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Della versione teatrale di quest'opera di Eric-Emmanuel Schmitt, ho già avuto modo di parlare lo scorso dicembre (ne approfitto, scusandomi, per apportare una rettifica: questo romanzo non è stato pubblicato nel '95, come avevo scritto, ma nel 2000), in attesa della ristampa del romanzo, ristampa che, se non ricordo male, è arrivata nelle librerie nel febbraio/marzo di quest'anno, e di questa è arrivato il momento di parlare.
Il Vangelo secondo Pilato è formato di due racconti, due testimonianze scritte in prima persona: testimonianze di due uomini che vengono loro malgrado sorpresi dal Divino. Jeshua è il figlio maggiore di Giuseppe e Maria, nato a Nazareth, che nell'infanzia, crede di poter far tutto, anche volare, come tutti i bambini si crede un dio. Ben presto, crescendo, deve ridimensionare le proprie convinzioni: se si tenta di volare si cade.
Col passar degli anni, è un giovane ebreo che, alla morte del padre, deve prendere in mano le redini della piccola azienda di famiglia, benché si renda conto che il mestiere di falegname non sia proprio il suo forte: comunque fa del suo meglio. Ha anche amici che, com'era normale a quel tempo, si sposano presto e prolificano: anche sua madre Maria più volte esprime il desiderio che si sposi e la faccia diventar nonna; lui, una ragazza che gli piace anche l'avrebbe e ci esce pure a cena ma...
Ma i segni che un destino ben diverso lo aspetta si fan sempre più inequivocabili: suo cugino Giovanni, là sulle rive del Giordano, battezza in nome di un imminente Messia e, quando lo vede, tra i tanti annunciati a quell'epoca, riconosce proprio lui come l'Atteso Unico e Vero. A dir la verità, Giovanni, da molti, è considerato un po' fuori di testa: potrebbe anche sbagliarsi! Ma come la mettiamo coi miracoli? Magie? Far trovar vino al ...
Il ruolo biologico della donna è quello di madre, sposa ed educatrice. Il lavoro è secondario, viene dopo. Penso che nella crisi di valori attuale e nell’emergenza educativa che viviamo, molto abbia a vedere il fatto che la donna esce molto di casa, reclami una sfrenata indipendenza dal marito e vada a lavorare. (…) Da questo punto di vista il femminismo esasperato ha creato danni e lo si vede nella scarsa educazione anche cristiana dei figli. La donna è biologicamente deputata al ruolo di madre che è quello primario ed una buona madre educa i figli. Ora mi domando come possa svolgere quelli che sono i suoi doveri fondamentali andando a lavorare. (…) Una volta quando la donna badava a quello che è la sua missione, faceva recitare le preghiere, accompagnava i bambini alla scuola e al catechismo tante storture non accadevano, bisogna riconoscerlo.
Queste affermazioni non provengono da un paese islamico o da qualche Imam, ma dal Monsignor Oddo Fusi Pecci, vescovo Emerito di Senigallia.
Ricapitoliamo: sposarsi, fare figli, non uscire di casa, non lavorare, obbedire al marito, insegnare le preghiere ai figli, accompagnarli al catechismo.
Ma non erano gli islamici e il burqa, quelli che mortificavano la dignità femminile?
via Metilparaben: La serva del focolare, via Bastet
Assieme alle Arti Visive e soprattutto la musica, il teatro è una delle prime e più dirette espressioni artistiche. Non ha molto bisogno di astruse interpretazioni intellettuali, non presenta complicati ragionamenti filosofici, mostra l'uomo così com'è... o così come finge di essere e, in ogni caso, mostra l'uomo che parla all'uomo, al proprio simile, al pubblico.
Come romanzo apparve nel lontano 1995, Schmitt lo adattò per il palcoscenico nel 2004 intitolandolo Mes Évangiles e, quattro anni più tardi, Glauco Mauri ne curò la versione italiana e la regia. Sapevo fin dallo scorso agosto che era in cartellone nel teatro della mia città e ieri, 29 novembre, sono andato a vedermelo. La compagnia era quella di Mauri-Sturno. di cui fa parte anche Marco Bianchi che impersona Sesto, lo scrivano di Pilato.
Alle quattro e mezza in punto, Glauco Mauri è letteralmente comparso in platea, davanti al palco su cui è salito accompagnato da una breve sottolineatura musicale; e poi, disperato, ha preso la parte del Cristo nell'ultima notte nel giardino degli ulivi. Un Cristo impaurito, consapevole della propria condizione umana e di ciò che gli sarebbe accaduto poche ore dopo e, soprattutto il giorno dopo.
Questo gli dà l'opportunità di riandare indietro coi ricordi per spiegare e spiegarsi come Egli e Dio erano arrivati fin lì. Un lungo monologo di un'ora per raccontare di Lui bambino, i suoi amici, il suo maturare di adolescente, il Suo rilevare “l'azienda di famiglia”, il laboratorio di falegnameria del defunto padre Giuseppe (anche se Lui, con pialla e chiodi, riconosce di non saperci fare più di tanto); il legittimo desiderio della madre Maria di vederlo sposato e padre di tanti bambini, come già avevano fatto i Suoi fratelli: per un ebreo farsi una famiglia era pressoché un dovere.
