Tutti gli articoli su copertina

Una spazzata libraria (9gag)

Scritto da: il 13.03.10 — Comments Off
I bibliomani sanno essere davvero fissati: Via 9gag

Speciale Più libri più liberi – puntata II

Scritto da: il 05.12.08 — Comments Off
La chiacchierata con l'editrice giovane, agguerrita e simpatica cui accennavo è con Marianna Martino, editrice sì, ma anche editor, correttore di bozze, ufficio stampa. Allo stand Zandegù oggi ho potuto conoscere lei ed il suo collaboratore Marco ed avere una panoramica sulla loro attività e sul loro spirito, soprattutto. A loro va la palma per lo stand più colorato ed allegro, tra quelli che ho visitato oggi, in cui una copertina in particolare mi ha colpita: era totalmente bianca, sia nella prima sia nella quarta, con il dorsetto scuro che riportava le indicazioni necessarie. Il libro in questione avrà una copertina "normale", scelta con un concorso, nella ristampa, ma per sicurezza ne ho fatta mettere da parte una copia per farmela firmare dall'autore lunedì, ovviamente con quella immaginaria. Questo anche perché Tasca di pietra, il libro in questione, è un fuori collana, ossia è un testo che, benché non perfettamente aderente alle collane presenti, ha meritato tanta stima da essere pubblicato ugualmente. Così, al posto di una delle coloratissime copertine "superpop", ecco invece l'assenza di copertina. Tornando all'editrice, Marianna ha appena 25 anni ed ha fondato la Zandegù a Torino nel 2006, iniziando con Hollywood party e proseguendo con altri 6 titoli in quell'anno, cinque nel 2007 e 4 fino ad ora quest'anno. La linea editoriale è di narrativa surreale, libri buffi, esagerati, divertenti ma con un certo spessore. Non c'è limite al tipo di pubblicazione: nel catalogo si trovano raccolte di racconti, romanzi e saggi (anch'essi surreali). Anche Marianna quando ha intrapreso la carriera nell'editoria s'è trovata circondata da chi la sconsigliava, data la difficoltà del mestiere unita alla congiuntura italiana ed alla presunta diminuzione dei lettori; lei, da ragazza realista sì, ma anche tenace e pronta, senza farsi illusioni ha saputo ritagliare il suo spazio nella piccola editoria, riuscendo ad ottenere, per ...

Tendenze cartacee

Scritto da: il 12.08.08 — 2 Commenti
Anche la produzione del libro si fa attraversare da correnti, tendenze per così dire, condivise. Molti editori, forse perché appartenenti a poderose strutture imprenditoriali, holding vere e proprie, modificano in sincrono le loro preferenze stilistiche riguardo il para-testo librario. Ho notato con piacere che le tendenze della filiera del libro si spostano verso l'accuratezza nei dettagli, visto forse il costo crescente del prodotto editoriale (costo medio ormai dai 10 ai 20 euro, che rappresentano nella nostra ex-moneta 20mila e 40mila lire, mica poco). Toccando ad occhi chiusi le copertine ormai si incontrano satinature perfette, elementi a rilievo con colori plastificati, ribattuti dall'interno per creare l'effetto di sopraelevazione. Mi ha molto colpita la copertina di un libro letto di recente, della casa editrice laNuovaFrontiera, che presentava dei fori: una lavorazione che prevede la fustellatura, operazione aggiuntiva e non inclusa nel lavoro ordinario. Mi ha colpita in positivo e non so perché: mi ha dato il senso di cura ed attenzione al particolare, mi ha ispirata. Al contrario un po' mi infastidisce aver perso il rigoroso bianco delle edizioni Einaudi Tascabili, quella sensazione di purezza e perfezione che mi sapeva trasmettere, quell'identificazione. Le immagini a tutto campo che hanno inserito mi ispirano solo confusione. Altra attenzione importante comincia ad essere quella per la carta. Io ho le mie preferenze, anche se non posso citare le marche. Ma noto che molti adesso utilizzano carta leggera e voluminosa che aumenta il dorso a parità di pagine, ed inizia finalmente a diffondersi, con mio sommo piacere, l'uso di carta riciclata. Ancora è un po' poco, preferirei che si diffondesse l'uso di carta ricavata da alghe, perfetta (ne ho un campionario e non si nota nessuna differenza) e che non ha mai leso nessun albero. Sinceramente sarei disposta ad aggiungere quell'euro in più di spesa che comporta.

Da cosa si riconosce un editore a pagamento (e i suoi libri)?

Scritto da: il 29.07.08 — Comments Off
Come mi insegnò immediatamente al mio arrivo in redazione il buon vecchio zio Lazarus, ci sono alcuni parametri infallibili per riconoscere un editore a pagamento. Alcuni sono immediati, altri meno, ma l'editore a pagamento si riconosce. Elemento principe è la fotografia in copertina, nuda e cruda (non elaborata né ritoccata). Perché? Perché un grafico, specie se dotato, costa, costa molto, mentre gli scorci paesaggistici sono gratis, abbondanti, sempre possibili. Fotografare una goccia d'acqua che cade, un paesino, una maschera di pietra non ha praticamente nessun costo. E non consuma nessun tempo. Vero è che alcune grandissime case editrici utilizzano fotografie: ma quelle sono fotografie di artisti noti, ritoccate, patinate, e pagate profumatamente. La veste grafica in quel caso è curata e pressoché perfetta, con uno studio dell'armonia di composizione quasi maniacale. Aprendo il libro spesso si nota l'assenza di controllo di orfani e vedove, le righe con due povere lettere lasciate sole a terminare il paragrafo, insomma una incuria generale. E leggendolo si nota l'assenza della mano di un sapiente editor. Perché quasi nessun buon libro pubblicato, per fortuna, è fedele copia dello scritto inviato dall'autore (ma di questo parleremo un'altra volta). Se poi si ha voglia di approfondire basta una breve ricerca su internet: sicuramente c'è un autore scontento che si lamenta di aver pagato troppo e ottenuto poco. Da ozoz al rifugio degli esordienti il web ha messo molte risorse a disposizione degli aspiranti scrittori. Un consiglio agli autori: diffidate di chi vi dice che siete dei geni, raramente lo pensa davvero. Fidatevi di chi vi dice che il testo è buono, ma bisogna lavorarci: sicuramente lo ha letto. E no, nemmeno l'editing si paga.

In memoria dell’Introduzione

Scritto da: il 06.07.08 — 7 Commenti
C'era una volta il libro. Con la copertina francamente bruttarella, un po' monotona, non troppo curata, una quarta appena accennata. Lo aprivi e dopo qualche "pagina di rispetto", dopo aver superato il titolo, ecco che iniziava non il romanzo ma l'introduzione. Quelle particolarmente ben fatte constavano almeno di tre parti: biografia dell'autore con relativo contesto storico, introduzione all'opera con analisi letteraria (non solo contingente, ma all'opera completa), bibliografia (dei testi utilizzati per l'analisi). Solo allora, dopo questa dozzina o più di pagine, iniziava il libro. Quando affrontavi la lettura, finalmente, se avevi avuto la pazienza di leggere tutte le premesse ti ritrovavi ad avere un'idea delle scelte stilistiche, della scrittura, del motivo che aveva spinto alla scelta di quell'argomento. Tutti accessori, è vero, nulla di essenziale ad assaporare la scrittura; accessori funzionali, però, alla comprensione. Ogni tanto, di recente, mi capita di "sbagliare" a scegliere un libro per me stessa. Sono lì, tutti ammiccanti, con le loro copertine che ormai sono oggetti d'arte, le ultime di copertina criptiche, i titoli evocativi. Ma poi deludono. Se ancora ci fossero quel tipo di introduzioni e quelle librerie in cui si andava per parlare col proprietario più che per comprare, forse non sbaglierei così spesso.
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