Tutti gli articoli su filiera del libro

Lungo viaggio di un’idea, I mestieri del libro, Ponte di Pino

Scritto da: il 11.11.10 — 1 Commento
A.S. : dei Mestieri del libro, se ricordo bene, ne ha già parlato Livia tempo fa, e lo ha fatto, sempre se ricordo bene, da persona del "mestiere", ossia da Editore; io ne parlo dal punto di vista del semplice lettore, ignaro ma curioso di ciò che avviene nelle segrete stanze di una Casa Editrice. È raro che il lettore si domandi quali e quanti passaggi siano stati necessari e quante persone (a quale titolo e con quale specifica competenza e professionalità) siano state coinvolte per arrivare al risultato che ha tra tra le mani: il libro appena acquistato. È per questo lungo viaggio – dal testo dell'autore al lettore – che ci accompagna passo passo Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti, facendoci virtualmente entrare e spiegandocene la funzione in quegli uffici di una Casa Editrice che, c'è da scommetterci, nemmeno lo scrittore, specie se esordiente, sa esistano: redazione, ufficio tecnico,, ufficio grafico, ufficio stampa, uffici commerciali: tutto e tutti contribuiscono alla confezione del “prodotto” libro. E non è finita qui: si è solo a circa metà del viaggio. Una volta che il libro è fisicamente pronto, “fatto”, bisogna lanciarlo sul mercato, farlo conoscere ai librai e al pubblico, distribuirlo, reclamizzarlo e non è affatto una cosa semplice! Grazie a questo saggio ci si rende anche conto del modo assai differente in cui il libro può essere ed è visto. Per noi lettori è qualcosa che ci interessa più che altro per il contenuto, per ciò che l'autore vuole dirci; tutto il resto (colori, copertina, risvolti ecc.) ha per noi un'importanza relativa o, comunque secondaria. Per l'editore, per chi “fabbrica” il libro invece no: tutto deve tendere alla comunicazione, alla vendibilità dell'oggetto: va da sé che il contenuto dello stesso assuma un'importanza non relativa ma considerata da un punto di ...

Carta normale o carta tree-free?

Scritto da: il 03.02.09 — 2 Commenti
Quando si deve preparare un preventivo per il tipografo, bisogna necessariamente cominciare a valutare i tipi di carta e la scelta etica sottesa. Dicevo tempo fa che io spenderei un euro in più per la carta ecologica. Ma mi sbagliavo nel pensare che si potesse, come editori, fare una scelta del genere facilmente. Il costo della carta riciclata, mi spiegava il nostro tipografo incide per circa il 30% sulle spese di stampa, se si vuole una carta come la Favini Shiro, che non solo è fabbricata senza alberi (da un'alga), ma è anche trattata senza prodotti nocivi durante tutta la sua preparazione. Una carta quindi a impatto zero. Il che significa che un libro che al pubblico costa una decina di euro dovrebbe salire al prezzo di 13 o 14 euro; se per una megacasaeditrice con un pubblico di lettori abituali potrebbe essere un fattore che incide in modo blando (cosa che non reputo vera, in questo periodo di crisi diffusa), per un piccolo editore è quasi impossibile. Per chi vuole portare a contatto con un vasto pubblico autori esordienti è una scelta ardua: aumentare il prezzo, quindi ridurre drasticamente i possibili acquirenti, o mantenere un prezzo abbordabile e permettere agli emergenti di farsi conoscere dal pubblico più vasto possibile? Molti piccoli editori (Tanit inclusa) hanno preferito la seconda opzione, pochissimi la prima, qualcuno è riuscito (e speriamo di cavargli il segreto) a mantenere prezzi accessibili utilizzando carta riciclata. Speriamo che la cultura della carta riciclata si diffonda tanto da permettere l'abbattimento di questi costi: ne trarremmo giovamento tutti, sia a breve che a lungo termine. O quantomeno che, tra le tante sovvenzioni che vanno sprecate a destra e a manca, se ne crei una per supportare l'uso di carta tree-free a tutti i livelli, sia in editoria che nella pratica quotidiana.

