Tutti gli articoli su creative commons

Dimitri ci regala la Steamland

Scritto da: il 22.04.10 — 1 Commento
È molto difficile scrivere un articolo entusiasta senza venire accusati di infantilismo, di fangirlismo, o – peggio – di opportunismo (anche se nel mio caso non vedo proprio come potrebbe tornarmi utile). Vorrei perciò sottolineare che niente e nessuno, a parte l’ottima impressione iniziale, mi ha spinto a scrivere questo articolo: non mi pagano, non mi regalano nulla e non sono innamorata dell’autore. Vorrei parlarvi del nuovo lavoro di Francesco Dimitri, che sarà in tutte le librerie a metà Maggio grazie a Salani. Non posso descrivere il libro per ovvie ragioni (non ancora, almeno!). Ciò che voglio portare a vostra conoscenza è il sito internet che un paio di giorni fa ha visto la luce e che trovate a questo indirizzo. Oltre a poter leggere il primo capitolo (posso dirlo? EÈstupendo!), si può apprezzare l’anteprima della copertina ad opera del bravissimo Paolo Barbieri (già illustratore per i libri di Licia Troisi), ma soprattutto ritrovare i tre aspetti che già mi erano piaciuti tanto in PAN: La Carne, l’Incanto, il Sogno. Il primo ci offre delle piccole note sulla protagonista e sul mondo che – sembra – andrà ad esplorare, cioè la Steamland. Niente dettagli, solo l’essenziale. Il bello viene nelle altre due sezioni, chiamate coi nomi dei restanti aspetti: l’Incanto e il Sogno. L’Incanto riguarda la licenza sull’uso dell’ambientazione: una variazione del Creative Commons, grazie al quale sarà possibile a tutti creare storie, fumetti, giochi di ruolo etc. etc. con l’ambientazione della Steamland. Il sogno sarà la sezione in cui i contributi di tutti verranno pubblicati. Ecco dove il marketing incontra il lettore in un connubio felicissimo. In un mondo sempre più interattivo, Dimitri – col supporto della casa editrice – ha sviluppato secondo me la tecnica migliore sia per accattivarsi nuovi lettori (e giocatori, e illustratori, e creativi etc etc), sia per fidelizzare ...

Google Book e Creative Commons

Scritto da: il 17.11.09 — Comments Off
In merito alla questione Google Book mi sembra interessante riportare un articolo apparso sul blog di Creative Commons, che fa il punto della situazione. Io e Alessandra stamattina presto l'abbiamo tradotto, quindi perdonateci le sviste! Mike Linksvayeer su CC, November 16th, 2009 L'accordo Google Book è probabilmente la storia dell'anno riguardo al diritto d'autore — è complesso, controverso, coinvolge grandi attori e grandi soggetti — il futuro dei libri, forse il bene e il male — e tutto ciò si riassume in un grande dispendio di avvocati, esperti, e analisi accademiche. Per Creative Commons è anche un argomento difficile da commentare. Ambedue i “lati” sono chiaramente in gran parte corretti. Un ampio accesso alle copie digitali di molti dei libri pubblicati sarebbe un incredibile beneficio per la società — è praticamente un imperativo che, in qualche modo, avverrà. È anche il caso che qualsiasi accordo particolare per ottenere tale accesso deve essere giudicato in termini di come serve l'interesse pubblico, che include la privacy del consumatore, la libera concorrenza e l'accesso ai libri, tra le altre cose. Inoltre, Creative Commons considera sia Google sia molte delle parti che obiettano alla soluzione (la Fondazione Electronic Frontier è un esempio ovvio) grandi amici e sostenitori dei commons. Ci auguriamo che si raggiunga una conclusione socialmente utile. Comunque è importante ricordare perché arrivare a questo è così controverso. Il diritto d'autore non ha tenuto il passo con l'era digitale — al contrario, ha combattuto una battaglia di retroguardia contro l'era digitale, con conseguente crescita zero del dominio pubblico, un vasto numero di "opere orfane" inaccessibili e spesso in decadenza, e una diminuzione del. Se uno o tutti questi temi fossero stati affrontati, Google e qualsiasi altra parte avrebbero maggiore libertà di scansione e di mettere i libri a disposizione del pubblico— dare accesso ai libri digitali sarebbe ...

