Tutti gli articoli su fiaba

Mercurio, Nothòmb

Scritto da: il 29.03.11 — 1 Commento
Spero non mi taccerete di essere monotematica; sto passando un periodo un po’ incasinato (in positivo, niente paura) e tutto ciò che riesco a leggere sono riviste, fumetti e libri come sottilette. Per questo Amélie Nothomb fa per me. È con estremo piacere che oggi vi presento Mercurio, una fiaba dark dai risvolti drammatici che, per un paio d’ore (il tempo che si impiega a leggerla), mi ha catapultata in un’atmosfera onirica e del tutto spiazzante. Questa la trama: in un’isola sperduta, c’è una casa priva di specchi e di qualsiasi superficie riflettente (perfino il lavabo è costruito in modo che l’acqua non vi possa ristagnare). Qui vive Hazel, una fanciulla che è stata sfigurata da un’esplosione durante la Prima Guerra Mondiale. Di lei si prende cura il vecchio capitano Loncours, che ha instaurato con lei una relazione amorosa che si regge sulla gratitudine e sul bisogno della fanciulla. L’equilibrio va in frantumi quando il capitano assume Françoise, un’infermiera graziosa e volitiva, affinché si occupi della ragazza. Françoise si accorge subito che qualcosa non va come dovrebbe. Il rapporto di Hazel con il capitano è morboso ed oscuro, le trame che lo reggono sono intricate; non si sa bene se il vecchio sia vittima o carnefice e il fascino oscuro di Hazel porta l’infermiera addirittura a diventare parte di un triangolo amoroso. Il finale doppio non è che una riflessione sull’amore in tutte le sue forme, compresa quella che nessuno di noi è disposto a sostenere. Tra i libri della Nothòmb letti finora, questo è quello con l’atmosfera più cupa: potrebbe essere materiale per un film di Tim Burton e, secondo me, sarebbe un successo. L’ambientazione è volutamente sfumata pur senza essere improbabile né indefinita ed anche la collocazione temporale ci riporta ad un periodo in cui le bombe erano pane quotidiano, ...

Ash, Lo

Scritto da: il 28.09.10 — 1 Commento
Tra le fiabe della nostra infanzia Cenerentola occupa, nel bene e nel male, un posto d’onore. Nel bene perché piace a molte, nel male perché spesso e volentieri è stata accusata di promuovere il maschilismo mostrando un’eroina che si riscatta dalla propria miseria con la sola dote dell’aspetto fisico e attraverso un matrimonio ben riuscito. Non mi stupisce, perciò, che le riletture di questa storia siano state tantissime. L’ultima in ordine di apparizione è proprio Ash, l’esordio narrativo di Malinda Lo, edito in Italia dalla Elliot. L’impianto della fiaba originale è rispettato quasi completamente: abbiamo infatti la protagonista Aisling, figlia di un nobiluomo, che resta orfana di madre in tenera età e deve subire le prepotenze della nuova sposa del padre, che porta con sé altre due bambine. Quando poi anche il papà muore, la fanciulla è relegata al ruolo di serva e privata di ogni conforto, a parte quello dei sogni. Anche l’ambientazione è sfumata , come nelle favole. Sfumata, ho detto, ma non imprecisa, il che potrebbe apparire una contraddizione in termini: ciò che intendo è che, pur restando nel classico Reame composto da Bosco e Città, la Lo riesce a pennellare le sue descrizioni con grande finezza. Direi, anzi, che un punto di forza di questo libro sta proprio nel rilievo stilistico utilizzato nel delineare le immagini. C’è una delicatezza non comune con cui l’autrice riesce a mostrarci gli splendori del Bosco e del mondo fatato. Alcune pagine sono in grado di rapire in un’atmosfera onirica e lunare, altre si dipanano come filigrana dorata. Di contro ci sono alcune scelte narrative che, seppur coraggiose, restano in ombra rispetto al resto: in questa versione, infatti, Cenerentola non si innamora del principe ma vive quasi un triangolo con un essere fatato, Sidhean, e la Cacciatrice del Re, Kaysa. La svolta gay, per ...

