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Lungo viaggio di un’idea, I mestieri del libro, Ponte di Pino

Scritto da: il 11.11.10 — 1 Commento
A.S. : dei Mestieri del libro, se ricordo bene, ne ha già parlato Livia tempo fa, e lo ha fatto, sempre se ricordo bene, da persona del "mestiere", ossia da Editore; io ne parlo dal punto di vista del semplice lettore, ignaro ma curioso di ciò che avviene nelle segrete stanze di una Casa Editrice. È raro che il lettore si domandi quali e quanti passaggi siano stati necessari e quante persone (a quale titolo e con quale specifica competenza e professionalità) siano state coinvolte per arrivare al risultato che ha tra tra le mani: il libro appena acquistato. È per questo lungo viaggio – dal testo dell'autore al lettore – che ci accompagna passo passo Oliviero Ponte di Pino, direttore editoriale della Garzanti, facendoci virtualmente entrare e spiegandocene la funzione in quegli uffici di una Casa Editrice che, c'è da scommetterci, nemmeno lo scrittore, specie se esordiente, sa esistano: redazione, ufficio tecnico,, ufficio grafico, ufficio stampa, uffici commerciali: tutto e tutti contribuiscono alla confezione del “prodotto” libro. E non è finita qui: si è solo a circa metà del viaggio. Una volta che il libro è fisicamente pronto, “fatto”, bisogna lanciarlo sul mercato, farlo conoscere ai librai e al pubblico, distribuirlo, reclamizzarlo e non è affatto una cosa semplice! Grazie a questo saggio ci si rende anche conto del modo assai differente in cui il libro può essere ed è visto. Per noi lettori è qualcosa che ci interessa più che altro per il contenuto, per ciò che l'autore vuole dirci; tutto il resto (colori, copertina, risvolti ecc.) ha per noi un'importanza relativa o, comunque secondaria. Per l'editore, per chi “fabbrica” il libro invece no: tutto deve tendere alla comunicazione, alla vendibilità dell'oggetto: va da sé che il contenuto dello stesso assuma un'importanza non relativa ma considerata da un punto di ...

Vento letterario

Scritto da: il 16.07.10 — 4 Commenti
Da oggi 16 e fino al 18 luglio, dalle 17 alle 23, si svolgerà a Finale Ligure, in piazza Vittorio Emanuele II, la prima edizione della Fiera dell’editoria indipendente di qualità. Organizzata dalla mia amica Carlotta (che fa parte dello staff dell'editore Las Vegas), a Vento Letterario sarà presente una selezione di 20 editori e si terranno presentazioni nei bar e nei caffè della città dedicate a nuovi autori, nuovi libri, nuovi editori. Questa fiera nasce dall’esigenza di distinguere le case editrici da quelle aziende che fanno pagare per pubblicare spesso senza operare alcuna selezione. La qualità e la selezione del prodotto sono imprescindibili per coloro che operano in ambito editoriale e per i lettori. È un’occasione per scoprire nuovi libri e conoscere nuovi autori L’evento è stato ideato dalla Las Vegas edizioni e organizzato in collaborazione col Comune di Finale e l’Ufficio turismo, la Biblioteca Mediateca di Finale Ligure, la libreria “Come un Romanzo” di Finale Ligure. Le case editrici che hanno aderito sono 18:30, Bradipolibri, Camelopardus, Fratelli Frilli, Instar, Intermezzi, Iperborea, Isbn, Las Vegas edizioni, La Penna Blu, Marcos y Marcos, Minimum Fax, Miraggi edizioni, Neo, Nottetempo, Scritturapura, Voland, Edizioni XII, Zandegù. Per quest'anno mancherà la vostra editora preferita, che sarei io, ma augurando lunga vita alla fiera (e magari l'esportazione dell'idea in tutta Italia), vi preannuncio che l'anno prossimo non potrete liberarvi facilmente di me!

