall’inchiostro sul suo corpo; i tatuaggi, insomma, diventano parte integrante della memoria, una vera e propria mappa dei ricordi.

Ovviamente è una storia alla Sinbad, rocambolesca e piena di personaggi inverosimili; con il famoso marinaio condivide alcuni racconti pittoreschi, come quello dell’uccello gigantesco. Potrebbe essere, in effetti, un estratto dalle Mille e una notte, organizzato in cornici e con un narratore così particolare.

È come un grande gioco di citazioni, con le immagini che prendono vita al solo tocco e questo figlio che legge il padre come una cartina, affascinato e affabulato, sempre più curioso di sapere quell’elefante chi è, o ancora il grande ragno fatto di scampoli di ragni. Un modo per tenere vivo, con la fantasia, un rapporto fatto anche di assenze e distanze, un suggerimento per quei padri che, per lavoro o per altro, non hanno la possibilità di stare molto con i figli: alimentarne l’immaginario.

Testo e figure si muovono come sempre di pari passo, con una scelta di immagini quasi pop, ad opera di Sergio Mora, e con colori che danno l’illusione di una carta antica, di vecchie pergamene e mappe. Il testo di Nesquens è forse più complesso di quelli cui mi ero abituata: la scelta delle parole e degli argomenti, unita a una certa dose di surrealismo, lo rende una lettura ideale per adulti e per bambini.

Da suggerire e leggere in famiglia, magari padre e figlio insieme.

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Scritto da: Livia il 30 Ottobre 2009
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Zanardi, Pazienza

zanardi Zanardi, PazienzaCi ho provato più volte a non parlare di questo volume, scantonando, prendendo tempo, preferendogli questo e quello, il meno ovvio, il meno amato, ma poi hai voglia a sfuggirgli. Perché è là Zanardi, a guardarti di sbieco dalla copertina, con l’occhio sinistro azzurro da sotto il capello sudato e da sopra il nasone a becco. E come si fa.

E allora ok, provo a rendergli giustizia, perché Zanardi è di Andrea Pazienza personaggio principe, icona rock: perché se è vero che Paz era una rockstar Zanna era che ne so, il suo Ziggy Stardust, la sua “maschera” più famosa, la sua hit generazionale.

Antieroe cattivo e amorale, parente assai prossimo dell’Alex kubrickiano, Zanardi è un giovane degli anni ’80, astuto e lupesco, violento e prevaricatore, e Paz ne fa il protagonista di un pugno di storie feroci e divertentissime, assieme a due compagni di merende assai diversi ma altrettanto memorabili, il belloccio Colasanti e lo sfigato Petrilli.

Ne esce, fra l’altro, uno spaccato della giovane Bologna di quegli anni, del fancazzismo sesso droga e rocchenroll a volte vero a volte velleitario, delle piccole e grandi fattanze, di un’era sospesa fra l’eroina e Frigidaire, fra gli Skiantos e gli anni di piombo, marcata da uno scollamento generazionale (e morale) che le storielle di questo volume lasciano intravedere fra una vignetta e l’altra di “Pacco” o di “Verde matematico”.

C’è tutto il Pazienza più divertente però qui, capace di repentini cambi di registro, dal grottesco al drammatico, dal nero esistenziale all’erotico, con quell’elasticità del segno e della narrazione che era il tratto più distintivo della sua irrefrenabile genialità.

Sei sono le storie contenute in questo volume, tutte folgoranti, tutte irriverenti e scorrette, alcune sono a colori, altre sono in bianco e nero, e da alcune di queste Renato De Maria ha tratto una decina d’anni fa (suppergiù, non ho voglia di controllare sapete) il film “Paz”, tentativo apprezzabile e sincero ma non del tutto riuscito di trasferire su pellicola il mondo di Andrea.

Zanardi vive altre avventure che non sono incluse in questo volume, alcune delle quali assolutamente imperdibili, ma questo, insomma, è pietra miliare, questo non si può evitare, non si può scantonare, e può essere un ottimo punto di partenza per avvicinarsi a Paz da parte dell’ignaro giovine. Ci vedo bene, a trovarlo, berci assieme un Grappariol freddo e spiazzante.

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Scritto da: tomtraubert il 9 Ottobre 2009
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Venerdì 12 Omnibus, Ortolani

Venerdì 12 OmnibusUn uomo, il suo amore impossibile e infranto, un servitore dal nome evocativo, una volontaria reclusione, una maledizione che porta alla deformità. Se quello che ho appena scritto vi porta una vena di malinconia probabilmente non avete mai letto Venerdì 12 di Leo Ortolani, che ha accompagnato per molto le uscite di Rat-man e finalmente ha un volume dedicato alla storia integrale, dalla prima all’ultima puntata.

