Tutti gli articoli su confessione

Il testamento di Salvatore Siciliano, Cobuzio

Scritto da: il 28.04.10 — 4 Commenti
L'opera prima di Salvatore Cobuzio, siciliano trapiantato a Roma, classe 1978, ci racconta qualcosa di nuovo. O meglio, rettifico: Facebook, il famoso social network, ha smesso di fare notizia per il suo sapore di novità già da un po' eppure sta acquisendo sempre maggiore forza come strumento di comunicazione, grazie alla sua capacità indiscussa di unire tutto il pianeta. La vera essenza di Internet come rete globale, direbbe qualcuno. È la nostra finestra sul mondo: noi sbirciamo attraverso i suoi molteplici oblò, certi di essere completamente liberi nelle scelte che facciamo su cosa vedere, cosa scegliere, come essere almeno nel nostro mondo virtuale. Ma è vera libertà? O c'è qualcuno che in modo invisibile tira i fili e guida i nostri gusti e le nostre preferenze, dandoci solo l'illusione di decidere tutto da soli? Questa è la domanda principale posta nel Testamento di Salvatore Siciliano dall'autore che, con un passato da esperto del web dal lato marketing, sa di cosa sta parlando e si vede. O meglio, si legge. I mille usi del web guidano il filo narrativo del romanzo, quasi che la storia sia la scusa per raccontare cos'è Internet oggigiorno e quale sia la sua vera portata economica; o forse è vero il viceversa, la storia scaturisce dalla Rete perché nel 2010 ciò non è solo possibile ma anche tremendamente attuale. Quale spiegazione prendere per buona? Per capire davvero chi nel libro è il deus ex machina dovrete arrivare il fondo alla confessione/testamento che il protagonista consegna al migliore amico Fabrizio, dopo un'eclatante sparizione attraverso il famoso Social Network. Salvo, geniale informatico, sceglie di accomiatarsi a modo suo dagli amici più cari e dalla sua donna, e lo fa attraverso lo strumento che gli ha dato tanto eppure gli ha tolto anche molto. Contrariamente a quello che faccio di solito, ho cercato ...

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, Stevenson

Scritto da: il 02.02.10 — 10 Commenti
Uno dei temi più affascinanti che riguardano la psiche umana è senza dubbio quello del Doppio, l’Altro che – secondo molti scrittori, psicologi e filosofi – si nasconderebbe in ognuno di noi. Nel 1886 Robert Luis Stevenson ci regala un testo di chiara matrice fantastica, che ha avuto il merito di fissare l’archetipo della doppia personalità e i cui personaggi sono entrati a far parte del nostro substrato culturale: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, che io ho letto nella versione tascabile edita dalla Newton Compton. La storia si svolge in un imprecisato anno del XIX secolo a Londra; l’avvocato Utterson si trova a fare da testimone ad una serie di fatti misteriosi che coinvolgono un certo signor Hyde (si noti che in inglese questo nome suona come il verbo to hide, cioè “nascondere”), il quale sembra essere ospite di un amico comune: il rispettabile dottor Henry Jekyll. Fin qui non vi sarebbe nulla di strano se Hyde non ispirasse disgusto e terrore in chiunque abbia modo anche solo di intravederlo. Per di più le sue azioni, fin dal principio prive di morale, sembrano scivolare verso il misfatto a velocità precipitosa. Utterson si insospettisce ancora di più quando diviene custode del testamento di Jekyll, il quale designa Hyde suo erede universale in caso di morte o sparizione prematura. Nessuno dei gentiluomini che circondano l’avvocato ed il dottore, né i domestici che vivono con Jekyll riescono a dare informazioni precise sull’identità del misterioso Hyde. Questi, dal canto suo, sembra riuscire a volatilizzarsi per giorni e giorni per poi riapparire quasi magicamente; Jekyll intanto sembra sempre più gracile, insicuro e terrorizzato. La vicenda si complica quando cominciano a verificarsi degli omicidi i cui indizi principali portano ad Hyde. Utterson non capisce perché Jekyll difenda un criminale e lo tenga addirittura nella ...