Stardust, Gaiman

Scritto da: il 13.07.10 — Comments Off
Il caldo avanza, c’è bisogno di letture leggere. E perché non portarsi in villeggiatura una deliziosa favola moderna come Stardust, del sempre geniale Neil Gaiman? Qualcuno potrà obiettare che si tratta di un libro espressamente dedicato ad un pubblico giovane e questo non si può negare, tuttavia – come per Coraline  e come per tutti i racconti di questo autore – il talento è tale da rendere godibile anche una lista della spesa.  ( E prometto che questa sarà l’ultima lode non argomentata). L’avventura si svolge in una Inghilterra magica e parte dal villaggio di Wall, così chiamato perché un muro lo separa dal Mondo Magico. Tra i ragazzi cresciuti a Wall c’è Tristan Thorne,  un giovanotto timido ed insicuro, sempre con la testa tra le nuvole e innamorato pazzo di Victoria, la ragazza più bella e vanitosa del paese.  Quando Victoria lo mette alla prova chiedendogli  di portarle la stella cadente che entrambi hanno visto solcare il cielo, il nostro eroe non esita a partire, attraversare il muro ed inoltrarsi in una dimensione a lui sconosciuta e pericolosa. Le cose che non sa, in realtà, sono molteplici: per esempio che le stelle quando cadono diventano ragazze e che ci sono streghe disposte a tutto pur di catturarle perché il cuore di una stella, se mangiato, garantisce l’eterna giovinezza. Se poi a complicare il tutto ci si mettono gli eredi del Regno Magico, che cercano il prezioso medaglione che sarà la chiave per impadronirsi del trono, quando Tristan incontra Yvaine, una ragazza bellissima che ha al collo un magnifico gioiello, capiamo tutti che l’avventura è destinata  a diventare un turbine di emozioni. Scritto con stile leggero e colorato, Stardust è sia un racconto di formazione che una storia d’amore e magia che si rifà alle fiabe classiche e ne calca le orme con ...

Pan, Dimitri

Scritto da: il 25.08.09 — 12 Commenti
Se devo essere sincera, quando ho iniziato la lettura di Pan le premesse non erano delle migliori: il libro mi è stato regalato da un’amica a cui non è piaciuto affatto e lo considerava uno spreco di spazio. Detta così, potrebbe sembrare una lettura catastrofica ma per quel che mi riguarda è il contrario. Anzi, mi spingerò a dire che, nel panorama fantastico italiano, la voce di Francesco Dimitri è quella che fino a questo momento mi ha convinta di più. Pan è un nome che dovrebbe essere familiare sia agli appassionati di letteratura infantile sia agli esperti di mitologia greca: ai primi ricorderà certamente il celeberrimo Peter, il bambino che non voleva crescere le cui avventure ci sono state narrate da James Barrie; ai secondi verrà in mente, invece, il satiro chiamato “Fauno” dai romani, un dio minore al seguito di Dioniso, capace di scatenare i sensi degli esseri umani e privarli di ogni vergogna e forma di controllo. Nel Pan di Dimitri, edito da Marsilio, c’è un po’ di entrambi. La storia richiama, infatti, gran parte dei personaggi del romanzo di Barrie: i tre fratelli Wendy, Giovanni e Michele, la fata Tincker Bell, i Bambini Perduti ed i pirati che si muovono e si scontrano sullo sfondo di Roma anziché di Londra. Esiste anche un’Isolachenoncè, un luogo di magia e mistero dove solo i bambini e i moribondi riescono ad andare. Naturalmente, ci sono anche Peter ed Uncino, gli eterni rivali, ed è nella loro lotta che l’autore inserisce l’elemento mitologico trasformandoli in due antiche divinità: Pan, il dio dello sconvolgimento sensuale, e Greyface, la sua nemesi, colui che, in nome dell’ordine e della repressione, persegue il fine dell’annichilimento totale della razza umana. Paganesimo e fiaba si fondono in un gioco di equilibrio che a Dimitri riesce assai bene: è ottima ...

