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Da oggi e fino a domenica 18 ottobre alla Fortezza da Basso, a Firenze, si terrà DeGustiBooks, una rassegna che “riunisce produzioni enogastronomiche e libri di qualità; un’occasione di incontro con artigiani del gusto e editori in quattro giorni di degustazioni, incontri con gli autori, food show, presentazioni di libri, laboratori, convegni”.
La formula, che nelle due precedenti edizioni ha incontrato uno straordinario successo di pubblico e un ottimo consenso da parte degli operatori del settore, prevede un’ampia gamma di possibilità di partecipazione per gli editori, gli enti, le associazioni, le aziende: dalla presenza con i propri prodotti in uno spazio attrezzato e autogestito alla realizzazione di piccoli eventi creati su misura a seconda delle caratteristiche delle produzioni (degustazioni guidate, presentazioni di libri e prodotti, cucina dal vero).
Uno degli incontri che mi dispiace più perdermi è quello tra Silvia Maestrelli e “Un tocco di zenzero”, venerdì 16 all’Arena del gusto di Degustibooks alle 19.30. Tra chiacchiere in amicizia, racconti e suggerimenti potrete anche avere qualche assaggio speciale: il Rosae MnemoSis di Silvia, un Tocco di terrina di coniglio + una piccola sorpresa!
Potete comunque consultare il programma completo a questo indirizzo, o ancora dare un’occhiata ai giochi e concorsi della manifestazione. Cosa fate ancora qui? Correte a preparare pancia e cervello!
Mettiamo subito le carte in tavola, Chiuso per turno è un bel romanzo. O meglio: questa tavola bisognerebbe apparecchiarla, imbandirla, visto come il romanzo ruota attorno alla cucina, al mangiare, al bere, e il titolo si riferisca proprio al turno di chiusura di un ristorante.
Ma non è tutto qui. Perché i protagonisti di questo esordio narrativo di Massimo Zanettini non sono solo Michelangelo e il suo ristorante ereditato dal padre, non è solo la passione tutta emiliana per la buona tavola e il buon vivere in generale, tutt’altro: anche e soprattutto c’è un male di vivere celato a malapena dietro tortelli e brasati, una fatica dell’esistenza che si svela implacabile sotto i nostri occhi lungo il corso del racconto.
Ci sono anche Sandokan e Yanez, certo, c’è Parma, la Parma del Teatro Regio e delle trattorie, ma c’è anche l’Africa e ci sono perfino miraggi di un’altra vita possibile, ma tutto si sfalda e si accartoccia sotto il peso della vita e dell’incapacità di Michelangelo di affrontarla ad armi pari. Il romanzo, ormai vi sarà chiaro, non brilla per ottimismo, al nostro protagonista capitano una serie di sfighe da Oscar, e vi avviso, muore più gente qui in poco più di duecento pagine che in mille di un romanzo di Stephen King. Faccio per dire, badate, ma ci vado vicino.
E pure Michelangelo è un personaggio che non brilla per simpatia eh, diciamo che come minimo non suscita ammirazione; eppure le sue vigliaccherie, le sue debolezze, riescono stranamente a suscitare una sorta di solidarietà che ci porta a fare il tifo fino alla fine. Fine che lascia un poco l’amaro in bocca ma che, come si suol dire, ci sta ampiamente.
Rimane un retrogusto assai malinconico, proprio come quando Sandokan teneva fra le braccia la Perla di Labuan morente, quella bellissima Carole André, ma Zanettini scrive bene, il racconto pur fra alti e bassi ha i suoi momenti, ha passo e lunghezza adeguati e l’edizione di Round Robin è curata e di bel formato.
Consigliato, naturalmente, con un Montepulciano d’Abruzzo come quello che fa compagnia a Michelangelo nel bel capitolo conclusivo.
Nella collana Il battello a vapore di Piemme Junior la Serie Bianca raccoglie i libri adatti ai lettori in erba. I caratteri ingranditi in stampatello minuscolo – che mia figlia chiama impropriamente stampatino, con quel gusto tutto infantile e un po’ decadente per le forme diminutive – facilitano l’approccio alla pagina scritta; se si considera che viviamo in un’epoca iconica in cui l’impatto visivo ha un’importanza fondamentale per la ricezione del messaggio, verrà da sé che al giorno d’oggi non è poi così facile stimolare un bambino di cinque o sei anni alla lettura. Tino il cioccolatino e il chicco d’oro fa parte di questa sottocollana ed è il terzo volumetto di una trilogia dedicata al goloso e simpatico cioccolatino animato noto per essere stato per anni sponsorizzato nientemeno che della Ferrero.
Sono svariate le case editrici che, occupandosi di letteratura infantile, hanno legato la loro fortuna ai libri mirati ai lettori di prima elementare. Un target di pubblico a quanto pare gettonatissimo dall’editoria e molto più esigente di quanto lo fosse solamente una trentina di anni fa: la mia generazione, tanto per intenderci. Mi vengono in mente, solo per citare alcune collane che ravvivano disordinatamente gli scaffali della libreria dei miei bambini, le Prime letture della Emme, anche queste in stampatello minuscolo fortemente ingrandito, oppure – sempre del gruppo Einaudi – le Fiabe in tasca in caratteri corsivi delle edizioni EL, o ancora le Bollicine della Giunti Kids. Libri nei quali la dimensione visiva è fondamentale e le cui illustrazioni non sono semplici didascalie colorate ma forniscono un corredo indispensabile e stimolante al messaggio puramente verbale, che ne viene così impreziosito.
