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Intervista a Jasmina Tesanovic – Processo agli Scorpioni

Scritto da: il 20.04.09 — 1 Commento
In occasione della riedizione per Stampa alternativa del Processo agli Scorpioni della Tesanovic, ho posto qualche domanda direttamente all'autrice, per ricordare e capire meglio. Cosa vuol dire, effettivamente, essere una Donna in nero? Vuol dire essere parte di un gruppo pacifista femminista internazionale fondato nel 1988 in Israele, dalle donne israeliane e palestinesi contro la guerra fra i loro paesi. Poi è nato il secondo gruppo in Italia, contro la guerra nel Golfo, e il terzo gruppo in Serbia. Di recente i gruppi israeliano e serbo sono stati proposti per il premio pace Nobel per il lavoro pacifista che hanno svolto. Vi dico il principio originale pacifista attivista del nostro gruppo, che parte da Antigone: noi Donne in Nero siamo contro i militaristi in primo luogo, cioè i nostri governi, uomini... Quelli che in nome nostro e con i nostri mezzi attuano politiche aggressive militariste. Solo in secondo luogo siamo contro il militarismo dell’Altro. Il principio che dovrebbe funzionare dalla base è: se in ogni paese ci fossero delle forze attiviste che possono fermare il militarismo del proprio governo, le guerre sarebbero più difficili da gestire nel mondo. Essere parte delle Donne in nero mi ha salvato moralmente e, perché no, materialmente (anche se spesso e volentieri era pericoloso), dalla decadenza storica in cui è caduto il mio paese. Pensi che i crimini compiuti nell'ex Jugoslavia si possano ripetere ancora, altrove? Certo, si stanno ripetendo proprio mentre stiamo parlando. Quello invece che è diventato più difficile da fare è commettere atrocità senza essere scoperti e giudicati: ormai esiste Internet, esistono i tribunali di guerra internazionali, c'è un precedente che codifica la banalità del male, come dice Hannah Arendt, il modello e le maniere dei genocidi, omicidi, ecc. La semplicità e non originalità dei meccanismi è sconvolgente. Oramai i crimini di guerra si potrebbero processare via ...

Processo agli scorpioni, Tesanovic

Scritto da: il 07.07.08 — Comments Off
A tutti noi piace la sensazione di essere persone impegnate, attente al mondo, sensibili alle tragedie. Salvo poi leggere un libro come Processo agli scorpioni e scoprire in un istante la propria cecità e ignoranza. La guerra alle porte di casa nostra, il tentato genocidio, la pulizia etnica è confinata ai ricordi dell'olocausto nazista. Invece è stata, è ancora, accanto a noi, nella penisola balcanica squassata da anni di guerra e massacro. Ho letto con estremo interesse anche l'introduzione, acuta e scritta con una semplicità disarmante, un valido aiuto per la lettura e la comprensione del libro. Jasmina Tesanovic è una delle Donne in Nero che hanno seguito direttamente il processo, entrando quindi nella cerchia dei privilegiati che hanno accesso diretto alla Storia, e decidendo poi di raccontarcela dal suo personale punto di vista. Differente perché è una scrittrice serba, quindi vicina, vicinissima alle etnie in discussione. Emerge ancora una volta, come per la Arendt, la banalità di questo male, l'assenza di spiegazioni complesse, il fare becero e disumano dei promotori della barbarie. Volti di vicini di casa, a volte di amici, che ritengono giusto, normale, perfino eroico avere torturato, ucciso e filmato. Emerge anche l'incapacità dei tribunali di guerra di fare giustizia. L'impressione è che il torto non si possa riparare, e che i criminali, ancora una volta, abbiano la meglio sulle loro vittime anche dopo averle uccise. C'è poco da dire, su questo documentario al limite tra il racconto e il saggio: c'è da leggere e scoprire fino a che punto le parole Legge, Giustizia, Pace, possano diventare vuote.
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