E invece Egli non pensa a tutto ciò e va a ...
Giorni fa mi è capitato di trovarmi sottomano un libro edito da Bompiani nell’ormai lontano 1983, sulla cui copertina campeggia il meraviglioso dipinto di Raffaello La Madonna della Seggiola. Ho iniziato a sfogliarlo e l’ho letto in tempo record. Per amore, solo per amore, di Pasquale Festa Campanile, ci narra la storia di un uomo e una donna vissuti oltre duemila anni fa in un minuscolo villaggio della Palestina.
Lui è un falegname bello, aitante, desiderato da tutte: ama più donne contemporaneamente, sfidando i dettami dell’epoca e le leggi di un dio severo, ma è anche capace di mostrare sensibilità fuori dal comune, onestà, gentilezza. Lei è la timida nipote di un giudice, poco più che bambina, ma splendente di una grazia che si riflette nel carattere puro e privo di ogni malizia.
I loro nomi sono Giuseppe e Maria.
Tra tante, il falegname sceglie proprio questa fanciulla, che ha conosciuto sin dalla tenera età, per farne la sua compagna di vita e lei lo ricambia con tutto il cuore. Ma all’apice del loro amore, accade un fatto increscioso e all’apparenza terribile: Maria resta incinta di un altro.
Comincia così per Giuseppe un duello tra mente e cuore che lo tormenta per tutta la vita: la battaglia tra il desiderio di abbandonarsi alla fiducia e all’amore e la razionalità che nega il miracolo di una immacolata concezione e si dibatte nella gelosia più feroce.
E tuttavia l’amore si impone e vince su tutto: il bambino che nasce viene chiamato Gesù.
Festa Campanile ci regala questa delicatissima storia narrandola attraverso gli occhi di Socrates, un greco che lavora per Giuseppe e finisce per diventarne amico e confidente. Questo sguardo razionale e disincantato evita all’autore i toni mistici e dona alla vicenda una concretezza che si può quasi toccare. Vi sono pagine ...
Dopo averlo spesso sentito decantare da persone a me vicine e anche alla luce di fatti recenti mi sono decisa a leggere un breve saggio di Arno Schmidt, dal nome programmatico. Ateo?: Altroché! non lascia spazio a dubbi di alcun tipo sul contenuto e sul tono del testo.
Nasce quasi per caso questo scritto, su proposta di Deschner che intendeva raccogliere in un libro le opinioni di alcuni tra i più importanti scrittori tedeschi sulla religione cristiana, nelle sue varie forme. Progetto di difficile esecuzione per la ritrosia di molti intellettuali a rispondere schiettamente, affrontando la questione senza fronzoli o giri di parole.
Schmidt risponde, da grande ateo e razionalista, quasi con veemenza, con una vena dissacrante che permea le tre argomentazioni utilizzate: la prima di ordine documentale, la seconda basata sulla figura del profeta, l'ultima sugli esiti che la religione ha portato nella società sia antica sia moderna.
L'analisi sferzante della Bibbia, in più d'una traduzione e nelle varie confessioni, come documento impreciso e imperfetto, occupa tutta la prima parte del saggio, con argomentazioni e citazioni precise: Schmidt mette in luce le varie aporie dei dogmi e l'effetto dell'interpretazione del testo sacro nella storia. Poi passa ad esaminare la figura di Gesù, come profeta e come pensatore, rilevandone caratteri di solito mai osservati.
Infine compie un breve excursus sulle ingerenze che la Chiesa, in tutte le confessioni ma specialmente in quella cattolica, ha avuto nella gestione e nell'organizzazione degli stati, nel tenere a freno ogni idea e cultura che le fosse d'ostacolo o di contrasto, nel promuovere guerre – dalla "matanza" sudamericana alla guerra degli Albigesi (di cui riporta un episodio particolarmente significativo della mentalità pontificia del tempo).
La scrittura di Schmidt non è semplice, diretta ma non colloquiale, brillante e sopra le righe; l'uso particolarissimo della punteggiatura rende il testo quasi un monologo ...
Umberto Eco si è guadagnato un posto nella storia della letteratura italiana con uno straordinario romanzo quale Il nome della rosa, clamoroso successo anche internazionale tradotto da Jean Jacques Annaud in un ottimo film con Sean Connery che peraltro abbiamo visto tutti. Romanzo che va anche, posto che a qualcuno interessi, nella mia personale top ten, e che fu seguito qualche anno dopo da un libro per certi versi in anticipo sui tempi.
Il pendolo di Foucault, molto prima di Dan Brown e compagnia, affrontava infatti temi diventati poi assai di moda, come i cavalieri templari, la ricerca del Graal, o più in generale le cospirazioni internazional-esoteriche dai Rosa-Croce in giù. Inutile dire però che Eco affronta il tema con classe di scrittore d’altra levatura e riesce al tempo stesso a mantenere rigore di studioso e giocosa levità di romanziere.
E Il pendolo è libro fatto di libri e sui libri, come e più del suo illustre predecessore. Se i protagonisti sono infatti dipendenti di una piccola casa editrice, ma anche gli scrittori “a proprie spese” da essa pubblicati, è inevitabile che il giallo, nella sua quest principale e nelle sue sottotrame, si dipani attraverso libri, scritti, volumi sacri e profani che occultano (o palesano) un Piano millenario per il dominio del mondo misterioso ed inquietante.
Il romanzo è complesso e stratificato, ricco di rimandi e citazioni letterarie più o meno nascoste, a sua volta divertito meccanismo di indovinelli e giochi d’incastro che Eco sa bene combinare con una trama avvincente e personaggi vivi e tridimensionali, narrati da una penna che sa essere ironica e malinconica con la disinvoltura richiesta dai diversi registri del racconto.
E così fra il secondo secolo dopo Cristo e gli anni ’80, fra Parigi e le Langhe, si svolge questa ricerca ermetica, questo viaggio iniziatico sospeso fra i volumi ...
Tanti anni fa cercavo un libro da leggere sotto le feste, lo trovai e da allora rileggo quel romanzo ogni natale… ed è sempre come se lo fosse la prima volta.
Il trono del drago è il primo libro di una poderosa trilogia (gli altri due sono La pietra dell’addio e La torre dell’angelo verde) scritta da Tad Williams, uno scrittore forse poco noto in Italia ma dall’innegabile talento. In questo libro l’autore non solo miscela sapientemente gli ingredienti tipici del fantasy ma introduce idee originali.
La cosa che più colpisce di questo romanzo è la cura nell’ambientazione che è, come Tolkien comanda, dettagliatissima in ogni particolare. L’immaginario mondo dell’Osten Ard è incredibilmente vario e vivido: dalle nevi del Rimmersgard alle paludi del Wram ogni popolo è caratterizzato da una cultura, una storia ed una lingua propria.
Originale l’idea di introdurre una religione ad immagine del cristianesimo (con tanto di salvatore e segno dell’albero) che etichetta la magia del mondo antico come opera del demonio…
Su questo palcoscenico variopinto si svolgono le avventure dello sguattero Simon, personaggio che conosceremo sin nel profondo e di cui seguiremo le peregrinazioni e la crescita sia fisica che mentale. Attorno a lui ruotano personaggi non meno intriganti, ognuno con il suo carattere, la sua avventura e la sua evoluzione.
Lo stile dello scrittore è fluido ed immaginifico in ogni occasione: paesaggi incantati, inseguimenti mozzafiato, furiose battaglie, tutto è descritto con metafore e paragoni fortemente evocativi.
Anche se lo stile rimane sempre gradevole si può avere l’impressione che il libro si dilunghi un po’ troppo in scene o particolari ininfluenti ai fini della storia, in realtà proprio in quei passi sono celati importanti indizi sulla trama che, vi assicuro, è più complessa e misteriosa di quanto sembri.
Il trono del drago è un capolavoro che vi catturerà nel suo mondo pieno di ...
Per noi cattolici dalla nascita è difficile comprendere le travagliate crisi che accompagnano e portano ad una conversione al Cattolicesimo.
Eh sì che, restando tra scrittori, nello scorso secolo - a memoria - abbiamo esempi illustri, il più illustre dei quali è forse quello di G.K. Chesterton (1874-1936) nel '22. Un altro cattolico ben noto era J.R.R. Tolkien (1892-1973).
Ecco questo libro del 1948 di Thomas Merton (1915-1968), La montagna dalle sette balze, già brillante professore di Letteratura Inglese alla newyorkese Columbia University, raccontare in circa cinquecento pagine tutto il suo cammino non solo nel farsi cristiano ma nel decidere di farsi monaco trappista. Uno stile scarno, asciutto e duro non privo di un certo fascino. Tutto da leggere, ammirare e rispettare.
Certo non è semplice (o forse sì in alcune circostanze) neanche comprendere come si possa rinunciare al mondo, perché farsi monaco trappista questo significa; non è farsi prete o frate e agire per servire Dio e il prossimo.
Farsi monaco trappista vuol dire entrare nel mondo contemplativo del Silenzio, del Lavoro, della Preghiera; perché l'Ordine Cistercense della Stretta Osservanza fondato nel 1664 da Armand Jean Le Bouthillier De Rancé abate del monastero di Notre-Dame-de-la-Trappe - di qui il nome: trappisti - si basa principalmente sulla regola di San Benedetto.
Dopo questo, Thomas Merton scrisse altri libri sulla vita comtemplativa e monastica ma anche su altri argomenti. Scrisse anche poesie. Qualche titolo: Semi di contemplazione (1949), Le acque di Siloe ('49), Nessun uomo è un'isola (1955).
Verso la fine degli anni '60 si occupò anche del monachesimo e della mistica orientale, titoli come Mistici e maestri zen (1967) e Lo zen e gli uccelli rapaci (1968) sono inequivocabili. Nel '68 incontrò anche il Dalai Lama che ebbe parole di grande stima nei suoi confronti.
Proprio durante il suo soggiorno in oriente, a Bangkok trovò la morte ...