Premio “Progetto e materia”

Scritto da: il 22.08.09 — Comments Off
La manifestazione Fiaba 2010, organizzata a Banchette (provincia di Torino) nel prossimo aprile, ospiterà due premi letterari: il premio nazionale di letteratura per ragazzi "Giro-girotondo: ti rovescio il mondo... Gira-giravolta: la storia è capovolta!" e il Premio Nazionale di Arte Fotografica e Digitale "Mondi rovesciati, storie capovolte, anime allo specchio", in accordo al tema Mondi Rovescati, Storie Capovolte. Il bando del premio letterario è promosso, appunto, dall'associazione Progetto e materia; ve ne riporto uno stralcio: Art. 1 –[...] Il tema dell’anno 2009 è “Giro-girotondo: ti rovescio il mondo… Gira-giravolta: la storia è capovolta!”. Il Premio prevede le seguenti sezioni: 1. Scuole (classi delle scuole primarie e secondarie di primo e di secondo grado); 2. Adulti (è necessario aver compiuto il 18° anno di età all’atto della spedizione del testo). Art. 2 - Gli elaborati, scritti sotto forma di fiaba, dovranno ispirarsi al concetto di rovesciamento, capovolgimento e sovvertimento di trame classiche, schemi narrativi canonici, leggi fisiche, strutture sociali, situazioni quotidiane, luoghi comuni, vite ordinarie, personaggi standardizzati (ad esempio stravolgimento dei ruoli – uomo/donna, genitori/figli, insegnanti/alunni, scrittori/personaggi, spettatori/attori, scrittori/personaggi, esseri umani/animali, esseri umani/macchine, esseri umani/avatar etc. - ma anche mito della creatura bifronte, concetto di alter-ego, opposizione/integrazione tra mondo degli adulti e mondo dei bambini…). Gli Autori potranno interpretare il tema in ogni modo ritenuto pertinente, attingendo dalla mitologia, dal genere fantasy, dalla fantascienza - ma anche dalla psicologia, pedagogia e filosofia - fino a sconfinare nella creazione di società utopiche, universi fantastici, dimensioni parallele, sconvolgimenti storici e temporali. La sezione per ragazzi è gratuita, mentre quella per adulti prevede un contributo abbastanza cospicuo rispetto alla vincita attualmente annunciata, anche se non è escluso che gli sponsor possano cambiare il rapporto costo/beneficio. Avete, comunque, ancora abbastanza tempo per pensarci e consultare il bando integrale.

Willow, Drew

Scritto da: il 12.05.09 — 4 Commenti
A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, uscì nei cinema un film di discreto successo che tentava di rinverdire i fasti di cult come Labirinth e La Storia Infinita nell’ambito del fantasy: Willow. Forte del successo ottenuto, la Sperling & Kupfer decise di pubblicare anche in Italia il romanzo originale di Wayland Drew, che – come quasi sempre accade – è almeno una spanna al di sopra del valore della pellicola. Willow è un fantasy classico, ambientato in un mondo diviso in quattro territori, a seconda dei punti cardinali. Nord, Est e Ovest, i regni degli Esseri Umani (Daikini), sono caduti sotto il dominio della crudele strega Bavmorda di Nockmaar, il cui esercito sta lottando per piegare gli ultimi baluardi della resistenza nel Sud, dove vivono le fate, gli gnomi ed i Nelwyn (o mezz’uomini). Ed è proprio lì che sorge la speranza, grazie ad un’antica profezia che narra della nascita di una bambina molto speciale, la legittima principessa di tutti i regni, che condurrà la malvagia regina alla distruzione. Il protagonista Willow è un Nelwyn che vive in pace con la sua famiglia, coltivando la terra…e il sogno impossibile di diventare un grande stregone. La sua tranquillità viene stravolta il giorno in cui i suoi figli trovano, sulla sponda di un fiume, una barchetta di fortuna in cui è stata adagiata una splendida neonata di razza Daikini. Questa bambina è Elora Daanan, la principessa tanto attesa, e il timido e insicuro mezz’uomo riceverà dalle fate il compito di portarla in salvo fino all’ultimo regno libero, Tir Asleen, dove finalmente la profezia si avvererà. In compagnia di due folletti, un cavaliere rinnegato e una potente strega buona, Willow intraprende così il viaggio per la salvezza del suo mondo, che lo catapulterà tra pericoli e meraviglie inimmaginabili e lo costringerà a prendere ...