Parola di Giorgio Manganelli

Scritto da: il 22.06.10 — 2 Commenti
Un mio amico diceva: «è necessario scrivere, non è necessario pubblicare»; verità di un certo livello di profondità, che ritroviamo nel suo contrario, quello che sto vivendo: «è necessario pubblicare, non è necessario scrivere». A dimostrazione della fondatezza del mio assunto, mi permetterò di offrire al tipografo una riga inesistente: come avete visto, la riga non c’è; a nessun titolo, neanche il più vago, essa è stata scritta; è una riga di nulla, e tuttavia è lunga esattamente quanto doveva essere lunga, ha un numero d’ordine nella pagina, mi avvicina alla conclusione della pagina. È una vera riga, non v’è dubbio; e pure, pur essendo stata pubblicata, non ha avuto bisogno di essere stata trascritta. Personalmente, considero quella riga bianca come l’unica riga dell’intero pezzo che sto scrivendo, l’unica che corrisponda con maniacale esattezza alla regola, alla legge di essere ‘pubblicata ma non scritta’. È una riga che pone molti ed ardui problemi di teoria della pubblicazione, e mi piacerebbe che da essa, da quella riga misteriosa e innocua, prendesse l’avvio una Retorica della Pubblicazione, o una Teoria del non-scrivere, o Princìpi finali della letteratura inesistente. Via Paolo Nori, Giorgio Manganelli, in Tèchne nuova serie,19, Paian di Prato (UD), Campanotto 2010, p. 62

Giornata contro l’editoria a pagamento

Scritto da: il 31.05.10 — 1 Commento
Indetta da Writer's Dream e dal No EAP di Zero91, ecco la prima Giornata contro l'editoria a pagamento. E per celebrarla rilancio il manifesto che hanno elaborato: OBIETTIVO DELLA MANIFESTAZIONE: non è abbattere gli editori a pagamento, ma informare quante più persone possibili, perché la chiave del successo è una sola, e si chiama informazione. Editoria a pagamento: cos’è? È quella cosa per cui tu, aspirante scrittore a caccia di una casa editrice, devi sborsare soldi per vedere pubblicata la tua opera. In altri termini significa che tu, impiegato presso una qualsiasi azienda, devi pagare il tuo capo 1200€ al mese. Perché? Perché sì, naturalmente, perché il mercato è in crisi e non pretenderai che l’azienda si sobbarchi rischi simili? Già ti permettono di lavorare e di avere un posto quando la crisi finirà, quindi zitto e firma l’assegno. Questa è la prima giornata nazionale contro l’editoria a pagamento, caro scrittore, e siamo qui non tanto per protestare quanto per informare tutti gli autori che, come te, sono alla ricerca di un editore che pagare per pubblicare non è l’unico modo. E non è nemmeno la regola. Pubblicare non è un diritto. Non è un diritto inalienabile dell’uomo, si può vivere benissimo anche senza pubblicare un libro. Detto questo, pensa un attimo a una cosa. Prova a immaginare di avere solo la terza media e di volere, a tutti i costi, diventare architetto. Cosa fai? Vai in uno studio e pretendi di essere assunto? No. Non lo faresti mai, nemmeno ti passa per la testa: non hai le competenze per farlo e un tuo errore causerebbe la morte di molte persone. Allora perché intestardirsi sul voler pubblicare a tutti i costi? Diventeresti architetto corrompendo, pagando chi ti assume e sapendo che potresti ammazzare qualcuno? Pubblicare senza averne le competenze equivale a voler fare l’architetto con la licenza media. Se pagare ...

Scrivere e pubblicare – dal sito di Michela Murgia

Scritto da: il 22.03.10 — 4 Commenti
Io, che da esordiente mai ho creduto nella mia scrittura fino al punto di mandar qualcosa a un editore, mi scopro circondata da persone che non bramano altro che lo scaffale della libreria, scambiando il piacere dello scrivere con il dovere morale di pubblicare, a qualunque costo. Certo, ci sono anche quelli che i libri se li autoproducono perché amano stringere in mano l'oggetto in sè, o regalarlo agli amici senza aspettarsi niente di più. Ma di questi galantuomini io ne ho incontrato solo uno nella vita, mentre gli altri li incrocio continuamente, tutti convinti che se l'hanno scritto va stampato, punto e basta. [...] È un altro mestiere, dove la prima regola è: non sei tu che decidi che quello che scrivi è buono. Non lo decide nemmeno tua madre, la tua fidanzata o il tuo collega, tutta gente che difficilmente ti dirà mai se quello che hai scritto fa schifo. Se vuoi che scrivere diventi un mestiere, è solo uno del mestiere - dell'editoria, non della scrittura - che può dirti se sei capace di farlo, e se quello che produce la tua fantasia possiede quella cosa bellissima che si diceva un tempo, e che oggi nessuno sembra avere il coraggio di dire più: la dignità di pubblicazione. Decidere di provare a fare mestiere con la scrittura significa prima di tutto affrontare il rischio che uno che ne capisce qualcosa ti dica: "guarda, non è la tua strada". Si può preventivare anche di sentirselo dire un paio di volte prima di crederci, ma al terzo rifiuto ha poco senso ostinarsi a fare il talento incompreso. Il lato violento dell'oscuro talento, il sito di Michela Murgia

