Tutti gli articoli su curiosità

Il battello del delirio, R.R.Martin

Scritto da: il 27.10.10 — 1 Commento
Per chi ama il genere orrorifico la Gargoyle books è da annotare: in un panorama internazionale dove sembra bastare che un libro parli di canini appuntiti perché sia pubblicabile, questa casa editrice dimostra di continuare un serio lavoro di "setaccio" in mezzo al mucchio. Così, dopo quasi vent'anni di latitanza, ecco riproposto al pubblico italiano Il battello del Delirio, bella prova horror di un vero big del fantasy internazionale, a suo tempo pubblicato per quelli della Fanucci e ormai esaurito da tempo. La storia che George R.R. Martin sceglie di narrarci ci trascina nel diciannovesimo secolo, lungo le rive del Mississippi: il grande fiume attraversa il profondo sud degli Stati Uniti trasportando sulle sue acque merci e persone in eleganti battelli che fanno a gara per conquistarsi il posto da leader sull'importante strada fluviale. Qua nel 1857 viene varato anche il “Fevre Dream”, imbarcazione che concorre a frantumare tutti i record esistenti sul fiume: la splendida e velocissima creatura appartiene a una coppia d'affari abbastanza peculiare, quella costituita dal vecchio capitano Abner Marsh e dall'eccentrico e ricchissimo Joshua York. La stramba società sembra avere successo nonostante le bizzarrie di York: le sue abitudine notturne, per dirne una, oppure la passione per uno strano vino che cura personalmente, infine la sua tendenza a ospitare sul battello amici che condividono le sue stramberie. Tutto ciò incuriosisce Marsh che però, in virtù del patto stretto alla nascita dell'accordo, non può porre domande al suo socio. Eppure molto presto il vecchio “lupo di fiume” verrà a conoscenza di ben più di quello che avrebbe gradito sapere e dovrà scegliere cosa fare, soprattutto quando dovrà chiedersi fin dove arrivano la stima e il rispetto che nutre per York e cosa è disposto a fare in loro nome... Per chi non ama molto il vampiro “icona sexy” proposto dalla letteratura moderna, ...

Racconto d’autunno, Landolfi

Scritto da: il 29.01.10 — Comments Off
Il protagonista principale che racconta in prima persona questa storia, Racconto d'autunno, (pubblicata nel 1947), si definisce un “bandito”, un “brigante”. Nel corso di una delle tante guerre, egli si ritrova solo, braccato da due eserciti, bisognoso di soccorso e asilo. In una valle, trova ed entra in una casa che, in un primo momento, gli sembra disabitata. Solo apparentemente. Il diffidente, solitario, anziano proprietario non tarda a comparire armato, e a ragione, viste le circostanze, ma, comprendendo la situazione di colui che ai suoi occhi è e rimarrà pur sempre un intruso, lo accoglie senza mai, peraltro, accordargli la minima confidenza né tantomeno, amicizia. È di poche parole e di poca compagnia: solo due fedelissimi cani. Tuttavia, la curiosità dell'"intruso" di esplorare l'immensa casa (che, via via, risulterà davvero labirintica) è insopprimibile, nonostante il vecchio proprietario l'abbia più volte irosamente e giustificatamente redarguito, arrivando persino a minacciarlo. La curiosità diventa tanto più insopprimibile allorché questo "brigante" (disertore, partigiano o quant'altro, non è ben specificato) avverte e percepisce altre presenze oltre a quella dell'anziano ospite. La sua esplorazione non consisterà soltanto nella scoperta di un mero spazio, ma si rivelerà essere anche un graduale viaggio nel tempo, più precisamente, è ovvio, nel passato del luogo e di chi attualmente lo abita o lo abitò. Un passato, si renderà egli sempre più conto, fatto di estremo isolamento dal quale si son generati orribili abissi di perverse passioni esclusive in cui si son mescolati e si mescolano tenerezza, rimpianto accanto a sadomasochismo venato anche di pedofilia e, ora, segreti, folli, disperati riti evocativi... Non finisce qui ma non credo di dover dir altro. Va detto, invece, che con Tommaso Landolfi (1908-1979), per quanto le descrizioni siano particolareggiate e vivide, grazie al suo italiano ricercato e raffinatissimo (al punto ...

Biblioteca Italiana – Scrittori d’Italia – Laterza

Scritto da: il 18.05.08 — Comments Off
Pochi sanno chi è Aristarco Scannabue. Eppure è un antenato di tutti i bloggers, opinionisti, critici a vario titolo. I suoi contemporanei paventavano di comparire sulla Frusta letteraria, a dire il vero a ragione, poiché era un formidabile fustigatore di scrittori e "scribacchini". Per fortuna Laterza ha aderito al progetto di Biblioteca italiana, che si propone di digitalizzare e diffondere gli autori della classicità italiana, optando per una tecnologia che renda replicabile il testo affrancandolo dal supporto cartaceo, fin troppo deperibile. Molti studenti avrebbero sicuramente preferito "perdere" qualcuno di questi reperti, ma avremmo perso una parte della nostra storia, e della nostra cultura. Non ultimo, appunto, il buon magnanimo Aristarco, ovvero Giuseppe Baretti, che si munì "di una buona metaforica Frusta, e di menarla addosso a tutti questi moderni goffi e sciagurati, che vanno tuttodì scarabocchiando commedie impure [...]". Certo, lui parte dal presupposto contrario a quello di Liblog. Da un manicheismo culturale secondo il quale ci sono letture "giuste" e "sbagliate"; dal necessario rispetto di canoni, e quindi confini, di un determinato tipo di letteratura, Non è molto distante  dalla visione di alcuni nostri contemporanei (ognuno di noi ne conosce qualcuno); come se leggere si dovesse ridurre ad un mero dovere civile, all'ampliare la cultura, al conoscere fine a se stesso. La lettura ha per me un irrinunciabile lato ludico; sarò di bocca buona, ma apprezzo Il circolo pickwick insieme all'Adelchi ed ancora Brand:New . Non mi è possibile distinguerli per il loro valore letterario, ma solo per quello personale. E non mi sento in colpa se mi capita tra le mani un volume della Kinsella. In fondo, per un destino sornione, Baretti diventa testimone del suo tempo, di tutta la letteratura che, esecrando, contribuisce a diffondere e della cui memoria diventa, suo malgrado, paladino.

Funes, o della memoria – Finzioni, Borges

Scritto da: il 10.05.08 — 4 Commenti
Quando si dice che la realtà supera la fantasia non sempre si pensa alla letteratura. Eppure non sono infrequenti gli episodi di scrittori profetici: basti pensare, uno per tutti, al Mondo nuovo di Aldous Huxley. Quello che non mi aspettavo è che Borges, con le sue Finzioni, dichiaratamente irreali, cogliesse nel segno raccontandoci una storia che si è realizzata. Peraltro proprio una delle più inverosimili. Newton riporta la notizia di una donna californiana, AJ, che ha lo stesso dono e la stessa maledizione del borgesiano Funes: una memoria perfetta che le fa ricordare, minuto per minuto, tutto quello è accaduto nella sua vita e in quella degli altri. Questa donna forse è proprio Funes, il cui nome è già destino. Da oggi non potrò più pensare alle finzioni senza ricordare, imperfettamente e limitatamente, anche di lei, la donna che si fece personaggio.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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