Per questo trovo che sia un’ingiustizia l’omissione in copertina del nome dell’illustratore fra gli autori da parte non solo del Battello a vapore, ma anche della stragrande maggioranza delle case editrici specializzate nell’infanzia – non la Dami, che se ricorderete la mia recensione pasquale ne fa anzi un punto d’onore. L’illustratrice del progetto di Tino il cioccolatino, Desideria Guicciardini, è un’artista di particolare intuito e delicatezza.
Le sue figure non coprono mai la lettura ma la accompagnano, a volte a piena pagina, a volte a metà campo, creando un impatto ottico armonioso e per nulla invadente rispetto al testo. Completano il cast degli autori Chiara Patarino ed Aurora Marsotto – quest’ultima creatrice di diverse rubriche di critica di letteratura infantile oltre che ideatrice della saga della ballerina nella Serie Arancione, sempre del Battello a Vapore.
Ma torniamo a Tino il cioccolatino e il chicco d’oro. In questa storia il celebre cioccolatino si avventura con la sua amica Nugabella sulle tracce nientemeno che di Pandolcin, l’intrepido fidanzato di Pandora Morbidella. Il panettoncino è partito dal porto di Genova alla ricerca del famoso cioccochicco d’oro, un antichissimo portafortuna, e non è più tornato lasciando in apprensione gli amici. Il libro si chiude con una simpatica ricetta pensata per i bambini e che Tino il cioccolatino regala al cuoco della nave: le barchette di cioccolato.
Il merito di questa serie sta nell’aver creato un sottogenere della favola classica, quella con protagonisti gli animali – si pensi ad un Esopo, o Fedro, o in epoca rinascimentale a La Fontaine – dando una simpatica impronta antropomorfa a quanto di buono sta nelle credenze di casa, ampliando l’afflato vitale alle suppellettili aiutacuoca. Non è la prima volta che cucchiai e forchette parlano in un libro o in un cartone animato, ma – almeno che ricordi io – hanno sempre avuto una parte piuttosto marginale, di corredo.
Nel nostro caso un cioccolatino, una caramella, una tortina e un pandolce sono i protagonisti assoluti della storia e questa è una vera e propria rivoluzione nella favolistica moderna! Con grande gioia di tutte quelle mamme che preparano al cena spulciando i forum di cucina e che non si perdono una puntata delle trasmissioni a tema gastronomico, televisive o radiofoniche che siano (compresa la mia).
E che, diciamocelo, le storie di Tino avrebbero un po’ voluto scriverle loro.
Oggi inizia Eurochocolate. E come celebrare meglio l’inizio della manifestazione se non con un bel libro di ricette al cioccolato? Il libro d’oro del cioccolato già dal titolo si annuncia come una gustosa lettura.
Ora, chiunque sia goloso si dovrebbe munire di una buona dose di insulina prima di leggere il post e il libro. Perché qui si declinano tutte le forme e varianti del cioccolato esistenti, dalle basi concettuali (nascita, nome, produzione) fino alle più elaborate creazioni.
Sin dalla prima pagina le immagini commentano con dovizia di particolari forme, consistenze e usi. A dire il vero anche la copertina è piuttosto evocativa: raffigura infatti una tavoletta di cioccolato con tanto di bandella dorata a rappresentare la carta che avvolge il cioccolato.
Dai biscotti alle torte, dai salati alle bevande, nulla che sia composto di cioccolato sfugge a queste settecento pagine di ricettario. Ogni pagina contiene una ricetta e la sua relativa (e patinata) illustrazione, con fotografie di altissima qualità. L’estetica del volume è veramente ben curata, e risulta di fattura squisita.
Personalmente non ho provato tutte le ricette, e alcune di quelle in cui mi sono cimentata forse erano fuori dalla portata della mia abilità, ma le gradazioni di difficoltà spaziano dall’elementare all’impossibile, quindi potete trovare ciò che fa per voi.
La sezione per principianti è veramente piccola, questo libro in qualche modo presuppone che abbiate già una certa dimestichezza con gli arnesi da cucina, considerando che “fare dolci è lavoro da farmacista”, diceva un caro amico chef, intendendo che ci vuole preparazione e precisione.
Una lettura caldamente sconsigliata ai diabetici, e consigliata con parsimonia a chi, come me, è davvero troppo goloso.
Oggi mi permetto, data l’atmosfera festiva, un post pragmatico e prosaico, su un libello di cucina, Brunch all’aperto, a cura della stessa redazione della rivista “La cucina italiana”. Stavolta non si tratta di cibo per la mente, bensì di cibo vero e proprio.
Brunch è una crasi dei due termini britannici breakfast e lunch; effettivamente la crasi non è solo linguistica ma anche materiale, dato che il brunch si pone come una via di mezzo, tutta estiva, tra i due pasti, unendo sapientemente dolce e salato.
In genere a ferragosto si va in gita con amici e/o parenti, e ci si affida al classico menu delle scampagnate, dal panino con la cotoletta ai vari finger food. In questo piccolo volume troverete invece delle idee insolite, per pranzare all’aria aperta senza rinunciare ai piaceri della buona tavola.
Per il 15 agosto, a mio avviso, il brunch sembra il tipo di pasto più appropriato, un allegro spuntino campagnolo non tanto leggero da lasciare i morsi della fame, né tanto pesante da annebbiare i sensi e impedire un po’ di sano moto.
Le ricette non sono troppo laboriose e hanno tempi moderati, dai 15 ai 30 minuti, solo qualche caso sporadico raggiunge l’ora di preparazione. In più il manuale percorre un ideale pranzo “a sacco”, con piatti diversi e senza tralasciare i dolci.
L’aspetto grafico non è curatissimo, ma i testi delle ricette sono esaustivi e i passaggi molto semplici, per cui vi consiglio di cimentarvi, come me, e godervi cibo, passeggiate e compagnia per la giornata di festa di domani.