Se lo aveste letto vi sarebbe venuta in mente Bedelia e avreste cominciato a ridere, già dall’inizio. L’amore della vita di Aldo, infatti, non è proprio una santa, né una donna celestiale o perfetta. Anzi, richiama più un incrocio tra un salumiere e un gerarca: i suoi uomini sono numerati per comodità, ma attraverso un tatuaggio sulla coscia.

Attraverso una maledizione che viene da un carillon (cosa che ricorda – uno a caso – King) l’amore infelice di Aldo si trasforma in deformità fisica. Ma le citazioni non finiscono qui: dalla riconoscibile maschera fino al titolo, Venerdì 12 si muove di parodia in parodia, affrontando i classici di genere.

Nel volume Omnibus, inoltre, si può seguire la storia per intero, divisa nei suoi quattro tronconi: le Origini, la Solitudine, il Risveglio e la Conclusione. E cercare con Aldo di sfuggire al destino, conquistando il vero amore o sacrificando una vergine. Dato che quest’ultima opzione sembra essere impossibile da perseguire, “padrune” Aldo cercherà di tornare insieme a Bedelia per scoprire, infine, che non è proprio quello che vuole.

Il nostro moderno Belfagor sarà accompagnato da figure improbabili, tra cui il citato (ed esilarante) servitore Giuda che, fedele al detto nomen omen, non gli sarà di grande conforto, e donne di rara bruttezza sia fisica sia morale.

Il tratto è quello consueto di Ortolani, semplice ma in grado di mettere in evidenza il grottesco e il ridicolo, un disegno che è già di per sé caricatura e che fa scorrere le trecento pagine del volume con una semplicità inaspettata. Inoltre a conclusione della saga c’è un piccolo intervento che spiega le numerose fonti di ispirazione, non sempre facili da cogliere.

Se credete nell’amore idilliaco, beh, potrebbe non essere il fumetto giusto: vi garantisco, però, che vi sembrerà mostruosamente bello!

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Scritto da: Livia il 5 Ottobre 2009
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Quale Dragon Ball? – Monkey business I, Maconi

Monkey Business vol I - Gianluca MaconiDiciamoci la verità: a Dragon Ball non si sfugge. Vuoi per uno zapping forsennato, vuoi per una vera e propria passione, poche sono le persone di mia conoscenza che non sappiano chi è Goku; confesso che ogni tanto è capitato anche a me, aspettando i Simpson, di vedere qualche minuto del cartone animato nipponico. Ma quanti sanno che il tutto deriva da un antico classico cinese?

In casa Lavieri lo sanno bene, come dimostra Monkey Business, fumetto-saga ispirato all’antico Xiyou Ji (1570 circa) che narra le gesta di Sun Wu K’ung, in cui non tarderete a riconoscere il vostro Son Goku. Quello che ho in mano ahimè è solo il primo volume di un’imprecisata serie, spero non infinita come quella televisiva.

Gianluca Maconi compie un doppio lavoro: se è l’adattamento moderno e il rendere accattivante il tratto a costituire un punto di forza per la narrazione, si sente, alle spalle, un grosso sforzo di ricerca sul testo originale, che tenta di rappresentare fedelmente se non nelle parole almeno negli intenti, negli episodi e nello spirito.

Non ho letto l’originale cinese, per cui non so quanto l’operazione sia riuscita; tuttavia ho molto apprezzato il modo in cui il linguaggio, seppur contaminato con espressioni non proprio tipicamente orientali, sia in grado di cogliere e rappresentare i personaggi con la brevità tipica delle battute del fumetto. Come si può leggere nella postfazione dell’autore, infatti, è una scelta dovuta all’esigenza di rendere accessibile un classico della letteratura cinquecentesca.

La storia dello scimmiotto di pietra inizia dalla genesi e dalla descrizione di un mondo ideale in cui i continenti sono ancora in separazione e in cui miti e magie convivono con la realtà quotidiana. Il primo volume racconta dei suoi viaggi per procurarsi saggezza, armi, vestiti e, soprattutto, l’immortalità. Il carattere ingenuo e al contempo farsesco del protagonista però lo porterà a pestare i piedi all’intero mondo naturale e soprannaturale, evento che darà il via alle sue avventure.

Il primo volume si chiude qui, sulla genesi dell’eroe, come è usuale; è una genesi però lontana dall’addestramento militare, basata su concetti religiosi e spirituali, su insegnamenti nascosti tra le parole, quasi incomprensibile per noi occidentali. Questa è la peculiarità che, unita alla naïvité del protagonista, “scimmiotto consapevole del vuoto”, genera l’effetto comico e spiazzante che accompagna la lettura anche dei passi più seri.