Collana microlit – 18:30 edizioni

Scritto da: il 06.11.08 — Comments Off
Avevamo salutato qualche tempo fa la nascita della casa editrice 18:30 di Palermo, con la sua Collana Tags. Ebbene, a pochi mesi dall'esordio i ragazzi di Palermo sono in piena attività di espansione, ed hanno lanciato una nuova collana, Microlit. Sono in effetti libretti piccini, edizioni più che tascabili, da leggere agevolmente in qualsiasi pausa o interstizio di tempo. La grafica è cambiata, l'edizione è più curata all'interno e la linea editoriale è ben definita, grazie anche al direttore della collana Luca Moretti. Come infatti si intuisce dagli otto titoli che ho qui, il denominatore comune è il minimal, accompagnato di volta in volta da pathetic, fiction, violence, noir, hotel, things, cuisine e sex. Fedele al proprio titolo, ogni libro contiene racconti minimi, appena due o tre pagine, seguendo un preciso canone e con abbondanti dosi di sarcasmo e lucidità. Pathetic, il primo che ho letto, gioca tutto impietosamente sugli stereotipi adolescenziali e sull'editoria moderna, che si è orientata ai fenomeni di consumo ed al commercio, tralasciando il ruolo primario di operatore culturale. Fra gli altri, tutti godibilissimi, ne segnalo due in particolare: hotel e cuisine. Hotel è chiaramente diviso in stanze, ogni racconto è il passe-partout per una scena, come sbirciata dalla serratura, rivelando aspetti in genere taciuti, un accesso all'alter-ego dei personaggi; cuisine invece ha un approccio cinico all'attuale trend della cucina come moda. Molto belle le copertine, che rimandano al vissuto comune dei trentenni, ai famosissimi mattoncini Lego che, nel corso degli anni, hanno saputo creare ogni sorta di edificio. Unico difetto per me che non ho la vista perfetta è il corpo carattere esile, che però si addice sia al formato sia allo stile della collana. Insomma, divertimento a portata di tasca, in tutti i sensi possibili.

Curiosità su editoria ed eurocentrismo

Scritto da: il 09.09.08 — 2 Commenti
Come ogni studente occidentale che si rispetti sono sempre stata pronta a rispondere alla domanda "Chi inventò il processo di stampa a caratteri mobili" con un nome solo: Johann Gutenberg. L'uomo di Magonza è entrato a far parte ormai dell'immaginario collettivo dell'editoria. L'ha permeato tanto da essere continuamente citato nei vari progetti, come il Project Gutenberg (è tedesco, non inglese, quindi si legge proiect), o anche il Circolo Gutenberg (uno dei tanti progetti in cui sono impegnata). A lui, a Manuzio e a grandi editori e stampatori occidentali sono dedicate centinaia di organizzazioni e citazioni. Ben diverso è il destino toccato a quello che effettivamente è stato l'inventore della stampa a caratteri mobili (il primo di cui abbiamo notizia, quantomeno). Sono sicura che alla maggioranza di voi il nome Bi Sheng non ricordi nulla. Eppure fu lui il primo a creare una macchina per la stampa, utilizzando caratteri di terracotta. Per fortuna Wikipedia ci viene in soccorso: Bi Sheng (cinese tradizionale: ??; cinese semplificato: ??, pinyin: Bì Sh?ng) (Huizhou, 990 - 1051) è stato un tipografo e inventore cinese, realizzatore del primo sistema di stampa a caratteri mobili. Il sistema di Bì Sh?ng, fatto di caratteri di terracotta, fu inventato fra il 1041 e il 1048 in Cina. Bì Sh?ng era di umili origini, e non esistono documenti sulla sua vita. L'unico documento è il Mengxi Bitan (????) di un funzionario cinese, intellettuale e scienziato, Shen Kuo (??) (1031-1095). Il Mengxi Bitan fornisce una descrizione piuttosto dettagliata dell'invenzione di Bì Sh?ng.[1] I fragili caratteri di Bi Sheng non si prestavano per la stampa in larga. Il funzionario Wang Zhen (attivo fra il 1290 e il 1333) migliorò il sistema di Bi Sheng introducendo caratteri mobili incisi nel legno. Successivamente, la stampa a caratteri mobili fu sviluppata in Cina e in Corea verso il 1490 con la ...

