Tutti gli articoli su crisi

Giornata contro l’editoria a pagamento

Scritto da: il 31.05.10 — 1 Commento
Indetta da Writer's Dream e dal No EAP di Zero91, ecco la prima Giornata contro l'editoria a pagamento. E per celebrarla rilancio il manifesto che hanno elaborato: OBIETTIVO DELLA MANIFESTAZIONE: non è abbattere gli editori a pagamento, ma informare quante più persone possibili, perché la chiave del successo è una sola, e si chiama informazione. Editoria a pagamento: cos’è? È quella cosa per cui tu, aspirante scrittore a caccia di una casa editrice, devi sborsare soldi per vedere pubblicata la tua opera. In altri termini significa che tu, impiegato presso una qualsiasi azienda, devi pagare il tuo capo 1200€ al mese. Perché? Perché sì, naturalmente, perché il mercato è in crisi e non pretenderai che l’azienda si sobbarchi rischi simili? Già ti permettono di lavorare e di avere un posto quando la crisi finirà, quindi zitto e firma l’assegno. Questa è la prima giornata nazionale contro l’editoria a pagamento, caro scrittore, e siamo qui non tanto per protestare quanto per informare tutti gli autori che, come te, sono alla ricerca di un editore che pagare per pubblicare non è l’unico modo. E non è nemmeno la regola. Pubblicare non è un diritto. Non è un diritto inalienabile dell’uomo, si può vivere benissimo anche senza pubblicare un libro. Detto questo, pensa un attimo a una cosa. Prova a immaginare di avere solo la terza media e di volere, a tutti i costi, diventare architetto. Cosa fai? Vai in uno studio e pretendi di essere assunto? No. Non lo faresti mai, nemmeno ti passa per la testa: non hai le competenze per farlo e un tuo errore causerebbe la morte di molte persone. Allora perché intestardirsi sul voler pubblicare a tutti i costi? Diventeresti architetto corrompendo, pagando chi ti assume e sapendo che potresti ammazzare qualcuno? Pubblicare senza averne le competenze equivale a voler fare l’architetto con la licenza media. Se pagare ...

Settimo Anno, Lloyd e Rees

Scritto da: il 19.01.10 — Comments Off
Non c’è due senza tre. Ma, soprattutto, la stragrande maggioranza dei lettori di Chissà se stai dormendo e Chissà se sono svegli chiedeva a gran voce un seguito alle avventure dei loro beniamini Amy e Jack. Così Josie Lloyd ed Emlyn Rees non hanno esitato a riprendere in punta di penna i personaggi che hanno dato loro la possibilità di affermarsi come scrittori e ci hanno regalato la terza puntata della love story più simpatica d’Inghilterra. Peccato che il sottotitolo sia Chissà se stanno ancora insieme e si riferisca alla tipica crisi del Settimo Anno, di cui appunto stiamo per parlare. Eccoli, dunque, i nostri Amy e Jack: alla boa dei sette anni di matrimonio sono arrivati peggio di quanto le premesse ci avessero fatto credere. Hanno un magnifico bambino, Ben, ma per il resto la loro vita non ha percorso esattamente il binario dei sogni. Il talento di Jack come pittore non è bastato a farlo sfondare perciò lui sbarca il lunario lavorando per una ditta di fertilizzanti. Ad Amy non è andata meglio: la sua occupazione nel campo della moda è sfumata quando la sua ditta è stata venduta e adesso che ha un figlio è molto difficile tornare nel campo, perciò si limita a fare la mamma, benché la situazione le vada stretta. Quel che è peggio è che anche la vita a due ha subito dei danni da queste singole insoddisfazioni e della coppia spumeggiante che abbiamo imparato a conoscere ed amare nel primo libro non è rimasta che l’ombra. Se detta così vi sembra una catastrofe, non temete: il fatto che Amy e Jack siano piombati dalle stelle alla dura realtà non è affatto un demerito per gli autori che, anzi, ci offrono uno spaccato di vita meno glam, ma molto più simile al vero e quindi insaporiscono questo seguito ...

Piccoli crimini coniugali, Schmitt

Scritto da: il 24.09.09 — Comments Off
Leggendo questa pièce del 2003, si verrà a sapere che il titolo dato, Piccoli crimini coniugali, è quello di un romanzo poliziesco scritto dal protagonista Gilles il quale, per un incidente domestico, banale ma non per questo privo di conseguenze, ha perso la memoria a medio termine. Ricorda eventi e saperi di molto tempo fa, ma di essere un giallista, di avere una casa, una moglie, abitudini, manie proprio non rammenta. "L'amnesia è strana", afferma, "è come una risposta a una domanda che si ignora". Ma sotto il profilo drammatico, il suo non ritrovarsi – in casa, fra quelle che erano le sue cose, con la moglie Lisa – a cui inizialmente dà del lei benché se ne senta fisicamente attratto – pone in essere mille situazioni e ipotesi che agiscono nel tempo: "Cammino sul filo," afferma ancora Gilles, "mi mantengo nel presente, non ho paura del futuro, ma temo questo passato." Chi era veramente lui prima? E questa bella donna che "dice" di esser sua moglie, lo è veramente o è qualcuna che vuole plasmare il suo passato per dargli un presente (e futuro) a proprio piacimento? Che desidera tenergli nascosto qualcosa di orrendo del suo o del proprio passato? L'amnesia di Gilles (vera o presunta?), grazie a ben dosati colpi di scena determinati da repentini quanto inaspettati ribaltamenti di prospettiva, rende possibile formulare tutte le ipotesi della vita di coppia e dei sentimenti e delle più tacite, nascoste, abiette, tenere, inespresse intenzioni dei singoli componenti fino ad una conclusione che è poeticamente anche un nuovo inizio e un ennesimo ribaltamento di situazione se non, anche, di ruoli. E, come ho già accennato parlando di un altro dramma dello stesso autore qui in Piccoli crimini coniugali forse ancor di più che ne Il visitatore, è possibile vedere in azione l'aspetto pragmatico della lingua ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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