Tutti gli articoli su confronto

Rebecca la prima moglie, Du Maurier

Scritto da: il 01.09.10 — Comments Off
L'edizione in mio possesso di questo libro è davvero vecchia e ha semplicemente il titolo italiano che si usava nelle prime traduzioni: Rebecca in italiano era diventato “la prima moglie” e anche se nelle riedizioni successive o si è ripreso il titolo originale o, come ha scelto di fare ora il Saggiatore, i due titoli sono stati accostati, continuo a ritenere che la prima scelta fatta dalla Mondadori fosse quella più azzeccata, rendendo il titolo italiano migliore di quello originale. Chi narra infatti la storia al lettore? La seconda signora De Winter, il cui status è più importante del nome vero, che rimane appunto ignoto: si sa solo che è bello e particolare, ma nessuno lo usa, nemmeno il marito che ricorre a diversi vezzeggiativi. Qual'è il fantasma che aleggia su Menderley? Quello di un'altra signora de Winter, appunto la prima moglie. Ho detto fantasma? State tranquilli, non vi sto presentando un'altra ghost story. La presenza di Rebecca de Winter, deceduta in circostanze tragiche, aleggia sulla vita matrimoniale della seconda non come spettro vero e proprio ma come una pietra di paragone opprimente con cui fare i conti. Era bellissima, elegante, amata da tutti: lei aveva reso Menderley una residenza fastosa degna del suo nome. La seconda moglie non è niente di tutto questo e quando arriva nell'elegante residenza dei de Winter, neo sposa un po' ingenua e molto impacciata, tutto sembra gridare alla sua inadeguatezza. Una storia che si gioca su due personalità contrapposte dunque. Una morta e una viva. Quella morta che appare vincente, paradossalmente sembrando più reale di quella che ancora respira. Menderley è un dunque un soffocante tempio reso alla memoria di Rebecca, ma mantenuto in piedi da chi? Dalla signora Danvers, la governante che stravedeva per lei? O da Maxim de Winter, che sembra incapace di rassegnarsi e quindi di andare davvero ...

Books vs. E-books

Scritto da: il 23.08.10 — 11 Commenti
via Il giornalaio

Charles & the City – Perdersi a Londra, Dickens

Scritto da: il 17.02.09 — 2 Commenti
Emotivamente presi degli eventi narrati, coinvolti nella psicologia dei personaggi, solo raramente ci rendiamo conto del grande, ben conosciuto ma, al contempo, anonimo palcoscenico dove i fatti raccontati accadono: la città. Ogni scrittore celebra la propria. Chi non accosta Joyce a Dublino? Sono celebri Simenon e la Parigi di Maigret ma anche di Hugo, la Milano di Giorgio Scerbanenco (1911-1969); e si potrebbe continuare. In Perdersi a Londra vengono proposti due deliziosi scritti del grande Dickens (1812-1870). Il primo è un ricordo di un suo smarrirsi bambino di otto o nove anni nella City che, dopo un breve pianto, diventa – assieme al resto di Londra – scenario di meraviglie da conoscere, di incontri buffi anche se non sempre piacevoli, luogo in cui, senza perdersi d'animo, si può fare progetti di vita e di conoscenza. Dickens riesce a descrivere una Londra osservata e vissuta per qualche ora ancora con la sua l'innocenza infantile. Nel secondo scritto seguiamo le peregrinazioni di un Dickens che, sofferente d'insonnia, si mette nei panni del solitario vagabondo in cerca di compagnia in una Londra notturna, compagnia che, volutamente, non cerca nei luoghi del Vizio e della Sventura ma proprio nelle strade, rivisitando nell'oscurità, e anche sotto la pioggia, un tessuto urbano a lui e a molti ben noto nelle ore diurne, ma che in quelle della notte svela dimensioni impensate e suscita pensieri e riflessioni inusuali, specialmente dopo che anche l'ultimo ubriaco tiratardi se n'è andato. È  una Londra spettrale popolata di fantasmatici relitti (e/o derelitti) umani evocati dal pensiero o incontrati realmente, come il barbone impaurito o l'uomo del polpettone. Circa un secolo dopo “passeggiando per le strade di Londra” (del 1930, in: The Death of the Moth and Other Essays, 1942) Virginia Woolf (1882-1941) darà una descrizione delle vie, e dei ...

Firmino vs. La bibliotecaria – Savage contro Ciccarone

Scritto da: il 14.07.08 — 11 Commenti
Firmino vs. La bibliotecaria. Primo round. Se ne è discusso, se ne discute, ma ora che ho letto i due romanzi, e anche qualcosa in più, posso dire la mia con cognizione di causa. Intanto pongo a tutti una domanda, dopo essermela posta invano per giorni: perché attaccare Firmino e non, invece, Gli scarafaggi non hanno re? In quest'ultimo, infatti, gli scarafaggi si nutrono di libri, assumendone alcune caratteristiche; si accoppiano tra loro, com'è normale per la loro specie; vivono, non voluti, in una casa umana. Perché solo Firmino allora? C'è una risposta facile facile, ma suppongo non possa, non debba essere vera: Firmino è più famoso. Questo libro ha attraversato il mondo, vendendo - credo - qualche milione di copie. Firmino ha avuto un grande lancio pubblicitario. Firmino è discusso, criticato, amato e odiato. Firmino è stato pubblicato inizialmente nel 2006, come riporta il taccuino dei luoghi comuni "stampando inizialmente un numero minimo di copie con un editore no profit". La Bibliotecaria è stata stampata inizialmente nel 2000, presso un editore di cui gli autori emergenti di Ozoz riportano che è a pagamento. In ambedue i casi non ho controllo sulle fonti, quindi mi limito a riportarle senza giudicare. Fine primo round. Secondo round. I confronti proposti dai media: l'incipit, il rispetto per i libri e l'attrattiva sessuale. Non sono tre esempi casuali di libri densi di somiglianze, bensì gli unici tre punti di contatto. Veniamo al primo, ecco i due incipit: La bibliotecaria: Sono una tarma, e divoro libri. Non disdegno né quelli antichi né quelli moderni, tanto meno mi interessa ciò che dicono gli entomologi, tronfi nel credere di sapere tutto sulla vita degli insetti. "Le farfalline mangiano tessuti", o affermazioni del genere, sono solo favole scientifiche. Io mi nutro di cultura, e adoro tuffarmi tra le pagine:[...] Firmino: Avevo sempre immaginato che ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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