Tutti gli articoli su coscienza

Concorso Effequ Wants You!

Scritto da: il 23.01.10 — Comments Off
Un'opportunità di vedere pubblicati i vostri racconti? Ve la mette a disposizione Effequ, per una raccolta programmata per questo 2010. Il racconto dovrà essere inviato entro il 24 aprile e non dovrà superare le 15.000 battute, in più dovranno essere ispirati a fatti di cronaca che la stessa editrice indica. Trovate i dettagli sul sito e qui un piccolo stralcio: Metteremo insieme storie del nostro Paese, storie sognanti o cupe, salvifiche e realiste. Cerchiamo scritture che compiano il proprio dovere civile andando anche al di là del reportage puro e semplice, e che siano capaci – partendo dalla semplice registrazione di quanto in basso sia arrivato in Italia il livello di tolleranza civile – di un ritorno all’invenzione e alla beffa, al dramma e alla commedia.

Piccolo romanzo anticipatore , Metropolis, Von Harbou

Scritto da: il 08.01.10 — Comments Off
Il tema è noto, l'autrice – Thea Von Harbou (1988-1954) – probabilmente molto meno, il titolo assai di più, visto il film che da questo romanzo della moglie – pubblicato nel 1912 - trasse nel 1927 il marito, il noto regista austriaco Fritz Lang (1890-1976). Il tema noto di Metropolis è quello degli sfruttati e degli sfruttatori senza scrupoli il cui scopo e arricchirsi e di comandare in maniera assoluta creando in questo modo, un sistema solo apparentemente perfetto e immutabile, in realtà alienante e disperato, nel quale viene inserito in modo assai enfatizzato l’aspetto tecnologico, non tanto elettronico quanto meccanico: gli “dei” da adorare e che han creato, fanno funzionare e mantengono questo sistema e questa grande città – Metropolis, appunto – sono le Macchine alla cui guida e controllo vi è il temutissimo e potentissimo Joh Fredersen. I lavoratori – che ricordano un po’ i Morlocks della Wellsiana The Time Machine (1895) – abitano nella cosiddetta Città dei Morti, nel sottosuolo. Cosa può succedere in un simile sfondo e con simili premesse? Di tutto, verrebbe da pensare e dire. Ma non occorre riflettere molto per comprendere che, in fondo, gli eventi che possono accadere sono in sé limitati sia nel numero che nel genere. Può succedere che a) i lavoratori oppressi si ribellano e, dopo alterne vicende, riescono ad instaurare un diverso ordine sociale a loro più favorevole; b) i lavoratori oppressi si ribellano ma non riescono nel loro intento e, così, dopo varie prove fallimentari, tutto ritorna alla situazione iniziale; c) cosa improbabile (ma non impossibile), gli oppressori si rendono conto del loro operato sino ad ora a dir poco discutibile, si ravvedono e mutano consapevolmente l'ordine sociale tanto da renderlo qualitativamente più vivibile da parte dei lavoratori e moralmente più accettabile da parte loro. Si ...

Tragedia dell’Infanzia, Savinio

Scritto da: il 29.09.09 — Comments Off
In questo blog mi è già capitato di dire due parole su un certo Alberto Savinio alias De Chirico-ma-non-Giorgio (per chi non capisse, consiglio uno sguardo indietro). Ebbene si dà il caso che questo signore, che forse non per caso fu detto “insieme a Pirandello, il più grande del nostro Novecento” da un altro signore che si chiama Leonardo Sciascia, ne abbia scritti diversi di capolavori. Per restare sulla cresta dell'onda retrò-chic ho pensato di spendere un altro paio di parole su un altro capolavoro. Si chiama Tragedia dell'Infanzia e l'ha ristampato Adelphi qualche anno fa. Cominciamo col dire che è un romanzo e... no anzi, momento, in realtà è che sembra un romanzo. Più che altro è una specie di mosaico di frammenti, accumulati dal 1919 (l'amico Savinio aveva 28 anni, per capirci) agli anni '40 e poi magicamente andati tutti a finire al posto giusto, a disegnare una trama che sembra messa insieme in un istante solo e una serie di fantasmagorie da far rizzare i capelli al vostro psicanalista. Lo si scopre dalla bella nota finale di Tinterri, che disfa il puzzle come chirurgo e dà un'idea di come la ricerca dello spontaneo, del fanciullesco, dell'istintivo non sia per nulla un percorso da poco. Già, perché come spesso accade con il fratello del grande Giorgio (sempre De Chirico, s'intende), qui parliamo di memoria, di forma dell'informe e coscienza dell'incosciente, di – naturalmente – infanzia. Il bambino (anzi, sé stesso da bambino) è il personaggio-mondo da cui esplodono le migliori pagine di Savinio. E il bimbo di questo libro è speciale, aristocratico eppure molesto, un po' greco, un po' italiano, un po' tedesco come la sua tata,  piccolino eppure mosso da appetiti innominabili. I suoi amici, quelli che a lui sembrano amici ma che poi, magari per un nonnulla, diventano mostri spietati, ...

La freccia del tempo, Amis

Scritto da: il 13.10.08 — Comments Off
Pare che stia per uscire nelle sale un film, Lo Strano Caso di Benjamin Button, tratto da un racconto di Fitzgerald (del 1922, in Tales of the Jazz Age). Pare anche che il punto di partenza sia l'inversione del continuum temporale per il protagonista. E tutto questo mi ha fatto venire in mente un'altra narrazione, simile ma diversa. La freccia del tempo di Martin Amis, infatti, ha quasi lo stesso principio di base; quasi, perché in effetti Tod Friendly, il protagonista, non è l'unico a muoversi a passo di gambero nel mondo. Anzi, per essere esatti, il percorso a ritroso è quello della voce narrante. Non è dato sapere, però, al principio, a che cosa questo corrisponda: realtà, elucubrazioni, coscienza? Dopo qualche esitazione iniziale ci si lascia trascinare dal flusso della vita di Tod, distanti dalla sua voce interiore che pure ci racconta le vicende. Come nei film l'effetto rewind, il riavvolgersi del nastro, porta ad episodi grotteschi nella loro comicità. Soprattutto per l'estranea voce narrante che considera il rewind la normalità, la linea temporale logica. Non è ricordare o avere flashback, ma vivere in direzione opposta, invertendo la normale sequenza del tempo. Creando paradossi in cui i bambini arrivano sani dal dottore e ne escono malati, le auto vengono fuori dallo sfasciacarrozze ammaccate e tornando indietro ritornano sempre più nuove. Un mondo dove all'era dei telefoni cellulari segue quella dei pantaloni a zampa d'elefante. La storia si svolge, così, attraversando a ritroso l'intero novecento, dall'America all'Europa. Per quelli dotati di buona memoria il sottotitolo - La natura dell'offesa - era già programmatico, poiché si tratta di una frase di Primo Levi. In che modo venga descritta quest'offesa, e di che offesa si tratti, lascio scoprirlo a voi. La scrittura di Amis è a volte brutale nel suo essere diretta; niente perifrasi a mitigare o smussare ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple