Tutti gli articoli su fantascienza

Capitan Rogers nel 25° secolo, Steele

Scritto da: il 27.08.10 — Comments Off
Il sole oggi è rovente. Giornata perfetta per andare al mare e, magari, per una bella lettura sotto l’ombrellone. Per il mare non posso fare nulla ma la lettura la posso suggerire io: come ormai ben sapete, quando il sole picchia niente è più fresco per me di un po’ di fantascienza! In effetti, tanto fresco questo libricino non è, trattandosi di un classico del genere. Tanto classico che ne hanno tratto una serie di telefilm che anche all’epoca (parlo degli anni ’80, quando ero piccolo), trovavo un poco noioso. «Ma il libro com’è?». Pensai quando l’occhio mi cadde sulla copertina del romanzo sperso sul vecchio carretto tarmato. Come avrete capito (d'altronde qua sopra c’è tanto di titolo!) il romanzo in questione è il celeberrimo (?) Capitan Rogers nel 25° secolo di Addison E. Steele. Per quelli che non frequentano il genere fantascientifico o che odiano le serie tv degli anni ’80 vi dirò che il romanzo ha come protagonista il capitano e astronauta Buck Rogers. Durante una delle prime missioni spaziali (parliamo del 1987) Buck, rimane ibernato nel suo veicolo alla deriva. Si risveglia nel 25° secolo, ad accoglierlo un mondo cambiato dalle guerre e dalla tecnologia dove il simpatico capitano è coinvolto in un intrigo interplanetario tra computer senzienti (e saccenti), astronavi da guerra, robot ed una principessa tanto bella quanto pericolosa… Sono sempre un po’ in imbarazzo a commentare un classico di questa levatura. Che dire in più dei critici che negli anni ne hanno intessute le lodi o l’hanno denigrato? Comincerò con quello che è quasi una regola: il libro è migliore del telefilm. Scritto in modo semplice ma elegante, scorre veloce tra le mani senza mai annoiare, forse non appassionante, come altre opere, ma gradevole e rilassante. Nonostante sia un libro di fantascienza classica, vi si possono notare temi ...

Fuck me Ray Bradbury

Scritto da: il 24.08.10 — 2 Commenti
Un tributo "originale" e fantasioso a uno dei migliori scrittori di fantascienza, Ray Bradbury: [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=e1IxOS4VzKM[/youtube] Dato il testo e il video stesso della canzone è vietato ai minori di 18 anni, per cui dovete accedere a youtube per poterlo vedere, ma è davvero divertente, e fa il verso anche a una certa candante che esordì con un video "scolastico"... E poi sicuramente da vedere la reazione di Ray Bradbury (che un paio di giorni fa ha compiuto 90 anni!), che trovate qui.

Eudeamon, Moak

Scritto da: il 01.06.10 — 2 Commenti
Sta diventando un caso editoriale basato sul passaparola questo Eudeamon di Erika Moak. Saranno contenti quelli della Zero91, una casa editrice che inizia a piacermi molto per via della politica (contro l’editoria a pagamento), ma anche grazie al loro catalogo, che si prospetta interessante. Questo libro, in particolare, è stato per diverso tempo disponibile come file Word sul sito dell’autrice; dopodiché il favore del pubblico si è esteso così tanto da ottenerne la pubblicazione cartacea. Una storia editoriale sui generis per un romanzo davvero originale, che attraversa diversi generi e sfiora alcune tra le più intime corde del lettore. Il tutto senza risultare né pesante come un saggio di psicologia, né del tutto inverosimile come alcuni racconti di fantascienza. La storia è ambientata nella città di Eudemonia dove, per mantenere l’ordine, i criminali non vengono messi in galera, bensì inguainati in tute di un particolare tipo di lattice collegato ad un sofisticatissimo software collegato direttamente ai loro cervelli – il Custodian – il quale fa in modo di isolarli completamente dalla società punendo con un dolore lancinante qualsiasi tentativo di contatto. La guaina è quindi una “prigione mobile”, in cui i reietti devono tirare avanti, ignorati dalle persone libere e soggetti alla legge del più forte. La protagonista Katrina Nichols è una giornalista che si fa condannare spontaneamente a questa forma di “messa al bando” per poter scrivere un articolo e denunciare i soprusi che è certa questi prigionieri debbano subire. Ma qualcosa non va come ci si aspetterebbe e, dopo un lungo periodo di sofferenze, la donna inizia a vivere un’esperienza a metà tra il mistico ed il fantascientifico che la porta a conoscere un amore assoluto e totalizzante. Cosa potrebbe accadere ad un’anima strappata all’improvviso da questo stato di grazia? Eudeamon, letteralmente, significa spirito buono e – al di là della facciata ...

Toilet n.9

Scritto da: il 10.05.10 — Comments Off
I Toilet sono sempre una grande certezza. Buon lavoro di selezione, buona veste grafica, giusta durata; non poteva essere diverso nemmeno per questo numero 9, che segna anche l'esordio di un'autrice di mia conoscenza... Racconti, sempre racconti dai contenuti diversissimi, unico criterio la velocità di lettura, chiaramente indicata accanto a ciascun titolo. E una carrellata di personaggi disparati, giovani, vecchi, istruiti o meno, coi loro spaccati di vita reale o immaginaria. Così è per Villette a schiera di Monica Dall'Olio che inquadra una vita ordinaria attraverso gli occhi della protagonista, mettendo in risalto gli aspetti mostruosi delle persone perbene. La casa, la famiglia, i bambini, l'auto, sky, il calcio, i dialoghi superficiali e la stolidità delle abitudini si trovano perfettamente incasellate in una costruzione di normalità e felicità almeno apparente. In Cani, di Tommaso Chimenti, è invece il rapporto tra un marito burbero e vecchio stampo e una moglie sottomessa che prende rilievo proprio attraverso le vicende dei loro cani, per lui oggetti né più né meno come sua moglie, per lei membri della famiglia da amare e accudire fino in fondo. Con De Evocatione Monstruositatis incontriamo di nuovo Francesco Dimitri, che aggiunge un pezzo alla saga degli Ombrafiorita, in cui magia, surreale e comicità si armonizzano per raccontare la storia di una famiglia piuttosto scalcinata. E ancora nelle Tentazioni di un grastronauta Carlo Miccio la fantascienza assume tinte ironiche e anche un po' amare con un protagonista che anche viaggiando nello spazio e trovandosi a disposizione ogni sorta di svago resta solitario e chiuso nel rapporto con la sua compagna gelosa. Insomma, anche per questa volta racconti per tutti i gusti e per ogni tipo di necessità!

Il guerriero dell’anello, Wagner

Scritto da: il 30.04.10 — 3 Commenti
Ammetto che ad attirarmi verso questo libro, sperso tra tanti altri sul vecchio carretto tarmato, è stato l’accostamento Wagner – anello. Ovviamente, l’autore non è il celeberrimo compositore ma Karl Edward Wagner, noto scrittore di Horror, Fantascienza e Heroic Fantasy. Protagonista di questo romanzo è forse il suo personaggio più famoso e riuscito: Kane. Il Guerriero dell’anello inizia col tormentato guerriero dai capelli rossi che entra in possesso di un misterioso (e voluminoso) anello, non un anello magico, ma il frutto di una tecnologia aliena in grado di risvegliare poteri quasi illimitati, e donargli conoscenze infinite. Armato di tali poteri Kane, ordisce un piano tanto contorto quanto audace per iniziare una sanguinosa conquista del mondo … tanto per ammazzare il tempo! Lo stile di Karl Wagner ricorda molto i grandi autori di Heroic Fantasy del passato, in particolare Howard di cui era notoriamente un estimatore. L’ambientazione è disegnata con poche sapienti pennellate e la trama è un susseguirsi di potenti magie, orrori cosmici, battaglie sanguinose, sacrifici umani e sfrenate passioni. Il tutto legato da uno stile semplice ed evocativo al tempo stesso. Una trama tutto sommato lineare ma divertente. La caratterizzazione dei personaggi è curiosamente in bilico tra lo stereotipo e l’originale: Teres, ad esempio, è una bella principessa che si comporta come un maschiaccio per compiacere il padre; Dribeck è un nobile che ama l’erudizione, ma è costretto a continue prove di forza e intrighi a causa della sua posizione. Su tutti domina la figura carismatica di Kane. Maledetto da una divinità folle (chiaro riferimento a Caino) è condannato a vagare in eterno. Col passare dei secoli è divenuto cinico e ambizioso, invincibile guerriero ma anche competente in scienze, magie e culture non umane. Ha una sola grande nemica: la noia, e per sfuggirle è pronto a tutto … o quasi. Ciononostante non ...

Il vendicatore, Shatner

Scritto da: il 09.04.10 — Comments Off
Finalmente è arrivata la primavera! Che cosa leggere ora che il sole inizia a picchiare sulle teste? Consiglio qualcosa di fresco… come la fantascienza. Un romanzo ambientato nell’universo di Star Trek, meglio ancora se scritto dal Capitano Kirk in persona. Dopo Le ceneri del paradiso e Il ritorno ecco il romanzo che segna la fine della trilogia di Shatner dedicata al suo alterego televisivo. Il Vendicatore si apre con la federazione messa in ginocchio da una misteriosa malattia che aggredisce piante ed animali. Mentre Picard indaga su una possibile cospirazione all’origine del virus, Spock scopre che suo padre, Sarek, è stato assassinato e, illogicamente desideroso di vendetta, parte alla caccia degli assassini. Nel frattempo sul pianeta Chal, fa la sua comparsa, un eroe creduto più volte morto. Inutile dire che le loro strade s’incroceranno ancora. Forse per l’ultima volta… Nelle recensioni dei primi due capitoli della trilogia, vi ho parlato ampiamente dello stile di Shatner e di come tra il primo ed il secondo c’è stato un salto di qualità. Anche in quest’ultimo ho notato miglioramenti soprattutto nei dialoghi. Appaiono diversi nuovi personaggi e, naturalmente, i riferimenti alle varie serie abbondano. La serie di telefilm è nota per aver introdotto temi di attualità nel contesto fantascientifico e Shatner segue questa tradizione. In questo romanzo l’autore affronta uno dei rischi del terraforming (rendere l’ambiente dei pianeti uguale a quello della Terra): la mancanza di una biodiversità vegetale - animale, può favorire il diffondersi di virus tra i pianeti, provocando pandemie interspaziali. Ovviamente è un riferimento ai pericoli della globalizzazione. Shatner, da scrittore accorto, incarna gli atteggiamenti più razionali nei due capitani: se uno dice che è meglio evitarlo, l’altro è pronto a impegnarsi per una globalizzazione spaziale più intelligente e meno invasiva. In definitiva in questo romanzo c’è tutto ciò che noi appassionati di Star ...

Il ritorno, Shatner

Scritto da: il 14.01.10 — Comments Off
Siete dei fan sfegatati di Star Trek? Ricordate a memoria tutte le puntate di tutte le serie? Avete portato il lutto al braccio quando il capitano Kirk è morto? Allora dovete leggere Il ritorno, secondo romanzo di William (Capitano Kirk) Shatner. Il libro inizia un mese dopo i fatti raccontati nel settimo film e nello stesso luogo: Veridiano terzo. L’ambasciatore Spock è assorto accanto alla tomba del suo ex-capitano e amico, quando l’avamposto della federazione è ferocemente attaccato da misteriosi aggressori. Nella confusione il corpo di James T. Kirk viene trafugato e, pochi giorni dopo, un uomo identico a Kirk  inizia ad aggredire gli ufficiali della Enterprise 1701-D. Il suo obiettivo è uno solo: uccidere Jean Luc Picard! Ignaro di tutto Picard è impegnato in una pericolosa missione all’interno di un ipercubo Borg. Missione che potrebbe costringerlo a ritrasformarsi in Lucutus… Come vi avevo promesso nella recensione delle Ceneri del paradiso lo stile narrativo di Shatner è notevolmente migliorato. Questa sua seconda opera è sicuramente più curata e molto più romanzesca. Il ritorno non sembra una puntata del telefilm in forma cartacea (magari con un po’ d’introspezione in più) ma è un vero romanzo di fantascienza ben strutturato e scritto abbastanza bene. L’ambientazione è sfruttata a dovere e arricchita di qualche particolare originale. Naturalmente abbondano i riferimenti ai vari film e telefilm, camei dei personaggi più apprezzati, citazioni e, dulcis in fundo, è svelato un segreto riguardante il primo lungometraggio (V’Ger vi dice niente?). Lo stile, rispetto al primo romanzo, è più prolisso e meno spigoloso. Non diviene mai noioso, ma alcune parti mi sembrano ancora troppo melense e auto-celebrative per amalgamarsi bene con l’insieme. Io ho la sensibilità di un Klingon con il mal di testa e magari esagero un poco ma, secondo me, si può migliorare. Buona anche l’introspezione e la caratterizzazione ...

Piccolo romanzo anticipatore , Metropolis, Von Harbou

Scritto da: il 08.01.10 — Comments Off
Il tema è noto, l'autrice – Thea Von Harbou (1988-1954) – probabilmente molto meno, il titolo assai di più, visto il film che da questo romanzo della moglie – pubblicato nel 1912 - trasse nel 1927 il marito, il noto regista austriaco Fritz Lang (1890-1976). Il tema noto di Metropolis è quello degli sfruttati e degli sfruttatori senza scrupoli il cui scopo e arricchirsi e di comandare in maniera assoluta creando in questo modo, un sistema solo apparentemente perfetto e immutabile, in realtà alienante e disperato, nel quale viene inserito in modo assai enfatizzato l’aspetto tecnologico, non tanto elettronico quanto meccanico: gli “dei” da adorare e che han creato, fanno funzionare e mantengono questo sistema e questa grande città – Metropolis, appunto – sono le Macchine alla cui guida e controllo vi è il temutissimo e potentissimo Joh Fredersen. I lavoratori – che ricordano un po’ i Morlocks della Wellsiana The Time Machine (1895) – abitano nella cosiddetta Città dei Morti, nel sottosuolo. Cosa può succedere in un simile sfondo e con simili premesse? Di tutto, verrebbe da pensare e dire. Ma non occorre riflettere molto per comprendere che, in fondo, gli eventi che possono accadere sono in sé limitati sia nel numero che nel genere. Può succedere che a) i lavoratori oppressi si ribellano e, dopo alterne vicende, riescono ad instaurare un diverso ordine sociale a loro più favorevole; b) i lavoratori oppressi si ribellano ma non riescono nel loro intento e, così, dopo varie prove fallimentari, tutto ritorna alla situazione iniziale; c) cosa improbabile (ma non impossibile), gli oppressori si rendono conto del loro operato sino ad ora a dir poco discutibile, si ravvedono e mutano consapevolmente l'ordine sociale tanto da renderlo qualitativamente più vivibile da parte dei lavoratori e moralmente più accettabile da parte loro. Si ...