Vita rilegata in capretto – La rilegatrice dei libri proibiti, Starling

Scritto da: il 28.08.08 — Comments Off
La prima cosa che si nota di questo libro è il volume: sembra imponente, infinito; in effetti pare uno di quei tomi da 800 pagine strascicate. In realtà La rilegatrice dei libri proibiti "bara" (sia detto benevolmente), utilizzando la carta spessore, voluminosa e leggerissima, che fa sembrare molto più ponderoso un libro di "appena" 465 pagine. Il romanzo ha un inizio un po' in sordina, ambiguo: nel primo capitolo molto abilmente l'autrice comincia a dipingere un quadro storico perfettamente coerente e plausibile, che però sembrerebbe non vedere particolarità narrative. Ma ecco che, in poche pagine, cambia l'andamento, imprimendo quella svolta che incuriosisce e fa in modo che le pagine inizino a scorrere una dopo l'altra in leggerezza. La trama è molto originale ed affronta temi di grande interesse storico e sociale, dall'emancipazione femminile alla schiavitù, al fermento sotterraneo della letteratura "proibita". Il tutto morbidamente incastonato nelle vicende personali di una donna che acquisisce coscienza di sé. Non dirò di più sulla trama perché merita di essere letta senza anticipazioni di sorta, che possano far scivolare dall'immedesimazione all'analisi. In alcuni casi infatti conoscere l'intreccio danneggia la lettura invece di fornire strumenti di comprensione. Lo stile è superbo, semplice e perfetto, misurato; e anche quando l'autrice avrebbe potuto ricorrere a facili espedienti per aumentare la suspense o la tensione emotiva, la scrittura segue una linea sobria che esalta gli avvenimenti invece che coprirli. È certo che ci siano stati in ogni tempo libri più o meno leciti, per motivi sociali, etici o religiosi; però finora, oltre il caso "Imprimatur", avevo letto sull'argomento solo saggi o opere scientifiche. La Starling mi regala una prospettiva sia storiografica sia romanzesca, riuscendo a ricordare senza pedanteria le principali tappe scientifiche e sociali degli anni che descrive, riportando i luoghi sotto una luce viva, togliendo la polvere che i trattati sanno stendere ...

Tendenze cartacee

Scritto da: il 12.08.08 — 2 Commenti
Anche la produzione del libro si fa attraversare da correnti, tendenze per così dire, condivise. Molti editori, forse perché appartenenti a poderose strutture imprenditoriali, holding vere e proprie, modificano in sincrono le loro preferenze stilistiche riguardo il para-testo librario. Ho notato con piacere che le tendenze della filiera del libro si spostano verso l'accuratezza nei dettagli, visto forse il costo crescente del prodotto editoriale (costo medio ormai dai 10 ai 20 euro, che rappresentano nella nostra ex-moneta 20mila e 40mila lire, mica poco). Toccando ad occhi chiusi le copertine ormai si incontrano satinature perfette, elementi a rilievo con colori plastificati, ribattuti dall'interno per creare l'effetto di sopraelevazione. Mi ha molto colpita la copertina di un libro letto di recente, della casa editrice laNuovaFrontiera, che presentava dei fori: una lavorazione che prevede la fustellatura, operazione aggiuntiva e non inclusa nel lavoro ordinario. Mi ha colpita in positivo e non so perché: mi ha dato il senso di cura ed attenzione al particolare, mi ha ispirata. Al contrario un po' mi infastidisce aver perso il rigoroso bianco delle edizioni Einaudi Tascabili, quella sensazione di purezza e perfezione che mi sapeva trasmettere, quell'identificazione. Le immagini a tutto campo che hanno inserito mi ispirano solo confusione. Altra attenzione importante comincia ad essere quella per la carta. Io ho le mie preferenze, anche se non posso citare le marche. Ma noto che molti adesso utilizzano carta leggera e voluminosa che aumenta il dorso a parità di pagine, ed inizia finalmente a diffondersi, con mio sommo piacere, l'uso di carta riciclata. Ancora è un po' poco, preferirei che si diffondesse l'uso di carta ricavata da alghe, perfetta (ne ho un campionario e non si nota nessuna differenza) e che non ha mai leso nessun albero. Sinceramente sarei disposta ad aggiungere quell'euro in più di spesa che comporta.