Biancaneve, Melis e Ibba

Scritto da: il 09.04.09 — 5 Commenti
Ci sono storie che tutti conosciamo, volenti o nolenti, che fanno parte del nostro patrimonio culturale; di queste però molte non le conosciamo nella loro versione originale, ma ci arrivano adattate, edulcorate e, di tanto in tanto, omogeneizzate: Cenerentola, la Sirenetta, Biancaneve. Oggi è di quest'ultima che vorrei parlare, avendo appena letto una versione illustrata molto particolare. Biancaneve appartiene alle fiabe della tradizione orale, tramandate per secoli e fissate poi dai famosissimi fratelli Grimm; non si sa quante siano state le ibridazioni con altre storie (la prima che mi viene in mente è L'amore delle tre melarance) ma è certo che non esista un canone. Sicuramente la trasposizione attualmente più nota è quella della Disney che, nonostante le proteste di molti genitori per le scene spaventose, è molto più delicata dell'originale. La trama la conoscete, più o meno, epurata da quelle parti crudeli e un po' tenebrose comuni a molte favole antiche. Forse però non sapete che la dolce Schneewittchen (bello, eh, il nome originale della cara Biancaneve) è poco più che una bambina, e che l'assedio della matrigna non si limita alla mela avvelenata, ma consta di vari tentativi fallimentari. In realtà l'effetto sarebbe quasi comico, il cattivo che ritorna al castello contento di aver sconfitto l'avversario e scopre che invece non ha sortito alcun effetto, se non si trattasse di tentato omicidio. Daniela Melis parte dall'originale per restituirci un testo moderno senza tradire lo spirito cupo che contraddistingue la fiaba e senza omettere quei particolari cruenti che danno la misura delle difficoltà dell'eroina. Un'eroina atipica e piuttosto passiva, in contraddizione con i personaggi favolistici attuali, ma che merita ancora oggi di essere ricordata, avendo influenzato moltissima narrativa. Le illustrazioni di Antonio Ibba sono davvero azzeccate: i colori intensi, la figura "superdeformed" e la semplicità quasi caricaturale del tratto rendono pienamente l'atmosfera del ...

Le straordinarie avventure di Caterina, Morante

Scritto da: il 27.02.09 — Comments Off
Non è semplice inquadrare le Straordinarie avventure di Caterina in un genere letterario definito. Elsa Morante, si legge nella prefazione ai “carissimi lettori”, scrisse le storie di questo libro a soli tredici anni, quando “non aveva nessun Editore” e poteva contare su di un pubblico assai ristretto e quanto mai singolare: due gatti e i suoi numerosi fratelli e sorelle minori. Le biografie confermano il dato poetico: l’Autrice, nella sua adolescenza, aveva accumulato parecchi scritti, fra cui anche una fiaba originariamente intitolata “Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina”, pubblicata da Einaudi nel 1942, quando la Morante aveva già trent’anni e diversi lavori all’attivo. La scrittrice in erba si misurò anche con l’illustrazione del libricino: e i simpatici disegni di ragazzina, “in nero e a colori”, forniscono con agile tratto un indispensabile corredo alla storia. Una bambina dalla lunga treccia, Caterina, parte, con l’amico-eroe Tit e la sua trombetta d’argento che non suona più, alla ricerca della bambola Bellissima, che ritroverà dopo svariate avventure in mezzo ad animali parlanti, fate, nani e strani abitanti del bosco. Gli elementi del meraviglioso e della materia favolosa, quegli stessi che daranno un’impronta indelebile ai grandi romanzi della Morante, sono già tutti presenti in nuce; originale poi è l’andamento della narrazione, semplice ma mai sciatto, anzi piuttosto curato nel lessico e vivacizzato da brevi dialoghi icastici e vivide descrizioni di personaggi stravaganti, pietanze prelibate, luoghi fantastici. Sarebbe però troppo riduttivo etichettare questa materia come narrativa per l’infanzia. In questa, infatti, solitamente, si distinguono nettamente due piani: da una parte troviamo l’Autore, un adulto che scrive un libro indirizzato ad un pubblico infantile, e dall’altra il lettore, il ragazzino. Un ulteriore elemento importante che funge da intermediario fra l’Autore e il piccolo destinatario dell’opera è un secondo tipo di lettore, al quale sovente viene affidato il compito, ...