Come scrivere a un editore

Scritto da: il 04.02.10 — 9 Commenti
Sono un po' seccata, oggi. Ho passato già due ore (e almeno altrettante me ne toccheranno) a rispondere cortesemente a mail di persone ingenue, disinformate o maleducate. Ma invece di sfogarmi cercherò di dare alcune nozioni pratiche di come si scrive a un editore, approfondendo i temi di un vecchio post. Partiamo dalle basi; sei, senti di essere, ritieni possibile definirti, nel tuo intimo ti ritieni uno scrittore. Hai finito, si suppone con grande cura, il tuo romanzo/racconto/silloge, e non vedi l'ora di condividere con il mondo i tuoi pensieri, sentimenti, esperimenti letterari. È questo il momento in cui si decide se sarai nel 97% dei cestinati o nel 3% dei letti (e da lì nello 0,5% dei pubblicati). Devi sapere che in Italia gli scriventi sono un'infinità ma gli scrittori pochi. Quindi la tua mail sarà letta in sequenza insieme ad altre 40 o 60 mail per una selezione preventiva. Devi sapere anche che ciò che per te è un'esperienza unica, aver partorito un'opera, per chi si troverà a leggere sarà nulla più che un altro numero, il testo 237 di 2000. Considera che un editore piccolissimo, come me, riceve più di 500 testi al mese. Come fare per darti qualche possibilità in più? Prima di tutto, conoscere il tuo possibile editore: trovare informazioni sulle linee editoriali al giorno d'oggi è facile; non pensare che per chi le riceve sia questione di un minuto capire se scartarti o no: stai usando il tempo di una persona che lavora, se non sei accurato lo usi male.  Quindi trova gli editori che potrebbero essere interessati e concentrati solo su quelli. Fatto questo dovrai costruire una bella mail; non avvantaggerà la tua opera in fase di valutazione, ma nella preselezione sicuramente sì. L'oggetto della mail Cerca di essere sintetico ma specifico. Usa la parola "valutazione" e non ...

Apparenti contraddizioni

Scritto da: il 20.01.10 — Comments Off
Oggi grazie a Buoni presagi ho scoperto quest'articolo di Nazione Indiana, di cui vi riporto uno stralcio e che vi invito a leggere per intero: Il discorso sull’editoria a mio avviso presenta caratteristiche assai diverse. In primo luogo perché il lettore che va a comprarsi Antonio Moresco o Concita de Gregorio non deve sorbirsi insieme Bruno Vespa o Filippo Facci. L’autore è il solo responsabile del suo testo, inclusi gli eventuali compromessi che è disposto a fare. La sua scelta di pubblicare con una casa editrice “di Berlusconi” non rappresenta un avvallo da parte sua della sua marginalità, foss’anche solo perché si tratta di grandi editori. Non regge neppure l’accusa ribadita continuamente dalla destra che uno scrittore di sinistra pubblicando con Mondadori “si fa pagare da Silvio” o addirittura che sia “uno suo stipendiato” come ha detto recentemente Vittorio Feltri paragonando se stesso a Saviano. Semmai è il contrario. Eppure è un’idea tipica, una concezione padronale dei rapporti di potere, anche e soprattutto aziendali.

La posta dell’editore III

Scritto da: il 21.10.09 — 22 Commenti
Non c'è due senza tre: Mi chiamo XXX e ho finito da poco di scrivere un racconto che vorrei dare alle stampe, in questa fase sto cercando un editore che vorrei potere considerare come un partner allo scopo di pubblicare e diffondere il mio lavoro in maniera opportuna. Ho visto sul sito internet il vostro progetto editoriale che trovo molto interessante, vi contatto perché prima di mandarvi il mio scritto da valutare vorrei avere evidenza di un vostro potenziale interesse, come si sa alcune case editrici cestinano direttamente i manoscritti non richiesti. Il titolo del libro e' "XXX" e si tratta di un thriller e sfondo esoterico [...], l'idea è quella di cavalcare in maniera assolutamente originale un filone che commercialmente sta avendo molto successo che è quello dei libri di Dan Brown. Nel mio caso, ho deciso di limitare la lunghezza del libro in maniera da rendere più facile e poco onerosa la pubblicazione, avendo come riferimento i romanzi brevi di Arthur Schnitzler, opere condensate in circa 100 pagine che trasmettono immagini potentissime. Il racconto ha un estensione tra le 35000 e le 40000 parole e ritengo quindi che qualunque casa editrice potrebbe ritenere interessante la sua pubblicazione. Vorrei quindi sapere se potenzialmente potreste essere interessati, e in caso affermativo vorrei porvi le seguenti domande: 1) Potreste occuparvi della tutela della mia proprietà intellettuale senza che debba farlo io in prima persona? 2) Come eventualmente intendereste diffondere il libro? Avete un network esteso? 3) Che tipo di contratto potreste proporre,qualora foste interessati? 4) Dato che l'opera è stata da me pensata soprattutto per il mercato inglese/americano, avete contatti con case editrici di quei paesi per potere vagliare un'ipotesi di traduzione in lingua inglese e diffusione in loco? Io conosco molto bene la lingua ma non ...

Della traduzione della traduzione, ovvero lo strano caso del giapponese

Scritto da: il 14.09.09 — 10 Commenti
Premetto di essere consapevole di stare per affrontare un discorso assai più ampio di quanto una pagina di blog possa permettere e che il mio non vuole essere un atto d’accusa nei confronti di nessuno. Come ex studentessa di lingua e letteratura giapponese, mi sono trovata spesso a cercare libri di autori del Sol Levante e non solo per doveri scolastici. Finché mi sono limitata ai testi richiesti dall’Università non ho avuto problemi, naturalmente: i grandi classici sono ampiamente studiati e tradotti da professori esperti, il cui lavoro è inappuntabile. La scelta ha iniziato a restringersi quando, dopo la laurea, avrei voluto leggere qualche autore giapponese che non si chiamasse Yoshimoto Banana o Murakami Haruki. A dirla tutta, mi sono trovata nel buio. Eppure, mi sono detta, importiamo ogni giorno centinaia di titoli inglesi ed americani con traduzioni più o meno buone, ma quasi sempre sopra la media. Possibile che i traduttori dal giapponese siano così pochi? Eppure, che io sappia, le lauree in lingue e letterature orientali sono in aumento, per lo meno dai tempi in cui io mi sono iscritta. Non è possibile che quasi tutti i laureati disertino la carriera di traduttore, soprattutto considerando che questo mestiere è al primo posto nella top ten dei lavori ideali, tra coloro che intraprendono un percorso di studi linguistici. Cosa può allora circoscrivere la possibilità di tradurre la lingua giapponese ad un numero così limitato di eletti? Come “persona informata dei fatti” posso dire che la lingua giapponese presenta grosse difficoltà anche per chi ne affronta lo studio con dedizione e passione; tuttavia la difficoltà non è un ostacolo insormontabile, se non fosse che – in generale – l’università italiana non conferisce una preparazione sufficiente. Nei quattro anni accademici sono troppi gli esami che non sono inerenti con la materia studiata. Personalmente, mi sono trovata ...

Se non sai come si fa…

Scritto da: il 21.07.09 — 16 Commenti
Non farlo. Dovrebbe essere una semplice regola, sia da imparare sia da applicare. Ma forse no. Mi scuso in anticipo per i toni duri e/o apocalittici e/o [aggettivo a scelta] che so già assumerò, ma sento una mezza ulcera crescere, quindi corro ai ripari. Oggi: quindicesima mail che richiede informazioni. Su cosa? Ovviamente su come aprire una casa editrice. Non ci sarebbe niente di male se la mail, nell'ordine: fosse scritta con una corretta ortografia; avesse almeno una parvenza di sintassi italiana; denotasse non "una certa conoscenza" ma almeno una conoscenza di base delle leggi sull'editoria; non contenesse una locuzione di qualsiasi tipo dal significato "così semplice fare l'editore?". Aprire un'impresa è, persino in un paese burocratico come il nostro, un affare semplice. Tenerla in piedi no. Fammi un favore, tu che pensi a quanto figo sarebbe essere un editore. Iscriviti a un corso per fare la velina, su. Loro sono più fighe. Ci hai visti, no? Hai visto la mia faccia, quella della mia socia, di Andrea Malabaila, di Chiara Fattori? Noi non andiamo al Billionaire, eh. O quel che vuoi tu, fai parapendio, apri un negozio di Hello Kitty, ma non diventare l'ennesimo parassita che infesta l'editoria italiana. Che fa sembrare incompetenti tutti i piccoli editori, dato che gli incompetenti, notoriamente, fanno massa e si notano di più. Sgombra il campo per chi fa il lavoro con preparazione, dedizione, rischio proprio. Meglio ancora, se hai soldi da spendere, finanzia una casa editrice fatta da gente competente: paga un povero editor, un impaginatore, gente così, che conosce il suo lavoro. Te l'avevo già detto. Ma lo so, tu, nel tuo mondo di sogno, non mi ascolti.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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