Parola di McCoy

Scritto da: il 19.11.08 — Comments Off
Quando i sentimenti di insicurezza si insediano in coloro che detengono il potere, questi ultimi divengono sempre più sospettosi e premono sulla polizia segreta per ottenere arresti e confessioni. In momenti simili, gli ufficiali di polizia sono inclini a permettere qualunque cosa che sia in grado di produrre una "confessione" rapida, e la violenza potrebbe diventare diffusa. Una questione di tortura, Alfred W. McCoy

Nella mia fine è il mio principio, Christie

Scritto da: il 12.07.08 — 4 Commenti
La Christie è nota soprattutto per aver creato alcuni degli investigatori rimasti nell'immaginario collettivo dei giallisti, lettori e scrittori. Poirot, Miss Marple, Tommy e Tuppence, Parker Pyne solo per fare qualche esempio. E per aver scritto alcuni dei gialli assurti a "classico" del genere. Quello che troppo spesso si dimentica è che le sue prove di maggior valore sono quelle in cui non si lascia vincolare dalla presenza di un detective seriale, creando ambientazioni e personaggi costruiti ad hoc per quella specifica narrazione, che nascono e muoiono, è il caso di dire, nel romanzo. Penso a Renisenb in C'era una volta o Vera Claythorne in Dieci piccoli indiani. Romanzi indimenticabili che fanno parte della storia del Giallo. Anche Nella mia fine è il mio principio non ha nessun personaggio seriale, né un investigatore vero e proprio a dire il vero. Ma non è un capolavoro come gli altri cui la Christie mi aveva abituata. Sarà che crescendo ho imparato a riconoscere determinati schemi, forse. Ma non credo. Nel giallo non è tanto la trama innovativa o l'omicida insospettabile, ma è la capacità di tenerti incollato alle pagine benché tu abbia già intuito qual è l'assassino, a fare la differenza. C'è sicuramente più gusto quando non lo intuisci, ma può essere bello anche solo scoprire il modo in cui il colpevole verrà rivelato. Tutto ciò mi è sembrato assente in questo romanzo, prolisso e lento nel principio e prevedibile nella fine. Anche l'analisi psicologica del protagonista è stranamente blanda, soffrendo presumo dell'uso della prima persona, che sfocia nel descrivere piuttosto che mostrare i tratti del personaggio. Molti lo trovano in ogni caso un libro eccezionale e su aNobii una delle recensioni più gettonate, scritta da Davide Malesi, riporta: "Una storia perfetta d'amore e di morte, narrata con squisito senso psicologico e attraverso una gestione impeccabile dei ...

La tenerezza della Fallaci – Lettera ad un bambino mai nato, Fallaci

Scritto da: il 17.06.08 — 2 Commenti
Da una scrittrice sanguigna e razionale come la Fallaci, tante volte estrema, è difficile aspettarsi una lettera toccante e piena d'umanità, il ritratto di una donna irrazionale e fragile. Eppure rispolverando vecchi scaffali salta fuori anche questo, tributo ad una donna che, odiata, amata, contrastata, ha scritto un pezzo della storia italiana. Lettera ad un bambino mai nato, coi suoi mille dubbi e domande irrisolte, con la capacità di scandagliare i timori e le ansie per una vita che si affaccia prepotente e indesiderata, mette a nudo un'anima diversa da quella grintosa cui siamo abituati. Un dialogo sofferto, schietto, fin troppo diretto con un bambino in arrivo che diventa simbolo, non solo di maternità ma di paura, di preoccupazione per le mutazioni irrimediabili, per ciò che è perduto senza poter tornare. Un dialogo e non un monologo, benché a parlare sia sempre una sola: ci si aspetta che quella pancia appena abbozzata debba rispondere, farsi sentire, protestare, magari. Quando infine lo fa, si resta annichiliti, tanto quanto la protagonista, straniti e un po' arresi. Ci si era immedesimati, credendoci, venendo delusi. Grande scrittura quella che ci trascina tanto dentro il libro da poter vivere le sensazioni dei personaggi. In un momento in cui il dibattito sull'aborto è più che mai aperto ritrovare questo libro significa poter riflettere sulla nascita in sé, sulla vita come dono e come responsabilità, sui diritti di madri e nascituri, compenetrandosi in un'ottica nuova, dalla parte del più debole. Che, secondo me, è l'unica davvero importante.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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