La riparazione del nonno, Benni e Spider

Scritto da: il 26.01.09 — Comments Off
Una recensione di parte più di questa forse non è possibile scriverla. Perché mi piace moltissimo la scrittura di Benni, perché mi piacciono in genere i volumi della Orecchio Acerbo, perché mi piacciono i disegni di Spider. Quindi se volete un parere oggettivo e asettico sul libro La riparazione del nonno, dovrete andare altrove a cercarlo. Se il titolo vi dovesse suonare familiare è perché la storia appartiene al libro di Benni Bar Sport Duemila, ripreso e interpretato dalle atipiche illustrazioni di Spider. Un libro, come dice la quarta, per ragazzi, per adulti, per tutti. Né la scrittura né la componente grafica lasciano pensare all'abituale letteratura per l'infanzia, tante volte stucchevole. Nonostante possa inizialmente sembrare un libro per bambini, infatti, col nonno cantastorie, i colori non sono quelli sgargianti che siamo abituati a vedere: sono tinte scure, opache, su carta anch'essa molto scura, di un grigio compatto. Lo stile dei disegni, poi è volutamente retrò, somiglia ai primi cartoni animati americani, ancora in bianco e nero e con la sola musica. Il protagonista rievoca infatti il suo passato, iniziando non col classico "c'era una volta", ma con il più recente "ai miei tempi". Il racconto è ambientato in un'epoca in cui la tecnologia è ancora poco diffusa, giusto una giardinetta e un po' d'elettricità, un tempo senza televisione, il tempo dei narratori orali e dei loro repertori. Tra questi il migliore è nonno Telemaco, che con la sua abilità fa raccogliere intorno al camino  di casa l'intero paese; è il nonno che ha più storie, più argomenti, e che funziona meglio. Ma cosa succede quando il nonno si guasta? Beh, è ovvio che sia assolutamente necessario trovare una soluzione, guarirlo o, meglio, ripararlo. La scrittura di Benni è sempre stimolante, giocosa e irriverente, ricca di spunti ironici e riflessivi. Spunti degnamente supportati dalle tavole a ...

Lettere, Dunn

Scritto da: il 12.01.09 — 4 Commenti
Quale può essere la reazione di un bibliofilo impenitente davanti al sottotitolo "Fiaba epistolare in lipogrammi progressivi"? Lo voglio! E così il suddetto (la suddetta) si ritrova a sfogliare pieno di aspettative Lettere, di Mark Dunn, tradotto dal geniale Daniele Petruccioli. Più che di una traduzione effettivamente è una grossa prova di riscrittura, tanto quanto lo era la traduzione degli Esercizi di stile di Queneau ad opera di Eco e cura di Bartezzaghi. La complessità del testo infatti lo rendeva pressoché intraducibile, anche perché era necessario comparare un alfabeto a ventisei lettere con il nostro, che di lettere ne ha solo ventuno. Si inizia dal gioco di parole del titolo: in italiano questo viene tradotto con l'azzeccatissimo Lettere (in originale era invece Ella Minnow Pea), parola polisemica che richiama sia la forma, ovvero le epistole, sia il contenuto, che è il crollo delle lettere e il loro uso. Particolare quindi che la versione italiana sia "più realista del re". La corrispondenza parentale tra le due cugine, Ella e Tassie, racconta lungo il romanzo la storia dell'isola di Nollop, fittizio stato indipendente a largo della costa sud-occidentale degli Stati Uniti, in cui una comunità (di italiani nel nostro caso) si rifugia creando uno stato il cui interesse principale consta nelle materie umanistiche. Da qui ad una forma di teocrazia linguistica il passo è breve: Nollop, mitico fondatore del regno, assurge a figura sacra, che influisce con segni sulla vita dei cittadini; e il Gran Consiglio è l'organo deputato al vaticinio ed all'interpretazione dei voleri divini. Voleri che consistono nell'espungere di volta in volta alcune lettere dall'alfabeto, e quindi dall'intera lingua, nella forma orale e scritta. Diventa un arzigogolo la corrispondenza tra le due ragazze, costrette a ricorrere sempre più a sinonimi, circonlocuzioni e modi telegrafici: perdendo la D, ad esempio, tutte le specificazioni sono perdute; inoltre ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple