Tutti gli articoli su coppia

Le interiorità nascoste: Il principio dell’amore, Brennan

Scritto da: il 08.07.10 — 2 Commenti
Pochi sono i fatti che accadono in questi sei racconti della bella e sfortunata Maeve Brennan (1917-1993), Il principio dell'amore. Sono essenzialmente costituiti da pensieri, lunghe rievocazioni di episodi anche minimi di un passato il più delle volte tutt'altro che recente. Inoltre, pur non costituendo formalmente dei capitoli di romanzo sono legati tra loro poiché narrano delle vicende dei medesimi personaggi. Basta un ricordo, una sensazione, un oggetto per dare il via a una lunga regressione – che, in qualche modo e a tratti, fa venir in mente Proust – a situazioni, personaggi, sentimenti che il o la protagonista avevano provato al tempo a cui il pensiero rimanda. E queste digressioni, questi rinvii possono durare anche pagine e pagine scritte in uno stile serrato con pochissimi “a capo”, il che può, in un primo momento spaventare, poiché, al solo vederle così fitte e quasi prive di interruzioni, ragionevolmente si pensa siano di una pesantezza insopportabile. Proseguendo la lettura, però, ci si accorge sorprendentemente che questo non è vero, si è anzi presi, con ammirazione, catturati dallo stile che è di una chiarezza cristallina. Come la sua freddezza. L'analisi, dettagliata e minimale, delle emozioni, dei sentimenti, della vita coniugale, non lascia adito ad alcun compiacimento o indulgenza da parte dell'autrice che, per amor o dovere di obiettività, scompare. Di fronte a siffatta analisi, non ci si mette molto a comprendere come gli ordinari e banali fatti esteriori, altro non siano che un rassicurante paravento, un pretesto per una quotidiana tranquillità, quasi noiosa, specchio opaco di un'oscura, tacita tumultuosa interiorità. Ecco allora delinearsi due esistenze (anche se qui sarebbe alquanto forzato parlare di “doppio”): una costituita dai convenzionali, consolidati eventi quotidiani, da abitudini e da consuetudini ormai radicate che scandiscono i giorni; e l'altra, quella costituita da quelle riflessioni, quelle emozioni, quelle sensazioni, quegli inconfessati ...

Settimo Anno, Lloyd e Rees

Scritto da: il 19.01.10 — Comments Off
Non c’è due senza tre. Ma, soprattutto, la stragrande maggioranza dei lettori di Chissà se stai dormendo e Chissà se sono svegli chiedeva a gran voce un seguito alle avventure dei loro beniamini Amy e Jack. Così Josie Lloyd ed Emlyn Rees non hanno esitato a riprendere in punta di penna i personaggi che hanno dato loro la possibilità di affermarsi come scrittori e ci hanno regalato la terza puntata della love story più simpatica d’Inghilterra. Peccato che il sottotitolo sia Chissà se stanno ancora insieme e si riferisca alla tipica crisi del Settimo Anno, di cui appunto stiamo per parlare. Eccoli, dunque, i nostri Amy e Jack: alla boa dei sette anni di matrimonio sono arrivati peggio di quanto le premesse ci avessero fatto credere. Hanno un magnifico bambino, Ben, ma per il resto la loro vita non ha percorso esattamente il binario dei sogni. Il talento di Jack come pittore non è bastato a farlo sfondare perciò lui sbarca il lunario lavorando per una ditta di fertilizzanti. Ad Amy non è andata meglio: la sua occupazione nel campo della moda è sfumata quando la sua ditta è stata venduta e adesso che ha un figlio è molto difficile tornare nel campo, perciò si limita a fare la mamma, benché la situazione le vada stretta. Quel che è peggio è che anche la vita a due ha subito dei danni da queste singole insoddisfazioni e della coppia spumeggiante che abbiamo imparato a conoscere ed amare nel primo libro non è rimasta che l’ombra. Se detta così vi sembra una catastrofe, non temete: il fatto che Amy e Jack siano piombati dalle stelle alla dura realtà non è affatto un demerito per gli autori che, anzi, ci offrono uno spaccato di vita meno glam, ma molto più simile al vero e quindi insaporiscono questo seguito ...

Piccoli crimini coniugali, Schmitt

Scritto da: il 24.09.09 — Comments Off
Leggendo questa pièce del 2003, si verrà a sapere che il titolo dato, Piccoli crimini coniugali, è quello di un romanzo poliziesco scritto dal protagonista Gilles il quale, per un incidente domestico, banale ma non per questo privo di conseguenze, ha perso la memoria a medio termine. Ricorda eventi e saperi di molto tempo fa, ma di essere un giallista, di avere una casa, una moglie, abitudini, manie proprio non rammenta. "L'amnesia è strana", afferma, "è come una risposta a una domanda che si ignora". Ma sotto il profilo drammatico, il suo non ritrovarsi – in casa, fra quelle che erano le sue cose, con la moglie Lisa – a cui inizialmente dà del lei benché se ne senta fisicamente attratto – pone in essere mille situazioni e ipotesi che agiscono nel tempo: "Cammino sul filo," afferma ancora Gilles, "mi mantengo nel presente, non ho paura del futuro, ma temo questo passato." Chi era veramente lui prima? E questa bella donna che "dice" di esser sua moglie, lo è veramente o è qualcuna che vuole plasmare il suo passato per dargli un presente (e futuro) a proprio piacimento? Che desidera tenergli nascosto qualcosa di orrendo del suo o del proprio passato? L'amnesia di Gilles (vera o presunta?), grazie a ben dosati colpi di scena determinati da repentini quanto inaspettati ribaltamenti di prospettiva, rende possibile formulare tutte le ipotesi della vita di coppia e dei sentimenti e delle più tacite, nascoste, abiette, tenere, inespresse intenzioni dei singoli componenti fino ad una conclusione che è poeticamente anche un nuovo inizio e un ennesimo ribaltamento di situazione se non, anche, di ruoli. E, come ho già accennato parlando di un altro dramma dello stesso autore qui in Piccoli crimini coniugali forse ancor di più che ne Il visitatore, è possibile vedere in azione l'aspetto pragmatico della lingua ...

Per due o più giocatori – Crazy combinations, Arkas

Scritto da: il 23.02.09 — Comments Off
Due libri in uno, oggi, Per due o più giocatori e Crazy combinations di Arkas. Operazione possibile solo perché sono complementari per natura: non potevano che essere due i volumi dedicati alla vita di coppia degli animali. Ma lungi da qualsiasi analisi zoologica, è la sessualità - e non solo - a trovare espressione in questi fumetti ironici e smaliziati. Arkas è forse la migliore scoperta di Lavieri: un talentuoso fumettista greco di cui non si hanno grandi notizie ufficiali, prolifico e sempre irriverente; finora oltre ai due "Tira fuori l'animale che è in te" (sottotitolo di entrambi) ha pubblicato per lo stesso editore anche le avventure di Kastrato insieme anche a una serie di albi intitolati Montecristo, che prima o poi vorrei leggere. Sono vignette slegate tra loro, singole o, molto di rado, brevi sequenze che illustrano la vita di coppia in modo quasi sempre ludico, e di tanto in tanto con una satira più marcata. Non mancano i riferimenti alle sperimentazioni nei laboratori di ricerca, al rapporto genitori-figli, alle favole antiche, ma anche al problema dell'AIDS, di cui si sente sempre meno parlare. Gli animali sono i più vari: avvoltoi, elefanti, i proverbiali conigli, coccodrilli, galline e rospi, ognuno a rappresentare scherzosamente un aspetto della vita relazionale, tradimento incluso. Anzi, per essere onesti, il tradimento occupa una parte preponderante delle vignette, insieme alla sperimentazione "razziale": Arkas crea delle coppie poco convenzionali, e da questa stranezza hanno origine scambi di battute fulminanti. Impagabile la sequenza delle tre scimmiette, che Arkas termina esattamente come la immaginavo, così come la scena ormai famosissima "non spaventate lo struzzo". I due volumi (questo e questo) sono brevi e come sempre molto curati;  inoltre hanno un costo molto contenuto che li rende ideali da regalare a qualche amico o amica, a patto che non siano troppo timidi. Non ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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