Le ceneri del paradiso, Shatner

Scritto da: il 04.12.09 — Comments Off
Tutti conoscono la serie di telefilm StarTrek e tutti sanno che ha ispirato anche film, fumetti, opere teatrali e cartoni animati. Quelli che frequentano librerie e bancarelle sanno anche che esiste un discreto numero di romanzi ambientati nello stesso universo. Oggi, per appassionati e non, vi propongo il primo di una trilogia imperniata sul capitano Kirk, scritta da lui medesimo: William Shatner! Le ceneri del paradiso inizia (tra il sesto e il settimo film) con Kirk in piena crisi esistenziale: è troppo vecchio per comandare un’astronave ma non si sente ancora pronto al pensionamento. Così quando una bella e misteriosa aliena gli chiede aiuto per salvare il suo pianeta non può fare a meno di accettare. La ricompensa è qualcosa che l’anziano (ma ancora pimpante) capitano non può assolutamente rifiutare: l’eterna giovinezza. In realtà non si rende conto di essere coinvolto in una macchinazione che potrebbe far precipitare la federazione spaziale in una nuova guerra. Per fortuna gli altri membri dell’Enterprise accorreranno in suo aiuto. Il romanzo contiene tutti gli ingredienti tipici della serie: un pianeta sconosciuto, un mistero, colpi di scena, un problema interno da risolvere insieme con quello esterno, il tutto condito da tecnologia, avventura e un pizzico di umorismo. Parecchie sono le citazioni alla serie classica che faranno la gioia dei fan. Quello che c’è in più è l’approfondimento psicologico dei personaggi, in particolare del capitano Kirk che c’è mostrato sotto nuovi aspetti della sua personalità. Non più un eroe indistruttibile, ma un uomo con le normali paure che affliggono tutti: invecchiare, essere messo da parte, restare solo. Il libro è scritto abbastanza bene, soprattutto tenendo conto che è il primo di Shatner. Lo stile è molto semplice e diretto, alcune parti avrebbero potuto avere una cura maggiore ed anche l’ambientazione poteva essere sfruttata meglio. Tuttavia la lettura è gradevole e, vi ...

The dome, King

Scritto da: il 26.11.09 — 3 Commenti
[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso romanzo, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista] Quando l’anno scorso Stephen King annunciò che il suo prossimo romanzo sarebbe stato un colosso di mille e rotte pagine l’accostamento immediato che in tutti noi Fedeli Lettori scattò automatico fu quello con altri due classici amatissimi e ipertrofici della produzione kinghiana: l’apocalittico L’ombra dello scorpione e il sontuoso It. Inutile perciò sottolineare quanto l’attesa al varco per questa nuova fatica del Re fosse carica di aspettative. Dirò subito che questo ritorno alle proporzioni epiche di fatto non delude, anzi, ma il tempo è passato e se è vero che questo lavoro prende le mosse da un progetto abortito del 1976, allora provvisoriamente intitolato The cannibals, questo è Stephen King nel 2009, uno scrittore pessimista e incazzato, e The dome (Under the dome nell’originale) è quindi un romanzo assai diverso dai suoi predecessori. La trama è presto detta: una piccola cittadina del Maine (Stephen torna a giocare in casa) si ritrova da un momento all’altro prigioniera di una barriera impenetrabile e trasparente, una misteriosa cupola (in inglese dome appunto) la taglia fuori da tutto il resto del mondo e la piccola comunità si ritrova isolata, in balia di se stessa e costretta ad affrontare oltre ai problemi materiali della situazione anche i propri ben più pericolosi demoni interiori. Stilisticamente teso come una corda di violino, qui non c’è spazio per le divagazioni liriche e introspettive tanto care all’autore, l’atmosfera è programmaticamente claustrofobica e anche il lettore è costretto a confrontarsi con le miserie della natura umana che la situazione estrema porta ben presto a manifestarsi. Il primo riferimento immediato va a Il signore delle mosche di Golding, peraltro citato esplicitamente, ma King porta il tutto anche in molte altre direzioni, la sua ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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