Due video sul copyright: The Disney Trap

Scritto da: il 06.09.09 — Comments Off
Una buona domenica con due video che non si vedono mai abbastanza, che forniscono i chiarimenti essenziali sul Copyright e sul prestito bibliotecario. Guardateli e condivideteli, è importante sapere cosa succederà ai nostri amati libri. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=MqySp7Nq5j0[/youtube] [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=e4E0sUU9Sm4[/youtube]

Il Papa e il diritto d’autore

Scritto da: il 10.07.09 — Comments Off
Piovono rane qualche giorno fa ha segnalato una frase a mio parere molto interessante: «Ci sono forme eccessive di protezione della conoscenza da parte dei paesi ricchi, mediante un utilizzo troppo rigido del diritto di proprietà intellettuale [...]». Enciclica "Caritas In Veritate", pagina 32. Non avete letto male: la frase è di Benedetto XVI, e, che siate cattolici o anticlericali, il fatto che una delle più influenti autorità – al mondo – si pronunci sull'argomento è fatto non solo notevole di per sé ma anche positivo. Vero è che più avanti si riferisce direttamente alla sfera della sanità e quindi posso immaginare che parlasse di brevetti farmaceutici, ma la frase iniziale ha una portata molto ampia. Accennare, sebbene in una riga, al problema del diritto d'autore è una conquista per chi, come me, vorrebbe vederlo tornare a quel che fu all'origine: un metodo per tutelare l'autore dallo sfruttamento quasi gratuito della sua opera. Che ne debbano godere poi i bisbisbisnipoti per il solo fatto di essere nati con un dato cognome, mi sembra tuttora assurdo, considerando che l'effetto è stato fare sparire rapidamente molti autori dal nostro retroterra culturale. Speriamo che sia un segnale di positivo cambiamento e serva ad aumentare l'attenzione, già crescente, su questi temi. «La corruzione e l’illegalità sono purtroppo presenti sia nel comportamento di soggetti economici e politici dei Paesi ricchi, vecchi e nuovi, sia negli stessi Paesi poveri. A non rispettare i diritti umani dei lavoratori sono a volte grandi imprese transnazionali e anche gruppi di produzione locale. Gli aiuti internazionali sono stati spesso distolti dalle loro finalità, per irresponsabilità che si annidano sia nella catena dei soggetti donatori sia in quella dei fruitori. Anche nell’ambito delle cause immateriali o culturali dello sviluppo e del sottosviluppo possiamo trovare la medesima articolazione di responsabilità».

Ubunchu, Seo

Scritto da: il 13.05.09 — 3 Commenti
Fra le molte segnalazioni ricevute, ce n'è una molto particolare, che rispetta e promuove lo spirito delle licenze Creative Commons. Si tratta di Ubunchu, un fumetto giapponese rilasciato con i "sorgenti", e che ha come tema centrale la vita di tre studentesse che amministrano un sistema con Ubuntu, la famosissima distribuzione di Linux. Il legame tra Linux e Creative Commons è di vecchia data, ma, per chi non lo conoscesse, ricordo che Ubuntu è un sistema operativo open source, liberamente utilizzabile (e modificabile, per gli utenti un po' più esperti) e distribuito gratuitamente. Nel pieno rispetto della licenza c'è anche chi l'ha tradotto gratuitamente in italiano, mantenendo il verso della lettura nipponico. Veniamo al fumetto vero e proprio; sono pochissime pagine queste che compongono il primo capitolo (di non si sa ancora quanti), la trama è ancora completamente nascosta, ma vengono presentati i tre personaggi attorno ai quali ruoterà la serie. Sono tre studenti alle prese con un computer nuovo. L'avvio non è dei più avvincenti, beh, ma sembra essere un manga divulgativo. Tutta questa prima puntata infatti ha l'aspetto di uno spot a favore di Ubuntu, enfatizzato e messo al centro di discussioni e pantomime; i tre ragazzi ne discutono i pregi e tentano di scoprirne i difetti, ognuno dal suo punto di vista (utente Windows, utente Mac e utente Linux). Purtroppo la parte apologetica è piuttosto invasiva, diventando in breve stucchevole: vero è che bisogna sempre pubblicizzare le iniziative lodevoli, ma bisogna mantenere una misura. Resta però un buon tratto, con effetti comici di deformazione che mi ricordano, almeno in parte, Excel Saga (niente a che fare con la suite di office, non temete!), un tentativo pregevole di diffondere la cultura open e le licenze CC e la chiarezza nell'illustrare le prerogative del sistema e i suoi vantaggi. Sicuramente è rivolto a un ...

Le segnalazioni di Liblog – dall’11/04 al 18/04

Scritto da: il 11.04.09 — 2 Commenti
Eventi vicini e lontani, per questa settimana... martedì 14 aprile - Milano Verrà presentato il prossimo martedì alla Fnac di Milano il libro Quando tutto diventò blu di Alessandro Baronciani, edito dalla casa editrice Black Velvet. Alle ore 18,00 sarà quindi presente l'autore. mercoledì 15 aprile – San Francisco Al PariSoMa di San Francisco si riunisce stasera il meglio del Creative Commons mondiale, al CC Salon, per discussioni e scambi di idee. Saranno spiegati tre progetti - Maneno, Global Lives, Global Oneness Project - e come l'introduzione del CC agevola lo scambio culturale e l'avanzamento. per informazioni e aggiornamenti il link è CC Salon SF. giovedì 16 aprile –  Firenze Selvaggia Velo, di River to river, presenterà giovedì alle 19 presso la Libreria Cafè Meykadeh Gente di Mumbai, di Munmun Ghosh; l'autrice indiana non potrà essere presente, ma non temete, verrà proiettata una video intervista e ci saranno anche altri materiali inediti (non vi diciamo di più, dovete andarci!). venerdì 17 aprile –  Modena Venerdì sera – un significativo venerdì 17 – sarà presentato il romanzo Il 18° vampiro, di Vergnani. Loredana Lipperini sarà la madrina dell'evento, che si terrà alle 19 al Caffè dell'Orologio e vedrà anche interventi di giornalisti, dell'editore e la presentazione di un racconto di Barbolini. dal 17 al 19 aprile - Pisa Si aprono il prossimo venerdì i lavori della manifestazione pisana intitolata Parco Libri e dedicata all'editoria e all'ambiente. Questa terza edizione, come le precedenti, si rivolge infatti a tutti quegli editori particolarmente sensibili ai temi ecologici e che ne contribuiscono la diffusione e la promozione, i quali inoltre contribuiscano a collaborare con gli enti e le aziende impegnate sul campo. Il programma di quest'anno sembra molto interessante, date un'occhiata. venerdì 17 aprile - Roma Alle ore 18,00 presso libreria Odradek verrà presentato il libro Nikolski (edizioni Voland). Saranno presenti l'auore Nikolas Dickner, il traduttore Francesco ...

Old World Epic? – Le oche sono uomini, Iadunps

Scritto da: il 18.02.09 — Comments Off
Da quando è stato pubblicato il saggio di Wu Ming sul New Italian Epic ho letto molte discussioni interessanti al riguardo. Una delle più intriganti l'ho scovata su un sito segnalatomi di recente, sotto forma di brevissimo saggio. Il titolo già fa intuire il tono delle argomentazioni, che, nonostante siano serissime, sono espresse in modo volutamente ironico. E mi ha conquistato da subito Le oche sono uomini, e-book minimo di Iadunps. In primis perché pubblicato in creative commons, quindi liberamente riproducibile a patto di inserire i riferimenti del caso, con la stessa licenza che io prediligo, by-nc-sa; era quasi una scelta obbligata, dato che il saggio originale è anch'esso disponibile online. Secondariamente perché il testo è molto sintetico ma comunque chiaro, affronta con brio un argomento "serioso" e ha il coraggio di esprimere una opinione di certo non diffusa. Il New Italian Epic, in poche parole, postula che la narrativa degli ultimi anni abbia delle caratteristiche comuni, che si tratti di Wu Ming, Carlotto, Camilleri o Lucarelli, che ci siano un sentire comune, rimandi, echi. Per essere esatti si parla di convergenza degli scrittori italiani in un'unica nebulosa che affronta tematiche "epiche" in senso non tradizionale. Le oche sono uomini sintetizza al massimo le trenta pagine di Wu Ming estrapolandone in tutto sette punti essenziali di cui uno imprescindibile, salvo poi smontarle con altrettanta capacità di sintesi; il concetto di fondo è che rendendo una tassonomia abbastanza ampia e ambigua sia possibile farvi rientrare qualunque cosa, che è poi il dilemma del ricercatore: limitare il campo. La parte più divertente è la confutazione con esempi, che raccoglie libri di categorie tanto diverse da non essere nemmeno comparabili tra loro e che, nonostante questo, sembrano rientrare nella definizione di NIE. Spero che il testo venga ampliato e che scenda un po' più nel dettaglio considerato ...

Progetto biblios.net

Scritto da: il 07.12.08 — Comments Off
Avere amici significa anche avere molte segnalazioni di eventi e luoghi, fisici o virtuali, di tuo interesse. Tra questi uno merita di essere qui condiviso, il catalogo Biblios.net. Questo infatti si propone di raccogliere in un enorme database gli scritti non più coperti dal diritto d'autore o quelli che, per loro natura o scelta dell'autore, sono liberamente fruibili. Quindi scritti i cui autori sono deceduti più di 70 anni fa e scritti rilasciati con licenze CC. Il principio base è lo stesso che regge Wikipedia, e un poco anche quello di aNobii stesso; da un lato infatti c'è una community che chatta, discute sui forum, si scambia messaggi, dall'altro la community usa l'open-source ‡biblios metadata editor per "sistemare" il sito. I testi sono liberamente fruibili, sia per gli iscritti sia per i non iscritti, tramite Z39.50, OAI, o semplicemente scaricandoli. Il progetto è ancora in fase beta, per cui potete anche aiutare concretamente la nascita di questo ambizioso database (si propone di essere il più grande al mondo) in alcuni modi, dando suggerimenti, iscrivendovi con un beta account su https://beta.biblios.net compilando il Beta Test Questionnaire o infine aggiungendo testi a http://archive.org, (mandando anche una email a 'info AT liblime DOT com'). Sul sito ufficiale troverete queste e altre informazioni utili su biblios, per partecipare o semplicemente usufruirne.

Creative commons

Scritto da: il 11.11.08 — 14 Commenti
A marzo di quest'anno mi trovai a parlare, con quello che sarebbe diventato il mio "capo" qui su Liblog, dell'evoluzione dell'editoria nel mondo, del copyright, del copyleft e delle licenze CC. Dopo una mia iniziale diffidenza, legata più che altro alla mia concezione tradizionalista dell'editoria, ho iniziato a studiare, e sono pervenuta a diverse idee che vorrei condividere con voi. Riguardo al copyleft ancora non mi sbilancio, sballottata tra chi lo intende come una forma di CC e chi come una rinunzia. Sulle licenze Creative Commons invece ho trovato abbondante materiale, molti pareri e molte accese discussioni. Una parte degli autori e degli editori, forse per ignoranza o forse per tendenze protezionistiche, combatte la diffusione delle CC. Ora che le ho studiate mi sembra un mistero: non ledono il diritto d'autore, non ledono la diffusione del libro, non ledono le vendite. Vediamo in dettaglio perché. Esistono più tipi di licenze, che riporto così come sul sito di CC Italia: Commons Deed (ovvero i riassunti delle licenze) e Legal Code delle licenze Versione 2.5 Attribuzione 2.5 [Commons Deed] [Legal Code] Attribuzione - Non opere derivate 2.5 [Commons Deed] [Legal Code] Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 2.5 [Commons Deed] [Legal Code] Attribuzione - Non commerciale 2.5 [Commons Deed] [Legal Code] Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 2.5 [Commons Deed] [Legal Code] Attribuzione - Condividi allo stesso modo 2.5 [Commons Deed] [Legal Code] Come potete notare i parametri variabili sono tre: Attribuzione - Commerciale/Non commerciale - Non opere derivate/Condividi allo stesso modo. Analizziamoli nel loro significato specifico. Attribuzione significa che viene riconosciuta una paternità all'opera. Questo, in Italia, è l'inalienabile diritto morale d'autore, che quindi è ampiamente tutelato. Non opere derivate significa che nessuno può trarne adattamenti, riduzioni, rielaborazioni o rifacimenti. Non commerciale significa che chiunque fruisca del materiale sotto la licenza non può trarne guadagno senza aver richiesto autorizzazione al ...

Diritto d’autore – Risponde Daniele Minotti

Scritto da: il 14.10.08 — 29 Commenti
Tra le domande frequenti degli scrittori, quelle sul diritto d'autore secondo me meritano un adeguato approfondimento. Per questo sono andata a scomodare Daniele Minotti, famoso blogger nonché giurista (anche in ordine inverso). C'è una effettiva necessità per un autore di registrare la propria opera all'OLAF o esistono altri modi per tutelare il proprio diritto d'autore, che abbiano una validità legale? La sezione OLAF della SIAE amministra i diritti relativi alle opere letterarie (incluse le loro traduzioni) ed alle opere delle arti visive e cura un servizio di deposito. Quest'ultimo, però, è una mera facoltà perché l'opera è comunque tutelata dal momento della sua creazione. Il deposito consente una maggiore tutela, ma SIAE non e' l'unico soggetto che svolge questo genere di attività. Dunque, il deposito e' consigliabile (serve a garantire soprattutto la paternità specie per le opere inedite) e non obbligatorio, ma e' effettuato anche presso soggetti diversi. Bollino sì o bollino no? Ovvero, esiste l'obbligo di contrassegno SIAE in Italia per quel che concerne i libri? Sì, dopo la sentenza della Corte di Giustizia UE del novembre scorso, possiamo dire con certezza che soltanto per i libri l'obbligo è vigente (non così per altri supporti come CD, DVD, ecc., anche se abbinati a libri o riviste). Ma si tratta di un obbligo molto "relativo", se così si può dire. L'obbligo è previsto dall'art. 123 l.d.a. e dall'art. 12 del regolamento di esecuzione. Serve, in buona sostanza, per garantire l'autore circa il numero di copie stampate (i bollini sono numerati). Ma può non essere apposto se non c'è il contratto di edizione e se il numero delle copie è ininfluente rispetto ai diritti patrimoniali dell'autore (es.: compenso a forfait). La bollinatura può essere sostituita dalla firma, sempre su ogni esemplare, dell'autore. Se è obbligatorio, perché gran parte dei libri che possiedo (di piccoli e grandi editori) non ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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