Il tratto è pulito e caricaturale, l’autore stesso lo definisce “grottesco ed ingenuo, [stile] che meglio si accosta allo spirito anarchico e giocoso del romanzo”. Notevole è anche l’andamento parallelo dei caratteri e dei disegni: alle parti più formali del testo corrisponde un disegno che si fa più elaborato, alle parti più comiche un disegno scarno e come sottoposto a lenti deformanti. L’organizzazione delle tavole inoltre è semplice e scorrevole, agevolando di fatto la lettura che scivola via piacevolmente. Gustosa anche la scelta dei diversi lettering per i vari personaggi, modo creativo di rendere le differenze di tono e timbro vocale.

Consigliato a chi ama Dragon Ball ma specialmente a chi non lo ama, per avere un punto di vista diverso e più letterario su uno dei quattro romanzi fondamentali cinesi, e magari riconsiderare le proprie posizioni.

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Scritto da: Livia il 25 Marzo 2009
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Per due o più giocatori – Crazy combinations, Arkas

Per due o più giocatori - ArkasCrazy combinations - ArkasDue libri in uno, oggi, Per due o più giocatori e Crazy combinations di Arkas. Operazione possibile solo perché sono complementari per natura: non potevano che essere due i volumi dedicati alla vita di coppia degli animali. Ma lungi da qualsiasi analisi zoologica, è la sessualità – e non solo – a trovare espressione in questi fumetti ironici e smaliziati.

Arkas è forse la migliore scoperta di Lavieri: un talentuoso fumettista greco di cui non si hanno grandi notizie ufficiali, prolifico e sempre irriverente; finora oltre ai due “Tira fuori l’animale che è in te” (sottotitolo di entrambi) ha pubblicato per lo stesso editore anche le avventure di Kastrato insieme anche a una serie di albi intitolati Montecristo, che prima o poi vorrei leggere.

Sono vignette slegate tra loro, singole o, molto di rado, brevi sequenze che illustrano la vita di coppia in modo quasi sempre ludico, e di tanto in tanto con una satira più marcata. Non mancano i riferimenti alle sperimentazioni nei laboratori di ricerca, al rapporto genitori-figli, alle favole antiche, ma anche al problema dell’AIDS, di cui si sente sempre meno parlare.

Gli animali sono i più vari: avvoltoi, elefanti, i proverbiali conigli, coccodrilli, galline e rospi, ognuno a rappresentare scherzosamente un aspetto della vita relazionale, tradimento incluso. Anzi, per essere onesti, il tradimento occupa una parte preponderante delle vignette, insieme alla sperimentazione “razziale”: Arkas crea delle coppie poco convenzionali, e da questa stranezza hanno origine scambi di battute fulminanti. Impagabile la sequenza delle tre scimmiette, che Arkas termina esattamente come la immaginavo, così come la scena ormai famosissima “non spaventate lo struzzo”.

I due volumi (questo e questo) sono brevi e come sempre molto curati;  inoltre hanno un costo molto contenuto che li rende ideali da regalare a qualche amico o amica, a patto che non siano troppo timidi. Non saprei definire lo stile di Arkas, intriso di comicità persino nei disegni, con dei tratti che rendono i personaggi goffi e strappano il sorriso.

Una buona lettura, senza troppo impegno, per i momenti in cui bisogna alleggerire le tensioni, scaricandole con una risata.

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Scritto da: Livia il 23 Febbraio 2009
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Premio Strisce di Jazz 2009

Sta per scadere il termine di presentazione per la seconda edizione del concorso Strisce di Jazz, un concorso gratuito per fumettisti. Vi riporto il bando e vi ricordo che la scadenza è il 2 Marzo 2009. Purtroppo il link al pdf del bando integrale non è attualmente funzionante, ma vi consiglio di monitorare la pagina dei concorsi e il sito in generale.

L’Associazione Piacenza Jazz Club e il Circolo ArciComics Il Senso delle Nuvole – Arcadia con il Patrocinio di Editoriale Libertà, presentano la seconda edizione del concorso “Strisce di Jazz”.
Il concorso è gratuito e aperto a chiunque voglia cimentarsi nella creazione di una tavola illustrata o fumetto auto conclusivo a tecnica libera riguardante il tema della musica jazz.

PREMI IN PALIO
• 1° Premio € 600,00
• 2° Premio € 250,00
• pubblicazione dei migliori lavori sul quotidiano di Piacenza “Libertà”
• esposizione in mostre organizzate da Il Senso delle Nuvole – Arcadia e da Piacenza Jazz Fest

GIURIA
La giuria sarà composta da Paolo Bisi (disegnatore per Zagor e Mister No), Ivan Zoni (disegnatore per Jonathan Steele) e membri dell’Associazione Il Senso delle Nuvole – Arcadia.

INFO
Christian Genocchi IlSensoDelleNuvole@gmail.com

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Scritto da: Livia il 21 Febbraio 2009
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