La vita ingrata dell’editor

Scritto da: il 05.08.08 — 10 Commenti
No, non ho scordato una e. L'editor è forse il più trascurato, benché essenziale, personaggio della filiera del libro. Quello che vive a contatto con l'autore e cerca, per il bene dell'azienda e dell'autore stesso, di lavorare con quest'ultimo al perfezionamento del testo. Ma è anche colui che viene dimenticato prima. Un lavoro durissimo, puntiglioso, difficile. Per il quale nessuna scuola ti prepara veramente. Per il quale è l'intuito, affinato dalla lettura continua ed instancabile, a guidarti, e l'abitudine a temprarti. Un lavoro che prevede la rilettura ossessiva dello stesso testo, finché non ha raggiunto la perfezione. Senza fare discorsi sui massimi sistemi, ecco come funziona. Arriva un testo buono in redazione; buono significa sia leggibile (vi stupireste a leggere cosa le persone riescano ad inviare), sia strutturalmente valido. Strutturalmente. Il che vuol dire in genere che pur avendo una buona trama o uno stile piacevole, abbonda di errori dettati dall'inesperienza. Stereotipi, iperaggettivazione, dialoghi patinati, descrizioni bucoliche fanno parte del campionario dei difetti comuni. Capita che gli autori dimentichino che vogliono essere pubblicati qui e ora, e che il loro pubblico in questo qui e ora vive. Non si pubblica per la critica, né per riviste ottocentesche: si pubblica per il lettore. L'editor è un lettore speciale, molto rodato, onnivoro, che identifica i difetti e ci fa lavorare su l'autore, dandogli appoggio e consigliandolo nei punti più difficili. Non è un correttore di bozze, che interviene a verificare gli errori di digitazione o di impaginazione: è una specie di filtro, che lascia passare dello scritto solo le parti migliori. Questo mestiere può dare molte soddisfazioni, e molti travasi di bile. Le prime, per fortuna, maggiori dei secondi. Sfatiamo un mito: gli autori che abbiamo selezionato fino ad ora (selezioni durissime ma necessarie) sono stati sempre ben disposti ad intervenire sul loro testo, ponendosi criticamente verso ...

Da cosa si riconosce un editore a pagamento (e i suoi libri)?

Scritto da: il 29.07.08 — Comments Off
Come mi insegnò immediatamente al mio arrivo in redazione il buon vecchio zio Lazarus, ci sono alcuni parametri infallibili per riconoscere un editore a pagamento. Alcuni sono immediati, altri meno, ma l'editore a pagamento si riconosce. Elemento principe è la fotografia in copertina, nuda e cruda (non elaborata né ritoccata). Perché? Perché un grafico, specie se dotato, costa, costa molto, mentre gli scorci paesaggistici sono gratis, abbondanti, sempre possibili. Fotografare una goccia d'acqua che cade, un paesino, una maschera di pietra non ha praticamente nessun costo. E non consuma nessun tempo. Vero è che alcune grandissime case editrici utilizzano fotografie: ma quelle sono fotografie di artisti noti, ritoccate, patinate, e pagate profumatamente. La veste grafica in quel caso è curata e pressoché perfetta, con uno studio dell'armonia di composizione quasi maniacale. Aprendo il libro spesso si nota l'assenza di controllo di orfani e vedove, le righe con due povere lettere lasciate sole a terminare il paragrafo, insomma una incuria generale. E leggendolo si nota l'assenza della mano di un sapiente editor. Perché quasi nessun buon libro pubblicato, per fortuna, è fedele copia dello scritto inviato dall'autore (ma di questo parleremo un'altra volta). Se poi si ha voglia di approfondire basta una breve ricerca su internet: sicuramente c'è un autore scontento che si lamenta di aver pagato troppo e ottenuto poco. Da ozoz al rifugio degli esordienti il web ha messo molte risorse a disposizione degli aspiranti scrittori. Un consiglio agli autori: diffidate di chi vi dice che siete dei geni, raramente lo pensa davvero. Fidatevi di chi vi dice che il testo è buono, ma bisogna lavorarci: sicuramente lo ha letto. E no, nemmeno l'editing si paga.

Collana Tags

Scritto da: il 19.07.08 — 3 Commenti
Non è - ancora - diffusa in tutta Italia, ma alla 18:30 edizioni si può perdonare data la recente apparizione sul mercato editoriale italiano. Parlo della collana Tags, punto d'inizio per una giovane casa editrice palermitana, la 18:30, curata da due scrittori che hanno deciso di fare il grande salto e provare a rivestire una posizione diversa nella filiera del libro. Per chiunque abbia familiarità col web tag è una parola già sentita, che indica grossomodo una "parola chiave", un concetto significativo rispetto al testo che possa aiutare nella classificazione (ed indicizzazione) dello stesso. Insomma una etichetta che ci indica il contenuto. Cosa c'entra coi libri? Fino ad oggi nulla: si guardava il libro, la copertina, la quarta, magari l'incipit, e si sceglieva a scatola chiusa. Sui Tags invece vengono indicati in copertina i tre concetti chiave che attraverseranno il racconto, fornendo un orientamento chiaro. Che poi alle volte può essere un piacevole disorientamento: prendete il racconto "Confetti e delitti" e troverete guernica, chianti, panna. In che modo possano legarsi è tutto da scoprire. I Tags hanno il vantaggio della brevità: un solo sedicesimo, una dimensione tascabilissima, una lettura veloce. L'ideale lettura da spiaggia o da interstizio (autobus, metropolitana). Certo, ancora la veste grafica e l'impaginazione non sono del tutto messe a punto, ma la definizione verrà. Intanto potete godervi questi primi numeri, a basso costo, come piace a noi maori, e vedere cosa si agita nel sottobosco degli scrittori emergenti e dell'editoria indipendente siciliana.

Bookcamp Italia

Scritto da: il 22.06.08 — Comments Off
Venerdi 11 luglio, dalla 16,00 alle 23,30 si terrà a Rimini (Piazza Malatesta, Castel Sismondo, Ala di Isotta) il BookcampItalia, nato con l'intento di proporre e discutere un condensato di idee sulla futura economia del libro e sulle nuove filiere produttive e distributive, ma che vuole anche essere una occasione di incontro, confornto e riflessione comune con i protagonisti del modo "storico" di produrre e soprattutto di distribuire libri. Il sogno di Mario Guaraldi, ideatore e promotore di questo incontro, ancora più ambiziosamente è di trasformare il BookCamp "in una Costituente del Libro che intende superare le logiche corporative e para-sindacali delle attuali Associazioni di categoria e di una dannosa concezione del DRM". Il programma e l'organizzazione della giornata sono già disponibili online, di sicuro vi saranno presenze importanti sia dell'editoria e della distribuzione attuale, sia di quella che sarà (e Antonio Tombolini ne è un ottimo esempio). L'idea è quella di dividersi in 6-8 gruppi di lavoro ciascuno focalizzato su temi specifici (DRM, editoria scolastica, distribuzione, ...) e guidato da uno o più esperti del settore. Alcuni dei temi a mio avviso imperdibili: 1. Il lavoro editoriale: da impacchettatori di contenuti a gestori di fondi culturali. Come cambia la filiera produttiva in casa editrice. 2. La distribuzione del libro: dall’andata e ritorno sulle carrettiere della carta verso le librerie-bazar, all’autostrada elettronica a costo zero del web 2.0 3. Libro scolastico: dalla “truffa culturale” dell’adozione ai Learning Objects, fino al libro di testo personalizzato scaricabile da Internet. 4. E-book e/o print-on demand? Lulu.com, ilmiolibro.com e... nient'altro? 5. La nascita della Web Story e la rivoluzione del sapere. Ovvero: la mutazione genetica dell'autore, dall'ipertesto alla letteratura ergodica. Come cambierà la scrittura? E' pensabile un romanzo senza lettura diacronica? Al termine i partecipanti condivideranno un momento collettivo in cui tirare le somme di quanto discusso nei vari gruppi.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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